Translate

Visualizzazione post con etichetta Non violenza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Non violenza. Mostra tutti i post

giovedì 23 aprile 2015

Proposta di legge di iniziativa popolare “Un’altra difesa è possibile”


Domenica 26 aprile 2015, alle Baracche verdi, in via degli Aceri 1, ore 10,30
Allassemblea della Comunità dellIsolotto

Gianni Scotto docente del corso di laurea "Operazioni di pace, gestione e mediazione dei conflitti" dell'universita' di Firenze illustrerà la proposta di legge di iniziativa popolare “Istituzione e modalità di finanziamento del Dipartimento della Difesa Civile non armata e non violenta”. Si procederà anche alla raccolta delle firme necessarie per presentare la proposta di legge di iniziativa popolare “Un’altra difesa è possibile”.  Promotori: Acli, Arci, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, Avis e Caritas Italiana. La Campagna “punta a raccogliere almeno 50mila firme entro la fine di maggio. L’obiettivo dei promotori è quello di dare piena attuazione all’art. 52 della Costituzione (sacro dovere della difesa della patria) istituendo forme di Difesa civile e non violenta in coerenza con l’art.11(ripudio della guerra).
In concreto, la proposta di legge che i cittadini potranno sottoscrivere prevede di istituire un dipartimento che comprenda i Corpi civili di pace e l’Istituto di ricerche sulla Pace e il disarmo e che abbia forme di collaborazione con il dipartimento della Protezione civile, quello dei Vigili del fuoco e col Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale. Il finanziamento della nuova Difesa civile sarebbe garantito, oltre che dallo spostamento di risorse dalla spesa militare, sostanzialmente rimasta immutata nonostante la crisi, anche dalla possibilità per i contribuenti di destinare a questo scopo il 6xmille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche.

Per la Comunità
Antonietta, Lucia, Paola
Passaparola

mercoledì 16 ottobre 2013

Ode alla pace

Comunità dell’Isolotto - Firenze, domenica 6 ottobre 2013

Pacifismo e non violenza

riflessioni di Antonietta, Lucia, Paola

ODE ALLA PACE – Neruda

Sia pace per le aurore che verranno,
pace per il ponte, pace per il vino,
pace per le parole che mi frugano
più dentro e che dal mio sangue risalgono
legando terra e amori con l’antico
canto;
e sia pace per le città all’alba
quando si sveglia il pane,
e sia pace al portalettere
che entra di casa in casa come il giorno,
pace per il regista che grida al megafono,
 pace per la mia mano destra che brama soltanto scrivere il nome
Rosario per il cuore lacerato della Spagna,
sia pace per il piccolo Museo
di Wyoming, dove la più dolce cosa
è un cuscino con un cuore ricamato,
pace per il fornaio ed i suoi amori,
pace per la farina, pace per tutto il grano
che deve nascere, pace per ogni
amore che cerca schermi di foglie,
pace per tutti i vivi,
per tutte le terre e le acque.
Ed ora qui vi saluto,
torno alla mia casa, ai miei sogni,
ritorno alla Patagonia, dove
il vento fa vibrare le stalle
e spruzza ghiaccio
l’oceano. Non sono che un poeta
e vi amo tutti, e vago per il mondo
che amo: nella mia patria i minatori
conoscono le carceri e i soldati
danno ordini ai giudici.
Ma io amo anche le radici
del mio piccolo gelido paese.
Se dovessi morire mille volte,
io là vorrei morire:
se dovessi mille volte nascere,
là vorrei nascere,
vicino all’araucaria selvaggia,
al forte vento che soffia dal Sud.
Nessuno pensi a me.
Pensiamo a tutta la terra, battendo
dolcemente le nocche sulla tavola.
Io non voglio che il sangue
torni ad inzuppare il pane, i legumi, la musica:
ed io voglio che vengano con me
la ragazza, il minatore, l’avvocato, il marinaio, il fabbricante di bambole
e che escano a bere con me il vino più rosso.
Io qui non vengo a risolvere nulla.
Sono venuto solo per cantare
e per farti cantare con me.

PACIFISMO Storia: origini etiche, religiose e politiche

Movimento politico-ideologico per l’abolizione di tutte le guerre. 
In teoria è una corrente di pensiero che vuol dimostrare la possibilità di abolire per sempre la violenza, in particolare quella bellica.
In pratica è quel movimento sociale che per realizzare questo obiettivo si batte con un'azione più o meno politica.
Al rifiuto della guerra il pacifismo è giunto o partendo da profonde motivazioni di carattere etico-religioso o  per arginare le devastazioni belliche.

Iniziando da molto lontano si può vedere un pacifista - o almeno un antimilitarista - nel faraone Akhenaton, che nel 14 secolo a.c. fondò una religione monoteista universalista e pacifica, e ritirò le guarnigioni egiziane dal Vicino Oriente 
Nel 6 secolo a.c. il saggio cinese Lao Tzŭ,  fondatore del Taoismo –La via è la natura. concetto collegato all’ordine cosmico dell’universo, anticipò molte idee  pacifiste. 
Buddha e l'imperatore Aśoka 232 a. C.- anche se non esplicitamente pacifisti - sostennero idee che presentano affinità con le concezioni del pacifismo odierno. 
Nel Vecchio Testamento, vari profeti sono contro la violenza e la guerra. Nel libro di Isaia c'è il  passo famoso,- quello che abbiamo letto all’inizio – 
Nella cultura greca delle origini la PACE  ha un significato quasi  negativo: essa non è che l’interruzione momentanea di uno stato di guerra concepito come naturale. 
Poi con Platone ed Aristotele il termine pace assume un significato positivo, oltre alla cessazione delle ostilità, c’è uno stato giuridico frutto di un accordo tra le parti per la pace,   la sicurezza, la giustizia, la libertà e prosperità, nella quale gli uomini possono sviluppare le loro capacità morali.
 Plutarco attribuisce ad Alessandro Magno questo ideale, ripreso poi dagli imperatori romani e da Dante Alighieri, come  scrisse  nel De Monarchia di una “pax universalis” da raggiungere mediante l'unificazione imperiale dell'Europa cristiana. 
Nel mondo romano il termine mantiene un significato positivo in senso giuridico: la pace è  l’accordo tra Stati  frutto però dei rapporti di forza emersi dalla guerra (va ricordato infatti che la pax romana, è frutto della supremazia militare, 
La maggior parte dei  primi cristiani (I e II secolo) si rifiutava di entrare nell'esercito romano a causa dei propri principi, adducendo che i soldati uccidevano altri esseri umani in guerra. Anche quando i cristiani cominciarono a prestare servizio militare, i grandi pensatori della Chiesa continuarono a sostenere, sino al sec. IV, che l'etica pacifista era l'unica compatibile con le credenze cristiane. 
Dopo Costantino, tuttavia, molti scrittori cristiani cominciarono a respingere il vecchio pacifismo cristiano, e durante il Medioevo l'opinione prevalente era che potevano esserci delle guerre ‛giuste'. Soltanto movimenti come quello dei Valdesi conservarono le antiche concezioni dei primi cristiani.
Si arriva al 1500. Il pacifismo di stampo etico-religioso fu propugnato dall'umanista Erasmo da Rotterdam, e anche  numerose correnti del protestantesimo condannarono decisamente il ricorso alle armi. (mormoni ecc.)
Proseguendo nel tempo nella sua forma ascetica, il pacifismo ha trovato soprattutto in Leone Tolstoj il suo massimo rappresentante moderno. L'etica pacifista di Tolstoj – si rifà in parte alla disobbedienza civile del filosofo statunitense Henry David Thoreau, che nel 1849 scrisse  il saggio "Disobbedienza civile", dove si  condanna apertamente  la permissione della schiavitù e la guerra espansionistica degli Stati Uniti  contro il Messico.
Thoreau fu ispiratore di un pacifismo  vagamente anarchico e precursore di temi vicini all'ecologismo 
Il suo libro verrà letto oltre che da  Tolstoj da  Gandhi e Martin Luther King, che trassero ispirazione per i loro principi di lotta nonviolenta.  

Storia: le prime organizzazioni pacifiste e le guerre mondiali
Come movimento  il pacifismo ha un carattere ciclico ci sono momenti di largo seguito di massa e momenti minorotari 
In entrambe le forme il movimento pacifista nacque nell'800, quando la guerra e la pace  coinvolsero non solo i Capi di Stato, ma buona parte dell’opinione pubblica. 
Le prime associazioni pacifiste sorsero negli Stati Uniti (1815) poi in  Inghilterra e in Svizzera, ma ebbero scarso successo. 
Negli anni Sessanta sempre del 1800 vennero poi create in Europa  le cosiddette Ligues de la Paix, vagamente anarchiche, che  furono però spazzate via dallo scoppio del conflitto franco-tedesco del 1870. 
Con la sconfitta della Francia nacque il grande Impero tedesco. In conseguenza o meno di questo,  si ebbe  uno sviluppo più forte delle Organizzazioni pacifiste che si propagarono un po' ovunque (in Italia – per esempio - il movimento pacifista venne espresso soprattutto dal filantropo Ernesto Teodoro Moneta, premiato nel 1907 con il Nobel per la pace). PAOLA
Inoltre si  riaprirono una serie di congressi per la pace mondiale (Parigi 1889) e si formarono associazioni internazionali pacifiste fra cui la  Interparliamentary Union (composta da deputati di vari paesi e tuttora esistente) 
Nonostante questa fase importante del movimento pacifista  che aveva trovato alleati soprattutto in alcune correnti della II Internazionale Socialista – tutto fu bruscamente interrotto dalla prima guerra mondiale. 
Nel corso del conflitto, tuttavia, ci furono numerosi disegni di pace culminati nelle dichiarazioni del presidente statunitense Th. W. Wilson nel 1916.  Da queste scaturì la Società delle Nazioni (1920), 
Questa Società delle Nazioni ( anche conosciuta come Lega delle Nazioni) è stata la prima organizzazione intergovernativa con lo scopo  di accrescere il benessere e la qualità della vita degli uomini. Il suo principale impegno era quello di prevenire le guerre, sia attraverso la gestione diplomatica dei conflitti sia attraverso il controllo degli armamenti.
La Società delle Nazioni  fu estinta nell’aprile 1946 in seguito al fallimento rappresentato dalla seconda guerra mondiale e alla nascita, nel 1945, di un'organizzazione con identico scopo, cioè le Nazioni Unite.
 Il fallimento rappresentato dalla seconda guerra mondiale fu così grande che si pensò infatti a una nuova organizzazione, anche perché  gli USA, non erano membro della Società delle Nazioni (del 1920), nonostante fosse stato proprio il suo presidente,  Wilson, il maggior promotore della Società stessa. Comunque per questo impegno Wilson fu insignito del premio Nobel per la pace nel 1919).
Fuori dell'Europa grande rilievo assunse invece il movimento della “non violenza”, d'ispirazione etico-religiosa induista, organizzato in India nel periodo fra le due guerre dal Mahatma Gandhi, fino a  giungere all'indipendenza politica dell’India  e lo straordinario prestigio morale del suo ideatore, hanno fatto sì che il pacifismo gandhiano influenzasse in larga misura l'intero pacifismo contemporaneo. PAOLA

Storia: movimenti per il disarmo nuclare

L'esplosione della prima bomba atomica su Hiroshima (6 agosto 1945), imponeva l'obiettivo non solo del superamento dei conflitti armati tra Stati ma quello, ben più essenziale, della necessità della pace per la sopravvivenza stessa dell'umanità.
 Nonostante la nascita dell'ONU (1945),  lo scenario dei blocchi politico-militari contrapposti, sovietico e americano, e la connessa corsa al riarmo nucleare, determinavano negli anni Cinquanta e Sessanta un'egemonia dei Partiti socialisti e soprattutto comunisti sui movimenti pacifisti dell'Europa occidentale, protagonisti di vaste campagne di massa contro la strategia mondiale statunitense. 
Nello stesso tempo lo schieramento delle forze liberali e cristiane di governo nell'area del Patto Atlantico e della NATO riduceva le rispettive tradizioni pacifiste alla  testimonianza di coscienze individuali. 
In Italia un'esperienza di questo tipo è stata quelle dei “partigiani della pace”,  alimentata dal pensiero di alcuni intellettuali, sia cattolici sia di sinistra, come G. La Pira a Firenze e A. Capitini a Perugia, organizzatore della prima marcia per la pace Perugia-Assisi (1961).PAOLA
 In Gran Bretagna i pacifisti si opponevano alla decisione del governo di costruire una bomba atomica; un rifiuto unilaterale delle armi nucleari. Il filosofo Beltrand. Russell fondo nel 1958  Compain for Nuclear Disarmament. 
Malgrado il moltiplicarsi di numerose associazioni analoghe in tutti i Paesi occidentali, questi movimenti non provocarono un mutamento della politica internazionale.
Invece negli anni ’60  ad opera delle grandi potenze si concluse il trattato sulla limitazione degli esperimenti nucleari (1963, tra URSS, Stati Uniti e Gran Bretagna) e quello di non proliferazione (1968).
 Proprio allora però una serie di eventi, come le proteste contro la guerra americana in Vietnam e le rivolte giovanili del 1968, rilanciarono in tutto il mondo il pacifismo legandolo a nuove rivendicazioni quali l'ampliamento dei diritti civili (esemplari in tal senso le campagne non violente condotte negli USA da M. L. King),
Poi  ecco arrivare l'ecologismo e il femminismo. 
Infatti in  Europa rinacque un movimento articolato nelle varie culture politiche dei singoli Paesi (Verdi e socialdemocratici in Germania, tradizione unilateralista in Gran Bretagna, protestanti nei Paesi Bassi, sinistra in Italia) e culminato in una serie di manifestazioni simultanee in tutte le capitali europee.
 Caratteristiche di questa fase furono la dimensione di massa raggiunta dal pacifismo, sconosciuta in passato, e il coordinamento internazionale tra le varie organizzazioni, 
Storia: pacifismo e "nuovo ordine mondiale" 
Con la fine del bipolarismo conseguente alla dissoluzione dell'URSS (1991) anche per il pacifismo si chiudeva un'epoca. 
 Ma poiché il nuovo scenario internazionale non ha impedito l'esplodere di altre guerre, il movimento per la pace, pur ridimensionato, ha dato vita ad ulteriori mobilitazioni. (per la Guerra del Golfo per il conflitto scoppiato tra le etnie della Iugosdlavia ecc
Nello stesso tempo nella comunità internazionale si sono andati realizzando interventi anche armati a scopo di pacificazione e di soccorso delle popolazioni vittime della guerra, come quelli in Somalia (1992) e in Albania (1997). 
Simili operazioni, tuttavia, unitamente all’attuale globalizzazione), hanno posto al pacifismo l'obiettivo della democratizzazione dell'ordinamento internazionale e degli strumenti per un governo mondiale in grado di prevenire conflitti armati.
 In questo senso le richieste di buona parte delle correnti pacifiste si sono orientate verso una riforma dell'ONU (allargamento del Consiglio di sicurezza e abolizione del potere di veto delle grandi potenze) e la rivendicazione di maggiori poteri alla Corte internazionale di giustizia dell'Aia.
 Per le stesse ragioni il pacifismo, nella sua più larga accezione di metodo non violento dell'azione politica, è andato confluendo, divenendone componente essenziale, nel vasto quanto variegato movimento d'opposizione transnazionale alla globalizzazione economica e liberista sviluppatosi nell'ultimo decennio del Novecento. 



Il pacifismo in Italia
Il Risorgimento
Nell’intervallo delle sue battaglie, intorno al 1860,  Garibaldi scrisse un memorandum alle comunità europee: per Garibaldi era giunto il momento di costruire un’Europa unita e disarmata; una volta unita l’Europa, non avendo più bisogno di eserciti, può esercitare le sue risorse economiche in un grandioso progetto di riforme sociali. (breve storia del Pacifismo in Italia, p.28)
Teodoro Moneta, nobel 1907, (O.c. pp. 61-68)
Concepisce la pace come una intesa fra sovrani europei. Il colonialismo rimaneva fuori discussione. Auspica una Federazione per la pace fra gli stati europei (sostiene tra l’altro l’abolizione dei duelli)
Tra 800 e 900 nascono associazioni per la pace di sole donne.
Wilfredo Pareto (liberoscambista) è uno dei primi a criticare le spese militari.
Si diffonde l’obbiezione di coscienza per suggestione di Tolstoi
L’interventismo del 1914 mise in crisi il pacifismo col discorso della guerra giusta.

Il fascismo:
la voce pacifismo sulla Treccani è fatta da Mussolini: il pacifismo nasconde la rinuncia alla lotta, è la viltà di fronte al sacrificio.
L’antifascismo:
Aldo Capitini
Capitini è un antifascista non interventista (a differenza di Salvemini)
Distingue tra pacifismo e non violenza:
pacifismo = rifiuto della guerra e del militarismo
Non violenza: atteggiamento spirituale che comprende nella fratellanza universale tutto ciò che è vivente
Concetto mutuato da Gandhi.
1961: marcia Perugia Assisi
1962: nasce il movimento di azione non violenta per la pace
Il manifesto di Ventotene: nel 43 riprende la vecchia idea di Garibaldi e Moneta di formare una federazione europea che veramente si rendesse responsabile di mantenere la pace in Europa (Altiero Spinelli, Eugenio Colorni, Ernesto Rossi)
Martin Luther King
ML King guardava a Gandhi: il sogno americano anche per i neri. Ma il sogno americano si rivela ambiguo in Obama.
Sull’onda lunga del 68:
Le basi americane creano una grande mobilitazione pacifista: 1979 installazione missili testata nucleare a Comiso
Anni 80: obbiezione fiscale: Alberto L’Abate, il teologo Chiavacci, Mons. Bettazzi, Presidente di Pax Christi
!972: riconosciuto il servizio civile, il servizio militare non obbligatorio
Attualmente il movimento pacifista si è diffuso sotto varie forme: decrescita di Latouche, pratiche vegetariane di ascendenza gandhiana, movimenti ecologisti (verdi..)

Libri citati da Paola:
Pietro Pastena, Breve storia del pacifismo in Italia, Bonanno ed. 2005, €18
Domenico Losurdo, La non violenza, ed.Laterza,2010, € 22

   D.Gallo sulla pace

  Charles Chaplin       
"Mi dispiace ma io non voglio fare l'Imperatore, non è il mio mestiere, non voglio governare e conquistare nessuno, vorrei aiutare tutti, ebrei, ariani, uomini neri e bianchi, tutti noi dovremo aiutarci sempre, dovremo soltanto godere della felicità del prossimo, non odiarci e disprezzarci l'un l'altro. In questo mondo c'è posto per tutti, la natura è ricca, è sufficiente per tutti noi, la vita può essere felice e magnifica, ma noi lo abbiamo dimenticato. L'avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha precipitato il mondo nell'odio, ci ha condotti a passo d'oca a fare le cose più abbiette, abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi. La macchina dell'abbondanza ci ha dato povertà, la scienza ci ha trasformato in cimici, l'avidità ci ha resi duri e cattivi, pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchinari ci serve umanità, più che abilità ci serve bontà e gentilezza, senza queste qualità la vita è violenza e tutto è perduto. L'aviazione e la radio hanno riavvicinato le genti, la natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà nell' uomo, reclama la fratellanza universale, l'unione dell'umanità. Perfino ora la mia voce raggiunge milioni di persone nel mondo, milioni di uomini, donne e bambini disperati, vittime di un sistema che impone agli uomini di torturare e imprigionare gente innocente. A coloro che mi odono, io dico, non disperate! L'avidità che ci comanda è solo un male passeggero, l'amarezza di uomini che temono le vie del progresso umano. L'odio degli uomini scompare insieme ai dittatori e il potere che hanno tolto al popolo ritornerà al popolo e qualsiasi mezzo usino la libertà non può essere soppressa. Soldati! Non cedete a dei bruti uomini che vi disprezzano e vi sfruttano, che vi dicono come vivere, cosa fare, cosa dire, cosa pensare, che vi irreggimentano, vi condizionano, vi trattano come bestie. Non vi consegnate a questa gente senza un anima, uomini macchina, con macchine al posto del cervello e del cuore.

Voi non siete macchine, voi non siete bestie, siete uomini ! Voi avete l'amore dell'umanità nel cuore, voi non odiate, coloro che odiano sono quelli che non hanno l'amore altrui . Soldati! Non difendete la schiavitù, ma la libertà! Ricordate nel Vangelo di S. Luca è scritto - 'Il Regno di Dio è nel cuore dell' uomo' - non di un solo uomo o di un gruppo di uomini, ma di tutti gli uomini. Voi, il popolo avete la forza di creare la macchina, la forza di creare la felicità, avete la forza di fare che la vita sia bella e libera, di fare di questa vita una splendida avventura. Quindi in nome della democrazia uniamo questa forza, uniamoci tutti! Combattiamo per un mondo nuovo che sia migliore, che dia a tutti gli uomini lavoro, ai giovani un futuro, ai vecchi la sicurezza. Promettendovi queste cose dei bruti sono andati al potere, mentivano! Non hanno mantenuto quelle promesse e mai lo faranno! I dittatori forse sono liberi? Perché rendono schiavi il popolo. Allora combattiamo per mantenere quelle promesse, combattiamo per liberare il mondo, eliminando confini e barriere, eliminando l'avidità, l'odio e l'intolleranza. Combattiamo per un mondo ragionevole, un mondo in cui la scienza e il progresso diano a tutti gli uomini il benessere. Soldati, nel nome della democrazia siate tutti uniti!..."

video 


giovedì 10 ottobre 2013

Kafar Qaddum (Palestina)

Giovedi 24 ottobre - Presso il Giardino dei Ciliegi – Via 
dell’Agnolo 5 – Firenze  (vicino al mercato di Sant’Ambrogio)
La resistenza non violenta del villaggio di Kafar Qaddum (Palestina) con Samir Shtaiwi e Murad Shtaiwi
volantino-24-ottobre-2013
Murad Shtaiwi: Coordinatore dei Comitati popolari per la resistenza nonviolenta palestinese del villaggio
Samir Shtaiwi: Sindaco del villaggio di Kafar Qaddum (vicino a Nablus)
Presentazione di Luisa Morgantini (già Vice Presidente del Parlamento Europeo)
Kafr Qaddum è un villaggio palestinese nella Cisgiordania settentrionale, a 13 chilometri a ovest di Nablus e 17 chilometri a est di Qalqilya, da anni sta lottando per la possibilità di accesso alla strada principale che porta gli abitanti a Nablus. La strada è stata chiusa dall’esercito israeliano per la crescita di un insediamento di coloni. Il villaggio aveva una popolazione di circa 3.500 abitanti a metà  2006, ma è andata via via diminuendo negli ultimi anni a causa  dei problemi e delle difficoltà causate dall’occupazione israeliana. Circa 4.000 dunum di Kafr Qaddum  sono stati occupati dall’insediamento illegale di Qedumim e le manifestazioni settimanali del venerdì sono iniziate da quando è stato minacciato l’ampliamento dell’estensione dell’insediamento. La strada principale di Kafr Qaddum è stata chiusa nel 2002, rendendo l’accesso ai loro villaggi vicini di Jit, Sarra e alla città di Nablus impossibile senza una deviazione 14 km su strade male asfaltate in mezzo agli ulivi. Prima della Seconda Intifada, circa il 50 % dell’economia del Kafr Qaddum era legata allo stato di Israele. Dopo il 2002, oltre il 75 % della popolazione è rimasta senza lavoro. L’emigrazione ha registrato un livello record nel corso degli ultimi due anni raggiungendo tra il 10-15% della popolazione totale.
AssoPacePalestina promuove in Italia la conoscenza e la solidarieta’ con la resistenza popolare nonviolenta palestinese e il coordinamento dei comitati popolari: https://popularstruggle.org
Evento organizzato in collaborazione con Associazione di Amicizia Italo-Palestinese, Cospe, Il Giardino del Ciliegi, la Comunità dell’Isolotto, il Filo Rosso, Gruppo BDS Firenze
Per informazioni
347 6000810 – 333 5406809
assopacepalestinafirenze@gmail.com

lunedì 27 maggio 2013

Don Gallo, cronaca del funerale.

    Quando la vera Chiesa decide di esserci

 di Paolo Farinella                                                                                                                                                                                                                                                                   Il Fatto Quotidiano - 26 maggio 2013
  
Genova 25 maggio 2013 - Già di prima mattina, come nei giorni precedenti, la chiesa di San Benedetto al Porto in Genova, sede della Comunità, è gremita di folla, accorsa per l’ultimo saluto sulla terra a don Andrea Gallo. Piove, come se gli angeli volessero partecipare al distacco fisico e le loro lacrime scendono dal cielo bagnando tutti. La pioggia è una benedizione che purifica tutti per essere degni di partecipare alla morte di un profeta che ha partecipato alla vita di tutti quelli che lo hanno incontrato e amato. In chiesa, oltre alla folla di gente, vi sono alcuni preti, un paio di Genova e gli altri venuti da tutta Italia: da Cossato (Biella), da Torino, da Antrosano (l’Aquila), da Lucca, da Firenze, da Budrio (Bologna), da Napoli, da Caserta e da altre città.
Parte il corteo da San Benedetto al Porto verso la chiesa di N. S. del Carmine e Sant'Agnese, nella zona della Nunziata, passando per la Stazione di Porta Principe. Un mare di ombrelli copre le strade. Quando il corteo giunge alla Nunziata il colpo d’occhio di via Balbi, che è un solo fitto ombrello, toglie il respiro: Genova non ha mai visto un folla così ai funerali di qualcuno, e pure di un prete. C’era Genova, c’era l’Italia e anche oltre. A intervalli spontanei e non organizzati – non esiste nemmeno la parvenza di servizio d’ordine – scoppia dalla folla «O bella, ciao, ciao, ciao» che è la sola preghiera laica che accomuna tutti nel segno della libertà. Alla Nunziata, don Andrea Gallo è preso a spalle dalla Comunità e dai «Camalli» del porto e ci si avvia per il Carmine, distante poche decine di metri. C’è Vauro, c’è Landini, c’è Dalla Chiesa, c’è don Ciotti. C’è Dio.
Altra folla in attesa che unita a quella che arriva forma un oceano di umanità riunita attorno all'Uomo, al Prete, al Combattente che in tutta la vita ha solo unito tutti, restando rigorosamente Uomo, Prete e Combattente di parte perché non si può stare con tutti come alibi per non stare con nessuno. Come in fisica un corpo non può occupare due spazi, così anche la coscienza umana non può stare dalla parte degli oppressi e anche da quella degli oppressori, dei giusti e degli ingiusti, dei ladri e dei derubati, dei poveri e dei ricchi. Don Gallo stava da una parte ben precisa, ma costringeva tutti all'unità con gli altri, facendo scelte radicali. Fu amato da tutti perché non barò mai e non era irenico a buon mercato. La Pace per lui aveva un cognome puntuale: Giustizia.
I funerali sono presieduti dal cardinale Bagnasco Angelo, vescovo di Genova e presidente della Cei. Egli si sforza fin dall'inizio di mantenere un contegno asettico, istituzionale, neutro, impassibile, anzi impenetrabile. Prigioniero del suo ruolo cultuale non riesce – e forse non si sforza nemmeno o non può –  a capire quello che sta succedendo. Non ha visto il mare di persone che affollava non solo la chiesa ma via Brignole De Ferrari, la piazzetta del mercato, Piazza della Nunziata, via Balbi. Bagnasco è «dentro», la gente è «fuori». Egli gestisce un evento straordinario come se fosse un ordinario funerale qualsiasi e non si rende conto che il ritorno di don Gallo al Carmine è una forma di risarcimento postumo, perché da quella Chiesa nel 1969 fu letteralmente cacciato via da un altro cardinale, Giuseppe Siri, campione unico di ottusità maniacale.
Bagnasco prende i fogli, forse scritti da altri, e comincia a leggere. Incauto, non è capace di dire una parola fuori dal protocollo rituale, «recitato» pedissequamente, anche nelle parti lasciate libere all'iniziativa del celebrante, secondo l’occasione del momento. Al nome di Siri «padre e benefattore», da fuori scoppia un urlo che immediatamente si propaga dentro la chiesa al grido di «Andrea, Andrea». Solo l’intervento di Lilli, la storica segretaria di don Gallo e la mamma della Comunità, riesce a calmare lo sdegno e la contestazione.
Un’occasione perduta per il cardinale e per la chiesa istituzionale, rappresentata da una trentina di preti presenti in chiesa, alcuni, assenti con il cuore e l’anima: sono infastiditi dalle preghiere, da alcune presenze e forse anche dalla presenza stessa di don Gallo. Il cardinale non vedendo e non rendendosi conto che la chiesa è là fuori della balaustra e del tempio, parla come se parlasse a un raduno di preti e manca l’appuntamento con la storia della sua città che sabato 25 maggio 2013, dalle ore 11,30 alle ore 13,30 si era data convegno per celebrare l’Eucaristia con il suo prete, con il Gallo, comandante, sobillatore di coscienze, perturbatore delle quiete, dissacratore del Dio dissacrato da tutte le gerarchie ecclesiastiche che hanno fatto finta di appropriarsene per impedire che la gente della strada, gli ultimi, i perduti, i tartassati dai governi dei tecnici e delle larghe intese, appoggiati dalla Cei e dal Vaticano, potessero accedere al Dio della Giustizia e dell’Amore.
Il cardinale Angelo Bagnasco nel giorno del funerale di don Andrea Gallo, non si presenta come il padre di una chiesa in ricerca, ma come il burocrate del sacro e delle formulette prefabbricate, limitandosi a «recitare un funerale» anonimo. La folla lo percepisce come «nemico», anzi peggio, come «altro». Il funerale del Gallo è l’emblema visibile di due chiese parallele: una di popolo, di sfigati, di gente di carne e di sangue, che sbaglia, ma che ama e l’altra quella rappresentata dal cardinale che vive in un altro mondo, un mondo alieno, senza storia e senza cuore. Una chiesa asfittica, morta. Don Gallo morto è vivo e pimpante. Il cardinale vivente e imbacuccato in paramenti e cappelli, è morto e seppellito. Nel giorno del funerale del Gallo abbiamo seppellito una Chiesa, ormai finita e assistito alla risurrezione popolare di un profeta che, autentico, parla anche da morto e fa vibrare i cuori del desiderio di Dio che è lì in quella folla, possente nella sua tenerezza.

domenica 3 febbraio 2013

La fucina per la non violenza


Paola, Teresa, Matteo, Antonietta, Lucia
Teresa presenta  "La fucina della non violenza" e si prepara a comunicare il metodo di lavoro e le tecniche di comunicazione interpersonale.



Lettura biblica - Dal libro di Isaia
2:4 Egli sarà giudice fra le gentie sarà arbitro fra molti popoli.
Forgeranno le loro spade in vomeri,
le loro lance in falci;
un popolo non alzerà più la spada
contro un altro popolo,
non si eserciteranno più nell'arte della guerra.
Isaia Capitolo 11
11:1 Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse,
un virgulto germoglierà dalle sue radici.

11:2 Su di lui si poserà lo spirito del Signore,
spirito di sapienza e di intelligenza,
spirito di consiglio e di fortezza,
spirito di conoscenza e di timore del Signore.

11:3 Si compiacerà del timore del Signore.
Non giudicherà secondo le apparenze
e non prenderà decisioni per sentito dire;

11:4 ma giudicherà con giustizia i miseri
e prenderà decisioni eque per gli oppressi del paese.
La sua parola sarà una verga che percuoterà il violento;
con il soffio delle sue labbra ucciderà l'empio.

11:5 Fascia dei suoi lombi sarà la giustizia,
cintura dei suoi fianchi la fedeltà.

11:6 Il lupo dimorerà insieme con l'agnello,
la pantera si sdraierà accanto al capretto;
il vitello e il leoncello pascoleranno insieme
e un fanciullo li guiderà.

11:7 La vacca e l'orsa pascoleranno insieme;
si sdraieranno insieme i loro piccoli.
Il leone si ciberà di paglia, come il bue.
11:8 Il lattante si trastullerà sulla buca dell'aspide;
il bambino metterà la mano nel covo di serpenti velenosi.

11:9 Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno
in tutto il mio santo monte,
perché la saggezza del Signore riempirà il paese
come le acque ricoprono il mare.


disposizione in gruppi di lavoro e conoscenza...

Ricomposizione circolare... (Partecipazione é sentirsi la parte di un tutto che, solo se completo ed intero, ha senso e dignità).

Materiali predisposti da Paola Antonietta Lucia

Il mondo come va:

27 dicembre-18 gennaio 2009 – Sulla striscia di Gaza



23 giorni, di piombo fuso:
 232 carri armati,
687 blindati,
 43 postazioni di lancio jet da combattimento,
 346 mortai,
 3 satelliti spia,
64 informatori,
 12 spie infiltrate,
8000 soldati
su un pezzo di terra di 40 km per 5,
sopra una popolazione di 1.400.000 palestinesi.
1419 assassinati ( 318 bambini, 111 donne, 6 medici, 2 operatori ONU, 6 giornalisti).
5360 feriti
2114 abitazioni distrutte
3242 danneggiate gravemente

1 milione di kg di bombe su 
16 ospedali
215 cliniche mediche
28 ambulanze
21 scuole
19 moschee
167 stabilimenti industriali.

Contaminati migliaia di ettari di campi coltivati.


Strage a scuola nel Connecticut (13 dicembre 2012)


Adam Lanza, che indossava un giubbotto antiproiettile, ha fatto fuoco con due pistole che si sarebbe portato da casa, una Glock - un modello tristemente noto per essere stato usato anche in altre stragi commesse negli Stati Uniti - e una Sig Sauer. Un fucile calibro 223 era nel baule dell'auto usata dal killer per raggiungere l'istituto. Le armi sono state acquistate dalla madre di Adam, che ne ha quattro regolarmente registrate a suo nome, mentre l'ex marito ne ha due.
Venti alunni di prima elementare, di cui 12 bambine e otto bambini, tra i sei e i sette anni, e sei donne, compresa la madre Sono le vittime della strage compiuta da un ventenne, Adam Lanza in una scuola di Newtown nel Connecticut, a poco più di 100 chilometri da New York.
LE PISTOLE DELLA MADRE -


"La Pace Internazionale" Gandhi
"Non credere alla possibilità di una pace permanente vuol dire non credere alla santità della natura umana. I metodi adottati finora sono falliti perché è mancato un minimo di sincerità da parte di coloro che ci si sono provati. Ma essi non s'accorsero di questa mancanza. La Pace non si ottiene con un parziale adempimento delle condizioni, così come una combinazione chimica è impossibile senza l'osservanza completa delle condizioni necessarie per ottenerla. Se i capi riconosciuti dell'Umanità che controllano gli strumenti di distruzione rinunciassero completamente al loro uso, con piena conoscenza delle relative implicazioni, si potrebbe ottenere la pace permanente. Questo è evidentemente impossibile, se le grandi potenze della terra non rinunciano al loro programma imperialistico. E questo sembra a sua volta impossibile, se le grandi nazioni non cessano di credere nella competizione che uccide l'anima e di desiderare la moltiplicazione dei bisogni e, quindi, l'accrescimento dei beni materiali."
Fucina per la non violenza- Firenze

Vogliamo una Fucina per la Nonviolenza (definizione di fucina nel dizionario Devoto-Oli: "Ambiente che favorisce la formazione di fatti e di personalità socialmente e culturalmente rilevanti", per es. una fucina d’ingegni).

Desideriamo rappresentarci disegnando un cerchio quasi 
completo con una matita colorata, di quelle morbide, che ci permette di mostrarci persone uguali, diverse e simili, una tempesta di idee, parole, sogni, speranze e progetti che, come in abbraccio umano, racchiudono, ma senza stringere troppo, una parola, quella più importante: nonviolenza.

Vogliamo partire dal basso, dal sé, lavorando su noi stessi, trovando la liberazione attraverso la formazione, il "potere di tutti" (l’empowerment, l’omincrazia) rimanendo sempre un gruppo aperto.

Essere luogo d’incontro, di comunicazione tra realtà ideologicamente vicine e lontane, essere un portale, un collante tra e per i gruppi socialmente attivi, una fucina culturale e di formAzione al fine di pensare e realizzare progetti per determinare cambiamenti concreti.

La nonviolenza é al tempo stesso un modo di intendere il vivere, le relazioni, ed uno strumento che aiuta il genere umano a riconoscere il primato dell’essere sull’avere, ad abolire nel quotidiano la parola "ultimi".

Diventa per noi 
fondamentale imparare la pazienza per ascoltare, ascoltarci, e capire. Vogliamo colori, creatività e fantasia al potere.

Vogliamo essere sempre più liberi come madre natura ci ha pensati, liberi di vivere la felicità che emerge nelle relazioni tra le persone e con l’ambiente. Vogliamo liberarci dalla violenza del potere e del
sistema basati sul profitto economico, distinguendo con forza la differenza che passa tra obiezione di coscienza e una superficiale visione pacifista del mondo.

Per costruire la fucina, per dar vita a questa esperienza di liberazione, ci siamo dati alcuni obiettivi che sentiamo prioritari nella nostra azione nonviolenta senza definirne subito la gli strumenti perché significherebbe guardare prima ai mezzi senza pensare ai fini, privandoci dell’esperienza fondamentale di relazione e condivisione. Crediamo fortemente, come diceva Gandhi, che mezzi e fini sono parimenti importanti, "che i fini siano nei mezzi e viceversa ", per questo é importante nel pensare e fare nonviolento, esplicitare cosa vogliamo prima di come fare per raggiungerlo. Fantasia e creatività non hanno limiti se troviamo il coraggio di creare forme e modalità di agire nuove attente al contesto storico e sociale in cui viviamo.

Diventa dunque a nostro avviso necessario avere in città una struttura permanente di riferimento e riconosciuta che sia idonea a favorire l’incontro e la formAzione tra le persone/cittadini.

Questi sono per noi gli obiettivi su cui lavorare:

- formazione;

- obiezione di coscienza;

- partecipazione;

- guerra e riconversione dell’industria bellica e nucleare;

- antimilitarismo;

- "ultimi" e migranti.

Ad oggi, maggio 2006, abbiamo delineato brevemente due di questi possibili percorsi.

*

Riconversione delle industrie belliche in Toscana

L’Italia é tra i primi nove paesi del mondo che fabbricano ed esportano armi. E la costruzione e la vendita di armi non é sicuramente un modo per arrivare alla pace, ma anzi alimenta la guerra. Per questo é importante mettere in programma la riconversione delle industrie belliche.

La Toscana ha un ruolo non del tutto marginale in questo campo. Ma l’approccio portato avanti finora dal movimento nonviolento non ha dato grandi risultati. Finora si é cercato di basarsi sull’obiezione di coscienza di alcuni operai che si dichiaravano obiettori alla costruzione di armi e chiedevano di essere spostati ad altri lavori, spesso senza risultato, o si licenziavano, o venivano licenziati. A nostra conoscenza le persone che hanno agito così sono poche decine con quasi nessun effetto sulla realtà, ma con grossi problemi personali di mancanza di guadagni e di ricerca di altri lavori. Il vescovo di Firenze precedente all’attuale aveva creato un fondo economico per aiutare queste persone e sarebbe interessante venire a conoscere se e come é stato speso ed i risultati di tale impegno.

Inoltre il gesto di questi obiettori li ha isolati rispetto agli altri operai che non si sentivano di seguire il loro esempio. Per questo é necessario seguire una strada del tutto diversa che coinvolga gli stessi operai nella riconversione della loro industria. Due esempi importanti si sono avuti in Inghilterra ed in Piemonte, ma probabilmente esistono anche altri casi che meriterebbe studiare.

Per fare un lavoro serio si tratterebbe di andare presso l’Osservatorio regionale sul commercio delle armi (della Regione Toscana) ed avere il quadro regionale delle industrie toscane che fabbricano armi. Con loro e con l’aiuto dei sindacati, e di docenti universitari che si siano interessati di questi temi, individuare una fabbrica, non troppo grande ma nemmeno troppo piccola, che possa essere effettivamente riconvertita in modo da servire da volano e da esempio. Con gli stessi operai mettere poi a punto un piano di lavoro per arrivare alla riconversione della stessa ed attivare tutte le possibili collaborazioni per realizzare il progetto. Tener presente anche il progetto di legge del Prc sulla riconversione industriale. Dopo ottenuto il primo risultato passare ad altre industrie più grandi. E’ un lavoro che richiede un grosso impegno e un certo tempo, ma che può essere molto significativo.

*

Partecipazione

In particolare sul tema di questo convegno, nonviolenza e politica, abbiamo fatto alcune riflessioni.

Partecipazione é parola di moda oggi. Per noi vuol dire permettere a tutti di aver accesso al potere, cioé di poter decidere, con tutti gli altri esseri viventi, collettivamente, di determinare la nostra vita, di trovare la strada per quella felicità che la vita può offrire.

Partecipazione é liberare le nostre città dalla paura, il sentimento che ogni forma di totalitarismo ispira ai propri sudditi. Paura del domani, paura del diverso, paura dello straniero, paura della povertà, paura di essere derubato del proprio benessere. La paura ci inchioda dietro le inferriate delle nostre tane, ci imprigiona e ci allontana dalla vita. La paura ci fa sopportare l’idea della guerra sperando che questa ci liberi dai nostri fantasmi.

Partecipazione é liberare la città dalla violenza, questa coltre che avvolge ogni pietra delle nostre metropoli. La violenza che emargina chi ha redditi bassi in periferie degradate. La violenza che costringe gli esseri umani che hanno abitato la città ad andarsene per lasciar spazio al profitto di chi usa la città come risorsa economica, non come luogo di vita. La violenza di chi non ammette sentire diverso dal proprio. La violenza che si nutre di paura e ne genera sempre più. La violenza che mercifica ogni spazio e ti fa vivere solo se puoi permetterti di consumare. Consumare, appunto, anche la città. Anche questa é violenza: essere costretto a consumare un oggetto o un soggetto che potrebbe riprodursi, mutare, trasformarsi, rigenerarsi; il profitto conosce solo il consumo, fino alla fine, senza pensare a chi ci é vicino e a chi verrà dopo di noi. Violenza é sacrificare il tempo agli ingorghi, immolare la propria salute al dio benzina-kerosene-diesel-combustione.

Partecipazione é sentirsi la parte di un tutto che, solo se completo ed intero, ha senso e dignità.

Partecipazione é sentire ogni creatura compagna del viaggio verso il futuro.

Partecipazione é condividere lo spazio della città con altri esseri che come te cercano la felicità.

Partecipazione é fare della città il luogo dello scambio, del trovare e del trovarsi.

Partecipazione é fare della città un luogo in cui la legge del più forte si tramuta in regno dei fini, dove l’ideale diventa concreto, come un abbraccio o un bacio.

Partecipazione é negare la ogni discriminazione per innalzare la ricchezza di ogni persona.

Partecipazione é al tempo stesso fine e strumento politico per realizzare il sogno di felicità.

Parlare di partecipazione oggi significa ritrovare il vero spirito con cui erano nati i Comitati di Quartiere che organizzarono la rinascita della città dopo l’alluvione del ’66. Nel 1976 nacquero i Consigli di Quartiere, frutto di un’esperienza decennale, che avevano come scopo l’impegno diretto dei cittadini nella progettazione e nel controllo della politica cittadina. Ad oggi la struttura stessa dei Consigli di Quartiere non risponde più a quelle finalità. Diventa quindi urgente innescare un processo di revisione politica e strutturale delle amministrazioni ai vari livelli e trovare forme di partecipazione diretta dei cittadini.

Parlare di partecipazione e di democrazia oggi vuol dire avere il coraggio, culturale e politico, per riequilibrare i poteri del Consiglio Comunale, della Giunta e del Sindaco al fine di permettere la compartecipazione della Città nelle scelte di indirizzo, nella definizione dei progetti, nel controllo dei costi.

Parlare di partecipazione oggi significa dar maggior peso alla presenza del mondo dell’istruzione (dalla scuola dell’infanzia all’università) perché, se é vero che gli studenti sono prima di tutto cittadini, é anche vero che l’istituto scolastico in quanto tale può vivere una presenza educativa e qualificante nelle relazioni sociali, politiche e istituzionali.

Parlare di partecipazione oggi é soprattutto portare il lievito della nonviolenza nei molti conflitti che esistono nelle città per evitare che questi decadano in scontri sterili, per trasformare tutte queste occasioni in una crescita di tutti: politica, culturale, affettiva, sociale, economica.

Infine, parlare di partecipazione oggi significa far rivivere lo spirito dei Cos (i Centri di orientamento sociale) nati nell’immediato dopoguerra su impulso di Aldo Capitini: un luogo assolutamente aperto e paritario, dove tutti si possano confrontare su tutto, dove tutti parlano e ascoltano. Dare forma all’"omnicrazia", cioé al "potere di tutti"; far sì che nessuno sia escluso dalla vita e dalle possibilità che il vivere insieme consentono, far sì che non ci siano più "ultimi", ma solo "uguali".

La nascente Fucina della Nonviolenza di Firenze