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mercoledì 7 novembre 2012

Beniamino Deidda

Un caro saluto a Beniamino Deidda, neo pensionato, da parte di tutti noi, Comunità dell'Isolotto.  Sei un bel personaggio, ti consideriamo uno di noi come noi vorremmo essere tanti di te: tanti, tutti come te. Abbiamo ancora nella mente il tuo intervento della biblioteca delle Oblate quando presentammo il libro "Il processo dell'Isolotto". Lo rinfreschiamo qui dopo il bell'articolo di Franca Selvatici, pubblicato su La Repubblica. (le sottolineature sono nostre)

Il procuratore generale Deidda lascia - Ha indagato su amianto e sicurezza 

«E' giunto il momento di concludere e di salutarvi con un abbraccio collettivo». Quando il procuratore generale Beniamino Deidda ha terminato il suo discorso di addio, nell' aula della corte di assise di appello del palazzo di giustizia di Novoli molti avevano gli occhi rossi. Ieri Deidda è andato in pensione per raggiunti limiti di età, dopo quasi 50 anni trascorsi in magistratura e dopo essere stato uno dei protagonisti della storia giudiziaria italiana, con le sue inchieste sull' amianto, sulle malattie professionali e sugli incidenti sul lavoro e i suoi interventi determinanti: come nel 2009, quando era procuratore generale di Trieste e fu fermo nell' esigere il rispetto delle sentenze e della Costituzione nella vicenda di Eluana Englaro, a cui fu finalmente consentita una morte dignitosa. «Specialmente durante la mia attività di dirigente degli uffici - ha ricordato - ho avuto la fortuna di costituire gruppi così uniti da poter affrontare qualsiasi difficoltà». Un lavoro di squadra che ha voluto realizzare anche nell' intero distretto toscano, dove è stato al fianco dei colleghi impegnati nelle inchieste più complesse: come quelle sulla strage dei Georgofili, sul disastro ferroviario di Viareggio, sul naufragio della Concordia, sulla cricca dei grandi appalti. «Io non posso fare un bilancio della mia vita professionale - ha detto - posso solo dire quali sono state le ispirazioni costanti nella mia attività di giudice e di pubblico ministero»: 1) «La scoperta della Costituzione e delle sue implicazioni nel lavoro di magistrato», con l' adesione alla nascente Magistratura Democratica. 2) «Fare entrare aria fresca e trasparenza all' interno di una corporazione che somigliava molto ad una casta». 3) La convinzione che «il diritto ha senso quando costituisce un argine all' egoismo e al privilegio e quando è in grado di tutelare le minoranze dallo strapotere delle maggioranze». Ai giovani colleghi, ai quali si appresta a insegnare nella Scuola della magistratura di Castelpulci, Deidda ricorda che «ogni giorno un numero notevole di magistrati è sotto l' esame degli utenti della giustizia». «I giudici cialtroni, i pubblici ministeri superficiali, i giudici che trattano male le parti e i loro avvocati, quelli che non studiano le carte, i pavidi attentano ogni giorno all' immagine della magistratura». «I magistrati hanno in mano un potere terribile, da far tremare quelli che sono più consapevoli. Possono toglierti la libertà, possono incidere sul patrimonio, possono rovinarti la vita. Un potere terribile che in ogni stato di diritto deve essere rigorosamente esercitato secondo le regole. Ma è decisivo sapere al servizio di chi verrà esercitato questo potere». E' la Costituzione a indicarlo: «Rendere uguali quelli che le circostanze della vita hanno reso più deboli, più fragili, più indifesi e meno uguali degli altri. Ridare pari dignità a quelli che le dinamiche sociali ed economiche hanno reso insopportabilmente diseguali. Questo è il compito principale del giudice, che riassume tutti gli altri. Se non sapremo essere la garanzia dei più deboli, la nostra funzione sarà inutile. Se lo dimenticheremo, il nostro mestiere non saprà più di nulla».
FRANCA SELVATICI


Beniamino Deidda biblioteca delle Oblate Firenze 22 marzo 2012
Il processo dell’Isolotto
Intervento di Beniamino Deidda (sintesi)

Quella dell’Isolotto è stata un’esperienza che ha mostrato come ci si potesse sottrarre alla mediazione della gerarchia e dell’autorità; come ci si potesse organizzare e rivendicare gli spazi della propria libertà senza chiedere il permesso ai governi, ai cardinali, al potere e ai capi. E’ cominciata con l’esperienza dell’Isolotto – e ancora prima – una fase della vita democratica non ancora esplorata, nella quale il potere come tale non era più avvolto dal fascino che possiedono le cose indiscutibili. Per la prima volta nell’Italia repubblicana si sperimentava quanto fosse vera l’intuizione del Kelsen secondo cui l’idea di democrazia è inconciliabile con la figura del capo al quale si assegnano funzioni di rappresentanza del volere del popolo. Per la prima volta il popolo si riappropriava della sua sovranità e la esprimeva senza l’intermediazione del potere.

La comunità dell’Isolotto inoltre presentava un’altra caratteristica che la rendeva assai temibile per il potere costituito. Mentre altre esperienze più ideologizzate si ritagliavano per definizione uno spazio contrapposto ad altre forze ideologiche, quella dell’Isolotto non presentava un’evidente piattaforma ideologica: raccoglieva indifferentemente religiosi e laici, cattolici e atei, comunisti e democristiani di sinistra, radicali progressisti ed extraparlamentari. Si proponeva insomma di riunire tutti senza discriminazioni ideologiche in una comunità solidale intorno ad un progetto di rinnovamento religioso e sociale insieme.

Per intendere bene il senso dell’azione repressiva della Magistratura bisogna pensare che ci si trovava di fronte ad una società di credenti e non credenti che in modo autonomo si sostituiva alla società dei poteri costituiti, creando dal basso una comunione libera e non autoritaria.

...il “reato” vero che la magistratura intendeva perseguire era la voglia e la maturità di partecipare alla vita religiosa politica e sociale. Vorrebbe dire in sostanza non cogliere il nesso strettissimo che correva tra quel tentativo di rinnovare la Chiesa e il suo rapporto con i fedeli e i movimenti di lotta e di liberazione che infiammavano tutto il mondo civile. Questa è stata la ragione vera per la quale la Magistratura si è intromessa in una questione che apparentemente non la riguardava: la contestazione dell’Isolotto non metteva in pericolo l’ordine pubblico, non dava luogo a manifestazioni di violenza, non attentava alla pace o alla tranquillità delle persone. Eppure il potere si sentiva in pericolo. Lo mostravano segni tradizionali ed inequivocabili: si muovono i fascisti; i giornali dei padroni sparano colonne di fuoco, i benpensanti scuotono il capo e dicono che così non si può andare avanti. Ecco perché la magistratura si intromette formulando imputazioni, a pensarci bene, grottesche: “istigazione a delinquere”. E chi veniva istigato? In quella comunità erano tutti istigatori. “Turbamento di funzione religiosa”. I teologi al tempo non fecero fatica a dire che l’unica funzione religiosa in atto era quella dei fedeli riuniti in preghiera in piazza. Imputazioni grottesche, dunque, che rispondevano ad una logica molto diversa da quella che sosteneva i due articoli del codice penale. Il senso vero lo colse padre Balducci quando scrisse: “tutti i regimi oppressivi, quale che sia la loro ideologia, sono sempre portati a prendere accordi con il clero...”. Da un lato l’autoritarismo della Curia aveva bisogno dell’aiuto dello Stato; dall’altro lo Stato con il suo braccio secolare correva in aiuto della Curia perché sentiva e sapeva che era in discussione anche l’autoritarismo dello Stato.
...
La magistratura ha reagito all’esperienza dell’Isolotto come, immediatamente prima e immediatamente dopo, ha reagito ad altri fenomeni, magari meno clamorosi, che essa ha considerato “eversivi” dell’ordine costituito. Si pensava che il pericolo venisse dalle iniziative dal basso, dalle organizzazioni spontanee, dalle esperienze che incidevano sulle gerarchie del potere.

C’è stato un piccolo strascico della vicenda dell’Isolotto che riguarda chi vi parla.
L’episodio è noto dentro la magistratura ma sconosciuto all’opinione pubblica. Nei giorni in cui venivano rese note le imputazioni si era tenuta all’Isolotto un’assemblea alla quale avevo partecipato prendendo la parola. Pochi giorni dopo il Consiglio Giudiziario di Firenze aveva all’ordine del giorno la mia promozione a magistrato di Tribunale. Il Consiglio Giudiziario a maggioranza formulò parere negativo con una motivazione, come risulta dal verbale della seduta, che suonava sostanzialmente così: “non può continuare ad appartenere all’ordine giudiziario un magistrato che in una pubblica manifestazione prenda la parola per esprimere la propria solidarietà agli imputati”. Per fortuna il Consiglio Superiore della Magistratura, che doveva decidere sulla mia permanenza in carriera, fu di parere contrario, ritenendo che quell’episodio fosse né più né meno che la legittima manifestazione del pensiero, garantita dalla Costituzione. A sua volta il Procuratore Generale fiorentino, che a quell’epoca era Mario Calamari, rischiò il trasferimento da parte del Consiglio Superiore . E’ passato molto tempo, Magistratura Democratica esiste ancora ed è in buona salute, ma le contraddizioni non si sono ancora sopite. Il fatto che il giovane magistrato, che si voleva cacciare allora, sia poi diventato Procuratore Generale di Firenze è forse solo uno scherzo del destino oppure il frutto dell’astuzia della storia. Ma le contraddizioni rimangono tutte, sia pure in termini diversi.
Ed è questa in fondo la ragione per la quale della vicenda dell’Isolotto e del suo processo è necessario continuare a parlare per “contrastare la strategia dell’oblio” - come ha scritto nel suo bellissimo saggio Enzo Mazzi. Non per esumare un cadavere, continuava Enzo, ma per dar vita al presente e al futuro attraverso la creatività della memoria”.
Beniamino Deidda biblioteca delle Oblate Firenze 22 marzo 2012

Video dell'intervento

domenica 16 gennaio 2011


Da la Repubblica Firenze 15 gennaio 2011 pag. 1



La notizia



L’inaugurazione: Per ricordare La Pira una statua io marmo rosso (all’Isolotto)



 



Il Commento:



Io lo preferisco vivo in mezzo a noi



Enzo Mazzi



 



Non posso in coscienza accogliere l’invito del sindaco Matteo Renzi alla cerimonia di scoprimento della scultura dedicata a Giorgio La Pira situata nel piazzale della Chiesa dell’Isolotto. I motivi sono diversi.



Il primo riguarda il senso della mitizzazione statuaria e della santificazione di soggetti umani che emergono per il loro eroismo. A guardar bene oltre la superficie della consuetudine, non si può evitare di domandarsi se queste elevazioni non creino nella massa sensi di frustrazione morale di fronte a modelli di eroismo e santità irraggiungibili, producendo personalità insicure, dipendenti e quindi inclini alla eterodirezione e alla ubbidienza. Ecco emergere uno dei motivi profondi della erezione di statue e della santificazione ufficiale: favorire il dominio.



Un secondo rilievo critico riguarda il bisogno che la persona di Giorgio La Pira resti viva in mezzo a noi. Immortalarlo in una effigie marmorea lo ritengo come una seconda morte. La Pira è un testimone di una società-crogiuolo di forze diverse tese alla trasformazione nel senso della giustizia, della solidarietà e della pace fin dal tempo della Costituente e in particolare è testimone di una Firenze trainante nel grande sforzo di unificazione del pianeta nel segno della pace e del senso critico e creativo dopo che la guerra e l’equilibrio del terrore avevano dato sì al mondo la coscienza della interdipendenza globale ma nel segno tragico della distruzione e della paura. Egli è vivo ovunque oggi una tale transizione procede nonostante le rovinose involuzioni e i drammatici arretramenti che ci angustiano.



Un terzo rilievo riguarda l’anima dell’Isolotto e della città.



Quando La Pira seppe che ero stato nominato parroco dell'Isolotto, la sua « città satellite », volle incontrarmi a Palazzo Vecchio e mi chiese di contribuire a «rendere lieto il cuore della gente e a organizzare tante feste ». Eravamo nel novembre 1954.



Facemmo le feste, ma vennero ben presto i guai caratteristici delle periferie urbane. Non sapevamo ancora che ogni aula scolastica, ogni servizio, ogni spazio sociale, avremmo dovuto conquistarcelo con la lotta. Così anche per l’affermazione del diritto al lavoro nel tempo della crisi industriale: Pignone, Galileo, Fivre, Confi, ecc. Nacquero i primi comitati unitari, dove persone di varia estrazione ideologica, di varia militanza politica, di fedi diverse, si ritrovavano insieme sui bisogni comuni e scoprivano il valore e la forza dell'unità. E fu lì che incontrammo un nuovo La Pira. Fu la sua seconda nascita. Lo testimonia lui stesso: “Finché non mi trovai a contatto con i movimenti dei lavoratori, occupati e disoccupati, dei senza casa, dei poveri, ero come un turista. Il turista che viene a Firenze passa accanto alla città e non sa cos’è la città. Così io, ero passato accanto a tante cose, anche al lavoro, ma non l’avevo capito. Facevo preghiere affettuose al Signore ma non mi arrabbiavo. Ora mi arrabbio anche nella preghiera”.



Ritengo questa confessione del 1951 il fulcro per capire la vicenda di un uomo con cui ho avuto una frequentazione di amicizia già da quei primi tempi del suo impegno ecclesiale, sociale e politico. Non avrebbe mai detto: “io sto con Marchionne”. Forse lo avrebbe incontrato per indurlo a soluzioni meno drastiche. Lo so, lo so, c’è anche il suo “ubi episcopus ibi ecclesia” detto nell’agosto 1969 davanti alla chiesa dell’Isolotto. Un senso dell’assoluto primato gerarchico, che io considero preconciliare, privo della nuova centralità conciliare del Popolo di Dio, poneva nella sua coscienza limiti invalicabili, ma solo a livello ecclesiale. Nessun Marchionne o Berlusconi o altro erogatore di benefici economici in linea col capitalismo della globalizzazione neoliberista lo avrebbero incantato.



Il cortocircuito fra le sue belle idee, fra le sue affettuose preghiere e la forza umana, vitale e storica dei movimenti del dopoguerra fu la sua ricchezza e la sua rovina. 



La sua ricchezza perché divenne un altro uomo: restò un contemplativo ma con gli occhi e la sensibilità della gente umile che contempla dal basso, laicamente, cioè con le mani, con i piedi, col sangue, con la collera, con la lotta.



Fu la sua rovina perché i poteri del tempo lo considerarono pericoloso per i disegni restaurativi e lo emarginarono in senso politico, sociale, ecclesiale.



E lui scelse: prima la vita, la dignità, i diritti a partire dal basso e dalla Costituzione e poi la convenienza economica e la poltrona.



 



Enzo Mazzi



 



Firenze 13 gennaio 2011


mercoledì 19 maggio 2010

Un altro mondo è possibile


Presentazione del volume:

Firenze crocevia di culture
Polistampa, 2010

a cura dell'Archivio del Movimento di Quartiere di Firenze, della Comunità dell'Isolotto, della Fondazione Michelucci


Interventi di:
Luigi Remaschi,         Archivio del Movimento di Quartiere di Firenze
Urbano Cipriani         Comunità dell'Isolotto
Corrado Marcetti        Direttore Fondazione Michelucci
Paolo Mencarelli        storico
Presiede il Sindaco di Bagno a Ripoli Luciano Bartolini
Sarà presente l'Assessore Laura Guerrini

Mercoledì 19 maggio ore 17
presso la sala conferenze della Biblioteca
Via di Belmonte 38 - Ponte a Niccheri (Bagno a Ripoli)

Il Volume, che vuol essere una guida ad un'altra Firenze, traccia una storia incentrata sulla solidarietà, sui movimenti di base, sulla partecipazione, sul protagonismo popolare e sull'integrazione fra culture diverse, all'insegna dello slogan un altro mondo è possibile.

Un altro mondo è possibile


Presentazione del volume:

Firenze crocevia di culture
Polistampa, 2010

a cura dell'Archivio del Movimento di Quartiere di Firenze, della Comunità dell'Isolotto, della Fondazione Michelucci


Interventi di:
Luigi Remaschi,         Archivio del Movimento di Quartiere di Firenze
Urbano Cipriani         Comunità dell'Isolotto
Corrado Marcetti        Direttore Fondazione Michelucci
Paolo Mencarelli        storico
Presiede il Sindaco di Bagno a Ripoli Luciano Bartolini
Sarà presente l'Assessore Laura Guerrini

Mercoledì 19 maggio ore 17
presso la sala conferenze della Biblioteca
Via di Belmonte 38 - Ponte a Niccheri (Bagno a Ripoli)

Il Volume, che vuol essere una guida ad un'altra Firenze, traccia una storia incentrata sulla solidarietà, sui movimenti di base, sulla partecipazione, sul protagonismo popolare e sull'integrazione fra culture diverse, all'insegna dello slogan un altro mondo è possibile.

martedì 24 marzo 2009

Testamento biologico e amore per la vita

 questo il tema


che  socializzeremo nell'incontro eucaristico comunitario domenica prossima 29 marzo 2009 ore 10,30, a cui parteciperà Beppino Englaro. 

Parteciperanno anche rappresentanti di altre comunità ecclesiali e parrocchie e dell'Associazione Liberi di decidere. L'incontro si svolgerà alle "Baracche" dell'Isolotto, via degli Aceri 1 Firenze, autobus n. 9, tel. 055711362.


"La morte fa parte della vita: amare la vita vuol dire amare anche la sua finitezza": è questo il messaggio più pregnante che ci ha offerto e continuerà a donarci Eluana. Beppino Englaro ha raccolto quelle precise parole da "Eluana nel pieno della giovinezza" e ha speso la vita per liberarle dagli impedimenti culturali contribuendo in maniera decisa e produttiva a farle divenire senso comune,  capaci  di informare positivamente le relazioni e la politica. Ma la consapevolezza di Eluana non è piovuta dal cielo. Al tempo in cui  lei poco più che ventenne esprimeva quella consapevolezza, il tema della riapproriazione della morte come parte della vita stava diffondendosi sull'onda lunga del vento del '68. A dimostrazione che il '68 fu veramente un imponente processo storico di trasformazione globale della società che andava a incidere nel profondo fino al senso della vita e della morte e non una folata velleitaria senza  passato e senza futuro. L'Archivio storico della Comunità dell'Isolotto conserva un numero del Notiziario (n.251 - giugno 1990) dal titolo "La morte fra tabù e riappropriazione: il tema  della morte nella Bibbia e nel percorso comunitario di ricerca esistenziale". Quella socializzazione fu una tappa importante della crescita comunitaria. Del tutto inconsapevolmente ci animava una  sorprendente consonanza con Eluana che a quel tempo aveva vent'anni: era nata nel 1970. E' una dimostrazione che la consapevolezza di Eluana non era isolata ma faceva parte di una maturazione collettiva che stava lentamente penetrando negli ambienti più aperti della società, sia laici che religiosi.

Ma la consapevolezza è la grande nemica del potere. Il quale si nutre di disperazione, paura, rassegnazione e sottomissione. Come la speranza prendeva forma di consapevolezza a livello mondiale, così anche la strategia per annullarla fu globale. Ed ora siamo alla resa dei conti decisiva. Tutto questo è in gioco oggi nel confronto estremo sul senso della vita e della morte e sulla sovranità della  persona nutrita di relazioni come soggetto morale titolare di un diritto inalienabile a decidere di se stesso.

L'etica laica è una pratica che, includendo questo cruciale aspetto delle scelte personali, si spinge oltre, supera con la forza della "normalità" le barriere erette dai poteri assoluti. Il "se stesso" entra in una stretta e vitale relazione con gli altri "se", in una faticosa ricerca collettiva di risposte sul senso più profondo e generale dell'esperienza umana: la vita, la morte, la giustizia sociale ed economica, la riconciliazione con la natura.

Beppino e con lui Eluana, saranno con noi tra noi in questo spirito di  continua e positiva ricerca.


                                                                La Comunità dell'Isolotto - Firenze

Testamento biologico e amore per la vita

 questo il tema


che  socializzeremo nell'incontro eucaristico comunitario domenica prossima 29 marzo 2009 ore 10,30, a cui parteciperà Beppino Englaro. 

Parteciperanno anche rappresentanti di altre comunità ecclesiali e parrocchie e dell'Associazione Liberi di decidere. L'incontro si svolgerà alle "Baracche" dell'Isolotto, via degli Aceri 1 Firenze, autobus n. 9, tel. 055711362.


"La morte fa parte della vita: amare la vita vuol dire amare anche la sua finitezza": è questo il messaggio più pregnante che ci ha offerto e continuerà a donarci Eluana. Beppino Englaro ha raccolto quelle precise parole da "Eluana nel pieno della giovinezza" e ha speso la vita per liberarle dagli impedimenti culturali contribuendo in maniera decisa e produttiva a farle divenire senso comune,  capaci  di informare positivamente le relazioni e la politica. Ma la consapevolezza di Eluana non è piovuta dal cielo. Al tempo in cui  lei poco più che ventenne esprimeva quella consapevolezza, il tema della riapproriazione della morte come parte della vita stava diffondendosi sull'onda lunga del vento del '68. A dimostrazione che il '68 fu veramente un imponente processo storico di trasformazione globale della società che andava a incidere nel profondo fino al senso della vita e della morte e non una folata velleitaria senza  passato e senza futuro. L'Archivio storico della Comunità dell'Isolotto conserva un numero del Notiziario (n.251 - giugno 1990) dal titolo "La morte fra tabù e riappropriazione: il tema  della morte nella Bibbia e nel percorso comunitario di ricerca esistenziale". Quella socializzazione fu una tappa importante della crescita comunitaria. Del tutto inconsapevolmente ci animava una  sorprendente consonanza con Eluana che a quel tempo aveva vent'anni: era nata nel 1970. E' una dimostrazione che la consapevolezza di Eluana non era isolata ma faceva parte di una maturazione collettiva che stava lentamente penetrando negli ambienti più aperti della società, sia laici che religiosi.

Ma la consapevolezza è la grande nemica del potere. Il quale si nutre di disperazione, paura, rassegnazione e sottomissione. Come la speranza prendeva forma di consapevolezza a livello mondiale, così anche la strategia per annullarla fu globale. Ed ora siamo alla resa dei conti decisiva. Tutto questo è in gioco oggi nel confronto estremo sul senso della vita e della morte e sulla sovranità della  persona nutrita di relazioni come soggetto morale titolare di un diritto inalienabile a decidere di se stesso.

L'etica laica è una pratica che, includendo questo cruciale aspetto delle scelte personali, si spinge oltre, supera con la forza della "normalità" le barriere erette dai poteri assoluti. Il "se stesso" entra in una stretta e vitale relazione con gli altri "se", in una faticosa ricerca collettiva di risposte sul senso più profondo e generale dell'esperienza umana: la vita, la morte, la giustizia sociale ed economica, la riconciliazione con la natura.

Beppino e con lui Eluana, saranno con noi tra noi in questo spirito di  continua e positiva ricerca.


                                                                La Comunità dell'Isolotto - Firenze

martedì 18 novembre 2008

Comunità e mondo

“Come i piccoli passi fanno la storia – Comunità e mondo”

 

Due lampi hanno squarciato il cielo pumbleo che toglieva luce, respiro e speranza. Sulla scena mondiale il movimento dal basso che ha portato all’elezione di Obama e a livello nazionale l’esplosione del movimento per la scuola di tutti per tutti.

Ma non basta l’enfasi. Occorre forse guardare più a fondo e interrogarsi sul significato storico dei due eventi. Acuire lo sguardo.

Il bombardamento mediatico è imponente. Vogliono impedirci di vedere l’onda lunga di un immenso movimento dal basso da cui vengono i due lampi che ci ridanno luce e forza.

Nella vittoria attuale di Obama c’è l’emersione e il riscatto di tutti i movimenti che nella storia di secoli hanno lottato per l’uguaglianza dei diritti, per la cittadinanza universale, per la giustizia e la pace, contro ogni discriminazione, contro ogni razzismo, contro la cultura di guerra. Obama-presidente potrà deluderci. Ma intanto con lui si è aperto uno squarcio dal quale emergere la fiumana di magma incandescente che muove la storia, che potrà ingrottarsi di nuovo ma non fermarsi.

Lo stesso si può dire del movimento per la scuola. Non è una increspatura di superficie. Con lo sguardo, affaticato ma non stanco, di chi ha partecipato con determinazione alla lotta per la trasformazione della società e della scuola fin dal secolo scorso, ritengo che siamo ancora una volta di fronte a un segno, sia pure contraddittorio, incerto e fluttuante, di un vero processo storico rivoluzionario, responsabile, lento e globale, che cioè investe tutti i campi del vivere e del convivere e che procede con emersioni e ingrottamenti.

Proprio in questi giorni cade il quarantesimo compleanno del parto da cui, nell’autunno del ’68, è nata la Comunità dell’Isolotto di Firenze. La festa di compleanno la stiamo celebrando con la nostra partecipazione al movimento in difesa della scuola di tutti e per tutti che abbiamo chiamato scuola/tenda in opposizione alla scuola/carcere. La scuola cioè che si modella sui bisogni di ragazze e ragazzi diversi, che respira col nostro respiro, che cresce perché noi cresciamo, che libera la nostra creatività e curiosità, che ci aiuta a porre domande più che insegnare risposte, la scuola di tutti per tutti aperta al respiro del quartiere e del mondo. La scuola/tenda ce la siamo conquistata con un forte movimento in cui l’esperienza educativa della Comunità dell’Isolotto è stata una notevole fonte di ispirazione che solo uno sguardo preconcetto e meschino può ignorare. E ora portiamo nel movimento attuale la testimonianza di questa continuità resistente.

Nel nostro piccolo pensiamo di contribuire insieme a tanti a costruire un senso della storia basato sull’asse dei grandi movimenti dal basso anziché sull’immobilità del dominio dall’alto.

 

                                               Enzo Mazzi

 

Firenze 12 novembre 2008

L'Unità, 18.11.2008, p.18.

 

Comunità e mondo

“Come i piccoli passi fanno la storia – Comunità e mondo”

 

Due lampi hanno squarciato il cielo pumbleo che toglieva luce, respiro e speranza. Sulla scena mondiale il movimento dal basso che ha portato all’elezione di Obama e a livello nazionale l’esplosione del movimento per la scuola di tutti per tutti.

Ma non basta l’enfasi. Occorre forse guardare più a fondo e interrogarsi sul significato storico dei due eventi. Acuire lo sguardo.

Il bombardamento mediatico è imponente. Vogliono impedirci di vedere l’onda lunga di un immenso movimento dal basso da cui vengono i due lampi che ci ridanno luce e forza.

Nella vittoria attuale di Obama c’è l’emersione e il riscatto di tutti i movimenti che nella storia di secoli hanno lottato per l’uguaglianza dei diritti, per la cittadinanza universale, per la giustizia e la pace, contro ogni discriminazione, contro ogni razzismo, contro la cultura di guerra. Obama-presidente potrà deluderci. Ma intanto con lui si è aperto uno squarcio dal quale emergere la fiumana di magma incandescente che muove la storia, che potrà ingrottarsi di nuovo ma non fermarsi.

Lo stesso si può dire del movimento per la scuola. Non è una increspatura di superficie. Con lo sguardo, affaticato ma non stanco, di chi ha partecipato con determinazione alla lotta per la trasformazione della società e della scuola fin dal secolo scorso, ritengo che siamo ancora una volta di fronte a un segno, sia pure contraddittorio, incerto e fluttuante, di un vero processo storico rivoluzionario, responsabile, lento e globale, che cioè investe tutti i campi del vivere e del convivere e che procede con emersioni e ingrottamenti.

Proprio in questi giorni cade il quarantesimo compleanno del parto da cui, nell’autunno del ’68, è nata la Comunità dell’Isolotto di Firenze. La festa di compleanno la stiamo celebrando con la nostra partecipazione al movimento in difesa della scuola di tutti e per tutti che abbiamo chiamato scuola/tenda in opposizione alla scuola/carcere. La scuola cioè che si modella sui bisogni di ragazze e ragazzi diversi, che respira col nostro respiro, che cresce perché noi cresciamo, che libera la nostra creatività e curiosità, che ci aiuta a porre domande più che insegnare risposte, la scuola di tutti per tutti aperta al respiro del quartiere e del mondo. La scuola/tenda ce la siamo conquistata con un forte movimento in cui l’esperienza educativa della Comunità dell’Isolotto è stata una notevole fonte di ispirazione che solo uno sguardo preconcetto e meschino può ignorare. E ora portiamo nel movimento attuale la testimonianza di questa continuità resistente.

Nel nostro piccolo pensiamo di contribuire insieme a tanti a costruire un senso della storia basato sull’asse dei grandi movimenti dal basso anziché sull’immobilità del dominio dall’alto.

 

                                               Enzo Mazzi

 

Firenze 12 novembre 2008

L'Unità, 18.11.2008, p.18.

 

giovedì 6 novembre 2008

Enzo Mazzi a RAI-TV tre

Cristianesimo ribelle


Cosa vuol dire essere cristiani oggi? E qual è il loro rapporto con la Chiesa intesa come "gerarchia"?

Corrado Augias ne parla a Le Storie - Diario Italiano con un sacerdote "scomodo": Don Enzo Mazzi.


In onda su Rai-TV terzo canale: Mercoledì 5 novembre 2008


Video prima parte (clicca sull'immagine):



Video (seconda parte).

Enzo Mazzi a RAI-TV tre

Cristianesimo ribelle


Cosa vuol dire essere cristiani oggi? E qual è il loro rapporto con la Chiesa intesa come "gerarchia"?

Corrado Augias ne parla a Le Storie - Diario Italiano con un sacerdote "scomodo": Don Enzo Mazzi.


In onda su Rai-TV terzo canale: Mercoledì 5 novembre 2008


Video prima parte (clicca sull'immagine):



Video (seconda parte).

martedì 4 novembre 2008

5 novembre - ore 12,45 - Rai TV terzo c.

Da non mancare!


Mercoledì 5 novembre 2008 In onda alle 12.45  su Rai-TV terzo canale:


Cosa vuol dire essere cristiani oggi? E qual è il loro rapporto con la Chiesa intesa come "gerarchia"?


Corrado Augias ne parla a Le Storie - Diario Italiano con un sacerdote "scomodo": Don Enzo Mazzi.


http://www.lestorie.rai.it/category/0,1067207,1067002-1080830,00.html

5 novembre - ore 12,45 - Rai TV terzo c.

Da non mancare!


Mercoledì 5 novembre 2008 In onda alle 12.45  su Rai-TV terzo canale:


Cosa vuol dire essere cristiani oggi? E qual è il loro rapporto con la Chiesa intesa come "gerarchia"?


Corrado Augias ne parla a Le Storie - Diario Italiano con un sacerdote "scomodo": Don Enzo Mazzi.


http://www.lestorie.rai.it/category/0,1067207,1067002-1080830,00.html

domenica 2 novembre 2008

31 ottobre 1968-31 ottobre 2008


Quarantesimo compleanno


Oggi è il quarantesimo compleanno del parto della Comunità dell'Isolotto. E' avvenuto infatti il 31 ottobre 1968 dopo una felice e laboriosa gestazione di 180 mesi! Nello stesso periodo storico nascevano in Italia e nel mondo centinaia per non dire migliaia di comunità di base.


Non facciamo festa? L'abbiamo anticipata a fine settembre con tre affollati incontri, in piazza Isolotto, alla Casa del popolo, alle "baracche", su: "Leggere il ’68 con gli occhi di oggi - l’Isolotto un quartiere protagonista - tre serate per rivisitare la storia con i soggetti di allora e con le generazioni che non l’hanno vissuta - filmati, immagini, canzoni microfono aperto per socializzare interrogativi, ricordi, pensieri".


La nostra festa di compleanno la stiamo celebrando ora con la partecipazione al movimento in difesa della scuola di tutti e per tutti. Siamo spinti dal bisogno di esserci ancora una volta, di fronte a questo sconsiderato attacco alla scuola. Cercano in ogni modo di rendere le persone più deboli, impaurite, isolate. La solitudine rende inermi, incapaci di reagire, ripiegati su se stessi, toglie coraggio. Al contrario, il fare insieme, il lottare insieme per qualcosa di comune, ci rende forti ed anche "pericolosi " per chi vuole il silenzio.


E' la storia di questi nostri quarant'anni.


Portiamo con noi nel movimento la testimonianza di chi ha partecipato con determinazione alla lotta per la trasformazione della società e della scuola fin dal secolo scorso. Questa continuità resistente è solo un piccolo segno. Testimonia la densità culturale del movimento attuale. Esso non nasce dal nulla ma è una fase di un grande processo storico di trasformazione della società e della scuola che potrà essere ostacolato, rallentato ma non fermato dalle attuali politiche di restaurazione. Lo diciamo senza troppa enfasi perché non è una certezza fideistica ma una speranza e una scommessa. Un augurio denso di una lunga storia.


 


La Comunità dell'Isolotto


Firenze 31 ottobre 2008





(Risposte giunte ad oggi 2 novembre 2008)


 


Vi seguo da quando avevo 15 anni, nel 1968 appunto. Vi ho conosciuti attraverso il prete del mio oratorio e nonostante io mi dichiari dal 1972 atea non ho mai smesso di guardare con attenzione e riflettere sui vostri messaggi.


In realtà sono agnostica e "in cammino" ma vivo in un microscopico paese della pianura bergamasca e la mia scelta, che aveva un senso allora, mi aiuta ancora costantemente a misurarmi con la concretezza della vita, la mia e quella di cui mi curo, nella scuola e oltre. Grazie di tutto


 Rosangela Pesenti


 


 Vi prego di accogliere anche i miei auguri per questi quarant'anni di lotta appassionante e sempre giovane!


 Rosaria de Felice (Gruppo di Controinformazione Ecclesiale, Roma)


 


 


Caro Enzo, care sorelle e fratelli dell'Isolotto,


grazie sempre dell'informazione che ci mandate e soprattutto un augurio di pace e di speranza in questo vostro quarantennale.


L'Isolotto e la vostra Comunità di base hanno sempre costituito in questi anni, ben al di là di Firenze, un punto di riferimento per i credenti e per tutta la società civile, sia per le sue riflessioni sull'Evangelo sia per la sua pratica nel sociale e nel "fare memoria". Per quanto possa contare, sappiate che ci sentiamo parte del vostro impegno e della vostra ricerca e vi siamo grati per il vostro lavoro.


Un abbraccio di pace a nome di tutte e tutti di "Noi Siamo Chiesa"


 Vittorio Bellavite, coordinatore


 


 E' una bella data da ricordare, per voi e per tutti noi. La vostra comunità è stata fin dall'inizio un punto di riferimento non solo per noi della comunità del Luogo Pio di Livorno, ma per tutte le CdB italiane e anche per molte in tutto il mondo. Quindi grazie di esistere, grazie per quello che avete fatto e che fate. E buon lavoro per un futuro di resistenza, di lotta, di creatività in nome di Gesù di Nazaret e insieme ai poveri di tutto il mondo.


 Carla Ermoli e Leo Piacentini, della comunità del Luogo Pio di Livorno.





I migliori auguri nella comunione di lotta e nella costante amicizia da parte della


 Comunità di Oregina


  


Che bella festa.


Auguri dalla redazione di CARTA


 


Gianluca Carmosino


 


 comunita’ cristiane di base


Segreteria Tecnica Nazionale Cdb Nord-Milano c/o Rosario Carlig


segrcdb@alice.it – www.cdbitalia.it


 


Carissime/i,


oggi in particolare ci sentiamo vicini a voi. La comunità dell'isolotto è sempre stata per tutti noi un punto di riferimento nel nostro cammino, un sostegno nei momenti difficili, una solida base nelle nostre ricerche teologiche e motivo di orgoglio nel nostro essere comunità cristiana di base.


A nome di tutte le CdB ci congratuliamo con voi per il vostro lungo e ammirevole cammino e vi auguriamo un futuro ancora più fecondo e splendente per voi e per tutti noi. Saluti carissimi.


Per la Segreteria Tecnica Nazionale delle CdB italiane 


Rosario Carlig


 


 Grazie condivido con voi un bel pezzetto di storia e giro il vostro messaggio alla mia mailing list abbracci forti 


Lidia Menapace



 Allora, tanti auguri per questi quarant’anni di storia. Perché sappiate sempre cogliere i segni dei tempi e i segni di speranza che abitano la nostra storia.


Buona strada



Elisabetta Guerrieri


 


 


Caro Enzo, mio fratello Daniele mi ha inviato le vostre ultime prese di posizione. Auguri in ritardo per l’anniversario 31 Ottobre 2008. Grazie. Fraterni Saluti


 Valdo Spini


 


 


Carissimi amici, un grande augurio per il vostro quarantesimo compleanno, mi ritrovo in profonda sintonia culturale con la vostra storia e con il vostro pensare ed agire nel presente. La vostra lotta per vincere la paura, la solitudine di chi ci vorrebbe muti, inermi e subalterni è anche la mia lotta. Grazie di esistere. Un abbraccio a tutti voi e uno particolare con grande affetto e stima a Enzo Mazzi.


 Eugenio Baronti  Assessore Regione Toscana


 

31 ottobre 1968-31 ottobre 2008


Quarantesimo compleanno


Oggi è il quarantesimo compleanno del parto della Comunità dell'Isolotto. E' avvenuto infatti il 31 ottobre 1968 dopo una felice e laboriosa gestazione di 180 mesi! Nello stesso periodo storico nascevano in Italia e nel mondo centinaia per non dire migliaia di comunità di base.


Non facciamo festa? L'abbiamo anticipata a fine settembre con tre affollati incontri, in piazza Isolotto, alla Casa del popolo, alle "baracche", su: "Leggere il ’68 con gli occhi di oggi - l’Isolotto un quartiere protagonista - tre serate per rivisitare la storia con i soggetti di allora e con le generazioni che non l’hanno vissuta - filmati, immagini, canzoni microfono aperto per socializzare interrogativi, ricordi, pensieri".


La nostra festa di compleanno la stiamo celebrando ora con la partecipazione al movimento in difesa della scuola di tutti e per tutti. Siamo spinti dal bisogno di esserci ancora una volta, di fronte a questo sconsiderato attacco alla scuola. Cercano in ogni modo di rendere le persone più deboli, impaurite, isolate. La solitudine rende inermi, incapaci di reagire, ripiegati su se stessi, toglie coraggio. Al contrario, il fare insieme, il lottare insieme per qualcosa di comune, ci rende forti ed anche "pericolosi " per chi vuole il silenzio.


E' la storia di questi nostri quarant'anni.


Portiamo con noi nel movimento la testimonianza di chi ha partecipato con determinazione alla lotta per la trasformazione della società e della scuola fin dal secolo scorso. Questa continuità resistente è solo un piccolo segno. Testimonia la densità culturale del movimento attuale. Esso non nasce dal nulla ma è una fase di un grande processo storico di trasformazione della società e della scuola che potrà essere ostacolato, rallentato ma non fermato dalle attuali politiche di restaurazione. Lo diciamo senza troppa enfasi perché non è una certezza fideistica ma una speranza e una scommessa. Un augurio denso di una lunga storia.


 


La Comunità dell'Isolotto


Firenze 31 ottobre 2008





(Risposte giunte ad oggi 2 novembre 2008)


 


Vi seguo da quando avevo 15 anni, nel 1968 appunto. Vi ho conosciuti attraverso il prete del mio oratorio e nonostante io mi dichiari dal 1972 atea non ho mai smesso di guardare con attenzione e riflettere sui vostri messaggi.


In realtà sono agnostica e "in cammino" ma vivo in un microscopico paese della pianura bergamasca e la mia scelta, che aveva un senso allora, mi aiuta ancora costantemente a misurarmi con la concretezza della vita, la mia e quella di cui mi curo, nella scuola e oltre. Grazie di tutto


 Rosangela Pesenti


 


 Vi prego di accogliere anche i miei auguri per questi quarant'anni di lotta appassionante e sempre giovane!


 Rosaria de Felice (Gruppo di Controinformazione Ecclesiale, Roma)


 


 


Caro Enzo, care sorelle e fratelli dell'Isolotto,


grazie sempre dell'informazione che ci mandate e soprattutto un augurio di pace e di speranza in questo vostro quarantennale.


L'Isolotto e la vostra Comunità di base hanno sempre costituito in questi anni, ben al di là di Firenze, un punto di riferimento per i credenti e per tutta la società civile, sia per le sue riflessioni sull'Evangelo sia per la sua pratica nel sociale e nel "fare memoria". Per quanto possa contare, sappiate che ci sentiamo parte del vostro impegno e della vostra ricerca e vi siamo grati per il vostro lavoro.


Un abbraccio di pace a nome di tutte e tutti di "Noi Siamo Chiesa"


 Vittorio Bellavite, coordinatore


 


 E' una bella data da ricordare, per voi e per tutti noi. La vostra comunità è stata fin dall'inizio un punto di riferimento non solo per noi della comunità del Luogo Pio di Livorno, ma per tutte le CdB italiane e anche per molte in tutto il mondo. Quindi grazie di esistere, grazie per quello che avete fatto e che fate. E buon lavoro per un futuro di resistenza, di lotta, di creatività in nome di Gesù di Nazaret e insieme ai poveri di tutto il mondo.


 Carla Ermoli e Leo Piacentini, della comunità del Luogo Pio di Livorno.





I migliori auguri nella comunione di lotta e nella costante amicizia da parte della


 Comunità di Oregina


  


Che bella festa.


Auguri dalla redazione di CARTA


 


Gianluca Carmosino


 


 comunita’ cristiane di base


Segreteria Tecnica Nazionale Cdb Nord-Milano c/o Rosario Carlig


segrcdb@alice.it – www.cdbitalia.it


 


Carissime/i,


oggi in particolare ci sentiamo vicini a voi. La comunità dell'isolotto è sempre stata per tutti noi un punto di riferimento nel nostro cammino, un sostegno nei momenti difficili, una solida base nelle nostre ricerche teologiche e motivo di orgoglio nel nostro essere comunità cristiana di base.


A nome di tutte le CdB ci congratuliamo con voi per il vostro lungo e ammirevole cammino e vi auguriamo un futuro ancora più fecondo e splendente per voi e per tutti noi. Saluti carissimi.


Per la Segreteria Tecnica Nazionale delle CdB italiane 


Rosario Carlig


 


 Grazie condivido con voi un bel pezzetto di storia e giro il vostro messaggio alla mia mailing list abbracci forti 


Lidia Menapace



 Allora, tanti auguri per questi quarant’anni di storia. Perché sappiate sempre cogliere i segni dei tempi e i segni di speranza che abitano la nostra storia.


Buona strada



Elisabetta Guerrieri


 


 


Caro Enzo, mio fratello Daniele mi ha inviato le vostre ultime prese di posizione. Auguri in ritardo per l’anniversario 31 Ottobre 2008. Grazie. Fraterni Saluti


 Valdo Spini


 


 


Carissimi amici, un grande augurio per il vostro quarantesimo compleanno, mi ritrovo in profonda sintonia culturale con la vostra storia e con il vostro pensare ed agire nel presente. La vostra lotta per vincere la paura, la solitudine di chi ci vorrebbe muti, inermi e subalterni è anche la mia lotta. Grazie di esistere. Un abbraccio a tutti voi e uno particolare con grande affetto e stima a Enzo Mazzi.


 Eugenio Baronti  Assessore Regione Toscana


 

mercoledì 1 ottobre 2008

leggere il 68 con gli occhi di oggi

Canzoni del 68


cantate in piazza Isolotto, al circolo Arci di via Maccari, alle baracche verdi di via degli Aceri

 il 25,26,27 settembre.


http://it.youtube.com/watch?v=Lm924VE5Je8

Silvia: We shall overcome


http://it.youtube.com/watch?v=YbrSK-VKNaM

Giacomo, Marco, Michele: I tessitori di Lione, dio è morto.


http://it.youtube.com/watch?v=HjAbAZqJDGY

Il disertore, presentata da Giacomo


http://it.youtube.com/watch?v=5-vL7cBor-o

contessa: marco giacomo michele e compagnia


http://it.youtube.com/watch?v=o04sXafyHV4

Morti di Reggio Emilia:  Marco


http://it.youtube.com/watch?v=YB5IDVHmSfk

C'era un ragazzo che come me

Giacomo, Marco, Michele


(Urbano)

leggere il 68 con gli occhi di oggi

Canzoni del 68


cantate in piazza Isolotto, al circolo Arci di via Maccari, alle baracche verdi di via degli Aceri

 il 25,26,27 settembre.


http://it.youtube.com/watch?v=Lm924VE5Je8

Silvia: We shall overcome


http://it.youtube.com/watch?v=YbrSK-VKNaM

Giacomo, Marco, Michele: I tessitori di Lione, dio è morto.


http://it.youtube.com/watch?v=HjAbAZqJDGY

Il disertore, presentata da Giacomo


http://it.youtube.com/watch?v=5-vL7cBor-o

contessa: marco giacomo michele e compagnia


http://it.youtube.com/watch?v=o04sXafyHV4

Morti di Reggio Emilia:  Marco


http://it.youtube.com/watch?v=YB5IDVHmSfk

C'era un ragazzo che come me

Giacomo, Marco, Michele


(Urbano)

venerdì 26 settembre 2008

“Periferie del ’68: la chiesa del dissenso”

giovedì 25 settembre, ore 21, piazza dell'Isolotto


“Periferie del ’68: la chiesa del dissenso”





Video: clicca sulla foto


Silvia canta "we shall leave in peace"


testo:


We shall overcome,

we shall overcome,

we shall overcome some day.



Oh, deep in my heart, I do believe

we shall overcome some day.



We shall live in peace,

we shall live in peace,

we shall live in peace some day.



Oh, deep in my heart, I do believe

we shall overcome some day.



We'll walk hand in hand

we'll walk hand in hand

we'll walk hand in hand some day.



Oh, deep in my heart, I do believe

we shall overcome some day.



Black and White together,

black and white together.

black and white together some day.



Oh, deep in my heart, I do believe

we shall overcome some day.


NOI TRIONFEREMO



Noi trionferemo,

noi trionferemo,

noi trionferemo un giorno.



Oh, in fondo al cuore ci credo,

noi trionferemo un giorno.



Noi vivremo in pace,

noi vivremo in pace,

noi vivremo in pace un giorno.



Oh, in fondo al cuore ci credo,

noi trionferemo un giorno.



Noi cammineremo mano nella mano,

noi cammineremo mano nella mano,

noi cammineremo mano nella mano un giorno.



Oh, in fondo al cuore ci credo,

noi trionferemo un giorno.



Neri e bianchi insieme,

neri e bianchi insieme,

neri e bianchi insieme un giorno.



Oh, in fondo al cuore ci credo,

noi trionferemo un giorno.



 Secondo video: (clicca sull'immagine)






canzoni:

1 - Per cantare il Veni creator ci vogliono paramenti d'oro;

2 - Un dio che è morto.


Michele (basso), Marco (chitarra e voce), Giacomo (chitarra e voce)


Les Canuts, è una canzone che prende esplicitamente posizione contro il potere: forse oggi la più nota delle canzoni di Bruant, è un secco canto di rivolta dedicato ai lavoratori tessili in lotta contro rappresentanti del potere, preti e governanti: «...stiamo tessendo il sudario del vecchio mondo/perché già sentiamo la tempesta che si annuncia...».




I tessitori

[Traduzione di Le canuts ]


Per cantare il Veni Creator

bisogna portare mantelli d’oro.

Noi li tessiamo per i grandi della chiesa

però, poveri tessitori, non abbiamo una camicia.

 

  Noi siamo i tessitori

  noi siamo nudi


Per governare bisogna possedere

mantelli, ricami e nastri.

Noi li tessiamo per i grandi della terra

però, poveri tessitori, ci mettono nudi sotto terra.

  Noi siamo i tessitori

  noi siamo nudi


Ma il nostro regno arriverà

quando il vostro finirà.

Stiamo tessendo il sudario del vecchio mondo

perchè sentiamo già la tempesta che s’annuncia.


  Noi siamo i tessitori

  noi siamo nudi.


les canuts (tessitori di Lione)




Video: clicca sull'immagine.


Aug 12, 2007 "Pour chanter veni creator, il vous faut une chasuble d'or..." Par la chorale de l'échole Charenton


Pour chanter Veni Creator

Il faut une chasuble d'or

Pour chanter Veni Creator

Il faut une chasuble d'or

Nous en tissons pour vous, grands de l'église

Et nous, pauvres canuts, n'avons pas de  chemise


  C'est nous les canuts

  Nous sommes tout nus


Pour gouverner, il faut avoir

Manteaux ou rubans en sautoir

Pour gouverner, il faut avoir

Manteaux ou rubans en sautoir

Nous en tissons pour vous grands de la terre

Et nous, pauvres canuts, sans drap on nous enterre


  C'est nous les canuts

  Nous sommes tout nus


Mais notre règne arrivera

Quand votre règne finira :

Mais notre règne arrivera

Quand votre règne finira :

Nous tisserons le linceul du vieux monde.


Dio è morto, di Francesco Guccini


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Ho visto / la gente della mia età andare via / lungo le strade che non portano mai a niente / cercare il sogno che conduce alla pazzia / nella ricerca di qualcosa che non trovano nel mondo che hanno già / lungo le notti che dal vino son bagnate / dentro alle stanze da pastiglie trasformate / dentro alle nuvole di fumo, nel mondo fatto di città, / essere contro od ingoiare la nostra stanca civiltà / e un Dio che è morto / ai bordi delle strade Dio è morto / nelle auto prese a rate Dio è morto / nei miti dell'estate Dio è morto.

Mi han detto / che questa mia generazione ormai non crede / in ciò che spesso han mascherato con la fede, / nei miti eterni della patria o dell'eroe / perché è venuto ormai il momento di negare tutto ciò che è falsità / le fedi fatte di abitudini e paura / una politica che è solo far carriera / il perbenismo interessato, la dignità fatta di vuoto, / l'ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto / e un Dio che è morto / nei campi di sterminio Dio è morto / coi miti della razza Dio è morto / con gli odi di partito Dio è morto.


Io penso / che questa mia generazione è preparata / a un mondo nuovo e a una speranza appena nata / ad un futuro che ha già in mano, a una rivolta senza armi / perché noi tutti ormai sappiamo che se Dio muore è per tre giorni / e poi risorge. / In ciò che noi crediamo Dio è risorto / in ciò che noi vogliamo Dio è risorto / nel mondo che vogliamo / Dio è risorto / Dio è risorto.