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giovedì 26 gennaio 2012

Demolizioni di case palestinesi


COMUNICATO STAMPA

Nuove demolizioni nel villaggio beduino di Umm Al Kheer

Dopo le demolizioni l'IDF ha sequestrato un trattore nel villaggio palestinese di Khallet el Mayya



25 gennaio 2012


At-Tuwani – La mattina del 25 gennaio l'esercito israeliano ha prima demolito due abitazioni nel villaggio beduino di Umm Al Kheer e successivamente ha sequestrato un trattore nel villaggio di Khallet el Mayya.
Attorno alle ore 9:00 due bulldozer, scortati da alcune jeep militari e dal Dco (District Coordinating Office) dell'esercito israeliano, hanno fatto irruzione nel villaggio di Umm Al Kheer. Le due abitazioni che sono state demolite non avevano ricevuto alcun avviso di demolizione, sebbene ad oggi pendano sul villaggio 20 ordini di demolizione. La prima struttura apparteneva ad una coppia di anziani, mentre la seconda ad una donna con 9 figli. Durante le operazioni i palestinesi, che hanno cercato di ostacolare le attività interponendosi fra le abitazioni e i bulldozer, sono stati spintonati dai soldati. L'anziano proprietario di una delle abitazioni ha avuto un malore dopo esser stato strattonato dai militari. Intanto nel vicino insediamento israeliano di Karmel 2 ruspe lavoravano alla costruzione di nuove unità abitative.

Poco dopo aver terminato le demolizioni, i mezzi dell'IDF (Israeli Defence Force) si sono recati nel villaggio palestinese di Khallet el Mayya per sequestrare un trattore col rimorchio utilizzato da operai palestinesi per costruire una casa, a cui la settimana precedente il DCO aveva consegnato l'ordine di fermo dei lavori. Nel corso dell'operazione gli abitanti del villaggio si sono interposti e un palestinese si è sdraiato sotto il rimorchio per impedire il sequestro del mezzo, rischiando di essere investito. Gli ufficiali del Dco hanno quindi sganciato il rimorchio portando via solo il trattore.

Umm Al Kheer è un villaggio beduino nato nel 1948, situato nelle colline a sud di Hebron in area C, sotto controllo civile e militare israeliano. Trovandosi a pochi metri dall'insediamento israeliano di Karmel, sorto negli anni '80, il villaggio è soggetto a vessazioni ed a maltrattamenti da parte dei coloni dell'insediamento e dall'esercito israeliano.

La politica portata avanti da Israele in area C è quella di impedire lo sviluppo delle comunità palestinesi negando ogni permesso di costruzione e demolendo ogni struttura considerata “illegale”. Allo stesso tempo, gli insediamenti ed avamposti israeliani presenti nell'area, pur essendo illegali secondo il diritto internazionale, continuano ad espandersi senza sosta mentre i coloni continuano ad attaccare impunemente i palestinesi.

Questa politica di restrizioni, chiusura, demolizioni, evacuazioni e soprusi, unita alle continue violenze da parte dei coloni presenti nell'area, nega di fatto i diritti umani dei palestinesi, ostacolando la possibilità di vivere nei propri villaggi e coltivare le proprie terre impedendo lo sviluppo delle comunità locali.

Ciò nonostante, le comunità palestinesi delle colline a sud di Hebron sono fortemente impegnate nell'affermare i propri diritti ed a resistere in modo nonviolento all'occupazione israeliana.



Operazione Colomba mantiene una presenza costante nel villaggio di At-Tuwani e nell'area delle colline a sud di Hebron dal 2004.



Foto dell'incidente: http://goo.gl/S0Tfg

Video dell'incidente: il video verrà caricato a breve



Per informazioni:

Operazione Colomba, +972 54 99 25 773

lunedì 23 gennaio 2012

Dalla Palestina occupata


Notizia in anteprima

saranno a Firenze:

Manal Al Tamini e  Nariman Al Tamimi

due donne del villaggio di Nabi Saleh – Palestina
che resistono con il coraggio della nonviolenza per la libertà di tutte e tutti
Programma in Italia:
6 Febbraio 2012 -  Arrivo e accoglienza a Roma
7 Febbraio -  Firenze con: Assopace, Cospe, ass. di amicizia Italia-Palestina, Giardino dei Ciliegi, Comunità dell’ Isolotto.


Il resto del programma qui

Addio Splinder- nuovo indirizzo

Questo blog chiude, anzi viene chiuso. Mi trovi al nuovo indirizzo:



http://baracchesempreverdi.blogspot.com/

Cambio casa

Panta rei - Si cambia - Splinder chiude, blogspot apre. La vita continua. Il primo pensiero a Enzo che ci ha lasciato. Ciao Enzo, niente si distrugge tutto si trasforma. Oggi i giornali riportano la notizia del tuo testamento. Riposa tranquillo a Monte Morello, noi ci siamo.

mercoledì 18 gennaio 2012

Dove stavi tu quando...


Lettera-invito aperta alle teologhe e teologi italiani


“Dove stavi tu quando….” (Giobbe 38,4)


Dove stai tu quando si soffrono cambiamenti climatici e cambiamenti di umore?


Dove stai tu mentre il nostro pianeta va al collasso e le multinazionali e le banche, vendute al dio profitto e al dio denaro, governano il mondo?


Dove stai tu quando si deve decidere se intervenire per sostenere un intervento armato della NATO nella terra degli altri?


Dove stai tu quando si riducono tutte le spese per il sociale, la sanità e la scuola, mentre continuano ad aumentare i bilanci della difesa e si spendono cifre folli per le armi?


Dove stai tu quando la gente dei Sud del mondo si sospinge fino alle spiagge di Lampedusa e viene ricacciata indietro o chiusa nei Cie colpevoli soltanto di immigrazione?


Dove stai tu quando qualcuno dice che l’ex primo ministro è meglio che un politico dichiarato gay, perché il primo è secondo natura?


Dove stai tu quando il bilancio familiare è insufficiente e si vive una precarietà che riduce a brandelli sogni e progetti?


Dove stai tu quando gli indignados scendono in piazza o fanno rete virtuale su internet?


E ancora….perchè accettiamo solamente che qualcuno tenga le chiavi del Regno e decida chi farci entrare?


Forse tu ci sei? E se ci sei, ci sei clandestinamente perché la tua teologia non appartiene a questi ambiti?


Quando il profeta Gioele (3,1-2) dice che tutti diventeranno profeti e gli anziani faranno sogni e i giovani avranno visioni a chi si rivolge? Forse non parla a tutti gli uomini e le donne del nostro tempo?


E allora, se fare sogni e interpretarli e diventare profeti è proprio della teologia, non è forse vero che tutti i credenti sono teologi? E perché non glielo diciamo più?


Con queste ed altre inquietudini vorremmo convocare tutte le teologhe e i teologi ad un incontro aperto


VENERDI’ 20 GENNAIO dalle 17.30


c/o la sede della Comunità delle Piagge


Centro comunitario sociale Il Pozzo – Via Lombardia 1/p- Firenze


Alessandro Santoro – prete della Comunità delle Piagge – Firenze


Antonietta Potente – teologa domenicana


Andrea Bigalli – prete di S.Andrea in Percussina – Firenze


Pasquale Gentili – parroco di Sorrivoli (Cesena)


Benito Fusco – frate dei Servi di Maria – bologna


Pier Luigi Di Piazza – parroco Centro Balducci di Zugliano (Udine)


Paolo Tofani – parroco di Agliana (Pistoia)

domenica 15 gennaio 2012

“non aver paura, ti racconto una storia”


Comunità dell’Isolotto: incontri ragazzi, genitori, adulti

8 gennaio 2012

“non aver paura, ti racconto una storia”

la paura, la fuga: dalle minacce di morte, verso la speranza nel nuovo e all’accoglienza

 

1. Introduzione al film “Vai e vivrai”

Siamo in Africa nel 1984. Il Mossad, il servizio segreto israeliano sta organizzando, con la complicità dei servizi segreti americani, il trasferimento in Israele di un gruppo di ebrei etiopi chiamati "Falascia", facendoli passare attraverso uno dei campi profughi presenti in Sudan, per salvarli dalla persecuzione degli etiopi filocomunisti. In uno di questi campi vive insieme alla madre un bimbo anch'egli etiope ma cristiano.

Un giorno, una madre ebrea perde il figlio ammalato, Shlomo, e la madre del bambino cristiano, che comprende come la possibilità di sopravvivere in quel campo profughi sia quasi nulla per il figlio, lo affida alla donna ebrea, sperando che, quando il "nuovo" Shlomo possa fuggire dal campo fingendosi ebreo. Il trucco funziona, e il bambino riesce ad arrivare in Israele.

Qui, adottato da una famiglia che si dichiara di sinistra, cresce in mezzo alle guerre, all'amore per una ragazza (Sarah), che in seguito sposerà, agli studi religiosi e al disprezzo che alcuni (tra cui il padre di Sarah) hanno per lui (perché è nero, e non bianco). Tuttavia, pur essendo abbastanza felice, sente fortemente il desiderio di tornare dalla madre, rimasta in Sudan, e gli pesa molto il segreto di non essere ebreo.

In seguito, si trasferisce a Parigi, per studiare come medico, e nel finale del film lo si vede, tra i Medici Senza Frontiere, rincontrare l'anziana madre: il suo sogno di ritrovarla e riabbracciarla è stato coronato.

 

2. Proiezione della prima scena (vai e vivrai: allontanamento dalla madre e l’altra madre che prende Shlomo per mano)

 

3. Racconto della fuga in Egitto tratto dal Vangelo di Matteo

Gesù nacque a Betlemme, una piccola città della Giudea la regione a sud della Palestina, dove vi era il grande Tempio di Gerusalemme e dove regnava il re Erode.

Dopo la sua nascita arrivarono a Gerusalemme i magi, che non erano re come spesso di dice ma uomini sapienti che venivano da oriente, astronomi che osservavano il cielo. E fu proprio osservando il cielo che videro una stella interessante, la interpretarono come un prodigio e pensarono di seguirla.

I magi si misero in viaggio e arrivati a Gerusalemme domandarono in giro: “Sapete dove si trova un bambino, nato da poco, che sarà Re dei Giudei?”; in Oriente abbiamo visto una stella, l’abbiamo seguita e siamo venuti a qui a cercare e salutare questo bambino”.

Queste parole misero in agitazione il Re Erode, che era un re molto prepotente, che aveva paura di perdere il potere e aveva paura che Gesù potesse diventare da grande re al suo posto. Così Erode chiamò in segreto quei sapienti venuti da lontano e disse loro: “Andate e cercate il bambino e quando l’avrete trovato venite a dirmelo in modo che anch’io possa andare ad onorarlo”.

Guidati dalla stella i magi arrivarono nel luogo dove era nato il bambino, si inginocchiarono e offrirono i loro doni. Più tardi Dio li avvertì di non tornare da Re Erode, ma di tornare a casa facendo un’altra strada.

Dopo la loro partenza un angelo parlò a Giuseppe in sogno e gli disse: “Alzati, prendi il bambino e sua madre e fuggi, fuggi in Egitto. Erode sta cercando il bambino per ucciderlo. Rimani in Egitto finché io non ti avvertirò”.

Così Giuseppe, preoccupato, si alzò di notte, prese con sé il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, in terra straniera.

Il Re Erode non vedendo tornare i sapienti d’Oriente capì di essere stato ingannato. E ricordando cosa si era fatto dire, calcolò il tempo e diede ordine di uccidere tutti i bambini di Betlemme e dei dintorni da due anni in giù.

Gesù fu salvo e visse da straniero in Egitto con la famiglia per diverso tempo fino a quando non morì Erode.


                                                                      



la prima sottolineatura al racconto del Vangelo: leggendo il racconto sulla fuga si vede che Dio suggerisce in sogno a Giuseppe di scappare con il bambino e Maria. Sembra che Dio abbia salvato quel bambino e si sia disinteressato degli altri. Ma noi abbiamo imparato da tempo che il racconto NON è un racconto storico, è stato raccontato e poi scritto così per avvolgere di straordinarietà la nascita di un bambino di una famiglia povera come tante altre nel mondo di allora e di oggi.



Noi possiamo immaginare che alcune persone avessero saputo delle intenzioni di Erode, che queste notizie siano circolate passando di bocca in bocca, magari sussurrate di nascosto tra persone solidali, e che queste persone si siano organizzate, si siano aiutate e che alcune siano riuscite a salvarsi e altre no come è successo poi in tante epoche storiche. Questo per dire che gli “angeli” sono le persone che hanno passato le notizie utili per aiutarsi ed è la solidarietà che salva, che aiuta e sostiene nelle difficoltà.



                                        


4. Proiezione della scena dell’interrogatorio (con breve introduzione)

Gli ebrei etiopi, una volta arrivati in Israele, vengono interrogati nei centri  di accoglienza perché si deve essere sicuri che effettivamente siano ebrei e che qualcuno non abbia approfittato, mentendo sulla propria religione, della situazione per scappare dall’Africa. Vengono fatte loro domande sule origini, sulla famiglia, sulla lingua e chi non viene ritenuto davvero ebreo viene rimandato indietro al suo destino.

 

5. Lettura del brano “Sono generalmente di piccola statura e di pelle scura”


emigranti-italiani-a-ellis-island“Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l’acqua e molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane.

Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri.

Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.

Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti.

Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina; sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti.

Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro.

Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti.

Le nostre donne li evitano, non solo perché poco attraenti e selvatici, ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro.

I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali”.

 

Indovinate di chi si parla? Il testo è tratto da una relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912. La relazione prosegue così: “Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti, ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione”.

 

6. Proiezione della scena della disputa (con breve introduzione alla scena del film)

La scena propone un momento della vita di Shlomo in qui lui è già adulto e vuole cimentarsi in questa sfida con un altro ragazzo per far capire la propria conoscenza della religione ebraica;

il duello si volge su un argomento religioso scelto da un’apposita “giuria” che valuta la capacità di argomentare dei due disputanti. Shlomo vuole soprattutto dimostrare al padre di Sarah, la ragazza di cui è innamorato, che è degno di lei poiché ebreo “autentico”. Shlomo per tutta la vita vive questo conflitto fra le sue vere origini e il dover dimostrare di essere qualcun altro.

 

7. Laboratorio con collage di volti di bambini di ogni parte del mondo

Per introdurre il laboratorio: dal racconto del Vangelo vogliamo sottolineare qualcosa che non viene solitamente sottolineato: Gesù è stato un bambino straniero, la sua famiglia è stata una famiglia in fuga, profuga per un tempo lungo.

 

mentre facciamo il cartellone cantiamo le canzoni Hey ma’ e Di che colore è la pelle di Dio

 

Canzoni

 

 




Di che colore è la pelle di Dio?

 

Buona notte dissi al mio bambino

tanto stanco quando il giorno finì.

Allora chiese: “Dimmi, papà,


la pelle di Dio che colore ha?”

 

Di che colore è la pelle di Dio?

Di che colore è la pelle di Dio?

E’ nera, rossa, gialla, bruna, bianca, perché


Dio ci vede uguali davanti a sé.

Dio ci vede uguali davanti a sé.

Con l’occhio innocente egli mi guardò,

mentire non potevo quando domandò:

“Perché le razze s’odiano, papà,

se per Dio siamo una sola umanità ?


Di che color è la pelle di Dio?

Di che color è la pelle di Dio?

E’ nera, rossa, gialla, bruna, bianca, perché


lui ci vede uguali davanti a sé.

Lui ci vede uguali davanti a sé

“Questo, figliolo, non continuerà,

l’uomo al fine imparerà

come dobbiamo vivere noi

figli di Dio da ora in poi.”


Di che color è la pelle di Dio?

Di che color è la pelle di Dio?

E’ nera, rossa, gialla, bruna, bianca, perché


lui ci vede uguali davanti a sé.

Lui ci vede uguali davanti a sé

Dio ci ha dato l’opportunità

di creare un mondo di fraternità.

Le razze diverse devono andar

saldamente unite da mar a mar.

HEY MA’

Dimmi ma' è vero che tutti gli altri sono uguali a me?

Eh no non è proprio cosi

Hey mà è vero che chi è più bianco è più forte di me?

Eh si sarà sempre cosi

Hey ma' è vero che chi è più forte ha più ragione di me

Eh si sarà sempre così

Ma è vero che il colore è solo luce

E la luce è la speranza e che siamo noi…..




Hey mà tu dici che Cristo ha l'anima uguale a me

Eh si nera come te

Cristo ha l'anima di un'arlecchino tutti i colori dell'arcobaleno

Eh si forse è proprio cosi

Sarà vero che il colore è solo luce

E la luce è la speranza e che siamo noi la speranza Camminando noi verso il sole dentro il sole che salirà




Nero può essere bandiera per un'idea libera e vera

Hey ma' un giorno verrà  che Caino non ammazzerà

Eh no suo fratello mai più

Sam Cam Yafet non avran colore saran figli di un professore

Eh si può esser proprio cosi

Sarà vero che il colore è solo luce

E la luce è la speranza e che siamo noi la
speranza Camminando noi verso il sole dentro il sole che salirà

 

La la laio la laio la la laio la

la la laio la la la la la laio la

La la laio la laio la la laio la

la la laio la la la la la laio la

 



 

 

8. Petizione per la cittadinanza ai figli di immigrati nati in Italia

 

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napoletano si è espresso in favore dell’estensione della cittadinanza italiana ai figli di stranieri nati e cresciuti in Italia.

Palazzo del Quirinale, 22/11/2011: …Io ne ho parlato qualche giorno fa ricevendo i "nuovi cittadini" (ai quali abbiamo dedicato una speciale udienza). Ho messo soprattutto l'accento su quella che è un'autentica, non so se definirla follia o assurdità, cioè quella dei bambini di immigrati nati in Italia che non diventano cittadini italiani. Noi abbiamo oramai centinaia di migliaia di bambini immigrati che frequentano le nostre scuole e che, per una quota non trascurabile, sono nati in Italia, ma ad essi non è riconosciuto questo diritto elementare, ed è così negata la possibilità di soddisfare una loro aspirazione - che dovrebbe corrispondere anche a una visione nostra, nazionale, volta ad acquisire delle giovani nuove energie ad una società abbastanza largamente invecchiata (se non sclerotizzata).

 

 



 

il Comitato promotore provinciale di Firenze

Del comitato promotore provinciale fiorentino fanno parte: Arci, Acli, Asgi, Libera, Caritas, Comitato Primo Marzo, Cgil Camera del Lavoro Metropolitana Firenze, CNCA, Fcei-Gould, Rete Antirazzista, Associazione per la Sinistra Unita e Plurale - Rete @ sinistra.

Ha sede all'Arci di Firenze in piazza dei Ciompi 11.

Per info e adesioni: litaliasonoanchiofirenze@gmail.com

 

9. Racconto della storia di Sammy (ANLADI Annulliamo la distanza)

Storie di donne rom


sabato 13 gennaio Giardino dei ciliegi, via dell'Agnolo 5,, Mara Baronti e Sandra Cammelli presentano "Storie di donne rom fra tradizione e cambiamento", ed. Tufani, Ferrara di Paola Galli.


 


La presentazione del libro ha dato modo ai presenti di confrontare il contenuto delle interviste a donne rom (mamme e figlie) con lo svolgimento dei fatti riguardanti la situazione attuale del laboratorio Kimeta a rischio di chiusura, ennesima vittima dell'economia di "mercato" che sta strozzando tutto ciò che non rientra nei parametri do pil, spread e giochi di borsa...


All'inizio Mara Baronti ha ricordato i legami tra il Giardino e la Comunità dell'Isolotto che avevano visto nell'incontro tra Enzo e Margherita Hack uno  dei momenti alti e significativi  dell'impegno del Giardino. 


La presenza di Fatima Rufat del villaggio rom e l'intervento di Luciana Angeloni hanno messo in rilievo l'esigenza di porre in atto tutte le iniziative possibili per garantire il proseguimento dell'esperienza del laboratorio che non conosce crisi di offerta di lavoro.


E' seguito un dibattito intenso e partecipato, come sempre quando alle idee si uniscono le esperienze vissute.