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venerdì 15 marzo 2013
Ancora su Bergoglio
>> articolo da Peace Reporter
>> 11/05/2006 - Il lato oscuro del cardinale
>>
>>
>> In un libro le collusioni dell'arcivescovo di Buenos Aires con la
>> dittatura militare
>>
>> Il cardinale Jorge Mario Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires,
>> presidente dei vescovi argentini, nonché tra i più votati, un anno fa, nel
>> conclave Vaticano che ha scelto il successore di Giovanni Paolo II, è
>> accusato di collusione con la dittatura argentina che sterminò novemila
>> persone. Le prove del ruolo giocato da Bergoglio a partire dal 24 marzo
>> 1976, sono racchiuse nel libro L’isola del Silenzio. Il ruolo della Chiesa
>> nella dittatura argentina, del giornalista argentino Horacio Verbitsky,
>> che da anni studia e indaga sul periodo più tragico del Paese
>> sudamericano, lavorando sulla ricostruzione degli eventi attraverso
>> ricerche serie e attente.
>>
>>
>> I fatti riferiti da Verbitsky. Nei primi anni Settanta Bergoglio, 36 anni,
>> gesuita, divenne il più giovane Superiore provinciale della Compagnia di
>> Gesù in Argentina. Entrando a capo della congregazione, ereditò molta
>> influenza e molto potere, dato che in quel periodo l'istituzione religiosa
>> ricopriva un ruolo determinante in tutte le comunità ecclesiastiche di
>> base, attive nelle baraccopoli di Buenos Aires. Tutti i sacerdoti gesuiti
>> che operavano nell’area erano sotto le sue dipendenze. Fu così che nel
>> febbraio del ’76, un mese prima del colpo di stato, Bergoglio chiese a due
>> dei gesuiti impegnati nelle comunità di abbandonare il loro lavoro nelle
>> baraccopoli e di andarsene. Erano Orlando Yorio e Francisco Jalics, che si
>> rifiutarono di andarsene. Non se la sentirono di abbandonare tutta quella
>> gente povera che faceva affidamento su di loro.
>>
>> La svolta. Verbitsky racconta come Bergoglio reagì con due provvedimenti
>> immediati. Innanzitutto li escluse dalla Compagnia di Gesù senza nemmeno
>> informarli, poi fece pressioni all’allora arcivescovo di Buenos Aires per
>> toglier loro l’autorizzazione a dir messa. Pochi giorni dopo il golpe,
>> furono rapiti. Secondo quanto sostenuto dai due sacerdoti, quella revoca
>> fu il segnale per i militari, il via libera ad agire: la protezione della
>> Chiesa era ormai venuta meno. E la colpa fu proprio di Bergoglio, accusato
>> di aver segnalato i due padri alla dittatura come sovversivi. Con
>> l’accezione “sovversivo”, nell’Argentina di quegli anni, venivano
>> qualificate persone di ogni ordine e grado: dai professori universitari
>> simpatizzanti del peronismo a chi cantava canzoni di protesta, dalle donne
>> che osavano indossare le minigonne a chi viaggiava armato fino ai denti,
>> fino ad arrivare a chi era impegnato nel sociale ed educava la gente umile
>> a prendere coscienza di diritti e libertà. Dopo sei mesi di sevizie nella
>> famigerata Scuola di meccanica della marina (Esma), i due religiosi furono
>> rilasciati, grazie alle pressioni del Vaticano.
>>
>> Botta e risposta. Alle accuse dei padri gesuiti di averli traditi e
>> denunciati, il cardinal Bergoglio si difende spiegando che la richiesta di
>> lasciare la baraccopoli era un modo per metterli in guardia di fronte a un
>> imminente pericolo. Un botta e risposta che è andato avanti per anni e che
>> Verbitsky ha sempre riportato fedelmente, fiutando che la verità fosse nel
>> mezzo. Poi la luce: dagli archivi del ministero degli Esteri sono emersi
>> documenti che confermano la versione dei due sacerdoti, mettendo fine a
>> ogni diatriba. In particolare Verbitsky fa riferimento a un episodio
>> specifico: nel 1979 padre Francisco Jalics si era rifugiato in Germania,
>> da dove chiese il rinnovo del passaporto per evitare di rimetter piede
>> nell’Argentina delle torture. Bergoglio si offrì di fare da intermediario,
>> fingendo di perorare la causa del padre: invece l’istanza fu respinta.
>> Nella nota apposta sulla documentazione dal direttore dell’Ufficio del
>> culto cattolico, allora organismo del ministero degli Esteri, c’è scritto:
>> “Questo prete è un sovversivo. Ha avuto problemi con i suoi superiori ed è
>> stato detenuto nell’Esma”. Poi termina dicendo che la fonte di queste
>> informazioni su Jalics è proprio il Superiore provinciale dei gesuiti
>> padre Bergoglio, che raccomanda che non si dia corso all’istanza.
>> E non finisce qui. Un altro documento evidenzia ancora più chiaramente il
>> ruolo di Bergoglio: “Nonostante la buona volontà di padre Bergoglio, la
>> Compagnia Argentina non ha fatto pulizia al suo interno. I gesuiti furbi
>> per qualche tempo sono rimasti in disparte, ma adesso con gran sostegno
>> dall’esterno di certi vescovi terzomondisti hanno cominciato una nuova
>> fase”. È il documento classificato Direzione del culto, raccoglitore 9,
>> schedario B2B, Arcivescovado di Buenos Aires, documento 9. Nel libro di
>> Verbitsky sono pubblicati anche i resoconti dell’incontro fra il
>> giornalista argentino e il cardinale, durante i quali quest’ultimo ha
>> cercato di presentare le prove che ridimensionassero il suo ruolo. “Non
>> ebbi mai modo di etichettarli come guerriglieri o comunisti – affermò
>> l’arcivescovo – tra l’altro perché no ho mai creduto che lo fossero”.
>>
>> Ma… Ad inchiodarlo c’è anche la testimonianza di padre Orlando Yorio,
>> morto nel 2000 in Uruguay e mai ripresosi pienamente dalle torture, dalla
>> terribile esperienza vissuta chiuso nell’Esma. In un’intervista rilasciata
>> a Verbistky nel 1999 racconta il suo arrivo a Roma dopo la partenza
>> dall’Argentina: “Padre Gavigna, segretario generale dei gesuiti, mi aprì
>> gli occhi – raccontò in quell’occasione – Era un colombiano che aveva
>> vissuto in Argentina e mi conosceva bene. Mi riferì che l’ambasciatore
>> argentino presso la Santa Sede lo aveva informato che secondo il governo
>> eravamo stati catturati dalle Forze armate perché i nostri superiori
>> ecclesiastici lo avevano informato che almeno uno di noi era un
>> guerrigliero. Chiesi a Gavigna di mettermelo per iscritto e lo fece”.
>> Nel libro, inoltre, Verbistky spiega come Bergoglio, durante la dittatura
>> militare, abbia svolto attività politica nella Guardia di ferro,
>> un’organizzazione della destra peronista, che ha lo stesso nome di una
>> formazione rumena sviluppatasi fra gli anni Venti e i Trenta del
>> Novecento, legata al nazionalsocialismo. Secondo il giornalista, l’attuale
>> arcivescovo di Buenos Aires, quando ricoprì il ruolo di Provinciale della
>> Compagnia di Gesù, decise che l’Università gestita dai gesuiti fosse
>> collegata a un’associazione privata controllata dalla Guardia di ferro.
>> Controllo che terminò proprio quando Bergoglio fu trasferito di ruolo. “Io
>> non conosco casi moderni di vescovi che abbiano avuto una partecipazione
>> politica così esplicita come è stata quella di Bergoglio”, incalza
>> Verbitsky. “Lui agisce con il tipico stile di un politico. È in relazione
>> costante con il mondo politico, ha persino incontri costanti con ministri
>> del governo.
>>
>> Oggi. Nonostante non abbia mai ammesso le sue colpe, il presidente dei
>> vescovi argentini ha spinto la Chiesa del paese latinoamericano a
>> pubblicare una sorta di mea culpa in occasione del 30esimo anniversario
>> del colpo di Stato, celebratosi lo scorso marzo. “Ricordare il passato per
>> costruire saggiamente il presente” è il titolo della missiva apostolica,
>> dove viene chiesto agli argentini di volgere lo sguardo al passato per
>> ricordare la rottura della vita democratica, la violazione della dignità
>> umana e il disprezzo per la legge e le istituzioni. “Questo, avvenuto in
>> un contesto di grande fragilità istituzionale – hanno scritto i vescovi
>> argentini – e reso possibile dai dirigenti di quel periodo storico, ebbe
>> gravi conseguenze che segnarono negativamente la vita e la convivenza del
>> nostro popolo. Questi fatti del passato che ci parlano di enormi errori
>> contro la vita e del disprezzo per la legge e le istituzioni sono
>> un’occasione propizia affinché come argentini ci pentiamo una volta di più
>> dai nostri errori per assimilare l’insegnamento della nostra storia nella
>> costruzione del presente”.
>> Tanti tasselli, quelli raccolti dal giornalista argentino nel suo libro
>> che ci aiutano a vedere un po’ meglio in un mosaico tanto complesso quanto
>> doloroso della storia recente di Santa Romana Chiesa.
>>
>> Stella Spinelli
Ti ringrazio, Luciana, ed avevo capito del tuo inoltro a tutta la comunità.
Anch'io come molti, penso, ero rimasto abbastanza contento in un primo
momento (come dice anche Hans Kung) ma quando ho ricevuto questa notizia di
collusione con la dittatura sono rimasto senza fiato. Speriamo che sia
pentito e convertito come Romero...sarebbe una bella cosa, ma ce lo deve
dire! Ciao, mauro.
Tanto per capire..........
Aldo Antonelli è un parroco abruzzese impegnato in percorsi alternativi
Luciana
----- Original Message -----
From: Aldo Antonelli
To: Undisclosed-Recipient:;
Sent: Thursday, March 14, 2013 12:25 AM
Subject: Benvenuto
UN PAPA CHE SI INCHINA.
Ho rotto il digiuno quaresimale.
Stasera ho brindato con ottimo vino al nuovo papa.
Io, antigerarchico e non popalista!
Sono felice a triplice titolo:
1- Il nuovo papa è un sudamericano.
2- Si chiama Francesco Primo
3- Parlando di se stesso ha fatto riferimento, più di una volta, al "Vescovo di Roma" e non al "Papa" e, prima di benedire il popolo, ha chiesto la benedizione dal popolo:
Grance rivoluzione!
GRANDE!
Che il domani sia già l'oggi!
ALDO
giovedì 14 marzo 2013
Habemus papam collusum?
Inviato: mercoledì 13 marzo 2013 23.34
A: undisclosed-recipients:
Oggetto: "Habemus Papam" - Bergoglio y la guerra sucia desde la sede central de los jesuitas durante la dictadura argentina
Por Horacio Verbitsky| Página 12
http://nicaraguaymasespanol.blogspot.com/2013/03/habemus-papam-bergoglio-y-la-guerra.html
Un laico católico y un ex jesuita revelan las relaciones de Bergoglio con Massera y
El sacerdote manejaba el auto de Bergoglio, quien le contó sus encuentros con Massera y le habló del plan político del ex dictador. Una monja y una ex religiosa hablan del rol de Bergoglio en el secuestro de los jesuitas Yorio y Jalics.
Anche nel libro "Su la testa, Argentina! - Desaparecidos e recupero
della memoria storica -" di Orlando Baroncelli (della redazione di
"Testimonianze" e, fra l'altro, residente all'Isolotto) - Ed. Libri
Liberi 2008 (seconda edizione 2011) [il libro ha vinto nel 2009 il
premio "Firenze per le culture di pace" intitolato a Tiziano Terzani]
è contenuto il seguente pezzo:
" ... il 26 febbraio 2005 in Argentina esce il libro "Il silenzio" del
giornalista e scrittore Horacio Verbitsky [una delle personalità più
impegnate nella lotta contro l'impunità], che esamina il ruolo svolto
dalla Chiesa argentina a sostegno del regime [dei generali
criminali].Verbitsky accusa l'arcivescovo di Buenos Aires Jorge
Bergoglio di aver collaborato con i militari della dittatura per fare
sequestrare sacerdoti e catechisti dell'ordine dei gesuiti che
lavoravano nella comunità ecclesiastica di base situata a Bajo Flores,
nei quartieri poiveri della zona sud della capitale argentina. Nel
Libro Verbitsky accusa Bergoglio di essere stato al corrente che la
Marina stava preparando il sequestro di due missionari gesuiti,
Orlando Yorio e Francisco Jalics, e di non averli avvisati, restando
appunto in silenzio. I due gesuiti, che dipendevano proprio da
Bergoglio a quel tempo direttore della Compagnia di Gesù, furono
sequestrati dalla Marina a Bajo Flores il 23 maggio 1976 e portati
all'ESMA [noto centro di tortura] dove li interrogarono sulla loro
amica, la religiosa Monica Quinteiro, figlia del capitano di vascello
Oscar Quinteiro, poi sequestrata e desaparecida ...".
A presto!
Moreno
sabato 15 ottobre 2011
Libero Stato in libera Chiesa
Riportiamo qui sotto la "lettera" di Federico Orlando, socio onorario di LiberaUscita, sull’importanza fondamentale di un rilancio della cultura laica nel nostro Paese mediante la costituzione di un "pre-partito". Forse, visto che in Italia vige il maggioritario e le elezioni si possono vincere anche con soli 24.000 voti di scarto, l’obiettivo può essere raggiunto non necessariamente attraverso un “partito” bensì mediante una forte "lobby" laica, che riesca a condizionare, al pari della Chiesa, i risultati elettorali.
Per fare ciò da tempo sosteniamo che occorre dare vita ad un COMITATO LAICO NAZIONALE, ossia un nuovo CLN guidato da personalità notoriamente laiche, stimate, credibili, conosciute non soltanto in Italia ma anche a livello internazionale e per questo in grado di “bucare” i mass-media.
I cittadini che si riconoscono nel principio della laicità dello Stato sono milioni: affinché le loro opinioni contino occorre una leadership autorevole che li rappresenti e sappia dare le indicazioni giuste, in particolare nei momenti elettorali. Alcune iniziative in tal senso già esistono e sono meritorie, ma anche del tutto insufficienti e inadatte a gestire un simile compito. Le varie “Consulte”, i vari “Comitati” e le tantissime associazioni laiche operanti su tutto il territorio potrebbero invece prendere l’iniziativa di pubblicare sulla stampa quotidiana un’intera pagina con un appello da loro firmato e rivolto alle tante personalità della società civile notoriamente laiche affinché si coordino fra loro e diano vita al CLN, sapendo di poter contare sull’appoggio della maggioranza degli italiani e dei non italiani.
Giampietro Sestini
AMATO, FOLLI, GALLI DELLA LOGGIA E IL RISORGIMENTO LAICO. IERI E OGGI
DI FEDERICO ORLANDO - da: Europa di mercoledì 12 ottobre 2011
Cara Europa, insegno, ho circa 50 anni, non appartengo alla mitica generazione dei quarantenni che dovrebbe rifare il mondo, e mi chiedo perché non lo rifaccia, né alla generazione degli anziani (non dico vecchi, anche perché oggi ci si chiama giovani o ragazzi a 40 anni, quando io avevo due figli). Con la dissoluzione della prima repubblica, che travolse anche il mio partito o partitino laico (ce n’erano quattro più o meno “moderati”, liberale, radicale, repubblicano, socialdemocratico, 3-4 milioni di voti a dir poco, sempre necessari prima al centrismo con la Dc poi al centrosinistra Dc-Psi).
Adesso mi limito a leggere i giornali, non ritrovandomi in alcuno dei grandi partiti di destra e di sinistra del pseudo-bipolarismo. Così leggo che mercoledì, a Roma, alla libreria Arion di via Milano (Traforo), l’editore Rubettino presenterà il libro di Massimo Teodori Risorgimento laico. Gli inganni clericali sull’unità d’Italia; con tre leader delle culture laiche cadute sotto le macerie della prima repubblica, il socialista Giuliano Amato, il repubblicano Stefano Folli e il liberaldemocratico Galli della Loggia. Cosa succede? Ci fossero fatti nuovi anche per noi italiani che non ci schiodiamo dalle origini liberali e dallo stato laico?
Miriam Massari, Milano
Risponde Federico Orlando
Cara signora, quel che sicuramente succede è che, dopo l’appello ai cattolici del cardinale Bagnasco (a torto o a ragione interpretato come la preparazione di una nuova balena bianca dopo il naufragio finale del berlusconismo), è che svariate formazioni del laicato cattolico si son date appuntamento a Todi per fine settimana. A fronte di questo fatto unificante, ci sono i fatti dissolventi nel Pdl, nel Pd e nella Lega.
Nel Pdl neocorrenti democristiane contro il governo Berlusconi-Scilipoti; nel Pd rottamatori quarantenni contro quarantenni non rottamatori, e Modem favorevoli al governo di transizione col centrodestra contro Dem favorevoli a una coalizione di centrosinistra; infine nella Lega dove si è ormai ai metodi stalinisti di Bossi. In questo caos, esce opportuno il libro di Massimo Teodori, di cui ho letto anche la recensione fattane ieri da Dino Messina sul Corriere della sera.
Si tratta di una veemente contestazione della tesi di Benedetto XVI, e cioè che «L’identità nazionale degli italiani, così fortemente radicata nelle tradizioni cattoliche, costruì in verità la base più solida della conquista dell’unità politica» (Lettera agli italiani, per il 150° dell’unità). Anche senza essere anticlericale nella misura di Teodori, mi sono laureato sul saggio Chiesa e Stato in Italia di Carlo Arturo Jemolo e non ho trovato quel “radicamento” così forte, men che meno nelle gerarchie vaticane e nelle promanazioni fino a Torino e alle altre capitali.
Ho trovato solo poche illusioni cattoliche, tutte variamente cadute con lo spegnersi della brevissima stagione liberale di Pio IX. Non mi sorprende che Teodori, del quale conosco l’amore per la cultura laica liberale, fondativa, essa sì, dell’unità e poi dello stato e della nazione italiana, abbia voluto accentuare il suo messaggio polemico arricchendo il titolo di questo pamphlet col disegno di un cappello frigio (simbolo giacobino e radicale) e con un sottotitolo preso da Risorgimento scomunicato del liberale Vittorio Gorresio, “Il dissidio che continuiamo a pagare”.
Perché l’abbia fatto glie lo chiederò andando anch’io stasera alla libreria di via Milano, alle 18,30. Posso immaginare che, nel rigettare la tesi del papa sul contributo fondamentale dei cattolici all’unità d’Italia, intenda soprattutto scongiurare ritorni di partiti clericali, che stavolta sarebbero guidati da baciapile e non da chi, come De Gasperi, sapeva distinguere tra chiesa e stato.
Preoccupazione legittima, anche se il libro è precedente al “partito di Bagnasco”, negato dal cardinale eponimo ma molto atteso dalle culture deritiane (nel senso di De Rita, il meglio del democristianismo perenne). La storia è la storia e dice che, per molti decenni dopo l’unità, la chiesa, fedele al Sillabo che aveva posto il liberalismo al numero uno fra gli «errori del tempo moderno», ha condannato non solo i radicali-repubblicani ma la cultura moderata (liberale-monarchica) da Amendola a Ruffini a Croce.
Il fatto che oggi pomeriggio tre esponenti delle culture postliberali si ritrovino intorno a questo saggio, può essere d’auspicio per l’avvento di un “prepartito” laico, che aiuti anche a far piazza pulita dei 200 (a dir poco) “partiti” liberali o socialisti ad personam, che ogni giorno un amante di pennacchi fonda per proclamarsene leader.
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giovedì 3 marzo 2011
Simon mago - III
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Simon mago - II
La Repubblica Firenze 3 marzo 2011 pag. 1
Aiutiamo chi combatte l’omologazione nella Chiesa
di Enzo Mazzi
Che sta succedendo nella Chiesa fiorentina? Il virus del dissenso creativo la sta contagiando? Non sarebbe la prima volta. Entro con una certa circospezione in un tema molto delicato. Sono consapevole dei rischi di prendere la parola in un mondo, quello ecclesiastico, dove la parola è prima di tutto rivelazione. Non credo però che la Parola di Dio annulli le parole umane. Ritengo anzi che le valorizzi e le ispiri. Anche quelle della denuncia profetica.
Penso che considerazioni come queste abbiano indotto alcuni parroci, don Silvano Nistri sul settimanale cattolico ADISTA, don Fabio Masi su questo giornale, a rompere il silenzio che nascondeva un grande disagio. Non vanno lasciati soli. Meritano rispetto e solidarietà. La scelta di parlare non deve essere stata facile. Se lo hanno fatto è perché hanno avvertito e sofferto il montare di un grande disagio fino al disgusto nelle comunità in mezzo a cui vivono e che animano. Non sono soli. Nella Chiesa italiana e mondiale si stanno moltiplicando i segni e i semi di una nuova stagione di profetismo rinnovatore. E si sta rompendo quella specie di omertà da paura di vescovi, teologi, preti e laici muti e immobili di fronte a un ciclone che scuote le fondamenta dell’istituzione ecclesiastica.
Qualcuno invoca un nuovo Concilio aperto a tutto il Popolo di Dio e non solo ai vescovi. Fermarsi tutti e discutere insieme dell’assetto istituzionale ecclesiastico che dimostra di non reggere più di fronte alle sfide della secolarizzazione.
La monarchia assoluta, questo è l’ordinamento gerarchico, residuo della teocrazia medioevale, non è più in grado di tenere di fronte ai nuovi poteri che s’impongo con una forza che annulla totalmente le armi dell’infallibilità, della scomunica e del giudizio divino con le quali finora la gerarchia ha gestito il suo potere. La scienza, il danaro, l’informazione, la democrazia hanno consentito al potere ecclesiastico di sopravvivere delegando al papa e ai preti la realtà considerata residuale dell’etica e dei valori. Ma è evidente che piano piano tale delega viene erosa e svuotata. Faccio solo un esempio. L’arroccamento disperato sulla difesa della vita dal suo concepimento alla morte naturale non regge più di fronte a una scienza che sposta e assottiglia continuamente il confine fra la morte e la vita, ponendo grandi interrogativi sul senso della naturalità. E l’anima immortale e il peccato originale e l’inferno e il paradiso e l’onnipotenza di dio e l’indissolubilità del matrimonio e l’alterità sacrale del sacerdozio esclusivamente maschile e i mille altri fondamenti dell’etica cattolica sono dogmi che mostrano tutte le loro contraddizioni insanabili di fronte alle consapevolezze nuove. Lo Spirito preme anche oggi per “fare nuove tutte le cose”.
Non che la secolarizzazione sia tutta rose e fiori, anzi. I nuovi poteri hanno aspetti positivi ma hanno in sé anche una potenza distruttiva pari a quelli antichi. Oggi attraverso una martellante insinuazione e propaganda masmediatica passa una cultura omologata ed omologante secondo la quale non è la disobbedienza civile, umana, religiosa a offrire spazi creativi per far crescere la coscienza collettiva ed operare per la fraternità e la giustizia ma è unicamente il piegare il capo che può limitare i conflitti e preservare una permanenza negli spazi del sacro e del potere dove poi ciascuno può portare avanti in forma coperta le proprie piccole particolari diversità e trasgressioni. Le donne che hanno invaso le piazze si sono fatte carico di aprire un varco per tutti noi nel monolite del cosiddetto “pensiero unico”. Ed ora i giovani del Nord Africa stanno scuotendo dalle fondamenta a prezzo di tanto sangue gli assetti dell’autoritarismo che sembravano eterni.
“L’obbedienza non è più una virtù” fu per noi e per molti, persone e movimenti, una conquista pagata di persona e a caro prezzo. Poi venne l’omologazione.
Ormai però questi scandali ecclesiastici, questa debolezza del potere gerarchico, queste immense contraddizioni che si aprono impongono forse di ripartire da quella scelta che fu sconsideratamente chiamata “dissenso” e che invece era e forse è ancora coerenza evangelica di una fede che finalmente si libera dai dogmatismi per radicarsi nell’intimo delle coscienze e nutrirsi di relazioni autentiche.
Enzo Mazzi
Simon mago - I
La Repubblica Firenze 26 febbraio 2011 - pagina 1
Se la Chiesa si appiattisce sull' opportunità politica
di don Fabio Masi
l' autore è parroco di Santo Stefano a Paterno a Bagno a Ripoli (Firenze)
Mi è stato chiesto di esprimere la mia opinione sulla situazione che sta vivendo la Chiesa oggi in Italia. Ebbene, debbo dire che questo è un momento di grande sofferenza per chi ama la chiesa e la società. Nel nostro paese succedono cose gravi che colpiscono la vita delle persone e ci si potrebbe aspettare che la Chiesa contribuisse ad aprire orizzonti di speranza; invece arrivano di continuo notizie di fronte alle quali si resta esterrefatti e avviliti. Faccio alcuni esempi. Nell' inverno dell'anno scorso, nella nostra Comunità parrocchiale, eravamo disperatamente in cerca di alloggi di fortuna per dei Rom che conoscevamo, a cui la ruspa aveva distrutto le baracche in cui abitavano da tempo. Dormivano sotto i ponti da diversi giorni con bambini piccoli e si presentarono a noi, con il volto viola dal freddo. Qualche tempo dopo, mentre si continuava a cercare di risolvere questi problemi senza riuscirci del tutto, giunse la notizia che a Bertolaso, indagato nell' ambito dell' inchiesta per "I grandi eventi", la Congregazione vaticana "Propaganda fide" aveva dato in uso gratuito un quartiere. Come non sentirsi avviliti di fronte a questi fatti? Ci sentimmo offesi e delusi. Nel dicembre scorso abbiamo letto che i nuovi Cardinali sono stati invitati a pranzo nell' Ambasciata italiana, insieme ad alcuni membri del governo per festeggiare la loro nomina. Per festeggiare cosa? La Chiesa ci insegna che il vestito dei cardinali è rosso per significare che devono essere pronti a versare il sangue per amore della Chiesa e dei poveri. Non sono più vere queste cose? In che mondo vivono queste persone? Eppure fra loro ci sono persone di valore! Se proprio intendono festeggiare ci sono le mense della Caritas. Ma non c' è nessuno che racconti loro come va il mondo? Durante il pranzo, il Presidente del Consiglio ha assicurato ai prelati presenti la massima collaborazione sui temi che stanno piùa cuore alla Chiesa e ha garantito che da parte sua non verrà mai nulla contro la Chiesa, mentre è sotto i nostri occhi lo scempio dei diritti della povera gente. Ma ci sono tanti altri avvenimenti che ci turbano e restano senza risposta. Abbiamo saputo che recentemente sono stati sequestrati milioni di euro allo IOR, la Banca vaticana, per violazione delle norme antiriciclaggio. Una questione gravissima. La gente domanda, ha diritto di sapere. E' vero? Siamo in attesa di una risposta. Se non è vero si smentisca con documenti chiari, altrimenti si chieda pubblicamente scusa alla Chiesa e alla società e si cambi impostazione. Ultimamente un Vescovo della Curia vaticana si è messo a cercare il pelo nell' uovo per giustificare la bestemmia del Presidente del Consiglioe dimostrare la liceità di partecipare alla Comunione, pur essendo divorziato. Ci ha riso dietro mezza Italia, molti si chiedevano quali interessi c' erano da difendere con questa dichiarazione. Questa è la situazione. Alcuni sostengono che ormai certi settori della Chiesa gerarchica hanno rinunciato alla dimensione profetica per appiattirsi su motivi di opportunità politica ed economica. Anch' io lo penso,è una vecchia tentazione. Ilario di Poitiers, uno scrittore cristiano morto nel 367, mette in guardia i cristiani in questo modo: " Ora combattiamo contro un nemico insidioso, un nemico che ci lusinga... non ci flagella la schiena, ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni ma ci arricchisce; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci percuote ai fianchi, ma prende possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l' anima con il denaro, l' onore, il potere ". Credo che la Chiesa, in Occidente, sia ancora in questa condizione e non da oggi. Io lo so che la Curia vaticana ha un forte impatto sull' opinione pubblica al punto che quando si dice "chiesa" spesso si pensa a loro e basta. Ma "chiesa" non è soltanto la Curia vaticana e nelle chiese locali ci sono tante persone, vescovi, laici e preti che testimoniano con passione la loro fede. Mi auguro che alzino la voce anche loro.
giovedì 3 febbraio 2011
FEDE, AFFARI E POLITICA
LA LOBBY DI DIO: FEDE, AFFARI E POLITICA - DI GRAZIELLA STURARO (*)
Dopo l’enorme successo di “Vaticano S.p.A.” del giornalista Gianluigi Nuzzi sugli scandali finanziari e politici della Chiesa, sempre per l’edizione di Chiarelettere, recentemente è uscita in libreria un’altra interessante pubblicazione intitolata “La lobby di Dio” ossia la prima inchiesta su Comunione e Liberazione e La Compagnia delle Opere dell’autore Ferruccio Pinotti.
Una lucida analisi sul potere di questo movimento nell’economia e nella società italiana. Una potente lobby, per l’appunto, di politici, banchieri, imprenditori ma anche docenti e giornalisti, più potente dell’Opus Dei, più organizzata della massoneria e più “connessa” di Confindustria che sta vivendo la sua espansione in Italia e all’estero.
Per avere un’idea precisa di che cosa sia Comunione e Liberazione, sempre secondo Pinotti, è sufficiente recarsi nel mese di agosto al Meeting di Rimini in cui si incontrano migliaia di giovani fedeli ed entusiasti proprio come avviene in certi movimenti evangelici americani dove si può vivere un’atmosfera gioiosa e comunitaria tra canti, musiche e preghiere.
D’obbligo è la partecipazione dei grandi esponenti di questo mondo, titolari della sua offerta sociale, umana, politica, culturale, economica e finanziaria a tal punto che ci si chiede se prevalga il valore della fede o quello degli affari e della finanza.
Grandi leader ma anche molti indagati a livello giudiziario tanto che Eugenio Scalfari, alcuni anni fa, disse su Comunione e Liberazione in Lombardia : ”Un sistema di potere come quello di Comunione e Liberazione non esiste in alcun punto del paese, nemmeno la mafia a Palermo ha tanto potere. Negli ospedali, nell’assistenza, nell’università, tutto è diretto da quattro o cinque persone che hanno anche una specie di cenobio dove ogni tanto si ritirano, sotto voti di castità o qualcosa di simile”.
La sua è una lunga storia, legata alla realtà politica del nostro paese, a partire dalla battaglia promossa sul referendum per il divorzio del 1974 in cui il fronte cattolico si presentò già diviso in quanto le Acli erano favorevoli, altre formazioni ecclesiali non presero posizione mentre Comunione e Liberazione si dichiarò fermamente contraria mostrando come il “fare politica” non consisteva più nel confronto con l’esperienza cristiana ma nel consolidare ed espandere i propri interessi grazie al “trasversalismo politico” che permise alleanze sia a destra che a sinistra ed in particolare con la figura di Silvio Berlusconi il cui rapporto risale alla fine degli anni Settanta e alla nascita del settimanale “Il Sabato” da lui finanziato per iniziativa di un gruppo di giornalisti ciellini.
I rapporti continueranno anche dopo la scissione del Partito popolare italiano, quando Rocco Buttiglione fonderà i Cristiani democratici uniti alleandosi con il Polo e aprendo, in seguito, il dialogo con la Lega ma anche con il segretario del Pd Pierluigi Bersani per finire poi nell’uscita della componente laica dei seguaci di Gianfranco Fini.
Riguardo a questa superlobby, impressionanti sono i numeri riportati relativi alla Compagnia delle Opere che, tra l’altro, svolge un ruolo determinante.
Secondo un’inchiesta effettuata nel 2009 da Filippo Astone su “Il Mondo”, le cifre sono le seguenti: 41 sedi in Italia, 17 all’estero, 34.000 imprese, 1000 associazioni “non-profit” per un fatturato di circa 70 miliardi di euro senza considerare le migliaia di società e di professionisti che rientrano in tale sfera di operato sia in forma diretta che indiretta.
Gli addetti sono solamente 300 ma si tratta di un network che sta crescendo a livello internazionale e si sta espandendo anche in America latina, nell’Europa dell’Est, in Spagna, in Portogallo, in Israele e nei territori palestinesi.
La Compagnia delle Opere nasce nel 1986 grazie al lavoro di don Giussani come applicazione del pensiero cattolico in rapporto alla società e all’economia, mantenendo le distanze tanto dal socialismo reale quanto dal liberismo, il cui manifesto verrà presentato da Roberto Formigoni al Meeting di Rimini del 1987 alla presenza di ospiti illustri come il Dalai Lama, Madre Teresa di Calcutta, Ronald Reagan, Silvio Berlusconi, Raul Gardini, Giulio Andreotti e molti altri.
Il caso eclatante rimane proprio quello della Lombardia.
Solo nella regione governata da Formigoni vi sono numerose società gestite da manager ciellini i cui affari ammontano a milioni di euro.
Infatti il loro potere si espande dal campo sanitario a quello assistenziale attraverso le case di riposo, gli hospice, le partecipazioni in strutture di vario genere, in particolare quelle geriatriche, le comunità per minori, i centri per malati di Aids, le onlus non-profit come il Banco alimentare o il Banco farmaceutico per finire gloriosamente con la presidenza e l’amministrazione della Fiera Internazionale di Milano.
E’ presente anche un’alleanza con i poteri della finanza e sono state stipulate convenzioni con numerose banche: da Unicredit Banca a Monte dei Paschi di Siena e Intesa Sanpaolo (per elencarne alcune) senza tralasciare le varie compagnie di assicurazione. Sicuramente il business più appetitoso è rappresentato dalla sanità.
Solo per la Lombardia viene descritto un giro di affari di oltre 16 miliardi di euro in cui si è ormai affermata una prerogativa a sostegno del settore privato rispetto a quello pubblico per cui la stessa Corte dei Conti ha manifestato più volte seri dubbi riguardo a tale equilibrio considerando insufficienti i controlli soprattutto dopo una serie di truffe nei confronti del servizio sanitario nazionale da cui sono emersi casi aberranti e deplorevoli di medici e personale paramedico senza scrupoli che lasciano pensare ad una “povera Italia” da Terzo Mondo.
E qui si giunge al nocciolo della questione.
La politica socio-sanitaria sostenuta da una realtà del genere, prodotto del cosiddetto “trinomio confessionalismo-politica-affari” come definito dallo stesso autore, in che modo va a gestire la sfera dei diritti individuali?
A tale proposito, la Cellula Coscioni di Milano ha raccolto una serie di testimonianze e di esperienze di alcune donne che si sono viste rifiutare la prescrizione della “pillola del giorno dopo” in diversi ospedali mentre risulta molto ridotto il numero delle strutture ospedaliere che hanno fatto richiesta per la fornitura della Ru486.
Ma non solo. Si è giunti addirittura al tentativo di interferire nella competenza legittima parlamentare in materia di interruzione di gravidanza con un “atto di indirizzo” emanato dalla Regione Lombardia in contrasto con la legge nazionale sul periodo limite previsto per l’aborto terapeutico.
Ancora più drammatica è la situazione dei numerosi medici obiettori.
In alcuni casi è presente un solo medico non obiettore che deve garantire il servizio di interruzione volontaria di gravidanza quando non si tratta di un esterno all’ospedale pagato per effettuarla periodicamente mentre sono tantissime le strutture ospedaliere che si rifiutano di fornire tale assistenza.
Anche riguardo alla delicata questione dei feti, sulla quale non intendo fare commenti lasciando ad ognuno di pensare secondo propria coscienza, la Regione Lombardia ha preso una posizione molto rigida attraverso una decisione in contrasto con la legge nazionale la quale prevede che solo dopo le venti settimane possano essere inviati al cimitero mentre nel 2008, sempre Formigoni, dichiarava che la sua regione non avrebbe rispettato le linee guida della legge 40 sulla procreazione assistita.
Tali orientamenti hanno influenzato notevolmente anche il dibattito sulla questione di fine vita. Esemplare è il caso di Eluana Englaro sul quale non mi soffermo ma sicuramente, come l’autore ha precisato, se le altre regioni avessero seguito l’esempio lombardo le conseguenze sarebbero state ben diverse.
Un altro business di grande interesse per Comunione e Liberazione, su cui vale la pena di soffermarsi, è quello dell’istruzione ed in particolare il mondo dell’università e tutto ciò che ruota intorno a livello affaristico come l’esempio dato dalla realtà bolognese ed il mercato degli affitti nonché quello dell’assistenza universitaria dei collegi e le varie attività formative, l’egemonia alla Cattolica di Milano, la rappresentanza universitaria di Student Office a Verona grazie alla cooperativa Cusl che offre tutta una serie di vantaggi agli studenti e l’Help Point come appoggio alle nuove matricole che svolge un’attività di apostolato vero e proprio per concludere con l’Udu al Politecnico di Torino in cui si fa Scuola di comunità e contemporaneamente tramite una fondazione, si portano avanti affari molto vantaggiosi nell’ambito del mercato immobiliare.
Uscendo dalla sfera universitaria è noto come l’attività di Comunione e Liberazione sia presente anche nelle scuole private cattoliche riproponendo la diatriba fra Stato e Chiesa sui finanziamenti pubblici alle scuole paritarie ed “infiltrandosi” subdolamente anche negli istituti pubblici, come è risultato il caso di Cesena e la dibattuta questione dell’ora alternativa all’insegnamento della religione cattolica oltre che segnalare come in questi ultimi anni si è potuto assistere alla proliferazione di numerosi centri di formazione professionale ad impronta tutt’altro che laica.
Una parte del volume è dedicata alle inchieste giudiziarie tra le quali spicca quella della Procura di Catanzaro denominata “Why Not” contro un sistema che ha commesso reali truffe ai danni della Comunità europea in materia di appalti e gare coinvolgendo tutta una serie di politici locali e loschi affaristi. Un vero impero economico nel quale il ruolo della Compagnia delle Opere si è rivelato determinante ed il suo nome è comparso ben 30 volte nel relativo decreto di perquisizione.
Un altro caso divenuto giallo internazionale è lo scandalo “Oil for Food” che ha visto il coinvolgimento dello stesso Roberto Formigoni insieme ad altri imprenditori e professionisti i quali avrebbero pagato a funzionari iracheni oltre un milione di dollari per ottenere la fornitura di petrolio violando le norme del programma che consentivano all’Iraq di venderlo in cambio di aiuti umanitari e forniture varie per la popolazione.
Altra inchiesta degna di nota dai risvolti raccapriccianti è quella relativa alla Cooperativa La Cascina (un’azienda che si occupa di ristorazione collettiva annoverando quasi 6000 dipendenti) con tanto di cibi scaduti, danneggiati, contenenti anche sostanze velenose, somministrati in una serie di mense, senza avere come ente i requisiti per la partecipazione ad una gara di appalti per finire con arresti e reazioni varie da parte della popolazione coinvolta ma pur continuando la propria scalata economica grazie ad importanti appoggi politici.
Significativo è come all’interno di questo movimento sia nata una serie di esperienze di vita religiosa consacrata ed in particolare va ricordato il gruppo dei Memores Domini, i guerrieri di Dio, l’élite per eccellenza dal vago aspetto settario e totalitario che intende vivere secondo i precetti dettati dal Vangelo osservando un rigidissimo codice morale nonché sostenendo l’idea di portare avanti una “missione purificatrice” della società e la “santificazione del lavoro” donando ovviamente tutto il proprio guadagno all’organizzazione.
Emerge spontanea una domanda: “Dove vanno a finire questi lauti guadagni?”.
Ed ecco il contrasto tra l’obbligo di castità, di povertà e di obbedienza e la gestione delle società pubblico-private da parte di ciellini che mettono in movimento affari da milioni di euro, tra l’esigenza dichiarata di vita monastica e la competizione fra i vari movimenti laicali con l’appoggio della gerarchia ecclesiastica.
Qual è il futuro per Comunione e Liberazione?
Indubbiamente sempre più partecipazione nei vari settori della società consentendo al Vaticano maggiore potere e controllo nonché la tenuta di un freno al processo di laicizzazione e di difesa delle istituzioni democratiche anche se la Chiesa, inserita sempre più nel mondo, è spesso esposta a scandali e procedimenti giudiziari dove sicuramente non troveremo mai i nomi di don Andrea Gallo o don Franco Barbero.
Una via molto più rischiosa che ha un suo prezzo ma sicuramente anche più redditizia.
Concludendo, Pinotti racconta come nel corso dell’inchiesta abbia tentato d’intervistare lo stesso Roberto Formigoni rivolgendogli una serie di domande riportate nelle ultime pagine del suo libro.
Purtroppo sono rimaste lì in attesa di risposte.
(*) Graziella Sturaro è la responsabile di LiberaUscita per il Piemonte
(Da IL PUNTO Le notizie di LiberaUscita Gennaio 2011 - n° 79)
