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domenica 9 gennaio 2011

L’Italia ripudia la guerra (ma investe in armi)

 Comunità dell’Isolotto - Firenze, domenica 9 gennaio 2011

L’Italia ripudia la guerra (ma investe in armi)

 

riflessioni di Carlo, Claudia, Gisella, Luisella, Maurizio con un contributo di Lisa Clark

 

 

 

Indice

 

1.     Letture dalla Bibbia e dal Vangelo. 1

2.     Premessa. 2

3.     La Costituzione italiana, la guerra e la difesa. 3

4.     Un nuovo Modello di Difesa. 4

5.     Le spese militari italiane. 8

6.     I sistemi d’arma. 10

7.     Le missioni internazionali11

8.     “Preghiera di guerra” di Mark Twain (estratto)14

 

 

 


1.Letture dalla Bibbia e dal Vangelo


 

Forgeranno le loro spade in vomeri,

      le loro lance in falci;

      un popolo non alzerà più la spada

      contro un altro popolo,

      non si eserciteranno più nell’arte della guerra.   Isaia 2, 4.

 

      Nel deserto prenderà dimora il diritto

      e la giustizia regnerà nel giardino.

      Effetto della giustizia sarà la pace,

      frutto del diritto una perenne sicurezza.      Isaia 32, 16-17

 

 

 

          Beati gli operatori di pace,

          perché saranno chiamati figli  di Dio           Matteo 5, 9

 

 

 

 

Le nostre informazioni sono tratte da:


 




2. Premessa


 

In un periodo di grave crisi economica, per affrontare la quale il governo e i politici richiedono ai cittadini sacrifici sia diretti che attraverso la riduzione dei servizi, in cui le imprese spesso usano l’arma ricattatoria del mantenimento dei posti di lavoro per estorcere ai lavoratori concessioni e rinunce, stupisce (ma forse neanche troppo) e sconcerta sapere quante risorse vengono assegnate al settore militare.

A questo proposito riportiamo uno stralcio dell’intervento di Umberto Veronesi su l’Espresso :”[…] Me lo dicono spesso che sono un utopista, un sognatore di mondi impossibili. Me l’hanno ripetuto anche l’anno scorso quando ho chiamato a raccolta scienziati e premi Nobel da tutto il mondo per fondare il movimento Science for Peace e per chiedere a tutti i governi di investire non nella politica degli armamenti ma in quella del progresso, che significa portare il benessere dove c’è la fame, la salute dove c’è la malattia. Non è forse assurdo che in piena crisi economica, che tocca tutte le nazioni, quando non riusciamo più a mantenere le nostre famiglie e gli ospedali non vengono ristrutturati, e l’accesso alle cure adeguate non è garantito a tutti, e la ricerca scientifica che potrebbe dare una nuova spinta al benessere langue nei laboratori deserti, è assurdo che si pensi ancora a fabbricare più armamenti e a comprare costosissimi aerei supersonici che non utilizzeremo mai ? […] Per la ricerca contro il cancro, che causa 150000 morti ogni anno, l’Italia spende annualmente circa 225 milioni di dollari, mentre ne destina 20 miliardi alle spese militari. Abbiamo allora più a cuore le armi che i malati? ”. 

 

Se non abbiamo la forza di dire

che le armi non solo non si devono vendere

ma neppure costruire...

Che la logica del disarmo unilaterale

non è poi così disomogenea

con quella del Vangelo...

Che la nonviolenza attiva

è criterio di prassi cristiana...

Se non abbiamo la forza di dire tutto questo,

rimarremo lucignoli fumiganti

invece di essere ceri pasquali.                                               Don Tonino Bello - Vescovo





Al testo di don Tonino Bello, che ci sembra un commento efficace alle letture tratte da Isaia e Matteo, aggiungiamo la poesia di Brecht che ugualmente sintetizza quello che gli uomini possono fare :

 

GENERALE IL TUO CARRO ARMATO E’ UNA MACCHINA POTENTE

spiana un bosco e sfracella cento uomini.

Ma ha un difetto:

ha bisogno di un carrista.

Generale, il tuo bombardiere è potente.

Vola più rapido di una tempesta e porta più di un elefante.

Ma ha un difetto:

ha bisogno di un meccanico.

Generale, l’uomo fa di tutto.

Può volare e può uccidere.

Ma ha un difetto:

può pensare.                                                                                      (Bertold Brecht)




3. La Costituzione italiana, la guerra e la difesa


 

Art. 11 - L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

 

Domanda[1] a Oscar Luigi Scalfaro (Presidente della Repubblica Italiana dal 1992 al 1999):L’articolo 11 …. Come nacque, che discussioni produsse all’epoca?”

Risposta: Questo articolo è di una chiarezza impressionante. Non ho mai saputo chi fu, tra i componenti la Commissione dei 75, colui che trovò questa parola: ‘ripudia’. Ripudia è un verbo che è una scultura, è formidabile, definitivo. Non c’è discorso, è il ‘no’ alla guerra senza appello. Noi alla Assemblea costituente facevamo discussioni a non finire. Ogni articolo impegnava ore e ore e centinaia di pagine di verbali. Sono andato a rivedere quello della seduta in cui si approvò questo articolo. Era il 27 febbraio del ’47. Non erano passati neanche due anni dalla fine della guerra con le sue distruzioni e con un numero enorme di morti (ancor oggi a testimoniare la vastità della tragedia è impossibile indicare con precisione il numero delle vittime). Nel controllare i verbali ho constatato che le pagine riservate alla discussione di questo articolo sono appena sei e mezza. E a cosa è dovuto questo? Al fatto che c’era una unanimità assoluta e indiscussa. Non c’è stato uno che non abbia detto ‘NO’ alla guerra.

 

 Note all’art 11

L’importanza dell’ articolo 11 della Costituzione Italiana è  confermata  non solo dal fatto che  venne approvato dall’ Assemblea Costituente con tempi brevissimi rispetto a quelli degli altri articoli, come ci dice Scalfaro,  ma anche dal fatto che passò  con due soli voti contrari su 556 Costituenti. La forza di questo articolo sta proprio in questo verbo “ripudia”che ha sostituito nel corso dei lavori in Assemblea Costituente la parola ‘rinuncia’  il verbo ripudia  esprime la ferma opposizione alla forza militare come strumento di conquista e di offesa alla libertà dei popoli. Nella semantica della parola ‘ripudia’ si concentra tutta la ripugnanza morale verso gli orrori della guerra e della violenza che costituivano ancora ferite aperte nella popolazione e con questo termine si  volle accentuare oltre al giudizio sull' immoralità della guerra  anche la necessità di "una politica di pace" quale aspirazione del popolo italiano.

 L’ articolo 11 contiene un altro concetto veramente innovativo per quei  tempi di recenti imperialismi “L’Italia ‘ […] consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”  in questa  seconda parte si esprime  la volontà di realizzare giustizia e solidarietà tra i popoli fondate sui valori internazionali della pace e del rispetto della dignità umana,  ma c’è qualcosa di ancora più forte ed incisivo:  è la clausola relativa alla possibilità di consentire alle limitazioni della sovranità, a condizioni di reciprocità ed uguaglianza con gli altri Stai e questo segna la preminenza dell’interesse per la pace e la giustizia tra i popoli rispetto alla sovranità stessa. Attraverso tale auto-limitazione lo stato italiano consente la cessione di ‘pezzi’ della propria sovranità in favore di istituzioni sovranazionali che si pongono lo scopo di creare un’integrazione sempre più stretta tra i popoli.

 

 

Art. 52 - La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino.

Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge. Il suo adempimento non pregiudica la posizione di lavoro del cittadino, né l'esercizio dei diritti politici. L'ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica.

 

 


Dalla Lettera ai Cappellani militari di Lorenzo Milani


….Non discuterò qui l’idea di Patria in sé. Non mi piacciono queste divisioni. Se voi però avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri.

E se voi avete il diritto, senza essere richiamati dalla Curia, di insegnare che italiani e stranieri possono lecitamente anzi eroicamente squartarsi a vicenda, allora io reclamo il diritto di dire che anche i poveri possono e debbono combattere i ricchi.

E almeno nella scelta dei mezzi sono migliore di voi: le armi che voi approvate sono orribili macchine per uccidere, mutilare, distruggere, far orfani e vedove. Le uniche armi che approvo io sono nobili e incruente: lo sciopero e il voto.

Abbiamo dunque idee molto diverse. Posso rispettare le vostre se le giustificherete alla luce del Vangelo o della Costituzione. Ma rispettate anche voi le idee degli altri. Soprattutto se sono uomini che per le loro idee pagano di persona.

Certo ammetterete che la parola Patria è stata usata male molte volte. Spesso essa non e che una scusa per credersi dispensati dal pensare, dallo studiare la storia, dallo scegliere, quando occorra, tra la Patria e valori ben più alti di lei. Non voglio in questa lettera riferirmi al Vangelo. È troppo facile dimostrare che Gesù era contrario alla violenza e che per se non accettò nemmeno la legittima difesa. Mi riferirò piuttosto alla Costituzione. …

 

 


4.Un nuovo Modello di Difesa


 

Il Nuovo Modello di Difesa: con la fine della guerra fredda (1989) il nostro Paese ha avviato un profondo processo di cambiamento della difesa, un processo di cui pochi sono consapevoli, che è bene conoscere e di cui è necessario chiedersi se possa essere considerato  costituzionale.

Si è passati da un tempo in cui l’adesione all’Alleanza Atlantica e la sudditanza agli Stati Uniti, in cambio di porzioni di territorio per la costruzione di basi militari, assicurava una sorta di “ombrello protettivo”, ad un tempo in cui anche il nostro Paese ha pensato di accreditarsi come nuovo protagonista sulla scena militare internazionale.

Per fare questo ha avuto però bisogno di definire, organizzare e finanziare un “nuovo modello di difesa”. Arrivare a questi “nuovo modello di difesa” è stato un percorso articolato e complesso, che è avvenuto per lo più senza che i cittadini si siano resi conto del suo vero significato: nel 1991 lo Stato Maggiore della Difesa italiana presentò in Parlamento una proposta di radicale riorganizzazione che però fu giudicata molto aggressiva e costosa e fu accantonata; la riforma però non fu abbandonata, fu solo cambiata la strategia per arrivarci: ciò che non si poté ottenere con un unico atto legislativo di riforma si ottenne con una serie di riforme:



  • la riforma dei vertici militari (Legge n.25/1997);


  • l’assegnazione all’Arma dei Carabinieri del rango di IV Forza Armata (accanto a Esercito, Marina ed Aeronautica) (Legge delega n.78/2000);


  • l’abolizione della leva obbligatoria e l’istituzione di un servizio militare volontario e professionale con l’accesso consentito anche alle donne (Legge n.380/1999).


  • La dimensione – in 190.000 soldati – delle Forze Armate[2].


  • La ri-definizione dei nuovi compiti della difesa (legge 331/2000).


 

I compiti della difesa nel “Nuovo Modello di Difesa”: la legge 331/2000 che ha definito il Nuovo Modello di Difesa ha indicato i compiti delle Forze Armate:



  • la difesa dello Stato,


  • operare al fine della realizzazione della pace e della sicurezza, in conformità alle regole del diritto internazionale ed alle determinazioni delle organizzazioni internazionali delle quali l’Italia fa parte,


  • concorrere alla salvaguardia delle libere istituzioni e svolgere compiti specifici in circostanze di pubblica calamità e in altri casi di straordinaria necessità ed urgenza.


 

Cosa in realtà questo significhi, come questi si concretizza è ben esplicitato nella Nota aggiuntiva allo stato di previsione per la difesa, presentata ogni anno dal Ministro della Difesa al Parlamento contestualmente, ma come documento a parte, alla legge Finanziaria. Nella Nota sono esplicitate le considerazioni sul quadro politico, gli obiettivi strategici e militari e le spese da sostenere.

Nella Nota presentata nell’ottobre 2008 come previsione del 2009 dal Ministro della Difesa La Russa è scritto: “… la fine della guerra fredda ha portato ad una sostanziale diminuzione della presenza di forze ostili in grado di minacciare l’Italia; tuttavia l’emergere di nuovi attori non statuali dotati di significative potenzialità offensive implica un’estensione del tradizionale concetto di difesa volta ora alla tutela e alla salvaguardia degli interessi nazionali laddove gli stessi si palesano e sostanziano non solo dal punti di vista militare, ma soprattutto economico, sociale, finanziario e, più in generale, geopolitico…”.

 


La difesa non è più dunque la difesa da soggetti che intervengano in armi sul suolo nazionale, ma è soprattutto “salvaguardia degli interessi nazionali”, interessi militari, economici e finanziari, ovunque si manifestino.

E’ questo uno scenario molto attuale, molto pericoloso e ambiguo!! Potrebbe comportare anche un intervento delle nostre Forze Armate in una nazione per es. nostra fornitrice di petrolio laddove si verifichi una qualche instabilità politica in quel territorio. 

 

Ancora nella Nota è scritto: “… è ineludibile per la Nazione la necessità di partecipare efficacemente agli sforzi che la comunità internazionale attua ed attuerà per operazioni di stabilizzazione anche in aree oggi imprevedibili…”

e ancora: “la difesa statica del territorio perde significato mentre le operazioni multinazionali di proiezione, presenza e sorveglianza assumono la caratteristica di compito istituzionale prioritario ed insostituibile sia ai fini della Difesa nazionale (i cui confini si sono “allargati”) sia di concreto sostegno alla politica estera del Paese”. E infatti il nostro Paese si ritrova particolarmente impegnato nelle missioni all’estero sotto l’egida dell’Onu (è al 9° posto tra i paesi che impegnano militari) o dell’Unione Europea (4° posto) e della Nato (4° posto dopo Usa, Regno Unito e Germania).

 

I compiti delle Forze Armate, secondo il Nuovo Modello di Difesa, possono anche essere letti in quest’ottica:



  1. il “compito classico” di difesa dello Stato, del suo territorio e delle sue istituzioni, etc..


  2. un “compito tecnico” di ammodernamento e acquisizione di tecnologie militari avanzate, di nuovi sistemi d’arma e di formazione che consentano di svolgere il ruolo internazionale cui l’Italia ambisce. Nella Nota Aggiuntiva del 2009 si dice: “Le Forze armate devono mantenere le capacità operative essenziali ed il dominio delle relative tecnologie e di quelle delle conoscenze risultate critiche in uno scenario di rinnovata contrapposizione militare..”;


  3. un “compito politico”: nella Nota Aggiuntiva del 2009 si dice: “Le Forze Armate devono contribuire a gestire le crisi esistenti mantenendo i conflitti ai più bassi livelli mediante un intervento tempestivo e un uso misurato della forza, da contemplare quale strumento di una articolata politica di sicurezza globale, secondo un approccio integrato che veda nell’impiego sincronizzato delle azioni diplomatiche militari, economiche ed informative la via per conseguire il successo anche nella gestione delle crisi.” Ma come si fa a chiedere tutto questo ad una istituzione militare? Non dovrebbe essere la politica a far questo?


 

E’ quindi facile capire da dati questi numeri e questi compiti, questo Nuovo Modello di Difesa richiede notevoli risorse economiche di cui parliamo più oltre.

 

Alcuni approfondimenti:

La struttura organizzativa delle Forze armate i vertici militari (Legge n.25/1997): a seguito della riforma dei vertici militari (L.n.25/1997) e dell’Arma dei Carabinieri cui è stato dato il rango di Forza Armata (Legge delega n.78/2000) la struttura organizzativa delle Forze armate oggi è questa:

 



Il personale impegnato nelle Forze Armate e nel Ministero della Difesa ammonta a 292.833 persone (Consistenza al 31.12.2008) secondo questa articolazione:

 

Tabella 1- Risorse umane del Comparto della Difesa (al 31.12.2008)



 

 

L’accesso delle donne alle Forze Armate (Legge n.380/1999):la legge ha sottolineato il principio di pari opportunità consentendo alle donne di partecipare al reclutamento del personale per ogni incarico compresi quelli prettamente operativi. Nel 2007 il personale femminile presente nelle Forze Armate era di circa 9.600 persone. 

 

Il servizio militare volontario: un servizio professionale, snello e poco costoso? Un’opportunità di lavoro?: (Legge n.331/2000):la legge si è posta l’obiettivo di passare da uno sistema basato sulla leva obbligatoria a uno di 190.000 uomini e donne volontari[3]; ed ha istituito 2 tipi di volontari: volontari in ferma prefissata di un anno e volontari in ferma prefissata di 4 anni.

Si è fatto credere al Paese che il passaggio ad un esercito di professionisti avrebbe determinato uno strumento militare efficace, snello e meno costoso, che avrebbe garantito a molti ragazzi un buon posto di lavoro, ma non è così!!

 

Per quel che riguarda la professionalitàdiversi Generali preferivano i militari di leva ai militari volontari; è illuminante l’intervento del Generale Carlo Jean all’epoca presidente del Centro Alti Studi per la Difesa del 23 gennaio 1997 alla Commissione della Camera, che diceva: “ sono anzi convinto che, tutto sommato, considerata la varietà di expertise e di professionalità che si riscontra nei militari di leva, il loro impiego garantisca maggiore flessibilità oltre che una maggiore capacità di adattarsi a tali situazioni (ndr: le missioni all’estero). Il vantaggio del ricorso ai volontari, da un punto di vista non tanto tecnico quanto politico, è rappresentato dal fatto che il volontario…. Essendo reclutato negli strati più bassi delle popolazione, è expendable. Se per esempio muore il figlio di un pastore calabrese non ci saranno movimenti di piazza: è sufficiente dare alla famiglia 100 milioni (di lire ndr) per chiudere l’incidente”.

 

Per quel che riguarda i costici si è presto resi conto che un esercito di volontari costa molto più di un esercito di leva, nelle note di corredo alle richieste di copertura finanziaria per le spese delle Forze Armate si legge: “  l’istituzione di un servizio professionale comporta una serie di spese per equipaggiamenti ed armi, nonché spese logistiche, di formazione e di funzionamento superiori per unità di personale a quelle necessarie ad un esercito di leva… Inoltre .. molti servizi garantiti dal personale di leva dovranno ora essere acquisiti attraverso il ricorso all’esterno”.

Oggi da più parti è evidente che Forze Armate di 190.000 unità hanno un costo spropositato e insostenibile; e si comincia a parlare di tagli.

Per quel che riguarda le prospettive di lavoro: quello che è generalmente considerata una buona prospettiva di lavoro stabile e sicuro si sta rivelando, nonostante gli incentivi messi in campo, un altro dei luogo di precariato. Il numero di volontari passati al servizio permanente non ha mai raggiunto il 10% e il blocco delle assunzioni nelle Pubbliche amministrazioni ha impedito anche l’ingresso nelle forze di Polizia e nel Ministero. Così dopo 4 anni passati nelle Forze Armate la maggior parte dei volontari torna a casa con niente in mano e lo Stato ha anche speso inutilmente per la sua formazione. Questa situazione è destinata a peggiorare, perché visti i tagli dei prossimi anni (e che in parte sono già iniziati) che colpiranno soprattutto, la truppa che avrà sempre meno possibilità di veder trasformato il suo servizio volontario in servizio permanente. In questa ottica il Progetto della Mini Naja - un corso di formazione atletico-militare di piccoli gruppi di giovani fortemente voluto dal Ministro La Russa  - oltre che costoso appare puramente demagogico.

 

Il servizio civile:nell’85 la Corte Costituzionale aveva sancito che il dovere costituzionale di difesa della Patria poteva essere assolto anche con un impegno sociale non armato dando così pieno riconoscimento agli obiettori di coscienza.

Però con l’abolizione/congelamento della leva militare è fatalmente venuto meno anche il servizio civile degli obiettori di coscienza e si allora istituito il Servizio Civile Nazionalesu base volontaria. Un istituto che fin da subito ha stentato a decollare anche perché al contrario di quanto è accaduto con la riforma del servizio militare in cui fin da subito si è stabilita la necessità di 190.000 persone e di risorse per l’organizzazione e gli armamenti, per il servizio civile volontario si è costituito un fondo da riempire di volta in volta con le risorse disponibili (risorse progressivamente in calo) e solo quando queste risorse ci sono si apre un bando di servizio civile volontario.

Il risultato è che per la difesa in armi si spende oltre 23 miliardi di euro l’anno e per la difesa in forma di servizio civile circa 171milioni.

 



 


5.Le spese militari italiane


 

Bilancio della Difesa per l’anno 2011

Per capire bene gli stanziamenti in bilancio nel 2011 occorre fare un piccolo passo indietro, in particolare esaminando agli effetti delle misure di contenimento della spesa pubblica contenute nelle D.L. n. 112/2008 (convertito con Legge 6 agosto 2008 n. 133) e nel D.L. n. 78/2010 (convertito con la Legge 30 luglio 2010 n. 122). Nel D.L. n. 112 del 25.6.2008, che abbiamo visto in maniera approfondita nel rapporto di due anni fa, sono stati apportati tagli al bilancio del Ministero della Difesa per 503,7 milioni di euro per l’anno 2009, 478,1 milioni di euro per il 2010 e 834,5 milioni di euro per il 2011. Nel D.L. n. 78 del 2010 dispone una riduzione lineare del 10% sulla dotazione delle spese rimodulabili che per il Ministero della Difesa prevedono una riduzione di 255.854.000 euro per l’anno 2011, 304.778.000 per l’anno 2012 e 104.786.000 a decorrere dall’anno 2013. Il risultato finale prevede uno stanziamento complessivo per il 2011 alla Difesa di 20.494,6 milioni di euro con un incremento rispetto al bilancio previsionale approvato dal Parlamento per il 2010 di 130,2 milioni di euro pari allo 0,6% ed un rapporto rispetto al P.I.L. dell’1,279%.

Dal 2008 il bilancio dello Stato è predisposto ed articolato per Missioni e Programmi ma noi lo analizzeremo con il sistema tradizionalmente usato internamente dalla Difesa, per Funzioni, così da garantire continuità con i precedenti rapporti. Il Bilancio della Difesa è suddiviso in Funzione Difesa che per il 2011 è cresciuta di 32,6 milioni di euro (+0,2%) per un totale di 14.327,6 milioni di euro; Funzione Sicurezza del territorio, che riguarda le spese per i carabinieri, quarta Forza Armata ma che in parte, per la sicurezza del territorio, dipendono dal Ministero dell’Interno, che ha avuto un incremento di 145,2 milioni di euro (+2,6%) per complessivi 5.740,3 milioni di euro; le Funzioni Esterne che riguardanocompiti affidati alla difesa ma non rientrano nei compiti strettamente istituzionali, voce diminuita di 49,8 milioni di euro (-33,1%) per complessivi 100,7 milioni di euro; il Trattamento di Ausiliaria, cresciuto di 2,3 milioni di euro (+0,7%) per una spesa complessiva di 326,1 milioni di euro, che corrisponde alla corresponsione del trattamento di quiescenza al personale nella posizione di ausiliari



La Funzione Difesa contempla le spese per il Personale, per l’Esercizio, dove troviamo le spese per la formazione del personale e la manutenzione di mezzi e strutture e l’Investimento riguardante l’acquisizione di nuovi sistemi d’arma. In merito alla ripartizione percentuale delle spese per la Funzione Difesa sarebbe ottimale un rapporto tra 50% destinato al Personale e l’altro 50% ripartito tra Esercizio ed Investimento; sono molti anni tuttavia che le cifre del bilancio non rientrano in questi parametri ed in particolare per il 2011 le spese per il Personale ammonteranno al 65,8% mentre la somma dell’Esercizio e dell’Investimento giungerà appena al 34,2%, 10,1% della quale destinata all’Esercizio e 24,1% all’investimento. Le previsioni di spesa per il Personale per l’anno 2011 ammontano a 9.433,9 milioni di euro con una crescita rispetto all’anno precedente di 86,8 milioni di euro (+0,9%); tale cifra permette di avere una consistenza di personale militare pari a 178.571 unità e civile pari a 31.459. La situazione del personale presenta molteplici criticità: innanzitutto dopo aver fallito l’allineamento numerico dei vari gradi previsto nel modello a 190.000 unità deciso con il congelamento della leva obbligatoria ed il passaggio a Forze Armate totalmente professionali, si sta andando verso una forzata riduzione del personale. Questa riduzione però anziché intaccare le fasce in soprannumero, come quella dei marescialli, riduce principalmente quella dei militari di truppa, in particolare quelli a ferma prefissata. Si sta andando così verso un rischio potenziale di blocco generalizzato dei reclutamenti, creando di fatto uno strumento sempre più anziano e meno disponibile all’operatività; infatti una forte anomalia del modello esistente è quella di avere un numero di graduati superiore ai militari di truppa, con la conseguenza di avere più comandanti che comandati!

Considerando infine che l’attività principale delle nostre Forze Armate è costituita dalle missioni all’estero, che impegnano circa 8.300 militari, (pari a circa 25.000 uomini e donne con le rotazioni), un apparato di 180.000 unità sembra ancora più spropositato. Per l’Esercizio durante il 2011 sono stati stanziati 1.440,0 milioni di euro, con un decremento rispetto all’anno precedente di 320,4 milioni di euro (-18,2%); questi tagli non fanno altro che rendere più difficile rispondere agli standard internazionali di formazione del personale e di sicurezza dei mezzi, lasciando lo strumento militare al livello minimo necessario per far fronte agli impegni internazionali. Gli stanziamenti previsionali per il 2011 per l’Investimento, ammontano invece a 3.453,7 milioni di euro con una crescita di 266,3 milioni di euro (+8,4%).

Nella tabella 10 abbiamo sintetizzato i principali programmi di ammodernamento, anche con la spesa prevista per il 2011.



Per confronto, il bilancio dell’Italia per la sanità nel 2010 è di circa 105 miliardi di euro, mentre quello per l’istruzione  nel 2009 è stato di circa 44 miliardi.



 


6.I sistemi d’arma


 

Per sistema d'arma si intende l'associazione tra l'arma vera e propria e un dispositivo ausiliario ad esempio, un veicolo (anche convenzionale), contenitore, apparecchiatura di osservazione (radar) o personale di servizio, adatti alle condizioni di battaglia, che permettono di aumentare le prestazioni dell'arma, rendendola ad esempio mobile o aumentando il numero di colpi. Ad esempio, un cavaliere con la corazza, il suo scudiero e rispettivi cavalli (che portano scudi, lance, vivande, ecc.), costituiscono un sistema d'arma. Altrettanto lo sono un cannone, il camion che lo rimorchia, altri camion con le munizioni, le munizioni stesse, gli inservienti al pezzo ed eventuali elicotteri o jeep di avvistamento nella prima linea, e le radio per comunicare. Un sommergibile nucleare, con i suoi missili sono un sistema d'arma. Lo sono anche missili come l'SS-26 Stone e il suo lanciatore, cosi come anche il laser Boeing YAL-1 e l'aereo che lo contiene, derivato dal convenzionale Boeing 747.

Nel nostro Paese i tagli alla Difesa sono stati pochi e sbagliati,  abbattendo la scure sulla formazione del personale e la manutenzione dei mezzi, senza intaccare minimamente inutili sistemi d’arma o rivedendo il numero dei militari da impiegare.

Questi piccoli tagli allarmano comunque la lobby dell’industria bellica, che fa affidamento per i suoi affari sulla certezza dei finanziamenti governativi al sistema difesa. Non è un caso che il Sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto, proprio a margine dell’apertura di “Euronaval” 2010, la più grande fiera navale della difesa del mondo che si svolge a Parigi, abbia assicurato l’assenza di tagli nel nostro settore militare, prospettando solo razionalizzazioni ed eventualmente uno slittamento dei tempi per la realizzazione di nuovi mezzi, in particolare quelli navali. Il riferimento è alle dichiarazioni fatte dal Ministro della Difesa Ignazio La Russa che prima dell’estate aveva annunciato il taglio di 25 caccia Eurofighter ed il rinvio dell’acquisto delle 4 Fregate FREMM mancanti per completare le 10 chieste dalla Marina, e che il Ministro ha ipotizzato di poter rivendere al Brasile.

Fra i sistemi d’arma più costosi che l’Italia dei quali l’Italia si è impegnata a dotarsi ci sono il bombardiere F35 e le navi FREMM;  il primo è prodotto dalla americana Lockeed-Martin, con la quale vari paesi NATO hanno firmato contratti di acquisto per un costo unitario stimato di 70/100 milioni di dollari (stimato perché al momento sono stati prodotti solo alcuni prototipi e il loro costo è già cresciuto del 50% rispetto a quello preventivato).  L’Italia si è impegnata ad acquistarne 131 con consegne fino al 2026. Al costo di acquisto si somma quello per la gestione e per la realizzazione in provincia di Novara di un impianto (dotato di aereoporto) per lo’assemblaggio degli aerei.

Per quanto riguarda le navi, si tratta di un programma congiunto fra Italia e Francia che prevede la costruzione rispettivamente di 10 e 17 fregate., il cui costo varia dai 280 ai 350 milioni di euro a seconda della dotazione di armamenti . Oltre a queste navi è stata completata la costruzione di una portaerei (per la quale sono stati impiegati 10 anni) il cui costo di progetto (dichiarato dal ministro della difesa del 200 Sergio Mattarella) era di 2200 miliardi di lire, mentre quello effettivo è stato di 1390 milioni di euro(circa il doppio).

Oltre ai due progetti appena descritti, l’Italia è impegnata in quello del caccia EFA, avviato nel 1986 in collaborazione con Germania, Spagna e Gran Bretagna e che prevede per l’Italia l’acquisto di 121 aerei per un costo unitario di circa 75 milioni di euro.

In tutti i casi sono più o meno coinvolte nella realizzazione dei sistemi d’arma varie aziende italiane (in primis quelle del gruppo Finmeccanica), tanto che uno dei paravento utilizzati dai vari politici, sia di destra che di sinistra, è quello dei posti di lavoro e della ricaduta economica verso le imprese italiane.

A questo si lega un progetto politico europeo che aspira a contrastare (a carissimo prezzo) il predominio statunitense nel settore delle tecnologie militari.



 


7.Le missioni internazionali


 

 Dal dopoguerra ad oggi l’Italia ha partecipato a 114 missioni internazionali, di cui 46 con lo scopo di mantenimento della pace, 37 di assistenza internazionale, 22 di impostazione della pace, 9 di  formazione della pace e prevenzione del conflitto. Di queste, 31 sono ancora in corso: 3027 unità di soldati sono a tutto oggi impiegate in Medio Oriente, 2858 nell’Europa non comunitaria, 2574 in Asia centrale e meridionale, 110 nel Nord Africa, 41 nell’Unione Europea, 5 in Africa subsahariana e 5 in America Latina.

Nel febbraio del 2009 il Parlamento ha approvato all’unanimità le modifiche alla legge 209 del 2008 riguardo alla partecipazione italiana delle missioni internazionali. Le principali novità “negative” sono state l’aumento dei costi delle missioni e il ritorno alla scadenza semestrale del Decreto. Decreto legge che ha suscitato molte critiche. Innanzi tutto non sono state analizzate specificatamente missione per missione rispetto agli obiettivi da conseguire e non è stata fatta una valutazione di quanto effettivamente è stato realizzato, ma sono state approvate in blocco. Poi i soldi  stanziati per due semestri (1526 milioni di euro con un incremento del 50% rispetto all’anno precedente) verranno spesi quasi totalmente per i costi dello “strumento militare” a danno dei fondi destinati agli aiuti diretti alla cooperazione che ammontano a meno del 6% .

Inoltre va sottolineatala trasformazione dei “caveat”, cioè delle limitazioni imposte dal Governo nazionale all’impiego delle truppe che operano in una missione internazionale. Prima la modificazione di tali limitazioni, per esempio rispetto alla decisione di spostare delle truppe o di aderire ad una richiesta d’intervento, doveva avvenire 72 ore prima dell’effettiva esecuzione, ora ne bastano 6, cioè il tempo tecnico per la decisione affidata al capo di Stato maggiore della Difesa, che dovrebbe essere sempre vincolata agli articoli della nostra Costituzione.

Negli ultimi anni la partecipazione dell’Italia alle missioni internazionali ha assunto una grande importanza; da uno studio della ONG Intersos, l’Italia è al 3° posto tra i Paesi dell’Unione Europea per il numero dei militari impegnati, mentre è al 15° per quanto riguarda gli stanziamenti nella lotta alla povertà del mondo.

Le due missioni più onerose economicamente sono quella in Libano (192 milioni di euro per semestre) e quella in Afghanistan che è passata, nel 2009, a 242 milioni per semestre, rispetto ai precedenti 169 milioni per semestre. Questi aumenti sono serviti per coprire l’invio di 4 cacciabombardieri Tornado (52 milioni di euro l’uno) e 600 militari. Inoltre, per questa decisione, sono stati modificati alcuni caveat in modo tale da poter preludere alla partecipazione attiva alla guerra contro i Talebani, in aperto contrasto con l’art. 11 della Costituzione.

Un discorso a parte merita il tema della “sicurezza”, che lo Stato deve garantire, del personale civile che rimane sul posto, la cosiddetta Unità di Sostegno alla Ricostruzione (USR), dopo che sono stati ritirati i soldati e che implica un impegno economico, difficilmente valutabile e verificabile e non regolamentato da leggi in vigore. Un esempio eclatante è stato il caso che si è verificato in Iraq. Accanto al ritiro dei soldati e all’impegno di spesa nella Unità di Sostegno alla Ricostruzione (anche se non si è mai capito il risultato dei programmi ed è apparsa, da subito, esagerata la somma per la presenza di esperti italiani), lo Stato ha stipulato un contratto con una società di sicurezza privata che già operava con gli Iracheni, la Aegis Defence System, agenzia molto chiacchierata di cui uno dei fondatori è un tale Tim Spencer, militare, mercenario, venditore di armi e protagonista di colpi di stato e loschi affari in Sierra Leone e a Papua Nuova Guinea, dove è stato anche arrestato e poi espulso. La spesa complessiva prevista per la Aegis Defence Ststem era di 3.498.000 euro, 10 volte superiore a quella stanziata per il funzionamento della USR. Dopo che una tale notizia, diffusa dall’”Unità”, è stata confermata e dopo la risposta del Vice Ministro degli Affari Esteri Ugo Intini del 2 luglio 2007, in cui giustificava tale scelta, di questo contratto non se ne è saputo più nulla.

Possiamo dire che, in questo campo, cioè rispetto alla cessione di responsabilità riguardo alla sicurezza militare ad agenzie private, non c’è nessun controllo ed è estremamente pericoloso avviarci ad “una privatizzazione della guerra”.

 

 

 

7.1  Militari in città (ovvero come si potrebbero risparmiare soldi ed evitare “pericolosi equivoci”)

 

Il decreto legge n. 92/08 sulla sicurezza (governo Berlusconi) prevede la presenza per 6 mesi, rinnovabili, di 3000 militari nelle principali città italiane per un costo di 31,2 milioni di euro annuali. Uno dei compiti delle Forze Armate è quello di intervenire in caso di straordinaria necessità e urgenza (vedi terremoto all’Aquila, ecc) e la domanda che nasce spontanea è se l’ordine pubblico possa essere considerata un’emergenza e se i militari abbiano le competenze adeguate a tale compito. Inoltre bisogna tener presente che, un base al rapporto Eurostat, in Italia ci sono 325.000 unità tra poliziotti, carabinieri, finanzieri, agenti penitenziari, guardie forestali, che diventano 415.000 se si aggiungono i Vigili Urbani, pari a 561 operatori ogni 100.000 abitanti, contro i 469 della Spagna e i 300 della Francia, quindi non poi così pochi! Forse sarebbe meglio ridisegnarne le mansioni, visto che molte persone sono utilizzate in lavori d’ufficio, o come scorte invece di utilizzare nuovo personale!

 

7.2  Servitù militari (ovvero come si potrebbero trovare entrate per gli Enti Locali, Servizi pubblici, ecc...)

 

Un altro problema è quello che riguarda le “servitù militari”, intendendo con questo termine la presenza di edifici o superfici territoriali appartenenti all’amministrazione della Difesa (caserme, depositi, arsenali, poligoni di tiro, ecc..) che, dopo l’eliminazione della leva militare, non sono più utilizzati. Queste strutture sono di proprietà statale, pertanto potrebbero essere riconvertite ad uso civile, industriale, turistico-alberghiero e portare nuove entrate che potrebbero, in parte, essere appannaggio dei Comuni. Essendo di proprietà statale non possono essere vendute dalla Difesa e perciò è stata incaricata un’Agenzia del Demanio alla valutazione delle vendite o degli affitti i cui introiti finirebbero al Tesoro che , a sua volta, li può destinare per finanziare iniziative della Difesa. Un serpente che si morde la coda!!!

Il 15 ottobre 2008 il Ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito ha fatto il punto della situazione: 399 immobili da dimettere, di cui già 354 consegnati all’Agenzia del Demanio. Il Ministro ha fatto presente che la legge 133/2008 è nata per attenuare l’effetto dei tagli subiti dal Ministero della Difesa quindi “non è compatibile con l’ipotesi di un’alienazione gratuita e diretta a favore degli Enti Locali”.

Altre entrate potrebbero pervenire dai 4000 alloggi della Difesa occupati abusivamente o da utenti che vanno in pensione ma mantengono l’edificio, o da alloggi dati in uso temporaneo per 7 anni, periodo che non viene rispettato, o da comandanti trasferiti che lasciano la famiglia nella città di provenienza creando problemi per il nuovo comandante che arriva, o da edifici occupati da figli, mogli separate ecc.. che non hanno nulla a che fare con la Difesa.

A questo proposito è stata presentata una proposta di legge dal Ministro della Difesa La Russa nel febbraio 2009, in accordo col Ministero dell’Economia e delle Finanze e il Ministero dello Sviluppo Economico e contenuta nel ddl 1373, che prevede la costituzione della società privata “Difesa Servizi spa”, il cui unico azionista è il Ministero della Difesa, con l’intento di trasferire le competenze del Ministero della Difesa ad una società privata. Questa gestirà l’immenso patrimonio del demanio militare (oltre 4 miliardi di euro), le forniture e gli acquisti della Difesa ed eventuali sponsorizzazioni di eventi. Tramite questa società, il ministero della Difesa potrà affittare o vendere i propri immobili a privati senza l’autorizzazione, finora vincolante, di altri ministeri, senza controllo del Parlamento e senza garanzie di trasparenza. Basterà una delibera del Consiglio di Amministrazione della società, per esempio, per costruire sui propri terreni, un termovalorizzatore o un deposito scorie nucleari, senza possibilità di controllo, perché nei siti militari è vietato l’accesso.

Una società privata, con un enorme “potere”, troppo ampio e discrezionale per essere concentrato nelle mani “private” di poche persone.

 

Tra le servitù militari che limitano la fruizione del territorio dobbiamo annoverare anche le basi NATO e USA: 12 strutture militari Usa per l’Esercito, 21 per la Marina, 16 per l’Aviazione e altre 40, definite “insediamenti minori” a cui aggiungere, parrebbe, 8 basi NATO.

Tale basi, per l’Italia, hanno un costo economico, circa 370 milioni di dollari, contributi, in parte, in denaro liquido, o come sgravi fiscali, o per forniture gratuite di servizi per i soldati e le loro famiglie.

A tale proposito ricordiamo il recente “caso Dal Molin”, cioè la cessione dell’ex aeroporto Dal Molin per ampliare la base americana ad Aviano (Vicenza) che diventerebbe così la base USA più grande d’Europa. Infatti gli Stati Uniti avrebbero deciso di trasferire ad Aviano la 173° Brigata aviotrasportata, mettendo l’Italia in prima linea rispetto alle attuali o future guerre.

 

 

 

 

 

 

 

 




8.“Preghiera di guerra” di Mark Twain (estratto)


 

Era un periodo di grande esultanza ed eccitamento. Il paese era in armi, c'era la guerra, in ogni petto ardeva il sacro fuoco del patriottismo; i tamburi rullavano, le bande suonavano, i fucili-giocattolo sbottavano, i pacchi di fuochi artificiali fischiavano e scoppiettavano…..Nelle chiese i pastori predicavano devozione alla bandiera e alla nazione, e invocavano il Dio delle battaglie, chiedendo il suo aiuto per la nostra buona causa con esplosioni di fervida eloquenza che commuovevano tutti quelli che le udivano. Era un momento davvero felice e fortunato, e quella mezza dozzina di spiriti avventati che avevano osato contestare la guerra e dubitare della sua legittimità, avevano incontrato una reazione così immediata, diretta e rabbiosa che per la propria incolumità erano rapidamente scomparsi di scena, smettendo in quel modo di dare fastidio. La funzione era in corso. Fu letto un capitolo di guerra dal Vecchio Testamento. La prima preghiera fu recitata, e fu seguita da una esplosione dell'organo che scosse le fondamenta. Come un sol uomo i presenti si alzarono, e con gli occhi lucidi e il cuore in gola lanciarono la terrificante invocazione: "O Dio più terribile, tu che stabilisci l'ordine delle cose, fai tuonare la tua tromba e fai lampeggiare la tua spada". Poi venne la preghiera "lunga". Nessuno ricordava un'invocazione così appassionata e commovente, con parole così belle. Il cuore della supplica era che il nostro Padre benigno e misericordioso proteggesse i nostri giovani e nobili soldati, e li aiutasse, confortasse e incoraggiasse nel loro compito patriottico. Che li benedicesse e proteggesse nel giorno della battaglia e nell'ora del pericolo, che li portasse nella sua mano poderosa, che li rendesse forti e sicuri di sé, invincibili al momento dello scontro sanguinoso. Che li aiutasse a schiacciare il nemico, concedendo a loro, alla loro bandiera e alla loro nazione onore e gloria imperituri.

Entrò un vecchio sconosciuto, è avanzò con passo lento e silenzioso lungo la navata centrale. Gli occhi fissi sul prete, il corpo oblungo ricoperto da una tunica che gli arrivava fino ai piedi, il capo scoperto, i capelli bianchi che gli scendevano come una spumosa cascata sulle spalle, il volto rugoso pallido oltre natura, più pallido ancora di uno spettro. Con le palpebre chiuse il prete, ignaro della sua presenza, continuava la sua commovente preghiera, che finalmente concluse con le parole, pronunciate in un fervido appello, "Benedici le nostre armi, concedici la vittoria, o Signore nostro Dio, padre e protettore della nostra terra e della nostra bandiera".

L'estraneo gli toccò il braccio, e gli fece cenno di farsi da parte - cosa che lo sconcertato prete fece - e si mise al suo posto. Con sguardo solenne, nel quale brillava una luce distante, studiò per alcuni istanti il pubblico esterrefatto, poi con voce profonda disse: "Provengo dal Trono, e porto un messaggio del Dio onnipotente." Le parole colpirono i presenti come un'onda violenta. Se l'estraneo se ne accorse, non vi fece caso. "Egli ha udito la preghiera del suo servo e vostro pastore, e l'accontenterà, se questo sarà il vostro desiderio dopo che io, suo messaggero, vi avrò spiegato ciò che essa comporta. Intendo dire, tutto ciò che comporta. Infatti capita spesso che le preghiere degli uomini chiedano più di quanto ne sia cosciente chi le recita, se non si ferma a rifletterci." Il servo di Dio e vostro ha recitato la sua preghiera. Ma si e fermato a riflettere? È soltanto una la preghiera? No, sono due: una è recitata, l'altra no. Ambedue sono giunte all'orecchio di Colui che ascolta tutte le suppliche, quelle parlate e quelle silenziose.. Voi avete udito la preghiera del vostro servo - la parte recitata. Io sono stato incaricato da Dio di mettere in parole l'altra parte - la parte che il pastore, e voi stessi nei vostri cuori, avete recitato in fervido silenzio, magari senza saperlo e senza pensarci. Che Dio voglia che sia così! Voi avete udito queste parole: "Dacci la vittoria o Signore nostro Dio". Questo è sufficiente. Tutta la parte recitata della preghiera si riduce a queste intense parole. Non c'era bisogno di andare oltre. Nel momento in cui avete pregato per la vittoria, voi avete pregato anche per molte conseguenze di cui nessuno parla, che seguono la vittoria - che devono seguirla, e che non possono non farlo. Allo spirito in ascolto del Dio Padre è giunta anche la parte silenziosa della preghiera, e mi ha ordinato di metterla in parole. Ascoltate: "Signore nostro Padre, i nostri giovani patrioti, idoli dei nostri cuori, procedono verso la battaglia - che tu sia vicino a loro. Insieme a loro, nello spirito, anche noi procediamo dalla dolce tranquillità dei nostri amati focolari verso l'abbattimento del nemico. O Signore nostro Dio, aiutaci a ridurre con le nostre bombe i loro soldati in brandelli insanguinati. Aiutaci a popolare le loro campagne sorridenti con i pallidi contorni dei loro patrioti morti.  Aiutaci a coprire il tuono dei cannoni con le urla dei loro feriti, che si contorcono nel dolore. Aiutaci a spazzar via le loro misere case con uragani di fuoco. Aiutaci ad affliggere i cuori delle loro innocue vedove con un inutile dolore. Aiutaci a farne delle senzatetto che vaghino con i loro figli fra le rovine inospitali, vestite di stracci, affamate e assetate, in balìa delle fiamme del sole d'estate e dei venti ghiacciati d'inverno, distrutte nell'animo, consumate dalla fatica, che ti implorano un rifugio nella tomba che verrà loro negato. Per noi che ti adoriamo, o Signore, distruggi le loro speranze, avvelena le loro esistenze, trascina il loro amaro pellegrinaggio, rendi pesanti i loro passi, bagna la loro strada di lacrime, macchia le bianche nevi con il sangue dei loro piedi feriti. Lo chiediamo, nello spirito dell'amore, a Colui che è la Fonte dell' Amore, rifugio sempre fedele ed amico di tutti coloro che soffrono, e cercano il Suo aiuto con cuore umile e contrito. Amen."

"Voi per questo avete pregato. Se è ancora ciò che desiderate, ditelo. Il messaggero dell'Altissimo attende."

In seguito si disse che quell'uomo era un folle, poiché aveva detto delle cose che non avevano alcun senso.

 



 



 







[1] Tratto da “La mia Costituzione”. Intervista di Guido Dell’Aquila a Oscar Luigi Scalfaro, Ed. Passigli, 2005


[2] i vertici militari a fronte dell’abolizione della leva obbligatoria hanno preteso di avere Forze Armate così numerose  per non dover mandare a casa molti comandanti e dall’altro per giustificare un elevato numero di armamenti con i quali equipaggiarli.


[3] In realtà la leva obbligatoria non è stata abolita ma semplicemente “congelata” e può essere riattivata in caso di particolari e gravi necessità (stato di guerra, grave crisi internazionale).




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