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sabato 29 novembre 2008

Crocifissi

COMUNITA’ CRISTIANE DI BASE

Segreteria Tecnica Nazionale

CdB Nord-Milano

3397952637

segrcdb@alice.it


 

Comunicato stampa

 

 Se una persona, un qualsiasi “povero cristo”, chiede giustizia di fronte a quella che lui sente come una prevaricazione religiosa e confessionale, di fronte cioè all’esibizione del crocifisso negli edifici pubblici, gli organismi dello Stato non possono mettere su un piatto della bilancia la solitudine di quel povero cristo e sull’altro piatto il peso della “stragrande maggioranza” accomunata da una appartenenza religiosa. Devono decidere in base ad altri criteri, quelli del diritto uguale per tutti e quello dell’interesse pubblico. Questa è laicità.

E’ ciò che ha fatto il giudice spagnolo del tribunale di Valladolid Alejandro Valentin ordinando a una scuola pubblica della città settentrionale di rimuovere i crocifissi affissi alle pareti, malgrado la posizione contraria del consiglio scolastico.

   Sono tanti e qualificati i cattolici critici verso l’ostensione pubblica della croce. E non da oggi. Facciamo qualche esempio.

 Don Milani, ora in odore di santità, aveva tolto il crocifisso dalla scuola di Barbiana.

Il cattolico senatore Mario Gozzini, promotore della legge che umanizza la carcerazione, nel 1988 scrisse sull’Unità due forti articoli di critica verso i difensori dell’ostensione pubblica della croce.

E oggi sono tante le esperienze di fede cristiana aperte al globalismo dei diritti e alla pace: le comunità di base, tante oscure parrocchie e associazioni cattoliche e confessioni protestanti che condividono la scelta del giudice spagnolo .

  Il problema è che il sistema dei media non ne dà notizia, anche se non è mai troppo tardi.

La Segreteria Tecnica Nazionale delle CdB italiane       

Milano, 28.11.08




Articolo di Enzo Mazzi


Don Lorenzo Milani, Mario Gozzini e il crocefisso   

 

A proposito del simbolo cattolico e dell’insegnamento confessionale nella scuola, don Milani espone con lucidità il suo pensiero in una lunga lettera indirizzata al giornalista Giorgio Pecorini:

Chi mi ha conosciuto cattolico in anni di così profonda convivenza intellettuale e morale qual è la scuola – scrive – se mi vede eliminare il crocifisso non mi darà mai di eretico ma si porrà piuttosto la domanda affettuosa del come questo atto debba essere cattolicissimamente interpretato cattolico, dato che da cattolico è posto.

Posizione analoga a queste assume anche Mario Gozzini; ma in veste diversa da quella di Don Milani. Docente di storia e senatore, ha ovviamente l’opportunità di far sentire la sua voce ad un pubblico più vasto, anche attraverso la rubrica “Senza steccati” che cura su l’Unità, e di intervenire direttamente nel dibattito intorno alla vicenda della professoressa Migliano di Cuneo.

Già prima aveva scritto nel dicembre 1986 a la Repubblica, a proposito del crocifisso nei tribunali. E quasi sempre i suoi commenti sul quotidiano riguardano argomenti strettamente connessi alla religione e al rapporto fra Chiesa e Stato. Per esempio, il 22 ottobre 1987 l’articolo, dedicato alle difficoltà di non avvalersi dell’insegnamento cattolico e alla consuetudine di far recitare le preghiere in classe, si apre con il noto auspicio di Paolo VI: “Nessuno sia costretto, nessuno sia impedito”. Constatato che ci sono genitori non credenti “costretti”, per varie ragioni facilmente intuibili, a dire di sì all’insegnamento cattolico, osserva: Fosse anche uno solo, lo Stato, ma anche la Chiesa, che vuol promuovere i diritti umani, hanno il dovere di preoccuparsene, e molto. […] È ipocrita, non veritiera, la tesi che la scelta del 90% [di avvalentisi] sia avvenuta, per tutti, liberamente e convintamene […] Le polemiche non sono soltanto il frutto di un rigurgito anticlericale ottocentesco […] ma trovano motivazione legittima in uno stato di cose oggettivamente oppressivo di una minoranza […]


 

 

 

Crocifissi

COMUNITA’ CRISTIANE DI BASE

Segreteria Tecnica Nazionale

CdB Nord-Milano

3397952637

segrcdb@alice.it


 

Comunicato stampa

 

 Se una persona, un qualsiasi “povero cristo”, chiede giustizia di fronte a quella che lui sente come una prevaricazione religiosa e confessionale, di fronte cioè all’esibizione del crocifisso negli edifici pubblici, gli organismi dello Stato non possono mettere su un piatto della bilancia la solitudine di quel povero cristo e sull’altro piatto il peso della “stragrande maggioranza” accomunata da una appartenenza religiosa. Devono decidere in base ad altri criteri, quelli del diritto uguale per tutti e quello dell’interesse pubblico. Questa è laicità.

E’ ciò che ha fatto il giudice spagnolo del tribunale di Valladolid Alejandro Valentin ordinando a una scuola pubblica della città settentrionale di rimuovere i crocifissi affissi alle pareti, malgrado la posizione contraria del consiglio scolastico.

   Sono tanti e qualificati i cattolici critici verso l’ostensione pubblica della croce. E non da oggi. Facciamo qualche esempio.

 Don Milani, ora in odore di santità, aveva tolto il crocifisso dalla scuola di Barbiana.

Il cattolico senatore Mario Gozzini, promotore della legge che umanizza la carcerazione, nel 1988 scrisse sull’Unità due forti articoli di critica verso i difensori dell’ostensione pubblica della croce.

E oggi sono tante le esperienze di fede cristiana aperte al globalismo dei diritti e alla pace: le comunità di base, tante oscure parrocchie e associazioni cattoliche e confessioni protestanti che condividono la scelta del giudice spagnolo .

  Il problema è che il sistema dei media non ne dà notizia, anche se non è mai troppo tardi.

La Segreteria Tecnica Nazionale delle CdB italiane       

Milano, 28.11.08




Articolo di Enzo Mazzi


Don Lorenzo Milani, Mario Gozzini e il crocefisso   

 

A proposito del simbolo cattolico e dell’insegnamento confessionale nella scuola, don Milani espone con lucidità il suo pensiero in una lunga lettera indirizzata al giornalista Giorgio Pecorini:

Chi mi ha conosciuto cattolico in anni di così profonda convivenza intellettuale e morale qual è la scuola – scrive – se mi vede eliminare il crocifisso non mi darà mai di eretico ma si porrà piuttosto la domanda affettuosa del come questo atto debba essere cattolicissimamente interpretato cattolico, dato che da cattolico è posto.

Posizione analoga a queste assume anche Mario Gozzini; ma in veste diversa da quella di Don Milani. Docente di storia e senatore, ha ovviamente l’opportunità di far sentire la sua voce ad un pubblico più vasto, anche attraverso la rubrica “Senza steccati” che cura su l’Unità, e di intervenire direttamente nel dibattito intorno alla vicenda della professoressa Migliano di Cuneo.

Già prima aveva scritto nel dicembre 1986 a la Repubblica, a proposito del crocifisso nei tribunali. E quasi sempre i suoi commenti sul quotidiano riguardano argomenti strettamente connessi alla religione e al rapporto fra Chiesa e Stato. Per esempio, il 22 ottobre 1987 l’articolo, dedicato alle difficoltà di non avvalersi dell’insegnamento cattolico e alla consuetudine di far recitare le preghiere in classe, si apre con il noto auspicio di Paolo VI: “Nessuno sia costretto, nessuno sia impedito”. Constatato che ci sono genitori non credenti “costretti”, per varie ragioni facilmente intuibili, a dire di sì all’insegnamento cattolico, osserva: Fosse anche uno solo, lo Stato, ma anche la Chiesa, che vuol promuovere i diritti umani, hanno il dovere di preoccuparsene, e molto. […] È ipocrita, non veritiera, la tesi che la scelta del 90% [di avvalentisi] sia avvenuta, per tutti, liberamente e convintamene […] Le polemiche non sono soltanto il frutto di un rigurgito anticlericale ottocentesco […] ma trovano motivazione legittima in uno stato di cose oggettivamente oppressivo di una minoranza […]


 

 

 

Un falso santino


 


Il Vaticano: «Gramsci trovò la fede»



«Il fondatore del Pci ricevette i sacramenti cristiani sul punto di morte».


Ennesimo scoop del Corriere


Da "L'Unità":



«Gramsci morì con i sacramenti. E chiese alle suore che lo assistevano di poter baciare un'immagine del Bambino Gesù», ha affermato  l'arcivescovo sardo Luigi de Magistris, penitenziere emerito della Santa Sede, in occasione della presentazione di un nuovo catalogo dei santini. Per anni si è accusato Togliatti e il Pci di voler fare di Gramsci un santino, ora lo si vuol fare entrare - sempre come santino - in un'altra squadra, neanche si trattasse di una figurina Panini. «Il mio conterraneo Gramsci - ha detto l'anziano presule - aveva nella sua stanza l'immagine di Santa Teresa del Bambino Gesù. Durante la sua ultima malattia, le suore della clinica dove era ricoverato portavano ai malati l'immagine di Gesù Bambino da baciare. Non la portarono a Gramsci. Lui disse: "Perché non me l'avete portato?" Gli portarono allora l'immagine di Gesù Bambino e Gramsci la baciò. Gramsci è morto con i Sacramenti, è tornato alla fede della sua infanzia», ha concluso De Magistris.

Quella raccontata  ieri in Vaticano è vecchia come il cucco, risalendo almeno al 1977. Già allora un gesuita, padre Della Vedova, anche in quella occasione ripreso e diffuso dal "Corrierone", cercò di perorare l'idea del Gramsci convertito in extremis. Spalleggiato da una certa signora Lina Corigliano, intervistata da Gente .

Già dieci anni prima, però, Arnaldo Nesti, un docente universitario fiorentino, aveva ricostruito con serietà la vicenda degli ultimi giorni di Gramsci, raccogliendo le testimonianze insospettabili di tre suore della Quisisana e del cappellano della casa di cura, Giuseppe Furrer. Senza inizialmente sapere bene chi fosse «il dottor Gramsci», il giovane sacerdote vi aveva riconosciuto una personalità fuori dall'ordinario e ogni pomeriggio, se le condizioni di salute del "prigioniero" lo consentivano (Gramsci riacquistò la piena libertà solo pochi giorni prima della morte, e comunque si alternavano intorno a lui squadre di poliziotti e carabinieri, che non lo perdevano mai di vista), amava trascorrere un po' di tempo conversando con lui. «Il dottor Gramsci - testimoniò ammirato il sacerdote - rivelava una conoscenza specialistica dei padri della chiesa, specialmente di sant'Agostino, conosceva bene anche san Tommaso e in particolare Rosmini».



 La Storia fatta con le barzellette.

di Guido Liguori

L'articolo di Liberazione, lo puoi leggere per intero su
Georgia




Falso più falso meno...


"Ribadisco, infine, che giammai accetterei di essere processato in aule addobbate con croci uncinate naziste -e questo perché ripudio ed aborro i crimini compiuti dai cristiani nazisti- e che quindi -e a maggior ragione- non accetto di essere processato da Giudici che mi impongono -o comunque accettano di impormi- la presenza del crocifisso, cioè il vessillo della più grande associazione per delinquere e della più grande banda di falsari della storia del Pianeta, la Chiesa Cattolica, che si è resa autrice, nell’arco di circa 1.800, dei più efferati crimini contro l’umanità, condividendoli di papa in papa, senza manifestare alcun moto di resipiscenza e/o di pentimento.


La storia del “crocifisso” gronda di sangue, di genocidi, di assassini, di torture, di criminale inquisizione, di criminali crociate, di criminale razzismo, di criminali roghi contro eretici e streghe, di criminale schiavismo, di superstizione, di criminale discriminazione e persecuzione razziale, di criminale shoà, di criminali rapimenti di bambini ebrei, di criminali genocidi dei nativi americani, di criminali confische, di disprezzo e discriminazione delle donne e degli omosessuali, di omofobia, di sessuofobia patologica, di intolleranza, di oscurantismo, di violazione e prevaricazione dei più elementari diritti politici ed umani di eguaglianza, di libertà di opinione, di libertà di pensiero, di libertà di religione e di libertà di scienza e ricerca, di omertosa e criminale copertura dei preti pedofili, di false natività di Gesù Cristo, di falsificazioni di donazioni costantiniane, di falsificazioni e taroccamenti di scritture sacre, di false creazioni, di false reliquie, di falsi Cristi, di falsi “figli” di Dio, di false resurrezioni, di falsi prepuzi di Gesù Cristo (ben 13!), di falsi e truffaldini “sangui di San Gennaro”, di falsi veli della Madonna, di false apparizioni della madonna, di false madonne che lacrimano sangue, di false ostie che si tramutano in fiorentine al sangue, di false case della madonna di Loreto, di falsi chiodi della croce di Gesù, di falsi legni della croce di Gesù, di false lance di Longino (Heilige Lanze) venerate dal cattolico Hitler, di false sindoni, di false veroniche, di falsi miracoli, di falsi Santi autori di falsi miracoli, di falsi esorcismi, di false stigmate, di false transustanziazioni, di impostori Padri Pii santificati, di falsi paradisi, di falsi purgatori, di falsi limbi, di falsi demoni, di falsi angeli, di falsi arcangeli, di falsi cherubini, di falsi serafini, di falsi troni, di falsi indemoniati, di truffe, di costante abuso della credulità popolare a fini speculativi, di truffaldine messe gregoriane, di mercimonio di indulgenze, di truffaldine vendite di medaglie “miracolose”, di bolle di componenda, di illeciti finanziari, di accumulazione parassitaria di ricchezze ingenti e scandalose e di altre assurdità."



Giudice Luigi Tosti



Dalla memoria inviata ai tribunali, avente per Oggetto la

Richiesta di rinvio dell’udienza di discussione del ricorso R.G. N. 03482400-07, fissata per il 18.11.2008.

Il testo integrale qui.


Urbanus scripsit.

Un falso santino


 


Il Vaticano: «Gramsci trovò la fede»



«Il fondatore del Pci ricevette i sacramenti cristiani sul punto di morte».


Ennesimo scoop del Corriere


Da "L'Unità":



«Gramsci morì con i sacramenti. E chiese alle suore che lo assistevano di poter baciare un'immagine del Bambino Gesù», ha affermato  l'arcivescovo sardo Luigi de Magistris, penitenziere emerito della Santa Sede, in occasione della presentazione di un nuovo catalogo dei santini. Per anni si è accusato Togliatti e il Pci di voler fare di Gramsci un santino, ora lo si vuol fare entrare - sempre come santino - in un'altra squadra, neanche si trattasse di una figurina Panini. «Il mio conterraneo Gramsci - ha detto l'anziano presule - aveva nella sua stanza l'immagine di Santa Teresa del Bambino Gesù. Durante la sua ultima malattia, le suore della clinica dove era ricoverato portavano ai malati l'immagine di Gesù Bambino da baciare. Non la portarono a Gramsci. Lui disse: "Perché non me l'avete portato?" Gli portarono allora l'immagine di Gesù Bambino e Gramsci la baciò. Gramsci è morto con i Sacramenti, è tornato alla fede della sua infanzia», ha concluso De Magistris.

Quella raccontata  ieri in Vaticano è vecchia come il cucco, risalendo almeno al 1977. Già allora un gesuita, padre Della Vedova, anche in quella occasione ripreso e diffuso dal "Corrierone", cercò di perorare l'idea del Gramsci convertito in extremis. Spalleggiato da una certa signora Lina Corigliano, intervistata da Gente .

Già dieci anni prima, però, Arnaldo Nesti, un docente universitario fiorentino, aveva ricostruito con serietà la vicenda degli ultimi giorni di Gramsci, raccogliendo le testimonianze insospettabili di tre suore della Quisisana e del cappellano della casa di cura, Giuseppe Furrer. Senza inizialmente sapere bene chi fosse «il dottor Gramsci», il giovane sacerdote vi aveva riconosciuto una personalità fuori dall'ordinario e ogni pomeriggio, se le condizioni di salute del "prigioniero" lo consentivano (Gramsci riacquistò la piena libertà solo pochi giorni prima della morte, e comunque si alternavano intorno a lui squadre di poliziotti e carabinieri, che non lo perdevano mai di vista), amava trascorrere un po' di tempo conversando con lui. «Il dottor Gramsci - testimoniò ammirato il sacerdote - rivelava una conoscenza specialistica dei padri della chiesa, specialmente di sant'Agostino, conosceva bene anche san Tommaso e in particolare Rosmini».



 La Storia fatta con le barzellette.

di Guido Liguori

L'articolo di Liberazione, lo puoi leggere per intero su
Georgia




Falso più falso meno...


"Ribadisco, infine, che giammai accetterei di essere processato in aule addobbate con croci uncinate naziste -e questo perché ripudio ed aborro i crimini compiuti dai cristiani nazisti- e che quindi -e a maggior ragione- non accetto di essere processato da Giudici che mi impongono -o comunque accettano di impormi- la presenza del crocifisso, cioè il vessillo della più grande associazione per delinquere e della più grande banda di falsari della storia del Pianeta, la Chiesa Cattolica, che si è resa autrice, nell’arco di circa 1.800, dei più efferati crimini contro l’umanità, condividendoli di papa in papa, senza manifestare alcun moto di resipiscenza e/o di pentimento.


La storia del “crocifisso” gronda di sangue, di genocidi, di assassini, di torture, di criminale inquisizione, di criminali crociate, di criminale razzismo, di criminali roghi contro eretici e streghe, di criminale schiavismo, di superstizione, di criminale discriminazione e persecuzione razziale, di criminale shoà, di criminali rapimenti di bambini ebrei, di criminali genocidi dei nativi americani, di criminali confische, di disprezzo e discriminazione delle donne e degli omosessuali, di omofobia, di sessuofobia patologica, di intolleranza, di oscurantismo, di violazione e prevaricazione dei più elementari diritti politici ed umani di eguaglianza, di libertà di opinione, di libertà di pensiero, di libertà di religione e di libertà di scienza e ricerca, di omertosa e criminale copertura dei preti pedofili, di false natività di Gesù Cristo, di falsificazioni di donazioni costantiniane, di falsificazioni e taroccamenti di scritture sacre, di false creazioni, di false reliquie, di falsi Cristi, di falsi “figli” di Dio, di false resurrezioni, di falsi prepuzi di Gesù Cristo (ben 13!), di falsi e truffaldini “sangui di San Gennaro”, di falsi veli della Madonna, di false apparizioni della madonna, di false madonne che lacrimano sangue, di false ostie che si tramutano in fiorentine al sangue, di false case della madonna di Loreto, di falsi chiodi della croce di Gesù, di falsi legni della croce di Gesù, di false lance di Longino (Heilige Lanze) venerate dal cattolico Hitler, di false sindoni, di false veroniche, di falsi miracoli, di falsi Santi autori di falsi miracoli, di falsi esorcismi, di false stigmate, di false transustanziazioni, di impostori Padri Pii santificati, di falsi paradisi, di falsi purgatori, di falsi limbi, di falsi demoni, di falsi angeli, di falsi arcangeli, di falsi cherubini, di falsi serafini, di falsi troni, di falsi indemoniati, di truffe, di costante abuso della credulità popolare a fini speculativi, di truffaldine messe gregoriane, di mercimonio di indulgenze, di truffaldine vendite di medaglie “miracolose”, di bolle di componenda, di illeciti finanziari, di accumulazione parassitaria di ricchezze ingenti e scandalose e di altre assurdità."



Giudice Luigi Tosti



Dalla memoria inviata ai tribunali, avente per Oggetto la

Richiesta di rinvio dell’udienza di discussione del ricorso R.G. N. 03482400-07, fissata per il 18.11.2008.

Il testo integrale qui.


Urbanus scripsit.

venerdì 28 novembre 2008

Nè muri Nè silenzi


 


Roma 29 Novembre 2008

Nè muri Nè silenzi

Pace giustizia e libertà in Palestina


Le Nazioni Unite hanno dichiarato il 29 Novembre "Giornata di solidarietà internazionale con il popolo palestinese".


 Invitiamo tutt* ad unirsi alla manifestazione nazionale di Roma insieme al Coordinamento delle 

comunità palestinesi in Italia e all'UDAP (Unione Democratica Arabo Palestinese).


Il popolo palestinese dopo 60 anni di espropri, vessazioni e violenze, ha

visto negli anni della seconda Intifada ridurre progressivamente il suo

spazio di rappresentanza e prospettiva politica nei Territori Occupati, in

Israele e nel resto del mondo. Le esecuzioni mirate e gli arresti arbitrari del

governo israeliano hanno decapitato la leadership delle forze politiche

palestinesi, il resto lo ha fatto la comunità internazionale delegittimando i

principali dirigenti politici palestinesi di ogni ispirazione, cominciando da

quelli laici e pragmatici.


Intanto la frammentazione del territorio determinata dalla costruzione del

muro e dalla crescita indiscriminata delle colonie, e le sempre maggiori

difficoltà di circolazione per merci e persone all´interno dei territory occupati,

hanno messo in ginocchio l´economia palestinese.


Quello palestinese è un popolo tenace e coraggioso che ha le stesse

necessità di ogni altro popolo; necessità materiali: lavoro, istruzione, sanità

accesso ai mercati e ai beni primari e necessità ideali: bisogno di progettare

il futuro, diritto di scegliere liberamente i propri rappresentanti politici, diritto

all´autodeterminazione. E' un popolo che ha dimostrato più volte di sapere

accettare compromessi anche dolorosi e di saper fare scelte pragmatiche:

le reiterate offerte di tregua da parte di Hamas, l´iniziativa di pace della

Lega Araba, gli accordi della Mecca, e la riflessione sullo stato unico avviata

in larga parte della società palestinese testimoniano una volontà di

superare l'esistente. Una volontà che è stata sistematicamente ignorata dal

governo israeliano e da gran parte della comunità internazionale,

producendo nel popolo palestinese una sensazione di accerchiamento e di

impotenza i cui risultati vediamo oggi.


La popolazione civile, schiacciata tra l´occupazione militare israeliana e lo

scontro armato tra le opposte fazioni, si è trovata come sempre a pagare il

prezzo più alto, in termini di perdita di vite umane e di peggioramento delle

condizioni economiche.


L'occupazione israeliana della Palestina è scintilla che accende tutti i

conflitti in Medioriente, è lievito che da anni fa crescere lo scontro con la

civiltà arabo-musulmana, è strumento nelle mani di molti governi e poteri

dell´area che la usano per perseguire i propri fini.


La pace va cercata nella giustizia, nel diritto internazionale e nella verità,

non in una normalizzazione che mette a tacere le legittime aspirazioni di

libertà e di dignità del popolo palestinese.


L´assedio israeliano alla Striscia di Gaza, e l´irresponsabile embargo della

comunità internazionale al governo di Hamas hanno dato il colpo di grazia

ad un´economia già traballante, e impediscono a 1.500.000 di persone, di

cui il 51% bambini e adolescenti, di avere libero accesso ai servizi di base

quali sanità, educazione, rifornimenti energetici
. L´assedio di Gaza

costituisce una grave violazione dei diritti umani, e ha prodotto una crisi

umanitaria denunciata più volte anche dalle Nazioni Unite.


Chiediamo agli uomini e alle donne di ogni età, ai compagn* dei partiti, dei

sindacati, delle associazioni e dei movimenti, che in questi anni sono stati

al nostro fianco nella ricerca di una pace giusta in Palestina/Israele di unirsi

a noi nella denuncia dell´assedio  di Gaza.


Chiediamo che le Nazioni Unite si impegnino a far rispettare le tutte le

risoluzioni ignorate o violate dallo Stato di Israele, e continuiamo a chiedere

al Governo Italiano, e all´Unione Europea quello che chiediamo da anni:


- la fine dell´occupazione israeliana della Palestina


- uno stato palestinese sovrano con Gerusalemme Est capitale


- il diritto al ritorno per i rifugiati palestinesi, come previsto dalla risoluzione

Onu 184


- la liberazione di tutti i prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane


- lo smantellamento del regime di apartheid determinato dal Muro e dalle

colonie israeliane


- la fine dell'assedio imposto alla Striscia di Gaza


- la revoca degli accordi di cooperazione militare Italia - Israele e il ritiro delle

truppe dai vari teatri di guerra.


Appuntamento alle 15 in Piazza della Repubblica (fronte chiesa S. Maria 

degli Angeli) dietro lo striscione "stop all´assedio di Gaza"


*Prime adesioni*

Associazione per la Pace

Un ponte per...

Aktivamente

Gruppo di sostegno alla campagna End the Siege on Gaza

Partito della Rifondazione Comunista

Giovani Comunisti/e

Campagna Ponti non Muri di Pax Christi

Salaam Ragazzi dell'Olivo -- Comitato di Trieste

Servizio Civile Internazionale

Vento di Terra

Associazione giovani palestinesi Wael Zwuaiter

Donne in Nero

Rete Lilliput

U.S. Citizens for Peace & Justice

Action For Peace


per adesioni: assopace.nazionale@assopace.org


*Altre adesioni*

Associazioni, ong, partiti, sindacati:

Amisnet

Rete Ebrei Contro l'Occupazione

CRIC (Centro Regionale di Intervento per la Cooperazione)

COMITATO " MODENA - JENIN"

Associazione Yakaar Italia-Senegal

Associazione "Altri Mondi/Sezione Palestina"

Associazione LE AVANGUARDIE -- Modena

MATIS - Associazione Volontariato riciclaggio artistico - Vibo Valentia.

INFORQUADRI -- Roma

Pace per Gerusalemme -- il Trentino e la Palestina ONLUS

Agronomi e Forestali Senza Frontiere

Giuristi Democratici

Associazione Kenda Onlus - Coperazione tra i Popoli Associazione Stelle

Cadenti

CIC - Centro Internazionale Crocevia

ACS - Associazione di Cooperazione allo Sviluppo


Singol*:


Alessandra Mecozzi - Responsabile internazionale Fiom-Cgil

Luisa Morgantini - Vice Presidente del Parlamento Europeo

Enrico Peyretti - Peacelink Torino

Claudia Bertoni

Buratti Gino

Riccardo Taglioli

Toni Germani

Nè muri Nè silenzi


 


Roma 29 Novembre 2008

Nè muri Nè silenzi

Pace giustizia e libertà in Palestina


Le Nazioni Unite hanno dichiarato il 29 Novembre "Giornata di solidarietà internazionale con il popolo palestinese".


 Invitiamo tutt* ad unirsi alla manifestazione nazionale di Roma insieme al Coordinamento delle 

comunità palestinesi in Italia e all'UDAP (Unione Democratica Arabo Palestinese).


Il popolo palestinese dopo 60 anni di espropri, vessazioni e violenze, ha

visto negli anni della seconda Intifada ridurre progressivamente il suo

spazio di rappresentanza e prospettiva politica nei Territori Occupati, in

Israele e nel resto del mondo. Le esecuzioni mirate e gli arresti arbitrari del

governo israeliano hanno decapitato la leadership delle forze politiche

palestinesi, il resto lo ha fatto la comunità internazionale delegittimando i

principali dirigenti politici palestinesi di ogni ispirazione, cominciando da

quelli laici e pragmatici.


Intanto la frammentazione del territorio determinata dalla costruzione del

muro e dalla crescita indiscriminata delle colonie, e le sempre maggiori

difficoltà di circolazione per merci e persone all´interno dei territory occupati,

hanno messo in ginocchio l´economia palestinese.


Quello palestinese è un popolo tenace e coraggioso che ha le stesse

necessità di ogni altro popolo; necessità materiali: lavoro, istruzione, sanità

accesso ai mercati e ai beni primari e necessità ideali: bisogno di progettare

il futuro, diritto di scegliere liberamente i propri rappresentanti politici, diritto

all´autodeterminazione. E' un popolo che ha dimostrato più volte di sapere

accettare compromessi anche dolorosi e di saper fare scelte pragmatiche:

le reiterate offerte di tregua da parte di Hamas, l´iniziativa di pace della

Lega Araba, gli accordi della Mecca, e la riflessione sullo stato unico avviata

in larga parte della società palestinese testimoniano una volontà di

superare l'esistente. Una volontà che è stata sistematicamente ignorata dal

governo israeliano e da gran parte della comunità internazionale,

producendo nel popolo palestinese una sensazione di accerchiamento e di

impotenza i cui risultati vediamo oggi.


La popolazione civile, schiacciata tra l´occupazione militare israeliana e lo

scontro armato tra le opposte fazioni, si è trovata come sempre a pagare il

prezzo più alto, in termini di perdita di vite umane e di peggioramento delle

condizioni economiche.


L'occupazione israeliana della Palestina è scintilla che accende tutti i

conflitti in Medioriente, è lievito che da anni fa crescere lo scontro con la

civiltà arabo-musulmana, è strumento nelle mani di molti governi e poteri

dell´area che la usano per perseguire i propri fini.


La pace va cercata nella giustizia, nel diritto internazionale e nella verità,

non in una normalizzazione che mette a tacere le legittime aspirazioni di

libertà e di dignità del popolo palestinese.


L´assedio israeliano alla Striscia di Gaza, e l´irresponsabile embargo della

comunità internazionale al governo di Hamas hanno dato il colpo di grazia

ad un´economia già traballante, e impediscono a 1.500.000 di persone, di

cui il 51% bambini e adolescenti, di avere libero accesso ai servizi di base

quali sanità, educazione, rifornimenti energetici
. L´assedio di Gaza

costituisce una grave violazione dei diritti umani, e ha prodotto una crisi

umanitaria denunciata più volte anche dalle Nazioni Unite.


Chiediamo agli uomini e alle donne di ogni età, ai compagn* dei partiti, dei

sindacati, delle associazioni e dei movimenti, che in questi anni sono stati

al nostro fianco nella ricerca di una pace giusta in Palestina/Israele di unirsi

a noi nella denuncia dell´assedio  di Gaza.


Chiediamo che le Nazioni Unite si impegnino a far rispettare le tutte le

risoluzioni ignorate o violate dallo Stato di Israele, e continuiamo a chiedere

al Governo Italiano, e all´Unione Europea quello che chiediamo da anni:


- la fine dell´occupazione israeliana della Palestina


- uno stato palestinese sovrano con Gerusalemme Est capitale


- il diritto al ritorno per i rifugiati palestinesi, come previsto dalla risoluzione

Onu 184


- la liberazione di tutti i prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane


- lo smantellamento del regime di apartheid determinato dal Muro e dalle

colonie israeliane


- la fine dell'assedio imposto alla Striscia di Gaza


- la revoca degli accordi di cooperazione militare Italia - Israele e il ritiro delle

truppe dai vari teatri di guerra.


Appuntamento alle 15 in Piazza della Repubblica (fronte chiesa S. Maria 

degli Angeli) dietro lo striscione "stop all´assedio di Gaza"


*Prime adesioni*

Associazione per la Pace

Un ponte per...

Aktivamente

Gruppo di sostegno alla campagna End the Siege on Gaza

Partito della Rifondazione Comunista

Giovani Comunisti/e

Campagna Ponti non Muri di Pax Christi

Salaam Ragazzi dell'Olivo -- Comitato di Trieste

Servizio Civile Internazionale

Vento di Terra

Associazione giovani palestinesi Wael Zwuaiter

Donne in Nero

Rete Lilliput

U.S. Citizens for Peace & Justice

Action For Peace


per adesioni: assopace.nazionale@assopace.org


*Altre adesioni*

Associazioni, ong, partiti, sindacati:

Amisnet

Rete Ebrei Contro l'Occupazione

CRIC (Centro Regionale di Intervento per la Cooperazione)

COMITATO " MODENA - JENIN"

Associazione Yakaar Italia-Senegal

Associazione "Altri Mondi/Sezione Palestina"

Associazione LE AVANGUARDIE -- Modena

MATIS - Associazione Volontariato riciclaggio artistico - Vibo Valentia.

INFORQUADRI -- Roma

Pace per Gerusalemme -- il Trentino e la Palestina ONLUS

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Cadenti

CIC - Centro Internazionale Crocevia

ACS - Associazione di Cooperazione allo Sviluppo


Singol*:


Alessandra Mecozzi - Responsabile internazionale Fiom-Cgil

Luisa Morgantini - Vice Presidente del Parlamento Europeo

Enrico Peyretti - Peacelink Torino

Claudia Bertoni

Buratti Gino

Riccardo Taglioli

Toni Germani

Villaggi nomadi

I cittadini sottoscritti appoggiano la proposta di un percorso partecipato all'interno del Quartiere 4, nel quale insieme cittadini autoctoni, comunità rom da anni insediate nel territorio del Quartiere 4 e Istituzioni locali, elaborino nuove politiche e impegni reciproci per superare l'esistenza dei "villaggi nomadi", come anche indicato da Regione e Comunità Europea, al fine di raggiungere la piena integrazione delle famiglie nel tessuto abitativo e sociale del Quartiere (v. Integrazione, progetto di Legge Regionale69/2007, presentato da Pro.g.re.s.s, OsservAzione, CittadinanzaCompetente, Amalipe Romano in parteniarato con la Circoscrizione 4 del Comune di Firenze).

Data: Novembre 2008


Seguono le firme.


(Inviata da Urbano).


Postilla di Viadegliaceri:

 

La fine (definitiva?) dei campi nomadi



Dopo tredici anni chiude il campo rom di Trebbo: si apre una nuova fase per le famiglie trasferite

by Luca Manni

Lo scorso 30 settembre rappresenta una data importante nella storia dell’integrazione sociale a Bologna: la chiusura del campo profughi di Trebbo di Reno, l’ultimo rimasto nel nostro territorio, che segue quelle di Villa Salus, del Piratino e di Pianazza, conclude la prima fase di un progetto per l’inserimento sociale delle famiglie.

In realtà questo epilogo positivo giunge dopo una lunga e travagliata storia...

Un’emergenza durata tredici anni: il parere dell’assessore Monica Sabattini.

Il campo di Trebbo di Reno risale al 1995 e fu costruito per accogliere i profughi della guerra del Kosovo per un periodo di nove mesi che, secondo Monica Sabattini, assessore alle Politiche sociali e all’Immigrazione del Comune di Castel Maggiore, sono diventati tredici anni a causa della cattiva gestione da parte del Comune di Bologna.

«Nei primi anni – racconta l’assessore – scoppiò uno scandalo sulla cooperativa che gestiva la portineria, che si è intascata un sacco di soldi. Durante l’amministrazione Vitali, la politica del Comune di Bologna è stata assistenzialista e punitiva, cioè contraddittoria, poi, quando è salito Guazzaloca, Bologna è sparita, lasciando in carico al nostro distretto sanitario l’assistenza medica degli abitanti del campo, benché la competenza spettasse a Bologna. Solo con l’ultima amministrazione siamo riusciti a ristabilire un dialogo, grazie anche alla vicesindaco di Bologna, Adriana Scaramuzzino, che si è circondata di nuove figure professionali che stanno operando nella direzione giusta».

La chiusura dei campi a Bologna è in linea con le sollecitazioni che arrivano sia dalla Regione che dall’Europa: evitare la politica dei campi serve anche ad abbattere lo stereotipo per il quale i rom sono nomadi e non hanno bisogno della casa. Infatti le condizioni culturali di quei popoli, serbi e kosovari albanesi, sono molto cambiate negli ultimi cinquant’anni e, prima che scoppiasse il conflitto bellico, nel loro paese quelle persone vivevano in case e lavoravano. «Questo – sottolinea la Sabattini – grazie al notevole sistema di integrazione prodotto dal substrato politico-culturale dell’allora Governo jugoslavo e dal retaggio titino».


Il patto tra i due comuni

In virtù dei ritrovati buoni rapporti tra Bologna e Castel Maggiore, nell’aprile di quest’anno i due comuni hanno stipulato un patto che prevedeva per Bologna l’impegno di chiudere il campo entro settembre, occupandosi dell’inserimento sociale, lavorativo e abitativo delle persone, mentre Castel Maggiore si sarebbe fatta carico della continuità scolastica dei minori.

«Abbiamo partecipato attivamente con il Comune di Bologna – aggiunge l’assessore – agli incontri in Prefettura per la regolarizzazione delle persone sprovviste di titolo di soggiorno e abbiamo continuato a fare le cose di sempre, dando sostegno alle famiglie con minori e lavorando sulla scuola».


La nuova sistemazione delle famiglie

La maggioranza delle persone provenienti dal campo di Trebbo è stata sistemata in alloggi privati dal Comune di Bologna attraverso l’intercessione della cooperativa Il Mosaico, che ha reperito i contatti dei proprietari sul mercato immobiliare. Castel Maggiore si è invece occupata dell’inserimento delle famiglie rom negli alloggi Erp (Edilizia residenziale pubblica).

In risposta alle polemiche dell’opposizione politica, che lamenta i privilegi concessi ai profughi, Monica Sabattino afferma: «Queste famiglie, come altre italiane, erano in graduatoria Erp da due anni, per cui non c’è stato nessun superamento, è semplicemente l’attribuzione di un diritto».

Secondo Chris Tomesani, tecnico responsabile dell’Ufficio Sviluppo e Integrazione culturale, la cifra di 200 mila euro stanziata dal Comune di Bologna e finanziata dalla Fondazione Carisbo per l’intera operazione, è inferiore a quella necessaria per la gestione di un solo campo nomade. Per i primi quattro anni degli otto previsti dal contratto d’affitto, il Comune contribuirà per il 50% al pagamento di ciascun canone, dopodiché si spera che le famiglie abbiano raggiunto l’autonomia economica necessaria per cavarsela da sole.

La scelta di sostenere queste persone è dovuta anche all’evidente difficoltà in cui versano gli ex abitanti del campo: ancora la Sabattini afferma infatti che lasciare un campo dopo tredici anni è come per un pulcino uscire dal guscio. «Dobbiamo capire e rispettare le diverse tendenze culturali ma anche avviare a una convivenza rispettosa della nostra comunità: i bambini devono andare a scuola, gli adulti devono avere un’attività ed essere autosufficienti, l’integrazione va fatta con un patto reciproco». Un ostacolo ancora forte è la ritrosia nei confronti delle donne, che spesso sono vittime di violenza familiare e il cui lavoro viene visto come segnale di un’emancipazione non gradita.

«Ma questi peccati culturali – conclude l’assessore – si superano probabilmente con le generazioni».


L’immagine: il “cancello” del campo di Trebbo di Reno.


Luca Manni


(LM MAGAZINE n. 6, 21 novembre 2008, supplemento a LucidaMente, anno III, n. 35, novembre 2008)

 

 

Villaggi nomadi

I cittadini sottoscritti appoggiano la proposta di un percorso partecipato all'interno del Quartiere 4, nel quale insieme cittadini autoctoni, comunità rom da anni insediate nel territorio del Quartiere 4 e Istituzioni locali, elaborino nuove politiche e impegni reciproci per superare l'esistenza dei "villaggi nomadi", come anche indicato da Regione e Comunità Europea, al fine di raggiungere la piena integrazione delle famiglie nel tessuto abitativo e sociale del Quartiere (v. Integrazione, progetto di Legge Regionale69/2007, presentato da Pro.g.re.s.s, OsservAzione, CittadinanzaCompetente, Amalipe Romano in parteniarato con la Circoscrizione 4 del Comune di Firenze).

Data: Novembre 2008


Seguono le firme.


(Inviata da Urbano).


Postilla di Viadegliaceri:

 

La fine (definitiva?) dei campi nomadi



Dopo tredici anni chiude il campo rom di Trebbo: si apre una nuova fase per le famiglie trasferite

by Luca Manni

Lo scorso 30 settembre rappresenta una data importante nella storia dell’integrazione sociale a Bologna: la chiusura del campo profughi di Trebbo di Reno, l’ultimo rimasto nel nostro territorio, che segue quelle di Villa Salus, del Piratino e di Pianazza, conclude la prima fase di un progetto per l’inserimento sociale delle famiglie.

In realtà questo epilogo positivo giunge dopo una lunga e travagliata storia...

Un’emergenza durata tredici anni: il parere dell’assessore Monica Sabattini.

Il campo di Trebbo di Reno risale al 1995 e fu costruito per accogliere i profughi della guerra del Kosovo per un periodo di nove mesi che, secondo Monica Sabattini, assessore alle Politiche sociali e all’Immigrazione del Comune di Castel Maggiore, sono diventati tredici anni a causa della cattiva gestione da parte del Comune di Bologna.

«Nei primi anni – racconta l’assessore – scoppiò uno scandalo sulla cooperativa che gestiva la portineria, che si è intascata un sacco di soldi. Durante l’amministrazione Vitali, la politica del Comune di Bologna è stata assistenzialista e punitiva, cioè contraddittoria, poi, quando è salito Guazzaloca, Bologna è sparita, lasciando in carico al nostro distretto sanitario l’assistenza medica degli abitanti del campo, benché la competenza spettasse a Bologna. Solo con l’ultima amministrazione siamo riusciti a ristabilire un dialogo, grazie anche alla vicesindaco di Bologna, Adriana Scaramuzzino, che si è circondata di nuove figure professionali che stanno operando nella direzione giusta».

La chiusura dei campi a Bologna è in linea con le sollecitazioni che arrivano sia dalla Regione che dall’Europa: evitare la politica dei campi serve anche ad abbattere lo stereotipo per il quale i rom sono nomadi e non hanno bisogno della casa. Infatti le condizioni culturali di quei popoli, serbi e kosovari albanesi, sono molto cambiate negli ultimi cinquant’anni e, prima che scoppiasse il conflitto bellico, nel loro paese quelle persone vivevano in case e lavoravano. «Questo – sottolinea la Sabattini – grazie al notevole sistema di integrazione prodotto dal substrato politico-culturale dell’allora Governo jugoslavo e dal retaggio titino».


Il patto tra i due comuni

In virtù dei ritrovati buoni rapporti tra Bologna e Castel Maggiore, nell’aprile di quest’anno i due comuni hanno stipulato un patto che prevedeva per Bologna l’impegno di chiudere il campo entro settembre, occupandosi dell’inserimento sociale, lavorativo e abitativo delle persone, mentre Castel Maggiore si sarebbe fatta carico della continuità scolastica dei minori.

«Abbiamo partecipato attivamente con il Comune di Bologna – aggiunge l’assessore – agli incontri in Prefettura per la regolarizzazione delle persone sprovviste di titolo di soggiorno e abbiamo continuato a fare le cose di sempre, dando sostegno alle famiglie con minori e lavorando sulla scuola».


La nuova sistemazione delle famiglie

La maggioranza delle persone provenienti dal campo di Trebbo è stata sistemata in alloggi privati dal Comune di Bologna attraverso l’intercessione della cooperativa Il Mosaico, che ha reperito i contatti dei proprietari sul mercato immobiliare. Castel Maggiore si è invece occupata dell’inserimento delle famiglie rom negli alloggi Erp (Edilizia residenziale pubblica).

In risposta alle polemiche dell’opposizione politica, che lamenta i privilegi concessi ai profughi, Monica Sabattino afferma: «Queste famiglie, come altre italiane, erano in graduatoria Erp da due anni, per cui non c’è stato nessun superamento, è semplicemente l’attribuzione di un diritto».

Secondo Chris Tomesani, tecnico responsabile dell’Ufficio Sviluppo e Integrazione culturale, la cifra di 200 mila euro stanziata dal Comune di Bologna e finanziata dalla Fondazione Carisbo per l’intera operazione, è inferiore a quella necessaria per la gestione di un solo campo nomade. Per i primi quattro anni degli otto previsti dal contratto d’affitto, il Comune contribuirà per il 50% al pagamento di ciascun canone, dopodiché si spera che le famiglie abbiano raggiunto l’autonomia economica necessaria per cavarsela da sole.

La scelta di sostenere queste persone è dovuta anche all’evidente difficoltà in cui versano gli ex abitanti del campo: ancora la Sabattini afferma infatti che lasciare un campo dopo tredici anni è come per un pulcino uscire dal guscio. «Dobbiamo capire e rispettare le diverse tendenze culturali ma anche avviare a una convivenza rispettosa della nostra comunità: i bambini devono andare a scuola, gli adulti devono avere un’attività ed essere autosufficienti, l’integrazione va fatta con un patto reciproco». Un ostacolo ancora forte è la ritrosia nei confronti delle donne, che spesso sono vittime di violenza familiare e il cui lavoro viene visto come segnale di un’emancipazione non gradita.

«Ma questi peccati culturali – conclude l’assessore – si superano probabilmente con le generazioni».


L’immagine: il “cancello” del campo di Trebbo di Reno.


Luca Manni


(LM MAGAZINE n. 6, 21 novembre 2008, supplemento a LucidaMente, anno III, n. 35, novembre 2008)

 

 

martedì 25 novembre 2008

Testamento biologico

Carissime/i,

qualche anno fa, mi informai sulla possibilità del testamento biologico e trovai utili riferimenti presso  La Consulta di Bioetica, fondata nel 1989 dal neurologo Renato Boeri.

La Consulta è un'associazione di cittadini di diversa formazione (filosofi, operatori sanitari, giuristi) e di differente orientamento, impegnata a promuovere lo sviluppo del dibattito laico e razionale sui problemi etici nel campo della medicina e delle scienze biologiche, in un'ottica pluralistica di rispetto delle diverse concezioni di valore.

Consulta di Bioetica - via Cosimo del Fante 13 - 20123 Milano - tel./fax: (39) 02 58300423,
www.consultadibioetica.org

La Consulta metteva a disposizione di tutti una Biocard cioè una dichiarazione con la quale dare disposizioni ai futuri curanti, qualora non fossimo piu' in grado di partecipare attivamente. Ovviamente la Biocard  non ha valore legale, ma contiene informazioni preziose per i medici , nelle situazioni estreme.

Data attualità dell'argomento, ho ripreso in mano i riferimenti e ho contattato la Consulta che mi ha confermato l'esistenza della Biocard, scaricabile anche dal sito, dalla home page (è chiamata "Carta di autodeterminazione").

Per vs. comodità allego tale carta.

Cari saluti

Claudio Giambelli

Testamento biologico

Carissime/i,

qualche anno fa, mi informai sulla possibilità del testamento biologico e trovai utili riferimenti presso  La Consulta di Bioetica, fondata nel 1989 dal neurologo Renato Boeri.

La Consulta è un'associazione di cittadini di diversa formazione (filosofi, operatori sanitari, giuristi) e di differente orientamento, impegnata a promuovere lo sviluppo del dibattito laico e razionale sui problemi etici nel campo della medicina e delle scienze biologiche, in un'ottica pluralistica di rispetto delle diverse concezioni di valore.

Consulta di Bioetica - via Cosimo del Fante 13 - 20123 Milano - tel./fax: (39) 02 58300423,
www.consultadibioetica.org

La Consulta metteva a disposizione di tutti una Biocard cioè una dichiarazione con la quale dare disposizioni ai futuri curanti, qualora non fossimo piu' in grado di partecipare attivamente. Ovviamente la Biocard  non ha valore legale, ma contiene informazioni preziose per i medici , nelle situazioni estreme.

Data attualità dell'argomento, ho ripreso in mano i riferimenti e ho contattato la Consulta che mi ha confermato l'esistenza della Biocard, scaricabile anche dal sito, dalla home page (è chiamata "Carta di autodeterminazione").

Per vs. comodità allego tale carta.

Cari saluti

Claudio Giambelli

venerdì 21 novembre 2008

Cooperativa sociale Samarcanda

Carissime/i,


                        vi comunichiamo che domani, sabato 22 novembre, alle ore 10, nella sala consiliare del Q4 a villa Vogel, la nostra esperienza del laboratorio Kimeta verrà presentata con un video e testimonianze nell'ambito della illustrazione del bilancio sociale 2007 della Cooperativa sociale Samarcanda di cui Kimeta fa parte.

Chi vorrà partecipare ci farà molto piacere.


                                                            Le donne del laboratorio Kimeta

Cooperativa sociale Samarcanda

Carissime/i,


                        vi comunichiamo che domani, sabato 22 novembre, alle ore 10, nella sala consiliare del Q4 a villa Vogel, la nostra esperienza del laboratorio Kimeta verrà presentata con un video e testimonianze nell'ambito della illustrazione del bilancio sociale 2007 della Cooperativa sociale Samarcanda di cui Kimeta fa parte.

Chi vorrà partecipare ci farà molto piacere.


                                                            Le donne del laboratorio Kimeta

giovedì 20 novembre 2008

Una scuola di laboratori

"Una scuola di laboratori" è il titolo di una pubblicazione che racconta in modo avvincente una esperienza didattica: "L'esperienza del tempo flessibile e altro ancora nella Scuola Media di Lastra a Signa". E' una testimonianza di "scuola/tenda" la scuola cioè che si modella sui bisogni di ragazze e ragazzi diversi, respira col loro respiro, cresce perché studenti e insegnanti crescono insieme, libera la creatività e la curiosità, aiuta gli insegnanti ad essere una comunità educante che condivide il sapere più che imporlo, educa a porre domande più che insegnare risposte, la scuola di tutti per tutti, aperta al respiro del territorio e del mondo. E' un contributo forte e positivo al movimento di studenti, insegnanti, genitori che lotta per la difesa e lo sviluppo della scuola di tutti per tutti.


Il libro "Una scuola di laboratori", fresco di stampa, sarà presentato nell'incontro della Comunità dell'Isolotto, alle "baracche" in via degli Aceri 1 Firenze, domenica prossima 23 novembre alle ore 10,30. Sarà presente Gisella Filippi che lo ha scritto insieme ad altre/i.


                                        La Comunità dell'Isolotto - Firenze

Una scuola di laboratori

"Una scuola di laboratori" è il titolo di una pubblicazione che racconta in modo avvincente una esperienza didattica: "L'esperienza del tempo flessibile e altro ancora nella Scuola Media di Lastra a Signa". E' una testimonianza di "scuola/tenda" la scuola cioè che si modella sui bisogni di ragazze e ragazzi diversi, respira col loro respiro, cresce perché studenti e insegnanti crescono insieme, libera la creatività e la curiosità, aiuta gli insegnanti ad essere una comunità educante che condivide il sapere più che imporlo, educa a porre domande più che insegnare risposte, la scuola di tutti per tutti, aperta al respiro del territorio e del mondo. E' un contributo forte e positivo al movimento di studenti, insegnanti, genitori che lotta per la difesa e lo sviluppo della scuola di tutti per tutti.


Il libro "Una scuola di laboratori", fresco di stampa, sarà presentato nell'incontro della Comunità dell'Isolotto, alle "baracche" in via degli Aceri 1 Firenze, domenica prossima 23 novembre alle ore 10,30. Sarà presente Gisella Filippi che lo ha scritto insieme ad altre/i.


                                        La Comunità dell'Isolotto - Firenze

martedì 18 novembre 2008

Comunità e mondo

“Come i piccoli passi fanno la storia – Comunità e mondo”

 

Due lampi hanno squarciato il cielo pumbleo che toglieva luce, respiro e speranza. Sulla scena mondiale il movimento dal basso che ha portato all’elezione di Obama e a livello nazionale l’esplosione del movimento per la scuola di tutti per tutti.

Ma non basta l’enfasi. Occorre forse guardare più a fondo e interrogarsi sul significato storico dei due eventi. Acuire lo sguardo.

Il bombardamento mediatico è imponente. Vogliono impedirci di vedere l’onda lunga di un immenso movimento dal basso da cui vengono i due lampi che ci ridanno luce e forza.

Nella vittoria attuale di Obama c’è l’emersione e il riscatto di tutti i movimenti che nella storia di secoli hanno lottato per l’uguaglianza dei diritti, per la cittadinanza universale, per la giustizia e la pace, contro ogni discriminazione, contro ogni razzismo, contro la cultura di guerra. Obama-presidente potrà deluderci. Ma intanto con lui si è aperto uno squarcio dal quale emergere la fiumana di magma incandescente che muove la storia, che potrà ingrottarsi di nuovo ma non fermarsi.

Lo stesso si può dire del movimento per la scuola. Non è una increspatura di superficie. Con lo sguardo, affaticato ma non stanco, di chi ha partecipato con determinazione alla lotta per la trasformazione della società e della scuola fin dal secolo scorso, ritengo che siamo ancora una volta di fronte a un segno, sia pure contraddittorio, incerto e fluttuante, di un vero processo storico rivoluzionario, responsabile, lento e globale, che cioè investe tutti i campi del vivere e del convivere e che procede con emersioni e ingrottamenti.

Proprio in questi giorni cade il quarantesimo compleanno del parto da cui, nell’autunno del ’68, è nata la Comunità dell’Isolotto di Firenze. La festa di compleanno la stiamo celebrando con la nostra partecipazione al movimento in difesa della scuola di tutti e per tutti che abbiamo chiamato scuola/tenda in opposizione alla scuola/carcere. La scuola cioè che si modella sui bisogni di ragazze e ragazzi diversi, che respira col nostro respiro, che cresce perché noi cresciamo, che libera la nostra creatività e curiosità, che ci aiuta a porre domande più che insegnare risposte, la scuola di tutti per tutti aperta al respiro del quartiere e del mondo. La scuola/tenda ce la siamo conquistata con un forte movimento in cui l’esperienza educativa della Comunità dell’Isolotto è stata una notevole fonte di ispirazione che solo uno sguardo preconcetto e meschino può ignorare. E ora portiamo nel movimento attuale la testimonianza di questa continuità resistente.

Nel nostro piccolo pensiamo di contribuire insieme a tanti a costruire un senso della storia basato sull’asse dei grandi movimenti dal basso anziché sull’immobilità del dominio dall’alto.

 

                                               Enzo Mazzi

 

Firenze 12 novembre 2008

L'Unità, 18.11.2008, p.18.

 

Comunità e mondo

“Come i piccoli passi fanno la storia – Comunità e mondo”

 

Due lampi hanno squarciato il cielo pumbleo che toglieva luce, respiro e speranza. Sulla scena mondiale il movimento dal basso che ha portato all’elezione di Obama e a livello nazionale l’esplosione del movimento per la scuola di tutti per tutti.

Ma non basta l’enfasi. Occorre forse guardare più a fondo e interrogarsi sul significato storico dei due eventi. Acuire lo sguardo.

Il bombardamento mediatico è imponente. Vogliono impedirci di vedere l’onda lunga di un immenso movimento dal basso da cui vengono i due lampi che ci ridanno luce e forza.

Nella vittoria attuale di Obama c’è l’emersione e il riscatto di tutti i movimenti che nella storia di secoli hanno lottato per l’uguaglianza dei diritti, per la cittadinanza universale, per la giustizia e la pace, contro ogni discriminazione, contro ogni razzismo, contro la cultura di guerra. Obama-presidente potrà deluderci. Ma intanto con lui si è aperto uno squarcio dal quale emergere la fiumana di magma incandescente che muove la storia, che potrà ingrottarsi di nuovo ma non fermarsi.

Lo stesso si può dire del movimento per la scuola. Non è una increspatura di superficie. Con lo sguardo, affaticato ma non stanco, di chi ha partecipato con determinazione alla lotta per la trasformazione della società e della scuola fin dal secolo scorso, ritengo che siamo ancora una volta di fronte a un segno, sia pure contraddittorio, incerto e fluttuante, di un vero processo storico rivoluzionario, responsabile, lento e globale, che cioè investe tutti i campi del vivere e del convivere e che procede con emersioni e ingrottamenti.

Proprio in questi giorni cade il quarantesimo compleanno del parto da cui, nell’autunno del ’68, è nata la Comunità dell’Isolotto di Firenze. La festa di compleanno la stiamo celebrando con la nostra partecipazione al movimento in difesa della scuola di tutti e per tutti che abbiamo chiamato scuola/tenda in opposizione alla scuola/carcere. La scuola cioè che si modella sui bisogni di ragazze e ragazzi diversi, che respira col nostro respiro, che cresce perché noi cresciamo, che libera la nostra creatività e curiosità, che ci aiuta a porre domande più che insegnare risposte, la scuola di tutti per tutti aperta al respiro del quartiere e del mondo. La scuola/tenda ce la siamo conquistata con un forte movimento in cui l’esperienza educativa della Comunità dell’Isolotto è stata una notevole fonte di ispirazione che solo uno sguardo preconcetto e meschino può ignorare. E ora portiamo nel movimento attuale la testimonianza di questa continuità resistente.

Nel nostro piccolo pensiamo di contribuire insieme a tanti a costruire un senso della storia basato sull’asse dei grandi movimenti dal basso anziché sull’immobilità del dominio dall’alto.

 

                                               Enzo Mazzi

 

Firenze 12 novembre 2008

L'Unità, 18.11.2008, p.18.

 

lunedì 17 novembre 2008

Il processo economico capitalistico

Il processo economico capitalistico nella fase della “globalizzazione”:

breve riepilogo di una ipotesi di interpretazione

 

1 – La crisi della fase postbellica dell’economia capitalistica (1945-1971) dipende sostanzialmente dalla caduta dei profitti;

2 – nel decennio Settanta del Novecento parte l’attacco culturale alle politiche keynesiane del pieno impiego e dello stato sociale, che rilancia i principi liberistici, imperniati sul primato del mercato e quindi sul ritiro della politica dalla precedente funzione di regolazione sociale dell’economia;

3 – con i governi della Tatcher in Gran Bretagna e Reagan negli Stati Uniti cominciano le politiche di deregolamentazione e di liberalizzazione. Il primo settore interessato è quello del movimento dei capitali finanziari, seguito poi da quello del capitale produttivo e delle merci;

4 – la diffusione sempre più estesa di questa pratica politica consente alle imprese una profonda ristrutturazione produttiva, con l’introduzione di una nuova organizzazione, quella del toyotismo. Si procede al ridimensionamento delle grandi concentrazioni di fabbrica, con le esternalizzazioni, le terziarizzazioni e via dicendo. Soprattutto si comincia a spostare in misura sempre più ampia tutta o parte della produzione in paesi a basso costo del lavoro, in modo da tornare a massimizzare i profitti. La prima vittima sono le conquiste sociali della classe lavoratrice dei nostri paesi che vedono eroso il loro livello salariale e perdono, con la disoccupazione crescente, potere contrattuale;

5 – ma per poter realizzare i profitti occorre vendere le merci prodotte. Dove? Non certo nei paesi di nuova produzione – soprattutto asiatici – considerato che la loro domanda aggregata è molto limitata a causa dei bassi livelli salariali. Occorre vendere sui mercati mondiali. Da qui una competizione sempre più accentuata fra le imprese, che si scarica negativamente sulle condizioni di lavoro che continuano a peggiorare in funzione appunto del successo imprenditoriale in mercati sempre più competitivi. Ovviamente la liberalizzazione internazionale del commercio è passaggio necessario;

6 – la crescita della massa dei profitti in scala globale ripropone il problema del loro collocamento. Reinvestirli tutti nella produzione di beni e servizi? Ma la domanda aggregata a livello di sistema complessivo non è in grado di assorbire tutta la merce che sarebbe possibile produrre, perché il neoliberismo toglie agli stati la loro precedente funzione di sostegno con la spesa pubblica e dato che i salari reali sono tenuti bassi ed orientati anche verso la loro diminuzione in termini relativi;

7 – la soluzione del sistema globale passa per due strade. Da un lato investire profitti e quindi creare accumulazione nel settore finanziario, che diventa branca di investimento in proprio. Dall’altro, considerato che l’economia mondiale è polarizzata su tre grandi centri: Usa, Europa ed Asia, con Europa ed Asia in bilancia commerciale attiva, viene trovato nel consumo statunitense lo sbocco di tutto il surplus mondiale. Come dice l’economista Bellofiore, i consumatori americani consentono di realizzare il plusvalore globale. Ciò perché negli Usa si consuma più di quello che si produce all’interno e quindi si equilibra la domanda anche col passivo del commercio estero. Questo è possibile dato che la sovranità del dollaro come moneta internazionale non pone vincoli esteri;

8 – ma qual è la fonte che alimenta questo enorme consumo negli Usa? Non sono i salari, che anche in quel paese conoscono l’andamento negativo generale. Sono invece le rendite finanziarie create dalle varie bolle speculative. Ciò è possibile per due motivi. Da un lato perché i dollari che vanno all’estero per pagare le merci importate ritornano poi come finanziamenti negli investimenti interni. Questa massa di capitale spinge la bolla speculativa borsistica della New Economy (1996-2000) e finanzia, specialmente dopo il suo scoppio, l’enorme debito statunitense: quello estero, quello pubblico, nonché quello delle famiglie e delle imprese. Infatti, a partire dal 2003 riparte l’altra bolla, quella immobiliare, sorretta dal denaro facile, dal prestito concesso senza problemi, quindi anche con la creazione di moneta dal sistema bancario e col sostegno di ultima istanza della Federal Reserve. Oltre al credito immobiliare si sviluppa in misura notevole il credito al consumo, di cui la vendita a rate è manifestazione significativa;

9 – quello che deve essere rimarcato è il fatto che la politica delle banche centrali ha avuto un ruolo decisivo nella formazione di queste bolle e, quindi, nella crescita drogata dei valori finanziari e delle rendite che ne derivano. Mentre è avvenuto il divorzio fra banche centrali e governi, per cui queste ultime non finanziano più la spesa pubblica, la loro politica monetaria è stata ed è sistematicamente orientata a fornire liquidità ai mercati finanziari, quindi a difendere l’accumulazione capitalistica in forma di capitale finanziario. In breve la loro è stata ed è politica di inflazione finanziaria e di deflazione salariale, che determina pertanto la distribuzione del reddito fra le parti sociali;

10 – da alcuni anni ci si rendeva comunque conto che questo equilibrio globale, basato sulla iperfinanziarizzazione e sull’eroico consumatore americano, non poteva durare. E’ impossibile che a lunga scadenza i consumi interni statunitensi potessero crescere nella misura necessaria ad assorbire sempre e comunque un surplus mondiale di merci sempre più alto. La crisi in corso è stata scatenata dal mancato rimborso dei prestiti “subprime”, ma era scritta nella logica del processo economico, sorretto appunto da una domanda drogata dagli eccessi di liquidità monetaria immessa dalle banche centrali a sostegno degli attivi finanziari e della rendita che ne è derivata, per di più concentrata nella locomotiva statunitense;

11 – il ritorno massiccio dello stato per salvare il sistema, scaricando poi i danni della crisi su tutti i contribuenti, ci dice che l’epoca del neoliberismo selvaggio è finita (probabilmente questo indirizzo verrà mantenuto per quel che riguarda i rapporti di lavoro, se non ci sarà reazione da parte dei lavoratori che sembrano le vittime designate del sistema) e che quindi si aprono nuovi scenari, ancora peraltro da delineare in mondo completo, in tutti i loro aspetti.

 

 

Roberto Bartoli – settembre 2008

( breve e schematico riepilogo relativo all'incontro comunitario di domenica scorsa, 9 novembre, alle baracche di via degli Aceri).


 

Il processo economico capitalistico

Il processo economico capitalistico nella fase della “globalizzazione”:

breve riepilogo di una ipotesi di interpretazione

 

1 – La crisi della fase postbellica dell’economia capitalistica (1945-1971) dipende sostanzialmente dalla caduta dei profitti;

2 – nel decennio Settanta del Novecento parte l’attacco culturale alle politiche keynesiane del pieno impiego e dello stato sociale, che rilancia i principi liberistici, imperniati sul primato del mercato e quindi sul ritiro della politica dalla precedente funzione di regolazione sociale dell’economia;

3 – con i governi della Tatcher in Gran Bretagna e Reagan negli Stati Uniti cominciano le politiche di deregolamentazione e di liberalizzazione. Il primo settore interessato è quello del movimento dei capitali finanziari, seguito poi da quello del capitale produttivo e delle merci;

4 – la diffusione sempre più estesa di questa pratica politica consente alle imprese una profonda ristrutturazione produttiva, con l’introduzione di una nuova organizzazione, quella del toyotismo. Si procede al ridimensionamento delle grandi concentrazioni di fabbrica, con le esternalizzazioni, le terziarizzazioni e via dicendo. Soprattutto si comincia a spostare in misura sempre più ampia tutta o parte della produzione in paesi a basso costo del lavoro, in modo da tornare a massimizzare i profitti. La prima vittima sono le conquiste sociali della classe lavoratrice dei nostri paesi che vedono eroso il loro livello salariale e perdono, con la disoccupazione crescente, potere contrattuale;

5 – ma per poter realizzare i profitti occorre vendere le merci prodotte. Dove? Non certo nei paesi di nuova produzione – soprattutto asiatici – considerato che la loro domanda aggregata è molto limitata a causa dei bassi livelli salariali. Occorre vendere sui mercati mondiali. Da qui una competizione sempre più accentuata fra le imprese, che si scarica negativamente sulle condizioni di lavoro che continuano a peggiorare in funzione appunto del successo imprenditoriale in mercati sempre più competitivi. Ovviamente la liberalizzazione internazionale del commercio è passaggio necessario;

6 – la crescita della massa dei profitti in scala globale ripropone il problema del loro collocamento. Reinvestirli tutti nella produzione di beni e servizi? Ma la domanda aggregata a livello di sistema complessivo non è in grado di assorbire tutta la merce che sarebbe possibile produrre, perché il neoliberismo toglie agli stati la loro precedente funzione di sostegno con la spesa pubblica e dato che i salari reali sono tenuti bassi ed orientati anche verso la loro diminuzione in termini relativi;

7 – la soluzione del sistema globale passa per due strade. Da un lato investire profitti e quindi creare accumulazione nel settore finanziario, che diventa branca di investimento in proprio. Dall’altro, considerato che l’economia mondiale è polarizzata su tre grandi centri: Usa, Europa ed Asia, con Europa ed Asia in bilancia commerciale attiva, viene trovato nel consumo statunitense lo sbocco di tutto il surplus mondiale. Come dice l’economista Bellofiore, i consumatori americani consentono di realizzare il plusvalore globale. Ciò perché negli Usa si consuma più di quello che si produce all’interno e quindi si equilibra la domanda anche col passivo del commercio estero. Questo è possibile dato che la sovranità del dollaro come moneta internazionale non pone vincoli esteri;

8 – ma qual è la fonte che alimenta questo enorme consumo negli Usa? Non sono i salari, che anche in quel paese conoscono l’andamento negativo generale. Sono invece le rendite finanziarie create dalle varie bolle speculative. Ciò è possibile per due motivi. Da un lato perché i dollari che vanno all’estero per pagare le merci importate ritornano poi come finanziamenti negli investimenti interni. Questa massa di capitale spinge la bolla speculativa borsistica della New Economy (1996-2000) e finanzia, specialmente dopo il suo scoppio, l’enorme debito statunitense: quello estero, quello pubblico, nonché quello delle famiglie e delle imprese. Infatti, a partire dal 2003 riparte l’altra bolla, quella immobiliare, sorretta dal denaro facile, dal prestito concesso senza problemi, quindi anche con la creazione di moneta dal sistema bancario e col sostegno di ultima istanza della Federal Reserve. Oltre al credito immobiliare si sviluppa in misura notevole il credito al consumo, di cui la vendita a rate è manifestazione significativa;

9 – quello che deve essere rimarcato è il fatto che la politica delle banche centrali ha avuto un ruolo decisivo nella formazione di queste bolle e, quindi, nella crescita drogata dei valori finanziari e delle rendite che ne derivano. Mentre è avvenuto il divorzio fra banche centrali e governi, per cui queste ultime non finanziano più la spesa pubblica, la loro politica monetaria è stata ed è sistematicamente orientata a fornire liquidità ai mercati finanziari, quindi a difendere l’accumulazione capitalistica in forma di capitale finanziario. In breve la loro è stata ed è politica di inflazione finanziaria e di deflazione salariale, che determina pertanto la distribuzione del reddito fra le parti sociali;

10 – da alcuni anni ci si rendeva comunque conto che questo equilibrio globale, basato sulla iperfinanziarizzazione e sull’eroico consumatore americano, non poteva durare. E’ impossibile che a lunga scadenza i consumi interni statunitensi potessero crescere nella misura necessaria ad assorbire sempre e comunque un surplus mondiale di merci sempre più alto. La crisi in corso è stata scatenata dal mancato rimborso dei prestiti “subprime”, ma era scritta nella logica del processo economico, sorretto appunto da una domanda drogata dagli eccessi di liquidità monetaria immessa dalle banche centrali a sostegno degli attivi finanziari e della rendita che ne è derivata, per di più concentrata nella locomotiva statunitense;

11 – il ritorno massiccio dello stato per salvare il sistema, scaricando poi i danni della crisi su tutti i contribuenti, ci dice che l’epoca del neoliberismo selvaggio è finita (probabilmente questo indirizzo verrà mantenuto per quel che riguarda i rapporti di lavoro, se non ci sarà reazione da parte dei lavoratori che sembrano le vittime designate del sistema) e che quindi si aprono nuovi scenari, ancora peraltro da delineare in mondo completo, in tutti i loro aspetti.

 

 

Roberto Bartoli – settembre 2008

( breve e schematico riepilogo relativo all'incontro comunitario di domenica scorsa, 9 novembre, alle baracche di via degli Aceri).


 

CRISTIANESIMO RIBELLE

FOLLONICA, venerdì 21 novembre 2008, ore 17

Municipio, sala consiliare (largo Cavallotti)


il giardino della memoria:


1878-2008 centotrenta anni dall'assassinio di David Lazzaretti, il profeta dell'Amiata


1968-2008 i primi quarantanni della Comunità dell'Isolotto di Firenze


presentazione del libro:


IL CRISTIANESIMO RIBELLE (manifestolibri, 2008)


partecipano:




     Enzo MAZZI, l'Autore


     Enzo GRECO, parroco cattolico San Leopoldo, Follonica


     Elizabeth GREEN, teologa e pastora battista,  Grosseto


     Iolanda RASPOLLINI, insegnante


organizza:


Associazione LIBRANDO  (contatti: 3394695161)


 

CRISTIANESTIMO RIBELLE


di Iolanda Raspollini     

Gli organi di informazione italiani raramente danno conto di quei movimenti ecclesiali che esprimono, nei confronti della chiesa cattolica  istituzionale, quello che Padre Balducci definiva "Dissenso creativo".


Si dirà che la tv e i giornali si occupano ovviamente dei movimenti che contano in quanto seguiti da numerosi adepti e soprattutto ligi al potere delle gerarchie ecclesiastiche; non fanno notizia, invece, quei gruppi di cristiani che operano ai margini della cattolicità. Non molti conoscono, ad esempio, il movimento internazionale "Noi Siamo Chiesa" che rivendica il rinnovamento della chiesa cattolica definita "Popolo di Dio" dal Concilio Vaticano II° nella costituzione dogmatica  Lumen Gentium. dove i padri conciliari pongono questo tema al primo posto rispetto alla costituzione gerarchica dei Vescovi, determinando così, quella che il padre Dominique Chenu definisce: "Rivoluzione copernicana della Chiesa".Quanto sono note inoltre, le Comunità di base costituitesi sul modello della comunità dell'Isolotto sorta quarant'anni fa? Eppure questi gruppi di credenti sono sparsi un po' in tutto il mondo e, anche in Italia, benché ridotti di numero rispetto agli anni '70, organizzano affollati convegni in cui si parla dei più autentici valori cristiani in tempi nei quali si è più devoti a Mammona che al Dio di Gesù.


Fin dalla sua nascita il Cristianesimo ha conosciuto una dialettica costante tra idee e comportamenti definiti ortodossi e idee e comportamenti bollati come eretici.


Schiere di martiri, affrontando roghi e persecuzioni, hanno portato fino a noi lo spirito e i valori delle prime comunità. Un esempio degno di essere ricordato è quello di Davide Lazzaretti, il "Cristo dell'Amiata", portatore di ardite idee di rinnovamento ecclesiale, giustiziato dal braccio secolare nell'agosto del 1878 su richiesta dell'autorità ecclesiastica dell'epoca.


Ecco dunque la presentazione del libro di Enzo Mazzi, figura di spicco del caso Isolotto, intitolato "Il cristianesimo ribelle". Tale presentazione è organizzata da un gruppo di giovani che definiscono la loro associazione LIBRANDO "apartitica, antirazzista, ecologista, contraria alle discriminazioni di genere, internazionalista". Parteciperanno alla discussione persone variamente interessate al tema: appuntamento venerdì 21 novembre, alle 17 presso la sala consiliare, a Follonica.


 

CRISTIANESIMO RIBELLE

FOLLONICA, venerdì 21 novembre 2008, ore 17

Municipio, sala consiliare (largo Cavallotti)


il giardino della memoria:


1878-2008 centotrenta anni dall'assassinio di David Lazzaretti, il profeta dell'Amiata


1968-2008 i primi quarantanni della Comunità dell'Isolotto di Firenze


presentazione del libro:


IL CRISTIANESIMO RIBELLE (manifestolibri, 2008)


partecipano:




     Enzo MAZZI, l'Autore


     Enzo GRECO, parroco cattolico San Leopoldo, Follonica


     Elizabeth GREEN, teologa e pastora battista,  Grosseto


     Iolanda RASPOLLINI, insegnante


organizza:


Associazione LIBRANDO  (contatti: 3394695161)


 

CRISTIANESTIMO RIBELLE


di Iolanda Raspollini     

Gli organi di informazione italiani raramente danno conto di quei movimenti ecclesiali che esprimono, nei confronti della chiesa cattolica  istituzionale, quello che Padre Balducci definiva "Dissenso creativo".


Si dirà che la tv e i giornali si occupano ovviamente dei movimenti che contano in quanto seguiti da numerosi adepti e soprattutto ligi al potere delle gerarchie ecclesiastiche; non fanno notizia, invece, quei gruppi di cristiani che operano ai margini della cattolicità. Non molti conoscono, ad esempio, il movimento internazionale "Noi Siamo Chiesa" che rivendica il rinnovamento della chiesa cattolica definita "Popolo di Dio" dal Concilio Vaticano II° nella costituzione dogmatica  Lumen Gentium. dove i padri conciliari pongono questo tema al primo posto rispetto alla costituzione gerarchica dei Vescovi, determinando così, quella che il padre Dominique Chenu definisce: "Rivoluzione copernicana della Chiesa".Quanto sono note inoltre, le Comunità di base costituitesi sul modello della comunità dell'Isolotto sorta quarant'anni fa? Eppure questi gruppi di credenti sono sparsi un po' in tutto il mondo e, anche in Italia, benché ridotti di numero rispetto agli anni '70, organizzano affollati convegni in cui si parla dei più autentici valori cristiani in tempi nei quali si è più devoti a Mammona che al Dio di Gesù.


Fin dalla sua nascita il Cristianesimo ha conosciuto una dialettica costante tra idee e comportamenti definiti ortodossi e idee e comportamenti bollati come eretici.


Schiere di martiri, affrontando roghi e persecuzioni, hanno portato fino a noi lo spirito e i valori delle prime comunità. Un esempio degno di essere ricordato è quello di Davide Lazzaretti, il "Cristo dell'Amiata", portatore di ardite idee di rinnovamento ecclesiale, giustiziato dal braccio secolare nell'agosto del 1878 su richiesta dell'autorità ecclesiastica dell'epoca.


Ecco dunque la presentazione del libro di Enzo Mazzi, figura di spicco del caso Isolotto, intitolato "Il cristianesimo ribelle". Tale presentazione è organizzata da un gruppo di giovani che definiscono la loro associazione LIBRANDO "apartitica, antirazzista, ecologista, contraria alle discriminazioni di genere, internazionalista". Parteciperanno alla discussione persone variamente interessate al tema: appuntamento venerdì 21 novembre, alle 17 presso la sala consiliare, a Follonica.