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giovedì 26 gennaio 2012

Demolizioni di case palestinesi


COMUNICATO STAMPA

Nuove demolizioni nel villaggio beduino di Umm Al Kheer

Dopo le demolizioni l'IDF ha sequestrato un trattore nel villaggio palestinese di Khallet el Mayya



25 gennaio 2012


At-Tuwani – La mattina del 25 gennaio l'esercito israeliano ha prima demolito due abitazioni nel villaggio beduino di Umm Al Kheer e successivamente ha sequestrato un trattore nel villaggio di Khallet el Mayya.
Attorno alle ore 9:00 due bulldozer, scortati da alcune jeep militari e dal Dco (District Coordinating Office) dell'esercito israeliano, hanno fatto irruzione nel villaggio di Umm Al Kheer. Le due abitazioni che sono state demolite non avevano ricevuto alcun avviso di demolizione, sebbene ad oggi pendano sul villaggio 20 ordini di demolizione. La prima struttura apparteneva ad una coppia di anziani, mentre la seconda ad una donna con 9 figli. Durante le operazioni i palestinesi, che hanno cercato di ostacolare le attività interponendosi fra le abitazioni e i bulldozer, sono stati spintonati dai soldati. L'anziano proprietario di una delle abitazioni ha avuto un malore dopo esser stato strattonato dai militari. Intanto nel vicino insediamento israeliano di Karmel 2 ruspe lavoravano alla costruzione di nuove unità abitative.

Poco dopo aver terminato le demolizioni, i mezzi dell'IDF (Israeli Defence Force) si sono recati nel villaggio palestinese di Khallet el Mayya per sequestrare un trattore col rimorchio utilizzato da operai palestinesi per costruire una casa, a cui la settimana precedente il DCO aveva consegnato l'ordine di fermo dei lavori. Nel corso dell'operazione gli abitanti del villaggio si sono interposti e un palestinese si è sdraiato sotto il rimorchio per impedire il sequestro del mezzo, rischiando di essere investito. Gli ufficiali del Dco hanno quindi sganciato il rimorchio portando via solo il trattore.

Umm Al Kheer è un villaggio beduino nato nel 1948, situato nelle colline a sud di Hebron in area C, sotto controllo civile e militare israeliano. Trovandosi a pochi metri dall'insediamento israeliano di Karmel, sorto negli anni '80, il villaggio è soggetto a vessazioni ed a maltrattamenti da parte dei coloni dell'insediamento e dall'esercito israeliano.

La politica portata avanti da Israele in area C è quella di impedire lo sviluppo delle comunità palestinesi negando ogni permesso di costruzione e demolendo ogni struttura considerata “illegale”. Allo stesso tempo, gli insediamenti ed avamposti israeliani presenti nell'area, pur essendo illegali secondo il diritto internazionale, continuano ad espandersi senza sosta mentre i coloni continuano ad attaccare impunemente i palestinesi.

Questa politica di restrizioni, chiusura, demolizioni, evacuazioni e soprusi, unita alle continue violenze da parte dei coloni presenti nell'area, nega di fatto i diritti umani dei palestinesi, ostacolando la possibilità di vivere nei propri villaggi e coltivare le proprie terre impedendo lo sviluppo delle comunità locali.

Ciò nonostante, le comunità palestinesi delle colline a sud di Hebron sono fortemente impegnate nell'affermare i propri diritti ed a resistere in modo nonviolento all'occupazione israeliana.



Operazione Colomba mantiene una presenza costante nel villaggio di At-Tuwani e nell'area delle colline a sud di Hebron dal 2004.



Foto dell'incidente: http://goo.gl/S0Tfg

Video dell'incidente: il video verrà caricato a breve



Per informazioni:

Operazione Colomba, +972 54 99 25 773

sabato 15 ottobre 2011

Libero Stato in libera Chiesa


Riportiamo qui sotto la "lettera" di Federico Orlando, socio onorario di LiberaUscita, sull’importanza fondamentale di un rilancio della cultura laica nel nostro Paese mediante la costituzione di un "pre-partito". Forse, visto che in Italia vige il maggioritario e le elezioni si possono vincere anche con soli 24.000 voti di scarto, l’obiettivo può essere raggiunto non necessariamente attraverso un “partito” bensì mediante una forte "lobby" laica, che riesca a condizionare, al pari della Chiesa, i risultati elettorali.

Per fare ciò da tempo sosteniamo che occorre dare vita ad un COMITATO LAICO NAZIONALE, ossia un nuovo CLN guidato da personalità notoriamente laiche, stimate, credibili, conosciute non soltanto in Italia ma anche a livello internazionale e per questo in grado di “bucare” i mass-media.

I cittadini che si riconoscono nel principio della laicità dello Stato sono milioni: affinché le loro opinioni contino occorre una leadership autorevole che li rappresenti e sappia dare le indicazioni giuste, in particolare nei momenti elettorali. Alcune iniziative in tal senso già esistono e sono meritorie, ma anche del tutto insufficienti e inadatte a gestire un simile compito. Le varie “Consulte”, i vari “Comitati” e le tantissime associazioni laiche operanti su tutto il territorio potrebbero invece prendere l’iniziativa di pubblicare sulla stampa quotidiana un’intera pagina con un appello da loro firmato e rivolto alle tante personalità della società civile notoriamente laiche affinché si coordino fra loro e diano vita al CLN, sapendo di poter contare sull’appoggio della maggioranza degli italiani e dei non italiani.

Giampietro Sestini



AMATO, FOLLI, GALLI DELLA LOGGIA E IL RISORGIMENTO LAICO. IERI E OGGI

DI FEDERICO ORLANDO - da: Europa di mercoledì 12 ottobre 2011

Cara Europa, insegno, ho circa 50 anni, non appartengo alla mitica generazione dei quarantenni che dovrebbe rifare il mondo, e mi chiedo perché non lo rifaccia, né alla generazione degli anziani (non dico vecchi, anche perché oggi ci si chiama giovani o ragazzi a 40 anni, quando io avevo due figli). Con la dissoluzione della prima repubblica, che travolse anche il mio partito o partitino laico (ce n’erano quattro più o meno “moderati”, liberale, radicale, repubblicano, socialdemocratico, 3-4 milioni di voti a dir poco, sempre necessari prima al centrismo con la Dc poi al centrosinistra Dc-Psi).

Adesso mi limito a leggere i giornali, non ritrovandomi in alcuno dei grandi partiti di destra e di sinistra del pseudo-bipolarismo. Così leggo che mercoledì, a Roma, alla libreria Arion di via Milano (Traforo), l’editore Rubettino presenterà il libro di Massimo Teodori Risorgimento laico. Gli inganni clericali sull’unità d’Italia; con tre leader delle culture laiche cadute sotto le macerie della prima repubblica, il socialista Giuliano Amato, il repubblicano Stefano Folli e il liberaldemocratico Galli della Loggia. Cosa succede? Ci fossero fatti nuovi anche per noi italiani che non ci schiodiamo dalle origini liberali e dallo stato laico?

Miriam Massari, Milano

Risponde Federico Orlando

Cara signora, quel che sicuramente succede è che, dopo l’appello ai cattolici del cardinale Bagnasco (a torto o a ragione interpretato come la preparazione di una nuova balena bianca dopo il naufragio finale del berlusconismo), è che svariate formazioni del laicato cattolico si son date appuntamento a Todi per fine settimana. A fronte di questo fatto unificante, ci sono i fatti dissolventi nel Pdl, nel Pd e nella Lega.

Nel Pdl neocorrenti democristiane contro il governo Berlusconi-Scilipoti; nel Pd rottamatori quarantenni contro quarantenni non rottamatori, e Modem favorevoli al governo di transizione col centrodestra contro Dem favorevoli a una coalizione di centrosinistra; infine nella Lega dove si è ormai ai metodi stalinisti di Bossi. In questo caos, esce opportuno il libro di Massimo Teodori, di cui ho letto anche la recensione fattane ieri da Dino Messina sul Corriere della sera.

Si tratta di una veemente contestazione della tesi di Benedetto XVI, e cioè che «L’identità nazionale degli italiani, così fortemente radicata nelle tradizioni cattoliche, costruì in verità la base più solida della conquista dell’unità politica» (Lettera agli italiani, per il 150° dell’unità). Anche senza essere anticlericale nella misura di Teodori, mi sono laureato sul saggio Chiesa e Stato in Italia di Carlo Arturo Jemolo e non ho trovato quel “radicamento” così forte, men che meno nelle gerarchie vaticane e nelle promanazioni fino a Torino e alle altre capitali.

Ho trovato solo poche illusioni cattoliche, tutte variamente cadute con lo spegnersi della brevissima stagione liberale di Pio IX. Non mi sorprende che Teodori, del quale conosco l’amore per la cultura laica liberale, fondativa, essa sì, dell’unità e poi dello stato e della nazione italiana, abbia voluto accentuare il suo messaggio polemico arricchendo il titolo di questo pamphlet col disegno di un cappello frigio (simbolo giacobino e radicale) e con un sottotitolo preso da Risorgimento scomunicato del liberale Vittorio Gorresio, “Il dissidio che continuiamo a pagare”.

Perché l’abbia fatto glie lo chiederò andando anch’io stasera alla libreria di via Milano, alle 18,30. Posso immaginare che, nel rigettare la tesi del papa sul contributo fondamentale dei cattolici all’unità d’Italia, intenda soprattutto scongiurare ritorni di partiti clericali, che stavolta sarebbero guidati da baciapile e non da chi, come De Gasperi, sapeva distinguere tra chiesa e stato.

Preoccupazione legittima, anche se il libro è precedente al “partito di Bagnasco”, negato dal cardinale eponimo ma molto atteso dalle culture deritiane (nel senso di De Rita, il meglio del democristianismo perenne). La storia è la storia e dice che, per molti decenni dopo l’unità, la chiesa, fedele al Sillabo che aveva posto il liberalismo al numero uno fra gli «errori del tempo moderno», ha condannato non solo i radicali-repubblicani ma la cultura moderata (liberale-monarchica) da Amendola a Ruffini a Croce.

Il fatto che oggi pomeriggio tre esponenti delle culture postliberali si ritrovino intorno a questo saggio, può essere d’auspicio per l’avvento di un “prepartito” laico, che aiuti anche a far piazza pulita dei 200 (a dir poco) “partiti” liberali o socialisti ad personam, che ogni giorno un amante di pennacchi fonda per proclamarsene leader.








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martedì 12 luglio 2011

Libero Islam in libero Stato










Lettera a Assad 'Ascolti il popolo che inventò l' alfabeto'














SIGNOR Presidente Bashar Al Assad, nessuno crede, non sarebbe realistico, che la democrazia possa realizzarsi in Siria immediatamente dopo la caduta dell' attuale regime. Ma al confronto, è incredibile e irrealistico che prosegua in Siria la violenza sistematica per ristabilire l' ordine, ed è questo il problema: da una parte, in Siria, la democrazia non potrà nascere se non nell' ambito di condizioni e principi inderogabili. Ma occorre gettarne le basi, fin dall' inizio, ora e non domani. D' altro canto, senza la democrazia ci sarà soltanto arretramento, fino a giungere al baratro. È superfluo dire che gli arabi, politicamente, nella loro storia recente come in quella antica, non hanno conosciuto la democrazia. Essa è estranea al loro patrimonio culturale. Questo non significa che sia impossibile lavorare per fondarla, tale lavoro coraggioso ha preso il via dagli albori dell' indipendenza. Significa, invece, che è un' opera che richiede condizioni politiche basilari. La prima di queste condizioni è il passaggio della società, politico e culturale, dal «tempo del cielo, collettivo e divino» al «tempo terreno, individuale e umano», altrimenti detto: una totale separazione tra ciò che è religioso, e ciò che è politico, sociale e culturale. Per questo hanno lottato, dai primi secoli della fondazione dello Stato arabo islamico fino a oggi, molti pensatori e poeti arabi che non soltanto hanno fallito, ma sono stati scherniti, uccisi e accusati di apostasia. La religione istituzionale è stata quella vincente, e tuttora continua a vincere. Mischiare il religioso al politico è ancora alle basi della concezione e della pratica nella vita arabo-islamica. È il principio con cui viene legalmente ucciso l' uomo: a volte come pensiero, a volte fisicamente, a causa dell' interpretazione del Testo. Come può nascere una democrazia in un clima che non tiene conto della libertà individuale, rifiutando l' altro, il diverso, uccidendolo o accusandolo di apostasia, e non vede la vita, la cultura e le civiltà dell' uomo se non attraverso lo specchio della sua lettura del Testo, che è, come sappiamo, varia? Fondamentalmente non vi è democrazia nella religione, nel senso comune come noto in ambito culturale grecooccidentale. La religione è per natura l' appartenenza al cielo, la terra è vincolata al cielo, come gli uomini ai Testi. Fondare la democrazia presuppone quindi la totale separazione di ciò che è religioso da una parte, e ciò che è politico, sociale e culturale dall' altra. Questo è quanto il partito arabo socialista Baath non ha fatto. Anzi al contrario, ha indossato i vecchi panni: ha dominato l' arena del vecchio «gioco» e governato con la vecchia mentalità. Così nella prassi si è trasformato in un partito semi «razzista» per tutto quello che riguarda le etnie non arabe, specialmente i curdi. Tutti gli esperti concordano nel dire che l' esperienza partitica ideologica nella vita araba ha fallito su tutti i fronti, e ha fallito anche il suo modello comunista. Il partito arabo socialista Baath è parte di questo fallimento. Non è riuscito a mantenere il controllo sulla Siria con la forza dell' ideologia bensì con il pugno di ferro. Ma l' esperienza storica conferma che il pugno, cheè stato saldo, non può assicurare il dominio se non per un breve periodo e non può offrire al popolo che lo smembramento e l' arretramento oltre all' umiliazione della dignità umana. Signor presidente, il partito non ha fondato nulla che si possa considerare nuovo e importante, in nessun settore, anzi, esso nella pratica e sul piano culturale è un partito tradizionale, reazionario e in molti casi religioso, specie nell' istruzione. Non ha dato alcuna importanza all' uomo in quanto tale, al di là delle sue appartenenze. Non ha costruito una sola istituzione modello del sapere.È stata una sorta di associazione «religiosa»: ha ostacolato lo sviluppo di una libera cultura urbana, minato la moralità degli uomini, valutando la cultura in base alla fedeltà e considerando nemici i suoi nemici. Il difetto delle autorità del partito consiste nell' aver fatto proprio un contesto vecchio confermandone logiche e metodi. Si sono inserite in un Testo politico e religioso che poteva solo fagocitare chi vi entra. Così si è prodotta la cultura dei favori, dell' esclusione, delle accuse, oltre alla cultura tribale, confessionale, di clan. Il partito ha fatto proprio tutto ciò per un solo obiettivo: detenere il potere. Era interessato più al potere che alla costruzione di una società nuova, una cultura nuova, un uomo nuovo. Così il suo potere si è trasformato in potere reazionario che non richiede una rivoluzione per abbatterlo perché esso porta in sé il seme della sua caduta. Nessuno mette in dubbio che rivendicare la democrazia non implica necessariamente che chi la rivendica sia veramente democratico. La democrazia si realizza soltanto con due fattori: appartenere in quanto cittadino alla società quale unità indivisibile, prima di appartenere a una religione o a un' etnia; riconoscere l' altro, il diverso in quanto, come me, membro di questa società, con gli stessi miei diritti. È corretto che il pensiero orienti, ma non governi. Per questo il pensiero dell' opposizione deve essere anch' esso chiaro. Nel momento in cui l' opposizione, o parte di essa, in Siria rivendica la caduta del regime, dovrà esplicitare i suoi obiettivi per il dopo regime. Ma qual è l' opposizione oggi? Ci sono «voci», pensatori, scrittori, artisti, intellettuali, giovani, che hanno punti di vista e aspirazioni nobili e giuste, ma non accomunati da un documento che chiariscai loro obiettivi. Una voce che non si concretizza rimane voce ma non entra necessariamente nel tessuto pratico della realtà, ne rimane al di sotto o al di sopra. Signor presidente, la sfida che ha di fronte è duplice. Primo, che lei svolga la sua attività oggi non in quanto presidente di un partito ma di un popolo. È necessario, in qualità di presidente eletto, preparare il terreno per l' alternanza di governo in base a elezioni libere. Secondo: osservare la situazione siriana con una prospettiva che vada oltre i limiti della sicurezza e che comprenda che la permanenza del partito come guida non convince più la maggioranza dei siriani. Così la questione non è più di salvaguardia del regime, la questione è salvare la Siria, popolo e terra. Diversamente, sarà il partito il primo a contribuire non solo alla propria distruzione ma anche a quella dell' intera Siria. Signor presidente, la Siria ha bisogno oggi più che mai di inventare per gli arabi un abbecedario politico per completare ciò che aveva inventato in passato in molti campi. Tale abbecedario si regge sul rifiuto dell' identificazione tra patria e partito, tra leader e popolo. Quest' identificazione è propria solo dei tiranni. Il califfo Omar non l' aveva praticata e nemmeno l' imam Ali. Lei ora è invitato a smantellare quest' identificazione tra Siria e partito arabo socialista al-Baath. La Siria è più vasta, più ricca, più grande per essere riassunta in questo o qualsiasi altro partito. Lei è invitato, quindi, umanamente e civilmente, a essere dalla parte della Siria, non dalla parte del partito. L' esperienza conferma il suo totale fallimento. È inutile l' arroganza. La forza o la violenza serviranno soloa confermare il contrario. Le prigioni possono contenere gli individui ma non possono contenere i popoli. Le prigioni politiche indicano soltanto il fallimento. Anzi il partito nella sua gestione del potere in tutto questo periodo ha molto danneggiato l' identità culturale siriana. Ha privilegiato l' appartenenza alla razza e alla religione anziché alla lingua e alla cultura, fondando così una culturaa una sola dimensione, prodotta da una società a una sola dimensione. Una cultura ristretta, nostalgica, basata sulla contrapposizione: accusare il diverso di tradimento e apostasia, rifiutarlo. Un panarabismo che ha preso il posto della teologia. Signor presidente, occorre una revisione radicale, anche se il partito riuscisse a fermare la rivoluzione. Senza questo, sarà esso stesso un elemento fondamentale nel crollo totale: spingere la Siria verso una lunga guerra civile che potrebbe essere più pericolosa di quanto successo in Iraq, perché porterebbe alla lacerazione di questa terra singolare chiamata Siria. Spingerà di conseguenza tutti i suoi abitanti, inventori dell' alfabeto,a vagare nelle latitudini di una terra che promette solo cavalli di angeli che volano con le ali dei sette cieli. 



Adonis





giovedì 16 giugno 2011

La strepitosa vittoria dei referendum



 


 


COMUNITÀCRISTIANE DI BASE


Segreteria Tecnica Nazionale


c/o CdB San Paolo - Roma


Via Ostiense, 152/B – 00154 – Roma


328.4366864



 


La strepitosa vittoria dei referendum apre scenari nuovi sui fondamenti della vita sociale, sul senso dello sviluppo, della crescita e del consumo, sulla "razionalità" del mercato, sugli stili di vita individuali e collettivi, sul senso della politica come partecipazione di esseri sovrani e uguali. E pone in discussione l’asse del vivere civile imposta al mondo intero dalla oligarchia che domina l’economia e la politica a livello planetario: la guerra di tutti contro tutti, chiamata eufemisticamente competizione mondiale.


La vittoria dei referendum fa intravedere la nascita di un grande movimento trasformatore alla base della società in collegamento più o meno esplicito con un vento nuovo di liberazione e di affermazione di sovranità dal basso che sta impetuosamente soffiando nel mondo. E che finalmente trova il mondo giovanile fra i principali protagonisti, come appare evidente anche nella faticosa esperienza del mondo arabo che si affaccia sule rive del Mediterraneo.


Quel 57% di elettori italiani dicendo SÌ all’abrogazione di alcune norme sui bei comuni ha in realtà affermato il bisogno di nuovi valori sociali: la cooperazione anziché la competizione, la comunità aperta anziché l’egoismo escludente, la condivisione anziché l’appropriazione individualistica. Il nuovo paradigma si sta configurando come un nuovo patto tra gli esseri umani che però include necessariamente anche un nuovo patto con la terra, con la natura, con la vita e con Dio stesso.


Le comunità cristiane di base che hanno resistito nel portare avanti, maturare e attualizzare come hanno potuto tali valori sociali e comunitari nella fase storica di dominio del neoliberismo, dominio che ha contaminato pesantemente la stessa vita ecclesiale, salutano con gioia questa affermazione referendaria e ne traggono stimolo per rinnovare il loro impegno.


 


Le comunità cristiane di base italiane


Roma, 14 giugno 2011


sabato 22 gennaio 2011

Chiesa valdese per il testamento biologico


CHIESA VALDESE: DA MERCOLEDI' UNO SPORTELLO PER I TESTAMENTI BIOLOGICI


 


di  Susanna Pietra - da: www.criticaliberalele.it di mercoledì 19 gennaio 2011


 


Il diritto alla vita comprende anche il diritto a gestire con autonomia e razionalità la malattia e le ultime fasi della propria esistenza. Le direttive anticipate di trattamento sanitario sono un atto di responsabilità che dà dignità all’uomo ed eliminano a priori possibili conflitti tra i medici , con i medici e i familiari. Si tratta di un gesto che rientra pienamente nella libertà del cristiano, addirittura un dovere nei confronti della propria vita e della società. 


 


La chiesa valdese di Roma, piazza Cavour, per questi motivi ha deciso di aprire al pubblico uno sportello dove ogni mercoledì alle 18.00, a partire dal prossimo 26 gennaio 2011, sarà possibile depositare, nel rispetto di tutte le garanzie legali, il proprio testamento biologico, ovvero un documento che dettagliatamente indicherà le cure alle quali si intende o non si intende sottostare nel caso di relativa o totale non coscienza. Il testo, nel quale deve essere indicato un proprio referente - che al momento opportuno, rappresenterà ai medici le volontà del malato, insistendo perché vengano osservate - sarà conservato in un ufficio della chiesa. 


 


Martedì 25 gennaio, invece, alle ore 18.00 nella sala della chiesa valdese , in via Marianna Dionigi 59 (angolo piazza Cavour) verrà presentata l’iniziativa per la raccolta dei testamenti biologici, che sarà illustrata dal prof. Ermanno Genre, della Commissione valdese di bioetica e docente di teologia pratica presso la Facoltà valdese, e dal Prof. Gianni Long, che è stato Presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche Italiane. 


 


Saranno inoltre presenti Giancarlo Sabbadini, avvocato e coordinatore della commissione che ha lavorato al progetto, Antonio Adamo, pastore della comunità, e la giornalista Gianna Urizio.


 


“Il testamento biologico- ha detto Anne Marie Duprè, Presidente del Concistoro della chiesa di piazza Cavour - è un atto di amore e una risposta evangelica alla dignità della vita, oltre ad essere una testimonianza di laicità in una fase della nostra storia in cui le religioni aspirano al controllo totale dell’uomo”.


 

mercoledì 29 dicembre 2010

Un momento della veglia all'Isolotto di Firenze


Ieri sera insieme ad alcuni volontari dell'Agesci dell' Isolotto abbiamo partecipato alla Veglia organizzata dalla Comunità di Base dell' Isolotto animata e diretta da Don Enzo Mazzi. Vi è stata l'opportunità di testimoniare il nostro impegno sociale a Corleone al fianco della Cooperativa Lavoro e Non Solo oltre ad effettuare una riflessione collettiva sull'infiltrazione mafiosa nelle nostre comunità locali. Insieme a noi altri hanno narrato storie di attualità e della nostra vita quotidiana. L'incontro tra Verità e Giustizia durante una Veglia di Natale alla presenza di un Albero di Abete ricco di doni semplici ma veri e di luci non elettriche ma di candeline è stato veramente emozionante. Erano presenti anche i prodotti provenienti dalle terre confiscate frutto di impegno, resistenza e speranza. Una Veglia ricca di Sobrietà e Felicità! Non essendo nato a Firenze mi sono documentato su cosa fosse la Comunità di Base delle Piagge e anche sull'impegno di Don Enzo Mazzi , che ho avuto l'onore di conoscere durante il Sociale Forum Europeo effettuato a Firenze nel 2002. Vi è una storia che vale la pena di conoscere. Consiglio tutti di farlo , ne vale veramente la pena! Dopodichè anche voi potrete così comprendere il Valore dell'invito di ieri sera, segno che quello che stanno facendo tante ragazze e ragazzi attraverso Liberarci dalle Spine è una ricchezza sociale che in Tanti sentono la necessità di condividere! Oggi al Tg3 insieme al servizio della Santa Messa nel Duomo di Firenze vi era anche il report sulla Veglia Natalizia dell' Isolotto! Eppure Don Enzo Mazzi non ha nessun Ufficio Stampa! "Una notizia originale non ha bisogno di nessun giornale!" Maurizio Pascucci


Coordinatore Progetto Liberarci dalle Spine

La fonte

venerdì 3 dicembre 2010

Il lungo inverno della chiesa fiorentina


 


 


 


 


La visita pur tardiva dell’arcivescovo di Firenze, mons. Giuseppe Betori, domenica scorsa, alla chiesa della Regina della pace, che fu per anni teatro delle aberrazioni pedofile di don Lelio Cantini, ha un significato che va oltre la contingenza e investe la vita della diocesi fiorentina e interessa la città. Tutta l’omelia del prelato gira intorno alla sofferenza della parrocchia a causa degli abusi di don Cantini. Ma è la diocesi intera e la stessa società civile che in qualche modo sono state abusate, sia perché i minori ai quali è stata fatta violenza sono parte integrante della città, un po’ figli di tutti noi, sia perché la "visione errata della Chiesa" di don Cantini (così definita da Betori) è stata fatta propria dalla gerarchia che ha guidato la diocesi fiorentina dopo il card. Elia Dalla Costa. Insomma don Cantini non è solo il prete pedofilo; è anche il parroco rigidamente tradizionalista sostenuto in questo dalla Curia.


Gli anni del Concilio e quelli immediatamente successivi hanno visto ovunque ma specialmente a Firenze una forte polarizzazione fra la resistenza del tradizionalismo autoritario e la spinta riformatrice aperta verso il positivo della modernità.


Papa Giovanni concepì il Concilio proprio per rompere il centralismo romano, per far tacere i "profeti di sventura" e quindi liberare le esperienze conciliari delle periferie e dare spazio ai "segni dei tempi". E' emblematico lo scontro durissimo che esplose nell’assise dei vescovi riuniti in San Pietro su alcuni aspetti centrali della riforma conciliare. Papa Giovanni a un certo punto s’impose sostenendo le istanze rinnovatrici di vescovi come i cardinali Giacomo Lercaro di Bologna, Frings (Colonia), Liénart (Lilla), Alfrink (Utrecht), e sconfessando praticamente lo schieramento dei vescovi conservatori. Questi erano organizzati dall'arcivescovo Lefebvre in una vera e propria "compagine tradizionalista" all'interno del Concilio, che si dette anche un nome: "Coetus Internationalis Patrum", con in testa il potente card. Ottaviani, composta da 250 prelati fra cui l’arcivescovo di Firenze Ermenegildo Florit, il cui obiettivo conclamato era quello di trasformare il Concilio in un evento di semplice colore senza reali aperture, anzi con la conferma delle rigidezze dogmatiche e di tutte le condanne.


Lo scontro che si verificò fra i vescovi riuniti in Concilio si ripropose poi in tutta la realtà ecclesiale. Nel 1967 una decina di parroci fra cui don Cantini scrissero una lettera al card. Florit in cui ponevano un perentorio aut-aut: "O loro o noi: se non mette fuori loro, andiamo fuori noi". Chi erano questi "Loro" da metter fuori? I parroci delle esperienze conciliari, fra cui Don Bruno Borghi, prete operaio, don Luigi Rosadoni della Nave a Rovezzano, don Fabio Masi del Vingone, don Sergio Gomiti della Casella, noi dell’Isolotto, altri sulla stessa linea pastorale e sociale e, a livello di memoria perché era morto da poco, lo stesso don Lorenzo Milani. Fu scelta la visione autoritaria e chiusa della Chiesa di don Cantini & confratelli, che s’ispirava alla visione e alla prassi della "compagine tradizionalista" all'interno del Concilio, mentre l’alternativa conciliare fu colpita in vario modo. La città intera fu ferita e la sua anima creativa repressa se non annullata.


Il "lungo inverno", di cui Betori si rammarica, è stato voluto, la diocesi è stata svuotata dalle esperienze conciliari alternative al fondamentalismo di cui don Cantini era uno degli araldi e i nefasti veleni di quel tradizionalismo autoritario si propagano fino ad oggi in questo appiattimento e grigiore di una religiosità ritualistica senza profezia, dove solo alcune esperienze di spirito conciliare si ritagliano nicchie costrette alla autoreferenzialità.


E’ importante che il vescovo chieda finalmente scusa per l’abuso dei minori ma non basta. Non sarebbe doverosa una pubblica autocritica per la scelta, imposta alla diocesi e alla città intera, della "visione errata della Chiesa" di don Cantini? E non sarebbe necessaria una conversione concreta di rotta che recuperi lo spirito del Concilio sulla linea già impostata dal card. Silvano Piovanelli e risarcisca finché è possibile il danno inflitto alla Chiesa fiorentina, alle persone colpite e alla città intera?


                                                                        Enzo Mazzi

 



 



la Repubblica Firenze pag.XXIII


3 dicembre 2010


venerdì 24 settembre 2010

Pietro Mirabelli





Pietro Mirabelli mitico RLS dei cantieri CAVET (TAV Bologna-Firenze) è morto, per una beffa del destino proprio come mai avrebbe voluto: per un infortunio sul lavoro in galleria. Pietro aveva 3 mesi fa abbandonato l'Italia e la Toscana, andando a lavorare in Svizzera dove i livelli di sicurezza sul lavoro sono forse ancora più bassi che da noi.


Era deluso per le sconfitte personali e collettive e per i troppi bocconi amari che aveva dovuto ingoiare. In realtà sconfitto era tutto quel gruppo di persone che si era coagulato intorno a lui e alla sua battaglia COERENTE e  inflessibile per la difesa dei diritti, della dignità del lavoro oltre che della salute e sicurezza dei lavoratori. Medicina Democratica (Beppe ed io), Idra (Girolamo), il PRC (Paolo e Daniela) che era nel suo momento migliore e un gruppo di giovani ( Simona,Stefano, Natalia, Duccio,Lara e qualche altro ancora credo) della Facoltà di Scienze Politiche di Firenze.


Pietro ebbe l'intuizione che altri non ebbero (vedi il sindacato con cui fu a lungo in rotta):  aggredire l'organizzazione (capitalistica) del lavoro che vuole gli uomini schiavi, di orari,turni (il ciclo continuo) e ritmi forsennati.


Ci ha trascinati in una battaglia che forse era persa in partenza (le forze erano impari) ma che è valso la pena combattere. Personalmente sono grato a Pietro che mi ha costretto ad uscire dal mio guscio  di medico che aveva un po' tirato i rami in barca. Abbiamo lavorato in gruppo per anni coinvolgendo le Università, scienziati di fama internazionale (come il prof Giovanni Costa esperto di orari e turni) sempre attenti alle proposte e alle obiezioni  di Pietro. Sono stati anni intensi e sono stati scritti libri e girati documentari.


Anche le istituzioni di solito pigre e burocratiche, vedi ASL,  hanno dovuto fare la loro parte.Del resto  Pietro era inesorabile nell'evidenziare ritardi ed errori di tutti noi.


Ora che Pietro non c'è più siamo tutti più poveri e smarriti...nei cantieri si lavora anche 12-13 ore e in qualche caso anche di più. La dignità dei lavoratori è calpestata.


La controparte non ha solo vinto, ma riesce a farsi le leggi che vuole, a violare, anzi a violentare  la Costituzione  in tutti i modi.


In nome di Pietro è necessario resistere:chi ancora la pensa diversamente non può permettere che Pietro e soprattutto le sue idee finiscano nell'oblio.


In fondo la controparte, come disse Salvador Allende, ha la forza, ma non la ragione. Per cui.....


GRAZIE PIETRO 


                                                  Gino Carpentiero MD Firenze

Pietro Mirabelli





Pietro Mirabelli mitico RLS dei cantieri CAVET (TAV Bologna-Firenze) è morto, per una beffa del destino proprio come mai avrebbe voluto: per un infortunio sul lavoro in galleria. Pietro aveva 3 mesi fa abbandonato l'Italia e la Toscana, andando a lavorare in Svizzera dove i livelli di sicurezza sul lavoro sono forse ancora più bassi che da noi.


Era deluso per le sconfitte personali e collettive e per i troppi bocconi amari che aveva dovuto ingoiare. In realtà sconfitto era tutto quel gruppo di persone che si era coagulato intorno a lui e alla sua battaglia COERENTE e  inflessibile per la difesa dei diritti, della dignità del lavoro oltre che della salute e sicurezza dei lavoratori. Medicina Democratica (Beppe ed io), Idra (Girolamo), il PRC (Paolo e Daniela) che era nel suo momento migliore e un gruppo di giovani ( Simona,Stefano, Natalia, Duccio,Lara e qualche altro ancora credo) della Facoltà di Scienze Politiche di Firenze.


Pietro ebbe l'intuizione che altri non ebbero (vedi il sindacato con cui fu a lungo in rotta):  aggredire l'organizzazione (capitalistica) del lavoro che vuole gli uomini schiavi, di orari,turni (il ciclo continuo) e ritmi forsennati.


Ci ha trascinati in una battaglia che forse era persa in partenza (le forze erano impari) ma che è valso la pena combattere. Personalmente sono grato a Pietro che mi ha costretto ad uscire dal mio guscio  di medico che aveva un po' tirato i rami in barca. Abbiamo lavorato in gruppo per anni coinvolgendo le Università, scienziati di fama internazionale (come il prof Giovanni Costa esperto di orari e turni) sempre attenti alle proposte e alle obiezioni  di Pietro. Sono stati anni intensi e sono stati scritti libri e girati documentari.


Anche le istituzioni di solito pigre e burocratiche, vedi ASL,  hanno dovuto fare la loro parte.Del resto  Pietro era inesorabile nell'evidenziare ritardi ed errori di tutti noi.


Ora che Pietro non c'è più siamo tutti più poveri e smarriti...nei cantieri si lavora anche 12-13 ore e in qualche caso anche di più. La dignità dei lavoratori è calpestata.


La controparte non ha solo vinto, ma riesce a farsi le leggi che vuole, a violare, anzi a violentare  la Costituzione  in tutti i modi.


In nome di Pietro è necessario resistere:chi ancora la pensa diversamente non può permettere che Pietro e soprattutto le sue idee finiscano nell'oblio.


In fondo la controparte, come disse Salvador Allende, ha la forza, ma non la ragione. Per cui.....


GRAZIE PIETRO 


                                                  Gino Carpentiero MD Firenze

mercoledì 15 settembre 2010

Quando la storia non va avanti


Un brano estratto dall’intervento di Camillo Benso Conte di Cavour al Parlamento subalpino a sostegno della Commissione di inchiesta sulle ingerenze del clero nelle elezioni del 1857, ossia 13 anni prima della presa di Porta Pia


 


"Ma quando il clero, riconquistata ed assicurata la libertà, vuol combattere per riacquistare gli antichi privilegi, per far tornare indietro la società, per impedire il normale e regolare sviluppo della civiltà moderna, allora è da deplorare il suo intervento nelle lotte politiche (...). Io ho troppa fede nel principio del progresso e della libertà per temere che possa essere posto a cimento in una lotta condotta con armi puramente legali. Se la libertà ha potuto fare dei progressi immensi quando aveva a lottare contro il clero e le classi privilegiate, e la libertà era in certo modo inerme, come mai potrei temere che ora essa potesse correre vero pericolo se avesse a combattere i suoi avversari ad armi uguali? (…) Ma se io non temo le lotte politiche, quando siano combattute con armi legali, non posso dire altrettanto, ove il clero potesse impunemente valersi delle armi spirituali di cui è investito per ben altri uffizi che per trionfare questo o quell’altro politico candidato. Oh! Allora veramente la lotta non sarebbe più uguale; ed ove si lasciasse in questo terreno pigliare piede e assoldarsi l’uso di queste armi spirituali, la società correrebbe i più gravi pericoli, la lotta da legale correrebbe rischio di trasformarsi in lotta materiale”. 

Quando la storia non va avanti


Un brano estratto dall’intervento di Camillo Benso Conte di Cavour al Parlamento subalpino a sostegno della Commissione di inchiesta sulle ingerenze del clero nelle elezioni del 1857, ossia 13 anni prima della presa di Porta Pia


 


"Ma quando il clero, riconquistata ed assicurata la libertà, vuol combattere per riacquistare gli antichi privilegi, per far tornare indietro la società, per impedire il normale e regolare sviluppo della civiltà moderna, allora è da deplorare il suo intervento nelle lotte politiche (...). Io ho troppa fede nel principio del progresso e della libertà per temere che possa essere posto a cimento in una lotta condotta con armi puramente legali. Se la libertà ha potuto fare dei progressi immensi quando aveva a lottare contro il clero e le classi privilegiate, e la libertà era in certo modo inerme, come mai potrei temere che ora essa potesse correre vero pericolo se avesse a combattere i suoi avversari ad armi uguali? (…) Ma se io non temo le lotte politiche, quando siano combattute con armi legali, non posso dire altrettanto, ove il clero potesse impunemente valersi delle armi spirituali di cui è investito per ben altri uffizi che per trionfare questo o quell’altro politico candidato. Oh! Allora veramente la lotta non sarebbe più uguale; ed ove si lasciasse in questo terreno pigliare piede e assoldarsi l’uso di queste armi spirituali, la società correrebbe i più gravi pericoli, la lotta da legale correrebbe rischio di trasformarsi in lotta materiale”. 

lunedì 13 settembre 2010

Laicità delle Istituzioni

Al Sindaco di Roma
Gianni Alemanno
sindaco@comune.roma.it
 
Al Presidente della Regione Lazio
Renata Polverini
presidente@regione.lazio.it
 
Al Presidente della provincia di Roma
Nicola Zingaretti
segreteria.presidente@provincia.roma.it
 
p.c.  Ai consiglieri comunali,regionali, provinciali.
 
La Consulta Romana, come rappresentante della realtà associativa laica romana,  richiede una serie di formali ed ufficiali contatti con le Istituzioni Comunali,  con la Provincia e con la Regione Lazio  per  presentare  alcuni quesiti ritenuti importanti e qualificanti per l’affermazione della laicità delle istituzioni nella nostra città, provincia, regione.
 
Richieste per l'affermazione della laicità delle istituzioni
 
Questo documento viene presentato dalla Consulta Romana per la Laicità delle Istituzioni in nome e per conto di tutte le associazioni laiche aderenti all’associazione ed a nome di tutti i cittadini che si riconoscono nei principi fondanti della Costituzione Italiana.
 



  1. In ordine ai riti di passaggio, si chiede:


 
a) Che nei singoli Municipi sia prevista una dignitosa sala per la celebrazione dei matrimoni civili, in modo da non obbligare i cittadini che scelgono questo rito non siano costretti a lunghe file al Campidoglio o alle Terme di Caracalla (soli luoghi oggi predisposti).
b) Che si prevedano norme apposite che consentano ai cittadini che scelgono il matrimonio civile di celebrarlo anche in luoghi privati così come consentito ai fedeli di religioni che abbiano stipulato un’Intesa con lo Stato (e ai Cattolici ai sensi del Concordato).
c)  Che nei singoli Municipi sia predisposta una Sala per il Commiato.
 
2.    In ordine al testamento biologico, si chiede:

L'istituzione presso tutti i Municipi di Roma ed in tutti i comuni del Lazio di un registro telematico per le dichiarazioni anticipate di volontà in tema di trattamenti sanitari e di sostegno vitale, onoranze funebri, cremazioni, dispersione delle ceneri, donazione degli organi.
 
3.    In ordine all’interruzione di gravidanza, si chiede:
 



  1. Che venga promossa all’interno delle strutture preposte la presenza di medici non obiettori in modo da garantire un servizio più adeguato a tutte le donne che richiedono un’interruzione di gravidanza.


 
b)   Che i protocolli clinici in merito alla pillola abortiva RU486 ne prevedano la somministrazione secondo il giudizio del personale medico e la volontà della donna e non richiedano necessariamente il ricovero ospedaliero. In subordine che vengano effettuati in day hospital in tutti i reparti di interruzione volontaria di gravidanza dove si applica la 194, che sono, pertanto, idonei a praticare l’aborto farmacologico, senza alcuna necessità nel numero di posti letto dedicati.
 
4.    In ordine ai finanziamenti e alle agevolazioni fiscali alle associazioni a carattere religioso
 
Si chiede una trasparenza completa sui trasferimenti alle associazioni a carattere religioso o gestite direttamente o indirettamente da associazioni a carattere religioso, comprendente un elenco esaustivo di tutti i finanziamenti diretti ed indiretti comprendenti fra l'altro:



  • Finanziamenti ad associazioni religiose.


  • Finanziamenti ad enti di cura.


  • Finanziamenti ad enti di istruzione, nella fattispecie a:


  • scuole materne,


  • scuole primarie e secondarie,


  • Enti di istruzione professionale


  • Università


  • Finanziamenti ad associazioni sportive.


  • Finanziamenti ad associazioni ed enti culturali


  • Concessione di esenzioni parziali o totali in materia fiscale.


  • Concessione di privilegi  relativamente all'utilizzo di beni e/o servizi.


  • Trasferimenti di bilancio da Istituzioni pubbliche ad Istituzioni religiose a qualunque titolo.


  • Ogni altro trasferimento, diretto o indiretto, non incluso nell'elenco precedente.


 



  1. In ordine al settore istruzione, si chiede:


 



  1. (Regione, Provincia, Comune) La promozione ed il sostegno di attività interculturali, che prescindano dalle diverse appartenenze religiose e rappresentino occasione di approccio a culture altre rispetto al pensiero dominante, senza tuttavia entrare nel merito di valutazioni didattico - educative di pertinenza delle singole istituzioni scolastiche (ad es. imposizione del tetto del 30% di alunni/e stranieri/e per classe).


  2. (Comune) L’introduzione di "menu etnici" nelle mense scolastiche, visti come momento di confronto tra mondi diversi, e conclusivi di attività didattiche.


  3. (Regione, Provincia, Comune) Provvedimenti rivolti agli alunni/e nomadi (in particolare, collegamenti e mezzi di trasporto adeguati), affinché i nuovi insediamenti non li privino della frequenza scolastica, ma anzi quest’ultima possa allargarsi a una scolarizzazione oltre quella di base.


  4. (Comune) L’attuazione di attività alternative alla religione cattolica per chi non si avvale dell’IRC nelle scuole dell’infanzia comunali, come previsto nella scheda di iscrizione.


  5. (Regione, Provincia, Comune) che ciascun organo nell’ambito delle proprie competenze si faccia garante della non esposizione ed ostentazione di simboli religiosi nei locali scolastici.


  6. Per quanto riguarda le Scuole dell'Infanzia comunali  chiediamo:


  7. Il pieno rispetto dei diritti di coloro che non si avvalgono dell'insegnamento della religione cattolica e l’attuazione delle attività  alternative,così come stabilito nei testi normativi.


  8. Che il Comune e i Municipi  controllino capillarmente se tale disposizione viene in realtà rispettata, e che sia istituito un apposito sportello dove i genitori,  possano far pervenire le denunce di inadempienze, affinché  non si vedano costretti a una scelta confliggente con la propria libertà di coscienza non avendo di fatto alternative.


 



  1. Istituzione di un “Sportello Informativo su temi laici”


 
Riteniamo che ciascuna Istituzione, nell'ambito del proprio livello di competenza istituzionale, debba farsi carico di istituire uno “sportello laico”  al quale tutti i cittadini possano accedere per trovare soluzioni o indicazioni concrete (procedure da seguire, logistica a disposizione, cerimonie, etc.) alle loro istanze su materie come:
 
Il commiato laico, l’accanimento terapeutico, la conservazione di cellule, cordone ombelicale, cremazione e dispersione delle ceneri, l’aborto, le adozioni, le celebrazioni di feste civili, il crocifisso nei locali pubblici, i diritti degli immigrati, i diritti degli omosessuali, la donazione di organi, la fecondazione assistita, l’insegnamento della religione e l’insegnamento alternativo, il matrimonio civile, la pillola abortiva e quella del giorno dopo,il registro delle dichiarazioni anticipate di volontà di fine vita, la separazione legale e il divorzio, le unioni di fatto, il 5 x 1000, etc.).
 



  • Richiediamo, pertanto, l’istituzione di uno “Sportello laico”  in grado di raccogliere le istanze di quei cittadini che abbiano esigenze sui temi elencati.


 
Carlo Cosmelli
Coordinatore della Consulta Laica Romana
Roma 31-8-2010
 
Le associazioni aderenti alla Consulta:
. AFFI Associazione Federativa Femminista Internazionale.
. Arcigay Roma.
. ARCo Associazione per la Ricerca e la Comunicazione.
. Associazione culturale Altrevie.
. Associazione Libera uscita – Sede di Roma.
. Associazione Nazionale del Libero Pensiero “Giordano Bruno” - Sezione di Roma.
. Carta 89.
. Cemea del Mezzogiorno.
. CGIL Roma e Lazio - Ufficio Nuovi Diritti.
. Com Nuovi Tempi – Confronti.
. CRIDES Centro Romano d'Iniziativa per la Difesa dei Diritti nella Scuola.
. Democrazia laica.
. FNISM - Federazione Nazionale Insegnanti Roma e Lazio.
. Fondazione Critica Liberale.
. Fondazione Religions-Free Bancale Onlus.
. Gruppo Martin Buber, Ebrei per la pace.
. Italialaica.it
. Lettera Internazionale.
. Liberacittadinanza – Sede di Roma.
. Libertà e Giustizia – Circolo di Roma.
. Noi siamo Chiesa – Roma.
. Società Laica e Plurale.
 


Consulta Romana per la Laicità delle Istituzioni


Sede: c/o Fondazione Critica liberale, Via delle Carrozze, 19  00187  Roma   Tel. 06 6796011    
 romalaica@gmail.com      http://romalaica.blogspot.com

Laicità delle Istituzioni

Al Sindaco di Roma
Gianni Alemanno
sindaco@comune.roma.it
 
Al Presidente della Regione Lazio
Renata Polverini
presidente@regione.lazio.it
 
Al Presidente della provincia di Roma
Nicola Zingaretti
segreteria.presidente@provincia.roma.it
 
p.c.  Ai consiglieri comunali,regionali, provinciali.
 
La Consulta Romana, come rappresentante della realtà associativa laica romana,  richiede una serie di formali ed ufficiali contatti con le Istituzioni Comunali,  con la Provincia e con la Regione Lazio  per  presentare  alcuni quesiti ritenuti importanti e qualificanti per l’affermazione della laicità delle istituzioni nella nostra città, provincia, regione.
 
Richieste per l'affermazione della laicità delle istituzioni
 
Questo documento viene presentato dalla Consulta Romana per la Laicità delle Istituzioni in nome e per conto di tutte le associazioni laiche aderenti all’associazione ed a nome di tutti i cittadini che si riconoscono nei principi fondanti della Costituzione Italiana.
 



  1. In ordine ai riti di passaggio, si chiede:


 
a) Che nei singoli Municipi sia prevista una dignitosa sala per la celebrazione dei matrimoni civili, in modo da non obbligare i cittadini che scelgono questo rito non siano costretti a lunghe file al Campidoglio o alle Terme di Caracalla (soli luoghi oggi predisposti).
b) Che si prevedano norme apposite che consentano ai cittadini che scelgono il matrimonio civile di celebrarlo anche in luoghi privati così come consentito ai fedeli di religioni che abbiano stipulato un’Intesa con lo Stato (e ai Cattolici ai sensi del Concordato).
c)  Che nei singoli Municipi sia predisposta una Sala per il Commiato.
 
2.    In ordine al testamento biologico, si chiede:

L'istituzione presso tutti i Municipi di Roma ed in tutti i comuni del Lazio di un registro telematico per le dichiarazioni anticipate di volontà in tema di trattamenti sanitari e di sostegno vitale, onoranze funebri, cremazioni, dispersione delle ceneri, donazione degli organi.
 
3.    In ordine all’interruzione di gravidanza, si chiede:
 



  1. Che venga promossa all’interno delle strutture preposte la presenza di medici non obiettori in modo da garantire un servizio più adeguato a tutte le donne che richiedono un’interruzione di gravidanza.


 
b)   Che i protocolli clinici in merito alla pillola abortiva RU486 ne prevedano la somministrazione secondo il giudizio del personale medico e la volontà della donna e non richiedano necessariamente il ricovero ospedaliero. In subordine che vengano effettuati in day hospital in tutti i reparti di interruzione volontaria di gravidanza dove si applica la 194, che sono, pertanto, idonei a praticare l’aborto farmacologico, senza alcuna necessità nel numero di posti letto dedicati.
 
4.    In ordine ai finanziamenti e alle agevolazioni fiscali alle associazioni a carattere religioso
 
Si chiede una trasparenza completa sui trasferimenti alle associazioni a carattere religioso o gestite direttamente o indirettamente da associazioni a carattere religioso, comprendente un elenco esaustivo di tutti i finanziamenti diretti ed indiretti comprendenti fra l'altro:



  • Finanziamenti ad associazioni religiose.


  • Finanziamenti ad enti di cura.


  • Finanziamenti ad enti di istruzione, nella fattispecie a:


  • scuole materne,


  • scuole primarie e secondarie,


  • Enti di istruzione professionale


  • Università


  • Finanziamenti ad associazioni sportive.


  • Finanziamenti ad associazioni ed enti culturali


  • Concessione di esenzioni parziali o totali in materia fiscale.


  • Concessione di privilegi  relativamente all'utilizzo di beni e/o servizi.


  • Trasferimenti di bilancio da Istituzioni pubbliche ad Istituzioni religiose a qualunque titolo.


  • Ogni altro trasferimento, diretto o indiretto, non incluso nell'elenco precedente.


 



  1. In ordine al settore istruzione, si chiede:


 



  1. (Regione, Provincia, Comune) La promozione ed il sostegno di attività interculturali, che prescindano dalle diverse appartenenze religiose e rappresentino occasione di approccio a culture altre rispetto al pensiero dominante, senza tuttavia entrare nel merito di valutazioni didattico - educative di pertinenza delle singole istituzioni scolastiche (ad es. imposizione del tetto del 30% di alunni/e stranieri/e per classe).


  2. (Comune) L’introduzione di "menu etnici" nelle mense scolastiche, visti come momento di confronto tra mondi diversi, e conclusivi di attività didattiche.


  3. (Regione, Provincia, Comune) Provvedimenti rivolti agli alunni/e nomadi (in particolare, collegamenti e mezzi di trasporto adeguati), affinché i nuovi insediamenti non li privino della frequenza scolastica, ma anzi quest’ultima possa allargarsi a una scolarizzazione oltre quella di base.


  4. (Comune) L’attuazione di attività alternative alla religione cattolica per chi non si avvale dell’IRC nelle scuole dell’infanzia comunali, come previsto nella scheda di iscrizione.


  5. (Regione, Provincia, Comune) che ciascun organo nell’ambito delle proprie competenze si faccia garante della non esposizione ed ostentazione di simboli religiosi nei locali scolastici.


  6. Per quanto riguarda le Scuole dell'Infanzia comunali  chiediamo:


  7. Il pieno rispetto dei diritti di coloro che non si avvalgono dell'insegnamento della religione cattolica e l’attuazione delle attività  alternative,così come stabilito nei testi normativi.


  8. Che il Comune e i Municipi  controllino capillarmente se tale disposizione viene in realtà rispettata, e che sia istituito un apposito sportello dove i genitori,  possano far pervenire le denunce di inadempienze, affinché  non si vedano costretti a una scelta confliggente con la propria libertà di coscienza non avendo di fatto alternative.


 



  1. Istituzione di un “Sportello Informativo su temi laici”


 
Riteniamo che ciascuna Istituzione, nell'ambito del proprio livello di competenza istituzionale, debba farsi carico di istituire uno “sportello laico”  al quale tutti i cittadini possano accedere per trovare soluzioni o indicazioni concrete (procedure da seguire, logistica a disposizione, cerimonie, etc.) alle loro istanze su materie come:
 
Il commiato laico, l’accanimento terapeutico, la conservazione di cellule, cordone ombelicale, cremazione e dispersione delle ceneri, l’aborto, le adozioni, le celebrazioni di feste civili, il crocifisso nei locali pubblici, i diritti degli immigrati, i diritti degli omosessuali, la donazione di organi, la fecondazione assistita, l’insegnamento della religione e l’insegnamento alternativo, il matrimonio civile, la pillola abortiva e quella del giorno dopo,il registro delle dichiarazioni anticipate di volontà di fine vita, la separazione legale e il divorzio, le unioni di fatto, il 5 x 1000, etc.).
 



  • Richiediamo, pertanto, l’istituzione di uno “Sportello laico”  in grado di raccogliere le istanze di quei cittadini che abbiano esigenze sui temi elencati.


 
Carlo Cosmelli
Coordinatore della Consulta Laica Romana
Roma 31-8-2010
 
Le associazioni aderenti alla Consulta:
. AFFI Associazione Federativa Femminista Internazionale.
. Arcigay Roma.
. ARCo Associazione per la Ricerca e la Comunicazione.
. Associazione culturale Altrevie.
. Associazione Libera uscita – Sede di Roma.
. Associazione Nazionale del Libero Pensiero “Giordano Bruno” - Sezione di Roma.
. Carta 89.
. Cemea del Mezzogiorno.
. CGIL Roma e Lazio - Ufficio Nuovi Diritti.
. Com Nuovi Tempi – Confronti.
. CRIDES Centro Romano d'Iniziativa per la Difesa dei Diritti nella Scuola.
. Democrazia laica.
. FNISM - Federazione Nazionale Insegnanti Roma e Lazio.
. Fondazione Critica Liberale.
. Fondazione Religions-Free Bancale Onlus.
. Gruppo Martin Buber, Ebrei per la pace.
. Italialaica.it
. Lettera Internazionale.
. Liberacittadinanza – Sede di Roma.
. Libertà e Giustizia – Circolo di Roma.
. Noi siamo Chiesa – Roma.
. Società Laica e Plurale.
 


Consulta Romana per la Laicità delle Istituzioni


Sede: c/o Fondazione Critica liberale, Via delle Carrozze, 19  00187  Roma   Tel. 06 6796011    
 romalaica@gmail.com      http://romalaica.blogspot.com

sabato 21 agosto 2010

Al Presidente della Regione Toscana


Caro presidente Regione Toscana Rossi
Mi Chiamo Leonardo Rizzo
attualmente sono malato e ricoverato, ho un tumore in fase avanzata e ho solo 54 anni, ho anche esiti di poliomielite anteriore acuta e sono costretto a deambulare o con le canadesi o in carrozzina. Questo non mi ha impedito di laurearmi ne di vivere una vita regolare ( laurea in medicina, lavoro in ospedale, matrimonio, pubblicazioni, figli, separazione, ecc), ne di avere tante personali soddisfazioni.
lo, sono un suo ammiratore ed elettore, ho avuto attraverso altri miei amici informazioni su una delibera di cui posseggo gli estremi (N,890 del 03-2007) e una copia di una lettera dell'On. I. Marino dove si conferma che malgrado il contributo dell'8/oo la Regione Toscana concede ad un certo numero di religiosi cattolici un stipendio mensile, circa al lordo di 1670 €, per non si sa per quale funzione, distogliendo risorse ( suppongo alla Sanità).
Lei Sa meglio di me quanta necessità ci siano bisogno di assunzioni di personale assistenziale, non mi spiego questa scelta da parte della Regione. E' mia intenzione mandare via e-mail questa lettera,  perché tanti elettori ne vengano a conoscenza, e decidano se mandarLe  il loro dissenso o assenso. Certo è che secondo la mia coscienza l'assistenza religiosa dovrebbe essere volontaria e non pagata in proporzione al numero di ricoverati anche se non richiesta.
Spero che Lei abbia la possibilità di ripensare e correggere questa norma ( possibilmente non stipendiando preti di altre religioni) ma girare questa spesa per nuove assunzioni di personale assistenziale.
Cordiali saluti
Dott. Rizzo Leonardo

       

Al Presidente della Regione Toscana


Caro presidente Regione Toscana Rossi
Mi Chiamo Leonardo Rizzo
attualmente sono malato e ricoverato, ho un tumore in fase avanzata e ho solo 54 anni, ho anche esiti di poliomielite anteriore acuta e sono costretto a deambulare o con le canadesi o in carrozzina. Questo non mi ha impedito di laurearmi ne di vivere una vita regolare ( laurea in medicina, lavoro in ospedale, matrimonio, pubblicazioni, figli, separazione, ecc), ne di avere tante personali soddisfazioni.
lo, sono un suo ammiratore ed elettore, ho avuto attraverso altri miei amici informazioni su una delibera di cui posseggo gli estremi (N,890 del 03-2007) e una copia di una lettera dell'On. I. Marino dove si conferma che malgrado il contributo dell'8/oo la Regione Toscana concede ad un certo numero di religiosi cattolici un stipendio mensile, circa al lordo di 1670 €, per non si sa per quale funzione, distogliendo risorse ( suppongo alla Sanità).
Lei Sa meglio di me quanta necessità ci siano bisogno di assunzioni di personale assistenziale, non mi spiego questa scelta da parte della Regione. E' mia intenzione mandare via e-mail questa lettera,  perché tanti elettori ne vengano a conoscenza, e decidano se mandarLe  il loro dissenso o assenso. Certo è che secondo la mia coscienza l'assistenza religiosa dovrebbe essere volontaria e non pagata in proporzione al numero di ricoverati anche se non richiesta.
Spero che Lei abbia la possibilità di ripensare e correggere questa norma ( possibilmente non stipendiando preti di altre religioni) ma girare questa spesa per nuove assunzioni di personale assistenziale.
Cordiali saluti
Dott. Rizzo Leonardo

       

mercoledì 19 maggio 2010

Un altro mondo è possibile


Presentazione del volume:

Firenze crocevia di culture
Polistampa, 2010

a cura dell'Archivio del Movimento di Quartiere di Firenze, della Comunità dell'Isolotto, della Fondazione Michelucci


Interventi di:
Luigi Remaschi,         Archivio del Movimento di Quartiere di Firenze
Urbano Cipriani         Comunità dell'Isolotto
Corrado Marcetti        Direttore Fondazione Michelucci
Paolo Mencarelli        storico
Presiede il Sindaco di Bagno a Ripoli Luciano Bartolini
Sarà presente l'Assessore Laura Guerrini

Mercoledì 19 maggio ore 17
presso la sala conferenze della Biblioteca
Via di Belmonte 38 - Ponte a Niccheri (Bagno a Ripoli)

Il Volume, che vuol essere una guida ad un'altra Firenze, traccia una storia incentrata sulla solidarietà, sui movimenti di base, sulla partecipazione, sul protagonismo popolare e sull'integrazione fra culture diverse, all'insegna dello slogan un altro mondo è possibile.

Un altro mondo è possibile


Presentazione del volume:

Firenze crocevia di culture
Polistampa, 2010

a cura dell'Archivio del Movimento di Quartiere di Firenze, della Comunità dell'Isolotto, della Fondazione Michelucci


Interventi di:
Luigi Remaschi,         Archivio del Movimento di Quartiere di Firenze
Urbano Cipriani         Comunità dell'Isolotto
Corrado Marcetti        Direttore Fondazione Michelucci
Paolo Mencarelli        storico
Presiede il Sindaco di Bagno a Ripoli Luciano Bartolini
Sarà presente l'Assessore Laura Guerrini

Mercoledì 19 maggio ore 17
presso la sala conferenze della Biblioteca
Via di Belmonte 38 - Ponte a Niccheri (Bagno a Ripoli)

Il Volume, che vuol essere una guida ad un'altra Firenze, traccia una storia incentrata sulla solidarietà, sui movimenti di base, sulla partecipazione, sul protagonismo popolare e sull'integrazione fra culture diverse, all'insegna dello slogan un altro mondo è possibile.

lunedì 5 aprile 2010

8 PER MILLE

8 PER MILLE:
proposta della Comunità dell’Isolotto al Coordinamento cdb – Tirrenia 14-15 aprile 2010.
 


In comunità ci siamo interrogati sulla destinazione dell’8 per mille che siamo costretti di fatto a sottoscrivere con la scadenza della denuncia dei redditi. Abbiamo discusso l’argomento in modo problematico cercando di mettere insieme dubbi, perplessità, convinzioni ed opportunità.
Tutti abbiamo convenuto che:
- rimane primario il nostro impegno contro ogni forma di concordato fra chiese e poteri
- riaffermiamo il nostro impegno per la laicità dello stato
- continueremo a contestare il concordato fra la chiesa cattolica e lo stato italiano per le caratteristiche di privilegio e di connivenza con i poteri che continua ad esprimere.
Abbiamo però anche constatato che le nostre indicazioni su questi temi non trovano una sponda credibile né capacità di mobilitazione da parte dei partiti politici, mentre cresce l’attenzione, la consapevolezza e la mobilitazione da parte della cultura, dell’associazionismo di base e della società civile (vedi crocifisso – insegnamento della religione nella scuola – laicità delle istituzioni – laicità dei tribunali – matrimoni civili – fine vita – ecc….)
Inoltre, considerato il contesto attuale in cui si dibatte la chiesa istituzionale ed il momento critico in cui finalmente le contraddizioni si fanno sempre più evidenti,a molti di noi è sembrato che nasca l’esigenza di andare incontro ai tanti che dovranno dichiarare a chi sottoscrivere il proprio 8x1000 con la prossima denuncia dei redditi, poiché sia che si sottoscriva per lo stato italiano sia che si ometta di sottoscrivere, i soldi vanno comunque a soddisfare interessi non condivisi da parte di tanti cittadini.
 
Abbiamo alla fine convenuto sulla opportunità di sottoporre alla discussione del prossimo Coordinamento nazionale cdb del 17-18 aprile a Tirrenia la proposta di prendere in esame la opportunità di formulare un accordo/convenzione fra le cdb–coordinamento nazionale e l’Unione delle Chiese valdese/metodista per promuovere nel nostro ambito, in modo trasparente e rispettoso della piena libertà dei singoli (persone e comunità), la sottoscrizione dell’8x1000 alla Chiesa valdese la quale si potrebbe impegnare, secondo forme e norme da concordare, a sostenere e finanziare progetti promossi dalle cdb sia come realtà nazionale che come singole realtà locali impegnate ad affrontare iniziative culturali, di solidarietà, di inclusione……
 
Una simile scelta avrebbe certamente caratteri di contraddizione e dunque potrebbe essere una esperienza ridiscutibile di anno in anno. Essa però oggi trova secondo molti di noi (con perplessità espresse da alcuni/e) un suo significato e valore perché:
- toglierebbe ossigeno economico alla chiesa cattolica
- orienterebbe i contribuenti incerti ed indecisi
- ci potrebbe permettere di pensare al progetto di un archivio storico nazionale delle cdb e/o un coordinamento di archivi, ufficialmente riconosciuto e notificato (come è del nostro archivio dell’Isolotto a cui molti giovani studenti stanno attingendo), realizzabile e gestibile attraverso contratti di collaborazione con giovani competenti magari della nostra area.
Tale archivio potrebbe essere un luogo di memoria creativa. Il nostro movimento è portatore di una grande ricchezza di materiali capaci di comunicare esperienze e  messaggi che abbiamo elaborato insieme in questi cinquanta anni della nostra storia. Pensiamo che sia nostro dovere lasciare alle generazioni più giovani la memoria dello spirito e della prassi del nostro cammino comunitario perché chi vuole possa servirsene per progettare nuove esperienze di vita. Un archivio dunque che abbia il carattere della modernità e della memoria allo stesso tempo, un archivio che metta a disposizione, nei luoghi della memoria, la voce dei sapienti ma anche  di coloro che non hanno voce. Se ci siamo interrogati su quale futuro per le cdb, se ci sta stretta ogni ipotesi di continuità che si basi su una organizzazione in qualche modo istituzionalizzata, forse ci potrebbe piacere trovare un modo di comunicare lo spirito che ha soffiato e continua a soffiare in mezzo a noi, comunicare cioè un messaggio che poi…produrrà i suoi frutti, e non potrà o dovrà essere imprigionato dentro strutture e regole chiuse.
Non è questo che abbiamo fatto riappropriandoci del Vangelo e della Bibbia?
 
Inoltre una fonte di finanziamento potrebbe:
- permettere alle realtà locali del nostro movimento una maggiore partecipazione agli incontri ed ai convegni nazionali ed europei contribuendo con un sostegno alle spese dei singoli e dei gruppi (per esempio presentando i nostri Convegni nazionali come progetti culturali e richiedendo finanziamenti appositi);
- dare una capacità economica ai giovani che intendono organizzare loro momenti di autogestione e crescita;
- mettere a disposizioni delle generazioni più giovani del nostro movimento un sostegno economico che permetta loro di progettare creativamente esperienze locali, promosse dal basso, per affrontare le precarietà dell’oggi che, fra l’altro, vede coinvolti molti di loro (es: cooperative di lavoro multietniche, cooperative sociali di servizi, associazioni di sostegno a problematiche di vario genere, attività culturali e di socializzazione ecc..).
 
Queste ipotesi ci sembrano motivanti per aprirci ad una esperienza di questo genere che, fra l’altro, potrebbe vedere un maggiore interesse e partecipazione ai coordinamenti nazionali dei più giovani che in questo ambito possono avere un  ruolo progettuale e creativo.
 
Nota: Prima di formulare la presente proposta abbiamo contattato Domenico Maselli e Maria Bonafede moderatora dell’unione delle Chiese Valdese/Metodista per verificare la loro disponibilità a discutere la cosa nella eventualità che la proposta venga accolta dal Coordinamento cdb. La loro risposta è stata affermativa.

 
Allegato
(dal Foglio di Comunità di Pinerolo n. 4 – aprile 2010)

 
L'OTTO PER MILLE CI COSTA UN OCCHIO!
 
Probabilmente pensi che, quando fai la scelta per l'otto per mille, l'otto per mille delle tue tasse vada a chi decidi tu.  Sbagliato!
Lo Stato ogni anno raccoglie l'IRPEF e ne mette l'otto per mille in un calderone. Sembra una quota piccola, ma in realtà sono molti soldi: circa un miliardo di euro. Questi soldi vengono poi ripartiti a seconda delle scelte che sono state espresse: insomma la tua firma conta come un voto e ha lo stesso valore di quella degli uomini più ricchi d'Italia.
 
Queste sono state le scelte nella dichiarazione dei redditi del 2000(ultimi dati pubblicati dal Ministero):
Nessuna scelta     60,40%          Chiesa Cattolica     34,56%                  Stato     4,07%      
Valdesi     0,50%                        Ebrei     0,16%                           Luterani     0,12%
Avventisti     0,10%                             Assemblee di Dio     0,08%
 
Che fine fanno i soldi di chi non firma per nessuno?   Anche quelli finiscono nel calderone, e vengono ripartiti a seconda dei voti di chi ha espresso la scelta. Sempre con la dichiarazione dei redditi del 2001, i soldi sono stati spartiti così:
Chiesa Cattolica     87,25%                  Stato     10,28%               Valdesi     1,27%
Ebrei     0,42%                          Luterani     0,31%            Avventisti     0,27%                   
Assemblee di Dio     0,20%
 
Negli ultimi anni circa quattro contribuenti su dieci hanno firmato esplicitamente per l'otto per mille. Visto che la maggior parte di chi firma (circa l'80% di loro) sceglie la Chiesa Cattolica, questa riceve ogni anno l'80% della torta, cioè più di 900 milioni di euro. Invece sei persone su dieci non scelgono niente, e la loro quota viene gestita dagli altri!
 
Cos'ha che non va questo meccanismo, all'apparenza così democratico?





  • Quasi nessuno sa come funziona e i mezzi di informazione si guardano bene dal dirlo.


  • Lo Stato non si fa nessuna pubblicità e tra le confessioni religiose solo la Chiesa Cattolica può permettersi grandi campagne.


  • Chi non deve presentare la dichiarazione dei redditi (alcuni lavoratori dipendenti o i pensionati) spesso non sa come scegliere a chi destinare l'otto per mille.


  • L'otto per mille potrebbe essere modificato ogni tre anni (ad esempio portandolo al sei per mille), ma questo non è mai stato neanche preso in considerazione.


  • Il Ministero delle Finanze agisce in modo ben poco trasparente: sono anni, ormai, che comunica i risultati solo alle confessioni religiose.



 
L'otto per mille è il meccanismo adottato dallo Stato italiano per il finanziamento delle confessioni religiose. Possono accedere all'otto per mille solo le confessioni che hanno stipulato un'intesa con lo Stato e che abbiano avanzato apposita richiesta. I destinatari, al 2009, sono:
Stato,  Chiesa cattolica,  Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi,  Chiesa Evangelica Luterana in Italia,  Unione Comunità Ebraiche Italiane,  Unione Chiese cristiane avventiste del settimo giorno, Assemblee di Dio in Italia

 
Dai Patti lateranensi fino al 1984 la Chiesa Cattolica riceveva dallo Stato la cosiddetta "congrua", a risarcimento dei beni confiscati alla Chiesa e per il mantenimento dei preti. Nel 1984, con la revisione del Concordato firmata da Craxi, è stata eliminata la congrua ed introdotto l'otto per mille, che è poi stato concesso anche ad altre confessioni religiose. Da allora l'aumento delle tasse e del reddito degli italiani ha fatto salire vertiginosamente le cifre in gioco,passando dai 398 milioni di euro del 1990 ai 1.002 del 2008.
 
In teoria ogni tre anni una commissione potrebbe modificare la percentuale (da otto per mille a sei per mille, ad esempio), ma in realtà questo non è mai stato fatto, nonostante le recenti crisi e nonostante con un miliardo di euro si possano effettuare svariati interventi, ad esempio a favore della scuola o dei lavoratori.  Anche altre religioni (come i Testimoni di Geova) hanno firmato con lo Stato delle intese, che però non sono ancora state ratificate dal Parlamento. Tramite il meccanismo delle firme inespresse bastano poche altre confessioni con fedeli molto disciplinati per far diminuire di decine di milioni di euro il gettito della Chiesa. Che sia per questo che il Parlamento prende tempo?

Cosa ne fanno...

Lo Stato dovrebbe destinare il suo otto per mille a interventi per fame nel mondo, calamità naturali, assistenza ai rifugiati e conservazione dei beni culturali. In pratica, dal 2004 una buona fetta viene rigirata al bilancio generale e anche prima finiva spesso alle iniziative più disparate, come la controversa "missione arcobaleno" del governo D'Alema. Buona parte dell'otto per mille dello Stato finisce poi alla Chiesa: dai restauri di chiese e conventi, al finanziamento delle scuole cattoliche, all'associazionismo cattolico.
 
La Chiesa Cattolica punta molto, nella sua campagna pubblicitaria, sull'aiuto ai poveri e al terzo mondo. In realtà riceve la fetta più grossa dell'otto per mille (991 milioni di euro nel 2007, dati CEI) ma ne spende solo il 12,1% per beneficenza in Italia e l'8,6% all'estero. Una buona parte (il 35,7%) va agli stipendi dei preti, e una analoga (il 43,7%) alle "esigenze di culto" (restauri e nuove chiese, catechesi, tribunali ecclesiastici...).
 
L'Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi destina l'otto per mille interamente a progetti di natura assistenziale, sociale e culturale. Il 30% inoltre è riservato ai Paesi in via di sviluppo.  Per info:
www.ottopermillevaldese.org
 
L'Unione Comunità Ebraiche Italiane utilizza i fondi per formazione culturale ebraica, tutela delle minoranze e attività sociali, conservazione dei beni artistici ebraici.
 
L'Unione Chiese cristiane avventiste del settimo giorno impiega la somma ricevuta per interventi sociali, assistenziali, umanitari e culturali in Italia e all'estero.
 
La Chiesa Evangelica Luterana in Italia destina l'otto per mille ad evangelizzazione, stipendi dei ministri di culto, opere sociali, missioni, iniziative culturali e spese di amministrazione.
 
Le Assemblee di Dio in Italia utilizzano l'otto per mille esclusivamente per progetti culturali e di solidarietà, in Italia e all'estero. Non accettano le quote delle firme non espresse. Non pubblicano un rendiconto dettagliato.
UAAR, Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti