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mercoledì 7 novembre 2007

Rutilio Sanchez


Rutilio Sanchez incontra la comunità dell'Isolotto martedi 6 novembre 2007.


Parlando degli extracomunitari in Italia ed Europa: Quando Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto. Così da lui tradotto: Quando l'Occidente ricco non va incontro al mondo dei poveri, questo mondo viene all'Occidente. Così voi avete il problema degli estracomunitari.


Parlando di Gesù Cristo: Cristo non voleva morire sulla croce; non voleva il martirio. Gli viene imposto. Sbaglia Leonardo Boff quando dice, parlando in Brasile, che il cristiano è fatto per il martirio. Il cristiano non vuole il martirio, ma cerca la felicità come tutti gli altri uomini.


Parlando delle sconfitte di chi resiste: Quando noi nuotiamo contro corrente e rimaniamo allo stesso punto, noi non abbiamo perso; di fatto andiamo avanti. Non siamo sconfitti.


Parlando dello stretto di Panama: Dallo stretto passa il 40% delle merci che arrivano dall'estremo oriente a New York e costa orientale degli USA. L'america centrale è su questa strada e deve fare da selciato e hangar per l'arrivo di queste merci. Siamo il cortile del nemico.


La Caritas di Tilo  


Devi mettermi ordine nella Caritas, Sánchez.


Andavo tutte le settimane ad informare Monsignor Romero su come andavano le cose. Per meglio dire andavo a scontrarmi con lui.

Scontro soprattutto quando si trattava dell’occupazione della terra in qualche zona. E ce n’erano sempre. Da sempre il problema della terra fu il centro del conflitto salvadoregno. Io accantonavo denaro e cibo della Caritas e li mandavo alle comunità che erano nell’occupazione. E Monsignor Romero lo disapprovava.

Sánchez, rendimi conto.

E di cosa dovrei darle conto?

Dell’invio di queste donazioni della Caritas a quelli dell’occupazione di Chalatenango.

Vedo che è ben informato.

Però sai che non lo approvo, perché significa essere parziali. Appoggi una sola organizzazione, la FECCAS-UTC, e sai bene che è un gruppo illegale e che può procurarci problemi…

E’ vero, ma siccome ne hanno bisogno continuo a mandargliene. Finché avrò del cibo, non gliene mancherà.

Però a noi non avanza. Dovresti inviarne di più, per esempio, all’asilo Sara.

Già ne mando.

Mandane di più!

No, perché l’asilo possono aiutarlo tutte queste persone che danno elemosine per carità. Ma a quelli dell’occupazione, chi ne manderà? Se non ci pensiamo noi, li fregano. Lei come vescovo ha il dovere di appoggiarli.

Sánchez!!

Monsignore. questa gente non ha terre dove seminare, ha fame e io non gli sto mandando armi.

Sánchez, sei tutta passione e non ragione.

Però mi manca per dirle la ragione maggiore: dare a loro è più educativo anche per noi. Perché a questi poveri a cui diamo un bicchiere di latte e un sacchetto di farina, in fondo li stiamo diseducando. Ma a questi contadini organizzati, al contrario… la loro lotta ci educa. Compreso lei stesso!

Questo pensiero radicale, è quello che mi preoccupa di te, Sánchez.

Va bene, non si fidi di me. Verifichi lei stesso com’è questa gente, la scorza che ha. Venga, andiamo a visitare l’occupazione!

Non è una cattiva idea, ma…

Perché! Non abbia paura dei contadini, si risparmi la paura per le guardie.

Te m’incastri sempre.

Perciò andammo all’occupazione. E lì i contadini lo educarono con le loro discussioni, con le loro ragioni e con le loro passioni.

(Rutilio Sánchez)


Trovato qui

Rutilio Sanchez


Rutilio Sanchez incontra la comunità dell'Isolotto martedi 6 novembre 2007.


Parlando degli extracomunitari in Italia ed Europa: Quando Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto. Così da lui tradotto: Quando l'Occidente ricco non va incontro al mondo dei poveri, questo mondo viene all'Occidente. Così voi avete il problema degli estracomunitari.


Parlando di Gesù Cristo: Cristo non voleva morire sulla croce; non voleva il martirio. Gli viene imposto. Sbaglia Leonardo Boff quando dice, parlando in Brasile, che il cristiano è fatto per il martirio. Il cristiano non vuole il martirio, ma cerca la felicità come tutti gli altri uomini.


Parlando delle sconfitte di chi resiste: Quando noi nuotiamo contro corrente e rimaniamo allo stesso punto, noi non abbiamo perso; di fatto andiamo avanti. Non siamo sconfitti.


Parlando dello stretto di Panama: Dallo stretto passa il 40% delle merci che arrivano dall'estremo oriente a New York e costa orientale degli USA. L'america centrale è su questa strada e deve fare da selciato e hangar per l'arrivo di queste merci. Siamo il cortile del nemico.


La Caritas di Tilo  


Devi mettermi ordine nella Caritas, Sánchez.


Andavo tutte le settimane ad informare Monsignor Romero su come andavano le cose. Per meglio dire andavo a scontrarmi con lui.

Scontro soprattutto quando si trattava dell’occupazione della terra in qualche zona. E ce n’erano sempre. Da sempre il problema della terra fu il centro del conflitto salvadoregno. Io accantonavo denaro e cibo della Caritas e li mandavo alle comunità che erano nell’occupazione. E Monsignor Romero lo disapprovava.

Sánchez, rendimi conto.

E di cosa dovrei darle conto?

Dell’invio di queste donazioni della Caritas a quelli dell’occupazione di Chalatenango.

Vedo che è ben informato.

Però sai che non lo approvo, perché significa essere parziali. Appoggi una sola organizzazione, la FECCAS-UTC, e sai bene che è un gruppo illegale e che può procurarci problemi…

E’ vero, ma siccome ne hanno bisogno continuo a mandargliene. Finché avrò del cibo, non gliene mancherà.

Però a noi non avanza. Dovresti inviarne di più, per esempio, all’asilo Sara.

Già ne mando.

Mandane di più!

No, perché l’asilo possono aiutarlo tutte queste persone che danno elemosine per carità. Ma a quelli dell’occupazione, chi ne manderà? Se non ci pensiamo noi, li fregano. Lei come vescovo ha il dovere di appoggiarli.

Sánchez!!

Monsignore. questa gente non ha terre dove seminare, ha fame e io non gli sto mandando armi.

Sánchez, sei tutta passione e non ragione.

Però mi manca per dirle la ragione maggiore: dare a loro è più educativo anche per noi. Perché a questi poveri a cui diamo un bicchiere di latte e un sacchetto di farina, in fondo li stiamo diseducando. Ma a questi contadini organizzati, al contrario… la loro lotta ci educa. Compreso lei stesso!

Questo pensiero radicale, è quello che mi preoccupa di te, Sánchez.

Va bene, non si fidi di me. Verifichi lei stesso com’è questa gente, la scorza che ha. Venga, andiamo a visitare l’occupazione!

Non è una cattiva idea, ma…

Perché! Non abbia paura dei contadini, si risparmi la paura per le guardie.

Te m’incastri sempre.

Perciò andammo all’occupazione. E lì i contadini lo educarono con le loro discussioni, con le loro ragioni e con le loro passioni.

(Rutilio Sánchez)


Trovato qui

Padre Pio


David Bidussa

Il Padre Pio di Luzzatto dalle locomotive Zarlatti a piazza Alimonda

In “il Riformista”, 7 novembre 2007, p. 4

 

 

=================================

 

Frugare, studiare, interpretare. E’ ciò che compete allo storico ed è esattamente ciò che ha fatto Sergio Luzzatto nel suo libro su Padre Pio.

 Padre Pio. Miracoli e politica nell’Italia del Novecento (Einaudi, 420 p., € 24,00). Nel nuovo libro di Sergio Luzzatto si manifesta l’Italia profonda – quella delle campagne, delle comunità e dei villaggi lontane dagli snodi inquieti della modernità - e l’Italia emergente, quella caratterizzata dalle rapide trasformazioni, dove si incrociano i faccendieri e i furbi, i creduloni e i visionari.

La vicenda di Francesco Forgione, meglio noto come Padre Pio da Pietralcina è una vicenda complessa che riguarda almeno due cicli di vita: il primo è quello del lungo conflitto che lo oppone al Sant’Uffizio; il secondo è quello del trionfo definitivo della devozione, una fama di santità estesa urbi et orbi. Un trionfo che si consolida a partire dagli anni ’50 fino alla morte (23 settembre 1968) e che ha il suo trionfo nel maggio 1999 con la sua beatificazione.

Il passaggio tra i due cicli è accompagnato da una lunga galleria di personaggi che descrivono le molte anime del Paese. Emanuele Brunatto, per esempio. Prima laico, vicino ai socialisti, poi in odore di fascismo nei primi anni ’20, irriverente verso la Chiesa e poi improvvisamente devoto di Padre Pio. Organizzatore e faccendiere per la costruzione delle locomotive Zarlatti, un’impresa che avrebbe dovuto servire a incrementare oil culto e la devozione del frate cappuccino e poi riciclata in quella del business delle fotografie e delle immagini del frate, l’alter Christus, ma anche in rapporto con l’Ovra; organizzatore del mercato nero negli anni di Vichy; pellegrino da Mussolini nei mesi della Repubblica sociale, ma anche in rapporto con Angelo Roncalli nei mesi della sua nunziatura a Parigi nell’immediato dopoguerra.

Non è l’unico personaggio di questa strana vicenda: con lui se ne incrociano altri. Per esempio Giuseppe Caradonna, il ras del fascismo foggiano, un personaggio cui direttamente e indirettamente Padre Pio deve la sua protezione politica (un rapporto quello tra Padre Pio e fascismo che Luzzatto indaga con grande attenzione e che gli consente di mostrare luci e ombre), e che gli consente di parlare dell’Italia di San Giovanni Rotondo, un luogo dove la mistica e le rivelazioni religiose non sono solo di Padre Pio, visto che, a pochi chilometri di distanza, proprio nello stesso tempo prende corpo la visione messianica di Donato Manduzio e dei nuovi ebrei di San Nicandro.

Oppure, per aprire un diverso squarcio, la giornalista inglese Barbara Ward, che tra anni ’40 a e anni ’50 si attiva per la costruzione della Casa sollievo della Sofferenza, l’ospedale affiancato al convento che segna, come sottolinea Luzzatto, un’inversione di tendenza nell’ambito della medicina cattolica tra miracolo e scienza: il taumaturgo che investe nella scienza, nella pratica scientifica e non viceversa. Per finire con la inversione di atteggiamento della Chiesa romana nei confronti di Padre Pio. Osteggiato o comunque fortemente inviso nella prima metà del Novecento, recuperato e rilanciato da Pio XII, e dopo la breve parentesi giovannea, rilanciato da Paolo VI, per finire beatificato da Giovanni Paolo II, attratto da Padre Pio già ai tempo della sua tesi di dottorato dedicata al misticismo carmelitano e che a San Giovanni Rotondo si reca già nell’aprile 1948.

 Il Paese è, dunque, il vero attore e protagonista: sia di coloro che gli sono devoti, sia di coloro, soprattutto all’interno della Chiesa di Roma, che non gli sono amici e diffidano del culto popolare di cui è oggetto. Di coloro che manifestano il loro fervore come Riccardo Bacchelli o Giovanni Papini, o come Gino Bartali (ma anche il cattolicissimo Tazio Nuvolari non avrebbe mancato di visitarlo nel 1951); di coloro che lo guardano con sospetto come Agostino Gemelli, il fondatore dell’Università cattolica, o il commissario Vincenzo Trani, forse l’osservatore più acuto e minuzioso della costruzione della fabbrica del santo che intuisce già nei primi anni ’20 gran parte della storia che viene. O anche di coloro che avranno nei suoi confronti un giudizio alterno, come Don Giuseppe De Luca.

E’ l’Italia nella sua trasformazione: dalla sua condizione di paese contadino, fatto di miseria, di emigrazione, di latifondo e di caporalato fino all’Italia contemporanea, quella del boom economico che nella devozione a Padre Pio celebra la sua nuova identità: quella di paese moderno – che si misura con la dimensione del sacro tecnologico, o che non disdegna la tecnologia, - e quella di un Paese antico, apparentemente impermeabile al tempo. Un Paese che nelle sue molte facce e nel tempo lungo del Novecento ritrova per vie traverse sempre padre Pio, anche nella scena più incredibile di un’ Italia lontana, irriverente, ribelle, atea. E’ il biglietto con cui Marilena saluta Carlo Giuliani a un anno di distanza dalla sua morte e che lascia a Piazza Alimonda a Genova: “Carlo, anche se non ti ho mai conosciuto t.v.b. e Padre Pio veglierà su di te!!! By Marilena”.

david bidussa

 

Padre Pio


David Bidussa

Il Padre Pio di Luzzatto dalle locomotive Zarlatti a piazza Alimonda

In “il Riformista”, 7 novembre 2007, p. 4

 

 

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Frugare, studiare, interpretare. E’ ciò che compete allo storico ed è esattamente ciò che ha fatto Sergio Luzzatto nel suo libro su Padre Pio.

 Padre Pio. Miracoli e politica nell’Italia del Novecento (Einaudi, 420 p., € 24,00). Nel nuovo libro di Sergio Luzzatto si manifesta l’Italia profonda – quella delle campagne, delle comunità e dei villaggi lontane dagli snodi inquieti della modernità - e l’Italia emergente, quella caratterizzata dalle rapide trasformazioni, dove si incrociano i faccendieri e i furbi, i creduloni e i visionari.

La vicenda di Francesco Forgione, meglio noto come Padre Pio da Pietralcina è una vicenda complessa che riguarda almeno due cicli di vita: il primo è quello del lungo conflitto che lo oppone al Sant’Uffizio; il secondo è quello del trionfo definitivo della devozione, una fama di santità estesa urbi et orbi. Un trionfo che si consolida a partire dagli anni ’50 fino alla morte (23 settembre 1968) e che ha il suo trionfo nel maggio 1999 con la sua beatificazione.

Il passaggio tra i due cicli è accompagnato da una lunga galleria di personaggi che descrivono le molte anime del Paese. Emanuele Brunatto, per esempio. Prima laico, vicino ai socialisti, poi in odore di fascismo nei primi anni ’20, irriverente verso la Chiesa e poi improvvisamente devoto di Padre Pio. Organizzatore e faccendiere per la costruzione delle locomotive Zarlatti, un’impresa che avrebbe dovuto servire a incrementare oil culto e la devozione del frate cappuccino e poi riciclata in quella del business delle fotografie e delle immagini del frate, l’alter Christus, ma anche in rapporto con l’Ovra; organizzatore del mercato nero negli anni di Vichy; pellegrino da Mussolini nei mesi della Repubblica sociale, ma anche in rapporto con Angelo Roncalli nei mesi della sua nunziatura a Parigi nell’immediato dopoguerra.

Non è l’unico personaggio di questa strana vicenda: con lui se ne incrociano altri. Per esempio Giuseppe Caradonna, il ras del fascismo foggiano, un personaggio cui direttamente e indirettamente Padre Pio deve la sua protezione politica (un rapporto quello tra Padre Pio e fascismo che Luzzatto indaga con grande attenzione e che gli consente di mostrare luci e ombre), e che gli consente di parlare dell’Italia di San Giovanni Rotondo, un luogo dove la mistica e le rivelazioni religiose non sono solo di Padre Pio, visto che, a pochi chilometri di distanza, proprio nello stesso tempo prende corpo la visione messianica di Donato Manduzio e dei nuovi ebrei di San Nicandro.

Oppure, per aprire un diverso squarcio, la giornalista inglese Barbara Ward, che tra anni ’40 a e anni ’50 si attiva per la costruzione della Casa sollievo della Sofferenza, l’ospedale affiancato al convento che segna, come sottolinea Luzzatto, un’inversione di tendenza nell’ambito della medicina cattolica tra miracolo e scienza: il taumaturgo che investe nella scienza, nella pratica scientifica e non viceversa. Per finire con la inversione di atteggiamento della Chiesa romana nei confronti di Padre Pio. Osteggiato o comunque fortemente inviso nella prima metà del Novecento, recuperato e rilanciato da Pio XII, e dopo la breve parentesi giovannea, rilanciato da Paolo VI, per finire beatificato da Giovanni Paolo II, attratto da Padre Pio già ai tempo della sua tesi di dottorato dedicata al misticismo carmelitano e che a San Giovanni Rotondo si reca già nell’aprile 1948.

 Il Paese è, dunque, il vero attore e protagonista: sia di coloro che gli sono devoti, sia di coloro, soprattutto all’interno della Chiesa di Roma, che non gli sono amici e diffidano del culto popolare di cui è oggetto. Di coloro che manifestano il loro fervore come Riccardo Bacchelli o Giovanni Papini, o come Gino Bartali (ma anche il cattolicissimo Tazio Nuvolari non avrebbe mancato di visitarlo nel 1951); di coloro che lo guardano con sospetto come Agostino Gemelli, il fondatore dell’Università cattolica, o il commissario Vincenzo Trani, forse l’osservatore più acuto e minuzioso della costruzione della fabbrica del santo che intuisce già nei primi anni ’20 gran parte della storia che viene. O anche di coloro che avranno nei suoi confronti un giudizio alterno, come Don Giuseppe De Luca.

E’ l’Italia nella sua trasformazione: dalla sua condizione di paese contadino, fatto di miseria, di emigrazione, di latifondo e di caporalato fino all’Italia contemporanea, quella del boom economico che nella devozione a Padre Pio celebra la sua nuova identità: quella di paese moderno – che si misura con la dimensione del sacro tecnologico, o che non disdegna la tecnologia, - e quella di un Paese antico, apparentemente impermeabile al tempo. Un Paese che nelle sue molte facce e nel tempo lungo del Novecento ritrova per vie traverse sempre padre Pio, anche nella scena più incredibile di un’ Italia lontana, irriverente, ribelle, atea. E’ il biglietto con cui Marilena saluta Carlo Giuliani a un anno di distanza dalla sua morte e che lascia a Piazza Alimonda a Genova: “Carlo, anche se non ti ho mai conosciuto t.v.b. e Padre Pio veglierà su di te!!! By Marilena”.

david bidussa

 

lunedì 5 novembre 2007

America Latina

Martedì 6 novembre alle ore 17, alle baracche della Comunità dell'Isolotto, via degli Aceri 1 Firenze, ci sarà un incontro con padre Rutilio Sanchez, che ha cose interessanti e coinvolgenti da raccontarci sul Salvador, sul Centroamerica e su ciò che vive e resiste delle comunità di base.


Padre Rutilio, scampato miracolosamente a molti attentati, è uno dei sacerdoti della Chiesa popolare che ha subìto la feroce repressione della dittatura, era stretto collaboratore di monsignor Oscaro Romero, il vescovo di San Salvador ucciso nel 1980 mentre celebrava la messa. Aveva importanti incarichi ecclesiali anche di livello culturale. Dopo i massacri di preti, laici, campesinos e sindacalisti, si è integrato nel Fronte Popolare salvadoregno ed ha partecipato alla stipula degli accordi di pace. Attualmente vive in una posiziione di frontiera impegnato nel sociale a sostegno dei ciò che resta e resiste delle comunità di base sia nel Salvador che a livello continentale latino-americano.  


                     Comunità Isolotto

America Latina

Martedì 6 novembre alle ore 17, alle baracche della Comunità dell'Isolotto, via degli Aceri 1 Firenze, ci sarà un incontro con padre Rutilio Sanchez, che ha cose interessanti e coinvolgenti da raccontarci sul Salvador, sul Centroamerica e su ciò che vive e resiste delle comunità di base.


Padre Rutilio, scampato miracolosamente a molti attentati, è uno dei sacerdoti della Chiesa popolare che ha subìto la feroce repressione della dittatura, era stretto collaboratore di monsignor Oscaro Romero, il vescovo di San Salvador ucciso nel 1980 mentre celebrava la messa. Aveva importanti incarichi ecclesiali anche di livello culturale. Dopo i massacri di preti, laici, campesinos e sindacalisti, si è integrato nel Fronte Popolare salvadoregno ed ha partecipato alla stipula degli accordi di pace. Attualmente vive in una posiziione di frontiera impegnato nel sociale a sostegno dei ciò che resta e resiste delle comunità di base sia nel Salvador che a livello continentale latino-americano.  


                     Comunità Isolotto

mercoledì 31 ottobre 2007

Opportunità pastorale


By Sherif El Sebaie on Religioni










Qualcuno sottolinea malignamente che nella "ricorrenza non casuale della marcia su Roma e dell'avvento del fascismo" e cioè ieri, la Chiesa Cattolica ha beatificato - come preannunciato e nonostante le polemiche - tutti insieme 498 martiri franchisti, ponendoli sul percorso di una possibile santificazione. Con questa azione, la Chiesa ha rievocato in modo dirompente i ricordi di un conflitto che ancor oggi divide la Spagna. Molti di quelli dichiarati martiri erano infatti preti e suore uccisi da militanti di sinistra nell'escalation della guerra fra 1936 e 1939, poiché accusati di essersi schierati con Francisco Franco nel conflitto, scoppiato dopo un colpo di Stato del generale contro il governo di sinistra della Repubblica spagnola e la sua ascesa al potere come dittatore. "La gerarchia della Chiesa Cattolica sta perdendo un'occasione per riconoscere pubblicamente le sue responsabilità nel sostegno al golpe militare di Franco ed alla sua dittatura", ha detto l'Associazione per la Memoria Storica, che ricerca fosse comuni in cui si trovano vittime delle forze di Franco. La Chiesa, invece, insiste sul fatto che una cerimonia religiosa non va confusa con una dichiarazione politica.



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