Translate

lunedì 4 gennaio 2010

Lo Scaffale del Libero Pensiero

Lo Scaffale del Libero Pensiero


A Firenze è stata inaugurata la BiblioteCaNovaIsolotto, un centro di riferimento per tutti i cittadini del Quartiere 4. Fra gli oltre 100mila volumi hanno trovato posto anche quelli offerti dall'UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti), da Libera Uscita e dalla Fondazione Rossi-Salvemini, tutti raccolti sullo Scaffale del

Libero Pensiero.


L'intento è di contribuire al consolidamento di quella cultura laica sancita dalla nostra Costituzione per dare sempre più consistenza ad una reale politica di pari opportunità. Anni fa partì dagli ascoltatori di una radio di Firenze, Controradio, la campagna "Uno Straccio di laicità" per dichiarare pubblicamente la voglia di laicità e la contrarietà alle pesanti e quotidiane ingerenze confessionali nella vita politica italiana. Con il progetto de "Lo Scaffale del Libero Pensiero", da tempo accolto e realizzato solo grazie alla cooperazione e al sostegno del Presidente dal Q4 e del personale della biblioteca, si è voluto rilanciare questa stessa richiesta nata dai cittadini con il proposito di:


. offrire schede bibliografiche e recensioni in formato elettronico di centinaia di testi - al momento oltre 700 - inerenti il Libero Pensiero;

. mettere a disposizione libri ed altra documentazione;

. promuovere letture, incontri, conferenze e dibattiti aperti a tutta la cittadinanza;

. offrire uno sportello di consultazione aperto ai cittadini sui temi della laicità;

. costituire un fondo per la base documentativa, informativa e formativa indispensabile ad approfondire i temi inerenti il Libero Pensiero.

Lo Scaffale non ha l'intento di entrare in competizione con le realtà associative che già si battono per le pari opportunità, ma si propone come un punto di riferimento da condividere oltre ad essere a disposizione dei

singoli cittadini che, pur individualmente, hanno a cuore lo stesso obiettivo.


E' quindi aperto a tutti per dare vita a progetti, elaborati, discussioni, confronti che potranno poi trovare ufficializzazione all'interno della Consulta Laica del Comune di Firenze.


Baldo Conti, coordinatore del circolo UAAR di Firenze, ringraziando Meri Negrelli di Libera Uscita e Valerio Giannellini della Fondazione Rossi-Salvemini per aver accolto per primi la proposta ed aver collaborato

al progetto, invita le realtà laiche del territorio per dare presto avvio ad un'attività congiunta e aperta alla cittadinanza.


CONTATTARE MARCO ACCORTI  SAMA@TOSNET.IT

Lo Scaffale del Libero Pensiero

Lo Scaffale del Libero Pensiero


A Firenze è stata inaugurata la BiblioteCaNovaIsolotto, un centro di riferimento per tutti i cittadini del Quartiere 4. Fra gli oltre 100mila volumi hanno trovato posto anche quelli offerti dall'UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti), da Libera Uscita e dalla Fondazione Rossi-Salvemini, tutti raccolti sullo Scaffale del

Libero Pensiero.


L'intento è di contribuire al consolidamento di quella cultura laica sancita dalla nostra Costituzione per dare sempre più consistenza ad una reale politica di pari opportunità. Anni fa partì dagli ascoltatori di una radio di Firenze, Controradio, la campagna "Uno Straccio di laicità" per dichiarare pubblicamente la voglia di laicità e la contrarietà alle pesanti e quotidiane ingerenze confessionali nella vita politica italiana. Con il progetto de "Lo Scaffale del Libero Pensiero", da tempo accolto e realizzato solo grazie alla cooperazione e al sostegno del Presidente dal Q4 e del personale della biblioteca, si è voluto rilanciare questa stessa richiesta nata dai cittadini con il proposito di:


. offrire schede bibliografiche e recensioni in formato elettronico di centinaia di testi - al momento oltre 700 - inerenti il Libero Pensiero;

. mettere a disposizione libri ed altra documentazione;

. promuovere letture, incontri, conferenze e dibattiti aperti a tutta la cittadinanza;

. offrire uno sportello di consultazione aperto ai cittadini sui temi della laicità;

. costituire un fondo per la base documentativa, informativa e formativa indispensabile ad approfondire i temi inerenti il Libero Pensiero.

Lo Scaffale non ha l'intento di entrare in competizione con le realtà associative che già si battono per le pari opportunità, ma si propone come un punto di riferimento da condividere oltre ad essere a disposizione dei

singoli cittadini che, pur individualmente, hanno a cuore lo stesso obiettivo.


E' quindi aperto a tutti per dare vita a progetti, elaborati, discussioni, confronti che potranno poi trovare ufficializzazione all'interno della Consulta Laica del Comune di Firenze.


Baldo Conti, coordinatore del circolo UAAR di Firenze, ringraziando Meri Negrelli di Libera Uscita e Valerio Giannellini della Fondazione Rossi-Salvemini per aver accolto per primi la proposta ed aver collaborato

al progetto, invita le realtà laiche del territorio per dare presto avvio ad un'attività congiunta e aperta alla cittadinanza.


CONTATTARE MARCO ACCORTI  SAMA@TOSNET.IT

martedì 29 dicembre 2009

È buio pesto: verso il disastro

28/12/2009 – È buio pesto: verso il disastro
 

Una giovane e brava attrice di una telenovela molto popolare, Beatriz Drumond, ogni volta che i suoi progetti falliscono, usa questa espressione: È buio pesto. Non mi viene in mente un’espressione migliore nell’assistere al melanconico fallimento della COP 15 sui cambiamenti climatici a Copenaghen: è buio pesto! Sì, l’umanità è entrata in una zona di tenebre e orrore. Ci stiamo incamminando verso il disastro. Anni di preparazione, dieci giorni di discussioni, la presenza dei principali leader politici del mondo non sono stati sufficienti per fendere le tenebre mediante un accordo condiviso di riduzione dei gas di effetto serra che impedisse di arrivare ai due gradi Celsius. Superato questo livello e avvicinandosi ai tre gradi, il clima non sarebbe più controllabile e saremmo in mano alla logica del caos distruttivo, con minacce alla biodiversità e con decimazione di milioni e milioni di persone.

 

Lula, il presidente del Brasile, nel suo intervento del 18 dicembre, giornata di chiusura, è stato l’unico a dire la verità: Ci è mancata l’intelligenza, perché i potenti hanno preferito contrattare vantaggi piuttosto che salvare la vita della Terra e gli essere umani.

 

Dal fallimento di Copenaghen possiamo trarre due lezioni: la prima è la consapevolezza collettiva che il riscaldamento è un fatto irreversibile, del quale siamo tutti responsabili, ma in primo luogo i paesi ricchi. E che ora siamo pure responsabili, ciascuno nella sua misura, del controllo stesso del riscaldamento affinché non sia catastrofico per la natura e per l’umanità. La coscienza dell’umanità non potrà essere più la stessa dopo Copenaghen. Se è emersa questa consapevolezza collettiva, perché non si è giunti a nessun accordo sulle misure da prendere per il controllo delle trasformazioni climatiche?

 

Ecco la seconda lezione che bisogna trarre dalla COP 15 di Copenaghen: “il cattivo”è il sistema del capitale con la sua relativa cultura consumistica. Finché manterremo un sistema capitalistico articolato in tutto il mondo, sarà impossibile un consenso che ponga al centro la vita, l’umanità e la Terra e adottare misure per la loro salvaguardia. Il suo interesse primario è il guadagno, l’accumulazione privata e il potenziamento della forza di competizione. E’ da molto tempo che ha snaturato l’economia: da tecnica e arte di produzione di beni necessari alla vita è diventata una brutale tecnica di produzione di ricchezza per se stessa, senza altre considerazioni. Addirittura questa ricchezza non è prodotta per essere usufruita, ma per produrre ulteriore ricchezza, in una logica ossessiva e sfrenata.

 

E’ per questo che ecologia e capitalismo si negano reciprocamente. Non esiste un accordo possibile. La cultura ecologica cerca l’equilibrio di tutti i fattori, la sinergia con la natura e lo spirito di cooperazione. Il capitalismo infrange questo equilibrio sovrapponendosi alla natura, stabilisce una competizione feroce tra tutti e mira a sfruttare al massimo la Terra, fino a non permetterle più di riprodurre le proprie risorse. Se il capitalismo assume il discorso ecologico è per guadagnarci sopra.

E ancora: il capitalismo è incompatibile con la vita. La vita chiede amorevole attenzione e cooperazione. Il capitalismo sacrifica vite,genera lavoratori che sono veri schiavi  pro tempore e sfrutta lavoro minorile in vari paesi.

 

I negoziatori e i leader politici a Copenaghen sono rimasti schiavi di questo sistema che mercanteggia, vuole avere guadagni, non esita nel mettere a rischio il futuro della vita. Ha una tendenza suicida. Che accordo potrà nascere tra il lupo e l’agnello, cioè, tra la natura che grida per ottenere rispetto e coloro che la devastano senza pietà?

 

E’ per questo motivo che chi conosce la logica del capitalismo non si sorprende dell’insuccesso della COP 15 di Copenaghen. L’unico che ha alzato la voce, solitaria, come un “pazzo” in un complesso di “saggi” è stato il presidente Evo Morales: “O superiamo il capitalismo o questo distruggerà la Madre Terra”.

 

Piaccia o no, questa è la pura verità. Copenaghen ha fatto cadere la maschera del capitalismo, incapace di trovare accordi perché non dà importanza alla vita e alla Terra, ma piuttosto al lucro e ai vantaggi materiali.

 

                                                                             Leonardo Boff  - Teologo

 

                                                                                                     (Testo tradotto da Giovanni P.)

È buio pesto: verso il disastro

28/12/2009 – È buio pesto: verso il disastro
 

Una giovane e brava attrice di una telenovela molto popolare, Beatriz Drumond, ogni volta che i suoi progetti falliscono, usa questa espressione: È buio pesto. Non mi viene in mente un’espressione migliore nell’assistere al melanconico fallimento della COP 15 sui cambiamenti climatici a Copenaghen: è buio pesto! Sì, l’umanità è entrata in una zona di tenebre e orrore. Ci stiamo incamminando verso il disastro. Anni di preparazione, dieci giorni di discussioni, la presenza dei principali leader politici del mondo non sono stati sufficienti per fendere le tenebre mediante un accordo condiviso di riduzione dei gas di effetto serra che impedisse di arrivare ai due gradi Celsius. Superato questo livello e avvicinandosi ai tre gradi, il clima non sarebbe più controllabile e saremmo in mano alla logica del caos distruttivo, con minacce alla biodiversità e con decimazione di milioni e milioni di persone.

 

Lula, il presidente del Brasile, nel suo intervento del 18 dicembre, giornata di chiusura, è stato l’unico a dire la verità: Ci è mancata l’intelligenza, perché i potenti hanno preferito contrattare vantaggi piuttosto che salvare la vita della Terra e gli essere umani.

 

Dal fallimento di Copenaghen possiamo trarre due lezioni: la prima è la consapevolezza collettiva che il riscaldamento è un fatto irreversibile, del quale siamo tutti responsabili, ma in primo luogo i paesi ricchi. E che ora siamo pure responsabili, ciascuno nella sua misura, del controllo stesso del riscaldamento affinché non sia catastrofico per la natura e per l’umanità. La coscienza dell’umanità non potrà essere più la stessa dopo Copenaghen. Se è emersa questa consapevolezza collettiva, perché non si è giunti a nessun accordo sulle misure da prendere per il controllo delle trasformazioni climatiche?

 

Ecco la seconda lezione che bisogna trarre dalla COP 15 di Copenaghen: “il cattivo”è il sistema del capitale con la sua relativa cultura consumistica. Finché manterremo un sistema capitalistico articolato in tutto il mondo, sarà impossibile un consenso che ponga al centro la vita, l’umanità e la Terra e adottare misure per la loro salvaguardia. Il suo interesse primario è il guadagno, l’accumulazione privata e il potenziamento della forza di competizione. E’ da molto tempo che ha snaturato l’economia: da tecnica e arte di produzione di beni necessari alla vita è diventata una brutale tecnica di produzione di ricchezza per se stessa, senza altre considerazioni. Addirittura questa ricchezza non è prodotta per essere usufruita, ma per produrre ulteriore ricchezza, in una logica ossessiva e sfrenata.

 

E’ per questo che ecologia e capitalismo si negano reciprocamente. Non esiste un accordo possibile. La cultura ecologica cerca l’equilibrio di tutti i fattori, la sinergia con la natura e lo spirito di cooperazione. Il capitalismo infrange questo equilibrio sovrapponendosi alla natura, stabilisce una competizione feroce tra tutti e mira a sfruttare al massimo la Terra, fino a non permetterle più di riprodurre le proprie risorse. Se il capitalismo assume il discorso ecologico è per guadagnarci sopra.

E ancora: il capitalismo è incompatibile con la vita. La vita chiede amorevole attenzione e cooperazione. Il capitalismo sacrifica vite,genera lavoratori che sono veri schiavi  pro tempore e sfrutta lavoro minorile in vari paesi.

 

I negoziatori e i leader politici a Copenaghen sono rimasti schiavi di questo sistema che mercanteggia, vuole avere guadagni, non esita nel mettere a rischio il futuro della vita. Ha una tendenza suicida. Che accordo potrà nascere tra il lupo e l’agnello, cioè, tra la natura che grida per ottenere rispetto e coloro che la devastano senza pietà?

 

E’ per questo motivo che chi conosce la logica del capitalismo non si sorprende dell’insuccesso della COP 15 di Copenaghen. L’unico che ha alzato la voce, solitaria, come un “pazzo” in un complesso di “saggi” è stato il presidente Evo Morales: “O superiamo il capitalismo o questo distruggerà la Madre Terra”.

 

Piaccia o no, questa è la pura verità. Copenaghen ha fatto cadere la maschera del capitalismo, incapace di trovare accordi perché non dà importanza alla vita e alla Terra, ma piuttosto al lucro e ai vantaggi materiali.

 

                                                                             Leonardo Boff  - Teologo

 

                                                                                                     (Testo tradotto da Giovanni P.)

sabato 26 dicembre 2009

Veglia di Natale

Veglia significa non dormire, non abbandonarsi al sonno della coscienza e della responsabilità, esserci, dentro ai problemi della vita, con tutta la consapevolezza possibile; significa attesa vigile nella notte, scrutando i segni di una possibile ripresa della luce e della speranza. In questo senso la veglia della Comunità dell’Isolotto di Firenze, che aveva per tema principale il lavoro, possiamo dire che è riuscita in pieno.

La sala delle storiche "baracche" di via degli Aceri non ha potuto contenere le tante persone desiderose di vivere il Natale in forma un po’ diversa dalla consueta ritualità considerata alienante. "Non ci appartiene il Natale – è stato detto nell’introduzione da Giampaolo Pazzi e da Enzo Mazzi – come incarnazione miracolosa di un Dio che a un certo momento della storia si fa uomo per salvare il mondo dell’al di là dalla maledizione del peccato. Celebriamo il Natale piuttosto come vangelo/annuncio di un Dio presente da sempre nello sforzo umano di liberazione, come motivo di speranza per quanti lottano in particolare per liberare il lavoro dalla oppressione, dallo sfruttamento, dalla denigrazione, dalla pena della precarietà e della negazione. C’è speranza qui in terra e non solo in cielo.

L’attore Saverio Tommasi con una beve performace tratta dal suo libro/testo teatrale "Cambio Lavoro", ha portato nella Veglia i problemi e sentimenti di lavoratori da lui intervistati.

Un gruppo di bambini ha raccontato l’esperienza educativa che hanno fatta sul tema del "dono" anche in relazione al Natale e hanno offerto in dono alla comunità il pane fatto da loro stessi.

Moreno Biagioni ha introdotto la testimonianza di un operaio della SEVES, fabbrica fiorentina di mattoni di vetro, che ha emozionato raccontando le condizioni di sofferenza e di preoccupazione e la lotta di 170 lavoratori, 110 dei quali in cassa integrazione, che rischiano il posto di lavoro.

Giuliano Pelfer, ricercatore precario, ci ha detto della situazione e della lotta di tanti precari che vedono annullata la loro professionalità e competenza da una politica suicida.

Beppe Banchi e Luigi Carpentiero, due medici di "Medicina democratica, che operano con competenza e senso di responsabilità nel campo della sicurezza/insicurezza del lavoro, hanno testimoniato la gravità della situazione anche in Toscana, le morti bianche e le invalidità permanenti, e offerto indicazioni per uscirne.

Paolo Mencarelli, insegnante nel carcere di Sollicciano, ha portato la voce e il sogno dei detenuti a cui viene per lo più negato il diritto al lavoro.

Mercedes Frias, orginaria di Santo Domingo, ex-parlamentare e amministratrice, partecipe di progetti di cooperazione ha dato testimonianza delle lotte delle donne, specialmente di quelle immigrate, per la dignità del loro lavoro tanto prezioso quanto disconosciuto e sfruttato.

Le testimonianze si sono chiuse con un motivo di speranza per tutti: dopo lunghi travagli, la paura della perdita del lavoro, le manifestazioni di piazza, si realizza la riconversione della Electrolux di Scandicci in una impresa proiettata nel futuro, Italia Solare Industrie, fabbrica di pannelli fotovoltaici, che riassume tutti i 370 lavoratori.

Tutto questo svolgersi della Veglia arricchito da canti del lavoro, letture, preghiere, memoria eucaristica, convivialità, per celebrare un Natale con tutta la poesia della vita che nasce, della lotta per la dignità del lavoro e come spiritualità e luce che viene dal basso, dalle mani che lavorano a contatto con la materia, dai piedi che camminano su una terra che vive, dai cuori che battono, dalla vita che nasce, invece che sempre e solo dall’alto.

 

La Comunità dell’Isolotto

Veglia di Natale

Veglia significa non dormire, non abbandonarsi al sonno della coscienza e della responsabilità, esserci, dentro ai problemi della vita, con tutta la consapevolezza possibile; significa attesa vigile nella notte, scrutando i segni di una possibile ripresa della luce e della speranza. In questo senso la veglia della Comunità dell’Isolotto di Firenze, che aveva per tema principale il lavoro, possiamo dire che è riuscita in pieno.

La sala delle storiche "baracche" di via degli Aceri non ha potuto contenere le tante persone desiderose di vivere il Natale in forma un po’ diversa dalla consueta ritualità considerata alienante. "Non ci appartiene il Natale – è stato detto nell’introduzione da Giampaolo Pazzi e da Enzo Mazzi – come incarnazione miracolosa di un Dio che a un certo momento della storia si fa uomo per salvare il mondo dell’al di là dalla maledizione del peccato. Celebriamo il Natale piuttosto come vangelo/annuncio di un Dio presente da sempre nello sforzo umano di liberazione, come motivo di speranza per quanti lottano in particolare per liberare il lavoro dalla oppressione, dallo sfruttamento, dalla denigrazione, dalla pena della precarietà e della negazione. C’è speranza qui in terra e non solo in cielo.

L’attore Saverio Tommasi con una beve performace tratta dal suo libro/testo teatrale "Cambio Lavoro", ha portato nella Veglia i problemi e sentimenti di lavoratori da lui intervistati.

Un gruppo di bambini ha raccontato l’esperienza educativa che hanno fatta sul tema del "dono" anche in relazione al Natale e hanno offerto in dono alla comunità il pane fatto da loro stessi.

Moreno Biagioni ha introdotto la testimonianza di un operaio della SEVES, fabbrica fiorentina di mattoni di vetro, che ha emozionato raccontando le condizioni di sofferenza e di preoccupazione e la lotta di 170 lavoratori, 110 dei quali in cassa integrazione, che rischiano il posto di lavoro.

Giuliano Pelfer, ricercatore precario, ci ha detto della situazione e della lotta di tanti precari che vedono annullata la loro professionalità e competenza da una politica suicida.

Beppe Banchi e Luigi Carpentiero, due medici di "Medicina democratica, che operano con competenza e senso di responsabilità nel campo della sicurezza/insicurezza del lavoro, hanno testimoniato la gravità della situazione anche in Toscana, le morti bianche e le invalidità permanenti, e offerto indicazioni per uscirne.

Paolo Mencarelli, insegnante nel carcere di Sollicciano, ha portato la voce e il sogno dei detenuti a cui viene per lo più negato il diritto al lavoro.

Mercedes Frias, orginaria di Santo Domingo, ex-parlamentare e amministratrice, partecipe di progetti di cooperazione ha dato testimonianza delle lotte delle donne, specialmente di quelle immigrate, per la dignità del loro lavoro tanto prezioso quanto disconosciuto e sfruttato.

Le testimonianze si sono chiuse con un motivo di speranza per tutti: dopo lunghi travagli, la paura della perdita del lavoro, le manifestazioni di piazza, si realizza la riconversione della Electrolux di Scandicci in una impresa proiettata nel futuro, Italia Solare Industrie, fabbrica di pannelli fotovoltaici, che riassume tutti i 370 lavoratori.

Tutto questo svolgersi della Veglia arricchito da canti del lavoro, letture, preghiere, memoria eucaristica, convivialità, per celebrare un Natale con tutta la poesia della vita che nasce, della lotta per la dignità del lavoro e come spiritualità e luce che viene dal basso, dalle mani che lavorano a contatto con la materia, dai piedi che camminano su una terra che vive, dai cuori che battono, dalla vita che nasce, invece che sempre e solo dall’alto.

 

La Comunità dell’Isolotto

Bianco Natale



A Franco Claretti,   sindaco leghista di Coccaglio (Brescia)  sull’iniziativa della WHITE CHRISTMAS


Ginevra il 22/12/2009


Caro Sindaco

Permettimi di darti del tu, perché sono cosi’ emozionato di sentirmi in perfetta sintonia con te e le tue idee che posso solo darti del tu, che non è mancanza di rispetto, ma un segno di una profonda ricerca di somigliare a te. Ho appena saputo della tua bellissima iniziativa, della White Christmas, il Bianco Natale, e cioè il Natale solo per i Bianchi. Allora mi sono detto, “tu sei un Genio”, “tu sei un Grande” come ce ne sono pochi in questo secolo.  Come ti è venuta questa illuminata idea che secondo me ti farà vincere un premio Nobel? Si ma quale premio Nobel? Non importa quale. Appena il mondo intero saprà che sei il baluardo per la difesa della nostra razza pura bianca, con un’ idea cosi’ originale, ti verrà dato certamente un premio. Come dice il tuo assessore alla Sicurezza Claudio Abiendi "per me il Natale non è la festa dell'accoglienza, ma della tradizione Cristiana, della nostra identità". Ma quanto ha ragione ! Aggiungo che è un dovere la difesa di tali tradizioni Cristiane, anzi, è un obbligo divino, come ce lo ricorda il 208° papa Niccolo V. (nato Tomaso Parentucelli) che con la sua bolla del 16 giugno 1452 detta “Dum Diversas” al re del Portogallo Alfonso V°  diede l’inizio alle deportazioni dalla Guinea di questi “clandestini”, allora chiamati Saraceni, che duro’ 400 anni. Ecco il breve testo intitolato “Divino amore communiti”, che accompagnava la bolla papale:




« Noi, rafforzati dall’amore divino, spinti dalla carità Cristiana, e costretti dagli obblighi nel nostro ufficio pastorale, desideriamo, come si conviene, incoraggiare ciò che è pertinente all’integrità e alla crescita della Fede, per la quale Cristo, nostro Dio, ha versato il suo sangue, e sostenere in questa santissima impresa il vigore delle anime di coloro che sono fedeli a noi e alla vostra Maestà Reale. Quindi, in forza dell’autorità apostolica, col contenuto di questa lettera, noi vi concediamo la piena e libera facoltà di catturare e soggiogare Saraceni e pagani, come pure altri non credenti e nemici di Cristo, chiunque essi siano e dovunque abitino; di prendere ogni tipo di beni, mobili o immobili, che si trovino in loro possesso (…); di invadere e conquistare domini, terre, luoghi, villaggi, campi, possedimenti  a qualunque re o principe essi appartengano e di ridurre in schiavitù i loro abitanti; di appropriarvi per sempre, per voi e i vostri successori, i re del Portogallo… »


Come facciamo a condividere il nostro santo bianco Natale con questi Saraceni che abbiamo spogliati di tutti i possedimenti mobili e immobili per quasi 6 secoli e che ci appartengo di diritto come schiavi, come ha autorizzato il nostro Santo Padre?


 Ma sindaco solo adesso mi viene un dubbio, anzi, più di uno e cioè:


 1- Come la mettiamo se questi Saraceni vengono a fare i preti nella nostra santissima terra bianca della Padania per mancanza di preti nostrani? Non credi che bisognerebbe obbligare ogni famiglia padana a dare un figlio alla chiesa per tutelare la nostra identità Cristiana e la nostra purezza razziale? Non si può’ scherzare con cose serie come celebrare i nostri battesimi, i matrimoni e perfino i funerali da Saraceni.


 2- Sei  sicuro che apparteniamo a questa famosa razza pura ariana   ? Com’ è che abbiamo partecipato con i Tedeschi ad uccidere 6 milioni di Ebrei per affermare questa supremazia Bianca di cui parli e alla fine i nostri compagni di avventura ci designano a giorni alterni in Germania come Arabi-Pizza-Pasta ?  Hai visto quello spot  della Media Markt nel 2008 che inonda impunemente le reti televisive tedesche dipingendo gli Italiani attraverso il protagonista: “Toni,  maschilista, imbroglione e seduttori volgare”? 


 3- E i nostri cugini francesi ? Ci hanno perfino dato un sopranome dispregiativo di “Rital”, riducendo tutto il nostro valore come nazione e come popolo a quella “R” moscia che per loro noi non riusciamo a pronunciare. E la nostra identità comune Cristiana con loro? E’ dal conflitto contro gli Asburgo nella guerra dei trenta anni, che tradirono l’unità cristiana alleandosi con i musulmani dell’impero Ottomano in una lotta pur sempre tra Cristiani (Cattolici contro Protestanti). 


 4- Il sociologo Tedesco Max Weber(1864-1920) dice che il sistema capitalista che conosciamo e che ci ha aiutato a produrre tanta ricchezza è di stampo Protestante che inneggia a meritare il paradiso qui su terra producendo al massimo e non di stampo Cattolico in cui il paradiso è la ricompensa dei fannulloni (basta che siano poveri), dove essere ricchi è considerato un peccato. E oggi si può infatti constatare che i paesi europei più ricchi sono i Nordici, guarda caso: Protestanti e i più poveri sono quelli del Sud d’Europa, e manco a dirlo, Cattolici. Nel continente americano, la parte del nord Protestante è la più ricca e la parte del Sud detta Latina Cattolica la più povera. Allora sindaco, quando parli del Bianco Natale e dell’identità Cristiana, di quale identità parli? Quella Protestante o quella Cattolica? Perché, a guardarci bene, non esiste un’ identità cristiana, caso mai c’è una identità di vedute dei Cattolici molto diversa dai Protestanti. Se la domenica sei in ritardo alla messa Cattolica abituale potresti fermarti al primo centro di culto dei Testimoni di Geova o dei Valdesi per fare la messa di quella domenica, dato che si parla pur sempre dello stesso Gesù?  Accetteresti, come fanno i Protestanti, di andare a messa con un prete donna?  O un prete sposato? Dov’è il punto in comune che ti fa parlare dell’identità cristiana? E il Bianco natale non è già in atto con il babbo natale Protestante che sta pian piano sostituendo anche in Italia il presepe Cattolico?


 5- Hai tu una spiegazione per il fatto che perfino i nostri connazionali che hanno successo all’estero sono i primi a nascondere la loro origine italiana cambiando spesso nome e cognome? Gli esempi non mancano: il famoso cantante Francese Yves Montand è nato il 13/10/1921 in Toscana con il nome di Ivo Livi.  Il comico Francese Coluche alla nascita il 28/10/1944, si chiamava Colucci come suo padre nato e cresciuto a Frosinone. L’allenatore dello Strasburgo Jean-Marc Furlan, per dimostrare oltr’alpe che nel suo sangue non c’è traccia d’Italia, ha un ritornello che usa appena abbia l’impressione che chi sta passando sia del nostro paese ed è: “Italiano di Merda”. Ma viene pur sempre da Cinto Caomaggiore in provincia di Venezia. E’ perfino cittadino onorario della città veneta, cioè un padano DOC. Ma è lo stesso che  commentando ad esempio la partita con il Lione del 22 Aprile 2008 accusa il nostro Fabio Grosso, terzino sinistro della nostra nazionale di calcio e giocatore del Lione, chiamandolo “Italiano di merda” durante la partita e aggiunge a fine partita :  "Non si può dire che l’italiano abbia rinnegato i suoi geni e la sua razza", la "Razza di macaronì".


 Quindi se con quelli del nostro stesso sangue italico, solo perché approdati all’estero, c’è questo razzismo casalingo o familiare, Sei sicuro sindaco che condividiamo lo stesso Bianco Natale con gli altri Bianchi Europei o Americani ?


 a- In Svizzera, nel Ticino gli Italiani sono chiamati “Minchiaweisch” (dall’Italiano Minchia e tedesco weisch cioè capisci?), altrove, ci chiamano Tschinggali, cioè Zingari o vagabondi.


 b- In Inghilterra, ci chiamano Shitalian dall’inglese shit, cioè escrementi.


 c- Il 27/2/1969, un mese dopo il suo insediamento alla Casa Bianca, durante  la sua prima visita da presidente in Italia, Richard Nixon dichiara: “Gli Italiani non sono solo diversi degli altri Europei, ma hanno anche un odore diverso (puzza). Alle proteste, manifestazioni  e scontri che ne seguirono, con polizia nella città universitaria, ci fu perfino un morto, lo studente Domenico Congedo.


 d- Perfino nel terzo mondo, nel Cattolicissimo Brasile, ci chiamano Carcamano cioè furbone, truffatore, viene del fatto che alcuni nostri connazionali laggiu’, fruttivendoli o pescivendoli, calcavano la mano sul piatto della bilancia barando sul peso.


 e- Negli USA, ci chiamano WOP, cioè clandestini. Dall’italiano Guappo, vuole dire Without paper, without passport. Ma il termine più usato per noi è:  MozzarellaNigger  vuole dire Negri-Mozzarella, perché in America, gli Italiani sono assimilati in modo dispregiativo agli Africani e Afroamericani. Con la mozzarella bianca significa Negri un po più chiari… Quando il nostro Presidente del Consiglio Berlusconi dice che il Presidente Obama e sua moglie sono abbronzati, non fa altro che dare ragione a quel luogo comune e razzista statunitense contro gli Italiani che ci vuole dei Bianchi, non veramente bianchi, ma un  po’ abbronzati. E da qui lo stupore dello stesso Obama che ha subito sulla sua pelle questa discriminazione che accomuna a diverso grado, certo, gli Africani e gli Italiani.


 E anche in virtù di tutto questo, sindaco, vale veramente la pena lanciarci in una nuova guerra sulla purezza razziale con gli altri Cristiani che ci considerano di colore? Alcuni esempi ci possono far capire meglio:


 - in Australia, dal 1891, anno di arrivo del primo migrante italiano nel  paese, fino al 1980, tutti gli immigrati italiani venivano schedati come Coloured o Semi-White  cioè di colore, o mezzi-bianchi perché non sufficientemente Bianchi.


 - Per il tuo Bianco Natale, potresti leggere il seguente testo ai tuoi invitati? 


 E’ dell’Ottobre 1912, dalla relazione dell'Ispettorato per l'immigrazione del Congresso degli Stati Uniti sugli immigrati italiani:  «Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Molti puzzano perché tengono lo stesso vestito per settimane. Si costruiscono baracche nelle periferie. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano in 2 e cercano una stanza con uso cucina. Dopo pochi giorni diventano 4, 6, 10. Parlano lingue incomprensibili, forse dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l'elemosina; spesso davanti alle chiese donne e uomini anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano sia perché poco attraenti e selvatici, sia perché è voce diffusa di stupri consumati quando le donne tornano dal lavoro. I governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, sopratutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, di attività criminali»


 Non voglio concludere questa lettera sul tuo Bianco Natale senza una parola per commemorare gli 11 nostri  connazionali  ingiustamente accusati dell’omicidio del capo della polizia del New Orleans e linciati a morte nel 1890, solo perché avevano una pelle un po’ più scura dei bianchissimi ariani immigranti dal Nord Europa. Un altro pensiero va altrettanto a due altri Italiani,  l’operaio  Ferdinando Nicola Sacco e il pescivendolo  Bartolomeo Vanzetti, erroneamente giustiziati sulla sedia elettrica il 23/6/1927 nel penitenziario di Charlestown vicino Boston negli USA per la morte di un contabile e di una guardia della fabbrica di calzature dove lavorava Sacco, malgrado la testimonianza di un Portoricano che scagionava entrambi, solo perché non erano sufficientemente Bianchi. Ci sono voluti 50 anni perché nel 1977 il governatore Michael Dukakis riconoscesse  che quella condanna fu su base puramente razzista e li riabilito’. Il tuo bianco Natale non è anche un insulto alla memoria di questi due nostri connazionali condannati e uccisi perché troppo abbronzati?




Allora sindaco voglio chiederti una cosa. Da tutto quello che ti ho appena enunciato credi che il tuo Bianco Natale abbia veramente un senso? Lo sai cosa si può provare al controllo di polizia in qualche aeroporto del mondo non appena tiri fuori il tuo passaporto Italiano? Ti rendi conto che sei perquisito e controllato 3 volte più di tutti quelli che ti hanno preceduto? Perché allora non costruire una nuova identità italiana, partendo da tutti quelli che amano l’Italia, per fronteggiare insieme e con orgoglio tutte queste frustrazioni che alcuni dei nostri connazionali vivono sempre peggio quando vanno o risiedono all’estero? E, credimi, se qualcuno è fuggito dalla miseria, dalla persecuzione o dalla guerra ed è approdato in Italia, il più delle volte questo paese diventa l’unico posto di vera pace che egli conosce. Queste persone hanno pertanto un amore per la nuova patria che non si può quantificare con il metro di quanto siano bravi a parlare la lingua di Dante.  E’ un sentimento più profondo che non si può descrivere. Pero’, d’altra parte, sentirsi appellati con dispregiativi del tipo “clandestini, extracomunitari, Bingo-Bongo”, crea in loro una frustrazione tale che il rigetto della nuova patria è ancora più forte del disgusto per il motivo che li ha originariamente spinti al “viaggio”. Ma forse questo non lo puoi capire se non hai ancora capito fino ad ora che su questa terra siamo un po’ tutti dei clandestini, scappando da qualche tenebra, alla semplice ricerca di un posto dove aspettare, nella quiete, la nostra ultima ora. Ed è singolare che alcune persone come te non abbiano ancora imparato dove ci ha portato più di 70 anni fa lo stigmatizzare la razza, l’etnia.




Se questo può rassicurarti sappi che in Africa, con la crescita economica degli ultimi 5 anni, per la prima volta si è invertito il flusso di quelli che lasciano i vari paesi Africani, le migrazioni avvengono ora per il 75% all’interno della stessa Africa. Ed è previsto che da qui a 5 anni, non ci saranno più gommoni dall’Africa per le coste italiane o spagnole.




Sei ancora in tempo allora, perché non inviti al pranzo di Natale, uno dei tuoi nuovi cittadini? E piuttosto che Bianco o Nero Natale perché non  lo chiami  Azzurro Natale?


 Buon Azzurro Natale


 Jean-Paul Pougala - pougala@email.it

Jean-Paul Pougala, cittadino Italiano di origine Camerunense, autore del Libro “In fuga dalle Tenebre” (G. Einaudi 2007), professore di sociologia all’Università della Diplomazia di Ginevra in Svizzera