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martedì 21 giugno 2011

Chiesa tiranna in libero Stato

LA CHIESA E L'ESTREMA UNZIONE DI CAVOUR - DI CORRADO AUGIAS

da: la Repubblica di domenica 19 giugno 2011

Signor Augias, un successo le celebrazioni dei 150 anni dell'unità d'Italia, segno di risveglio della coscienza identitaria. L'evento, fra l'altro, ha offerto l'occasione per riscoprire la storia del nostro Risorgimento. Che la Chiesa abbia osteggiato il processo è risaputo, ma che fosse arrivata adusare i sacramenti scomunicando i protagonisti del Risorgimento sfuggiva ai più. Pochi sapevano che si arrivò a negare l'estrema unzione a Cavour morente, reo di essere stato la mente politicamente più lucida di quel movimento. Eppure quel sacramento costituisce per tradizione, in un paese cattolico, un estremo atto di carità per i credenti e i non credenti. I sacerdoti, infatti, la somministrano senza indagare sulla fede del morente. Ma a Cavour, pur cattolico, fu ufficialmente negata.

Un pietoso frate, Padre Giacomo, ebbe il coraggio di violare il divieto. Ma la pagò cara, la sua vita ne fu sconvolta. L'ira del papa lo fulminò. Convocato a Roma dal sant'Uffizio, duramente biasimato da Pio IX in persona, fu punito con la sospensione "a divinis" e privato dei relativi emolumenti. Morì in estrema povertà.

Fa piacere constatare oggi che la Chiesa, da nemica, sia divenuta convinta sostenitrice e baluardo dell'Unità d'Italia.

Ezio Pelino - pelinoezio@tiscali.it

Risponde Corrado Augias

Baso la mia risposta sulle informazioni che gentilmente mi ha fornito il dottor Nerio Nesi che presiede Ia Fondazione Cavour. Il conte di Cavour alcuni mesi prima della sua precoce morte (nemmeno 51 anni!), chiamò il frate Giacomo Marocco, parroco della Madonna degli Angeli e suo amico, per chiedergli, quando fosse venuto il momento, di concedergli l'assoluzione senza richiesta di ritrattazione. Gli disse più o meno: frate, perché i miei bravi elettori non pensino di aver sostenuto un senza-dio, vi prego, quando sarà venuto il momento di darmi gli estremi sacramenti. Sia chiaro che nulla rinnego della mia politica ma vorrei morire in pace con Dio.

La nipote Giuseppina Alfieri di Sostegno quando fu chiaro che il povero conte era in agonia andò a chiamare il frate che mantenne il suo impegno. La leggenda vuole che Cavour prima di spirare abbia ripetuto le famose parole «Frate, Frate ricorda, libera Chiesa in libero Stato».

Qualche settimana dopo la morte di Cavour il generoso frate venne convocato a Roma dove, su ordine diretto di papa Pio IX, venne punito con la sospensione "a divinis", che nel linguaggio ecclesiastico significa non poter più amministrare i sacramenti né dire messa. Gli venne anche tolta la parrocchia compreso il beneficio economico che ne derivava.

Solo con la morte di Pio IX (1878) e I'ascesa al trono del successore Leone XIII, fra' Giacomo, colpevole di troppa generosità, riebbe il suo posto. Potendone godere poco poiché poco dopo il poveretto morì.



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Commento.

Se fa piacere che la Chiesa, come afferma Ezio Pelino nella sua lettera ad Augias, “sia divenuta sostenitrice e baluardo dell’Unità d’Italia” (forse perché “il vento” sta cambiando?), non altrettanto si può dire per quanto concerne la sua mancanza di carità nei confronti di coloro, credenti o non credenti, che non si attengono alle sue “leggi”. Ieri Cavour, oggi Piergiorgio Welby. Prima ancora Giordano Bruno, Savonarola, Galileo Galilei, ecc. ecc. ecc. A dimostrazione riporto qui sotto un elenco di alcune sanzioni comminate dalla Chiesa ai cattolici che in politica hanno seguito la loro coscienza anziché gli ordini (o interessi?) della Chiesa.

Giampietro Sestini

1874 - NON EXPEDIT

Formula latina (non conviene) con cui la Santa Sede il 10 settembre 1874 fece espresso divieto ai cattolici italiani di partecipare alle elezioni per il primo Parlamento dell'Italia unita e in generale alla vita politica dello Stato.

1948 - SCOMUNICATO CHI VOTA "FRONTE POPOLARE"

Il decreto del Santo Uffizio

(dal manifesto pubblico della curia di Piacenza per le elezioni politiche del 18 aprile 1948)

E’ peccato grave

1 ° - Iscriversi al Partito Comunista.

2° - Favorirlo in qualsiasi modo, specie col voto.

3° - Leggere la stampa comunista.

4° - Propagare la stampa comunista.

Quindi non si può ricevere l'assoluzione se non si è pentiti e fermamente disposti a non commetterlo più.

Chi, iscritto o no al Partito Comunista, ne ammette la dottrina marxista, atea e anticristiana e ne fa propaganda, è APOSTATA DALLA FEDE E SCOMUNICATO e non può essere assolto che dalla Santa Sede.

Quanto si è detto per il Partito Comunista deve estendersi agli altri Partiti che fanno causa comune con esso.

Il Signore illumini e conceda ai colpevoli in materia tanto grave, il pieno ravvedimento, poiché è in pericolo la stessa salvezza dell'anima.

2005 – CHI VOTA AL REFERENDUM NON E' CATTOLICO

La Conferenza Episcopale Italiana si è pronunciata all'unanimità contro la partecipazione dei cattolici ai referendum del 12-13 giugno 2005 sulla fecondazione assistita. "L'unica scelta è astenersi. Chi PRETENDE di andare a votare non può dirsi cattolico maturo. Chi vuole essere coerente con la Chiesa NON DEVE partecipare al referendum”.



giovedì 3 marzo 2011

Simon mago - II


La Repubblica Firenze 3 marzo 2011 pag. 1



 



Aiutiamo chi combatte l’omologazione nella Chiesa



 



di Enzo Mazzi



 



Che sta succedendo nella Chiesa fiorentina? Il virus del dissenso creativo la sta contagiando? Non sarebbe la prima volta. Entro con una certa circospezione in un tema molto delicato. Sono consapevole dei rischi di prendere la parola in un mondo, quello ecclesiastico, dove la parola è prima di tutto rivelazione. Non credo però che la Parola di Dio annulli le parole umane. Ritengo anzi che le valorizzi e le ispiri. Anche quelle della denuncia profetica.



Penso che considerazioni come queste abbiano indotto alcuni parroci, don Silvano Nistri sul settimanale cattolico ADISTA, don Fabio Masi su questo giornale, a rompere il silenzio che nascondeva un grande disagio. Non vanno lasciati soli. Meritano rispetto e solidarietà. La scelta di parlare non deve essere stata facile. Se lo hanno fatto è perché hanno avvertito e sofferto il montare di un grande disagio fino al disgusto nelle comunità in mezzo a cui vivono e che animano. Non sono soli. Nella Chiesa italiana e mondiale si stanno moltiplicando i segni e i semi di una nuova stagione di profetismo rinnovatore. E si sta rompendo quella specie di omertà da paura di vescovi, teologi, preti e laici muti e immobili di fronte a un ciclone che scuote le fondamenta dell’istituzione ecclesiastica.



Qualcuno invoca un nuovo Concilio aperto a tutto il Popolo di Dio e non solo ai vescovi. Fermarsi tutti e discutere insieme dell’assetto istituzionale ecclesiastico che dimostra di non reggere più di fronte alle sfide della secolarizzazione.



La monarchia assoluta, questo è l’ordinamento gerarchico, residuo della teocrazia medioevale, non è più in grado di tenere di fronte ai nuovi poteri che s’impongo con una forza che annulla totalmente le armi dell’infallibilità, della scomunica e del giudizio divino con le quali finora la gerarchia ha gestito il suo potere. La scienza, il danaro, l’informazione, la democrazia hanno consentito al potere ecclesiastico di sopravvivere delegando al papa e ai preti la realtà considerata residuale dell’etica e dei valori. Ma è evidente che piano piano tale delega viene erosa e svuotata. Faccio solo un esempio. L’arroccamento disperato sulla difesa della vita dal suo concepimento alla morte naturale non regge più di fronte a una scienza che sposta e assottiglia continuamente il confine fra la morte e la vita, ponendo grandi interrogativi sul senso della naturalità. E l’anima immortale e il peccato originale e l’inferno e il paradiso e l’onnipotenza di dio e l’indissolubilità del matrimonio e l’alterità sacrale del sacerdozio esclusivamente maschile e i mille altri fondamenti dell’etica cattolica sono dogmi che mostrano tutte le loro contraddizioni insanabili di fronte alle consapevolezze nuove. Lo Spirito preme anche oggi per “fare nuove tutte le cose”.



Non che la secolarizzazione sia tutta rose e fiori, anzi. I nuovi poteri hanno aspetti positivi ma hanno in sé anche una potenza distruttiva pari a quelli antichi. Oggi attraverso una martellante insinuazione e propaganda masmediatica passa una cultura omologata ed omologante secondo la quale non è la disobbedienza civile, umana, religiosa a offrire spazi creativi per far crescere la coscienza collettiva ed operare per la fraternità e la giustizia ma è unicamente il piegare il capo che può limitare i conflitti e preservare una permanenza negli spazi del sacro e del potere dove poi ciascuno può portare avanti in forma coperta le proprie piccole particolari diversità e trasgressioni. Le donne che hanno invaso le piazze si sono fatte carico di aprire un varco per tutti noi nel monolite del cosiddetto “pensiero unico”. Ed ora i giovani del Nord Africa stanno scuotendo dalle fondamenta a prezzo di tanto sangue gli assetti dell’autoritarismo che sembravano eterni.



“L’obbedienza non è più una virtù” fu per noi e per molti, persone e movimenti, una conquista pagata di persona e a caro prezzo. Poi venne l’omologazione.



Ormai però questi scandali ecclesiastici, questa debolezza del potere gerarchico, queste immense contraddizioni che si aprono impongono forse di ripartire da quella scelta che fu sconsideratamente chiamata “dissenso” e che invece era e forse è ancora coerenza evangelica di una fede che finalmente si libera dai dogmatismi per radicarsi nell’intimo delle coscienze e nutrirsi di relazioni autentiche.



 



Enzo Mazzi



martedì 21 dicembre 2010

La chiesa non fa politica?

Si riporta qui sotto l'articolo pubblicato su micromegaonline di lunedì 20 dicembre 2010. Autore: don Paolo Farinella, parroco della chiesa di San Torpete (Genova). Nell’estate 2009 don Farinella si è espresso pubblicamente, con altri 40 prelati, in favore del testamento biologico e delle scelte sul fine vita  Per questo motivo la Congregazione per la Dottrina della Fede ha richiamato i vescovi diretti superiori dei predetti prelati e il cardinale Bagnasco ha convocato il 7 agosto 2009 don Farinella chiedendogli una «difesa» scritta delle sue posizioni, che potrebbero portarlo fino alla sospensione a divinis.

Giampietro Sestini

 

SE BAGNASCO FA POLITICA - DI DON PAOLO FARINELLA

da: www.micromegaonlinedi lunedì 20 dicembre 2010

Il cardinale Angelo Bagnasco ha rilasciato una intervista a Repubblica, raccolta da Marco Ansaldo e pubblicata domenica 19.12.2010 a p. 13. Una valutazione globale: povertà di argomenti, triti e ritriti e incapacità del giornalista di porre le domande circostanziate con fatti e dichiarazioni, esattamente contrarie alle dichiarazioni del cardinale. In alcuni momenti si ha la sensazione che il giornalista sia accondiscendente oltre misura perché afferma di riportare «la completezza con cui [il cardinale] risponde, nell’intervista concessa a Repubblica, a tutte le domande. Senza sottrarsi a quelle più scomode». Non ho letto domande scomode, semmai banali. Viene il sospetto che l’intervista non sia stata concessa dal vivo, ma per scritto: il cardinale ha risposto a tavolino alle domande inviate preventivamente dal giornalista.

Sin dal titolo («La Chiesa non fa politica ma sui valori dei cattolici non si tratta») cadono le braccia e si ha la certezza che i porporato e i suoi pari vivano sulla luna o siano soliti sniffare incenso che gli annebbia la vista e la logica. Se il continuo interventismo cardinalizio e papale non è politica – e dei bassifondi, per giunta – mi chiedo come si possa ragionare con questa gente che nega anche l’evidenza. Mi chiedo se le cattive frequentazioni di uomini perversi e bugiardi che fondano la loro azione sulla falsità strutturata come sistema e metodo politico, non abbiano influenzato sua eminenza fino al punto da fargli assimilare lo stravolgimento non solo della verità, ma dei fatti crudi e nudi da non rendersene conto. Occorre una lunga terapia disintossicante perché il virus del berlusconismo ha avuto il sopravvento sull’aspersorio.

Dice il cardinale con candore inverosimile: «la Chiesa non è un’agenzia politica chiamata a prendere parte alla battaglia dei partiti. Il suo compito è quello di annunciare la salvezza di Cristo e quindi di elevare la coscienza morale e spirituale della società, rendendo Dio presente nello spazio pubblico». In due frasi di 23 parole (senza contare articoli, preposizioni e congiunzioni) si trovano cinque affermazioni anche erronee se non false. L’errore di fondo (vero peccato originale) è l’attribuzione alla sola Gerarchia della valenza teologica di «Chiesa»: è una attribuzione indebita ed errata in termini puramente teologici. Direi che è una usurpazione. Se un teologo del primo anno agli esami facesse una simile affermazione verrebbe bocciato e rimandato a casa perché inadatto al ministero pastorale. Secondo, se la «Chiesa» non è un’agenzia politica, può spiegare sua eminenza cosa ci faceva Berlusconi e Letta a colazione con Ruini, manovrando le elezioni politiche della Regione Lazio?

Può dire in nome di quale «principio non negoziabile» il Segretario di Stato Bertone decide di andare a cena con Berlusconi Letta, Casini, Geronzi, Draghi di notte e quasi di nascosto a casa di Bruno Vespa, noto maggiordomo a libro paga, per convincere Casini ad entrare nel governo Berlusconi? Può dire sua eminenza, di grazia, se era politico o no, il pranzo innaturale che Berlusconi e Letta (più mezzo governo di complemento, tra cui spiccano, Giustizia, Scuola/Università e Economia) offrono ai nuovi cardinali sfornati freschi e a cui partecipa il Segretario di Stato, ma non il presidente della Cei?

Se sono cardinali italiani, che c’entra il Segretario di Stato? A meno che le fusa tra B&B (Bertone&Berlusconi) non fossero l’obiettivo principe di quel convivio debosciato. Il delinquente Berlusconi che giura coram cardinalibus che «mai nulla contro il Vaticano» e il suo compare Bertone che risponde: «il governo ha operato bene a favore della Chiesa». S’ode a destra uno squillo di tromba, a super-destra uno squillo risponde. Il cardinale arriva a compromettersi perché dichiara che «compito della “Chiesa” è quello di annunciare la salvezza di Cristo». Agli occhi della maggior parte degli osservatori, anche dei lattanti non ancora svezzati, non appare affatto questo compito, per cui si dovrebbe dire il cardinale «aspirerebbe» ad un compito che è lontano mille miglia dalle sue azioni concrete che mirano a raggiungere obiettivi terreni e materialissimi. Lo stesso vale per l’altro compito: «elevare la coscienza morale e spirituale della società».

Che bello! Con quale morale, se è lecito! Con quella di Berlusconi come individuo e come uomo pubblico? Con quella dell’economia a favore solo dei ricchi? Con la morale dello scudo fiscale che premia i corrotti, le mafie, gli evasori, i puttanieri e i riciclatori di proventi da droga e omicidi e furti ed evasione fiscale? Con quale morale? Con quella «bene comune» – che il cardinale pone in testa alla sua etica – calpestato impunemente da 39 leggi individuali volute dall’uomo che ha scardinato l’unità del Paese e il senso della legalità per mettere al sicuro tutte le sue immoralità etiche ed economiche? Si vede che un muro di incenso impedisce al cardinale di vedere oltre perché ha gli occhiali appannati.

Se è vero che «l’anima della nostra gente, che nasce dal Vangelo, è stata “terremotata” dal relativismo e dal consumismo», può, per piacere, il signor cardinale chiamare «per nome» il terremoto? Non è forse la politica ammaliatrice e degenere di Berlusconi e del suo governo, composto da ricercati, indagati, corrotti come lui, che ha diffuso il relativismo e il consumismo in cui il berlusconismo ha piombato il nostro Paese? Questi fenomeni li ha portati la cicogna, che non ha usato il preservativo, o sono il frutto dell’uso spregiudicato e puramente commerciale e politico delle tv private e pubbliche che sono di un solo uomo, cioè il signor presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, uomo corrotto e corruttore e bugiardo, «a planta pedis usque da verticem capitis»? E’ sicuro sua eminenza di essere sano di mente mentre parla di morale e nel frattempo elogia la governabilità del governo Berlusconi? Non dovrebbe forse andare a confessarsi per la palese peccaminosità delle sue asserzioni che o sono blasfeme o sono false?

Il cardinale poi fa l’elenco dei «principi non negoziabili» che sono sempre gli stessi e sempre nello stesso ordine: «la vita, la famiglia, la libertà di educazione e ancor prima quella religiosa». Quattro valori per i quali vale pena vendersi l’anima anche al demonio che abita Berlusconi? Questi «principi» dovrebbero essere garantiti dall’unto del Signore che ha posto la tenda ad Arcore e i pascoli in Italia a spese degli Italiani. O il cardinale è un illuso, o è un trafficone trafficante. Decida lui. Sicuramente non si nutre di illusioni.

La vita. Mi auguro che il cardinale non si riferisca a quella dei immigrati venduti alla Libia perché muoiano ammazzati, letteralmente ammazzati, nel deserto lontani da occhi indiscreti europei. La famiglia, mi auguro che non si riferisca alla doppia di Berlusconi e tanto meno all’abituale commercio di minorenni e prostitute a cui l’uomo è aduso e per giunta orgoglioso: «Gli Italiani mi vogliono così». Poveri, si sacrifica sempre! Libertà di educazione, si spera che il cardinale non si riferisca alla distruzione dell’educazione scolastica pubblica che ha portato il mondo giovanile e studentesco in piazza contro una ministra imbelle che si trova in parlamento per meriti non certo culturali e per competenza. Sarebbe bello che il cardinale chiedesse alla cattolica ministra: «Signora, mi può dire come mai il presidente ha tanto affetto per lei tanto da farla ministra, pur non avendone né le caratteristiche né la competenza»?

Riguardo all’accenno dell’8xmille che il cardinale chiede a credenti e non credenti in nome della provvisorietà della Chiesa, è sufficiente che sua eminenza compulsi il ministero dell’economia e si faccia dire qual è il trend degli ultimi anni, scoprirebbe che c’è un calo abissale e una diminuzione costante delle offerte deducibili. La causa prima e «princeps» è il comportamento della gerarchia cattolica che, tramite Berlusconi, ha messo le mani sul parlamento, imponendo le leggi conformi alla sua morale ed esautorando lo Stato italiano dalla sua sovranità. E’ finito il potere temporale come possesso materiale di territorio fisico, si è decuplicato il possesso immateriale dello Stato, estendendo il potere temporale, più raffinato e demagogico, sulle leggi e sulla convivenza civile. L’Italia non è una repubblica autonoma, ma l’orto di servizio dello stato estero, la Città del Vaticano con cui un corrotto presidente del Consiglio ha stipulato un contratto di mutua assistenza, vendendo la dignità di un popolo al prezzo immorale del sostegno al suo potere.

E’ deprimente che il cardinale accanto ai «principi non negoziabili» di suo interesse non abbia sentito il pudore di aggiungere altri «principi civili non negoziabili» come il principio della democrazia contro cui è stata varata la legge elettorale, il principio dell’autonomia del parlamento conculcato e vilipeso dal possesso ingordo del governo, il principio dell’onestà e del decoro di chi governa che il presidente de Consiglio e i suoi giannizzeri offendono ogni giorno 24 su 24 ore, il principio dell’unità d’Italia maciullato dall’insano connubio Berlusconi/Bossi che a tutto mirano tranne che ad un qualche valore, il principio della sacralità del giudizio davanti al proprio giudice naturale che Berlusconi violenta facendosi leggi su misura pur di fuggire lontano da un‘aula di tribunale, il principio del rispetto delle opposizioni e delle minoranze, garanzie di democrazia costituzionale e sostanziale/materiale, il principio del lavoro come diritto innato e naturale contro la politica economica di Berlusconi/Tremonti che creano precariato per dominare le coscienze e infine il principio che il potere non è dominio, ma servizio libero e gratuito, mentre Berlusconi e i suoi lanzichenecchi stanno devastando il devastabile e in più si sono appropriati del futuro delle prossime generazioni, che non avranno lacrime per piangere e tanto meno per vivere da persone libere.

Se tutto questo non è fare politica, allora vuol dire che è solo complicità consapevole con il male che il cardinale non vede o non vuole vedere.



 


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venerdì 3 dicembre 2010

Il lungo inverno della chiesa fiorentina


 


 


 


 


La visita pur tardiva dell’arcivescovo di Firenze, mons. Giuseppe Betori, domenica scorsa, alla chiesa della Regina della pace, che fu per anni teatro delle aberrazioni pedofile di don Lelio Cantini, ha un significato che va oltre la contingenza e investe la vita della diocesi fiorentina e interessa la città. Tutta l’omelia del prelato gira intorno alla sofferenza della parrocchia a causa degli abusi di don Cantini. Ma è la diocesi intera e la stessa società civile che in qualche modo sono state abusate, sia perché i minori ai quali è stata fatta violenza sono parte integrante della città, un po’ figli di tutti noi, sia perché la "visione errata della Chiesa" di don Cantini (così definita da Betori) è stata fatta propria dalla gerarchia che ha guidato la diocesi fiorentina dopo il card. Elia Dalla Costa. Insomma don Cantini non è solo il prete pedofilo; è anche il parroco rigidamente tradizionalista sostenuto in questo dalla Curia.


Gli anni del Concilio e quelli immediatamente successivi hanno visto ovunque ma specialmente a Firenze una forte polarizzazione fra la resistenza del tradizionalismo autoritario e la spinta riformatrice aperta verso il positivo della modernità.


Papa Giovanni concepì il Concilio proprio per rompere il centralismo romano, per far tacere i "profeti di sventura" e quindi liberare le esperienze conciliari delle periferie e dare spazio ai "segni dei tempi". E' emblematico lo scontro durissimo che esplose nell’assise dei vescovi riuniti in San Pietro su alcuni aspetti centrali della riforma conciliare. Papa Giovanni a un certo punto s’impose sostenendo le istanze rinnovatrici di vescovi come i cardinali Giacomo Lercaro di Bologna, Frings (Colonia), Liénart (Lilla), Alfrink (Utrecht), e sconfessando praticamente lo schieramento dei vescovi conservatori. Questi erano organizzati dall'arcivescovo Lefebvre in una vera e propria "compagine tradizionalista" all'interno del Concilio, che si dette anche un nome: "Coetus Internationalis Patrum", con in testa il potente card. Ottaviani, composta da 250 prelati fra cui l’arcivescovo di Firenze Ermenegildo Florit, il cui obiettivo conclamato era quello di trasformare il Concilio in un evento di semplice colore senza reali aperture, anzi con la conferma delle rigidezze dogmatiche e di tutte le condanne.


Lo scontro che si verificò fra i vescovi riuniti in Concilio si ripropose poi in tutta la realtà ecclesiale. Nel 1967 una decina di parroci fra cui don Cantini scrissero una lettera al card. Florit in cui ponevano un perentorio aut-aut: "O loro o noi: se non mette fuori loro, andiamo fuori noi". Chi erano questi "Loro" da metter fuori? I parroci delle esperienze conciliari, fra cui Don Bruno Borghi, prete operaio, don Luigi Rosadoni della Nave a Rovezzano, don Fabio Masi del Vingone, don Sergio Gomiti della Casella, noi dell’Isolotto, altri sulla stessa linea pastorale e sociale e, a livello di memoria perché era morto da poco, lo stesso don Lorenzo Milani. Fu scelta la visione autoritaria e chiusa della Chiesa di don Cantini & confratelli, che s’ispirava alla visione e alla prassi della "compagine tradizionalista" all'interno del Concilio, mentre l’alternativa conciliare fu colpita in vario modo. La città intera fu ferita e la sua anima creativa repressa se non annullata.


Il "lungo inverno", di cui Betori si rammarica, è stato voluto, la diocesi è stata svuotata dalle esperienze conciliari alternative al fondamentalismo di cui don Cantini era uno degli araldi e i nefasti veleni di quel tradizionalismo autoritario si propagano fino ad oggi in questo appiattimento e grigiore di una religiosità ritualistica senza profezia, dove solo alcune esperienze di spirito conciliare si ritagliano nicchie costrette alla autoreferenzialità.


E’ importante che il vescovo chieda finalmente scusa per l’abuso dei minori ma non basta. Non sarebbe doverosa una pubblica autocritica per la scelta, imposta alla diocesi e alla città intera, della "visione errata della Chiesa" di don Cantini? E non sarebbe necessaria una conversione concreta di rotta che recuperi lo spirito del Concilio sulla linea già impostata dal card. Silvano Piovanelli e risarcisca finché è possibile il danno inflitto alla Chiesa fiorentina, alle persone colpite e alla città intera?


                                                                        Enzo Mazzi

 



 



la Repubblica Firenze pag.XXIII


3 dicembre 2010


venerdì 22 ottobre 2010

Meditate gente, meditate

      NOI SIAMO CHIESA

   Via N. Benino 3   00122 Roma

    Via Bagutta 12 20121 Milano

Tel. 3331309765 --+39-022664753

           E-mail vi.bel@iol.it                                        COMUNICATO STAMPA

 

Nuovo Concistoro : tutto si accentra a Roma e non c’è spazio per il pluralismo presente nella Chiesa

            L’analisi dell’elenco dei nuovi cardinali suscita una prima sorpresa: il numero dei curiali. Essi sono ben dieci su venti aventi diritto al voto in Conclave; tra di loro l’unico che spicca, per personalità e credibilità al di fuori dell’apparato vaticano, è quello di Gianfranco Ravasi, noto biblista e uomo dalla vasta cultura. Altre scelte servono soprattutto a enfatizzare gli orientamenti teologici e pastorali di Benedetto XVI. Infatti, che senso diverso potrebbe avere la nomina di due oltre ultraottantenni come Walter Brandmüller, noto sostenitore del “continuismo” del Concilio Vaticano II nella storia della Chiesa (in polemica diretta con la scuola di Bologna di Alberigo) e di Elio Sgreccia, il sostenitore delle posizioni più oltranziste in materia di bioetica?  e che senso ha la nomina dell’Ordinario militare spagnolo emerito, pure oltre ultraottantenne ?.

            Mons. Albert M. Ranijth invece, nuovo cardinale di Colombo (Sri Lanka) è stato segretario della Congregazione per il Clero ed è stato uno dei maggiori protagonisti della apertura ai lefebvriani e quindi della “controriforma” liturgica di Ratzinger. Due nuovi cardinali, quello di Quito e quello di Lusaka sono già arcivescovi emeriti delle rispettive diocesi. Che senso ha nominarli?

            Alcune nomine in diocesi importanti nel mondo erano invece attese e fanno parte della routine ecclesiastica. Però non si capisce perché la più grande nazione cattolica del mondo, il Brasile, abbia avuto la nomina di un solo cardinale, Raymundo Damasceno, ostile alla teologia della liberazione, e non siano stati nominati gli arcivescovi di Rio e di Brasilia. E perché non ha avuto, secondo tradizione,  la porpora il segretario generale del Sinodo Nicola Eterovic ? E’ forse stato un segnale di scarso interesse per il sinodo dei vescovi, che, per quanto del tutto insufficiente, è l’unico organo di consultazione ora esistente?

            Complessivamente il prossimo concistoro da segnali negativi soprattutto per quanto riguarda l’ulteriore accentramento del governo della Chiesa nella Curia e per quanto riguarda l’ulteriore conferma, se ce ne fosse stato il bisogno, delle posizioni del pontificato. Esse non aiutano la Chiesa cattolica ad affrontare positivamente i problemi che essa ha nel rapporto con la modernità, nei rapporti ecumenici e per quanto riguarda una prassi pastorale, gestita in modo comunitario, attenta ai gravi problemi della povertà, del rapporto tra Nord e Sud del mondo, e della giustizia fondata sulla pace.

 

                                                                                              NOI SIAMO CHIESA  

Roma, 21 ottobre 2010

lunedì 11 ottobre 2010

Munito dei conforti religiosi


Conforto religioso
 



Settantasette assunti a tempo indeterminato dalle Asl di tutta la Toscana, scelti dai vescovi cattolici e pagati con i soldi pubblici, per una spesa complessiva di 2.150.000 euro l’anno, tra stipendi e oneri accessori, più "108 mila euro per la pensione integrativa di 10 suore delle oblate", come recita lo schema realizzato dalla Giunta Regionale Toscana stessa, fornendo i dati richiesti tramite interrogazione dal Consigliere Regionale Mauro Romanelli (FdS/Verdi). E proprio oggi, il gruppo FdS/ Verdi, con la Capogruppo Monica Sgherri e Mauro Romanelli, presenta questi dati in Conferenza Stampa.

"Sono dati che parlano chiaro, e si commentano da soli - affermano Sgherri e Romanelli - oltre due milioni di soldi pubblici per assumere personale scelto dai Vescovi, mentre si pensa di alzare il contributo dei cittadini per l'accesso alle prestazioni sanitarie, e Aziende come Careggi e non solo sono sotto organico riguardo al personale infermieristico, parte del quale vive condizioni di precariato”.

"Chiediamo il blocco immediato di questa Convenzione e di queste assunzioni, dando mandato alla Giunta e all'Assessorato di rivisitare gli accordi, con la linea d’indirizzo innanzitutto di estendere la Convenzione a tutte le altre confessioni religiose, cristiane non cattoliche e non cristiane, oltre che alle sensibilità laiche, agnostiche e atee, ma soprattutto di eliminare qualsiasi elemento di assunzione e retribuzione: queste attività devono essere assolutamente volontarie, fatte da persone veramente motivate, a tutela dei diritti anche spirituali del paziente".

"A chi di noi, infatti, farebbe piacere, nel momento della massima debolezza e fragilità, sapere che chi ti sta consolando lo fa a pagamento, per lavoro? Molto meglio sapere che lo fa volontariamente, con vera, profonda e disinteressata convinzione".

"Nessuno contesta, infatti, il diritto all'assistenza spirituale, vogliamo anzi estenderlo anche a beneficio di chi non è cattolico, ma questo non può diventare un elemento di privilegio, un modo per trovare un lavoro e uno stipendio, sottraendo risorse alla sanità pubblica e possibile lavoro a infermieri precari o disoccupati"

"Nella risposta dell'assessore Scaramuccia è apprezzabile - concludono i due Consiglieri - l'apertura sul tema del pluralismo, ovvero dell'apertura ad altre religioni e al mondo laico, ma manca una risposta sul tema del volontariato, che è fondamentale”.
Federazione della Sinistra/Verd

 Dati spesa regionale per ogni ASL



 




















































































































































































SPESE PER ASSISTENZA RELIGIOSA ANNO 2009



 



Azienda

Oneri accessori

Totale

Note

 

 

ASL 1di Massa e Carrara

18.209,88

92.483,43

 

 

 

ASL 2 di Lucca

31.029,29

212.781,74


 3 hanno anche mansioni sanitarie



 

 

ASL 3 di Pistoia

25.485,93

96.639,08

 

 

 


 



ASL 4 di Prato



 

50.000,00

 Circa 

 

 


 



ASL 5 di Pisa



 

108.000,00

 Oneri  accessori circa 36%

 

 


 



ASL 6 di Livorno



 

117.012,19

 

 

 


 



ASL 7 di Siena



9.780,58

37.725,08

 

 

 


 



ASL 8 di Arezzo



 

109.000,00

Circa 

 

 


 



ASL 9 di Grosseto



37.184,00

156.466,00

 

 

 


 



ASL 10 di Firenze



0,00

342.000,00

 (+ 2 suore infermiere)

 

 


 



ASL 11 di Empoli



0,00

 109.839,00

 

 

 


 



ASL 12 della Versilia



 

104.161,34

 

 

 


 



AOU Pisana



 

210.000,00

 

 

 


 



AOU Senese



15.813,69

 125.357,15

 

 

 

AOU Careggi

 

248.000,00

+ pensione integrativa per 10 suore delle Oblate per € 108.000

 

 

AOU Meyer

0,00

24.226,50

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*In piccoli presidi ospedalieri viene svolto un servizio ridotto

**La richiesta di disponibilità oraria da parte delle Aziende ai singoli operatori è molto varia, come diverse sono anche le tipologie contrattuali.


 



 

 

 

 

 

Sulla base dei dati sopra riportati si può stimare una spesa regionale annua di circa  € 2.150.000

Fonte: Gruppo consiliare in Regione Toscana Federazione della Sinistra/Verd

lunedì 4 ottobre 2010

L’ORO DEL VATICANO

Da "liberopensierovt@libero.it" riceviamo e pubblichiamo la recensione di Peter Boom del libro "L’ORO DEL VATICANO", di Claudio Rendina.
LiberaUscita
 
L'oro del Vaticano è il titolo di un libro, 271 pagine, scritto da uno studioso della storia e delle faccende vaticane fino ai nostri giorni. Vengono elencati i tesori e le opere d'arte accumulate nei secoli da una chiesa potentissima e molto spregiudicata. Claudio Rendina, l'autore, supera Dan Brown nello descrivere duemila anni di imbrogli, delitti e mercimonio unendo una precisa sintesi storica ad aneddoti e curiosità che rendono questo libro
interessantissimo e leggibile per tutti (Newton Compton Editori,euro 12,90).
Ne esce una storia nascosta dello Stato vaticano veramente vergognosa, che non molti anni fa non sarebbe potuto uscire a causa di censure e pressioni sugli editori.
Una strana realtà fa tuttora che in Italia i governi di destra e di sinistra hanno fornito alla chiesa cattolica sempre più agevolazioni, finanziarie etc., mentre la legge difficilmente riesce ad indagare sulla banca vaticana (IOR – Istituto Opere Religiose o meglio Istituto Opere Riciclaggi), fatto che fa pensare che oltre alle diverse mafie anche molti politici, sia italiani che esteri, abbiano investito soldi neri nel suddetto istituto bancario, una ragione per cui potrebbero risultare ricattabili. Insomma, sotto il manto della bontà cristiana si cela una delle centrali del crimine più potenti del mondo che tuttora sembra quasi intoccabile.
In Italia, soprattutto a causa della confusione nel sistema fiscale e giudiziario, evidentemente voluto così dalla politica, è facile per i potenti, servendosi di buoni avvocati, di scampare a condanne definitive (leggi prescrizione).
L'Italia è un paese bellissimo e anche ricchissimo, ma dove si vive male grazie ad una burocrazia spesso incapace (raccomandati!), con 120 miliardi di euro evasi ogni anno, dove la chiesa cattolica non paga tasse (la sola ICI calcolata in circa 2 miliardi annui) e fa quindi concorrenza sleale ad alberghi, negozi, etcetera.
L'Italia se governata bene potrebbe avere strade bellissime, ferrovie efficienti, una Alitalia gloriosa, internet gratis per tutti, un sistema sanitario efficiente, energie alternative da coprire quasi il fabbisogno, una natura pulita, un turismo sempre crescente e tante altre cose ancora, troppe da enumerare.
La gente, grazie ad un sistematico controllo sui mass-media è poco informata e perciò incapace di reagire contro il malgoverno diffuso. Il popolo inoltre è stato sempre represso da capi e chiesa che lo rendeva suddito e non cittadino, ma questo si potrebbe considerare un fatto storico culturale.
Una gran parte dei giovani oggi è senza lavoro e senza alcuna prospettiva per il futuro, ai giovani laureati, ai cervelli, l'unica possibilità è di lasciare questo paese che tanto ha dato a tutto il mondo come cultura, scienza ed arte.
Che peccato!!!
Peter Boom




*****************************************
LiberaUscita
Associazione nazionale laica e apartitica
per il diritto di morire con dignità 
via Edgardo Ferrati, 12 - 00154 Roma
tel: 366.4539907 ore 9/12 - 16/18 
fax: 06.5127174 ore 0/24
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sito web:
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gruppo Facebook: LiberaUscita

 

sabato 21 agosto 2010

Al Presidente della Regione Toscana


Caro presidente Regione Toscana Rossi
Mi Chiamo Leonardo Rizzo
attualmente sono malato e ricoverato, ho un tumore in fase avanzata e ho solo 54 anni, ho anche esiti di poliomielite anteriore acuta e sono costretto a deambulare o con le canadesi o in carrozzina. Questo non mi ha impedito di laurearmi ne di vivere una vita regolare ( laurea in medicina, lavoro in ospedale, matrimonio, pubblicazioni, figli, separazione, ecc), ne di avere tante personali soddisfazioni.
lo, sono un suo ammiratore ed elettore, ho avuto attraverso altri miei amici informazioni su una delibera di cui posseggo gli estremi (N,890 del 03-2007) e una copia di una lettera dell'On. I. Marino dove si conferma che malgrado il contributo dell'8/oo la Regione Toscana concede ad un certo numero di religiosi cattolici un stipendio mensile, circa al lordo di 1670 €, per non si sa per quale funzione, distogliendo risorse ( suppongo alla Sanità).
Lei Sa meglio di me quanta necessità ci siano bisogno di assunzioni di personale assistenziale, non mi spiego questa scelta da parte della Regione. E' mia intenzione mandare via e-mail questa lettera,  perché tanti elettori ne vengano a conoscenza, e decidano se mandarLe  il loro dissenso o assenso. Certo è che secondo la mia coscienza l'assistenza religiosa dovrebbe essere volontaria e non pagata in proporzione al numero di ricoverati anche se non richiesta.
Spero che Lei abbia la possibilità di ripensare e correggere questa norma ( possibilmente non stipendiando preti di altre religioni) ma girare questa spesa per nuove assunzioni di personale assistenziale.
Cordiali saluti
Dott. Rizzo Leonardo
-¬
       

Al Presidente della Regione Toscana


Caro presidente Regione Toscana Rossi
Mi Chiamo Leonardo Rizzo
attualmente sono malato e ricoverato, ho un tumore in fase avanzata e ho solo 54 anni, ho anche esiti di poliomielite anteriore acuta e sono costretto a deambulare o con le canadesi o in carrozzina. Questo non mi ha impedito di laurearmi ne di vivere una vita regolare ( laurea in medicina, lavoro in ospedale, matrimonio, pubblicazioni, figli, separazione, ecc), ne di avere tante personali soddisfazioni.
lo, sono un suo ammiratore ed elettore, ho avuto attraverso altri miei amici informazioni su una delibera di cui posseggo gli estremi (N,890 del 03-2007) e una copia di una lettera dell'On. I. Marino dove si conferma che malgrado il contributo dell'8/oo la Regione Toscana concede ad un certo numero di religiosi cattolici un stipendio mensile, circa al lordo di 1670 €, per non si sa per quale funzione, distogliendo risorse ( suppongo alla Sanità).
Lei Sa meglio di me quanta necessità ci siano bisogno di assunzioni di personale assistenziale, non mi spiego questa scelta da parte della Regione. E' mia intenzione mandare via e-mail questa lettera,  perché tanti elettori ne vengano a conoscenza, e decidano se mandarLe  il loro dissenso o assenso. Certo è che secondo la mia coscienza l'assistenza religiosa dovrebbe essere volontaria e non pagata in proporzione al numero di ricoverati anche se non richiesta.
Spero che Lei abbia la possibilità di ripensare e correggere questa norma ( possibilmente non stipendiando preti di altre religioni) ma girare questa spesa per nuove assunzioni di personale assistenziale.
Cordiali saluti
Dott. Rizzo Leonardo
-¬
       

martedì 3 agosto 2010

Un articolo di Enzo Mazzi

Da la Repubblica – Firenze martedì 3 agosto 2010 pag. 1
 
Il messaggio di Napolitano e quel primo depistaggio
Enzo Mazzi
 


La memoria delle stragi impegna tutti i magistrati e le istituzioni a far luce finalmente sulle trame e le complicità sottese: questa la sostanza del messaggio di Napolitano per l’anniversario della strage di Bologna.
Firenze è coinvolta in pieno in questa ricerca di luce, per la ferita profonda che si è aperta nella notte frail 26 il 27 maggio 1993 con la strage degli Uffizi, cinque morti, quarantuno feriti e lo sfregio del cuore culturale della capitale del Rinascimento.
I fiorentini, quantomeno le coscienze più sveglie, hanno saputo da sempre che altri hanno armato la mano mafiosa, per interessi politici molto legati alla politica attuale. Un medesimo perverso intreccio fra politica inquinata-neofascismo-servizi-Gladio-logge segrete-mafia unifica lo stragismo dell'ultimo quarto di secolo che parte da piazza Fontana e arriva agli Uffizi, alle stragi dei magistrati siciliani e alla politica oggi dominante. Il depistaggio ha funzionato. Anziché investigare sull'intreccio criminale si preferì depistare la forza repressiva dello Stato, distogliendola da quell'intreccio perverso e indirizzandola contro la gente che cercava pacificamente un cambiamento. “Niente cambiamento” ci ha detto una magistratura tutta dedita a perseguire, con i processi penali che a decine migliaia pioveranno sul movimento del '68-'69, gli stessi obiettivi che quell'intreccio criminale indicato sopra raggiungeva con le stragi: reprimere e bloccare la profonda trasformazione in senso sociale che si stava affermando in ogni settore della società.
Anche in questo preciso ambito Firenze ha  una memoria da spendere per cercare luce. Il processo all'Isolotto è emblematico di quest’uso depistante del potere repressivo dello stato e forse lo inaugura. La notte del 5 gennaio 1969, alle porte della chiesa dell'Isolotto, nella quale il giorno dopo dovrà esser celebrata la prima Messa dell'inviato del vescovo, dopo la mia remozione da parroco, viene affisso un volantino che porta una firma inedita e inquietante: "Le squadre d'azione fiorentine". "Italiani, fiorentini - è scritto nel volantino -un branco di teppisti, strumentalizzati da partiti antinazionali e da preti sovversivi, insidiano la religione, insultano cittadini, sviliscono le Autorità, offendono le Forze Armate, vogliono una polizia disarmata. In questa situazione, con i valorosi tutori dell'ordine pubblico, sempre più impotenti ad arginare il sovvertimento scatenato per la mancanza di un Potere centrale capace di precise disposizioni, NOI ...siamo pronti a tutte le iniziative necessarie...Siamo certi che tutti gli Italiani saranno con noi il giorno che, dietro la bandiera tricolore, marceremo alla riconquista dell'Italia". E così il giorno dopo, il 6 gennaio, una squadra di una trentina di neofascisti, armati di catene e bastoni, marcerà alla riconquista della chiesa dell'Isolotto, provocando le migliaia di persone riunite a pregare, imponendo loro di uscire, assicurando così la celebrazione della Messa da parte dell'inviato del vescovo e mettendo in moto la decisione della gente di non uscire dalla chiesa la domenica successiva, per non lasciarla in mano ai fascisti. Di fronte a tale inquietante emergere del neofascismo, che fa la magistratura fiorentina di quel tempo? Invece di incriminare, come avrebbe dovuto, i provocatori neofascisti e indagare sui loro propositi criminali e sulle trame e complicità con altri centri eversivi, incrimina mille pacifiche persone che in maniera assolutamente nonviolenta si oppongono alla "riconquista dell'Italia" e della loro chiesa. Il procuratore che guida l’indagine è Pierluigi Vigna, dal quale oggi che egli è profondamente cambiato, ci si aspetterebbe una qualche rivelazione su quanto successe a Firenze nel gennaio 1969, quali trame e complicità sottese si intrecciarono, quali pressioni furono messe in atto. Lo chiede Napoletano, lo chiede implicitamente l’impegno coerente di alcuni magistrati che oggi ricoprono alti incarichi istituzionali e che fin dai tempi caldi si sono opposti apertamente alla politica repressiva e depistante dei Vigna e dei Calamari allora Procuratore generale a Firenze.
La ricerca della verità è primaria perché i misteri sono ancora lì con tutta la loro carica distruttiva e impediscono che dopo ogni “fine” si possa sempre ricominciare, come ci dice la piccola Nadia nella sua struggente poesia scritta la sera prima della bomba che l’uccise in via dei Georgofili.


 

Un articolo di Enzo Mazzi

Da la Repubblica – Firenze martedì 3 agosto 2010 pag. 1
 
Il messaggio di Napolitano e quel primo depistaggio
Enzo Mazzi
 


La memoria delle stragi impegna tutti i magistrati e le istituzioni a far luce finalmente sulle trame e le complicità sottese: questa la sostanza del messaggio di Napolitano per l’anniversario della strage di Bologna.
Firenze è coinvolta in pieno in questa ricerca di luce, per la ferita profonda che si è aperta nella notte frail 26 il 27 maggio 1993 con la strage degli Uffizi, cinque morti, quarantuno feriti e lo sfregio del cuore culturale della capitale del Rinascimento.
I fiorentini, quantomeno le coscienze più sveglie, hanno saputo da sempre che altri hanno armato la mano mafiosa, per interessi politici molto legati alla politica attuale. Un medesimo perverso intreccio fra politica inquinata-neofascismo-servizi-Gladio-logge segrete-mafia unifica lo stragismo dell'ultimo quarto di secolo che parte da piazza Fontana e arriva agli Uffizi, alle stragi dei magistrati siciliani e alla politica oggi dominante. Il depistaggio ha funzionato. Anziché investigare sull'intreccio criminale si preferì depistare la forza repressiva dello Stato, distogliendola da quell'intreccio perverso e indirizzandola contro la gente che cercava pacificamente un cambiamento. “Niente cambiamento” ci ha detto una magistratura tutta dedita a perseguire, con i processi penali che a decine migliaia pioveranno sul movimento del '68-'69, gli stessi obiettivi che quell'intreccio criminale indicato sopra raggiungeva con le stragi: reprimere e bloccare la profonda trasformazione in senso sociale che si stava affermando in ogni settore della società.
Anche in questo preciso ambito Firenze ha  una memoria da spendere per cercare luce. Il processo all'Isolotto è emblematico di quest’uso depistante del potere repressivo dello stato e forse lo inaugura. La notte del 5 gennaio 1969, alle porte della chiesa dell'Isolotto, nella quale il giorno dopo dovrà esser celebrata la prima Messa dell'inviato del vescovo, dopo la mia remozione da parroco, viene affisso un volantino che porta una firma inedita e inquietante: "Le squadre d'azione fiorentine". "Italiani, fiorentini - è scritto nel volantino -un branco di teppisti, strumentalizzati da partiti antinazionali e da preti sovversivi, insidiano la religione, insultano cittadini, sviliscono le Autorità, offendono le Forze Armate, vogliono una polizia disarmata. In questa situazione, con i valorosi tutori dell'ordine pubblico, sempre più impotenti ad arginare il sovvertimento scatenato per la mancanza di un Potere centrale capace di precise disposizioni, NOI ...siamo pronti a tutte le iniziative necessarie...Siamo certi che tutti gli Italiani saranno con noi il giorno che, dietro la bandiera tricolore, marceremo alla riconquista dell'Italia". E così il giorno dopo, il 6 gennaio, una squadra di una trentina di neofascisti, armati di catene e bastoni, marcerà alla riconquista della chiesa dell'Isolotto, provocando le migliaia di persone riunite a pregare, imponendo loro di uscire, assicurando così la celebrazione della Messa da parte dell'inviato del vescovo e mettendo in moto la decisione della gente di non uscire dalla chiesa la domenica successiva, per non lasciarla in mano ai fascisti. Di fronte a tale inquietante emergere del neofascismo, che fa la magistratura fiorentina di quel tempo? Invece di incriminare, come avrebbe dovuto, i provocatori neofascisti e indagare sui loro propositi criminali e sulle trame e complicità con altri centri eversivi, incrimina mille pacifiche persone che in maniera assolutamente nonviolenta si oppongono alla "riconquista dell'Italia" e della loro chiesa. Il procuratore che guida l’indagine è Pierluigi Vigna, dal quale oggi che egli è profondamente cambiato, ci si aspetterebbe una qualche rivelazione su quanto successe a Firenze nel gennaio 1969, quali trame e complicità sottese si intrecciarono, quali pressioni furono messe in atto. Lo chiede Napoletano, lo chiede implicitamente l’impegno coerente di alcuni magistrati che oggi ricoprono alti incarichi istituzionali e che fin dai tempi caldi si sono opposti apertamente alla politica repressiva e depistante dei Vigna e dei Calamari allora Procuratore generale a Firenze.
La ricerca della verità è primaria perché i misteri sono ancora lì con tutta la loro carica distruttiva e impediscono che dopo ogni “fine” si possa sempre ricominciare, come ci dice la piccola Nadia nella sua struggente poesia scritta la sera prima della bomba che l’uccise in via dei Georgofili.


 

giovedì 3 giugno 2010

Conversano nel 1970 e dintorni


----- Original Message -----
From: Associazione DEMOS Conversano
To: emazzi@videosoft.it
Sent: Wednesday, June 02, 2010 10:08 AM
Subject: Conversano (BA). 17 giugno 2010




Caro don Mazzi,
siamo un'associazione di impegno culturale di Conversano, paese che sicuramente a lei ricorda qualcosa.
Il 17 giugno p.v. presenteremo alla città, in piazza, un lavoro multimediale frutto di ricerca su ciò che successo a Conversano nel 1970 e dintorni.
Avevamo l'esigenza di comunicarglielo per aver letto ripetutamente il suo nome nelle cronache del tempo che ci ha fatto capire l'importanza del suo ruolo e quello dell'Isolotto per Conversano e per il popolo che insorgeva.
Ci farebbe molto piacere un suo riscontro e cogliamo l'occasione per salutarla cordialmente.
L'Associazione DEMOS CONVERSANO



 



Carissimi/e,
la vostra iniziativa è un importante contributo alla "strategia della memoria" portata avanti dalle comunità di base, e specialmente dalla Comunità dell’Isolotto, dalla loro nascita fino ad oggi. Ed è per noi motivo di compiacimento e di speranza. Non siamo soli. Insieme si può.
Due pensieri per dare senso pieno e non puramente formale a questo nostro sincero apprezzamento.
La frontiera della memoria sociale sembra essere rimasta l'unica capace di contrastare la marcia trionfale del liberismo che vive della guerra di tutti contro tutti. Salvaguardare la memoria sociale, spogliarla dalla ritualità, attualizzarla, è uno dei compiti più urgenti di chi vede un futuro per l'umanesimo sociale, per la solidarietà planetaria, per la società dei diritti di tutti, per la comunitarietà oltre i confini.
Un filo teso lega insieme la lotta antifascista culminata nell'insurrezione liberatrice del '45, il processo di trasformazione nel dopoguerra, il rinascimento della speranza dopo il dominio della paura, la grande ricostruzione, l’inurbamento e il nuovo crogiolo di culture, l’incontro fra la cultura operaia e la cultura del territorio, la lotta per la pace in tempo di guerra fredda, la gestazione della "Chiesa Popolo di Dio" in tante esperienze di base nelle periferie del mondo, i movimenti del ’68-‘69 e la trasformazione sociale, il dissenso creativo verso la restaurazione, il ruolo positivo della partecipazione democratica, la lotta per la valorizzazione e la difesa della Costituzione.
L’esperienza delle comunità di base, compresa la comunità di Conversano, senza soluzione di continuità, è dentro questo immenso processo. E’ dentro questa memoria unitaria che tiene insieme la nostra identità. Un testimone importante di questa presenza della memoria di Conversano nella memoria unitaria è Beppino Coscione.
Per disarticolare tale memoria è stata attuata una vera e propria strategia repressiva.
Nella seconda metà del secolo scorso si combatte con ogni mezzo la crociata contro il comunismo avendo però come obbiettivo finale la eliminazione della centralità del lavoro, della solidarietà, dei diritti sociali e l'emarginazione se non la repressione dei movimenti di società che a questi valori si alimentano e per questi principi si battono. Compresi si noti bene i movimenti di base presenti nella Chiesa cattolica e nelle altre confessioni o religioni. Troppo spesso questo aspetto è dimenticato. La "Chiesa dei poveri", la Chiesa delle comunità di base e della teologia della liberazione, la Chiesa di ispirazione conciliare, la Chiesa del dialogo deve essere repressa, in America Latina, come nelle Filippine, come nel Nord del mondo. Va fermata anch'essa "con ogni mezzo": finché è possibile con gli strumenti del Diritto Canonico, ma se non basta ci vuole il braccio secolare. Viene perciò finanziata, sostenuta e potenziata la parte di Chiesa conservatrice, assistenzialista, autoritaria, spiritualista, anticomunista, per aiutarla a emarginare e reprimere al suo interno le esperienze conciliari. Ma ove, come nel Terzo Mondo, non sia sufficiente la repressione intraecclesiale, la strategia repressiva dovrà usare mezzi violenti come i massacri di preti, vescovi, leaders laici di comunità di base e qui da noi le provocazioni neo-fasciste.
La repressione attuata contro l’esperienza della Comunità di Conversano è dentro questa strategia repressiva.
Nella piazza di Conversano, dove ogni mattina si svolgeva il mercato delle braccia e dove celebrai l’eucaristia, era nata una nuova identità. E insieme alla comunità di Conversano, negli anni ’70 nasceranno centinaia di comunità di base in ogni parte d’Italia. Le Comunità di base sono tra le poche realtà che hanno resistito alla desertificazione dei movimenti, sebbene ridotte di numero molte sono tutt’ora vive. Sebbene su di loro sia calata la mannaia dell’oscuramento. E sebbene nell’immaginario comune, saggiamente alimentato dai media, l’esperienza delle comunità di base sia considerata una realtà del lontano passato definita negativamente "dissenso cattolico".
Le comunità di base sono realtà volutamente fragili. Vivono concretamente la dimensione della precarietà, del fermento che si nasconde e si mescola nella massa della farina e la fa lievitare tutta; del chicco di grano caduto in terra che deve morire per portare frutto. Per questo è importante che venga tenuta viva la memoria delle loro esperienze e dei loro messaggi di speranza.
La vostra iniziativa dà forza a questa "strategia della memoria".
Stiamo pensando a un progetto di Archivio storico cdb. Per preparare un tale progetto potremmo riferirci anche alla Associazione degli archivisti e al Sistema Documentario dell’area fiorentina SDIAF con cui già collaboriamo.
Si può pensare ad un Archivio storico in parte centralizzato e in parte costituito da un coordinamento di archivi o fondi locali presso le varie comunità.
Non dobbiamo perderci.
 
Vi allego intanto una descrizione sintetica del rapporto che c’è stato fra la Comunità dell’Isolotto e quella di Conversano tratta dal Regesto dei Notiziari. Se riusciamo a recuperare una copia del Notiziario n. 13-14 del 1970 ve lo spediamo: mandateci il vostro indirizzo.
 
Un abbraccio e un augurio di riuscita dell’iniziativa a nome di tutta la comunità.
                               
                                                            Enzo Mazzi
 


Conversano nel 1970 e dintorni


----- Original Message -----
From: Associazione DEMOS Conversano
To: emazzi@videosoft.it
Sent: Wednesday, June 02, 2010 10:08 AM
Subject: Conversano (BA). 17 giugno 2010




Caro don Mazzi,
siamo un'associazione di impegno culturale di Conversano, paese che sicuramente a lei ricorda qualcosa.
Il 17 giugno p.v. presenteremo alla città, in piazza, un lavoro multimediale frutto di ricerca su ciò che successo a Conversano nel 1970 e dintorni.
Avevamo l'esigenza di comunicarglielo per aver letto ripetutamente il suo nome nelle cronache del tempo che ci ha fatto capire l'importanza del suo ruolo e quello dell'Isolotto per Conversano e per il popolo che insorgeva.
Ci farebbe molto piacere un suo riscontro e cogliamo l'occasione per salutarla cordialmente.
L'Associazione DEMOS CONVERSANO



 



Carissimi/e,
la vostra iniziativa è un importante contributo alla "strategia della memoria" portata avanti dalle comunità di base, e specialmente dalla Comunità dell’Isolotto, dalla loro nascita fino ad oggi. Ed è per noi motivo di compiacimento e di speranza. Non siamo soli. Insieme si può.
Due pensieri per dare senso pieno e non puramente formale a questo nostro sincero apprezzamento.
La frontiera della memoria sociale sembra essere rimasta l'unica capace di contrastare la marcia trionfale del liberismo che vive della guerra di tutti contro tutti. Salvaguardare la memoria sociale, spogliarla dalla ritualità, attualizzarla, è uno dei compiti più urgenti di chi vede un futuro per l'umanesimo sociale, per la solidarietà planetaria, per la società dei diritti di tutti, per la comunitarietà oltre i confini.
Un filo teso lega insieme la lotta antifascista culminata nell'insurrezione liberatrice del '45, il processo di trasformazione nel dopoguerra, il rinascimento della speranza dopo il dominio della paura, la grande ricostruzione, l’inurbamento e il nuovo crogiolo di culture, l’incontro fra la cultura operaia e la cultura del territorio, la lotta per la pace in tempo di guerra fredda, la gestazione della "Chiesa Popolo di Dio" in tante esperienze di base nelle periferie del mondo, i movimenti del ’68-‘69 e la trasformazione sociale, il dissenso creativo verso la restaurazione, il ruolo positivo della partecipazione democratica, la lotta per la valorizzazione e la difesa della Costituzione.
L’esperienza delle comunità di base, compresa la comunità di Conversano, senza soluzione di continuità, è dentro questo immenso processo. E’ dentro questa memoria unitaria che tiene insieme la nostra identità. Un testimone importante di questa presenza della memoria di Conversano nella memoria unitaria è Beppino Coscione.
Per disarticolare tale memoria è stata attuata una vera e propria strategia repressiva.
Nella seconda metà del secolo scorso si combatte con ogni mezzo la crociata contro il comunismo avendo però come obbiettivo finale la eliminazione della centralità del lavoro, della solidarietà, dei diritti sociali e l'emarginazione se non la repressione dei movimenti di società che a questi valori si alimentano e per questi principi si battono. Compresi si noti bene i movimenti di base presenti nella Chiesa cattolica e nelle altre confessioni o religioni. Troppo spesso questo aspetto è dimenticato. La "Chiesa dei poveri", la Chiesa delle comunità di base e della teologia della liberazione, la Chiesa di ispirazione conciliare, la Chiesa del dialogo deve essere repressa, in America Latina, come nelle Filippine, come nel Nord del mondo. Va fermata anch'essa "con ogni mezzo": finché è possibile con gli strumenti del Diritto Canonico, ma se non basta ci vuole il braccio secolare. Viene perciò finanziata, sostenuta e potenziata la parte di Chiesa conservatrice, assistenzialista, autoritaria, spiritualista, anticomunista, per aiutarla a emarginare e reprimere al suo interno le esperienze conciliari. Ma ove, come nel Terzo Mondo, non sia sufficiente la repressione intraecclesiale, la strategia repressiva dovrà usare mezzi violenti come i massacri di preti, vescovi, leaders laici di comunità di base e qui da noi le provocazioni neo-fasciste.
La repressione attuata contro l’esperienza della Comunità di Conversano è dentro questa strategia repressiva.
Nella piazza di Conversano, dove ogni mattina si svolgeva il mercato delle braccia e dove celebrai l’eucaristia, era nata una nuova identità. E insieme alla comunità di Conversano, negli anni ’70 nasceranno centinaia di comunità di base in ogni parte d’Italia. Le Comunità di base sono tra le poche realtà che hanno resistito alla desertificazione dei movimenti, sebbene ridotte di numero molte sono tutt’ora vive. Sebbene su di loro sia calata la mannaia dell’oscuramento. E sebbene nell’immaginario comune, saggiamente alimentato dai media, l’esperienza delle comunità di base sia considerata una realtà del lontano passato definita negativamente "dissenso cattolico".
Le comunità di base sono realtà volutamente fragili. Vivono concretamente la dimensione della precarietà, del fermento che si nasconde e si mescola nella massa della farina e la fa lievitare tutta; del chicco di grano caduto in terra che deve morire per portare frutto. Per questo è importante che venga tenuta viva la memoria delle loro esperienze e dei loro messaggi di speranza.
La vostra iniziativa dà forza a questa "strategia della memoria".
Stiamo pensando a un progetto di Archivio storico cdb. Per preparare un tale progetto potremmo riferirci anche alla Associazione degli archivisti e al Sistema Documentario dell’area fiorentina SDIAF con cui già collaboriamo.
Si può pensare ad un Archivio storico in parte centralizzato e in parte costituito da un coordinamento di archivi o fondi locali presso le varie comunità.
Non dobbiamo perderci.
 
Vi allego intanto una descrizione sintetica del rapporto che c’è stato fra la Comunità dell’Isolotto e quella di Conversano tratta dal Regesto dei Notiziari. Se riusciamo a recuperare una copia del Notiziario n. 13-14 del 1970 ve lo spediamo: mandateci il vostro indirizzo.
 
Un abbraccio e un augurio di riuscita dell’iniziativa a nome di tutta la comunità.
                               
                                                            Enzo Mazzi
 


venerdì 14 maggio 2010

La sacra sindone e Gesù Cristo


NON E’ QUI, E’ RESUSCITATO (Lc 24,5-6)



Maggio 2010




Abbiamo un sincero rispetto delle molte migliaia di cristiani che in questi giorni vengono a Torino per vedere la sindone. Non giudichiamo la fede di chi, vedendo l’immagine di un corpo martoriato impressa in un vecchio lenzuolo, prova emozione, si sente confortato nella sua fede. Non ci permettiamo di giudicare la fede di nessuno.



Né ci interessa argomentare sull’autenticità del “sacro lino”, anche se concordiamo con chi ritiene che non abbia veramente avvolto il corpo di Gesù.



Come cristiani e cristiane appartenenti a piccole comunità sparse per il Piemonte (Chieri, Torino, Pinerolo, Piossasco, Alba, Cuneo) riteniamo che i vertici della chiesa cattolica abbiano perso una occasione per ricordare al popolo dei credenti che Gesù non lo incontriamo in un lenzuolo ma nella vita, nella sofferenza, nelle lotte e nelle speranze dei poveri, perché Gesù è vivo, è presente nella storia.



Crediamo che non ci sia bisogno di immagini per vivere la fede: Dio si rivolge a noi con la forza della sua parola che ci richiama a cercarlo tra i vivi, a testimoniarlo tra le tante persone che vivono con fatica.



Riteniamo invece gravissima la scelta del vescovo di Torino di utilizzare la sua autorità per concedere alle donne che, nei giorni dell’ostensione della sindone, confessano a un prete di aver abortito, l’automatica cancellazione della scomunica che, altrettanto automaticamente, era stata loro comminata.



Gesù aveva affidato la responsabilità di “legare e sciogliere” alla comunità intera, in una relazione di amore reciproco che è il cuore della sua preghiera eucaristica, così come leggiamo nel Vangelo di Giovanni: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amato” (Gv 15,12). Davanti a lui nessuno aveva tirato la pietra a quell’adultera... Invece questa responsabilità comunitaria è stata trasformata in un “potere” esclusivo dei “sacri gerarchi”.



Viene utilizzata l’occasione dell’ostensione per arrogarsi il diritto di condonare una scomunica, data arbitrariamente per un atto così delicato che provoca enormi sofferenze alle donne che lo vivono.



Ci limitiamo a constatare quanto poco amore evangelico ci sia in queste assurde scelte della gerarchia.



La gerarchia della chiesa cattolica insiste nel culto delle reliquie; non ci stupisce, ma ci amareggia profondamente, perché così facendo sposta l’attenzione dei fedeli dalla testimonianza alla superstizione.



Noi, cristiani e cristiane delle comunità di base del Piemonte, con umiltà pensiamo che nell’oggi difficile che stiamo vivendo non dobbiamo cercare il volto di Gesù nelle immagini e nelle reliquie, ma nel volto del nostro prossimo, qualunque sia la sua cultura o la sua fede.



Solo tentando di vivere la fede in Gesù in questo modo, nella fatica di tutti i giorni, possiamo essere un segno, una testimonianza utile a costruire una società meno divisa, più accogliente, più cristiana.



Le comunità cristiane di base del Piemonte (maggio 2010)


La sacra sindone e Gesù Cristo


NON E’ QUI, E’ RESUSCITATO (Lc 24,5-6)



Maggio 2010




Abbiamo un sincero rispetto delle molte migliaia di cristiani che in questi giorni vengono a Torino per vedere la sindone. Non giudichiamo la fede di chi, vedendo l’immagine di un corpo martoriato impressa in un vecchio lenzuolo, prova emozione, si sente confortato nella sua fede. Non ci permettiamo di giudicare la fede di nessuno.



Né ci interessa argomentare sull’autenticità del “sacro lino”, anche se concordiamo con chi ritiene che non abbia veramente avvolto il corpo di Gesù.



Come cristiani e cristiane appartenenti a piccole comunità sparse per il Piemonte (Chieri, Torino, Pinerolo, Piossasco, Alba, Cuneo) riteniamo che i vertici della chiesa cattolica abbiano perso una occasione per ricordare al popolo dei credenti che Gesù non lo incontriamo in un lenzuolo ma nella vita, nella sofferenza, nelle lotte e nelle speranze dei poveri, perché Gesù è vivo, è presente nella storia.



Crediamo che non ci sia bisogno di immagini per vivere la fede: Dio si rivolge a noi con la forza della sua parola che ci richiama a cercarlo tra i vivi, a testimoniarlo tra le tante persone che vivono con fatica.



Riteniamo invece gravissima la scelta del vescovo di Torino di utilizzare la sua autorità per concedere alle donne che, nei giorni dell’ostensione della sindone, confessano a un prete di aver abortito, l’automatica cancellazione della scomunica che, altrettanto automaticamente, era stata loro comminata.



Gesù aveva affidato la responsabilità di “legare e sciogliere” alla comunità intera, in una relazione di amore reciproco che è il cuore della sua preghiera eucaristica, così come leggiamo nel Vangelo di Giovanni: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amato” (Gv 15,12). Davanti a lui nessuno aveva tirato la pietra a quell’adultera... Invece questa responsabilità comunitaria è stata trasformata in un “potere” esclusivo dei “sacri gerarchi”.



Viene utilizzata l’occasione dell’ostensione per arrogarsi il diritto di condonare una scomunica, data arbitrariamente per un atto così delicato che provoca enormi sofferenze alle donne che lo vivono.



Ci limitiamo a constatare quanto poco amore evangelico ci sia in queste assurde scelte della gerarchia.



La gerarchia della chiesa cattolica insiste nel culto delle reliquie; non ci stupisce, ma ci amareggia profondamente, perché così facendo sposta l’attenzione dei fedeli dalla testimonianza alla superstizione.



Noi, cristiani e cristiane delle comunità di base del Piemonte, con umiltà pensiamo che nell’oggi difficile che stiamo vivendo non dobbiamo cercare il volto di Gesù nelle immagini e nelle reliquie, ma nel volto del nostro prossimo, qualunque sia la sua cultura o la sua fede.



Solo tentando di vivere la fede in Gesù in questo modo, nella fatica di tutti i giorni, possiamo essere un segno, una testimonianza utile a costruire una società meno divisa, più accogliente, più cristiana.



Le comunità cristiane di base del Piemonte (maggio 2010)