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lunedì 16 novembre 2009

L’insegnamento della religione a scuola

Comunita’ dell’Isolotto Firenze

 

Incontro comunitario

Domenica 15 Novembre 2009

(gruppo: Elena, Gian Paolo, Giulia, Maria, Roberto, Sergio)

 

L’insegnamento della religione a scuola

 

Libera interpretazione delle 4 puntate della trasmissione radiofonica

“Uomini e Profeti” di Radio 3, condotta da

Gaetano Lettieri (storico del cristianesimo), con interviste a

Chiara Saraceno (sociologa), Piero Stefani (biblista), Don Filippo Morlacchi (responsabile dell’insegnamento religioso), Adriano Prosperi (storia moderna), Alessandro Saggioro (storia delle religioni), Roberta De Monticelli (filosofia della persona), Vito Mancuso (teologia moderna), Daniele Menozzi (storico della Chiesa), Paolo Branca (islamista), Flavio Pajer (pedagogia e didattica della religione), Daniele Garrone (antico testamento alla Facoltà Valdese),

Amos Luzzatto (ex Presidente delle comunità ebraiche).

 

Fede e trasmissione culturale di una religione

 

1.    Brevi e sommari cenni storici. Dopo l’unità d’Italia la cultura cattolica si è trovata in contrapposizione rispetto alla modernità culturale dello stato liberale, rivendicando più spazi. Lo Stato ha ceduto nel 1859 introducendo, con la legge Casati, l’obbligo dell’insegnamento della religione cattolica (RC) nelle scuole elementari. Nel 1905 una modifica manteneva tale obbligo solo se le Amministrazioni Locali lo avessero sostenuto. Nel 1923 la riforma Gentile introduceva l’insegnamento della RC dalle elementari alle superiori. Secondo il Concordato del 1929 fra lo Stato Italiano e la Chiesa Cattolica, in pieno periodo fascista, l’insegnamento della RC diveniva il “fondamento e coronamento” dell’istruzione pubblica, sempre dalle elementari alle superiori. C’era la possibilità di chiedere l’esonero con una richiesta scritta. Questo concordato era visto dalla Chiesa come una rivincita rispetto all’ordinamento liberale che aveva introdotto la separazione fra Stato e Chiesa, mentre per lo stato fascista rappresentava una reazione contro la modernità politica liberal-democratica, con un accordo con un altro potere. Nel 1984 la revisione del Concordato (fra Craxi e Casaroli) introduce l’insegnamento facoltativo della religione cattolica nelle scuole di ogni ordine e grado (dalla materna alle superiori). Ma secondo alcuni interlocutori si è persa l’occasione di passare da un regime catechistico (come aderire al cristianesimo) ad uno culturale (cosa è stato e cosa ha fatto il cristianesimo) inserendolo in tal senso come ora curriculare. Come compromesso è stata introdotta come ora di religione, rendendola facoltativa. Ci sono voluti vari anni per ottenere, a seguito di mobilitazioni e sentenze del TAR, la possibilità di scegliere una materia alternativa per chi non si avvaleva dell’insegnamento della RC, al momento dell’iscrizione scolastica.

Ci sono poi intese con varie confessioni religiose, che però non rivendicano un insegnamento specifico all’interno della scuola statale.

2.    Gli insegnanti della religione cattolica vengono designati dal Vescovo con un certificato e da questi controllati durante la loro attività. Non viene rinnovato il certificato se hanno una condotta di vita ritenuta inadatta al loro ruolo, come ad es. per chi divorzia, o vengono richiamati se il loro insegnamento non è in linea con le posizioni della gerarchia e può bastare, ad es., parlare in termini dissidenti dell’inquisizione. L’ora di religione, soprattutto alle superiori, è spesso una discussione su argomenti vari che interessano i giovani. Altrimenti, in generale, è la presentazione di un concentrato della morale cattolica, senza spessore culturale, così che i giovani sono poco stimolati a porre attenzione sui temi religiosi. La Bibbia viene letta poco (vedi Erasmo da Rotterdam - 1516). Il risultato è un diffuso analfabetismo sul cristianesimo e sulle altre religioni. Comunque, ne discende una difesa dell’identità cattolica senza uno spessore culturale ed una disponibilità al confronto. Si ritiene di essere nel giusto così che il rapporto con l’Islam e le altre religioni si manifesta con aspetti di intolleranza, nefasti dal punto di vista dei rapporti nella società civile.

3.    Anche gli esponenti più aperti della Gerarchia ecclesiastica sostengono che, dal momento che lo stato laico riconosce che la formazione della persona umana deve essere a 360°, ovvero non deve trascurare l’apertura alla trascendenza, e non avendo competenze in materia religiosa deve rivolgersi ad altri soggetti rispetto agli insegnanti di materie curriculari di cui dispone. Sostengono anche che oggi l’insegnamento della RC ha una prospettiva culturale, non catechistica ma con finalità educativa. Da parte degli studiosi laici si replica che la trascendenza non deve essere insegnata secondo l’ottica prevalente della Chiesa cattolica, ma considerando gli aspetti storici-teologici. Altri nel mondo cattolico più aperto, ma anche in quello ebraico, sostengono che l’esperienza della fede va bene al di là dei contenuti che vengono trasmessi a scuola con una teologia astratta e basata sui principi, ma è necessaria un’esperienza familiare, comunitaria, testimoniata con azioni e comportamenti coerenti. (vedi Soren Kierkegaard).

4.    Durante il precedente Governo Berlusconi furono immessi in ruolo, in varie materie curriculari, gli insegnanti che avevano perso il posto come insegnanti di religione scavalcando le graduatorie degli altri insegnanti (20.000).

5.    Gli insegnanti di religione esprimono il loro voto nel consiglio di classe determinando bocciature o promozioni e influendo sulla media della valutazione – crediti scolastici (Ministro Fioroni). Chi non si avvale dell’insegnamento della religione cattolica ha un insegnante in meno nel Consiglio di Classe. Una recente sentenza del TAR del Lazio elimina questa discriminazione: l’insegnante di religione non può partecipare al Consiglio di Classe con diritto di voto.

6.    La situazione in altri paesi europei è variegata. Nelle scuole ci sono vari insegnamenti religiosi: cattolico, protestante, anglicano, ortodosso, ebraico, islamico. In Germania e Svizzera c’è l’insegnamento bi-confessionale (cattolico e protestante). Si sta allargando, però, l’insegnamento non confessionale sostituito da un insegnamento etico, etico-filosofico, storia delle religioni. La Francia è un’eccezione: la sua struttura laica non permette neppure un corso di storia delle religioni, per cui si parla di religione all’interno delle materie curriculari (storia, storia dell’arte, filosofia, ecc.). Lo svantaggio di tale impostazione è che lo studente non percepisce un’idea sufficientemente organica del fatto religioso.

7.     E’ stata avanzata recentemente la proposta di inserire fra le materie alternative l’insegnamento dell’islamismo (Urso di AN). Chi sceglierebbe l’insegnante? Come si concilia con il taglio degli insegnanti delle materie alternative che già ora non consente l’insegnamento dell’ora alternativa per tutti i ragazzi che la richiedono? Secondo l’islamista Flavio Pajer non è auspicabile l’ora di islamismo, perché nel dividere i ragazzi per tipo di insegnamento religioso si rischia di accentuare le differenze fra i ragazzi creando dei ghetti per appartenenza religiosa. Fra l’altro oggi il loro problema principale è la mancanza di luoghi di culto per il Milione circa di musulmani presenti in Italia. Ritiene negativa l’esperienza di questa divisione che c’è in Libano e Egitto. Meglio sarebbe un confronto nell’intera classe fra le diverse religioni, ma questo male si concilia con il Concordato che prevede nelle scuole pubbliche di ogni ordine e grado l’insegnamento della RC. Fra l’altro la revisione del Concordato può essere fatta solo con un accordo fra le due parti.

Una proposta che sta maturando a livello di intellettuali e di docenti universitari è l’introduzione di un’ora alternativa all’insegnamento della RC di “storia delle religioni” che studi le religioni da un punto di vista storico e culturale. Questa materia potrebbe portare un contributo importante alla comprensione del fatto religioso in modo autonomo da istanze confessionali, ma non ad esse contrapposto. Lo studio comparato delle varie religioni inoltre contribuirebbe a ridurre tutta una serie di pregiudizi e incomprensioni che stanno creando problemi nella nostra società che sta diventando multiculturale. Fra l’altro nello studio della storia poco si parla dell’islam, dell’ebraismo, ecc. e non si trasmette la benché minima percezione delle differenze e delle similitudini fra i vari aspetti religiosi. La dimensione della laicità e della fede religiosa non sono incompatibili ma possono interagire ed essere mantenute all’interno di un percorso formativo, anche scolastico.

Vito Mancuso propone di graduare tale insegnamento a seconda dell’età con alcuni esempi: nei primi anni di scuola si potrebbe partire con un confronto fra i riti, le feste, i luoghi di culto, le diete alimentari, i matrimoni, i funerali, ecc. Salendo con l’età si può arrivare al confronto fra le dottrine, le morali ecc., modellando l’insegnamento a seconda del tipo di classe (presenza di studenti di più culture) ma evitando una “lottizzazione” (no, ad es., 2 ore per la religione cattolica, 1 ora per l’islam, mezz’ora per i Valdesi). Occorre un confronto serio con gli islamici per ottenere la loro disponibilità ad una impostazione di questo tipo per un confronto fra le religioni. Per Mancuso si dovrebbe chiamare teoretica delle religioni anziché storia delle religioni. Occorrerebbero insegnanti laici appositamente formati. Le università statali cominciano ad avere da alcuni anni corsi di Laurea di 5 anni che preparano in tal senso (ad es. all’Università La Sapienza di Roma). Fra l’altro in Italia ci sono fino dall’Ottocento studiosi importanti sulla storia delle religioni (fra i tanti Ernesto De Martino).

Altri sostengono, però, che sarebbe più opportuno inserire la storia delle religioni come   materia curriculare per tutti gli alunni, questa si con il voto di merito, anziché materia alternativa per chi non si avvale dell’insegnamento della RC. Ci sono limitatissime esperienze di insegnamento di storia delle religioni come materia curriculare oltre l’ora confessionale facoltativa. Ad es. in un liceo dei Gesuiti a Torino (M. Chiara Giorda), in collaborazione con l’Università statale.

 

Rapporto fra cristianesimo e cultura.

 

8.    Il cristianesimo non nasce come religione ma come messaggio escatologico di salvezza, che diffida dalla cultura del mondo (1a Lettera di Paolo ai Corinzi – cap.1 e 2). Il messaggio di Cristo si contrappone alla sapienza di questo mondo; il dotto, il sapiente non lo può comprendere perché la salvezza di Gesù è croce per la sapienza di questo mondo. Dal momento che storicamente il cristianesimo è divenuto rapidamente cultura ha perso parte di questa sua identità originaria? Quale rapporto possiamo riconoscere tra un messaggio paradossale, folle (Paolo) di salvezza che nega alla ragione umana la comprensione dei misteri delle cose e della struttura del mondo e, al contrario, la millenaria capacità che il cristianesimo ha avuto di divenire cultura, assumendo in sé la cultura greco-romana e di costituirsi religione massimamente logica?

Roberta De Monticelli sostiene che, fino dall’inizio, nel cristianesimo si ha nei confronti della ragione umana, della cultura un atteggiamento duplice, contraddittorio. Da un lato c’è la

contrapposizione rispetto alla cultura del mondo, dall’altro il cristianesimo si sente solidale con

il mondo che viene incarnato culturalmente fino dall’inizio.

    E’ possibile avere una scuola che insegni il Cristianesimo? Non c’è il rischio di ridurre il

cristianesimo a dottrina con una trasmissione poco vissuta?

Pertanto l’ora di religione in una scuola statale si dovrebbe interessare della cultura che il cristianesimo ha generato e questo dovrebbe essere importante anche a chi non è cristiano per una maggiore conoscenza della storia del mondo.

La Chiesa, al suo interno, si dovrebbe interessare degli aspetti del cristianesimo che si oppongono alla cultura del mondo per la catechesi, la predicazione, ecc., e come rapportarsi con il mondo.

9.    Normalmente si considera un’anomalia il fatto che un laico si occupi di aspetti religiosi. La Bibbia viene considerata o un libro ispirato o semplicemente un libro di letteratura.

10.Nella famiglia e nella scuola c’è scarsa conoscenza teologica, perché si considerano prevalentemente gli aspetti moralistici e catechistici. C’è molta genericità e poco spessore culturale–religioso che, d’altra parte, non trova riscontro al di fuori. La famiglia comunica un’appartenenza, senza darle spessore culturale. Anche la predicazione domenicale ha poco spessore culturale-religioso. Molto spesso anche gli studenti dell’Università Cattolica di Milano, che seguono corsi facoltativi di religione, hanno una cultura religiosa scadente.

11.Gli spazi che erano stati aperti dal Vaticano II ora sono chiusi. Il Vaticano II delineava la prospettiva di dialogo, di incontro, di abbandono dell’atteggiamento antimoderno che aveva caratterizzato la Chiesa. Purtroppo non portava avanti in modo pieno una prospettiva di aggiornamento ecclesiale, ma lasciava spazi aperti per un ritorno alla tradizione, alla continuità col passato, che oggi vengono accentuati. E’ di fatto ristabilito il ruolo gerarchico del Papa – Vescovo – Sacerdote – fedeli, che poco spazio lascia al popolo di Dio.

12.Questo deficit culturale è più elevato in Italia rispetto ad altri paesi europei, in quanto manca il confronto proficuo con altre confessioni cristiane che hanno più competenze teologiche. Anche la cultura laica è impoverita dalla mancanza di laicità dentro la cultura religiosa. Se non c’è cultura religiosa anche la cultura laica ne soffre. La laicità viene considerata da parte della gerarchia ecclesiastica in chiave antireligiosa. Vedi la recente sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo sulla presenza del Crocifisso nelle scuole. In questo caso la laicità non riguarda solo il confronto fra Stato Italiano e Chiesa Cattolica ma il rispetto della libertà religiosa in senso ampio considerando, fra l’altro, che l’Italia non è più un paese monoculturale, ma c’è una presenza crescente di altre religioni. Chi si oppone alla sentenza afferma che il crocifisso è un simbolo storico che ormai fa parte della nostra cultura, mentre è chiaramente un simbolo religioso cattolico. Infatti anche i protestanti non lo mettono nei luoghi pubblici. Il problema è che si sta discutendo di toglierlo. Ben altri sarebbero i toni se la discussione fosse se metterlo o meno. Si potrebbe considerare di non metterlo nei nuovi edifici scolastici?

13.In Italia ci sono molti incontri interreligiosi dove il confronto fra le religioni avviene in modo serio e di rispetto reciproco. Ci sono gruppi di lavoro dove sono definite le metodologie di confronto e di conoscenza reciproca. Tutto questo avviene a livelli alti, mentre nella scuola statale si continua a rivendicare l’insegnamento di come essere cattolici.

Pure con le limitazioni sopra dette il confronto-scontro fra laicità e religiosità ha determinato alcuni limiti dello spazio religioso nel mondo occidentale. Questo è avvenuto molto poco in altre religioni, come ad es. nell’Islam.

 

Socializzazione collettiva

 

Si è sviluppata una socializzazione resa molto vivace dalle esperienze concrete di genitori e insegnanti presenti. E’ stato rilevato che nelle scuole esiste una situazione di illegalità diffusa in relazione all’obbligo sancito dalla legge di assicurare un percorso educativo per gli studenti che non scelgono l’insegnamento della religione cattolica. Salvo rare eccezioni a questi studenti si chiede di entrare a scuola più tardi o di uscire prima oppure si offre di trattenersi a fare l’attività che vogliono nei corridoi o in classi dove c’è qualche posto libero senza però poter partecipare alle attività didattiche della classe che li ospita. Inoltre c’è un’altra illegalità: la discriminazione che scoraggia la libera scelta prevista dalla legge in quanto agli studenti che scelgono l’alternativa viene a mancare il contributo (quasi) sempre positivo dell’insegnante di religione nella valutazione e negli scrutini. Una insegnante ha proposto di redarre un documento di denuncia e di proposta da far circolare nelle scuole, nei consigli e nei collegi dei docenti per scuotere il torpore e l’indifferenza verso questa situazione d’illegalità e di discriminazione che oltre a creare disagi e sofferenze è in sé molto diseducativa per tutti.

Una insegnante di religione cattolica ha dato un contributo alla socializzazione riconoscendosi in sintonia con quasi tutti gli aspetti della posizione critica espressa dal gruppo che ha introdotto il tema e condivisa dalla comunità. Il suo intervento è stato molto apprezzato anche in relazione alle proposte alternative all’attuale ordinamento dell’insegnamento della religione. La scuola, è stato detto da quella insegnante di religione e confermato e completato da altri interventi, non dovrebbe dare un insegnamento nozionistico né tanto meno dogmatico in nessuna materia. Questo vale in modo particolare per la religione. Un insegnante di storia alle superiori ha detto che l’attuale insegnamento religioso, normalmente basato su tematiche di attualità politica o etica, genera una generale e grave ignoranza sul fenomeno religioso. Quindi non insegnamento confessionale di una fede o di un patrimonio dogmatico di una religione ma nemmeno pura e semplice storia nozionistica delle religioni. Si dovrebbe invece impostare un percorso educativo che possa accompagnare gli studenti nella formazione di una consapevolezza critica del fenomeno religioso in tutti i suoi diversi aspetti: storico ma anche teologico, spirituale, etico, culturale. E tutto ciò con modalità pedagogiche adeguate alle varie età. Per far questo ci vuole personale preparato che ora come ora non esiste. In qualche università di incomincia a realizzare qualche corso sulla fenomenologia religiosa.

L’intervento della insegnante di religione è stato apprezzato perché testimonia che l’impegno per una scuola pubblica laica, nel senso positivo e pieno della parola “laica”, in cui la stessa Comunità dell’Isolotto ha speso tante energie, non è inutile e fa breccia contro tutte le apparenze contarie.

 

*************

                    Letture e riflessioni bibliche

dalla Prima lettera ai Corinzi

1Paolo, chiamato ad essere apostolo di Gesù Cristo per volontà di Dio, e il fratello Sòstene, 2alla Chiesa di Dio che è in Corinto, a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, chiamati ad essere santi insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro: 3grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo.

4Ringrazio continuamente il mio Dio per voi, a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù, 5perché in lui siete stati arricchiti di tutti i doni, quelli della parola e quelli della scienza. 6La testimonianza di Cristo si è infatti stabilita tra voi così saldamente, 7che nessun dono di grazia più vi manca, mentre aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo. 8Egli vi confermerà sino alla fine, irreprensibili nel giorno del Signore nostro Gesù Cristo: 9fedele è Dio, dal quale siete stati chiamati alla comunione del Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro!

10Vi esorto pertanto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, ad essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e d'intenti. 11Mi è stato segnalato infatti a vostro riguardo, fratelli, dalla gente di Cloe, che vi sono discordie tra voi. 12Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: "Io sono di Paolo", "Io invece sono di Apollo", "E io di Cefa", "E io di Cristo!".

13Cristo è stato forse diviso? Forse Paolo è stato crocifisso per voi, o è nel nome di Paolo che siete stati battezzati? 14Ringrazio Dio di non aver battezzato nessuno di voi, se non Crispo e Gaio, 15perché nessuno possa dire che siete stati battezzati nel mio nome. 16Ho battezzato, è vero, anche la famiglia di Stefana, ma degli altri non so se abbia battezzato alcuno.

17Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma a predicare il vangelo; non però con un discorso sapiente, perché non venga resa vana la croce di Cristo. 18La parola della croce infatti è stoltezza per quelli cha vanno in perdizione, ma per quelli che si salvano, per noi, è potenza di Dio. 19Sta scritto infatti:

Distruggerò la sapienza dei sapienti

e annullerò l'intelligenza degli intelligenti.

20Dov'è il sapiente? Dov'è il dotto?


Dove mai il sottile ragionatore di questo mondo? Non ha forse Dio dimostrato stolta la sapienza di questo mondo? 21Poiché, infatti, nel disegno sapiente di Dio il mondo, con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio, è piaciuto a Dio di salvare i credenti con la stoltezza della predicazione. 22E mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza, 23noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani; 24ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio. 25Perché ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.

26Considerate infatti la vostra chiamata, fratelli: non ci sono tra voi molti sapienti secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili. 27Ma Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, 28Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, 29perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio. 30Ed è per lui che voi siete in Cristo Gesù, il quale per opera di Dio è diventato per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione, 31perché, come sta scritto:

Chi si vanta si vanti nel Signore.

2

1Anch'io, o fratelli, quando sono venuto tra voi, non mi sono presentato ad annunziarvi la testimonianza di Dio con sublimità di parola o di sapienza. 2Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi crocifisso. 3Io venni in mezzo a voi in debolezza e con molto timore e trepidazione; 4e la mia parola e il mio messaggio non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, 5perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio.

6Tra i perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo, né dei dominatori di questo mondo che vengono ridotti al nulla; 7parliamo di una sapienza divina, misteriosa, che è rimasta nascosta, e che Dio ha preordinato prima dei secoli per la nostra gloria. 8Nessuno dei dominatori di questo mondo ha potuto conoscerla; se l'avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria. 9Sta scritto infatti:

Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì,

né mai entrarono in cuore di uomo,

queste ha preparato Dio per coloro che lo amano
.

10Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio. 11Chi conosce i segreti dell'uomo se non lo spirito dell'uomo che è in lui? Così anche i segreti di Dio nessuno li ha mai potuti conoscere se non lo Spirito di Dio. 12Ora, noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere tutto ciò che Dio ci ha donato. 13Di queste cose noi parliamo, non con un linguaggio suggerito dalla sapienza umana, ma insegnato dallo Spirito, esprimendo cose spirituali in termini spirituali. 14L'uomo naturale però non comprende le cose dello Spirito di Dio; esse sono follia per lui, e non è capace di intenderle, perché se ne può giudicare solo per mezzo dello Spirito. 15L'uomo spirituale invece giudica ogni cosa, senza poter essere giudicato da nessuno.

16Chi infatti ha conosciuto il pensiero del Signore

in modo da poterlo dirigere?

 

Proposte di riflessioni

 

Io dissento totalmente da coloro che non vorrebbero che il popolo leggesse le Sacre Scritture tradotte in volgare, come se Cristo avesse insegnato cose così astruse da poter essere capite soltanto da un gruppetto di teologi, o come se la massima sicurezza della religione cristiana consistesse nell'essere ignorata. Può darsi che sia opportuno tenere nascosti i segreti dei re, ma Cristo vuole che i suoi siano divulgati il più possibile. Vorrei che qualsiasi donnetta leggesse il vangelo, leggesse le lettere di Paolo. E magari che questi scritti fossero tradotti nelle lingue di tutti i popoli. Mi piacerebbe che il contadino ne cantasse dei passi mentre guida l'aratro, e il tessitore mentre guida la spola, e che il viandante ingannasse la noia del viaggio con le storie della Scrittura. Tutte le conversazioni di tutti i cristiani dovrebbero basarsi su di essa. Non siamo infatti quali sono i nostri discorsi quotidiani? Sono convinto che la pura e autentica filosofia di Cristo la si attinga col maggior frutto dagli scritti evangelici e da quelli apostolici. Se desideriamo imparare qualcosa, quale autore è più piacevole di Cristo stesso? Se cerchiamo un modello di vita, perché cercare un esempio diverso da Cristo, che è il nostro archetipo? Perché preferiamo imparare la sapienza di Cristo dagli scritti degli uomini, piuttosto che da Cristo stesso? Lui che ha promesso che sarebbe stato con noi fino alla fine dei secoli, mantiene la promessa soprattutto con questi scritti, nei quali ancora oggi vive, respira, parla, direi quasi più efficacemente di quando viveva con gli uomini.

(Erasmo da Rotterdam, Paraclesis, ovvero esortazione allo studio della filosofia cristiana¸ 1516).




Il nostro tempo non conosce purtroppo altro genere di comunicazione se non quella dell'insegnare. Si è dimenticato completamente cos'è esistere... Senza timore e tremore, senza l'agonia da cui nasce la fede, senza il brivido anticipatore dell'adorazione, senza l'orrore della possibilità dello scandalo, si riesce a sapere subito e direttamente ciò che direttamente e subito non è possibile sapere... Con la realtà cristiana si fa ormai una confusione maledetta. Si riduce Cristo all'unità speculativa di Dio e dell'uomo, oppure si respinge senz'altro Cristo e si prende la sua dottrina; o ancora, per conservare un'apparenza di serietà, se ne fa un idolo. Ma lo Spirito è la negazione dell'immediatezza diretta. Se Cristo è vero Dio, bisogna che egli sia nell'inconoscibilità, che indossi l'inconoscibilità. La caratteristica dell'idolo è appunto la conoscibilità diretta. Ecco a che cosa Cristo è ridotto e si ha la pretesa di agire con serietà.



(SÖREN KIERKEGAARD, Esercizio del cristianesimo, 1848, tr. it. Fabro, Sansoni Editore, Milano 1972).

 

L’insegnamento della religione a scuola

Comunita’ dell’Isolotto Firenze

 

Incontro comunitario

Domenica 15 Novembre 2009

(gruppo: Elena, Gian Paolo, Giulia, Maria, Roberto, Sergio)

 

L’insegnamento della religione a scuola

 

Libera interpretazione delle 4 puntate della trasmissione radiofonica

“Uomini e Profeti” di Radio 3, condotta da

Gaetano Lettieri (storico del cristianesimo), con interviste a

Chiara Saraceno (sociologa), Piero Stefani (biblista), Don Filippo Morlacchi (responsabile dell’insegnamento religioso), Adriano Prosperi (storia moderna), Alessandro Saggioro (storia delle religioni), Roberta De Monticelli (filosofia della persona), Vito Mancuso (teologia moderna), Daniele Menozzi (storico della Chiesa), Paolo Branca (islamista), Flavio Pajer (pedagogia e didattica della religione), Daniele Garrone (antico testamento alla Facoltà Valdese),

Amos Luzzatto (ex Presidente delle comunità ebraiche).

 

Fede e trasmissione culturale di una religione

 

1.    Brevi e sommari cenni storici. Dopo l’unità d’Italia la cultura cattolica si è trovata in contrapposizione rispetto alla modernità culturale dello stato liberale, rivendicando più spazi. Lo Stato ha ceduto nel 1859 introducendo, con la legge Casati, l’obbligo dell’insegnamento della religione cattolica (RC) nelle scuole elementari. Nel 1905 una modifica manteneva tale obbligo solo se le Amministrazioni Locali lo avessero sostenuto. Nel 1923 la riforma Gentile introduceva l’insegnamento della RC dalle elementari alle superiori. Secondo il Concordato del 1929 fra lo Stato Italiano e la Chiesa Cattolica, in pieno periodo fascista, l’insegnamento della RC diveniva il “fondamento e coronamento” dell’istruzione pubblica, sempre dalle elementari alle superiori. C’era la possibilità di chiedere l’esonero con una richiesta scritta. Questo concordato era visto dalla Chiesa come una rivincita rispetto all’ordinamento liberale che aveva introdotto la separazione fra Stato e Chiesa, mentre per lo stato fascista rappresentava una reazione contro la modernità politica liberal-democratica, con un accordo con un altro potere. Nel 1984 la revisione del Concordato (fra Craxi e Casaroli) introduce l’insegnamento facoltativo della religione cattolica nelle scuole di ogni ordine e grado (dalla materna alle superiori). Ma secondo alcuni interlocutori si è persa l’occasione di passare da un regime catechistico (come aderire al cristianesimo) ad uno culturale (cosa è stato e cosa ha fatto il cristianesimo) inserendolo in tal senso come ora curriculare. Come compromesso è stata introdotta come ora di religione, rendendola facoltativa. Ci sono voluti vari anni per ottenere, a seguito di mobilitazioni e sentenze del TAR, la possibilità di scegliere una materia alternativa per chi non si avvaleva dell’insegnamento della RC, al momento dell’iscrizione scolastica.

Ci sono poi intese con varie confessioni religiose, che però non rivendicano un insegnamento specifico all’interno della scuola statale.

2.    Gli insegnanti della religione cattolica vengono designati dal Vescovo con un certificato e da questi controllati durante la loro attività. Non viene rinnovato il certificato se hanno una condotta di vita ritenuta inadatta al loro ruolo, come ad es. per chi divorzia, o vengono richiamati se il loro insegnamento non è in linea con le posizioni della gerarchia e può bastare, ad es., parlare in termini dissidenti dell’inquisizione. L’ora di religione, soprattutto alle superiori, è spesso una discussione su argomenti vari che interessano i giovani. Altrimenti, in generale, è la presentazione di un concentrato della morale cattolica, senza spessore culturale, così che i giovani sono poco stimolati a porre attenzione sui temi religiosi. La Bibbia viene letta poco (vedi Erasmo da Rotterdam - 1516). Il risultato è un diffuso analfabetismo sul cristianesimo e sulle altre religioni. Comunque, ne discende una difesa dell’identità cattolica senza uno spessore culturale ed una disponibilità al confronto. Si ritiene di essere nel giusto così che il rapporto con l’Islam e le altre religioni si manifesta con aspetti di intolleranza, nefasti dal punto di vista dei rapporti nella società civile.

3.    Anche gli esponenti più aperti della Gerarchia ecclesiastica sostengono che, dal momento che lo stato laico riconosce che la formazione della persona umana deve essere a 360°, ovvero non deve trascurare l’apertura alla trascendenza, e non avendo competenze in materia religiosa deve rivolgersi ad altri soggetti rispetto agli insegnanti di materie curriculari di cui dispone. Sostengono anche che oggi l’insegnamento della RC ha una prospettiva culturale, non catechistica ma con finalità educativa. Da parte degli studiosi laici si replica che la trascendenza non deve essere insegnata secondo l’ottica prevalente della Chiesa cattolica, ma considerando gli aspetti storici-teologici. Altri nel mondo cattolico più aperto, ma anche in quello ebraico, sostengono che l’esperienza della fede va bene al di là dei contenuti che vengono trasmessi a scuola con una teologia astratta e basata sui principi, ma è necessaria un’esperienza familiare, comunitaria, testimoniata con azioni e comportamenti coerenti. (vedi Soren Kierkegaard).

4.    Durante il precedente Governo Berlusconi furono immessi in ruolo, in varie materie curriculari, gli insegnanti che avevano perso il posto come insegnanti di religione scavalcando le graduatorie degli altri insegnanti (20.000).

5.    Gli insegnanti di religione esprimono il loro voto nel consiglio di classe determinando bocciature o promozioni e influendo sulla media della valutazione – crediti scolastici (Ministro Fioroni). Chi non si avvale dell’insegnamento della religione cattolica ha un insegnante in meno nel Consiglio di Classe. Una recente sentenza del TAR del Lazio elimina questa discriminazione: l’insegnante di religione non può partecipare al Consiglio di Classe con diritto di voto.

6.    La situazione in altri paesi europei è variegata. Nelle scuole ci sono vari insegnamenti religiosi: cattolico, protestante, anglicano, ortodosso, ebraico, islamico. In Germania e Svizzera c’è l’insegnamento bi-confessionale (cattolico e protestante). Si sta allargando, però, l’insegnamento non confessionale sostituito da un insegnamento etico, etico-filosofico, storia delle religioni. La Francia è un’eccezione: la sua struttura laica non permette neppure un corso di storia delle religioni, per cui si parla di religione all’interno delle materie curriculari (storia, storia dell’arte, filosofia, ecc.). Lo svantaggio di tale impostazione è che lo studente non percepisce un’idea sufficientemente organica del fatto religioso.

7.     E’ stata avanzata recentemente la proposta di inserire fra le materie alternative l’insegnamento dell’islamismo (Urso di AN). Chi sceglierebbe l’insegnante? Come si concilia con il taglio degli insegnanti delle materie alternative che già ora non consente l’insegnamento dell’ora alternativa per tutti i ragazzi che la richiedono? Secondo l’islamista Flavio Pajer non è auspicabile l’ora di islamismo, perché nel dividere i ragazzi per tipo di insegnamento religioso si rischia di accentuare le differenze fra i ragazzi creando dei ghetti per appartenenza religiosa. Fra l’altro oggi il loro problema principale è la mancanza di luoghi di culto per il Milione circa di musulmani presenti in Italia. Ritiene negativa l’esperienza di questa divisione che c’è in Libano e Egitto. Meglio sarebbe un confronto nell’intera classe fra le diverse religioni, ma questo male si concilia con il Concordato che prevede nelle scuole pubbliche di ogni ordine e grado l’insegnamento della RC. Fra l’altro la revisione del Concordato può essere fatta solo con un accordo fra le due parti.

Una proposta che sta maturando a livello di intellettuali e di docenti universitari è l’introduzione di un’ora alternativa all’insegnamento della RC di “storia delle religioni” che studi le religioni da un punto di vista storico e culturale. Questa materia potrebbe portare un contributo importante alla comprensione del fatto religioso in modo autonomo da istanze confessionali, ma non ad esse contrapposto. Lo studio comparato delle varie religioni inoltre contribuirebbe a ridurre tutta una serie di pregiudizi e incomprensioni che stanno creando problemi nella nostra società che sta diventando multiculturale. Fra l’altro nello studio della storia poco si parla dell’islam, dell’ebraismo, ecc. e non si trasmette la benché minima percezione delle differenze e delle similitudini fra i vari aspetti religiosi. La dimensione della laicità e della fede religiosa non sono incompatibili ma possono interagire ed essere mantenute all’interno di un percorso formativo, anche scolastico.

Vito Mancuso propone di graduare tale insegnamento a seconda dell’età con alcuni esempi: nei primi anni di scuola si potrebbe partire con un confronto fra i riti, le feste, i luoghi di culto, le diete alimentari, i matrimoni, i funerali, ecc. Salendo con l’età si può arrivare al confronto fra le dottrine, le morali ecc., modellando l’insegnamento a seconda del tipo di classe (presenza di studenti di più culture) ma evitando una “lottizzazione” (no, ad es., 2 ore per la religione cattolica, 1 ora per l’islam, mezz’ora per i Valdesi). Occorre un confronto serio con gli islamici per ottenere la loro disponibilità ad una impostazione di questo tipo per un confronto fra le religioni. Per Mancuso si dovrebbe chiamare teoretica delle religioni anziché storia delle religioni. Occorrerebbero insegnanti laici appositamente formati. Le università statali cominciano ad avere da alcuni anni corsi di Laurea di 5 anni che preparano in tal senso (ad es. all’Università La Sapienza di Roma). Fra l’altro in Italia ci sono fino dall’Ottocento studiosi importanti sulla storia delle religioni (fra i tanti Ernesto De Martino).

Altri sostengono, però, che sarebbe più opportuno inserire la storia delle religioni come   materia curriculare per tutti gli alunni, questa si con il voto di merito, anziché materia alternativa per chi non si avvale dell’insegnamento della RC. Ci sono limitatissime esperienze di insegnamento di storia delle religioni come materia curriculare oltre l’ora confessionale facoltativa. Ad es. in un liceo dei Gesuiti a Torino (M. Chiara Giorda), in collaborazione con l’Università statale.

 

Rapporto fra cristianesimo e cultura.

 

8.    Il cristianesimo non nasce come religione ma come messaggio escatologico di salvezza, che diffida dalla cultura del mondo (1a Lettera di Paolo ai Corinzi – cap.1 e 2). Il messaggio di Cristo si contrappone alla sapienza di questo mondo; il dotto, il sapiente non lo può comprendere perché la salvezza di Gesù è croce per la sapienza di questo mondo. Dal momento che storicamente il cristianesimo è divenuto rapidamente cultura ha perso parte di questa sua identità originaria? Quale rapporto possiamo riconoscere tra un messaggio paradossale, folle (Paolo) di salvezza che nega alla ragione umana la comprensione dei misteri delle cose e della struttura del mondo e, al contrario, la millenaria capacità che il cristianesimo ha avuto di divenire cultura, assumendo in sé la cultura greco-romana e di costituirsi religione massimamente logica?

Roberta De Monticelli sostiene che, fino dall’inizio, nel cristianesimo si ha nei confronti della ragione umana, della cultura un atteggiamento duplice, contraddittorio. Da un lato c’è la

contrapposizione rispetto alla cultura del mondo, dall’altro il cristianesimo si sente solidale con

il mondo che viene incarnato culturalmente fino dall’inizio.

    E’ possibile avere una scuola che insegni il Cristianesimo? Non c’è il rischio di ridurre il

cristianesimo a dottrina con una trasmissione poco vissuta?

Pertanto l’ora di religione in una scuola statale si dovrebbe interessare della cultura che il cristianesimo ha generato e questo dovrebbe essere importante anche a chi non è cristiano per una maggiore conoscenza della storia del mondo.

La Chiesa, al suo interno, si dovrebbe interessare degli aspetti del cristianesimo che si oppongono alla cultura del mondo per la catechesi, la predicazione, ecc., e come rapportarsi con il mondo.

9.    Normalmente si considera un’anomalia il fatto che un laico si occupi di aspetti religiosi. La Bibbia viene considerata o un libro ispirato o semplicemente un libro di letteratura.

10.Nella famiglia e nella scuola c’è scarsa conoscenza teologica, perché si considerano prevalentemente gli aspetti moralistici e catechistici. C’è molta genericità e poco spessore culturale–religioso che, d’altra parte, non trova riscontro al di fuori. La famiglia comunica un’appartenenza, senza darle spessore culturale. Anche la predicazione domenicale ha poco spessore culturale-religioso. Molto spesso anche gli studenti dell’Università Cattolica di Milano, che seguono corsi facoltativi di religione, hanno una cultura religiosa scadente.

11.Gli spazi che erano stati aperti dal Vaticano II ora sono chiusi. Il Vaticano II delineava la prospettiva di dialogo, di incontro, di abbandono dell’atteggiamento antimoderno che aveva caratterizzato la Chiesa. Purtroppo non portava avanti in modo pieno una prospettiva di aggiornamento ecclesiale, ma lasciava spazi aperti per un ritorno alla tradizione, alla continuità col passato, che oggi vengono accentuati. E’ di fatto ristabilito il ruolo gerarchico del Papa – Vescovo – Sacerdote – fedeli, che poco spazio lascia al popolo di Dio.

12.Questo deficit culturale è più elevato in Italia rispetto ad altri paesi europei, in quanto manca il confronto proficuo con altre confessioni cristiane che hanno più competenze teologiche. Anche la cultura laica è impoverita dalla mancanza di laicità dentro la cultura religiosa. Se non c’è cultura religiosa anche la cultura laica ne soffre. La laicità viene considerata da parte della gerarchia ecclesiastica in chiave antireligiosa. Vedi la recente sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo sulla presenza del Crocifisso nelle scuole. In questo caso la laicità non riguarda solo il confronto fra Stato Italiano e Chiesa Cattolica ma il rispetto della libertà religiosa in senso ampio considerando, fra l’altro, che l’Italia non è più un paese monoculturale, ma c’è una presenza crescente di altre religioni. Chi si oppone alla sentenza afferma che il crocifisso è un simbolo storico che ormai fa parte della nostra cultura, mentre è chiaramente un simbolo religioso cattolico. Infatti anche i protestanti non lo mettono nei luoghi pubblici. Il problema è che si sta discutendo di toglierlo. Ben altri sarebbero i toni se la discussione fosse se metterlo o meno. Si potrebbe considerare di non metterlo nei nuovi edifici scolastici?

13.In Italia ci sono molti incontri interreligiosi dove il confronto fra le religioni avviene in modo serio e di rispetto reciproco. Ci sono gruppi di lavoro dove sono definite le metodologie di confronto e di conoscenza reciproca. Tutto questo avviene a livelli alti, mentre nella scuola statale si continua a rivendicare l’insegnamento di come essere cattolici.

Pure con le limitazioni sopra dette il confronto-scontro fra laicità e religiosità ha determinato alcuni limiti dello spazio religioso nel mondo occidentale. Questo è avvenuto molto poco in altre religioni, come ad es. nell’Islam.

 

Socializzazione collettiva

 

Si è sviluppata una socializzazione resa molto vivace dalle esperienze concrete di genitori e insegnanti presenti. E’ stato rilevato che nelle scuole esiste una situazione di illegalità diffusa in relazione all’obbligo sancito dalla legge di assicurare un percorso educativo per gli studenti che non scelgono l’insegnamento della religione cattolica. Salvo rare eccezioni a questi studenti si chiede di entrare a scuola più tardi o di uscire prima oppure si offre di trattenersi a fare l’attività che vogliono nei corridoi o in classi dove c’è qualche posto libero senza però poter partecipare alle attività didattiche della classe che li ospita. Inoltre c’è un’altra illegalità: la discriminazione che scoraggia la libera scelta prevista dalla legge in quanto agli studenti che scelgono l’alternativa viene a mancare il contributo (quasi) sempre positivo dell’insegnante di religione nella valutazione e negli scrutini. Una insegnante ha proposto di redarre un documento di denuncia e di proposta da far circolare nelle scuole, nei consigli e nei collegi dei docenti per scuotere il torpore e l’indifferenza verso questa situazione d’illegalità e di discriminazione che oltre a creare disagi e sofferenze è in sé molto diseducativa per tutti.

Una insegnante di religione cattolica ha dato un contributo alla socializzazione riconoscendosi in sintonia con quasi tutti gli aspetti della posizione critica espressa dal gruppo che ha introdotto il tema e condivisa dalla comunità. Il suo intervento è stato molto apprezzato anche in relazione alle proposte alternative all’attuale ordinamento dell’insegnamento della religione. La scuola, è stato detto da quella insegnante di religione e confermato e completato da altri interventi, non dovrebbe dare un insegnamento nozionistico né tanto meno dogmatico in nessuna materia. Questo vale in modo particolare per la religione. Un insegnante di storia alle superiori ha detto che l’attuale insegnamento religioso, normalmente basato su tematiche di attualità politica o etica, genera una generale e grave ignoranza sul fenomeno religioso. Quindi non insegnamento confessionale di una fede o di un patrimonio dogmatico di una religione ma nemmeno pura e semplice storia nozionistica delle religioni. Si dovrebbe invece impostare un percorso educativo che possa accompagnare gli studenti nella formazione di una consapevolezza critica del fenomeno religioso in tutti i suoi diversi aspetti: storico ma anche teologico, spirituale, etico, culturale. E tutto ciò con modalità pedagogiche adeguate alle varie età. Per far questo ci vuole personale preparato che ora come ora non esiste. In qualche università di incomincia a realizzare qualche corso sulla fenomenologia religiosa.

L’intervento della insegnante di religione è stato apprezzato perché testimonia che l’impegno per una scuola pubblica laica, nel senso positivo e pieno della parola “laica”, in cui la stessa Comunità dell’Isolotto ha speso tante energie, non è inutile e fa breccia contro tutte le apparenze contarie.

 

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                    Letture e riflessioni bibliche

dalla Prima lettera ai Corinzi

1Paolo, chiamato ad essere apostolo di Gesù Cristo per volontà di Dio, e il fratello Sòstene, 2alla Chiesa di Dio che è in Corinto, a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, chiamati ad essere santi insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro: 3grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo.

4Ringrazio continuamente il mio Dio per voi, a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù, 5perché in lui siete stati arricchiti di tutti i doni, quelli della parola e quelli della scienza. 6La testimonianza di Cristo si è infatti stabilita tra voi così saldamente, 7che nessun dono di grazia più vi manca, mentre aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo. 8Egli vi confermerà sino alla fine, irreprensibili nel giorno del Signore nostro Gesù Cristo: 9fedele è Dio, dal quale siete stati chiamati alla comunione del Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro!

10Vi esorto pertanto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, ad essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e d'intenti. 11Mi è stato segnalato infatti a vostro riguardo, fratelli, dalla gente di Cloe, che vi sono discordie tra voi. 12Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: "Io sono di Paolo", "Io invece sono di Apollo", "E io di Cefa", "E io di Cristo!".

13Cristo è stato forse diviso? Forse Paolo è stato crocifisso per voi, o è nel nome di Paolo che siete stati battezzati? 14Ringrazio Dio di non aver battezzato nessuno di voi, se non Crispo e Gaio, 15perché nessuno possa dire che siete stati battezzati nel mio nome. 16Ho battezzato, è vero, anche la famiglia di Stefana, ma degli altri non so se abbia battezzato alcuno.

17Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma a predicare il vangelo; non però con un discorso sapiente, perché non venga resa vana la croce di Cristo. 18La parola della croce infatti è stoltezza per quelli cha vanno in perdizione, ma per quelli che si salvano, per noi, è potenza di Dio. 19Sta scritto infatti:

Distruggerò la sapienza dei sapienti

e annullerò l'intelligenza degli intelligenti.

20Dov'è il sapiente? Dov'è il dotto?


Dove mai il sottile ragionatore di questo mondo? Non ha forse Dio dimostrato stolta la sapienza di questo mondo? 21Poiché, infatti, nel disegno sapiente di Dio il mondo, con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio, è piaciuto a Dio di salvare i credenti con la stoltezza della predicazione. 22E mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza, 23noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani; 24ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio. 25Perché ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.

26Considerate infatti la vostra chiamata, fratelli: non ci sono tra voi molti sapienti secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili. 27Ma Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, 28Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, 29perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio. 30Ed è per lui che voi siete in Cristo Gesù, il quale per opera di Dio è diventato per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione, 31perché, come sta scritto:

Chi si vanta si vanti nel Signore.

2

1Anch'io, o fratelli, quando sono venuto tra voi, non mi sono presentato ad annunziarvi la testimonianza di Dio con sublimità di parola o di sapienza. 2Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi crocifisso. 3Io venni in mezzo a voi in debolezza e con molto timore e trepidazione; 4e la mia parola e il mio messaggio non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, 5perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio.

6Tra i perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo, né dei dominatori di questo mondo che vengono ridotti al nulla; 7parliamo di una sapienza divina, misteriosa, che è rimasta nascosta, e che Dio ha preordinato prima dei secoli per la nostra gloria. 8Nessuno dei dominatori di questo mondo ha potuto conoscerla; se l'avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria. 9Sta scritto infatti:

Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì,

né mai entrarono in cuore di uomo,

queste ha preparato Dio per coloro che lo amano
.

10Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio. 11Chi conosce i segreti dell'uomo se non lo spirito dell'uomo che è in lui? Così anche i segreti di Dio nessuno li ha mai potuti conoscere se non lo Spirito di Dio. 12Ora, noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere tutto ciò che Dio ci ha donato. 13Di queste cose noi parliamo, non con un linguaggio suggerito dalla sapienza umana, ma insegnato dallo Spirito, esprimendo cose spirituali in termini spirituali. 14L'uomo naturale però non comprende le cose dello Spirito di Dio; esse sono follia per lui, e non è capace di intenderle, perché se ne può giudicare solo per mezzo dello Spirito. 15L'uomo spirituale invece giudica ogni cosa, senza poter essere giudicato da nessuno.

16Chi infatti ha conosciuto il pensiero del Signore

in modo da poterlo dirigere?

 

Proposte di riflessioni

 

Io dissento totalmente da coloro che non vorrebbero che il popolo leggesse le Sacre Scritture tradotte in volgare, come se Cristo avesse insegnato cose così astruse da poter essere capite soltanto da un gruppetto di teologi, o come se la massima sicurezza della religione cristiana consistesse nell'essere ignorata. Può darsi che sia opportuno tenere nascosti i segreti dei re, ma Cristo vuole che i suoi siano divulgati il più possibile. Vorrei che qualsiasi donnetta leggesse il vangelo, leggesse le lettere di Paolo. E magari che questi scritti fossero tradotti nelle lingue di tutti i popoli. Mi piacerebbe che il contadino ne cantasse dei passi mentre guida l'aratro, e il tessitore mentre guida la spola, e che il viandante ingannasse la noia del viaggio con le storie della Scrittura. Tutte le conversazioni di tutti i cristiani dovrebbero basarsi su di essa. Non siamo infatti quali sono i nostri discorsi quotidiani? Sono convinto che la pura e autentica filosofia di Cristo la si attinga col maggior frutto dagli scritti evangelici e da quelli apostolici. Se desideriamo imparare qualcosa, quale autore è più piacevole di Cristo stesso? Se cerchiamo un modello di vita, perché cercare un esempio diverso da Cristo, che è il nostro archetipo? Perché preferiamo imparare la sapienza di Cristo dagli scritti degli uomini, piuttosto che da Cristo stesso? Lui che ha promesso che sarebbe stato con noi fino alla fine dei secoli, mantiene la promessa soprattutto con questi scritti, nei quali ancora oggi vive, respira, parla, direi quasi più efficacemente di quando viveva con gli uomini.

(Erasmo da Rotterdam, Paraclesis, ovvero esortazione allo studio della filosofia cristiana¸ 1516).




Il nostro tempo non conosce purtroppo altro genere di comunicazione se non quella dell'insegnare. Si è dimenticato completamente cos'è esistere... Senza timore e tremore, senza l'agonia da cui nasce la fede, senza il brivido anticipatore dell'adorazione, senza l'orrore della possibilità dello scandalo, si riesce a sapere subito e direttamente ciò che direttamente e subito non è possibile sapere... Con la realtà cristiana si fa ormai una confusione maledetta. Si riduce Cristo all'unità speculativa di Dio e dell'uomo, oppure si respinge senz'altro Cristo e si prende la sua dottrina; o ancora, per conservare un'apparenza di serietà, se ne fa un idolo. Ma lo Spirito è la negazione dell'immediatezza diretta. Se Cristo è vero Dio, bisogna che egli sia nell'inconoscibilità, che indossi l'inconoscibilità. La caratteristica dell'idolo è appunto la conoscibilità diretta. Ecco a che cosa Cristo è ridotto e si ha la pretesa di agire con serietà.



(SÖREN KIERKEGAARD, Esercizio del cristianesimo, 1848, tr. it. Fabro, Sansoni Editore, Milano 1972).

 

domenica 15 novembre 2009

VATICANO S.P.A.

 - TUTTO NEL NOME DEL SIGNORE

La città di Torino, il 12 ottobre scorso, ha visto la presentazione del libro “Vaticano S.p.A” edito da Chiarelettere presso l’unione culturale “Franco Antonicelli” a cura dell’associazione Amici della consulta torinese per la laicità delle istituzioni, con l’introduzione e la conduzione di Federico Calcagno, Presidente dell’associazione e giornalista RAI, la partecipazione di Gianluigi Nuzzi, inviato di “Panorama” ed autore del libro, di don Franco Barbero fondatore della comunità cristiana di base di Pinerolo “Viottoli”, del coordinatore della consulta Tullio Monti e di Edoardo Tortarolo, docente all’Università del Piemonte orientale.

Attraverso questa coraggiosa inchiesta Nuzzi ci porta nelle segrete stanze dei sacri palazzi del Vaticano grazie a monsignor Dardozzi, figura molto importante dello IOR (Istituto Opere di Religione) il quale ha dato vita ad un immenso archivio costituito da 4000 documenti inediti  permettendo di ricostruire la gestione delle finanze vaticane svelando gli intrighi, le ambiguità, le omissioni e forse, è anche il caso di dire, le enormi truffe, di un meccanismo creato sistematicamente “ad hoc”, una vera holding all’interno della Santa Sede.

Suddiviso in due parti, nella prima viene descritta l’ascesa del sacerdote Paul Casimir Marcinkus grazie all’appoggio del cardinale di New York, Francis J. Spellman, figura molto oscura (definito dall’autore come l’elemento che fece da trait d’union tra la CIA e la Democrazia Cristiana onde evitare l’ascesa della sinistra al governo italiano), la sua alleanza con Michele Sindona, il famoso banchiere siciliano noto per i suoi legami con la mafia e la Propaganda Due di Licio Gelli ed i rapporti con Roberto Calvi noto anch’esso per le sue truffaldine operazioni finanziarie.

Ma qualcosa non andò per il verso giusto

Il 12 settembre 1978 il giornalista piduista Mino Pecorelli pubblica i centoventuno nomi di esponenti vaticani che sarebbero affiliati alla massoneria. Tra questi Marcinkus e il suo segretario Donato de Bonis che diventerà ben presto prelato, ossia il tramite tra la banca e i cinque cardinali della Commissione di controllo che dovrà riferire direttamente al Sommo Pontefice. persona ineccepibile che non mantiene più contatti con le figure equivoche della finanza come il suo predecessore  ma che inizierà a creare un sistema di riciclaggio di denaro entro le mura del Vaticano con conti criptati. Nasce così il famigerato deposito “Fondazione Cardinale Francis Spellman” gestito per conto di Giulio Andreotti. Altro evento oscuro la morte improvvisa di Papa Luciani dopo aver dichiarato la sua intenzione di far luce sulle ombre dello IOR.

Intanto per Sindona la situazione sta ormai precipitando ed organizza l’omicidio di Ambrosoli avvenuto nel luglio del 1979 mentre Calvi nel giugno del 1982 verrà trovato impiccato sotto il ponte dei frati neri a Londra. Nell’agosto dello stesso anno si dispone la liquidazione del Banco Ambrosiano.

Nelle pagine seguenti è possibile esaminare la vicenda Enimont dal 1989 all’apertura delle inchieste. Dopo il suicidio di Raul Gardini e Gabriele Cagliari, ormai iscritti nel registro degli indagati, una tempesta si abbatte sullo IOR grazie al lavoro dei magistrati mentre sui giornali si anticipa la notizia dei presunti collegamenti con il Vaticano.

Tra il 1992 ed il 1993 una serie di eventi segneranno il paese nel passaggio dalla prima alla seconda repubblica: gli omicidi dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, del giornalista Mino Pecorelli, le dichiarazioni di Tommaso Buscetta e la presunta implicazione di Giulio Andreotti con cosa nostra.

Esplode anche lo scandalo delle mazzette Enimont e dai documenti di Dardozzi risulta evidente come qualcuno abbia violato il segreto istruttorio in quanto la santa Sede era già stata informata.

Con il processo del 1994 vengono imputati molti politici tra i quali  Bettino Craxi, Arnaldo Forlani, Umberto Bossi e Claudio Martelli ma nell’elenco non vi è nemmeno un sacerdote e nessun ecclesiastico viene ascoltato come testimone.

E ancora montagne di denaro versate su fantomatici conti a favore di Istituti o Fondazioni benefiche divenuti strumenti per attività finanziarie occulte come per esempio il movimento ecclesiale “Lumen Christi” volto alla diffusione della fede cattolica in America Latina o la “St. Francis of Assisi Foundation” che coinvolgerà numerose compagnie assicurative.

Ma nel bilancio del Vaticano c’è ancora posto per le offerte delle sante messe e  per i defunti, donazioni di denaro, di arredi antichi, di opere d’arte e proprietà immobiliari sparse per l’Europa.

Del resto lo stesso Marcinkus aveva sostenuto che “Si può vivere in questo mondo senza preoccuparsi del denaro?

Non si può dirigere la Chiesa con le Avemaria”.

La seconda parte del libro si muove da nuove e inedite testimonianze da cui emergono legami con la mafia e il progetto di costruzione di un “grande centro” giusto per ricordare che la Chiesa non si occupa solo delle anime ma anche di politica e questioni di Stato.

Siamo ormai di fronte ad una banca mondiale appartenente all’unica teocrazia esistente.

Restano ancora molti punti oscuri come la destinazione di fondi per finanziare le minoranze cattoliche nei paesi dell’Est e i regimi totalitari in America Latina.  

Parole molto dure e di condanna quelle pronunciate da don Franco Barbero di Pinerolo che con la sua amara ironia ha commentato la doppiezza e il degrado della Chiesa sostenendo l’assoluta necessità della laicità dello Stato e delle istituzioni dove “Dio non c’entra e mentre la Chiesa continua a parlare di diritti si dirige sempre dalla parte opposta” lontana dai deboli e dai bisognosi “vera scuola di affarismo ed ipocrisia…sistema di reale corruzione, di ricatto economico, continuando a seminare la paura di parlare”.

E ancora ha aggiunto che “La grande bestemmia è la Chiesa gerarchica in cui si tende a salvare l’immagine piuttosto che cambiare la sostanza”.

Toni più pacati sono giunti da Edoardo Tortarolo che ha trattato degli intrecci tra Vaticano ed economia sottolineando come la forza del libro sia la documentazione perfettamente inserita nel contesto e commentata, senza entrare nel merito di quali fossero le motivazioni di Dardozzi per avere reso pubblico l’archivio dopo la sua morte lasciandola tra le volontà testamentarie e su cui si sono fatte le più svariate ipotesi, ma chiedendosi invece, come storico, quali siano state le modalità di costruzione e di raccolta di queste prove e commentando anche la fragilità del contesto politico italiano in cui si muovono le vicende descritte.

Tullio Monti è intervenuto ricordando che mentre si sono tenuti segreti i rapporti tra Sodano e Pinochet si sono rifiutati i funerali a Piergiorgio Welby e ritenendo di non avere fiducia che lo IOR possa cambiare visti i suoi 4000 dipendenti ed i 44000 correntisti tra ecclesiastici e privati.

Ha anche ricordato come l’elemento più inquietante sia l’enorme massa di denaro che il Vaticano aspira dai cittadini italiani ogni anno. Secondo i calcoli più recenti effettuati dal matematico Piergiorgio Odifreddi, al miliardo di euro dell’8 per mille bisogna aggiungere i soldi elargiti per gli stipendi degli insegnanti di religione e la loro assunzione in ruolo, per i finanziamenti delle scuole cattoliche e le cinque università, per la fornitura di servizi idrici alla città del Vaticano, per l’Opus Dei, per i buoni scuola degli studenti delle scuole cattoliche, per il fondo di sicurezza sociale dei dipendenti vaticani e dei loro familiari, per la ristrutturazione di edifici religiosi, per gli stipendi dei cappellani militari, per il fondo di previdenza del clero, per l’ospedale di padre Pio a san Giovanni Rotondo, per il finanziamento degli oratori, per la costruzione di edifici di culto, ecc…ecc…

Occorre ancora aggiungere una parte dei finanziamenti pubblici alla sanità, di cui una grossa parte viene ancora gestita da istituzioni cattoliche, senza considerare le mancate entrate dovute alle esenzioni ICI per gli edifici vari appartenenti al clero.

Questo libro, che tra l’altro vanta 180.000 copie vendute in quattro mesi, riesce a tenere desta l’attenzione del lettore il quale si trova proiettato in una sorta di “thrilling fantapolitico-finanziario”, documentato minuziosamente, dal finale molto inquietante con le dichiarazioni di Massimo Ciancimino e l’ennesima somma di denaro scomparsa dopo essere stata affidata al noto teologo e demonologo, nonché esorcista, monsignor Corrado Balducci morto nel settembre del 2008. Forse uno scherzo del diavolo?                

Purtroppo anche questo illustre ecclesiastico finirà nel calderone dei cupi ed ambigui personaggi in abito talare che, rifacendosi ai principi dell’Opus Dei, si potrebbero forse definire spiriti che hanno desiderato la santità nell’esercizio del loro ministero? O come direbbe Max Weber ci troviamo di fronte ad un’azione politica in cui l’etica della convenzione si oppone all’etica della responsabilità? D’altronde il fine giustifica i mezzi.

E se un messaggio positivo è giunto in questi giorni dall’arcivescovo Mariano Crociata, segretario generale della CEI, dall’assemblea di Assisi, il quale ha condannato la malavita organizzata in tutte le sue forme sostenendo che mafiosi, camorristi e affiliati alla ‘ndrangheta “sono già scomunicati… chi vive in queste realtà già automaticamente è fuori dalla comunione ecclesiale e dalla Chiesa, anche se si ammanta di una falsa religiosità”, possiamo concedere il beneficio del dubbio e affermare che si tratta solamente di una nuova teologia del lavoro o per meglio dire degli affari.

Naturalmente tutto nel nome del Signore.

E a questo punto credo non ci sia bisogno di altri commenti.

Graziella Sturaro



VATICANO S.P.A.

 - TUTTO NEL NOME DEL SIGNORE

La città di Torino, il 12 ottobre scorso, ha visto la presentazione del libro “Vaticano S.p.A” edito da Chiarelettere presso l’unione culturale “Franco Antonicelli” a cura dell’associazione Amici della consulta torinese per la laicità delle istituzioni, con l’introduzione e la conduzione di Federico Calcagno, Presidente dell’associazione e giornalista RAI, la partecipazione di Gianluigi Nuzzi, inviato di “Panorama” ed autore del libro, di don Franco Barbero fondatore della comunità cristiana di base di Pinerolo “Viottoli”, del coordinatore della consulta Tullio Monti e di Edoardo Tortarolo, docente all’Università del Piemonte orientale.

Attraverso questa coraggiosa inchiesta Nuzzi ci porta nelle segrete stanze dei sacri palazzi del Vaticano grazie a monsignor Dardozzi, figura molto importante dello IOR (Istituto Opere di Religione) il quale ha dato vita ad un immenso archivio costituito da 4000 documenti inediti  permettendo di ricostruire la gestione delle finanze vaticane svelando gli intrighi, le ambiguità, le omissioni e forse, è anche il caso di dire, le enormi truffe, di un meccanismo creato sistematicamente “ad hoc”, una vera holding all’interno della Santa Sede.

Suddiviso in due parti, nella prima viene descritta l’ascesa del sacerdote Paul Casimir Marcinkus grazie all’appoggio del cardinale di New York, Francis J. Spellman, figura molto oscura (definito dall’autore come l’elemento che fece da trait d’union tra la CIA e la Democrazia Cristiana onde evitare l’ascesa della sinistra al governo italiano), la sua alleanza con Michele Sindona, il famoso banchiere siciliano noto per i suoi legami con la mafia e la Propaganda Due di Licio Gelli ed i rapporti con Roberto Calvi noto anch’esso per le sue truffaldine operazioni finanziarie.

Ma qualcosa non andò per il verso giusto

Il 12 settembre 1978 il giornalista piduista Mino Pecorelli pubblica i centoventuno nomi di esponenti vaticani che sarebbero affiliati alla massoneria. Tra questi Marcinkus e il suo segretario Donato de Bonis che diventerà ben presto prelato, ossia il tramite tra la banca e i cinque cardinali della Commissione di controllo che dovrà riferire direttamente al Sommo Pontefice. persona ineccepibile che non mantiene più contatti con le figure equivoche della finanza come il suo predecessore  ma che inizierà a creare un sistema di riciclaggio di denaro entro le mura del Vaticano con conti criptati. Nasce così il famigerato deposito “Fondazione Cardinale Francis Spellman” gestito per conto di Giulio Andreotti. Altro evento oscuro la morte improvvisa di Papa Luciani dopo aver dichiarato la sua intenzione di far luce sulle ombre dello IOR.

Intanto per Sindona la situazione sta ormai precipitando ed organizza l’omicidio di Ambrosoli avvenuto nel luglio del 1979 mentre Calvi nel giugno del 1982 verrà trovato impiccato sotto il ponte dei frati neri a Londra. Nell’agosto dello stesso anno si dispone la liquidazione del Banco Ambrosiano.

Nelle pagine seguenti è possibile esaminare la vicenda Enimont dal 1989 all’apertura delle inchieste. Dopo il suicidio di Raul Gardini e Gabriele Cagliari, ormai iscritti nel registro degli indagati, una tempesta si abbatte sullo IOR grazie al lavoro dei magistrati mentre sui giornali si anticipa la notizia dei presunti collegamenti con il Vaticano.

Tra il 1992 ed il 1993 una serie di eventi segneranno il paese nel passaggio dalla prima alla seconda repubblica: gli omicidi dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, del giornalista Mino Pecorelli, le dichiarazioni di Tommaso Buscetta e la presunta implicazione di Giulio Andreotti con cosa nostra.

Esplode anche lo scandalo delle mazzette Enimont e dai documenti di Dardozzi risulta evidente come qualcuno abbia violato il segreto istruttorio in quanto la santa Sede era già stata informata.

Con il processo del 1994 vengono imputati molti politici tra i quali  Bettino Craxi, Arnaldo Forlani, Umberto Bossi e Claudio Martelli ma nell’elenco non vi è nemmeno un sacerdote e nessun ecclesiastico viene ascoltato come testimone.

E ancora montagne di denaro versate su fantomatici conti a favore di Istituti o Fondazioni benefiche divenuti strumenti per attività finanziarie occulte come per esempio il movimento ecclesiale “Lumen Christi” volto alla diffusione della fede cattolica in America Latina o la “St. Francis of Assisi Foundation” che coinvolgerà numerose compagnie assicurative.

Ma nel bilancio del Vaticano c’è ancora posto per le offerte delle sante messe e  per i defunti, donazioni di denaro, di arredi antichi, di opere d’arte e proprietà immobiliari sparse per l’Europa.

Del resto lo stesso Marcinkus aveva sostenuto che “Si può vivere in questo mondo senza preoccuparsi del denaro?

Non si può dirigere la Chiesa con le Avemaria”.

La seconda parte del libro si muove da nuove e inedite testimonianze da cui emergono legami con la mafia e il progetto di costruzione di un “grande centro” giusto per ricordare che la Chiesa non si occupa solo delle anime ma anche di politica e questioni di Stato.

Siamo ormai di fronte ad una banca mondiale appartenente all’unica teocrazia esistente.

Restano ancora molti punti oscuri come la destinazione di fondi per finanziare le minoranze cattoliche nei paesi dell’Est e i regimi totalitari in America Latina.  

Parole molto dure e di condanna quelle pronunciate da don Franco Barbero di Pinerolo che con la sua amara ironia ha commentato la doppiezza e il degrado della Chiesa sostenendo l’assoluta necessità della laicità dello Stato e delle istituzioni dove “Dio non c’entra e mentre la Chiesa continua a parlare di diritti si dirige sempre dalla parte opposta” lontana dai deboli e dai bisognosi “vera scuola di affarismo ed ipocrisia…sistema di reale corruzione, di ricatto economico, continuando a seminare la paura di parlare”.

E ancora ha aggiunto che “La grande bestemmia è la Chiesa gerarchica in cui si tende a salvare l’immagine piuttosto che cambiare la sostanza”.

Toni più pacati sono giunti da Edoardo Tortarolo che ha trattato degli intrecci tra Vaticano ed economia sottolineando come la forza del libro sia la documentazione perfettamente inserita nel contesto e commentata, senza entrare nel merito di quali fossero le motivazioni di Dardozzi per avere reso pubblico l’archivio dopo la sua morte lasciandola tra le volontà testamentarie e su cui si sono fatte le più svariate ipotesi, ma chiedendosi invece, come storico, quali siano state le modalità di costruzione e di raccolta di queste prove e commentando anche la fragilità del contesto politico italiano in cui si muovono le vicende descritte.

Tullio Monti è intervenuto ricordando che mentre si sono tenuti segreti i rapporti tra Sodano e Pinochet si sono rifiutati i funerali a Piergiorgio Welby e ritenendo di non avere fiducia che lo IOR possa cambiare visti i suoi 4000 dipendenti ed i 44000 correntisti tra ecclesiastici e privati.

Ha anche ricordato come l’elemento più inquietante sia l’enorme massa di denaro che il Vaticano aspira dai cittadini italiani ogni anno. Secondo i calcoli più recenti effettuati dal matematico Piergiorgio Odifreddi, al miliardo di euro dell’8 per mille bisogna aggiungere i soldi elargiti per gli stipendi degli insegnanti di religione e la loro assunzione in ruolo, per i finanziamenti delle scuole cattoliche e le cinque università, per la fornitura di servizi idrici alla città del Vaticano, per l’Opus Dei, per i buoni scuola degli studenti delle scuole cattoliche, per il fondo di sicurezza sociale dei dipendenti vaticani e dei loro familiari, per la ristrutturazione di edifici religiosi, per gli stipendi dei cappellani militari, per il fondo di previdenza del clero, per l’ospedale di padre Pio a san Giovanni Rotondo, per il finanziamento degli oratori, per la costruzione di edifici di culto, ecc…ecc…

Occorre ancora aggiungere una parte dei finanziamenti pubblici alla sanità, di cui una grossa parte viene ancora gestita da istituzioni cattoliche, senza considerare le mancate entrate dovute alle esenzioni ICI per gli edifici vari appartenenti al clero.

Questo libro, che tra l’altro vanta 180.000 copie vendute in quattro mesi, riesce a tenere desta l’attenzione del lettore il quale si trova proiettato in una sorta di “thrilling fantapolitico-finanziario”, documentato minuziosamente, dal finale molto inquietante con le dichiarazioni di Massimo Ciancimino e l’ennesima somma di denaro scomparsa dopo essere stata affidata al noto teologo e demonologo, nonché esorcista, monsignor Corrado Balducci morto nel settembre del 2008. Forse uno scherzo del diavolo?                

Purtroppo anche questo illustre ecclesiastico finirà nel calderone dei cupi ed ambigui personaggi in abito talare che, rifacendosi ai principi dell’Opus Dei, si potrebbero forse definire spiriti che hanno desiderato la santità nell’esercizio del loro ministero? O come direbbe Max Weber ci troviamo di fronte ad un’azione politica in cui l’etica della convenzione si oppone all’etica della responsabilità? D’altronde il fine giustifica i mezzi.

E se un messaggio positivo è giunto in questi giorni dall’arcivescovo Mariano Crociata, segretario generale della CEI, dall’assemblea di Assisi, il quale ha condannato la malavita organizzata in tutte le sue forme sostenendo che mafiosi, camorristi e affiliati alla ‘ndrangheta “sono già scomunicati… chi vive in queste realtà già automaticamente è fuori dalla comunione ecclesiale e dalla Chiesa, anche se si ammanta di una falsa religiosità”, possiamo concedere il beneficio del dubbio e affermare che si tratta solamente di una nuova teologia del lavoro o per meglio dire degli affari.

Naturalmente tutto nel nome del Signore.

E a questo punto credo non ci sia bisogno di altri commenti.

Graziella Sturaro