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domenica 21 aprile 2013


Il parroco della chiesa dell’Isolotto in Firenze ha esposto sulla facciata della chiesa un grande manifesto in cui rivendica uno spazio di proprietà della parrocchia sul quale si trova il laboratorio dell’associazione “ Lidi”,  un’ esperienza di inserimento al lavoro di persone “invalide”  tuttora in attività, per  farne un “oratorio” e uno “spogliatoio” annesso al campo da calcio della parrocchia. La Comunità dell’Isolotto è intervenuta con il seguente documento:
Lettera aperta della comunità dell’Isolotto a
don. Piero Sabatini parroco della chiesa B.M.V.Madre delle Grazie

Il grande manifesto che spicca sulla facciata grigia della chiesa dell’Isolotto  ha raggiunto lo scopo di attrarre l’attenzione, anche nostra, e riteniamo di dover esprimere  alcune riflessioni in proposito.
Quando la comunità parrocchiale (e non solo il parroco Enzo Mazzi) decise di mettere a disposizione spazi e risorse per affrontare i bisogni della popolazione del quartiere  “e non solo” , fece la scelta consapevole di aprire la parrocchia alla collaborazione aperta con tutte le realtà del territorio per affrontare insieme i problemi che emergevano. Allora i locali che oggi chiamiamo “ la fiaba” e che erano destinati al “cinema parrocchiale” furono messi a disposizione per affrontare il problema “lavoro”, e le numerose stanze della canonica ospitarono:
- il primo “centro sociale”dove assistenti sociali operavano a servizio della popolazione in difficoltà,
-la prima “scuola materna” del quartiere a sostegno delle madri lavoratrici,
-“case famiglia “ per minori abbandonati,
-“spazi di ospitalità” per ex carcerati.
 Fu in questo spirito di solidarietà e di collaborazione che nacque anche il laboratorio per l’inserimento al lavoro dei disabili che allora erano segregati nelle case, fuori dai luoghi della vita, del lavoro, della scuola.
Quando progettammo il laboratorio e fondammo l’associazione “Lidi” eravamo in tanti a collaborare all’iniziativa : un gruppo molto vivo di persone “ invalide” (come allora venivano chiamate), la parrocchia, il comune di Firenze, operatori sociali, operatori sanitari. L’esperienza voleva dimostrare che potevano lavorare e insieme rivendicare il loro diritto all’autodeterminazione e all’autonomia: non aveva dunque principalmente uno scopo umanitario - assistenziale, l’obbiettivo era mettersi insieme per rivendicare dignità e diritti. Dal laboratorio sono nate tante mobilitazioni che hanno contribuito, insieme ad altri, a far approvare la legge per l’obbligo al loro inserimento al lavoro sia nel pubblico che per i privati.
La parrocchia mise a disposizione il terreno con un regolare contratto di affitto che ne garantisse l’autonomia, il comune costruì la struttura, che non è dunque della parrocchia ma dell’ente locale. (Oggi dunque don Piero dovrebbe riflettere di più nel rivendicare quella struttura  per un fine diverso da quello per cui fu costruita. )
 Così nacque il Lidi, un’ esperienza feconda che è cresciuta con il contributo dell’ impegno volontario e della generosità della magnifica popolazione del nostro quartiere.
La scelta consapevole di tutta la comunità parrocchiale fu allora di rifiutare ogni forma di attivismo separato ( oratorio, calcetto,campo sportivo, cinema ) volto ad attirare verso la parrocchia i giovani e la popolazione in antagonismo alle case del popolo, per realizzare un impegno aperto per il cambiamento e la difesa dei diritti e del bene comune  e per costruire una “ comunità –quartiere”.
Da allora molte cose sono cambiate, grazie alle tante collaborazioni l’Isolotto (come parte del  quartiere 4) è diventato un quartiere apprezzato da molti e che sempre più persone  scelgono per abitare.
Dove vede don Piero il degrado? Sul nostro territorio luoghi per coltivare sport ce ne sono come in nessun altro.  La cura del verde,i giardini fioriti, il “viale dei bambini”  che non esiste in nessun’ altra parte della città e che ha visto crescere generazioni di bambini e  di nonni che hanno insieme intrecciato giochi e serenità .
 E poi i centri per anziani, animazioni, palestre,  la biblioteca più frequentata e ben animata di Firenze, il centro per la musica così apprezzato dai giovani.
E ancora  luoghi di incontro e di dibattito come i locali del consiglio di quartiere, le baracche verdi, il proliferare di  associazioni culturali, di impegno nel sociale, di collaborazione con le scuole. E inoltre i servizi decentrati sul territorio e molto altro : questo è oggi il Q4 e dunque l’Isolotto.
Certo, siamo d’accordo, si può sempre migliorare, il problema dei locali di viale dei pini per esempio ci vede tutti impegnati a valorizzarli  per  affrontare i bisogni degli abitanti, ma la richiesta accolta dalla amministrazione comunale e dal consiglio di quartiere dopo numerosi incontri, è di mantenerne il carattere culturale e la specificità di spazio gestito congiuntamente dalla pubblica amministrazione e da associazioni che intendono animarlo anche come luogo della socialità, questo sì molto utile oggi nel vecchio isolotto.
Quanto al degrado provi don Piero a percorrere le strade, le piazze, i giardini, i luoghi della socialità e dell’impegno insieme agli/alle altre, provi a riscoprire  il valore del “vivere con”, provi a  confrontarsi con i gravi problemi dell’oggi: casa, lavoro, assistenza, riduzione dei servizi, precarietà ed impoverimento diffuso e magari scoprirebbe quanto  sia importante  mettere la sua disponibilità al servizio del LIDI magari per sostenerlo ed animarlo invece di scacciarlo per affermare il  diritto di proprietà o per farne un oratorio e uno spogliatoio: noi sappiamo bene che i locali di cui dispone in canonica sono molti ed ampi .
Ed in fine perché scomodare Giorgio La Pira per rivendicare la proprietà privata? Pensa veramente che “Giorgio La Pira si riconoscerebbe nelle sue rivendicazioni?
Nella nostra storia abbiamo conosciuto lo sfratto di un popolo dalle mura della chiesa per mezzo della forza pubblica, non vorremmo vedere ancora altri “sfratti” perpetrati da un chiesa che continua a lasciare fuori qualcuno. Se la chiesa si apre allora nessuno rimarrà fuori! 
La strada, la piazza, sono state la nostra ricchezza e la nostra salvezza. Alla comunità parrocchiale e a don Piero  consigliamo di seguire questi percorsi liberanti e di collaborare con tutte/i le donne e gli uomini di buona volontà come ci suggerisce il vangelo.

La comunità dell’Isolotto riunita in assemblea
Domenica 14 aprile 2013

giovedì 21 febbraio 2013

Gentile parroco


LA LETTERA DELLA SENATRICE Ada Spadoni Urbani (PDL) inviata a tutti i parroci dell’Umbria .
Perugia, 8 febbraio 2013
Gentile Parroco,
mi sono decisa a scrivere questa lettera ai pastori del popolo cristiano dell'Umbria perché, dopo cinque anni trascorsi in Senato, so con certezza che nei primi mesi della prossima legislatura dovranno essere affrontati in Parlamento parecchi argomenti che riguardano temi etici importanti e delicatissimi. Mi riferisco, tra le altre, alle disposizioni sul fine vita (chi non ricorda il caso Englaro), alla legge sul matrimonio per le coppie omosessuali, all'adozione di bambini nelle stesse coppie omosessuali, alle problematiche sull'uso degli embrioni, all'apertura all'aborto eugenetico (che, di fatto, si va già diffondendo).
In Parlamento, lo scorso anno, ho costituito, assieme ad altri colleghi, l'Associazione parlamentare per la Vita. Una Associazione che è stata un baluardo contro ogni attacco volto a modificare in senso negativo la nostra legislazione. Malgrado ciò recenti orientamenti dei giudici hanno intaccato lo stesso dettato costituzionale in tema di famiglia, di adozioni e di fine vita.
Immagino che sulla politica economica del mio partito non tutto possa essere pienamente condivisibile e che, magari, alcuni preferiscano soluzioni diverse da quelle che abbiamo proposto o che abbiamo in programma di fare. Sui temi etici però, a differenza di altri partiti, il PdL è stato sempre unito e coerente, perché composto da molti cattolici e da altri che si definiscono laici adulti, la cui formazione culturale e politica è in ogni caso improntata al rispetto di tutti i valori non negoziabili. Se di politica economica si può discutere (ma io ho sempre lottato per orientare al bene comune l'azione dello Stato), su queste tematiche non ci sarà possibilità di mediazione. Mediare significherebbe comunque accettare che, prima o poi, si compia un'escalation che ha come traguardo la modificazione dei valori di fondo della nostra società, da ultima, per usare la denuncia dei vescovi spagnoli, la separazione della sessualità dalla persona: non più maschio e femmina, ma il sesso sarebbe un dato anatomico senza rilevanza antropologica. È necessario che nel futuro Parlamento ci sia un numero di persone sufficienti a non far passare leggi contro la famiglia, l'uomo e la sua vita. Io mi sono impegnata e mi impegnerò in questo senso.
Per questo chiedo anche il Suo sostegno e ringrazio per tutto quello che riterrà di fare.  Devotamente saluto,  Ada Urbani  candidata PdL al senato

ECCO LA LETTERA DI RISPOSTA DEL PARROCO UMBRO ALLA LETTERA DI ADA SPADONI URBANI, CANDIDATA DEL PDL AL SENATO, IN CUI CHIEDE IL VOTO DI PARROCI E VESCOVI

Spoleto, 12 febbraio 2013

Gentile Senatrice,

ho ricevuto la sua lettera ai pastori del popolo cristiano dell'Umbria e ho deciso di risponderle in quanto pastore di una parte di questo popolo al quale recentemente il Card. Bagnasco ha raccomandato, dopo alcune eclatanti ed astrali promesse elettorali, di non farsi abbindolare.

Vedo che nella sua lettera lei parla in gran parte dei cosiddetti temi etici che lei riferisce unicamente ai luoghi comuni che tutti i politici in cerca di voti e consensi toccano quando si rivolgono ai cattolici: il fine vita, le unioni omosessuali, gli embrioni, l'aborto.

La ringrazio anche per la citazione dei vescovi spagnoli e per il suo impegno per la formazione culturale e politica improntata al rispetto di tutti i valori non negoziabili.

Ma rivolgendosi ai pastori del popolo cristiano lei dovrebbe ricordare che tra i valori non negoziabili nella vita, nella vita cristiana e soprattutto in politica entrano tutta una serie di comportamenti di vita, di etica pubblica e di testimonianza sui quali non mi sembra che il partito di cui lei fa parte né gli alleati che si è scelto siano pienamente consapevoli.

Sarebbe bello stendere un velo pietoso su tutto ciò che riguarda il capo del suo partito, sul quale non credo ci siano parole sufficienti per stigmatizzare i comportamenti, le esternazioni, le attitudini pruriginose, le cafonerie, le volgarità verbali che costituiscono tutto il panorama di disvalori che tutti i pastori del popolo cristiano cercano di indicare come immorali agli adulti cristiani e dai quali cercano di preservare le nuove generazioni.

Sarebbe bello ma i pastori non possono farlo perché lo spettacolo indecoroso del suo capo è stato anche una vera e propria modificazione dei valori di fondo della nostra società (come lei dice) operata anche grazie allo strapotere mediatico che ha realizzato una vera e propria rivoluzione (questa sì che gli è riuscita) secondo la quale oramai il relativismo morale, tanto condannato dalla Chiesa, è diventato realtà. Concordo con lei, su questo mediare significherebbe accettare.

Un'idea di vita irreale ha devastato le coscienze e i comportamenti dei nostri giovani che hanno smesso di sognare sogni nobili e si sono adagiati sugli sculettamenti delle veline, sui discorsi vacui nei pomeriggi televisivi, sui giochi idioti del fine pomeriggio e su una visione rampante e furbesca della politica fatta di igieniste dentali, di figli di boss nordisti, di pregiudicati che dobbiamo chiamare onorevoli.

Oltre a questo lei siederà nel Senato della Repubblica insieme a tutta una serie di personaggi che coltivano ideologie razziste, populiste, fasciste che sono assolutamente anti-cristiane, anti-evangeliche, anti-umane. Mi consenta di dirle francamente che il Vangelo che i pastori annunciano al popolo cristiano non ha nulla a che vedere con ideologie che contrappongono gli uomini in base alle razze, alle etnie, alle latitudini, ai soldi e, mi creda, mentre nel Vangelo non c'è una sola parola sulle unioni omosessuali, sul fine vita e sull'aborto: sulle discriminazioni, invece, sul rifiuto della violenza e su una visione degli altri come fratelli e non come nemici ci sono monumenti innalzati alla tolleranza, alla nonviolenza, all'accoglienza dello straniero, al rifiuto delle logiche della furbizia e del potere.

Mi dispiace, gentile senatrice, ma non riterrò di fare qualcosa né per lei, né per il suo partito, né per i vostri alleati, anzi. Se qualcosa farò anche in queste elezioni questo non sarà certo di suggerire alle pecorelle del mio gregge di votare per quelli che mi scrivono lettere esibendo presunte credenziali di cattolicità.

Mi sforzerò, come raccomanda il cardinale, di mettere in guardia tutti dal farsi abbindolare da certi ex-leoni diventati candidi agnelli. Se le posso dare un consiglio, desista da questa vecchia pratica democristiana di scrivere ai preti solo in campagna elettorale, e consigli il suo capo di seguire l'esempio fulgido del Papa. Sarebbe una vera opera di misericordia nei confronti del nostro popolo.

don Gianfranco Formenton****

mercoledì 13 febbraio 2013

La chiesa vaticana romana, tridentina e papista(inizio di una fine?)

Dedicato alle dimissioni di Papa Ratzinger.
Inizio della fine della chiesa tridentina, romana e papista. Risorge dalle ceneri l'anima di Giordano Bruno?
Pagine conclusive:

pp.201-205­­­
CONCLUSIONE
Dal groviglio delle vicende della storia religiosa italiana dagli ultimi decenni del' 400 al' 600, col XVI secolo in posizione centrale data la rottura consumata in quegli anni dell 'unità cristiana occidentale e la conseguente reazione della Chiesa cattolica, quali conclusioni possiamo trarre? A parte I 'indubbia novità rivoluzionaria della Riforma di marca protestante, per quel che riguarda il mondo cattolico è possibile, a mio parere, registrare cambiamenti anche rilevanti pur in un quadro di continuità, nova et vetera. In altre parole, da un lato la vita religiosa italiana a tutti i livelli, nel popolo come nei ceti intellettuali e colti, nella sua dimensione spirituale e morale, subisce trasformazioni radicali. Dall'altro, riguardo all'assetto istituzionale della Chiesa cattolica, viene esasperata la sua struttura gerarchica e verticistica proveniente da una lunga tradizione, i cui inizi possono essere rintracciati nel secondo secolo, quando comincia a prendere corpo prima la separazione fra clero e popolo e, negli ultimi decenni, a trovare progressiva affermazione nelle singole chiese la monarchia vescovile. Il Concilio di Trento, infatti, reagisce alla sfida protestante sviluppando al massimo grado questa eredità, facendo della Chiesa un corpo unico e compatto, militarizzato potremmo dire, sottoposto ad una disciplina ferrea che impone a tutti fedeli sottomissione ed obbedienza incondizionata all'autorità ecclesiastica, senza sbavature e dubbi. Al vertice di questa si impone poi la figura del papa, non solo come simbolo dell'unità senza incrinature del corpo ecclesiale, ma anche come effettiva forza impositiva di coesione. In tal modo, l'iconografia che ne esce trova la sua espressione nella sacralizzazione del pontefice romano, ormai collocato su un piano superiore rispetto alla massa dei fedeli ed allo stesso clero. In fin dei conti i dogmi del primato di giurisdizione su tutta la Chiesa e dell 'infallibilità attribuiti al papa dal Concilio Vaticano I nel 1870 (Sessione IV del 18 luglio 1870), non fanno altro che condurre a conclusione la realizzazione dell'idea di Chiesa enunciata a Trento. Certamente, come si accennava prima, questo esito non introduce elementi assolutamente nuovi. In fondo, esso non fa altro che esplicitare ciò che già è presente implicitamente nell'assetto che la Chiesa cristiana occidentale è venuta assumendo nella sua lunga storia, anche in relazione alle complesse vicende seguite alla crisi ed alla caduta dell'Impero romano d'occidente. Dovendo affrontare la sfida protestante, il cattolicesimo sceglie perciò la via che gli appare in quel momento meno rischiosa, più facilmente praticabile, e cioè estrarre da questa tradizione il nucleo autoritario e gerarchico conservato e fatto crescere nel corso dei secoli, per condurlo alla logica conclusione di una ecclesiologia autoreferenziale tutta incentrata sul vertice papale. La Chiesa finisce quindi fatalmente per coincidere con questa massima autorità e col corpo ecclesiastico che le fa da corona, anch' esso però su un gradino inferiore e quindi sottomesso al capo supremo. Non è questo certamente l'unico apporto estraibile dal passato dell ' esperienza storica cristiana. In fin dei conti l' evangelismo tenta il recupero di motivi evangelici andati smarriti o quasi, ma comunque ben presenti anch'essi in quel grande corpo in cui consiste la tradizione, talvolta manifestatisi anche in maniera esplosiva. Basti pensare alla sconvolgente esperienza spirituale e cristiana di Francesco di Assisi. Tuttavia, quando la rottura protestante esplode infrangendo l'unità della Chiesa, l'iniziativa per affrontare questa situazione non viene ricercata nel rilancio dello spirito evangelico, che avrebbe comportato la riforma interna del cattolicesimo nel senso del rinnovamento della coscienza dei fedeli e della riattivazione della vita spirituale e morale. La scelta disciplinare fatta a Trento, patrocinata dal papato, rompe ogni collegamento con questa eredità e riprende al contrario i motivi autoritari dell'ordine imposto dall'alto, della appartenenza obbediente al corpo ecclesiale, della passiva sottomissione del fedele all'autorità ecclesiastica. Gli effetti che ne conseguono sono devastanti. Come abbiamo visto, la simulazione, la doppia morale, l'ipocrisia, il conformismo, lo svuotamento della vita interiore e della spiritualità, da cui vengono espulsi il dubbio e la ricerca di novità che ne costituiscono spesso alimento indispensabile, la delazione e la cortigianeria, finiscono per disegnare il panorama che da allora in poi viene a contrassegnare in profondità il carattere italiano sotto tutti gli aspetti e non solo sotto il profilo strettamente religioso. Perché è l'intero impasto della persona che viene forgiato dal dominio totalitario di questa religione dell ' autorità, che non chiede al fedele di cambiare, di praticare un rivolgimento profondo, rivoluzionario e permanente della coscienza, ma esige solo di obbedire e di sottomettersi. E sul fedele rispettoso e remissivo l'autorità ecclesiastica stende poi la sua mano amorevole, liberandolo dalle sue colpe e restituendolo puro col perdono della confessione. Con la reiterazione ininterrotta di questo sacramento non è quindi rimesso in questione il comportamento peccaminoso in modo da dare alla vita una svolta decisiva. Il messaggio che vi è racchiuso è chiaro e dice al fedele: tu sei un peccatore, non puoi cambiare; io Chiesa ti capisco, ma ti tranquillizzo con la mia autorità di rimetterti i peccati, purché tu mi sia rispettoso e rimanga obbediente ai miei precetti. Viene in tal modo scavato un abisso incolmabile con qualsiasi istanza di rinnovamento morale e spirituale della coscienza personale, anche quella espressa e promossa dall'evangelismo interno nonostante che, come si ricorderà, esso continui pure a riservare un ruolo centrale al clero ed alla gerarchia. Sotto questo riguardo, allora, si può dire che la Controriforma cattolica uscita dall'assise tridentina o, se vogliamo, il progetto riformistico di quel concilio, non è solo rivolta all'esterno, contro il mondo protestante, ma colpisce anche tutti i conati, compresi i più moderati, di un riformismo interno che intenda far leva sulla coscienza personale quale premessa irrinunciabile per la maturazione della fede. Ne conseguono inevitabilmente effetti nefasti che investono in profondità il tessuto morale e civile del nostro paese, che esce sfibrato moralmente, privo di forza creativa e di iniziativa, sprofondato nella rassegnazione e nella passività, irriconoscibile rispetto alla vitalità che lo ha reso grande fino dal' 200 e dal '300, con l'umanesimo quattrocentesco e la sua esaltazione della dignità dell 'uomo teso a progettare e creare la sua città di vita terrena, ed anche esaltato dal genio del Rinascimento. Si può dire, allora, che col rogo di Giordano Bruno e con i processi di Galilei si mette davvero fine a questa grande tradizione civile e morale del nostro paese ed inizia una fase nuova, di profonda decadenza. Per rendersene conto ci si può limitare a considerare la sola dimensione della religiosità vissuta, dove è riscontrabile in modo particolarmente pregnante quello che si accennava sopra e cioè la rottura profonda che con la Controriforma cattolica si è verificata nella storia cristiana del nostro paese. Perche davvero qui gli aspetti appena segnalati segnano con nettezza lo spartiacque fra la religiosità del credente nel Basso Medio Evo e quella nuova che va modellandosi sulle prescrizioni tridentine. Ai cristiani di quel tempo è estranea infatti la sacralizzazione della figura papale, che copre con la sua imponenza come una cupola la Chiesa post-tridentina. Un uomo di fede come Dante, ad esempio, non esita a scaraventare all'Inferno ben cinque papi, cosa sconvolgente ed inconcepibile per il cattolico medio moderno, compreso quello contemporaneo inchiodato ad una ferrea idolatria papale172. Forse perche tutti i papi moderni, da Pio IX in poi sono tutti santi e degni del Paradiso, mentre la perversione si concentra interamente in quelli del passato? Forse che la Chiesa moderna e contemporanea rimane del tutto estranea agli appetiti terreni di potere anche politico e della ricchezza? Solo un fanatismo cieco e di attaccamento idolatrico all'istituzione ecclesiastica ed ai suoi vertici può sostenere una cosa del genere. Ma torniamo al Medio Evo. Per capire quale sia lo spirito che anima gli uomini dell ' età comunale esemplari mi paiono queste pagine di Luigi Salvatorelli che riporto per intero, dove si descrive la politica dei Comuni ostile alla Chiesa per la sua pretesa di immunità e di privilegi economici. " Si discutevano questioni di principio: i limiti fra potere civile e potere religioso, la distinzione, nella Chiesa, dello spirituale e del temporale, dei doni celesti e degli interessi terreni. I beni del clero e i diritti ecclesiastici, materia di conflitti, erano sentiti come un ostacolo ed una pietra d 'inciampo. Parole mordaci correvano sugli attaccamenti terreni ed i costumi mondani del clero; fiorivano motti satirici contro I' avarizia e la cupidità della Curia, rasentando talora la bestemmia. Si giocava sul nome di papa Lucio III paragonandolo al pesce omonimo: «questo insidia i pesci, quegli divora gli uomini». Si diceva che a Roma il dio non era Trino, ma Quattrino". Ed ancora: "L'isolamento della casta e della gerarchia, il contrasto di interessi, l'urto dei poteri, acquistavano profondità e gravità, perché al di là di essi era sorta una certa incomprensione morale. Non si trattava del Credo, di dommi: il popolo seguitava a credere quello che la Chiesa insegnava. ..Tanto meno si trattava di rito e di culto: nessuna società come quella dei Comuni aveva tanto amato le grandi cattedrali e le processioni solenni. Come prima, il popolo trovava nel sacerdote il ministro del rito, il dispensiere dei sacramenti. Vi trovava invece assai meno di prima l'interprete dei propri sentimenti, il confidente delle proprie incertezze, il consigliere intimo e la guida morale". Il fatto è che " Lo stato degli spiriti, dal secolo X al XIIL era cambiato profondamente nel mondo laico. Non si chinava più il capo, con rassegnazione inerte, sotto le difficoltà, i dolori e le oppressioni; e si cercava di provvedere alla proprie sorti secondo il motto: aiutati che Dio ti aiuta. La fede religiosa si faceva morale e vita pratica: accanto alle virtù monacali della umiltà e della penitenza venivano in onore quelle laiche della prudenza, della fortezza, della giustizia, generatrici di bene, rettrici e maestre della città e della vita sociale "(173). Da queste pagine, come si può ben vedere, esce l'immagine di un popolo vivo, non passivo e supinamente sottomesso alla gerarchia ecclesiastica, come invece accadrà quando il peso schiacciante della disciplina imposta dal Concilio di Trento soffocherà, anche con inaudita violenza fisica oltre che morale, ogni barlume di autonomia nella spiritualità e nella coscienza religiosa del popolo italiano. sicché, si può davvero argomentare storicamente che con la Controriforma cattolica non solo vengono davvero sradicati dalla vita spirituale del nostro paese, qualsiasi accenno e conato ad una pur minima autonomia, ma muoiono anche quelle riserve di energia morale e di forza creatrice che nel passato avevano fatto dell'Italia un faro di civiltà. Insomma, dopo avere narcotizzato la coscienza religiosa e, proprio per quel motivo, la Controriforma cattolica opera una vera e propria espulsione di ogni forma di indipendenza personale ed è quindi alla radice della corruzione della coscienza morale del nostro paese, che tanti effetti nefasti riverserà sulla successiva storia nazionale italiana fino ai nostri giorni.

172. I nomi dei papi condannati nell 'Inferno dantesco sono: Celestino V nel vestibolo, fra gli ignavi (Canto III); Anastasio Il, nel cerchio VII fra i violenti (Canto XI); Niccolò III Orsini nel cerchio VIII, terza bolgia, fra i simoniaci; Bonifacio VIII, non ancora defunto nell'anno in cui Dante immagina il suo viaggio nell’oltretomba, sempre fra i simoniaci; Clemente V; non solo non ancora defunto, ma addirittura neppure ancora papa, anche lui fra i simoniaci.
173. Luigi SaIvatoreIIi -Vita di San Francesco di Assisi -Einaudi 1973, pag. 15 e 18/19

giovedì 10 gennaio 2013

Riforma cattolica e reazione antiprotestante


Domenica 13 dicembre alle ore 10,30
all'assemblea domenicale della comunità dell'Isolotto
Approfondiremo con Roberto Bartoli, autore del libro
"Riforma cattolica e reazione antiprotestante" le radici
profonde di una cultura cattolica aggressiva ed intollerante
che ha segnato profondamente la nostra società e le nostre vite personali
e che tuttora prevale nella chiesa istituzionale.

mercoledì 21 novembre 2012

Il futuro della chiesa

Nota: al termine dell'assemblea la Comunità ha dichiarato la sua partecipazione alla manifestazione pro Palestina indetta per martedi 20 in Piazza della Repubblica (v. in fondo al post il video)

Assemblea 18.11.2012 Maria, Elena, Giulia, Roberto, Gianpaolo, Sergio-
Tema: quale futuro della chiesa.

1 lettera di Paolo ai Corinti 1, 26-29
Considerate infatti la vostra chiamata, fratelli: in mezzo a voi non ci sono molti sapienti secondo la carn, né molti potenti,né molti nobili. Ma Dio ha scelto le cose stolte del mondo per confondere i sapienti, e Iddio ha scelto le cose deboli del mondo per confondere le forti; e Iddio ha scelto le cose ignobili e disprezzate del mondo e quelle che non sono per ridurre a nulla quelle che sono, perché nessun uomo possa vantarsi davanti a Dio.

Luca  4, 18-21
Lo Spirito del Signore è su di me. Per questo Egli mi ha scelto, per evangelizzare i poveri mi ha mandato, a guarire i contriti di cuore, ad annunziare ai prigionieri la libertà, a restituire ai ciechi la vista, a rendere liberi gli oppressi a proclamare l’anno di grazia del Signore.
……
Oggi si è compiuta questa scrittura che avete udito poco fa con i vostri orecchi-

Matteo, 25, 34-40
Venire benedetti dal Padre mio, prendete possesso del regno preparato per voi… perché ebbi fame e mi deste da mangiare, ebbi sete e mi deste da bere, fui pellegrino e mi alloggiaste, ero nudo e mi rivestiste, infermo e mi visitaste,carcerato e veniste a trovarmi…Tutte le volte che avete fatto questo ad uno dei più piccoli di questi miei fratelli l’avete fatto a me.

PAESE SERA  - giovedì 13 settembre 1984

Perché la teologia della liberazione è diventata bersaglio del Vaticano

La fede e la lotta
nell'America Latina

Come le Ceb, sorte in Brasile nel 1956,
cambiarono il volto e il modo di essere
della chiesa cattolica.

di Ramos  Regidor

A cinquant’anni dal Concilio Vaticano II, cosa resta di un’esperienza che sognava di costruire una Chiesa popolare al servizio dei poveri e leggere il Vangelo alla luce della realtà sociale.

Nell'assemblea episcopale di Medellin nel 1968, la chiesa cattolica fece tre opzioni fondamentali: per i poveri, per le comunità ecclesiale di base, per la liberazione integrale. Nacque così l'esperienza della chiesa dei poveri e della teologia della liberazione, intesa come riflessione critica sulla fede vissuta all'interno della prassi di liberazione. Anche se con molteplici ambiguità e con qualche freno, questo processo fu sostanzialmente ratificato dall'episcopato latinoamericano nell'assemblea di Puebla nel 1979.
Verso la fine di gli anni settanta le Ceb del Brasile raggiungevano tra 60.00 e 70.000 comunità, ognuna con una media di circa 15-20 persone.

Ma nella chiesa cattolica del Brasile, l'esperienza della chiesa di poveri e della teologia della liberazione è diventata egemone. Oltre le migliaia di Ceb, essa è rappresentata o appoggiata dalla maggior parte dell'episcopato. Infatti, pur riconoscendo che la realtà è piena di sfumature che i numeri rischiano di appiattire, i vescovi brasiliani sono circa 320 e nelle ultime elezioni (primavera del '79 e dell' '84 del direttivo della Cnbb )Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile) i vescovi rappresentanti della teologia della liberazione hanno raggiunto il 60-70 per cento dei voti. Tra ciò vuol dire che circa 200 vescovi appoggiano, in forme diverse, la chiesa dei poveri e la sua teologia della liberazione.


Due pennellate ancora per completare il quadro: 1) Fin dal 1955 fu creato nell'assemblea episcopale di Rio de Janeiro, il Celam (Consiglio episcopale latino-americano) con l'incarico di coordinare l'attività delle diverse Conferenze episcopali nazionali. A causa del suo sistema di nomina o di elezioni dei membri, non realmente proporzionale al numero dei vescovi di ogni paese, vi sono presenti pochi vescovi brasiliani. Fin dal 1972 quest'organismo è stato dominato dal colombiano mons. Alfonso Lòpez Trujillo, prima a segretario generale e poi presidente e attualmente cardinale di Medellin. Nel 1973 il Celam comincia ad organizzare la lotta contro la teologia della liberazione. Appoggiata a finanziamenti dalla destra religiosa politica degli Usa e dell' "Adveniat", organismo dei vescovi tedeschi per l'aiuto alla chiesa latino-americana. Dal punto di vista dottrinale essa è animata da un gruppo internazionale di studio chiamato "Chiesa e liberazione", sorto da un incontro a Bogotà nel febbraio dello stesso anno 1973, formato da vescovi e teologi latino-americani e europei (tedeschi, francesi, svizzeri, belgi, ecc.) e presieduto da da mons. A. Lèpez Truillo r da mons.  Franz Hengesbach, vescovo di Essen (Germania occidentale) e già presidente di "Adveniat". Dal punto di vista della politica ecclesiale  il Celam  è appoggiato in questa sua lotta da settori conservatori del Vaticano, tra cui il card. Baggio fini a poco fa prefetto della Congregazione dei vescovi.
Il processo di riforme della Chiesa cattolica, avviato dal Concilio Vaticano II, di cui è appena ricorso il cinquantesimo anniversario, subì battute di arresto a partire dagli anni Settanta. Diversamente accadde in Sud America, dove le aspettative che esso aveva generato suscitarono grandi entusiasmi e produssero cambiamenti radicali.
In quegli anni, infatti, mentre nei Paesi capitalistici più avanzati, si realizzò un miglioramento dello standard di vita anche per le classi lavoratrici, in America Latina le diseguaglianze sociali aumentarono e gli indici di povertà crebbero ulteriormente. Guidati dall’illusoria concezione dell’esistenza di un tempo storico unilineare, che avrebbe dovuto
riprodurre gli stessi stadi di avanzamento in tutte le società, esperti di vari organismi internazionali elaborarono piani di sviluppo per il Cono Sur. Nel 1961, ad esempio, l’amministrazione Kennedy avviò l’Alleanza per il progresso (Ap), progetto con il quale vennero stanziati 20 miliardi di dollari allo scopo di eliminare «le basi del comunismo», pericolo apparso ancora più concreto dopo la rivoluzione castristra a Cuba. Tuttavia, l’operazione si risolse in un clamoroso fallimento, osteggiata non solo dai latifondisti locali, ma anche dalle compagnie nordamericane, e il periodo di Ap si contraddistinse per i colpi di Stato, quasi tutti avallati dagli Usa, che fecero poi sprofondare l’intero continente in una spirale di violenza e morte.
In questo contesto, presero corpo, in forme differenti, alleanze tra i settori più progressisti del mondo cristiano e di quello marxista. Dall’esempio di Camilo Torres, il famoso sacerdote scomparso nel 1966 dopo aver aderito all’Esercito di liberazione nazionale colombiano; ai Cristiani per il socialismo, movimento nato in Cile nel 1972 durante il governo di Salvador Allende; dalla Patagonia al Messico sorsero gruppi di fedeli, spesso impegnati politicamente a sinistra, che reclamavano una Chiesa diversa, lontana dal potere e solidale con i più deboli.
Tali esigenze si manifestarono anche all’interno della Conferenza episcopale latino-americana (Celam), organismo sorto nel 1955 e che celebrò a Medellin, nel 1968, la sua seconda assise generale, per riorganizzarsi in base alle decisioni assunte al Concilio Vaticano II. Questo incontro rappresentò una vera svolta per la Chiesa del continente. Anche se il termine Teologia della liberazione (TdL) non venne mai utilizzato nei suoi documenti finali - era stato coniato solo poche settimane prima dal sacerdote peruviano Gustavo Gutiérrez -, a Medellin nacque un nuovo modo di fare teologia. Una chiesa popolare al servizio dei poveri e basata sul protagonismo delle Comunità ecclesiali di base, gruppi di persone che si incontravano regolarmente per leggere il vangelo alla luce della propria realtà sociale.
Gustavo Gutierrez


Quel  Cristo latino-americano
Le speranze, le lotte e le sconfitte della Teologia della liberazione

MARCELLO  MUSTO
l’Unità, lunedì 15 0tt0bre 2012 – pag. 19
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L'OPZIONE PREFERENZIALE PER I POVERI
Negli anni successivi si susseguirono iniziative e incontri per meglio delineare il carattere di questa svolta. La principale opera, tradotta poi in 20 lingue e stampata in numerosissime edizioni, che mise a fuoco gli snodi centrali della Teologia della liberazione apparve nel 1971, ad opera dello stesso Gutiérrez: Teologia della liberazione. Prospettive. Secondo l’autore la scelta centrale stava nella «opzione preferenziale per i poveri». Essi facevano finalmente irruzione nella Chiesa, divenendone interlocutore privilegiato e soggetto protagonista di una possibile trasformazione sociale.

Al magistero tradizionale impartito nelle parrocchie, andò ad affiancarsi una diffusa catechesi popolare nelle aree urbane e rurali più marginali. L’ecclesio-centrismo tradizionale definito dalla formula «fuori dalla Chiesa non c’è salvezza» fu rovesciato in «fuori dal mondo (ossia lontano dai poveri) non c’è salvezza». Leonardo Boff parlò di una nuova ecclesiogenesi, una rinascita della Chiesa a partire dalla riappropriazione della Bibbia anche attraverso ministeri laici.
Le reazioni critiche non si fecero attendere. La terza riunione della Celam (Puebla, 1979), dalla quale vennero esclusi tutti i principali esponenti della TdL, sancì il mutamento dei tempi. Giovanni Paolo II, insediatosi nel 1978, introdusse l’evento esortando a vigilare sulla «purezza della dottrina» contro il rischio dell’eccessiva politicizzazione del vangelo e diversi esponenti delle gerarchie ecclesiastiche si scagliarono contro le comunità di base, considerate un intollerabile ministero parallelo.

LO SCONTRO CON ROMA
Al principio degli anni Ottanta le polarizzazioni all’interno della Chiesa si acuirono, ma la teologia della liberazione, grazie all'incessante lavoro di divulgazione di scritti e riflessioni, avviato nel decennio precedente, riuscì a conservare una presenza significativa in tutto il continente latinoamericano. L’assassinio di Oscar Romero, arcivescovo di San Salvador, e la partecipazione di alcuni sacerdoti al governo rivoluzionario sandinista in Nicaragua costituirono, inoltre, due episodi - di eclatante ferocia il primo e di enorme speranza il secondo - che diedero vita a manifestazioni di solidarietà in tutto il mondo.
Tuttavia, gli equilibri interni al Vaticano erano cambiati. Il clima mutò con l’elezione del conservatore Lopez Trujillo alla presidenza della Celam. Più in generale, Wojtyla favorì l’ascesa - anche in America Latina - dell’Opus Dei, organizzazione divenuta, nel 1982, prelatura personale, ovvero un’istituzione speciale che si sottrae all’autorità delle diocesi territoriali.
Inoltre, nel 1984 il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, l'allora cardinale Joseph Ratzinger, pubblicò la «Istruzione» sulla teologia della liberazione. In questo documento affermò che la TdL doveva «essere criticata - pena rischi di gravi deviazioni ideologiche - non per singole affermazioni, ma per il punto di vista di classe che adotta a priori e che funge in essa come principio ermeneutico determinante». La Congregazione invitò l'episcopato peruviano a isolare Gutiérrez, accusato di «ammettere la concezione marxista della storia», e spinse alla condanna di Boff a un anno di silenzio per le sue tesi ecclesiologiche dichiarate «insostenibili e pericolose per la fede».


la Repubblica  -  martedì 4 settembre 1984

La Chiesa e la lotta di classe  - di SAVERIO TUTINO

Saverio Tutino

Le quattro correnti delle forze ecclesiali che operano in 
Argentina, Guatemala, Salvador, Nicaragua, Cile.....


1. La Chiesa del popolo. Appoggiandosi sulle comunità di base, che sono nate in Brasile a partire dal 1956 - e che poi si sono sviluppate in Cile e soprattutto nel Centro America (Salvador, Nicaragua, Guatemala) - questa tendenza è arrivata ad abbracciare circa il 30% della Chiesa latino-americana. La Chiesa dei poveri - come è chiamata popolarmente - si rifà alla teologia della liberazione ed è appoggiata da circa il 70% dell'episcopato brasiliano e dalla metà dei vescovi di tutta l'America Latina.
Nel' apparato eletto dalla Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile, quasi tutti appartengono alla teologia della liberazione. Le comunità di base, dal 1956 ad oggi, sono andate politicizandosi: così ora sono poco meno di ottantamila, composti ognuna da una quindicina di persone in tutto il Brasile. Lucio Lombardo Radice fede ai fini come "i soviet prima che si rovinassero". Alla guida di questo grande movimento oltre a i Boff e Gutierrez, che oggi vengono a rispondere a Roma, ci sono il cardinale Arns Arcivescovo di San Paolo, monsignor Casaldaliga, il vescovo di Acre e Puru, monsignor  Alves Moacyr, e poi monsignor Balduino, Helder Camara, Antonio Fragoso, il cardinale Loscheider e molti altri che le cronache hanno reso famosi. E il loro martire è Oscar Arnulfo Romero, arcivescovo di San Salvador, assassinato nel 1980 dagli squadroni della morte.
2. La Chiesa democratica. Questo settore rappresenta un altro 30% della Chiesa latino-americana. Seriamente impegnato nella lotta per i diritti umani, ha contribuito, alleandosi tatticamente alla Chiesa dei poveri, alla adozione delle conclusioni progressiste di Medellin e di Puebla.
È quindi particolarmente impegnato nella difesa dei diritti dell'uomo e condanna i regimi che si ispirano alla dottrina della sicurezza nazionale, pur rifiutando mutamenti radicali nella società e nella chiesa. In questa delicata posizione parecchi esponenti della tendenza democratica, come il cileno Sila Enriquez e il salvadoregno Rivera y Damas, hanno più volte rischiato la vita.


La Repubblica  domenica 23/lunedì 24 settembre 1984 II parte
la prima parte in "la Repubblica del 22/9/'84

Intervista a padre Leonardo Boff.

La teologia della liberazione, i poteri del Vaticano, i vescovi, i poveri. 

"Ma un giorno il papa
ci chiederà perdono..."
In Europa la Chiesa è in via di disfacimento
il futuro dei cattolici è nel Terzo Mondo"

Secondo le nostre informazioni, il Papa si serve appunto di esponenti dell'episcopato tedesco per togliere vigore alla teologia della liberazione.
"Si, questo purtroppo è vero. Ratzinger è venuto a Bogotà all'inizio di quest'anno per farci stare buoni. E non si è mostrato molto disponibile ad ascoltarci. Dopo Ratzinger che è arrivato il cardinale Huffner, su incarico del Vaticano; è intervenuto presso il cardinale Arns. Aveva portato con sé un testo articolato in dodici punti, nei quali si metteva sotto accusa in particolare la facoltà di teologia dell'Università di San Paulo, l'unica ad aver abbracciato senza riserve la teologia della liberazione"
In caso di scontro sul frontale, lei abbandonerà la Chiesa di Roma?
"Io vorrei rimanere sempre nella Chiesa. Forse verrà anche il momento in cui Roma dovrà chiederci perdono".
Questo è improbabile.
"Sapete, Roma è qualcosa di molto complesso. A Roma abbiamo anche buoni amici. Ad esempio, ho avuto una conversazione telefonica con il cardinale della Curia Pironio di nazionalità Argentina. Mi ha detto: "Va' avanti Boff, io ti sostengo: quello che fai è giusto". Pironio è stato il primo teologo della liberazione - ovviamente moderato - a essere stato nominato cardinale. Anche il cardinale Martini, arcivescovo di Milano, si è pronunciato pubblicamente in termini critici sulla Instructio".
Ma proprio Lei ha definito Roma capitale dell'ambiguità.
"Naturalmente esiste anche l'ipocrisia. E tuttavia bisogna rendersi conto che nella Chiesa e esistono diversi orientamenti. In ciò sta la grandezza di questa Chiesa, nel cui seno possono convivere un vescovo con me Helder Camara (il vescovo brasiliano Helder Camara figura tra i più eminenti rappresentanti della teologia della liberazione n.d.r.) e un conservatore di ferro quale ad esempio il cardinale Sales di Rio de Janeiro".
"Convivere"? A suo fratello, docente di teologia a Rio, è stata ritirata l'autorizzazione all'insegnamento.
"Si, ma ha ricevuto immediatamente un altro incarico a San Paolo dal cardinale Arns. E' perfino venuto a Roma per fare alcune conferenze presso un istituto pontificio. Ovviamente a Roma gli hanno spiegato che avrebbe fatto meglio a rinunciarvi per non mancare di rispetto al cardinale Sales. Intanto però il tema delle conferenze di mio fratello era già stato preannunciato nel programma".
Tutto questo però può dipendere esclusivamente dall'insicurezza che si avverte in questo momento a Roma di fronte alla forza della Chiesa brasiliana. Già ora, il 43% di tutti i cattolici del mondo vivono in America latina, e nel 2000 saranno più della metà.
"Nel 2000, due terzi dei cattolici vivranno nel Terzo Mondo, dove la teologia della liberazione è  già oggi determinante. Il fatto che la maggioranza dei cattolici non si trovi più in Europa e nell'America del Nord non può non incidere sul ruolo e sull'importanza di Roma, che non sarà più preposta a orientare il pensiero e il magistero della Chiesa, o almeno non lo sarà automaticamente".
Non sarebbe questa la fine di Roma in quanto al centro della Chiesa cattolica romana?
"Roma resterebbe il centro amministrativo, ma non sarebbe più il centro vitale. L'egemonia della chiesa europea si sposterà sempre più verso la periferia, dove sorgono le grandi Chiese".
Quindi, per così dire, una moderna riforma?
"Si, e una riforma che ha un avvenire. Non si valuterà mai abbastanza la portata di quanto sta avvenendo oggi nella Chiesa"
Questo però non può non portare a grandi tensioni; e il modo in cui vengono gestite sembra dimostrare che a Roma non si interessa tanto alle questioni teologiche quanto invece a posizioni politiche di potere.
"Io non direi "politica di potere"; e d'altra parte, credo anch'io che Roma potrebbe avvertire il pluralismo una minaccia per l'unità della Chiesa. Noi però crediamo che il pluralismo sia in verità una ricchezza per la Chiesa, un rafforzamento del suo potere morale. E se Roma trova difficoltà a gestire il pluralismo, siamo ben disposti a dare un aiuto per risolvere queste difficoltà".
La Chiesa romana che esiste da quasi 2.000 anni. Perché non potrebbe poter sopravvivere senza danni anche alla teologia della liberazione?
"Per la Chiesa, l'attenzione nei confronti delle nuove, grandi Chiese alla periferia è una questione di vita o di morte. In Europa alla chiesa è palesemente in via di disfacimento. La speranza e il futuro della chiesa cattolica sono nel terzo mondo.

Firenze Piazza della Repubblica, Piazza Signoria, Piazza S.Giovanni: manifestazione dal titolo: Gaza è un genocidio - Palestina libera! 
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