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giovedì 15 settembre 2011

Ci voleva una grande crisi


 



MANOVRA: APPROVATO ODG SU REVISIONE ESENZIONE ICI PER CHIESA E TRASPARENZA IOR Roma, 14 set. (Adnkronos) - La Camera con 254 voti a favore, 185 contrari e 137 astenuti, soprattutto nelle fila di Lega e PdL, ha approvato un ordine del giorno sulla manovra di finanza pubblica presentato dal deputato di Fli Enzo Raisi, per la revisione delle esenzioni fiscali di cui beneficia la Chiesa, con la richiesta di escludere le attivita' commerciali, anche se esercitate non in via esclusiva, facendo salve solo quelle accessorie fino ad un fatturato massimo di diecimila euro annui, e l'apertura di un tavolo di confronto con la Santa Sede per arrivare alla piena adesione dello Ior, la banca vaticana, alle norme in materia di evasione ed elusione  fiscale, riciclaggio e frodi vigenti nell'Unione europea.

'A questo punto - ha commentato Enzo Raisi - mi pare chiaro quale sia l'indirizzo del Parlamento, anche con la 'non opposizione di vasti settori della maggioranza, su di un tema che tante polemiche ha suscitato. Non penso affatto che, per quanto inaspettato, sia un voto contro la Chiesa, ma per l'equita' fiscale, la concorrenza dei mercati e la trasparenza bancaria'.


mercoledì 14 settembre 2011

L'incontro di domenica 11 settembre 2011


 



L'incontro di domenica scorsa 11 settembre 2011, alle baracche verdi di via degli aceri, è stato un momento di riflessione importante sul presente ed il futuro della continuità dei nostri appuntamenti domenicali. Dopo aver condiviso una interessante riflessione biblica di Giuseppe sull’attualità del messaggio del Profeta Ezechiele, ciascuno dei presenti, eravamo circa trenta, ha fatto le sue considerazioni ed espresso il proprio pensiero e le proprie emozioni: tutti hanno sottolineato l’importanza, il valore e il desiderio di continuare, se e per quanto sarà possibile, ad incontrarsi ogni domenica.

L’appuntamento domenicale è descritto e vissuto come momento di incontro, di arricchimento reciproco, di sostegno personale, di riflessione ed approfondimento, sia come esperienza aperta all'intreccio ed alla contaminazione con tutti coloro che vivono questo nostro stare insieme come riferimento e ne apprezzano metodo, valori, contenuti e disponibilità al confronto ed alla collaborazione. E’ stato sottolineato il valore di testimonianza, per noi stessi e per il resto del mondo cristiano e non, del modo di vivere l’assemblea eucaristica, sul fatto che esiste anche questo nostro “modo altro” di esprimere e vivere il messaggio e i gesti della memoria evangelica.

Sono emersi anche problemi legati da un lato alla precarietà di alcuni gruppi, e dall’altro alla organizzazione logistica delle baracche. Consapevoli tutti della precarietà oggettiva della nostra realtà attuale: abbiamo condiviso che faremo della consapevolezza di tale precarietà una risorsa per procedere nel nostro impegno con semplicità, senso del limite e strategie creative che ci facilitino il compito che ci prefiggiamo. 

Domenica prossima 18 settembre ci siamo dati come tema quello di tornare a riflettere sulla laicità: Luisella relazionerà su quanto emerso negli ultimi tempi nella Consulta per la Laicità (nella quale, insieme a Paola, è rappresentante della Comunità) che si prepara ad un convegno che si terrà a breve a Firenze; la Comunità inoltre sarà coinvolta nell’ambito delle attività della Consulta a guidare una riflessione sul tema “laicità e fine vita”; tutti (chi vuole chi può) porteremo domenica dei contributi per sviluppare la discussione. Sergio curerà la riflessione biblica.

Una parte del tempo sarà poi dedicata a riprendere le fila organizzative dei gruppi della domenica.

Verrà portato l’elenco dei gruppi attuali per verificarne la composizione e preparare un primo programma per i prossimi incontri; a questo proposito è stato proposto di inserire alla fine del ciclo dei gruppi una domenica libera, da dedicare ad approfondimenti che non fossero stati possibili nel tempo della assemblea della domenica. Ridiscuteremo meglio questa proposta.

Questa relazione per informare chi era assente ma anche per consolidare la

memoria delle belle cose che ci siamo detti e l'impegno di tutti noi .

 


Luciana, Claudia, Enzo, Maurizio







sabato 10 settembre 2011

Io e Dio

“IO E DIO”: NUOVO LIBRO DI MANCUSO -  DI GUSTAVO ZAGREBELSKY

da: la Repubblica di venerdì 9 settembre 2011

Su questo libro non mancheranno discussioni e polemiche. Che sia ignorato è impossibile, se non altro perché esprime intelligenza e sensibilità che è di molti nel mondo cattolico, più di quanti si palesino. Le sue tesi si sviluppano dall´interno del messaggio cristiano, della "buona novella". Vito Mancuso, che tenacemente si professa cattolico, cerca il confronto, un confronto non facile. Lui si considera "dentro"; ma l´ortodossia lo colloca "fuori". Tutto si svolge con rispetto, ma l´accusa mossa al discorso ch´egli va svolgendo da tempo è radicale. La sua sarebbe, negli esiti, una teologia confortevole e consolatoria, segno di tempi permissivi, relativisti e ostili alle durezze della verità cristiana; nelle premesse, sarebbe la riproposizione di un, nella storia del cristianesimo, mai sopito spirito gnostico. Uno "gnostico à la page"?

Il motivo conduttore del libro “Io e Dio” (Garzanti) è il primato della coscienza e dell´autenticità sulla gerarchia e sulla tradizione, nei discorsi sul "divino". Siamo nel campo della "teologia fondamentale", cioè dell´atteggiamento verso a ciò che chiamiamo Dio e delle "vie" e dei mezzi per conoscerlo: in breve, delle ragioni a priori della fede religiosa. Ma, la teologia fondamentale è la base di ogni altra teologia. La teologia morale, in particolare, riguarda l´agire giusto, ovunque la presenza di Dio possa essere rilevante: la politica, l´economia, la cultura, il tempo libero, l´amore e la sessualità, la scienza... La teologia aspira alla totalità della vita. Si comprende così la portata del rovesciamento, dall´autorità che vincola alla coscienza che libera. Quella di Mancuso vuole essere, tanto nel conoscere quanto nell´agire, una teologia liberante, non opprimente. Le sue categorie non sono il divieto, il peccato e la pena, ma la libertà, la responsabilità e la felicità. Sullo sfondo, non c´è il terrore dell´inferno ma la chiamata alla vita buona.

Il passo decisivo è forse il rigetto dell´idea di un dio come "persona": un Dio che comanda, giudica, condanna, cioè esercita un potere esterno, assoluto e irresistibile. Il sacrificio di Isacco (Dio ordina ad Abramo di sgozzare il figlio, vittima sacrificale; Abramo non obbietta; Dio all´ultimo ferma il coltello) è di solito presentato come esempio di fede perfetta, ma Mancuso ne prova disgusto, sia per l´immagine d´un dio spietato (la mano omicida, comunque, viene trattenuta in tempo), sia per la disumanità d´un padre capace di tanto delitto. Quel padre, però, è immagine della perfetta fedeltà al "divino", lodata nei secoli da una tradizione in cui fede e violenza si danno facilmente la mano. Quando poi sulla parola di Dio (il "Dio lo vuole") si crea il potere d´una chiesa, la violenza sulle coscienze è sempre di nuovo possibile da parte di "uomini di Dio". La perfezione cristiana per Ignazio di Loyola – se vedo bianco e la Chiesa dice nero, è nero – nasce da una concezione del divino che, invece di ravvivare, spegne.

«Il mio assoluto, il mio dio, ciò che presiede la mia vita, non è nulla di esterno a me», dice Mancuso. Vuol dire che è dentro di me, nel senso ch´io sono dio per me stesso? Per nulla. «Credendo in Dio, io non credo all´esistenza di un ente separato da qualche parte là in alto; credo piuttosto a una dimensione dell´essere più profonda di ciò che appare in superficie […], capace di contenere la nostra interiorità e di produrre già ora energia vitale più preziosa, perché quando l´attingiamo ne ricaviamo luce, forza, voglia di vivere, desiderio di onestà. Per me affermare l´esistenza di Dio significa credere che questa dimensione, invisibile agli occhi, ma essenziale al cuore, esista, e sia la casa della giustizia, del bene, della bellezza perfetta, della definitiva realtà». Credere in Dio, allora, non è lo "status del credente"; non è dire: "Signore, Signore" a un deus ex machina che ci salva dai pericoli – qui Mancuso è Bonhöffer –. È agire per colmare lo scarto tra il mondo, così com´è, e la sua perfezione, alla cui realizzazione la fede chiama i credenti. Con un´espressione di Teilhard de Chardin, credere è amouriser le monde. È un modo di ridire le parole di Gesù che chiama i suoi discepoli a essere "sale della terra" Si può essere sale sacrificando la libertà? Al più, si può essere soldati di Cristo.

Questa teologia è insieme gioiosa e tragica: gioiosa perché indica, come senso della vita, il bene – sintesi di giustizia, verità e bellezza –; tragica, perché è consapevole dell´enormità del compito. Dice Mancuso: «Conosco il dramma e talora la tragedia che spesso attraversa il mestiere di vivere. Per questo io definisco il mio sentimento della vita come "ottimismo drammatico´": vivo cioè nella convinzione fondamentale di far parte di un senso di armonia, di bene, di razionalità, e per questo parlo di ottimismo, ma sono altresì convinto che tale armonia si compie solo in modo drammatico, cioè lottando e soffrendo all´interno di un processo da cui non è assente il negativo e l´assurdo». È questa un´accomodante e confortevole giustificazione delle coscienze, l´autorizzazione alla creazione di "dei di comodo"? Per nulla. Al contrario, è un appello al rigore morale come risposta onesta, autentica, al senso del divino che sta nell´essere umano. Ma qui viene la seconda accusa: gnosticismo.

La teologia di Mancuso sarebbe una riedizione dell´orgoglio di chi si considera "illuminato" da una grazia particolare che lo solleva dalla bruta materia e lo introduce al mondo dello spirito e alla conoscenza delle verità ultime, nascoste agli uomini semplici. La Chiesa ha sempre combattuto la gnosi come eresia, peccato d´orgoglio luciferino. Nelle pagine di Mancuso non mancano argomenti per replicare. Dappertutto s´insiste sull´intrico di materia e spirito e sulla loro appartenenza a quella realtà (che aspira a diventare) buona, cioè vera, giusta e bella, che chiamiamo creazione o azione che va creando. Se mai, il dubbio che potrebbe porsi è se, in quest´unione, non vi sia una venatura panteista: Dio come natura. Punto, probabilmente, da approfondire.

Dal rigetto del dualismo materia-spirito, deriva il rifiuto d´una fede di élite ,contrapposta alla fede di massa. Certo, se il turismo religioso del nostro tempo si scambia per manifestazione di fede, si può pensare che la seria introspezione di coscienza che chiama al vero, bello e giusto sia cosa per pochi. Questa tensione è il carattere della moltitudine degli "uomini di onesto sentire" (gli ánthropoi eudokías dell´angelo che annuncia ai pastori la nascita di Gesù, in Lc 2, 14). La teologia di Mancuso non è affatto da accademia, per pochi iniziati. Il suo libro, al contrario, distrugge il pregiudizio che la teologia sia questione astrusa, per ciò stesso riservata a una cerchia di iniziati, sospetti di astruseria, fumisteria, esoterismo, presunzione. Parliamo di quei teologi che costruiscono sul nulla, a partire da cose inconoscibili, immense cattedrali di pensieri che si arrampicano gli uni sugli altri fino ad altezze inarrivabili, oltre le quali essi stessi, presi dalla vertigine, cercano la salvezza si rifugiano nel mistero. Al contrario, se c´è una materia che dev´essere aperta a tutti, secondo coscienza, questa è la teologia.

Nella "vita buona" di Mancuso, il primato è della coscienza; nella "vita buona" della Chiesa il primato è dell´ubbidienza. Libertà contro autorità: una dialettica vecchia come il mondo. Scambiare la libertà di coscienza con la gnosi è un artificio retorico. Vale per persistere nell´accantonare i molti problematici aspetti della vita della Chiesa impostati su dogmi e gerarchia. Non solo: rende difficile il rapporto con i credenti di altre fedi, religiose e non. Riporta in auge il prepotente principio extra Ecclesiam nulla salus. La teologia di Mancuso consentirebbe di tracciare nuovi e sorprendenti confini, non più basati sull´obbedienza e sulla disciplina. Così, si scoprirebbe forse che molti, che si dicono dentro, sono fuori; e molti, che si dicono fuori, sono dentro. "Dentro" vuol dire: in una comune tensione verso quel logos del mondo che è la giustizia, appannaggio di nessuno e compito dei molti "di onesto sentire", secondo l´insegnamento di G. E. Lessing, l´Autore di Nathan il saggio, al quale Mancuso di frequente ricorre.

Ora, si tratta del passo ulteriore: la "teologia sistematica", cioè la rilettura d´insieme del messaggio cristiano alla stregua di queste premesse. Dimostrare che una tale rilettura sia possibile è la sfida che Mancuso, con questo libro, dichiara di accettare.

venerdì 9 settembre 2011

Assemblea settimanale

Domenica 11 settembre 2011, alle ore 10,30, riprendono gli incontri settimanali della Comunità pressi le baracche verdi di via degli aceri 1. Ci vediamo.

venerdì 2 settembre 2011

Sciopero generale CGIL

COMUNITÀCRISTIANE DI BASE

Segreteria Tecnica Nazionale

c/o CdB San Paolo - Roma

Via Ostiense, 152/B – 00154 – Roma

328.4366864

segreteria@cdbitalia.it- www.cdbitalia.it

 

Le Comunità cristiane di base (Cdb) esprimono il loro dissenso nei confronti della manovra economica espressa dal governo che, in questa grave fase emergenziale, continua a colpire in molti modi le classi medio basse ed a salvaguardare i patrimoni delle classi agiate. Per questo, quindi, condividono la scelta della Cgil di utilizzare, con grande senso di responsabilità, lo sciopero generale, il più importante strumento di lotta democratica di cui il movimento sindacale è custode. A tale scelta e alla sua piena riuscita le Cdb guardano con fiducia e speranza, per indurre le forze politiche ed economiche ad affrontare la crisi salvaguardando, anziché colpendo duramente e deprimendo irresponsabilmente come invece il governo sta facendo, i diritti sociali dei più deboli, fra cui in primo luogo il diritto al lavoro sancito dalla Costituzione e dallo Statuto dei lavoratori.

Questa vicinanza delle Cdb al movimento dei lavoratori non è occasionale, ma è piuttosto coerente con tutta la loro storia, perché esse sono nate nel tempo conciliare da una feconda contaminazione tra fede cristiana e storia, che ha avuto nella condizione operaia e nelle lotte dei lavoratori un punto centrale di coagulo, fuori dagli schemi della tradizionale dottrina sociale della Chiesa.

Le comunità cristiane di base italiane

Roma, 2 settembre 2011

 

 

domenica 28 agosto 2011

Chiesa e privilegi

Repubblica Firenze 27 agosto 2011 pag.1



 



La Chiesa e la sfida della rinuncia ai privilegi



Enzo Mazzi



 



Era inevitabile che la Chiesa cattolica fosse chiamata in causa di fronte al decreto emanato dal governo per avviare il risanamento della situazione economica.



Non era invece scontato che fosse il Presidente di una Regione come la Toscana, Enrico Rossi, a chiedere pubblicamente all'amministrazione ecclesiastica di "fare la sua parte" rinunciando a qualcosa, "decida lei cosa, se l'esenzione dall'Ici, l'8 per mille o altro ancora".



E’ stato un gesto di grande coraggio che va sostenuto, non solo dai laici ma dagli stessi cattolici.



Al fondo dell’appello c’è il valore della laicità positiva che non è affatto laicismo. “La Chiesa ha da essere dei poveri e non solo per i poveri” tuonò il card. Giacomo Lercaro nell’assise conciliare. La pagò cara perché fu costretto a dimettersi da arcivescovo di Bologna, ma il suo messaggio risuona ancora in molte coscienze di cattolici e non che restano sconvolti dai tanti scandali economici che coinvologono le opere cattoliche e lo stesso Vaticano.



Vorrei raccontare un aneddoto.



Durante un presidio per il diritto alla casa mi accompagno ad un clochard.



- Tu, prete/non-prete – mi dice – convinci il tuo Dio a fare il miracolo di dare una casa a tutti. Dio è "senza fissa dimora", la sua unica chiesa è il mondo, la sua religione è la giustizia e l'amore universale".



- Ma se sono almeno due millenni - gli obbietto provocatoriamente - che i senza fissa dimora, come Gesù di Nazareth, annunciano la distruzione del "Tempio" e sono sempre sconfitti.



- Hai torto anche tu - mi dice - perché pensi la vita come una guerra con vincitori e sconfitti. Questa è la logica del potere. Così ti porti il "Tempio" dentro. Prendi il tuo fagotto per le sole necessità giornaliere e vieni con me a dormire alla stazione. Ti sentirai liberato da ogni forma di Tempio e riconciliato col mondo. La stessa cosa succederebbe anche al papa di Roma e al pope di Mosca e agli altri capi religiosi. Se andassero poveri come li voleva Gesù, i loro conflitti svanirebbero d'incanto.



- Ma allora - gli domando - che ci fai qui a lottare per la casa?



- La casa diventa prigione e tempio perché è un privilegio - ribatte scaldandosi - un possesso esclusivo da difendere contro chi non ce l'ha. Io lotto perché sia un diritto di tutti, una specie di piazza sconfinata.



Non andai con lui a dormire alla stazione. Ma la sua provocazione mi è penetrata ed ha continuato a lavorare nel profondo. Potrei raccontarne mille altre di provocazioni simili. Ognuna di esse è stata per me una testimonianza di laicità in senso molto profondo, come esodo dalla dimensione del privilegio. Si fa strada ormai il senso della “Laicità” come caratteristica di uno stato che fonda la legittimazione propria e delle proprie istanze costitutive esclusivamente su se stesso senza dipendere da autorità esterne, in particolare da autorità religiose. Questo senso della laicità in Occidente è il frutto di conflitti durisssimi che hanno segnato per secoli la transizione dalla societas christiana del medioevo alla modernità e alla secolarizzazione. E di tale conflittualità conserva tutt’ora i segni e le ferite. E’ un po’ il nervo scoperto della politica in tutto l’Occidente e nel nostro paese in modo tutto speciale per la particolarità della storia che lo contraddistingue.



La rinuncia della Chiesa cattolica ad alcuni privilegi potrebbe costituire un passo avanti della laicità sia nella stessa Chiesa che si avvicinerebbe a quell’ideale di Chiesa dei poveri che tanti cattolici auspicano, sia dello stato che verrebbe spinto ad assumersi in proprio il compito della sicurezzasociale per tutti.




martedì 23 agosto 2011

La croce della crisi




La croce della crisi va portata anche dal Vaticano. O no?

  La rivista "Lucidamente", diretta dal ns. socio Rino Tripodi, ha pubblicato sull'ultimo numero un articolo del Segretario del Partito Socialista, Riccardo Nencini, dal titolo "
La croce della crisi va portata non solo dai cittadini, ma anche dalla Chiesa cattolica" (http://www.lucidamente.com/wordpress/interventi/riccardo-nencini-la-croce-della-crisi-va-portata-non-solo-dai-cittadini-ma-anche-dalla-chiesa-cattolica/).



 Qualche giorno prima la rivista online "Cronache Laiche" aveva pubblicato un articolo sullo stesso tema di Walter Peruzzi dal titolo "Il Governo del Vaticano" 



(http://www.cronachelaiche.it/2011/08/il-governo-del-vaticano/).







Nel riportare qui sotto ambedue gli articoli, pensiamo che sia giusto che anche la ChiesaCattolica, in quanto finanziata dai cittadini e dallo Stato italiano, contribuisca ad uscire dalla crisi, e non solo a parole.

 Giampietro Sestini



 LA CROCE DELLA CRISI VA PORTATA NON SOLO DAI CITTADINI MA ANCHE DALLA CHIESA CATTOLICA 




  da: www.lucidamente.it di sabato 20 agosto 2011



  Nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Reggio Calabria alla vigilia di Ferragosto, il segretario nazionale del Psi Riccardo Nencini, rispondendo a una domanda relativa ai costi della politica e alla manovra finanziaria presentata dal governo, ha osservato che «è giusto e necessario che tutti facciano la loro parte, cominciando a equiparare le indennità degli assessori e consiglieri regionali al livello più basso, tema, questo, non da oggi oggetto di una delle campagne del Psi».

  Per Nencini tuttavia occorre che: «Chi ha di più paghi di più. In questo contesto appare necessario che anche alla Chiesa cattolica sia chiesto di fare la sua parte, eliminando gli attuali privilegi fiscali e finanziari di cui continua a godere, cosa che non avviene con questa manovra del Governo nazionale».







La proposta del segretario ha subito ottenuto un ampio consenso nel partito.

  Roberto Biscardini si è detto pienamente d’accordo: «Non è giusto che sia concesso solo alla Chiesa di non fare sacrifici. Bisogna che il Parlamento faccia giustizia. Senza la quota non dovuta dell’8 per mille e introducendo l’obbligo anche per la Chiesa di pagare l’Ici sugli immobili commerciali si recupererebbero almeno 8 miliardi di euro all’anno. Non è poco».

  «Tra le tante iniquità di questa manovra spicca l’eliminazione delle feste laiche mentre vengono salvate quelle religiose. Pasquetta, per il governo italiano, vale dunque più della Festa dei lavoratori, onorata in tutte le democrazie occidentali, e della Festa della Liberazione. Così Marco Di Lello, coordinatore della segreteria nazionale del partito. «Evidentemente – ha concluso Di Lello – più ancora dei diktat della Bce in Italia valgono quelli del Vaticano: spero che il Parlamento in un sussulto di dignità corregga queste scelte nell’interesse di tutti gli italiani, e non solo di una parte di essi».







Per Bobo Craxi i privilegi fiscali a enti religiosi e affini, assegnati con la revisione concordataria, oggi, con la grave crisi in atto, non hanno più ragione di sussistere. Mi auguro – ha proseguito Craxi – che venga messa mano a questa materia con spirito costruttivo e per ragioni di equità, non per altro: si recupererebbero, in misura consistente, risorse sottratte allo Stato che, notoriamente, a sua volta ha sempre contribuito a sostenere e ad alimentare enti e istituti religiosi con finalità pubblica».

  Successivamente Nencini ha nuovamente ribadito che «la manovra economica è una croce addosso ai cristiani ma non addosso alla Chiesa. Tra mancato pagamento dell’Ici, finanziamenti tramite l’8 per mille e pagamento da parte dello Stato degli insegnanti di religione – osserva il leader socialista – la Chiesa italiana incamera ogni anno tra gli 8 e i 10 miliardi di euro. Un tesoretto imponente parte del quale dovrebbe essere a disposizione dello Stato per fronteggiare la crisi economica. La Chiesa, invece, risulta esente da ogni responsabilità. L’unico cenno della sua presenza in questi giorni difficili è stato la difesa della Festa di san Gennaro. I cristiani e non cristiani pagano un prezzo salato ma la Chiesa è l’unico soggetto esonerato».



  «Una prova magnifica di ingiustizia – ha concluso Nencini – soprattutto da parte del Governo».

 IL GOVERNO DEL VATICANO - DI WALTER PERUZZI 



  da: www,cronachelaiche.it di martedì 16 agosto 2011



  Pur preso dalle sue manovre di macelleria sociale, il governo Berlusconi-Bossi-Scilipoti ha trovato il tempo per respingere la legge contro l’omofobia, che dava l’orticaria a Giovanardi, e far approvare il ddl sul testamento biologico, in base a cui dovremo morire nei tempi e nei modi stabiliti daDio tramite il suo medico di fiducia, cioè la Chiesa. Il governo si è inoltre preoccupato di non mettere le mani nelle tasche di Ratzinger & soci; e distabilire che anche per saperequando lavorare o fare festa ci si deve regolare sul calendario del Vaticano, eliminando tutte le festività laiche e conservando solo quelle religiose (per quelle locali dei santi patroni si sta “trattando”…).

  Da una fiaba all’altra

 Sono le ultime elemosine fatte dal duo distonico Tremonti-Berlusconi con i nostri soldi. Piccole regalie, rispetto alla baraonda di sovvenzioni, contributi alle private, tagli dell’ICI, coinvolgimento in cricche affari appalti & altre ladronerie piovuti sulla Chiesa in diciassette anni di berlusconismo. Piccole cose, rispetto ai soldi dati ai docenti di religione nominati dalle curie per insegnare la loro religione sempre a spese nostre; o rispetto all’arrogante esposizione del crocifisso, privato amuleto cattolico, in ogni spazio pubblico. Briciole, che non bastano certo a saziare il Vaticano e la CEI, anche se ricche di valore simbolico, come la soppressione delle festività laiche: uno stimolo a dimenticare gli eventi reali della storia (la nascita della repubblica, la liberazione dal nazifascismo, le lotte dei lavoratori), da sempre sgraditi al Caimano e alla sua corte; e ad abbandonarsi alla dimensione fantastica e mitologica nutrita finora dal famigerato «meno tasse per tutti» e adesso – che questa favola è finita – da un vecchio libro di fiabe improbabili e feroci raccontate (si dice) da Jhavé in persona.







Il Bagnasco imbiancato







Ma ci vuol altro. Per questo gli alti prelati, dopo aver retto il sacco al mafioso di Arcore e al razzista di Gemonio, si stanno adesso affannando a trovare nuove sponde. Bertone sta tentando con ripetuti incontri bipartisan di dar vita a una replica fuori tempo della DC; la CEI vagheggia invece un forte gruppo di parlamentari cattolici sparpagliati in vari partiti ma uniti sui principi non negoziabili, cioè pronti a votare come un sol uomo leggi e privilegi richiesti dalla Chiesa. La formula poco conta. L’importante, come ha ripetuto il 10 agosto Bagnasco, è che i cristiani continuino a occupare la scena politica e sociale, perché «essi hanno l’onere e l’onore e di ricordare a tutti chi è l’uomo, quali sono i suoi principi costitutivi, la necessità dell’etica, il suo fondamento trascendente, la via aurea dell’autentica giustizia e del bene comune».







Testimonial cercasi







L’unica incertezza riguarda i testimonial, tipo «se non ci credi, chiedilo a loro», da far sfilare per documentare come i cristiani, nei secoli, abbiano perseguito «la via aurea» in questione. Si sta valutando se potrebbe essere più efficace qualche sopravissuto delle stragi ustascia benedette dal beato Stepinac; o i figli e i nipoti dei desaparecidos assassinati dai generali argentini, compagni di merende del nunzio apostolico Pio Laghi (nell’immagine a colloquio con Videla); o se è meglio qualche dvd, a piacere, sulla vera storia dell’Inquisizione, delle “giustizie” a Roma, dell’evangelizzazione delle Americhe, delle crociate contro infedeli e albigesi, della caccia papale alle streghe. Ma forse basta far parlare qualche rifugiato respinto in mare o rinchiuso nei CIE da Maroni, sulla cui «piena condivisione col pensiero della Chiesa» in materia etica, ha giurato Fisichella.



Inviata da  LiberaUscita



Associazione nazionale laica e apartitica



per il diritto di morire con dignità



via Edgardo Ferrati, 12 - 00154 Roma



tel: 366.4539907 ore 9/12 - 16/18



fax: 06.5127174 ore 0/24



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(pubblicata da Urbano)