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martedì 1 ottobre 2013

La fede, la scienza, il male

- COSÌ L’EX PONTEFICE MI HA RISPOSTO - DI PIERGIORGIO ODIFREDDI
da: la Repubblica di martedì 24 settembre 2013
Pochissime persone al mondo, ed Eugenio Scalfari è una di queste, possono comprendere la sorpresa e l’emozione che si provano nel ricevere a casa propria un’inaspettata lettera di un Papa. Una sorpresa e un’emozione che non vengono scalfite dal fatto di essere dei miscredenti, perché l’ateismo riguarda la ragione, mentre le personalità e i simboli del potere agiscono sui sentimenti.
A me questa sorpresa e quest’emozione sono capitate il 3 settembre, quando il postino mi ha recapitato una busta sigillata, contenente 11 pagine protocollo datate 30 agosto, nelle quali Benedetto XVI rispondeva al mio “Caro papa, ti scrivo” (Mondadori, 2011). Una risposta che mi ha sorpreso per due ragioni. Anzitutto, perché un Papa ha letto un libro che, fin dalla copertina, veniva presentato come una «luciferina introduzione all’ateismo». E poi, perché l’ha voluto commentare e discutere.
Poco dopo le dimissioni di Ratzinger, avevo approfittato di un amico comune per chiedere all’arcivescovo Georg Gänswein se fosse possibile recapitare all’ormai Papa emerito una copia del mio libro, nella speranza che lo potesse vedere. E in seguito, in un paio di occasioni, mi era stato detto dapprima che l’aveva ricevuto e poi che lo stava leggendo. Ma che potesse rispondermi, e addirittura commentarlo in profondità, era al di là delle ragionevoli speranze.
Aprire la busta e trovarci 11 fitte pagine, che iniziavano con una richiesta di scuse per il ritardo nella risposta, e un’offerta di ringraziamenti per la lealtà della trattazione, era la realizzazione del massimo delle aspettative possibili, in un mondo che di solito non ne realizza che il minimo. Ed era anche la soddisfazione di veder finalmente presi sul serio e non rimossi, benché non condivisi, i miei argomenti a favore dell’ateismo e contro la religione in generale, e il cattolicesimo in particolare.
D’altronde, non era certo un caso che avessi indirizzato la mia lettera aperta a Ratzinger. Dopo aver letto la sua “Introduzione al Cristianesimo”, suggeritami da Sergio Valzania, avevo capito che la fede e la dottrina di Benedetto XVI, a differenza di quelle di altri, erano sufficientemente salde e agguerrite da poter benissimo affrontare e sostenere attacchi frontali. Un dialogo con lui, benché allora immaginato soltanto a distanza, poteva dunque rivelarsi un’impresa stimolante e non banale, da affrontare a testa alta.
Scrivendo il mio libro come un commento al suo, avevo cercato di favorire la pur remota possibilità che un giorno il destinatario potesse effettivamente riceverlo. Avevo dunque abbassato i toni sarcastici di altri saggi, scegliendo uno stile di scambio tra professori “alla pari”, ovviamente nel senso accademico dell’espressione. E mi ero concentrato sugli argomenti intellettuali che potevo sperare avrebbero mantenuta viva la sua attenzione, pur senza rinunciare ad affrontare di petto i problemi interni della fede e i suoi rapporti esterni con la scienza.
L’approccio evidentemente non era sbagliato, visto che ha raggiunto il suo scopo: che, ovviamente, non era cercare di “sconvertire il Papa”, bensì esporgli onestamente le perplessità, e a volte le incredulità, di un matematico qualunque sulla fede.
Analogamente, la lettera di Benedetto XVI non cerca di “convertire l’ateo”, ma gli ritorce contro onestamente le proprie simmetriche perplessità, e a volte le incredulità, di un credente molto speciale sull’ateismo.
Il risultato è un dialogo tra fede e ragione che, come Benedetto XVI nota, ha permesso a entrambi di confrontarci francamente, e a volte anche duramente, nello spirito di quel Cortile dei Gentili che lui stesso aveva voluto nel 2009. Se ho atteso qualche settimana a rendere pubblica la sua partecipazione al dialogo, è perché volevo essere sicuro che egli non volesse mantenerla privata.
Ora che ne ho ricevuto la conferma, anticipo qui una parte della sua lettera, che è comunque troppo lunga e dettagliata per essere riportata integralmente, soprattutto nelle sezioni filosofiche iniziali. Lo sarà a breve in una nuova versione del mio libro, sfrondato delle parti sulle quali lui ha deciso di non soffermarsi, e ampliata con un resoconto della nascita e degli sviluppi di quello che risulta essere un unicum nella storia della Chiesa: un dialogo fra un papa teologo e un matematico ateo.

Divisi in quasi tutto, ma accomunati almeno da un obiettivo: la ricerca della Verità, con la maiuscola.

LA FEDE, LA SCIENZA, IL MALE

(Il libro “Caro Papa, ti scrivo” di Piergiorgio Odifreddi è edito da Mondadori.  È in libreria in questi giorni anche l'ultimo libro di Odifreddi “Come stanno le cose. Il mio Lucrezio, la mia Venere”, edizione Rizzoli Controtempo, pagg. 311, euro 20).

LA FEDE, LA SCIENZA, IL MALE -  JOSEPH RATZINGER
da: la Repubblica di martedì 24 settembre 2013

Ill.mo Signor Professore Odifreddi, (...) vorrei ringraziarLa per aver cercato fin nel dettaglio di confrontarsi con il mio libro e così con la mia fede; proprio questo è in gran parte ciò che avevo inteso nel mio discorso alla Curia Romana in occasione del Natale 2009. Devo ringraziare anche per il modo leale in cui ha trattato il mio testo, cercando sinceramente di rendergli giustizia.
Il mio giudizio circa il Suo libro nel suo insieme è, però, in se stesso piuttosto contrastante. Ne ho letto alcune parti con godimento e profitto. In altre parti, invece, mi sono meravigliato di una certa aggressività e dell’avventatezza dell’argomentazione. (...) Più volte, Ella mi fa notare che la teologia sarebbe fantascienza. A tale riguardo, mi meraviglio che Lei, tuttavia, ritenga il mio libro degno di una discussione così dettagliata. Mi permetta di proporre in merito a tale questione quattro punti:
1. È corretto affermare che “scienza” nel senso più stretto della parola lo è solo la matematica, mentre ho imparato da Lei che anche qui occorrerebbe distinguere ancora tra l’aritmetica e la geometria. In tutte le materie specifiche la scientificità ha ogni volta la propria forma, secondo la particolarità del suo oggetto. L’essenziale è che applichi un metodo verificabile, escluda l’arbitrio e garantisca la razionalità nelle rispettive diverse modalità.
2. Ella dovrebbe per lo meno riconoscere che, nell’ambito storico e in quello del pensiero filosofico, la teologia ha prodotto risultati durevoli.
3. Una funzione importante della teologia è quella di mantenere la religione legata alla ragione e la ragione alla religione. Ambedue le funzioni sono di essenziale importanza per l’umanità. Nel mio dialogo con Habermas ho mostrato che esistono patologie della religione e – non meno pericolose – patologie della ragione. Entrambe hanno bisogno l’una dell’altra, e tenerle continuamente connesse è un importante compito della teologia.
4. La fantascienza esiste, d’altronde, nell’ambito di molte scienze. Ciò che Lei espone sulle teorie circa l’inizio e la fine del mondo in Heisenberg, Schrödinger ecc., lo designerei come fantascienza nel senso buono: sono visioni ed anticipazioni, per giungere ad una vera conoscenza, ma sono, appunto, soltanto immaginazioni con cui cerchiamo di avvicinarci alla realtà. Esiste, del resto, la fantascienza in grande stile proprio anche all’interno della teoria dell’evoluzione. Il gene egoista di Richard Dawkins è un esempio classico di fantascienza. Il grande Jacques Monod ha scritto delle frasi che egli stesso avrà inserito nella sua opera sicuramente solo come fantascienza. Cito: «La comparsa dei Vertebrati tetrapodi... trae proprio origine dal fatto che un pesce primitivo “scelse” di andare ad esplorare la terra, sulla quale era però incapace di spostarsi se non saltellando in modo maldestro e creando così, come conseguenza di una modificazione di comportamento, la pressione selettiva grazie alla quale si sarebbero sviluppati gli arti robusti dei tetrapodi. Tra i discendenti di questo audace esploratore, di questo Magellano dell’evoluzione, alcuni possono correre a una velocità superiore ai 70 chilometri orari...» (citato secondo l’edizione italiana Il caso e la necessità, Milano 2001, pagg. 117 e sgg.).
In tutte le tematiche discusse finora si tratta di un dialogo serio, per il quale io – come ho già detto ripetutamente – sono grato. Le cose stanno diversamente nel capitolo sul sacerdote e sulla morale cattolica, e ancora diversamente nei capitoli su Gesù.
Quanto a ciò che Lei dice dell’abuso morale di minorenni da parte di sacerdoti, posso – come Lei sa – prenderne atto solo con profonda costernazione. Mai ho cercato di mascherare queste cose. Che il potere del male penetri fino a tal punto nel mondo interiore della fede è per noi una sofferenza che, da una parte, dobbiamo sopportare, mentre, dall’altra, dobbiamo al tempo stesso, fare tutto il possibile affinché casi del genere non si ripetano. Non è neppure motivo di conforto sapere che, secondo le ricerche dei sociologi, la percentuale dei sacerdoti rei di questi crimini non è più alta di quella presente in altre categorie professionali assimilabili. In ogni caso, non si dovrebbe presentare ostentatamente questa deviazione come se si trattasse di un sudiciume specifico del cattolicesimo.
Se non è lecito tacere sul male nella Chiesa, non si deve però, tacere neppure della grande scia luminosa di bontà e di purezza, che la fede cristiana ha tracciato lungo i secoli. Bisogna ricordare le figure grandi e pure che la fede ha prodotto – da Benedetto di Norcia e sua sorella Scolastica, a Francesco e Chiara d’Assisi, a Teresa d’Avila e Giovanni della Croce, ai grandi Santi della carità come Vincenzo de’ Paoli e Camillo de Lellis fino a Madre Teresa di Calcutta e alle grandi e nobili figure della Torino dell’Ottocento. È vero anche oggi che la fede spinge molte persone all’amore disinteressato, al servizio per gli altri, alla sincerità e alla giustizia.(...)
Ciò che Lei dice sulla figura di Gesù non è degno del Suo rango scientifico. Se Lei pone la questione come se di Gesù, in fondo, non si sapesse niente e di Lui, come figura storica, nulla fosse accertabile, allora posso soltanto invitarLa in modo deciso a rendersi un po’ più competente da un punto di vista storico. Le raccomando per questo soprattutto i quattro volumi che Martin Hengel (esegeta dalla Facoltà teologica protestante di Tübingen) ha pubblicato insieme con Maria Schwemer: è un esempio eccellente di precisione storica e di amplissima informazione storica. Difronte a questo, ciò che Lei dice su Gesù è un parlare avventato che non dovrebbe ripetere. Che nell’esegesi siano state scritte anche molte cose di scarsa serietà è, purtroppo, un fatto incontestabile. Il seminario americano su Gesù che Lei cita alle pagine 105 e sgg. conferma soltanto un’altra volta ciò che Albert Schweitzer aveva notato riguardo alla Leben-Jesu-Forschung (Ricerca sulla vita di Gesù) e cioè che il cosiddetto “Gesù storico” è per lo più lo specchio delle idee degli autori. Tali forme mal riuscite di lavoro storico, però, non compromettono affatto l’importanza della ricerca storica seria, che ci ha portato a conoscenze vere e sicure circa l’annuncio e la figura di Gesù.(...)
Inoltre devo respingere con forza la Sua affermazione (pag. 126) secondo cui avrei presentato l’esegesi storico critica come uno strumento dell’anticristo. Trattando il racconto delle tentazioni di Gesù, ho soltanto ripreso la tesi di Soloviev, secondo cui l’esegesi storico-critica può essere usata anche dall’anticristo – il che è un fatto incontestabile. Al tempo stesso, però, sempre – e in particolare nella premessa al primo volume del mio libro su Gesù di Nazaret – ho chiarito in modo evidente che l’esegesi storico-critica è necessaria per una fede che non propone miti con immagini storiche, ma reclama una storicità vera e perciò deve presentare la realtà storica delle sue affermazioni anche in modo scientifico. Per questo non è neppure corretto che Lei dica che io mi sarei interessato solo della metastoria: tutt’al contrario, tutti i miei sforzi hanno l’obiettivo di mostrare che il Gesù descritto nei Vangeli è anche il reale Gesù storico; che si tratta di storia realmente avvenuta. (...)
Con il 19° capitolo del Suo libro torniamo agli aspetti positivi del Suo dialogo col mio pensiero. (...) Anche se la Sua interpretazione di Gv 1,1 è molto lontana da ciò che l’evangelista intendeva dire, esiste tuttavia una convergenza che è importante. Se Lei, però, vuole sostituire Dio con “La Natura”, resta la domanda, chi o che cosa sia questa natura. In nessun luogo Lei la definisce e appare quindi come una divinità irrazionale che non spiega nulla.
Vorrei, però, soprattutto far ancora notare che nella Sua religione della matematica tre temi fondamentali dell’esistenza umana restano non considerati: la libertà, l’amore e il male. Mi meraviglio che Lei con un solo cenno liquidi la libertà che pur è stata ed è il valore portante dell’epoca moderna. L’amore, nel Suo libro, non compare e anche sul male non c’è alcuna informazione. Qualunque cosa la neurobiologia dica o non dica sulla libertà, nel dramma reale della nostra storia essa è presente come realtà determinante e deve essere presa in considerazione. Ma la Sua religione matematica non conosce alcuna informazione sul male. Una religione che tralascia queste domande fondamentali resta vuota.
Ill.mo Signor Professore, la mia critica al Suo libro in parte è dura. Ma del dialogo fa parte la franchezza; solo così può crescere la conoscenza. Lei è stato molto franco e così accetterà che anch’io lo sia. In ogni caso, però, valuto molto positivamente il fatto che Lei, attraverso il Suo confrontarsi con la mia Introduzione al cristianesimo, abbia cercato un dialogo così aperto con la fede della Chiesa cattolica e che, nonostante tutti i contrasti, nell’ambito centrale, non manchino del tutto le convergenze.
Con cordiali saluti e ogni buon auspicio per il Suo lavoro.



giovedì 21 ottobre 2010

Il funerale civile


DENTRO L’URNE CONFORTATE DI PIANTO‏…  DI MICHELE SANGINETO

Di Michele Sangineto da Cosenza pubblicato sul ”Quotidiano della Calabria” in data 18 ottobre con il titolo “Anche da noi sale del commiato per gli atei”. A seguito di tale articolo, Michele è stato contattato dal  Sindaco di Cosenza il quale lo ha informato che provvederà ad adibire a sala del commiato uno dei locali della nuova porzione del cimitero della città. Il Sindaco si è dichiarato, altresì, disponibile ad una iniziativa pubblica in occasione dell'inaugurazione della predetta sala.

Quando, ormai diciotto anni or sono, morì mio padre Isolo, ci trovammo, mi trovai a dover risolvere il problema, fra gli altri, di come rendergli l’estremo saluto. Mio padre - era stato segretario provinciale del PCI negli ultimi, convulsi mesi del 1943 e, dopo una carriera in banca, uno dei fondatori e il presidente dell’Istituto calabrese per la storia dell'antifascismo e dell'Italia contemporanea (ICSAIC) - era ateo e, quindi, occorreva organizzare, secondo le sue volontà, un funerale non religioso. Non avendo, mio padre, mai ricoperto cariche nelle Istituzioni ed essendo il PCI già trasformatosi in PDS, non restò che inventarmi una cerimonia che ebbe luogo davanti alla cappella di famiglia, nel corso della quale fecero le orazioni gli scomparsi, e rimpianti, Mimmo Garofalo, senatore del PCI e del PDS, e Tobia Cornacchioli, direttore dell’ ICSAIC.

Faceva caldo, era il primo settembre, e i convenuti, amici, parenti e compagni, sia per le temperature che per la novità faticavano a capire, un po’ impacciati, come comportarsi, per la verità non lo sapevo nemmeno io. Sotto un sole cocente feci sistemare la bara accanto alla cappella e chiesi a Mimmo e a Tobia di parlare di papà, al suo fianco, alla piccola folla che si stringeva nell’angusto spazio che si trova, fra una cappella e l’altra, nella parte più antica del cimitero di San Lucido. Si svolse tutto in maniera semplice e, dopo le orazioni, tutti vennero a salutarci e a me non restò che far sistemare la salma nella cappella. Ero riuscito a celebrare, con la dignità e l’amore che meritava, il funerale di un ateo, ma non ero, non sono, soddisfatto.

Avrei preferito avere a disposizione, come in alcune città italiane e in molte città europee e statunitensi, un luogo dove portare la bara prima di seppellirla. Un luogo acconcio nel quale fare la veglia funebre, nel quale ricordare con parole, con la lettura di brani, con musica, con immagini la vita di mio padre e manifestargli affetto dando l’avvio a quel dialogo che può e deve stabilirsi fra i vivi e i morti.  Un dialogo che si fonda sulla memoria di chi ci ha lasciato per sempre e che si alimenta del ricordo della sua vita, dei suoi affetti, delle sue preferenze, delle sue idee, del segno da lui impresso su questa terra.

L’ateismo non implica la rinuncia al culto dei morti e della loro memoria, anzi è per me, mi si creda, una cura costante ricordare quelli che non ci sono più, anche a coloro che non li hanno conosciuti, perché sono certo che essi - mio padre, mio nonno Battista - continueranno a vivere finché ci sarà qualcuno che avrà memoria di loro, di una loro azione, di un loro pensiero, di un loro tratto caratteriale, di un loro sorriso.

Per un archeologo, quale io sono, è persino ovvio sostenere che in tutte le società il rito funebre rappresenta una delle espressioni più importanti di identità sociale, un rito che contiene e veicola una grande quantità di significati e di significanti. L’appartenenza culturale, sociale, religiosa è, come negli altri momenti fondamentali della vita di un individuo, fortemente rappresentata nella liturgia funeraria. Gli uomini hanno sempre sentito l’esigenza di trascendere la morte, hanno sempre avuto bisogno di celebrare con la massima partecipazione possibile i riti funebri insieme alla famiglia ed al gruppo sociale d’appartenenza, soprattutto per poter elaborare il lutto, per alleviare, condividendolo con altri, il dolore personale della perdita dei propri cari.

Fino al XVII secolo - fino a quando, cioè, alcuni esponenti dell’illuminismo francese pretesero che le loro esequie fossero celebrate in maniera non religiosa - non vi era altra possibilità che farsi seppellire, in ogni cultura e sotto ogni latitudine, con il conforto di un rito religioso, fosse esso pagano, cattolico, islamico, indù, animista “et cetera”. Solo la rivoluzione francese condusse alle prime normative che prevedevano la possibilità e il luogo per funerali civili. Nell’Ottocento, infatti, molti personaggi famosi cominciarono a “difendersi” dagli interessi clericali sul proprio trapasso, come Victor Hugo che fece sorvegliare la propria stanza da persone fidate e Giuseppe Garibaldi che lasciò in proposito un testamento, più volte citatomi da mio padre che si disse, però, sicuro di non doverne scrivere uno simile perché confidava che avrei eseguito le sue volontà. Così come io confido in mia moglie.

Il funerale civile è, ormai, una cerimonia accettata e, in Europa e negli Stati Uniti, sostenuta con la costruzione di sale e luoghi per la veglia e la commemorazione dei defunti areligiosi. In Italia non c’è quasi nulla di tutto ciò, solo alcune città – Treviso,Venezia, Pesaro, Bologna - si sono distinte per la loro sensibilità nei confronti di questo tema allestendo, o mettendo in cantiere, un luogo idoneo per lo svolgimento di un rito funebre laico.

Propongo che anche in Calabria vengano individuati alcuni luoghi da adibire a “Sala del commiato” spaziose, ben arredate e decorate, attrezzate per render più civile e umanamente più sopportabile la perdita di un caro non religioso. A Cosenza, per esempio, si potrebbe destinare e adeguare, già da subito, uno dei tanti immobili che il Comune possiede, mentre, nel contempo, si potrebbe indire un concorso di idee per il progetto di un edificio da costruire in quell’area, quasi sempre deplorevolmente abbandonata, del Vallone di Rovito nella quale furono fucilati i fratelli Bandiera e Niccolò Ricciotti. In tal modo questa area sarebbe riconquistata per sempre alla città divenendo un luogo della memoria di eroiche virtù e un luogo della memoria laica e civile di esseri umani che, in vita, non erano religiosi.

Sono certo che i sindaci calabresi sapranno trovare un modo per soddisfare questo civile desiderio che ho sentito vivo parlando con tanta gente che, anche di questo sono sicuro, vorrà farsi sentire per manifestare consenso a questa proposta.

Michele Sangineto


 


sabato 6 febbraio 2010

Come se Dio non ci fosse

Intrighi ecclesiastici e morte del sacro

(il manifesto 6 febbraio 2010 pag.1))

 

Questi velenosi intrighi ecclesiastici che stanno emergendo in relazione al caso Boffo chiamano in causa responsabilità personali di altissimi prelati. Non è escluso che prima o poi venga tirata dentro la persona stessa del pontefice. Anzi c’è già chi parla di un suo coinvolgimento personale nella intrigata vicenda. C’è pane in abbondanza per l’attuale sistema informativo che si nutre di scandali. Ma è molto riduttivo e secondo me fuorviante questo ridurre tutto all’orizzonte scandalistico della colpa personale.

Gli intrighi vaticani che stanno emergendo dovrebbero essere visti e analizzati come segnali potenti del fatto che è marcio nella radice il sistema ecclesiastico e più ampiamente il sistema del sacro. Non elaborare una tale analisi ci fa perdere ancora una volta un’occasione storica per la crescita culturale globale. Porre l’attenzione e forse la scure alla radice del sistema ecclesiastico vuol dire detronizzare non solo il papa ma il Dio stesso dell’onnipotenza e il Gesù divinizzato dal mito e reso il perno della cultura sacrificale.

Uno dei più noti testimoni della necessità di una tale crescita culturale è Dietrich Bonhoeffer. Rampollo dell’alta borghesia tedesca fonda insieme ad altri pastori la “chiesa confessante” in alternativa e opposizione alla ufficialità della Chiesa evangelica che si era compromessa con il nazismo e finisce in vari lager fra cui Buchenwald e Flossemburg dove viene impiccato il 9 aprile 1945. Nei due anni di internamento scopre l’assenza del Dio delle religioni. E in una serie di “lettere dal lager” scritte a un amico delinea una sorta di teologia della fede non-religiosa che consiste nel vivere nel mondo “come se Dio non ci fosse”. Il fare a meno dell’ipotesi Dio nelle relazioni sociali e nella politica è finalmente il raggiungimento della maturità della esistenza umana e la condizione per l’assunzione piena della responsabilità. Lo stesso cristianesimo dovrà diventare una non-religione, come del resto era all’inizio. E’ complesso il pensiero del teologo dell’assenza di Dio ben oltre la mia semplificazione. E non è affatto nuovo. La novità sta nella sua contestualità storica legata alla assunzione della laicità come valore e nella sua diffusione planetaria.

Il messaggio di padre Ernesto Balducci mi sembra che si ispiri con forza a Bonhoeffer e anzi lo approfondisca:

"Dio è la cifra assoluta dell’aggressività umana …Le religioni, nate come sono in questa cultura di guerra, sono sempre religioni di guerra, nonostante che esse magari esortino alla pace, invochino la pace. Esse legittimano il costume di guerra, le categorie mentali della guerra....Per vivere, esse devono morire".

Sono affermazioni forti. E soprattutto sono centrali nella elaborazione dello scolopio, figlio di un minatore dell’Amiata, rimasto fedele alla cultura popolare delle proprie origini.

Con altri accenti dice le stesse cose un grande maestro buddista zen, vietnamita, cresciuto nella solidarietà con la lotta anticolonialista del suo popolo,Thic Nhat Han: il buddismo deve morire come dottrina della “Pura terra senza sofferenza”. Nella Pura terra il canto degli uccelli celesti è la voce del Dharma. Ma il canto di un uccello è il terrore dei vermi e degli insetti. Lo stesso suono che evoca bellezza può anche ispirare paura e dolore. La pratica buddista muta il samsara nella Pura terra ma può impedirci di vedere il dolore l’angoscia, la sofferenza, le bombe, la fame, la corsa alla ricchezza e al potere. E la Pura terra può diventare anch’essa oppio.

Bonhoeffer, Balducci, Thic Nhat Hanh, testimoni esemplari fra tanti, danno voce e forma a una inquietudine e a un impulso che sentiamo scaturire in noi dal profondo.

I cattolici progressisti, quelli del “disagio”, dell’accoglienza, dell’ambientalismo e della pace dovranno prima o poi incominciare a porre la scure alla radice della violenza nell’intimo dei sistemi religiosi.

I cattolici dell’associazionismo progressista fanno propri i temi dei movimenti dal basso portando talvolta la radicalità e la forza dell’ispirazione evangelica. Questo è positivo. Ma il compito dei cattolici nei movimenti non può limitarsi ad essere una voce in più. Hanno un compito specifico specialmente nell’era dei fondamentalismi: sradicare la violenza dall’intimo degli apparati religiosi ed ecclesiali. Mentre anche loro di fronte al sacro si bloccano.

E’ il caso ad esempio dell’incontro di cattolici che si svolge oggi a Firenze per il secondo anno chiamato appunto Firenze 2. Un settore significativo del cattolicesimo fiorentino aperto rivolge una critica agli organizzatori dell’evento: vi state adattando ai soliti “convegni di dottrina teologica calati un po’ dall’alto …pensiamo infatti che anche la stessa impostazione della giornata, pur su un tema così attuale e con momenti di preghiera, risenta della volontà di prescindere dalla contingenza che quei temi portano quando invece noi crediamo che la contingenza del tempo presente necessiti in certi momenti storici la forza dello svelamento, della traduzione di quei principi, di quelle linee nella nostra vita ecclesiale, senza silenzi che non sarebbero compresi".

Ma aiutare le religioni a morire, con tutta la incertezza e il rischio che comporta, e con tutta la saggezza che richiede, non può essere ancora una volta un impegno per soli religiosi. Ha ragione il sociologo Franco Ferrarotti nel sostenere che la fame di sacro e il bisogno di religione vanno sottratti all'abbraccio mortifero della religione-di-chiesa, burocratica e gerarchicamente autoritaria, ma aggiunge che ciò va fatto con una lotta su più fronti, "dentro ma anche fuori della chiesa".

Insomma i laici non possono più continuare a chiamarsi fuori dai problemi religiosi, ecclesiali e perfino teologici. Le frontiere della laicità non si possono più disegnare in base al muffito metro del credere/non credere. C'è bisogno di consapevolezze nuove e di percorsi inediti.

Val la pena di tentare?

 

                                                 Enzo Mazzi

 

Firenze 5 febbraio 2010

Come se Dio non ci fosse

Intrighi ecclesiastici e morte del sacro

(il manifesto 6 febbraio 2010 pag.1))

 

Questi velenosi intrighi ecclesiastici che stanno emergendo in relazione al caso Boffo chiamano in causa responsabilità personali di altissimi prelati. Non è escluso che prima o poi venga tirata dentro la persona stessa del pontefice. Anzi c’è già chi parla di un suo coinvolgimento personale nella intrigata vicenda. C’è pane in abbondanza per l’attuale sistema informativo che si nutre di scandali. Ma è molto riduttivo e secondo me fuorviante questo ridurre tutto all’orizzonte scandalistico della colpa personale.

Gli intrighi vaticani che stanno emergendo dovrebbero essere visti e analizzati come segnali potenti del fatto che è marcio nella radice il sistema ecclesiastico e più ampiamente il sistema del sacro. Non elaborare una tale analisi ci fa perdere ancora una volta un’occasione storica per la crescita culturale globale. Porre l’attenzione e forse la scure alla radice del sistema ecclesiastico vuol dire detronizzare non solo il papa ma il Dio stesso dell’onnipotenza e il Gesù divinizzato dal mito e reso il perno della cultura sacrificale.

Uno dei più noti testimoni della necessità di una tale crescita culturale è Dietrich Bonhoeffer. Rampollo dell’alta borghesia tedesca fonda insieme ad altri pastori la “chiesa confessante” in alternativa e opposizione alla ufficialità della Chiesa evangelica che si era compromessa con il nazismo e finisce in vari lager fra cui Buchenwald e Flossemburg dove viene impiccato il 9 aprile 1945. Nei due anni di internamento scopre l’assenza del Dio delle religioni. E in una serie di “lettere dal lager” scritte a un amico delinea una sorta di teologia della fede non-religiosa che consiste nel vivere nel mondo “come se Dio non ci fosse”. Il fare a meno dell’ipotesi Dio nelle relazioni sociali e nella politica è finalmente il raggiungimento della maturità della esistenza umana e la condizione per l’assunzione piena della responsabilità. Lo stesso cristianesimo dovrà diventare una non-religione, come del resto era all’inizio. E’ complesso il pensiero del teologo dell’assenza di Dio ben oltre la mia semplificazione. E non è affatto nuovo. La novità sta nella sua contestualità storica legata alla assunzione della laicità come valore e nella sua diffusione planetaria.

Il messaggio di padre Ernesto Balducci mi sembra che si ispiri con forza a Bonhoeffer e anzi lo approfondisca:

"Dio è la cifra assoluta dell’aggressività umana …Le religioni, nate come sono in questa cultura di guerra, sono sempre religioni di guerra, nonostante che esse magari esortino alla pace, invochino la pace. Esse legittimano il costume di guerra, le categorie mentali della guerra....Per vivere, esse devono morire".

Sono affermazioni forti. E soprattutto sono centrali nella elaborazione dello scolopio, figlio di un minatore dell’Amiata, rimasto fedele alla cultura popolare delle proprie origini.

Con altri accenti dice le stesse cose un grande maestro buddista zen, vietnamita, cresciuto nella solidarietà con la lotta anticolonialista del suo popolo,Thic Nhat Han: il buddismo deve morire come dottrina della “Pura terra senza sofferenza”. Nella Pura terra il canto degli uccelli celesti è la voce del Dharma. Ma il canto di un uccello è il terrore dei vermi e degli insetti. Lo stesso suono che evoca bellezza può anche ispirare paura e dolore. La pratica buddista muta il samsara nella Pura terra ma può impedirci di vedere il dolore l’angoscia, la sofferenza, le bombe, la fame, la corsa alla ricchezza e al potere. E la Pura terra può diventare anch’essa oppio.

Bonhoeffer, Balducci, Thic Nhat Hanh, testimoni esemplari fra tanti, danno voce e forma a una inquietudine e a un impulso che sentiamo scaturire in noi dal profondo.

I cattolici progressisti, quelli del “disagio”, dell’accoglienza, dell’ambientalismo e della pace dovranno prima o poi incominciare a porre la scure alla radice della violenza nell’intimo dei sistemi religiosi.

I cattolici dell’associazionismo progressista fanno propri i temi dei movimenti dal basso portando talvolta la radicalità e la forza dell’ispirazione evangelica. Questo è positivo. Ma il compito dei cattolici nei movimenti non può limitarsi ad essere una voce in più. Hanno un compito specifico specialmente nell’era dei fondamentalismi: sradicare la violenza dall’intimo degli apparati religiosi ed ecclesiali. Mentre anche loro di fronte al sacro si bloccano.

E’ il caso ad esempio dell’incontro di cattolici che si svolge oggi a Firenze per il secondo anno chiamato appunto Firenze 2. Un settore significativo del cattolicesimo fiorentino aperto rivolge una critica agli organizzatori dell’evento: vi state adattando ai soliti “convegni di dottrina teologica calati un po’ dall’alto …pensiamo infatti che anche la stessa impostazione della giornata, pur su un tema così attuale e con momenti di preghiera, risenta della volontà di prescindere dalla contingenza che quei temi portano quando invece noi crediamo che la contingenza del tempo presente necessiti in certi momenti storici la forza dello svelamento, della traduzione di quei principi, di quelle linee nella nostra vita ecclesiale, senza silenzi che non sarebbero compresi".

Ma aiutare le religioni a morire, con tutta la incertezza e il rischio che comporta, e con tutta la saggezza che richiede, non può essere ancora una volta un impegno per soli religiosi. Ha ragione il sociologo Franco Ferrarotti nel sostenere che la fame di sacro e il bisogno di religione vanno sottratti all'abbraccio mortifero della religione-di-chiesa, burocratica e gerarchicamente autoritaria, ma aggiunge che ciò va fatto con una lotta su più fronti, "dentro ma anche fuori della chiesa".

Insomma i laici non possono più continuare a chiamarsi fuori dai problemi religiosi, ecclesiali e perfino teologici. Le frontiere della laicità non si possono più disegnare in base al muffito metro del credere/non credere. C'è bisogno di consapevolezze nuove e di percorsi inediti.

Val la pena di tentare?

 

                                                 Enzo Mazzi

 

Firenze 5 febbraio 2010

martedì 1 settembre 2009

Micromega

 


Caso Englaro, testamento biologico e assalto alla Costituzione



A chi appartiene la tua vita, a te o a Ratzinger?





Don Gallo: no a crociate integraliste

L'appello di Marino: legge da rifare

Sondaggio: 3 su 4 per la libera scelta

Fine-vita, il coma dell'anima di Barbara Spinelli


L'arcivescovo Casale (agli antipodi del card. Bagnasco): Eluana ci parla ancora


Dalla parte di mons. Casale di Beppe Del Colle

Paolo Prodi: adesione completa alle parole di mons. Casale

don Enzo Mazzi a mons. Betori: Sì al dissenso, no al disprezzo

Appello ai parlamentari di 18 primari: obiezione di coscienza contro il ddl Calabrò

Veronesi: legge incostituzionale, legittima l'obiezione di coscienza

41 preti per la libertà sul fine-vita

L'errore di lasciare "libertà di coscienza" ai parlamentari di Roberta De Monticelli

La Conferenza Episcopale tedesca approva eutanasia passiva e eutanasia indiretta

La presentazione dell'Associazione "Per Eluana" (VIDEO)


La Chiesa cattolica si spacca sulla bioetica

Due paesi e due misure di M. Ingenmey

La Chiesa contraddice se stessa di don R. Garofalo

 "Io, sacerdote, che da anni assisto mio padre, vi dico..."

Nè buona nè cattiva, la natura è indifferente di M. Mori

Due teologi ancora contro Englaro / Il cardinale Barragán non è un pedofilo di P. Flores d'Arcais

Piazza Farnese, i video degli interventi

21 febbraio: "Sì alla vita, no alla tortura di stato": l'appello e le adesioni


Bio-testamento: il caso Dorina Bianchi di Furio Colombo

Marino: Una legge che cancella la libertà di scelta

Come il fine vita è regolamentato nel mondo

Appello per la libertà di cura, 250 mila adesioni

Veronesi, Camilleri, Rodotà, Flores d'Arcais: Lettera aperta all'on. Franceschini

Englaro/Barragán/Marino/Rodotà: chi decide sulla propria vita?

La lettera di Welby a Napolitano

L’eutanasia di Papa Wojtyla che la Chiesa vuole nascondere di Lina Pavanelli

La dolce morte di Wojtyla di Lina Pavanelli


Bonino Sospendere dibattito, basta manipolazione

Comunità cristiane Appello ai senatori: rispettate libertà

Pellizzetti Berlusconi e il Vaticano, chi strumentalizza chi

La chiesa censura la chiesa


Englaro Questa legge è una barbarie

L'appello di 150 medici Legge antiscientifica e antideontologica

Federazione cure palliative Ddl aggraverebbe sofferenze dei malati

L'appello ai parlamentari di Luciano Orsi, esperto di cure palliative

I medici dei malati terminali Fermate la legge

Marinari, esperto di cure palliative Una legge contro i malati

I giuristi Legge del governo sul fine vita viola i diritti umani

Le Comunità cristiane contro Bagnasco

Marino Legge inutile e aberrante / Se passa sarà referendum

Rodotà Un ddl che cancella il testamento biologico

Il testo del disegno di legge

Le Comunità cristiane contro Bagnasco

COLOMBO Piazza Farnese, appello di libertà

MARINO Perchè è una legge inutile e aberrante

RODOTA' Un ddl che cancella il testamento biologico

CAMILLERI Verso una nuova legge porcata

FLORES D'ARCAIS L'Italia khomeinista di Berlusconi

DON GAROFALO La morte di Eluana tra retorica e speculazione

MARAINI I principi astratti nemici della verità

DON FARINELLA Eluana è morta, Eluana ora vive

LIBERA USCITA La volontà di Euana e il primato della legalità

GIULIETTI Perdonali perchè non sanno quello che dicono

DE MONTICELLI Lettera aperta ai parlamentari del Pd

PERAZZOLI La libertà di coscienza e il caso d’eccezione

TRAVAGLIO Adesso, per favore, basta dialogo

PARDI Cesarismo intollerabile

M. WELBY Il governo mina lo stato di diritto

BARBACETTO Prove tecniche di golpe

COMUNITA' CRISTIANE DI BASE Accanimento senza limiti

GIULIETTI Verso una repubblica presidenziale a reti unificate

D'ORSI Pietà l’è morta

FLORES D'ARCAIS Un golpe morale e istituzionale

DON FARINELLA Eluana, cavallo di Troia dell’osceno potere

PELLIZZETTI Berlusconi e clero, barbarie di dominio

GIULIETTI Fermare l'assalto alla Costituzione

CHIESA VALDESE Rispettare le sentenze

PARDI Il governo umilia il Parlamento

RODOTÀ Verso legge anticostituzionale

HACK Su Eluana accanimento fondamentalista

VATTIMO La pazzia finale della Chiesa

DOM FRANZONI Non più vita ma tortura

DON BARBERO Una Chiesa disumana

PELLIZZETTI Orrore e commozione

MARINO Fine vita, rispettare la Costituzione

DON MAZZI Gerarchie prigioniere del dominio del sacro

NOI SIAMO CHIESA Dov'è lo spirito evangelico?

SCIUTO Vorrei vivere in un paese civile

DON GAROFALO Il diritto alla vita e il diritto alla morte



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Silvio Berlusconi ha vissuto ieri una delle giornate più nere della sua vita politica (e non)... Leggi tutto







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24 agosto 2009 - Verità di Stato e verità di mafia





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