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lunedì 25 maggio 2009

Home sweet home

La casa rappresenta un diritto sociale primario,

lo spazio fisico e simbolico che definisce l'identità umana e sancisce l'appartenenza ad una comunità. E' luogo vitale di sicurezza, stabilità ed intimità in cui evolvono le relazioni fondamentali e si sviluppano i progetti di vita, è contenitore di affetti, valori e memoria. In questo senso "abitare" è prerequisito di ogni altro diritto di cittadinanza è il fondamento sul quale edificare una politica di integrazione e coesione sociale.

E' necessario operare e premere perché siano realizzate forme incisive di integrazione tra politiche abitative, politiche sociali e politiche di riqualificazione urbana per la prevenzione della povertà e la riabilitazione/inclusione sociale, promuovendo reti relazionali di coesione, integrazione e di sicurezza delle comunità e una nuova cultura dell'abitare.

In questa linea d'impegno è promosso l'incontro descritto di seguito:


IL FUTURO DELLE CASE POPOLARI IN TOSCANA

ALLA LUCE DELLA NUOVA PROPOSTA DI LEGGE

DELLA REGIONE


Assemblea pubblica

giovedì 28 maggio alle ore 21,00

sala del Consiglio di Quartiere 4

Villa Vogel via Crocifisso delle Torri, Firenze


facciamo chiarezza,

apriamo un percorso partecipato e trasparente di confronto

con gli assegnatari delle case popolari

e con tutti coloro che hanno bisogno e diritto alla casa

ma non vengono soddisfatti a causa dell'inefficenza

e inefficacia di questo sistema


* mancanza di manutenzione degli immobili,

* gli alloggi popolari sono spesso concentrati in zone marginali

* la paura di perdere il diritto all'assegnazione,

* il timore che il canone possa aumentare,

* le difficoltà che spesso rendono difficile accedere alle graduatorie,

carenza di alloggi popolari cronica e gravissima


Cosa piace e cosa non piace della proposta di Legge regionale?

Quali sono i suggerimenti e i possibili cambiamenti?

Chiediamolo direttamente all'assessore regionale alla casa e all'edilizia sostenibile EUGENIO BARONTI che dietro nostro invito sarà presente all'assemblea.


Se vuoi, puoi anche inviare le tue domande o i tuoi suggerimenti entro il 25 maggio all'indirizzo mail: giordan.matteo@tiscali.it

Questo servirà a rendere più efficace e produttivo l'incontro.


                                        Il Centro Educativo Popolare dell' Isolotto

con la collaborazione del Quartiere 4 Comune di Firenze tel. 055 2767130

Home sweet home

La casa rappresenta un diritto sociale primario,

lo spazio fisico e simbolico che definisce l'identità umana e sancisce l'appartenenza ad una comunità. E' luogo vitale di sicurezza, stabilità ed intimità in cui evolvono le relazioni fondamentali e si sviluppano i progetti di vita, è contenitore di affetti, valori e memoria. In questo senso "abitare" è prerequisito di ogni altro diritto di cittadinanza è il fondamento sul quale edificare una politica di integrazione e coesione sociale.

E' necessario operare e premere perché siano realizzate forme incisive di integrazione tra politiche abitative, politiche sociali e politiche di riqualificazione urbana per la prevenzione della povertà e la riabilitazione/inclusione sociale, promuovendo reti relazionali di coesione, integrazione e di sicurezza delle comunità e una nuova cultura dell'abitare.

In questa linea d'impegno è promosso l'incontro descritto di seguito:


IL FUTURO DELLE CASE POPOLARI IN TOSCANA

ALLA LUCE DELLA NUOVA PROPOSTA DI LEGGE

DELLA REGIONE


Assemblea pubblica

giovedì 28 maggio alle ore 21,00

sala del Consiglio di Quartiere 4

Villa Vogel via Crocifisso delle Torri, Firenze


facciamo chiarezza,

apriamo un percorso partecipato e trasparente di confronto

con gli assegnatari delle case popolari

e con tutti coloro che hanno bisogno e diritto alla casa

ma non vengono soddisfatti a causa dell'inefficenza

e inefficacia di questo sistema


* mancanza di manutenzione degli immobili,

* gli alloggi popolari sono spesso concentrati in zone marginali

* la paura di perdere il diritto all'assegnazione,

* il timore che il canone possa aumentare,

* le difficoltà che spesso rendono difficile accedere alle graduatorie,

carenza di alloggi popolari cronica e gravissima


Cosa piace e cosa non piace della proposta di Legge regionale?

Quali sono i suggerimenti e i possibili cambiamenti?

Chiediamolo direttamente all'assessore regionale alla casa e all'edilizia sostenibile EUGENIO BARONTI che dietro nostro invito sarà presente all'assemblea.


Se vuoi, puoi anche inviare le tue domande o i tuoi suggerimenti entro il 25 maggio all'indirizzo mail: giordan.matteo@tiscali.it

Questo servirà a rendere più efficace e produttivo l'incontro.


                                        Il Centro Educativo Popolare dell' Isolotto

con la collaborazione del Quartiere 4 Comune di Firenze tel. 055 2767130

martedì 19 maggio 2009

Il Vaticano brucerà

 per autocombustione



IL CATTOLICESIMO REALE - PRESENTAZIONE


Walter Peruzzi, Il cattolicesimo reale attraverso i testi della Bibbia, dei papi, dei dottori della Chiesa, dei concili,  Roma, Odradek edizioni, 2008, pp. 524, € 32.00, f.to 16,5x24 collana: Saggi & Studi  ISBN: 978-88-86973-97-7


In questi ultimi tempi, forse come reazione alla crescente invadenza della Chiesa cattolica nelle vicende italiane, sono uscite sempre più frequentemente opere, spesso pregevoli, di critica del cattolicesimo.

Particolarità del presente volume è la scelta di far parlare i testi, di far scaturire la critica della dottrina cattolica, il suo contrasto co b valori e diritti umani fondamentali e la sua fallibilità dalla esposizione che ne fanno i papi stessi, i concili, i dottori della Chiesa, i manuali cattolici, più che dai commenti distaccati e concisi con cui li introduce o li illustra l’autore.

I passi della Bibbia, di bolle ed encicliche, di canoni dei concili, di brani dei dottori della Chiesa occupano la gran parte del testo, arricchito da un indice dei nomi e da un sommario che rendono molto agevole la ricerca dei passi citati, per argomento e per autore.


 


Dalla quarta di copertina

“L'infallibilità è il problema. Non soltanto per la Chiesa. Un'istituzione bimillenaria, carica di prescrizioni assolute e astoriche riguardanti la vita di ciascuna persona, confligge con la modernità e con l’evolversi delle relazioni umane. Specialmente da quando fece dell'infallibilità un dogma. Mossa audace, certamente. Ma alla fin fine autolesionista. Promosse infatti come "infallibili" non solo la Bibbia (dettata da dio in persona) e i concili ecumenici, ma tutti i papi. Ognuno, singolarmente inteso, qualsiasi cosa abbia detto. Papi che hanno legittimato la schiavitù e la guerra, la tortura e la pena di morte, l'antisemitismo e l'omofobia, la subordinazione delle donne, la repressione della sessualità, le diseguaglianze sociali e la religione di stato, passando per l’Inquisizione e la caccia alle streghe. Infallibilmente.

Ma queste “verità” tutte egualmente "infallibili" sono spesso palesemente in contrasto fra loro. Insostenibili. E tradiscono inoltre lo scarto insanabile, non tanto tra dottrina cattolica e comportamenti di chi la pratica, quanto fra quel che si intende per “valori morali” (giustizia, amore, rispetto della vita, eguaglianza), e la dottrina cattolica come realmente è.

Un lungo ragionamento, quello dell'autore, che si sviluppa facendo parlare i testi, facendo emergere la critica del cattolicesimo dall’esposizione che ne fanno i suoi stessi rappresentanti e componendo un esteso ipertesto in cui entrare dove si vuole per costruire un proprio breviario, un contrappunto non occasionale di un punto di vista laico e moderno, quanto mai utile per contrastare l’offensiva confessionale in atto.”

----------


WALTER PERUZZI (Verona 1937) docente, organizzatore politico-culturale, direttore di “Guerre&Pace”. È autore di numerosi articoli e saggi su varie riviste (“Adesso”, “Riforma della scuola” ecc.), alcune delle quali da lui fondate o dirette (“Bollettino del Centro d'Informazione”; “Lavoro Politico”; “Marx 101”) e di inchieste sociologiche fra cui l'Atlante delle migrazioni, 2000 e 2004; L'arcipelago delle migrazioni, 2006.


Per conoscere le pubblicazioni e le librerie Odradek visita il sito www.odradek.it

Osservazioni, critiche, commenti dei lettori o approfondimenti e risposte dell’autore si trovano nel blog: http://cattolicesimo-reale.blogspot.com/


Qui trovi anche  il sommario


Una scheda di Maria Turchetto


Luoghi comuni del cattolicesimo osannante



Il primo è la religione dell'uguaglianza, ossia l'idea diffusa secondo cui il cristianesimo avrebbe affermato, in seno a una società schiavista, l'uguaglianza di tutti gli uomini - addirittura "abolito la schiavitù", come pretendeva Leone XIII. Con buona pace del messaggio evangelico (o delle sue interpretazioni più radicali, per altro sistematicamente represse dalle gerarchie ecclesiastiche), "fin dai primi secoli la Chiesa si mostrò favorevole alla società civile esistente, che era divisa in padroni e schiavi, ricchi e e poveri e in cui le donne erano soggette agli uomini". Sul piano sociale, la Chiesa si è dunque sempre attenuta all'"accettazione delle disuguaglianze esistenti" - sostenendo la schiavitù (condannata esplicitamente solo alla fine del XIX secolo), praticando la servitù e condannando la lotta di classe. Sul piano politico, dopo una storia all'insegna dell'alleanza tra trono e altare, tutt'ora accetta i principi democratici obtorto collo, preferendo di gran lunga gli ordinamenti politici autoritari e mostrando un'aspirazione teocratica mai sopita - anzi fortemente rilanciata dai pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Sul piano dei rapporti di genere, infine, continua a ribadire l'inferiorità e la subordinazione della donna - con decisione, anche se oggi con toni più pacati rispetto all'insulto e alla demonizzazione dell'universo femminile che prevalgono fino all'età contemporanea, e mantenendo significativamente l'interdizione alle donne del sacerdozio. Ben poca uguaglianza, dunque, nel cattolicesimo reale.


Il secondo luogo comune, la religione della gioia, dà il titolo alla parte che si occupa della morale sessuale della Chiesa, millenaria "crociata contro il piacere". La morale sessuofoba, secondo l'autore, "è il cuore del cattolicesimo, il suo nocciolo più duro, la dottrina più irrinunciabile perché rappresentando l'essere umano come una creatura infinitamente miserabile e colpevole che può godere solo peccando, gli interdice [...] ogni possibilità di gioia in questa 'valle di lacrime' e lo spinge ad affidarsi alla promessa di una salvezza ultraterrena, garantita dalla Chiesa. Per questo la Chiesa è determinata a non modificare e anzi a brandire come un'arma una dottrina morale che le consente un'intromissione sistematica in privatissime scelte, attinenti la libertà di ognuno e il diritto di autodeterminazione delle donne in particolare; e che conferisce un enorme potere di controllo sulla vita, sulla morte, sui desideri e su corpi dei fedeli a una gerontocrazia celibataria che tale potere si guadagna con la pratica vantata e ostentata - anche se magari non vissuta - della castità".


La terza parte, la religione dell'amore e della vita, affronta alcuni capitoli particolarmente dolenti della storia della chiesa: le molte inquisizioni, da quelle medievali ai "tre secoli di bolle e stragi" in età moderna; l'antisemitismo, che conosce una svolta significativa solo con Giovanni XXIII e con il Concilio Vaticano II; l'omofobia ancora ampiamente in auge; il sostegno dato alle guerre - "sante", "giuste" o semplicemente di conquista - e alla pena di morte; infine, le attuali battaglie contro diritti ormai largamente acquisiti nel comune sentire - come quello delle donne all'autodeterminazione e all'interruzione della gravidanza, delle coppie alla procreazione artificiale, dei malati al rifiuto dell'accanimento terapeutico - condotte con atteggiamenti disumani in nome di una feroce pretesa a conservare o a estendere il massimo controllo sulla vita e sulla morte.


 Notizie correlate:


1 - Mercoledì 20 maggio 2009 alle 17:30

Sede di Azione Gay e Lesbica

Via Pisana, 32/r - Firenze

Presentazione del libro di Walter Peruzzi:

“Il Cattolicesimo reale”

“Un libro che farà arrabbiare i cattolici fedeli alla CEI e al pontefice, inquieterà quelli aperti al dubbio e

fornirà armi ai non cattolici” – ANGELO D’ORSI

“Uno degli studi più seri e completi della Chiesa fatti in Italia dopo Ernesto Rossi” – ROBERTO RENZETTI

“Una base di partenza per sviluppare nuovi studi critici” – ENRICO GALAVOTTI

“Monumentale antologia” – ENZO MAZZI

La Chiesa, il ruolo della donna, il patriarcato,

la Chiesa e gli orientamenti sessuali,

la Chiesa e la guerra,

la Chiesa e l’emancipazione dall’oppressione e dallo sfruttamento:

un’analisi dei documenti ecclesiastici ufficiali che si sono espressi, nel corso dei secoli,

su questi ed altri temi, manifestando una netta opposizione ai processi di liberazione

avviati nei diversi campi.

Intervengono:

l’autore

Francesca Cavarocchi, Azione Gay e Lesbica

Enzo Mazzi, Comunità dell’Isolotto

Dorotea Müller, Pastora valdese

Coordina: Salvatore Tassinari, del Comitato per la Difesa della Costituzione


2 -  LUNEDI' 25 maggio 2009

    

      Casa del POPOLO "ISOLOTTO" Via Maccari 104

 

alle 17:30 nel Gazebo


Presentazione degli ATTI del CONVEGNO


svoltosi a Firenze il 7/8 febbraio


"PER UN'ETICA PUBBLICA LAICA"

Il Vaticano brucerà

 per autocombustione



IL CATTOLICESIMO REALE - PRESENTAZIONE


Walter Peruzzi, Il cattolicesimo reale attraverso i testi della Bibbia, dei papi, dei dottori della Chiesa, dei concili,  Roma, Odradek edizioni, 2008, pp. 524, € 32.00, f.to 16,5x24 collana: Saggi & Studi  ISBN: 978-88-86973-97-7


In questi ultimi tempi, forse come reazione alla crescente invadenza della Chiesa cattolica nelle vicende italiane, sono uscite sempre più frequentemente opere, spesso pregevoli, di critica del cattolicesimo.

Particolarità del presente volume è la scelta di far parlare i testi, di far scaturire la critica della dottrina cattolica, il suo contrasto co b valori e diritti umani fondamentali e la sua fallibilità dalla esposizione che ne fanno i papi stessi, i concili, i dottori della Chiesa, i manuali cattolici, più che dai commenti distaccati e concisi con cui li introduce o li illustra l’autore.

I passi della Bibbia, di bolle ed encicliche, di canoni dei concili, di brani dei dottori della Chiesa occupano la gran parte del testo, arricchito da un indice dei nomi e da un sommario che rendono molto agevole la ricerca dei passi citati, per argomento e per autore.


 


Dalla quarta di copertina

“L'infallibilità è il problema. Non soltanto per la Chiesa. Un'istituzione bimillenaria, carica di prescrizioni assolute e astoriche riguardanti la vita di ciascuna persona, confligge con la modernità e con l’evolversi delle relazioni umane. Specialmente da quando fece dell'infallibilità un dogma. Mossa audace, certamente. Ma alla fin fine autolesionista. Promosse infatti come "infallibili" non solo la Bibbia (dettata da dio in persona) e i concili ecumenici, ma tutti i papi. Ognuno, singolarmente inteso, qualsiasi cosa abbia detto. Papi che hanno legittimato la schiavitù e la guerra, la tortura e la pena di morte, l'antisemitismo e l'omofobia, la subordinazione delle donne, la repressione della sessualità, le diseguaglianze sociali e la religione di stato, passando per l’Inquisizione e la caccia alle streghe. Infallibilmente.

Ma queste “verità” tutte egualmente "infallibili" sono spesso palesemente in contrasto fra loro. Insostenibili. E tradiscono inoltre lo scarto insanabile, non tanto tra dottrina cattolica e comportamenti di chi la pratica, quanto fra quel che si intende per “valori morali” (giustizia, amore, rispetto della vita, eguaglianza), e la dottrina cattolica come realmente è.

Un lungo ragionamento, quello dell'autore, che si sviluppa facendo parlare i testi, facendo emergere la critica del cattolicesimo dall’esposizione che ne fanno i suoi stessi rappresentanti e componendo un esteso ipertesto in cui entrare dove si vuole per costruire un proprio breviario, un contrappunto non occasionale di un punto di vista laico e moderno, quanto mai utile per contrastare l’offensiva confessionale in atto.”

----------


WALTER PERUZZI (Verona 1937) docente, organizzatore politico-culturale, direttore di “Guerre&Pace”. È autore di numerosi articoli e saggi su varie riviste (“Adesso”, “Riforma della scuola” ecc.), alcune delle quali da lui fondate o dirette (“Bollettino del Centro d'Informazione”; “Lavoro Politico”; “Marx 101”) e di inchieste sociologiche fra cui l'Atlante delle migrazioni, 2000 e 2004; L'arcipelago delle migrazioni, 2006.


Per conoscere le pubblicazioni e le librerie Odradek visita il sito www.odradek.it

Osservazioni, critiche, commenti dei lettori o approfondimenti e risposte dell’autore si trovano nel blog: http://cattolicesimo-reale.blogspot.com/


Qui trovi anche  il sommario


Una scheda di Maria Turchetto


Luoghi comuni del cattolicesimo osannante



Il primo è la religione dell'uguaglianza, ossia l'idea diffusa secondo cui il cristianesimo avrebbe affermato, in seno a una società schiavista, l'uguaglianza di tutti gli uomini - addirittura "abolito la schiavitù", come pretendeva Leone XIII. Con buona pace del messaggio evangelico (o delle sue interpretazioni più radicali, per altro sistematicamente represse dalle gerarchie ecclesiastiche), "fin dai primi secoli la Chiesa si mostrò favorevole alla società civile esistente, che era divisa in padroni e schiavi, ricchi e e poveri e in cui le donne erano soggette agli uomini". Sul piano sociale, la Chiesa si è dunque sempre attenuta all'"accettazione delle disuguaglianze esistenti" - sostenendo la schiavitù (condannata esplicitamente solo alla fine del XIX secolo), praticando la servitù e condannando la lotta di classe. Sul piano politico, dopo una storia all'insegna dell'alleanza tra trono e altare, tutt'ora accetta i principi democratici obtorto collo, preferendo di gran lunga gli ordinamenti politici autoritari e mostrando un'aspirazione teocratica mai sopita - anzi fortemente rilanciata dai pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Sul piano dei rapporti di genere, infine, continua a ribadire l'inferiorità e la subordinazione della donna - con decisione, anche se oggi con toni più pacati rispetto all'insulto e alla demonizzazione dell'universo femminile che prevalgono fino all'età contemporanea, e mantenendo significativamente l'interdizione alle donne del sacerdozio. Ben poca uguaglianza, dunque, nel cattolicesimo reale.


Il secondo luogo comune, la religione della gioia, dà il titolo alla parte che si occupa della morale sessuale della Chiesa, millenaria "crociata contro il piacere". La morale sessuofoba, secondo l'autore, "è il cuore del cattolicesimo, il suo nocciolo più duro, la dottrina più irrinunciabile perché rappresentando l'essere umano come una creatura infinitamente miserabile e colpevole che può godere solo peccando, gli interdice [...] ogni possibilità di gioia in questa 'valle di lacrime' e lo spinge ad affidarsi alla promessa di una salvezza ultraterrena, garantita dalla Chiesa. Per questo la Chiesa è determinata a non modificare e anzi a brandire come un'arma una dottrina morale che le consente un'intromissione sistematica in privatissime scelte, attinenti la libertà di ognuno e il diritto di autodeterminazione delle donne in particolare; e che conferisce un enorme potere di controllo sulla vita, sulla morte, sui desideri e su corpi dei fedeli a una gerontocrazia celibataria che tale potere si guadagna con la pratica vantata e ostentata - anche se magari non vissuta - della castità".


La terza parte, la religione dell'amore e della vita, affronta alcuni capitoli particolarmente dolenti della storia della chiesa: le molte inquisizioni, da quelle medievali ai "tre secoli di bolle e stragi" in età moderna; l'antisemitismo, che conosce una svolta significativa solo con Giovanni XXIII e con il Concilio Vaticano II; l'omofobia ancora ampiamente in auge; il sostegno dato alle guerre - "sante", "giuste" o semplicemente di conquista - e alla pena di morte; infine, le attuali battaglie contro diritti ormai largamente acquisiti nel comune sentire - come quello delle donne all'autodeterminazione e all'interruzione della gravidanza, delle coppie alla procreazione artificiale, dei malati al rifiuto dell'accanimento terapeutico - condotte con atteggiamenti disumani in nome di una feroce pretesa a conservare o a estendere il massimo controllo sulla vita e sulla morte.


 Notizie correlate:


1 - Mercoledì 20 maggio 2009 alle 17:30

Sede di Azione Gay e Lesbica

Via Pisana, 32/r - Firenze

Presentazione del libro di Walter Peruzzi:

“Il Cattolicesimo reale”

“Un libro che farà arrabbiare i cattolici fedeli alla CEI e al pontefice, inquieterà quelli aperti al dubbio e

fornirà armi ai non cattolici” – ANGELO D’ORSI

“Uno degli studi più seri e completi della Chiesa fatti in Italia dopo Ernesto Rossi” – ROBERTO RENZETTI

“Una base di partenza per sviluppare nuovi studi critici” – ENRICO GALAVOTTI

“Monumentale antologia” – ENZO MAZZI

La Chiesa, il ruolo della donna, il patriarcato,

la Chiesa e gli orientamenti sessuali,

la Chiesa e la guerra,

la Chiesa e l’emancipazione dall’oppressione e dallo sfruttamento:

un’analisi dei documenti ecclesiastici ufficiali che si sono espressi, nel corso dei secoli,

su questi ed altri temi, manifestando una netta opposizione ai processi di liberazione

avviati nei diversi campi.

Intervengono:

l’autore

Francesca Cavarocchi, Azione Gay e Lesbica

Enzo Mazzi, Comunità dell’Isolotto

Dorotea Müller, Pastora valdese

Coordina: Salvatore Tassinari, del Comitato per la Difesa della Costituzione


2 -  LUNEDI' 25 maggio 2009

    

      Casa del POPOLO "ISOLOTTO" Via Maccari 104

 

alle 17:30 nel Gazebo


Presentazione degli ATTI del CONVEGNO


svoltosi a Firenze il 7/8 febbraio


"PER UN'ETICA PUBBLICA LAICA"

martedì 12 maggio 2009

Le proposte USA per uscire dalla crisi

Assemblea domenicale

 

Domenica 3 Maggio 2009

(gruppo Elena, Gian Paolo, Giulia, Maria, Roberto, Sergio)

 

 

A) Letture bibliche

            Isaia: 3, 13-26; 4, 1; 10, 1-4.

 

Isaia 3

13 Il Signore appare per muovere causa,

egli si presenta per giudicare il suo popolo.

14 Il Signore inizia il giudizio

con gli anziani e i capi del suo popolo:

«Voi avete devastato la vigna;

le cose tolte ai poveri sono nelle vostre case.

15 Qual diritto avete di opprimere il mio popolo,

di pestare la faccia ai poveri?».

Oracolo del Signore, Signore degli eserciti.

16 Dice il Signore:

«Poiché si sono insuperbite le figlie di Sion

e procedono a collo teso,

ammiccando con gli occhi,

e camminano a piccoli passi

facendo tintinnare gli anelli ai piedi,

17 perciò il Signore renderà tignoso

il cranio delle figlie di Sion,

il Signore denuderà le loro tempie».

18 In quel giorno il Signore toglierà l'ornamento di fibbie, fermagli e lunette, 19 orecchini, braccialetti, veli, 20 bende, catenine ai piedi, cinture, boccette di profumi, amuleti, 21 anelli, pendenti al naso, 22 vesti preziose e mantelline, scialli, borsette, 23 specchi, tuniche, cappelli e vestaglie.

24 Invece di profumo ci sarà marciume,

invece di cintura una corda,

invece di ricci calvizie,

invece di vesti eleganti uno stretto sacco,

invece di bellezza bruciatura.

25 «I tuoi prodi cadranno di spada,

i tuoi guerrieri in battaglia».

26 Si alzeranno lamenti e gemiti alle tue porte

e tu, disabitata, giacerai a terra.

 

Isaia 4

1 Sette donne afferreranno

un uomo solo, in quel giorno,

e diranno: «Ci nutriremo del nostro pane

e indosseremo le nostre vesti;

soltanto, lasciaci portare il tuo nome.

Toglici la nostra vergogna».

2 In quel giorno,

il germoglio del Signore crescerà in onore e gloria

e il frutto della terra

sarà a magnificenza e ornamento

per gli scampati di Israele.




Isaia 10


1 Guai a coloro che fanno decreti iniqui

e scrivono in fretta sentenze oppressive,

2 per negare la giustizia ai miseri

e per frodare del diritto i poveri del mio popolo,

per fare delle vedove la loro preda

e per spogliare gli orfani.

3 Ma che farete nel giorno del castigo,

quando da lontano sopraggiungerà la rovina?

A chi ricorrerete per protezione?

Dove lascerete la vostra ricchezza?

4 Non vi resterà che piegarvi tra i prigionieri

o cadere tra i morti.

Con tutto ciò non si calma la sua ira

e ancora la sua mano rimane stesa.



 

B) I 100 giorni di Obama

Abbiamo ripreso da “Il Sole 24 Ore” una serie di giudizi (13) sui primi 100 giorni di Obama alla Casa Bianca espressi da studiosi di economia e di politica internazionale, giornalisti e uomini politici, raccolti da un sito online statunitense. Li riportiamo raggruppandoli in tre categorie: giudizi negativi, giudizi sospesi e giudizi positivi.

Cominciamo con i giudizi prevalentemente negativi. La principale critica a Obama riguarda il fatto che egli abbia abbandonato gli uomini e le donne che in varie parti del mondo stanno lottando per la difesa dei diritti umani e le libertà civili. In particolare sono preoccupati per la “mano tesa” che ha offerto al dittatore venezuelano Hugo Chavez, al Presidente nicaraguense Daniel Ortega, alla Cina, alla Russia e all’Iran. Non ha tenuto conto dell’impatto negativo che potrà avere su quelli individui coraggiosi che all’interno di questi Paesi lottano pacificamente per arrivare – o per tornare – alla democrazia. Questa critica è espressa anche da coloro che danno un giudizio globalmente positivo sull’operato di Obama. C’è anche chi, pur esprimendo un giudizio positivo per gli interventi sull’assistenza sanitaria e sulla difesa dell’ambiente dai cambiamenti climatici, critica gli interventi per il rilancio dell’economia considerandoli troppo limitati. Inoltre Obama non è riuscito a ottenere impegni economici importanti per il rilancio dell’economia da parte degli alleati europei nella riunione del G 20. I salvataggi delle banche più importanti di Wall Street stanno fallendo: le banche prestano ancora pochi soldi, truccano i conti e i dirigenti continuano a percepire emolumenti principeschi. Infine una nuova regolamentazione del settore è solo in preparazione e procede a rilento. Fra questi economisti critici c’è anche Robert Reich, che è stato ministro del lavoro della prima presidenza Clinton.

Coloro che sospendono il giudizio apprezzano l’abbandono da parte di Obama della febbre ideologica di Bush che nella lotta al terrorismo ha ottenuto risultati controproducenti ed ha adottato metodi caratterizzati da abusi. Apprezzano l’impegno di chiudere le prigioni di Guantanamo e di creare una commissione indipendente per indagare sull’uso della tortura. Hanno dubbi però su come procederà su questa strada. Apprezzano che Obama stia procedendo con pragmatismo nelle scelte politiche ed economiche, ma non sono certi che sia in grado di riportare gli Stati Uniti al ruolo di guida nello scenario internazionale. Questo richiederà non solo dialogo e realismo ma anche immaginazione storica e creatività.

I giudizi positivi riguardano vari aspetti della politica economica, sociale e internazionale. Obama riesce a tenere sotto controllo le rivalità dei membri della sua supersquadra di governo. I suoi primi viaggi all’estero sono andati bene ed è stata data un’impronta nuova alla diplomazia americana: ha ripreso il dialogo con Venezuela, Cuba, Siria e Iran, alcuni dei cosiddetti “stati canaglia”, dove quasi un decennio d’isolamento e di sanzioni diplomatiche si sono rivelati controproducenti. Si è impegnato a rafforzare l’impegno USA in Afganistan e di ridurlo in Iraq. Sostiene il diritto dell’Ucraina e della Georgia di scegliersi i propri alleati. Riguardo alla crisi economica ha evitato il diffondersi della paura ed ha sostenuto il mercato: ha tenuto insieme il paese senza lasciarsi andare al populismo, mantenendo un tasso alto di popolarità. Viene apprezzato il suo pragmatismo.     

 

 

C) Crisi economica e piano Geithner

 

 1) La crisi economica esplosa nell’estate del 2007 si è manifestata nella seguente successione: crollo delle borse mondiali, crisi di liquidità delle banche ed arresto del credito, caduta della domanda negli Stati Uniti d’America, diminuzione della produzione a livello mondiale, aumento della disoccupazione in tutti i paesi con ulteriore effetto di diminuzione della domanda.

2)      Secondo l’interpretazione ufficiale e prevalente l’origine della crisi è di natura finanziaria (mercati borsistici ed attività bancaria), con ripercussione depressiva sull’economia reale (produzione di beni e servizi, livello di domanda, occupazione e via dicendo).

3)      Si sono tenute varie riunioni internazionali, l’ultima delle quali è stata il G20 di Londra ai primi di aprile. Le posizioni dei partecipanti non erano omogenee e l’incontro si è concluso con generiche enunciazioni di principio – come l’impegno a rispettare il libero commercio e quindi a non praticare difese protezionistiche della propria produzione – e, con una nuova dotazione di 500 miliardi di dollari, rilanciando il Fondo monetario internazionale nel ruolo di sostegno alle economie nazionali in difficoltà. In linea generale, l’impostazione di fondo che ne è uscita ha posto l’obiettivo primario di salvare il sistema finanziario e creditizio, di liberarlo dalle sue passività, come condizione per rilanciare la crescita dell’economia nel suo complesso. In sostanza, la crisi è stata vista ed è vista come arresto momentaneo di un processo di crescita, che si tratta ora di rimettere in moto, eliminando i fattori di natura finanziaria e bancaria che, per cause circostanziali, lo hanno bloccato.

A mio parere si tratta di una interpretazione non corretta della crisi, che, al contrario, affonda le sue radici nella profonda disuguaglianza sociale che si è dispiegata in tutto il mondo in questi ultimi decenni. Per rimediare all’ovvia carenza di domanda dei beni e dei servizi prodotti che ne è derivata, si è provveduto con l’iperconsumo statunitense, artificialmente sostenuto dalla politica monetaria della Federal Reserve, che ha gonfiato tutte le bolle speculative, quella della borsa prima e successivamente quella immobiliare, e dal credito facile concesso in dimensioni di massa. Quando però il deficit di reddito rispetto al debito da rimborsare dei soggetti più a rischio ha raggiunto livelli tali da essere insostenibile, e gli impegni verso le banche hanno cominciato a non essere onorati, tutto il castello è crollato, compresi gli edifici speculativi dei “derivati” finanziari che vi erano stati costruiti sopra. In breve, è venuta alla luce quella che è la difficoltà strutturale dell’economia capitalistica, ossia la sua tendenza alla sovraproduzione.

4)      Siccome, come si è detto, l’idea prevalente è che sia stato il settore finanziario e creditizio a generare la crisi, con la conseguente paralisi del credito, il programma politico anche del governo Obama consiste nel liberare le banche dai “titoli tossici”, cioè dalle posizioni creditizie ormai svalutate, nel ripulirle come si usa dire, in modo che possano tranquillamente riprendere la loro funzione creditizia a favore di imprese e consumatori e rimettere così in moto il meccanismo economico del consumo, della produzione, dell’occupazione di mano d’opera. Il ritorno della crescita permette poi al governo di allargare gli introiti fiscali necessari per finanziare il programma sociale circa la sanità, la scuola, le ricerche sulle tecnologie verdi e così via.

5)      Il piano Geithner – cioè del ministro del Tesoro del governo Obama – si muove appunto su tali obiettivi. L’operazione ha due facce:

a)      regolare il sistema finanziario e creditizio, I problemi infatti sono nati perché questo sistema, completamente liberalizzato e deregolamentato nel recente passato – in Usa a partire da Reagan fino a Clinton – ha conosciuto un grande sviluppo innovativo, con la creazione di nuovi prodotti di alta ingegneria finanziaria e creditizia, al di fuori di qualsiasi cornice di regole. Occorre quindi regolamentarlo. Senza però tornare alla regolazione rigida degli anni Trenta introdotta da Roosevelt, perché essa bloccherebbe questa effervescenza creativa della finanza che va lasciata invece libera di svolgersi. Ciò perché il sistema finanziario americano è il migliore del mondo – dice Geithner – e soddisfa le esigenze economiche e sociali meglio di tutti. L’idea di fondo è che in una economia avanzata il settore finanziario e creditizio svolge il ruolo primario di locomotiva di tutto il sistema. Chiaramente perché nell’attuale fase storica la forma prevalente dell’accumulazione di capitale è quella finanziaria. In definitiva, la sfera finanziaria e creditizia va regolata ma non drasticamente. La formula è: le regole si devono adeguare alla finanza ma non la finanza alle regole;

b)      liberare le banche dai “titoli tossici”. Il meccanismo prevede la creazione di uno o più fondi di acquisto, costituiti da capitale privato (7,15%) e dallo Stato (7,15%), con la concessione di un prestito al fondo pari al rimanente 85,70% da parte della Fdic – agenzia governativa di garanzia dei depositi bancari. Questo fondo acquista perciò i “titoli tossici” ovviamente a prezzi tenuti artificialmente più alti del loro effettivo valore di mercato, allo scopo appunto di non far subire alle banche perdite patrimoniali eccessive, per salvarle e sostenerle quindi. Se, come alcuni analisti prevedono, il prezzo di realizzo di questi titoli sarà inferiore a quello di acquisto, su chi graverà la perdita che il fondo subisce? Il piano stabilisce che dal ricavato i privati e lo Stato riprendano il loro 7,15% versato. Quello che rimane, se rimane, verrà restituito alla Fdic, senza però che esista obbligo da parte dei proprietari del fondo di rimborsare tutto il prestito ricevuto, pari all’85,70% del capitale impegnato nell’operazione. Se, al contrario, il prezzo di realizzo dei titoli sarà superiore al valore di acquisto, con un guadagno, il fondo restituirà alla Fdic tutto l’85,70% ottenuto a credito, mentre si terrà l’utile ripartendolo fra i due soggetti, i privati e lo Stato. Quest’ultima è l’ipotesi meno onerosa per le casse pubbliche, giacché in quella precedente la perdita grava sui contribuenti essendo la Fdic una agenzia governativa, i cui fondi sono quindi di provenienza statale. In sostanza si tratta di un sistema che privatizza i profitti, quando ci sono, e socializza le perdite. La speranza del governo Obama è che questi titoli siano meno tossici di quello che si ritiene e che un recupero delle quotazioni di borsa tiri verso l’alto anche i loro valori. Ovviamente, secondo l’idea strategica di base, questa operazione di rimessa in funzione del sistema finanziario e creditizio rappresenta la premessa indispensabile per il rilancio della crescita economica. Sarà poi questa crescita che fornirà le risorse per coprire l’enorme debito pubblico che si sta accumulando con tutti i salvataggi, passati e futuri.

Il successo economico è decisivo per il successo del governo Obama. La possibilità di tenere salda la eterogenea coalizione di interessi che lo ha eletto – da quelli finanziari e bancari che hanno in Summers e Geithner i loro esponenti di spicco nell’Amministrazione, ai sindacati, ai gruppi etnici, all’intellettualità liberal – dipende dall’esito di questa politica.

 A noi lascia perplessità notevoli, giacché non mi pare affronti la questione strutturale che non è finanziaria e bancaria ma che consiste nella contraddizione strutturale dell’economia capitalistica fra istanza accumulativa, che richiede più sfruttamento del lavoro e più disuguaglianza ed istanza realizzativa della produzione, che esige una distribuzione più egualitaria del reddito. Comunque fa parte della tradizione politica americana uno spiccato pragmatismo, come del resto fu anche quello di Roosevelt, ossia la capacità di correggersi strada facendo in base al variare dell’esperienza.

 

 

Le proposte USA per uscire dalla crisi

Assemblea domenicale

 

Domenica 3 Maggio 2009

(gruppo Elena, Gian Paolo, Giulia, Maria, Roberto, Sergio)

 

 

A) Letture bibliche

            Isaia: 3, 13-26; 4, 1; 10, 1-4.

 

Isaia 3

13 Il Signore appare per muovere causa,

egli si presenta per giudicare il suo popolo.

14 Il Signore inizia il giudizio

con gli anziani e i capi del suo popolo:

«Voi avete devastato la vigna;

le cose tolte ai poveri sono nelle vostre case.

15 Qual diritto avete di opprimere il mio popolo,

di pestare la faccia ai poveri?».

Oracolo del Signore, Signore degli eserciti.

16 Dice il Signore:

«Poiché si sono insuperbite le figlie di Sion

e procedono a collo teso,

ammiccando con gli occhi,

e camminano a piccoli passi

facendo tintinnare gli anelli ai piedi,

17 perciò il Signore renderà tignoso

il cranio delle figlie di Sion,

il Signore denuderà le loro tempie».

18 In quel giorno il Signore toglierà l'ornamento di fibbie, fermagli e lunette, 19 orecchini, braccialetti, veli, 20 bende, catenine ai piedi, cinture, boccette di profumi, amuleti, 21 anelli, pendenti al naso, 22 vesti preziose e mantelline, scialli, borsette, 23 specchi, tuniche, cappelli e vestaglie.

24 Invece di profumo ci sarà marciume,

invece di cintura una corda,

invece di ricci calvizie,

invece di vesti eleganti uno stretto sacco,

invece di bellezza bruciatura.

25 «I tuoi prodi cadranno di spada,

i tuoi guerrieri in battaglia».

26 Si alzeranno lamenti e gemiti alle tue porte

e tu, disabitata, giacerai a terra.

 

Isaia 4

1 Sette donne afferreranno

un uomo solo, in quel giorno,

e diranno: «Ci nutriremo del nostro pane

e indosseremo le nostre vesti;

soltanto, lasciaci portare il tuo nome.

Toglici la nostra vergogna».

2 In quel giorno,

il germoglio del Signore crescerà in onore e gloria

e il frutto della terra

sarà a magnificenza e ornamento

per gli scampati di Israele.




Isaia 10


1 Guai a coloro che fanno decreti iniqui

e scrivono in fretta sentenze oppressive,

2 per negare la giustizia ai miseri

e per frodare del diritto i poveri del mio popolo,

per fare delle vedove la loro preda

e per spogliare gli orfani.

3 Ma che farete nel giorno del castigo,

quando da lontano sopraggiungerà la rovina?

A chi ricorrerete per protezione?

Dove lascerete la vostra ricchezza?

4 Non vi resterà che piegarvi tra i prigionieri

o cadere tra i morti.

Con tutto ciò non si calma la sua ira

e ancora la sua mano rimane stesa.



 

B) I 100 giorni di Obama

Abbiamo ripreso da “Il Sole 24 Ore” una serie di giudizi (13) sui primi 100 giorni di Obama alla Casa Bianca espressi da studiosi di economia e di politica internazionale, giornalisti e uomini politici, raccolti da un sito online statunitense. Li riportiamo raggruppandoli in tre categorie: giudizi negativi, giudizi sospesi e giudizi positivi.

Cominciamo con i giudizi prevalentemente negativi. La principale critica a Obama riguarda il fatto che egli abbia abbandonato gli uomini e le donne che in varie parti del mondo stanno lottando per la difesa dei diritti umani e le libertà civili. In particolare sono preoccupati per la “mano tesa” che ha offerto al dittatore venezuelano Hugo Chavez, al Presidente nicaraguense Daniel Ortega, alla Cina, alla Russia e all’Iran. Non ha tenuto conto dell’impatto negativo che potrà avere su quelli individui coraggiosi che all’interno di questi Paesi lottano pacificamente per arrivare – o per tornare – alla democrazia. Questa critica è espressa anche da coloro che danno un giudizio globalmente positivo sull’operato di Obama. C’è anche chi, pur esprimendo un giudizio positivo per gli interventi sull’assistenza sanitaria e sulla difesa dell’ambiente dai cambiamenti climatici, critica gli interventi per il rilancio dell’economia considerandoli troppo limitati. Inoltre Obama non è riuscito a ottenere impegni economici importanti per il rilancio dell’economia da parte degli alleati europei nella riunione del G 20. I salvataggi delle banche più importanti di Wall Street stanno fallendo: le banche prestano ancora pochi soldi, truccano i conti e i dirigenti continuano a percepire emolumenti principeschi. Infine una nuova regolamentazione del settore è solo in preparazione e procede a rilento. Fra questi economisti critici c’è anche Robert Reich, che è stato ministro del lavoro della prima presidenza Clinton.

Coloro che sospendono il giudizio apprezzano l’abbandono da parte di Obama della febbre ideologica di Bush che nella lotta al terrorismo ha ottenuto risultati controproducenti ed ha adottato metodi caratterizzati da abusi. Apprezzano l’impegno di chiudere le prigioni di Guantanamo e di creare una commissione indipendente per indagare sull’uso della tortura. Hanno dubbi però su come procederà su questa strada. Apprezzano che Obama stia procedendo con pragmatismo nelle scelte politiche ed economiche, ma non sono certi che sia in grado di riportare gli Stati Uniti al ruolo di guida nello scenario internazionale. Questo richiederà non solo dialogo e realismo ma anche immaginazione storica e creatività.

I giudizi positivi riguardano vari aspetti della politica economica, sociale e internazionale. Obama riesce a tenere sotto controllo le rivalità dei membri della sua supersquadra di governo. I suoi primi viaggi all’estero sono andati bene ed è stata data un’impronta nuova alla diplomazia americana: ha ripreso il dialogo con Venezuela, Cuba, Siria e Iran, alcuni dei cosiddetti “stati canaglia”, dove quasi un decennio d’isolamento e di sanzioni diplomatiche si sono rivelati controproducenti. Si è impegnato a rafforzare l’impegno USA in Afganistan e di ridurlo in Iraq. Sostiene il diritto dell’Ucraina e della Georgia di scegliersi i propri alleati. Riguardo alla crisi economica ha evitato il diffondersi della paura ed ha sostenuto il mercato: ha tenuto insieme il paese senza lasciarsi andare al populismo, mantenendo un tasso alto di popolarità. Viene apprezzato il suo pragmatismo.     

 

 

C) Crisi economica e piano Geithner

 

 1) La crisi economica esplosa nell’estate del 2007 si è manifestata nella seguente successione: crollo delle borse mondiali, crisi di liquidità delle banche ed arresto del credito, caduta della domanda negli Stati Uniti d’America, diminuzione della produzione a livello mondiale, aumento della disoccupazione in tutti i paesi con ulteriore effetto di diminuzione della domanda.

2)      Secondo l’interpretazione ufficiale e prevalente l’origine della crisi è di natura finanziaria (mercati borsistici ed attività bancaria), con ripercussione depressiva sull’economia reale (produzione di beni e servizi, livello di domanda, occupazione e via dicendo).

3)      Si sono tenute varie riunioni internazionali, l’ultima delle quali è stata il G20 di Londra ai primi di aprile. Le posizioni dei partecipanti non erano omogenee e l’incontro si è concluso con generiche enunciazioni di principio – come l’impegno a rispettare il libero commercio e quindi a non praticare difese protezionistiche della propria produzione – e, con una nuova dotazione di 500 miliardi di dollari, rilanciando il Fondo monetario internazionale nel ruolo di sostegno alle economie nazionali in difficoltà. In linea generale, l’impostazione di fondo che ne è uscita ha posto l’obiettivo primario di salvare il sistema finanziario e creditizio, di liberarlo dalle sue passività, come condizione per rilanciare la crescita dell’economia nel suo complesso. In sostanza, la crisi è stata vista ed è vista come arresto momentaneo di un processo di crescita, che si tratta ora di rimettere in moto, eliminando i fattori di natura finanziaria e bancaria che, per cause circostanziali, lo hanno bloccato.

A mio parere si tratta di una interpretazione non corretta della crisi, che, al contrario, affonda le sue radici nella profonda disuguaglianza sociale che si è dispiegata in tutto il mondo in questi ultimi decenni. Per rimediare all’ovvia carenza di domanda dei beni e dei servizi prodotti che ne è derivata, si è provveduto con l’iperconsumo statunitense, artificialmente sostenuto dalla politica monetaria della Federal Reserve, che ha gonfiato tutte le bolle speculative, quella della borsa prima e successivamente quella immobiliare, e dal credito facile concesso in dimensioni di massa. Quando però il deficit di reddito rispetto al debito da rimborsare dei soggetti più a rischio ha raggiunto livelli tali da essere insostenibile, e gli impegni verso le banche hanno cominciato a non essere onorati, tutto il castello è crollato, compresi gli edifici speculativi dei “derivati” finanziari che vi erano stati costruiti sopra. In breve, è venuta alla luce quella che è la difficoltà strutturale dell’economia capitalistica, ossia la sua tendenza alla sovraproduzione.

4)      Siccome, come si è detto, l’idea prevalente è che sia stato il settore finanziario e creditizio a generare la crisi, con la conseguente paralisi del credito, il programma politico anche del governo Obama consiste nel liberare le banche dai “titoli tossici”, cioè dalle posizioni creditizie ormai svalutate, nel ripulirle come si usa dire, in modo che possano tranquillamente riprendere la loro funzione creditizia a favore di imprese e consumatori e rimettere così in moto il meccanismo economico del consumo, della produzione, dell’occupazione di mano d’opera. Il ritorno della crescita permette poi al governo di allargare gli introiti fiscali necessari per finanziare il programma sociale circa la sanità, la scuola, le ricerche sulle tecnologie verdi e così via.

5)      Il piano Geithner – cioè del ministro del Tesoro del governo Obama – si muove appunto su tali obiettivi. L’operazione ha due facce:

a)      regolare il sistema finanziario e creditizio, I problemi infatti sono nati perché questo sistema, completamente liberalizzato e deregolamentato nel recente passato – in Usa a partire da Reagan fino a Clinton – ha conosciuto un grande sviluppo innovativo, con la creazione di nuovi prodotti di alta ingegneria finanziaria e creditizia, al di fuori di qualsiasi cornice di regole. Occorre quindi regolamentarlo. Senza però tornare alla regolazione rigida degli anni Trenta introdotta da Roosevelt, perché essa bloccherebbe questa effervescenza creativa della finanza che va lasciata invece libera di svolgersi. Ciò perché il sistema finanziario americano è il migliore del mondo – dice Geithner – e soddisfa le esigenze economiche e sociali meglio di tutti. L’idea di fondo è che in una economia avanzata il settore finanziario e creditizio svolge il ruolo primario di locomotiva di tutto il sistema. Chiaramente perché nell’attuale fase storica la forma prevalente dell’accumulazione di capitale è quella finanziaria. In definitiva, la sfera finanziaria e creditizia va regolata ma non drasticamente. La formula è: le regole si devono adeguare alla finanza ma non la finanza alle regole;

b)      liberare le banche dai “titoli tossici”. Il meccanismo prevede la creazione di uno o più fondi di acquisto, costituiti da capitale privato (7,15%) e dallo Stato (7,15%), con la concessione di un prestito al fondo pari al rimanente 85,70% da parte della Fdic – agenzia governativa di garanzia dei depositi bancari. Questo fondo acquista perciò i “titoli tossici” ovviamente a prezzi tenuti artificialmente più alti del loro effettivo valore di mercato, allo scopo appunto di non far subire alle banche perdite patrimoniali eccessive, per salvarle e sostenerle quindi. Se, come alcuni analisti prevedono, il prezzo di realizzo di questi titoli sarà inferiore a quello di acquisto, su chi graverà la perdita che il fondo subisce? Il piano stabilisce che dal ricavato i privati e lo Stato riprendano il loro 7,15% versato. Quello che rimane, se rimane, verrà restituito alla Fdic, senza però che esista obbligo da parte dei proprietari del fondo di rimborsare tutto il prestito ricevuto, pari all’85,70% del capitale impegnato nell’operazione. Se, al contrario, il prezzo di realizzo dei titoli sarà superiore al valore di acquisto, con un guadagno, il fondo restituirà alla Fdic tutto l’85,70% ottenuto a credito, mentre si terrà l’utile ripartendolo fra i due soggetti, i privati e lo Stato. Quest’ultima è l’ipotesi meno onerosa per le casse pubbliche, giacché in quella precedente la perdita grava sui contribuenti essendo la Fdic una agenzia governativa, i cui fondi sono quindi di provenienza statale. In sostanza si tratta di un sistema che privatizza i profitti, quando ci sono, e socializza le perdite. La speranza del governo Obama è che questi titoli siano meno tossici di quello che si ritiene e che un recupero delle quotazioni di borsa tiri verso l’alto anche i loro valori. Ovviamente, secondo l’idea strategica di base, questa operazione di rimessa in funzione del sistema finanziario e creditizio rappresenta la premessa indispensabile per il rilancio della crescita economica. Sarà poi questa crescita che fornirà le risorse per coprire l’enorme debito pubblico che si sta accumulando con tutti i salvataggi, passati e futuri.

Il successo economico è decisivo per il successo del governo Obama. La possibilità di tenere salda la eterogenea coalizione di interessi che lo ha eletto – da quelli finanziari e bancari che hanno in Summers e Geithner i loro esponenti di spicco nell’Amministrazione, ai sindacati, ai gruppi etnici, all’intellettualità liberal – dipende dall’esito di questa politica.

 A noi lascia perplessità notevoli, giacché non mi pare affronti la questione strutturale che non è finanziaria e bancaria ma che consiste nella contraddizione strutturale dell’economia capitalistica fra istanza accumulativa, che richiede più sfruttamento del lavoro e più disuguaglianza ed istanza realizzativa della produzione, che esige una distribuzione più egualitaria del reddito. Comunque fa parte della tradizione politica americana uno spiccato pragmatismo, come del resto fu anche quello di Roosevelt, ossia la capacità di correggersi strada facendo in base al variare dell’esperienza.