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martedì 17 settembre 2013

Guerra, immigrazione, laicità



Comunità dell’Isolotto - Domenica 15 settembre 2013
Parole e gesti del nuovo papa di fronte ai grandi temi del nostro impegno e resistenza dal basso : guerra - immigrazione - laicità , in che modo ci coinvolgono?
Alcuni interrogativi ed osservazioni:( Luciana)
Di fronte all’evolversi della situazione in medio oriente sono sconcertata dagli avvenimenti attuali. Libero Quirico, il giornalista tornato dopo l’ esperienza di sequestro in Siria, mostra anch’egli tutto il suo sconcerto: l’aggressività  del potere e l’aggressività delle fazioni Jaidiste hanno tolto di mano ai movimenti di liberazione popolari la speranza della prima ora. Vediamo sbarcare profughi da ogni parte che affrontano il dramma della sopravvivenza scappando. Di fronte a questi eventi le scelte dei “ poteri” – siano essi governi o chiese e religioni – non sono indifferenti. Ritengo che i gesti dell’attuale papa per affermare il principio della pace contro l’intervento armato e la scelta della Bonino e del nostro governo insieme ad altri governi europei siano significative : tutto ciò ha prodotto un ridimensionamento del bellicismo anche all’interno di governi come quello inglese, francese, americano…..tutto ciò è stato impossibile realizzarlo quando a marciare per la pace e contro la guerra eravamo noi dei movimenti di base, le nostre mobilitazioni sembravano destinate al fallimento ma la resistenza è stata tenace e secondo me feconda perché ha prodotto in occidente i cambiamenti di cultura, mentalità e scelte politiche  che oggi registriamo. Penso che questi gesti compiuti da tali istituzioni vadano sostenuti e soprattutto vadano sostenute le persone che nelle varie istituzioni si stanno mettendo in gioco con tali scelte che fra l’altro contribuiscono a far crescere la cultura della pace, della nonviolenza, dell’accoglienza, della dialettica sociale. Non dimentichiamo gli anni bui dei leghismi e dei berlusconismi che hanno dato fiato a quella vasta fetta della società civile che ha sfoderato le armi del razzismo e delle violenze di tutti i generi, tuttora molto presente ed aggressiva. Allora mi interrogo se e come  partecipare per dare ancora una volta un nostro contributo, perché non è nel nostro DNA rimanere indifferenti.Vedo masse di persone che riempiono le piazze per aderire ad una mobilitazione contro l’intervento e la guerra su chiamata del papa ,considero queste mobilitazioni un valore ma….(non per fare dei distinguo ma per riflettere), le piazze auto organizzate, autogestite, automobilitate sono un’altra cosa. Là la mobilitazione  ha sempre il rischio  di masse che si spostano  dietro al mito di turno….di qua si tratta di un insieme di persone consapevoli e responsabili che possono essere o no nel giusto ma che sono capaci di compiere gesti e scelte elaborate  laicamente  secondo convinzioni maturate anche personalmente oltre che collettivamente.Oggi dunque non sento l’urgenza di allinearmi con le manifestazioni in atto, bene che ci siano e che coinvolgano più gente possibile, ma sento il bisogno di cercare percorsi che ci impegnino , nella nostra pochezza , a compiere ………..ancora una volta scelte che facciano crescere le consapevolezze…ma quali? Come? Dove? Non ho risposte: forse  alcune le ritroviamo nei contenuti dei tanti incontri domenicali, forse  nella nostra storia personale e comunitaria   e nelle esperienze che abbiamo fatto negli anni   ( Vietnam, Cile, movimenti di liberazione, America latina…) forse  nei messaggi di un cammino di liberazione personale e comunitario che ha avuto come riferimento educativo la bibbia e il vangelo, forse…… Consapevoli che le situazioni si evolvono e che l’oggi non è come ieri e non sarà come domani,proviamo a cercare di capire…

LA GUERRA E LA PACE
Dal libro del profeta Isaia - Capitolo 2
 La pace perpetua: Ciò che Isaia, figlio di Amoz, vide riguardo a Giuda e a Gerusalemme.

 Alla fine dei giorni,
il monte del tempio del Signore
sarà eretto sulla cima dei monti
e sarà più alto dei colli;
ad esso affluiranno tutte le genti.
Verranno molti popoli e diranno:
“Venite, saliamo sul monte del Signore,
al tempio del Dio di Giacobbe,
perché ci indichi le sue vie
e possiamo camminare per i suoi sentieri”.
Poiché da Sion uscirà la legge
e da Gerusalemme la parola del Signore.
Egli sarà giudice fra le genti
e sarà arbitro fra molti popoli.
Forgeranno le loro spade in vomeri,
le loro lance in falci;
un popolo non alzerà più la spada
contro un altro popolo,
non si eserciteranno più nell’arte della guerra.
Casa di Giacobbe, vieni,
camminiamo nella luce del Signore.

Dal  libro del profeta Isaia, capitolo 11
      Il discendente di Davide 

Un germoglio spunterà dal tronco di Jesse,
un virgulto germoglierà dalle sue radici.
     Su di lui si poserà lo spirito del Signore,
spirito di sapienza e di intelligenza,
spirito di consiglio e di fortezza,
spirito di conoscenza e di timore del Signore.
Si compiacerà del timore del Signore.
Non giudicherà secondo le apparenze
e non prenderà decisioni per sentito dire;
    ma giudicherà con giustizia i miseri
e prenderà decisioni eque per gli oppressi del paese.
La sua parola sarà una verga che percuoterà il violento;
con il soffio delle sue labbra ucciderà l’empio.
Fascia dei suoi lombi sarà la giustizia,
cintura dei suoi fianchi la fedeltà.
Il lupo dimorerà insieme con l’agnello,
la pantera si sdraierà accanto al capretto;
il vitello e il leoncello pascoleranno insieme
e un fanciullo li guiderà.
La vacca e l’orsa pascoleranno insieme;
si sdraieranno insieme i loro piccoli.
Il leone si ciberà di paglia, come il bue.
Il lattante si trastullerà sulla buca dell’aspide;
il bambino metterà la mano nel covo di serpenti velenosi.
      Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno
in tutto il mio santo monte,
perché la saggezza del Signore riempirà il paese
come le acque ricoprono il mare.


Appunti per il Forum contro la guerra – Firenze febbraio 2005
di Enzo Mazzi

L’ampiezza e la profondità che ha raggiunto il movimento di opposizione alla guerra può avere conseguenze storiche sulle nostre culture.
Intanto va detto che è il frutto di un impegno per la pace che viene da lontano. L’attuale movimento contro la guerra non nasce dal nulla. Si alimenta di tutte le fonti e perfino di tutte le più piccole gocce di rugiada di pace scaturite nel tempo. Nulla è perduto di ciò che ha prodotto l’impegno per la pace. Il pacifismo è un processo storico. I suoi traguardi non sono mai segnati solo dalle contingenze. Oggi il nostro obbiettivo è fermare questa guerra da incubo. Su questo siamo determinati e concentriamo tutti gli sforzi. Ma la nostra stella polare è oltre. Duemilacinquecento anni fa la indicò il profeta Isaia: la giustizia cingerà i popoli, fonderanno le spade e ne faranno aratri, il lupo dimorerà presso l’agnello e un bambino lattante giocherà nel covo dell’aspide.
Dove ha attinto questa lucida visione profetica? Dalla saggezza dei secoli alimentata da una spinta vitale proveniente dal Dna della specie. E’ la stessa saggezza a cui il Vangelo ha attinto il suo messaggio essenziale: la pace in terra bisogna volerla (pace in terra agli uomini di buona volontà) perché sono felici e produttori di felicità i figli di Dio costruttori di pace e bisogna volerla fino ad amare i propri nemici (beati i costruttori di pace perché saranno chiamati figli di Dio). E’ a questo messaggio che sta tornando finalmente in massa, così almeno sembra, quella stessa cultura cattolica che tante volte nella storia anche recente purtroppo da quello stesso messaggio si era disastrosamente allontanata.
La pace è impressa nel nostro profondo e forse nel profondo stesso dell’universo. La pace è la stoffa di cui è fatta tutta la realtà. La pace è l’orma profonda del cammino umano, contro ogni apparenza contraria.
Qualcuno chiama in causa il dono di Dio. Ci sto anch’io e con forza, purché quando si dice dono di Dio non s’intenda un dono dall’alto di un Dio onnipotente che obbiettivamente deresponsabilizza lo sforzo umano. Siamo in molti ormai a pensare Dio in modo nuovo, fuori dall’orizzonte culturale dell’onnipotenza, della fissità trascendentale, del tipo di religione che si pone come unica depositaria del senso della esistenza umana e cosmica. E’ bello pensare la pace come dono e non come possesso di cui possiamo disporre, come dono prezioso che ci è affidato insieme alla vita. E’ fecondo considerare la pace come compito di responsabilità che ci sta sempre davanti, come obbiettivo sempre più grande di tutte le nostre conquiste storiche che però di tali conquiste si avvale.
Dall’opposizione a questa guerra per motivi contingenti noi puntiamo all’ambizioso ma urgente traguardo della opposizione a qualsiasi guerra. E’ il superamento della guerra come sistema che ci interessa. La guerra è da bandire perché crea vittime ma anche perché soffoca la vita dell'intero pianeta in quanto sistema e divora l'esistenza anche quando non dà spettacolo di orrendi massacri. La guerra è da bandire come cultura di dominio: il dominio del Nord verso il resto del pianeta. La guerra è da bandire come motore dello sviluppo e della ricchezza delle nazioni ricche e insieme come generatrice di povertà e fame. La propaganda mediatica che da mesi terrorizza il mondo con le minacce di guerra infinita ci distrae dal fatto che siamo già in una guerra infinita e globale. Il sistema guerra penetra e inquina tutti i sistemi culturali e anche religiosi. Bisogna disinquinare le nostre culture e le nostre religioni. Questo è vero un po’ da sempre. Ma oggi, nell’epoca delle armi atomiche, chimiche e batteriologiche l’utopia di Isaia è l’unica razionalità rimasta in piedi. La razionalità della guerra, che un tempo poteva avere qualche senso, è divenuta ormai follia pura. E’ follia non solo scatenare la guerra ma lo stesso pensare la guerra, preparare la guerra, tenere negli arsenali militari armi capaci di distruggere centinaia di volte la faccia della terra. L’angelo San Michele, archetipo della nostra cultura, che per salvare la vergine affronta e uccide il drago, oggi brandisce una spada talmente potente e distruttiva che insieme al drago uccide la vergine e se stesso. L’analisi di Franco Fornari mi sembra molto attinente.
Di fronte a tutto questo non ci sono alternative se non una profonda trasformazione culturale. E’ la pace come cultura e come sistema che ci interessa. Vogliamo che la giustizia ravvolga la terra, che le lance siano fuse per fare aratri, che il lupo possa dimorare presso l’agnello, vogliamo che i nostri bambini lattanti possano giocare nel covo della vipera. Non lo sogniamo, lo vogliamo. Per questo stiamo impegnandoci ogni giorno cercando di costruire un nuovo mondo possibile.





IMMIGRAZIONE
10 settembre 2013 
IL PAPA AL CENTRO ASTALLI
Il papa ha fatto visita al centro Astalli, nel cuore di Roma, per i rifugiati dove si e' intrattenuto per circa un'ora e mezza. Bergoglio è giunto senza scorta con la sua consueta focus blu, a bordo della quale c'era il capo della Gendarmeria vaticana, Domenico Giani. Francesco è stato accolto dal cardinale vicario, Agostino Vallini e dal direttore del centro padre Giovanni La Manna. All'ingresso della mensa si è intrattenuto con alcuni rifugiati, in gran parte africani ed ha poi fatto un gesto di saluto verso la folla dei fedeli che lo hanno applaudito ed acclamato a gran voce. Entrando nel Centro Astalli, la struttura romana dei Gesuiti per l'accoglienza dei rifugiati, il primo gesto di Papa Francesco è stato di avvicinarsi a una donna incinta dando la benedizione a lei e al bimbo che portava in grembo. Il Papa è subito stato circondato dalla folla dei rifugiati con cui si è intrattenuto salutandoli e dando loro la benedizione.
“Conventi chiusi accolgano i rifugiati'” Grazie perché difendete la vostra dignità ma anche la nostra dignità umana". Questo uno dei passi del discorso, durato circa venti minuti, pronunciato da Papa Francesco ai rifugiati durante la visita al centro Astalli di Roma. Non basta dare un panino, ma bisogna accompagnare queste persone. A cosa servono alla Chiesa i conventi chiusi? I conventi dovrebbero servire alla carne di Cristo e i rifugiati sono la carne di Cristo". Lo ha detto Papa Francesco, durante il suo discorso nel centro Astalli, ipotizzando l'utilizzo dei conventi chiusi per l'accoglienza dei rifugiati. Agli operatori del centro Astalli, il Papa ha detto che bisogna "tenere sempre viva la speranza! Aiutare a recuperare la fiducia! Mostrare che con l'accoglienza e la fraternità si può aprire una finestra sul futuro, più che una finestra, una porta, e più si può avere ancora un futuro". "Ed è bello - ha aggiunto Bergoglio - che a lavorare per i rifugiati, insieme con i Gesuiti, siano uomini e donne cristiani e anche non credenti o di altre religioni, uniti nel nome del bene comune, che per noi cristiani è espressione dell'amore del Padre in Cristo Gesù. Sant'Ignazio di Loyola volle che ci fosse uno spazio per accogliere i più poveri nei locali dove aveva la sua residenza a Roma, e il Padre Arrupe, nel 1981, fondò il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati, e volle che la sede romana fosse in quei locali, nel cuore della città". I "conventi vuoti non servono alla Chiesa per trasformarli in alberghi e guadagnare i soldi". Lo ha detto il Papa agli ospiti del centro Astalli, ribadendo che i "conventi vuoti non sono nostri, sono per la carne di Cristo che sono i rifugiati. Il Signore chiama a vivere con generosità e coraggio la accoglienza nei conventi vuoti" e che possono servire per accogliere i rifugiati.
Non dobbiamo avere paura delle differenze - "Molti di voi siete musulmani, di altre religioni; venite da vari Paesi, da situazioni diverse. Non dobbiamo avere paura delle differenze. La fraternità ci fa scoprire che sono una ricchezza, un dono per tutti. Viviamo la fraternità". Lo ha detto il Papa al centro Astalli. Solidarietà è una "parola che fa paura per il mondo più sviluppato. Cercano di non dirla. E' quasi una parolaccia per loro".  Ma solidarietà, ha aggiunto, "è la nostra parola! Servire significa riconoscere e accogliere le domande di giustizia, di speranza, e cercare insieme delle strade, dei percorsi concreti di liberazione". I poveri e la promozione della giustizia non devono essere affidate soltanto a degli "specialisti", ma devono essere "un'attenzione" di tutta la Chiesa. Lo ha detto il Papa nel corso della sua visita a centro Astalli per i rifugiati. "Per tutta la Chiesa è importante che l'accoglienza del povero e la promozione della giustizia non vengano affidate solo a degli 'specialisti', ma siano un'attenzione di tutta la pastorale, della formazione dei futuri sacerdoti e religiosi, dell'impegno normale di tutte le parrocchie, i movimenti e le aggregazioni ecclesiali. In particolare, e questo è importante e lo dico dal cuore, in particolare vorrei invitare anche gli Istituti religiosi a leggere seriamente e con responsabilità questo segno dei tempi", ha concluso il Papa
Da: misa Chiavari <misa.chiavari@alice.it>


DOPO LA LETTERA A SCALFARI, LA CARTOLINA DEL PAPA AL MANIFESTO
«Tutti i conventi ai poveri»

Poteva, doveva succedere? È successo. Al papa, che noi diffidenti nati abbiamo bollato appena eletto: «Non è Francesco», non è bastato aprire ai laici non credenti e assai egoisti del giornale «la Repubblica». Ha visto questo manifesto comunista quotidiano, scellerato e in male arnese e, a quanto pare, ha deciso di scriverci brevi mail. Cartoline dal Vaticano. 
Una specie di papa-manifesto. 
Incredibile ma vero. 
Dunque anche per questo è valsa la pena tenere in piedi questo foglio. 
Da oggi cominciamo questa "santa" collaborazione. Sperando nella comprensione dei lettori. Che dio ci perdoni.
«Fratelli, buon giorno. Ho letto sui giornali che visitando un centro di accoglienza di immigrati io avrei detto solo "apriamo a loro i conventi chiusi". In verità ho detto, pensato e comunicato ben di più. Voglio spiegarmi meglio, perché l'idea è non fare ricchezza e profitto con strutture della Chiesa che deve tornare povera.
Cristo, nella sua età adulta, era un senza casa. Apriamo allora anche i conventi aperti, quelli trasformati in hotel a 5 stelle, diventati appartamenti di alti prelati, direzioni di sedicenti opere pie, accomandite di confraternite multinazionali di santi che nemmeno io conosco. Diventino ostelli internazionali dell'accoglienza e della pace, come dovrebbero diventare, trasformate, tutte le basi militari del mondo.
Roma culla della cristianità è anche il cuore alberghiero e d'affari del cattolicesimo organizzato. Da oggi lo chiudo. Aiutatemi a chiuderlo.
La Chiesa non è una rendita immobile, appartiene ai sentieri dell'umanità. Universalisti ed 
ecumenisti di tutto il mondo unitevi».
Lettura comunitaria 
La memoria di Gesù
e del movimento di gente umile di cui egli faceva parte
c’induce a guardare la storia con occhi nuovi.
Educati dal Vangelo della tradizione cristiana
e insieme da tante altre tradizioni di sapienza umana,
il divenire storico ci appare come un incessante cammino.
Donne e uomini di tutti i tempi, luoghi e popoli
procedono verso la liberazione
spinti da una forza che si sprigiona dall’interno della vita
e dall’intimo delle relazioni.
Non più la storia come marcia trionfale del dominio,
segnata dalle gesta di eroi, di santi, di potenti,
negata alla gente comune chiamata “senza storia”,
ma la storia come immenso movimento dal basso
incerto, fluttuante, con alti e bassi,
conquiste e arretramenti, scoraggiamenti e speranze,
spinto da una forza che sembra sempre sopraffatta
e che invece non è mai distrutta.
E’ la storia di una perenne resurrezione.
Come ci ha testimoniato Gesù.
Prima di essere ucciso,
mentre sedeva a tavola con i suoi apostoli
prese del pane, lo spezzò, lo distribuì loro dicendo:
"prendete e mangiatene tutti, questo è il mio corpo".
Poi, preso un bicchiere, rese grazie,
lo diede loro e tutti ne bevvero.
E disse loro: "questo è il mio sangue
sparso per tutti i popoli".
Fate questo in memoria di me.
La condivisione del pane e del vino in memoria di Gesù
sia segno reale della condivisione della vita intera,
anima della trasformazione continua della storia,
             spirito intimo della lotta inesausta per la giustizia.

mercoledì 10 ottobre 2012

Luisa Morgantini scrive




Passaparola

Associazione per la Pace
aderisce ed invita a partecipare
alla Manifestazione Nazionale

"nessuna arma e nessun m346xisraele"
P.zza Mercato, Venegono Inferiore - Varese

LIBERTA' E AUTODETERMINAZIONE PER IL POPOLO PALESTINESE!
nonviolenza è la nostra scelta
pace con giustizia

Per dare la tua adesione: nessunm346xisraele@gmail.com
cercalo anche su Face Book e sul sito
Dossier di Rompere le righe/Trento su Finmeccanica - Alenia Aermacchi ne è parte: Una piovra artificiale
Scheda di Archivio Disarmo - Che cos’è un M-346? L’addestratore M-346 Master
Partecipa anche tu alla campagna di boicottaggio e disinvestimento degli armamenti e delle tecnologie di controllo e repressione che l’Italia acquista ed importa da Israele: leggi l’appello della campagna oppure scrivi all’email bds_armamenti@distruzione.org

Spero di vedervi in tanti, noi avremo gli striscioni
Assopace - Ancora e sempre no alla guerra
assopace nessun arma e nessunM346xIsraele

Un abbraccio e a Sabato, davanti alla fabbrica Alenia- Aermacchi.
Luisa Morgantini
Associazione per la Pace

domenica 20 maggio 2012

2 GIUGNO, RIPUDIAMO LA GUERRA


Comunità dell’Isolotto - Firenze, domenica 20 maggio 2012

Storie dell’altro mondo: la resistenza politico-culturale delle donne
dell’associazione “Il Giardino dei Ciliegi”
riflessioni di Carlo, Claudia, Gisella, Luisella, Maurizio
con l’intervento di Sandra Cammelli del Giardino dei Ciliegi

Gesù, il fariseo e la prostituta (dal Vangelo di Luca, 7, 36-50)
"Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco una donna, una prostituta di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato e fermatasi dietro si rannicchiò ai suoi piedi e cominciò a bagnarli di lacrime, li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato.
Nel vedere questo il fariseo che lo aveva invitato pensò tra sé. "Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei che lo tocca: è una peccatrice".
Gesù allora gli disse: "Simone, ho una cosa da dirti". Ed egli: "Maestro, dì pure".
"Un creditore aveva due debitori: l’uno gli doveva 500 denari, l’altro 50. Non avendo essi da restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi dunque di loro lo amerà di più?". Simone rispose: "Suppongo quello a cui ha condonato di più". Gli disse Gesù: "Hai giudicato bene".
E volgendosi verso la donna, disse a Simone: "Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e tu non m’hai dato l'acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli.
Tu non mi hai dato un bacio, lei invece da quando sono entrato non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non mi hai cosparso il capo di olio profumato, ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi.
Per questo ti dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama poco". Poi disse a lei: "Ti sono perdonati i tuoi peccati".
Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: "Chi è quest'uomo che perdona anche i peccati?". Ma egli disse alla donna: "La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!""

Una riflessione sul Vangelo di Luca[1]
Prima di fare alcune considerazioni su questo passo del Vangelo, volevamo ricordare qual’era il modo di concepire e di trattare le donne nella Bibbia, nel Talmud e in molti altri scritti.
Le donne erano considerate creature impure; solo fonte di guai. Nascere femmina era una sciagura. Avere un figlia femmina era una disgrazia.
Nel Siracide è scritto “dalla donna ha avuto inizio il peccato:  per causa sua tutti moriamo” e ancora “.. è meglio la cattiveria di un uomo che la bontà di una donna”.
Nel Levitico si legge “quando la donna partorirà una femmina sarà immonda ..”.
Nel Siracide si legge: “Una figlia per il padre è una preoccupazione che toglie il sonno: nella giovinezza perché non sfiorisca, quando è accasata perché non sia ripudiata. Finché è ragazza si teme che resti incinta, quando è accasata che cada in colpa o che sia sterile”.
Le famiglie temevano la nascita di una femmina e pregavano che Dio li preservasse da questa sciagura. I padri quando avevano già una figlia potevano non nutrire la neonata lasciandola morire di fame o abbandonarla fuori della città (morivano mangiate dagli animali o venivano allevate da mercanti che ne facevano prostitute) oppure potevano allevarla e poi venderla come schiava. Erano pratiche diffuse, consentite dalle leggi e dalla religione. Le bambine abbandonate se sopravvivevano non avevano altra possibilità che fare la prostituta. Le bambine anche quando allevate in famiglia erano comunque destinate ad essere serve, prima del padre e poi del marito. A loro non era riservata alcuna istruzione, nemmeno quella religiosa perché nel Deuteronomio è scritto “le parole del Signore le insegnerete ai vostri figli” (e non è scritto “e alle vostre figlie”).
Questa è la condizione femminile nel mondo ebraico al tempo di Gesù.
Nel Vangelo si scopre una visione diversa, ci sono passi che raccontano gesti e comportamenti di Gesù di attenzione, di inclusione, di gentilezza per le donne, gesti scandalosi e inconcepibili per quel tempo.
Ci sono diversi passi che mostrano questo stile – il brano di Gesù e l’adultera, quello della donna emorroissa ed altri. Quello che abbiamo letto è stato a lungo considerato il più sconvolgente di tutti, tanto che per moltissimo tempo non è stato inserito nelle liturgie, non era letto. Ecco allora qualche sottolineatura su questo brano del Vangelo:
·        un fariseo invita a pranzo Gesù; i farisei, gli uomini più pii osservanti della legge nel mondo più minuzioso, già avevano inquadrato Gesù, lo detestavano, lo avrebbero voluto morto. Quindi questo non è un invito di gentilezza, è un modo per tendergli un tranello, metterlo in difficoltà e poi denunciarlo alle autorità; Gesù comunque accetta l’invito. E’ un pranzo solenne, in cui ci si distende alla greco-romana, gli invitati si reggono su un gomito e con la mano libera prendono il cibo. Le donne non sono ammesse. 
·        “Ed ecco” che entra una donna, una prostituta, con in mano gli arnesi del suo mestiere.
·        E’ un fatto sconvolgente inimmaginabile per molte ragioni:
o   perché le donne non erano mai ammesse ai pranzi (stavano separate in cucina) perché erano impure per definizione e le prostitute erano le più impure.
o   questa donna entra in casa, prende l’iniziativa, si inginocchia, gli tocca, gli bacia, gli bagna i piedi, li asciuga con i capelli. Il farisei e gli uomini di quel tempo restano sconvolti, Gesù si lascia avvicinare (i rabbini dovevano stare lontani almeno 2 metri dalle prostitute) si lascia toccare e baciare da una donna impura come una prostituta, con i capelli sciolti (le donne portavano il velo dall’età di 12 anni).
o   è sconvolgente il fatto che Gesù non la rimprovera affatto, non la richiama alle regole della legge, lascia fare. 
o   e la cosa più sconvolgente di tutte è che non le dice affatto “non peccare più”; le dice “ti sono cancellati i tuoi peccati”, senza che lei abbia fatto alcuna richiesta di perdono, alcuna promessa di cambiamento di vita. Gesù non le chiede niente perché questa donna non ha alcuna possibilità di cambiamento: non ha famiglia, nessuno la vorrebbe sposare, non può sopravvivere che così.
·        secondo i farisei, gli uomini più religiosi, il Regno di Dio tardava ad arrivare per colpa degli impuri, i peccatori, le prostitute, i pubblicani. Nel Regno di Dio sarebbero entrati i pochi selezionati osservanti di tutte le leggi, per i loro meriti. Gesù descrive un Regno nel quale sono accolti gli esclusi, dove non conta il merito ma la capacità di amare e accogliere l’altro.
·        ultima considerazione: nel brano la prostituta è anonima, non si sa chi sia, non ha nome. Ma questo episodio era così scandaloso che il papa Gregorio Magno vissuto tra il 500 e il 600 ha promosso nel 591 un’operazione con la quale si è accostata questa prostituta a Maria Maddalena dandole una immagine di donna penitente. Questa identificazione è stata ufficialmente rigettata dalla Chiesa Cattolica nel 1961 ma l’immagine di “donna penitente” è rimasta nelle stratificazioni religiose e nelle molte immagini artistiche.
Perché parliamo del Giardino dei Ciliegi

Il filo conduttore del nostro gruppo quest’anno é stato “Storie dell’altro mondo” abbiamo, pertanto, pensato di condividere insieme l’esperienza delle donne del Giardino dei Ciliegi, quale forma di resistenza ed azione politico-culturale nella nostra città.

Resistenza ed azione politica e culturale non solo perché si tratta di un gruppo di donne che dal 1988 porta avanti le tematiche della differenza di genere, ma anche perché in un sistema neoliberista come quello in cui oggi viviamo – che tende sempre più ad emarginare ogni forma di diversità e ad omologare tutto in un unico pensiero – è significativo e forte il lavoro politico che le donne del Giardino dei Ciliegi oppongono a questo disegno.

L’associazione ha mantenuto i principi per i quali é nata. Si legge in un suo primo documento “Un luogo” e “Un progetto”: è, infatti, luogo aperto di relazione, luogo che appartiene a chi agisce il pensiero del suo progetto e lo condivide con il ‘fuori’, spazio per attività diverse, “per lo studio, per la lettura, per la documentazione”, per l’agire dei femminismi e il cogliere la ricchezza dei loro saperi, per costruire – nella consapevolezza delle differenze – un mondo ‘altro’ di donne e uomini insieme.

Le attività, oggi, del Giardino dei Ciliegi sono molteplici e vanno dai Laboratori di Scrittura, sia all’interno dell’associazione ma anche presso il carcere di Sollicciano, nella sezione femminile - in Comunità è stato di recente presentato il libro, curato da Monica Sarsini, “Alice nel paese delle domandine”, una raccolta di scritti delle detenute – ai Laboratori di Intercultura. L’intercultura attraverso la letteratura, con incontri di autrici di altri paesi che scrivono anche nella nostra lingua, ma anche l’intreccio con donne migranti che vivono le contraddizioni della società occidentale e raccontano le esperienze, amare, da loro vissute e le sofferenze patite nei paesi di origine.
Si promuove la conoscenza con la presentazione di libri e documenti sia di scrittrici dimenticate o non riconosciute dal “canone” letterario, ma anche con scrittrici famose, molte delle quali sono diventate amiche dell’associazione.

All’interno del Giardino dei Ciliegi esiste la Libera Università di donne e uomini IPAZIA: un gruppo di donne e uomini giovani e meno giovani riflettono sulle tematiche del vivere in una quotidianità urbana, dove spazi e tempi sono sempre più corrosi da uno spregiudicato consumo del territorio. Vengono costruiti insieme incontri e iniziative con il movimento dei precari.

E’ un luogo dove si fanno installazioni di mostre, performances, seminari intensivi sull’autobiografia e sulla maggior consapevolezza di sé. Ma anche incontri fra donne e uomini sulla violenza sessuale e sulla sessualità in genere.
Le donne del Giardino dei Ciliegi nel loro lavoro politico collaborano con la Società Italiana delle Letterate, la Libreria delle Donne, Libere Tutte, Artemisia.

Il progetto politico dell’associazione riconosce e promuove i valori propri di una democrazia compiuta, è aperto al confronto, anche conflittuale, con saperi ed esperienze complesse e variegate.


2 GIUGNO, RIPUDIAMO LA GUERRA

Dal 20 al 22 aprile scorso si è tenuto a Pietralba (Bolzano) il Convegno “La Pace: realismo di un'utopia. Ernesto Balducci e David Maria Turoldo vent'anni dopo 1992 – 2012”. Al termine del Convegno è stata inviata una lettera al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nella quale si chiede che la Festa della Repubblica non sia celebrata con parate militari e sfoggio di armi. Proponiamo di leggere la lettera (già firmata tra gli altri da Pax Christi, Movimento nonviolento, dal Cipax, dalla Tavola per Pace, dalla Fondazione Balducci, Testimonianze, Mosaico di Pace) e di sottoscriverla ed inviarla anche noi come Comunità.


Al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano,
Palazzo del Quirinale, 00187 Roma.

La pace è l'unico valore veramente rivoluzionario, diceva Turoldo, perché costringe a ripensare tutte le categorie del vecchio mondo che è stato costruito sulle macerie delle guerre.
E Balducci, rivolgendosi ai cristiani, ricordava che una chiesa veramente evangelica deve essere come un'obiezione di coscienza piantata da Dio nella carne viva del mondo.

Essere costruttori di pace oggi significa obiettare al sistema di guerra e alle spese militari che la guerra rendono possibile. 
Noi vogliamo essere cittadini obbedienti alla Costituzione italiana, scritta subito dopo il flagello del secondo conflitto mondiale, e proprio per questo tesa al ripudio della guerra stessa. Lo dice l'articolo 11. E' la stessa Costituzione che ci indica come la nostra Repubblica sia fondata sulla forza del lavoro. Lo dice l'articolo 1. In mezzo, tra l'articolo 1 e l'articolo 11, ci sono 10 articoli fondamentali della nostra carta costituzionale, su altrettanti valori fondanti: la giustizia, la libertà, la salute, l'educazione, ecc. Questo significa che i lavoratori devono costruire le condizioni per la dignità della vita di tutti coloro che vivono nel nostro paese, e che la guerra (e la sua preparazione) è l'unico vero disvalore da espellere per sempre dal contesto sociale e civile.

Per tutto questo noi non comprendiamo perché la Festa della Repubblica, che ricorre il 2 giugno, venga celebrata con le parate militari, la sfilata della armi, la mostra degli ordigni bellici. E' una contraddizione divenuta ormai insopportabile. Questo è il ripudio della Costituzione,non della guerra. E' il rovesciamento della verità.

Il 2 giugno ad avere il diritto di sfilare sono le forze del lavoro, i sindacati, le categorie delle arti e dei mestieri, gli studenti, gli educatori, gli immigrati, i bambini con le madri e i padri, le ragazze e i ragazzi del servizio civile. Queste sono le forze vive della Repubblica; i militari hanno già la loro festa, il 4 novembre, che ricorda “l'inutile strage” della prima guerra mondiale, come disse il papa Benedetto XV.

A lei, Presidente della Repubblica chiediamo di abolire la parata militare del 2 giugno, anche per rispettare la necessità di risparmio economico (ci costerà dieci milioni di euro): inviti i giovani disoccupati e i pensionati come rappresentanti del popolo italiano in sofferenza. E' un vero e proprio scandalo che mentre si impongono pesanti sacrifici a tutti, il Parlamento ed il Governo abbiano confermato l'enorme spesa di oltre 10 miliardi di euro per l'acquisto dei cacciabombardieri F35.

Ci impegniamo ad interpellare le autorità civili delle nostre città, sindaci, prefetti, consiglieri comunali, deputati, affinché sostengano questa nostra proposta, scrivendo anche lettere ai giornali e diffondendole nei luoghi di lavoro. Il 2 giugno con le nostre associazioni vogliamo celebrare l'Italia che “ripudia la guerra”: dove possibile organizzeremo delle sfilate dove i cittadini disarmati innalzeranno i cartelli con l'articolo 11 della Costituzione.

In ricordo di Benedetta Liberi, una delle fondatrici del Giardino dei Ciliegi e una cara amica della Comunità, leggiamo questa sua poesia


FEMMINILE
Con puntiglio tentiamo di ricomporre
il puzzle delle generazioni
con la luna e la terra il latte il sangue il vento
(ma la luna è di neon e ci inchioda
in pose da manichini
la terra avvelena i suoi frutti
il latte ci inacidisce nelle mammelle
il sangue ce lo levano sul tavolo di marmo
il vento vischioso atterra
il castello di carte della rivoluzione)
Non vogliamo che le figlie
abbiano pena di noi
come noi delle madri
non vogliamo che mangino frutti velenosi
e bevano latte inacidito
non vogliamo che la fucina della nostra ira
prepari altri coltelli spuntati
(con l’ago ci siamo cucite i sudari
di complice silenzio
con la scopa abbiamo spazzato via
gabbiani e stelle
e i sogni,ben ripiegati,sepolti
in cassetti odorosi di spigo)
Ed ora che ci strappiamo di dosso
 la pelle delle abitudini
e andiamo a riprenderci la luna e la terra
il latte il sangue il vento
il mondo che mettiamo al  mondo

ci spaventa il nostro coraggio
e oscilliamo smarrite in cima a una scala
di cui mancano gli ultimi pioli

E Dio mi fece donna

E Dio mi fece donna,
con lunghi capelli,
gli occhi, il naso e la bocca da donna
Con rotondità e peli e dolci cavità,
mi scavò dall'interno
e fece di me lo studio degli esseri umani.
Tessé delicatamente i miei nervi,
equilibrò con cura il numero dei miei ormoni,
Compose il mio sangue e me l'iniettò
perché irrigasse tutto il mio corpo.
Così nacquero le idee, i sogni e l'istinto.
Creò il tutto con grandi colpi di fiato
scolpendo con amore
le mille e una cosa
che mi fanno donna ogni giorno e
per le quali con orgoglio
mi alzo ogni mattina
e benedico il mio sesso.      
         

di Gioconda Belli



[1] queste considerazioni sono tratte dal Seminario “Tra fede e sacrilegio: le donne nel Vangelo”, tenuto dal biblista Alberto Maggi nel 2009.

venerdì 27 maggio 2011

Stragismo e baratro economico-politico


Quella strategia che non si vede



 



Ormai il calendario non ha quasi più giorni da dedicare agli anniversari delle stragi che, in questi ultimi cinquant’anni, hanno dilaniato e insanguinato le piazze e le strade d'Italia. Di un'Italia che cercava varchi di speranza per l'intreccio fra utopia - vita quotidiana - politica.



Ma se il calendario è zeppo, al contrario è vuota la mappa delle responsabilità dei veri mandanti. Il freddo buio tiene aperte le ferite e fresco il sangue versato.



"Niente cambiamento" - ci hanno detto le bombe, da quella di piazza Fontana a quella degli Uffizi. "Niente cambiamento" - ci hanno detto, in senso solo apparentemente opposto, gli assassini mirati, compreso quello di Moro. “Niente cambiamento” ci ha detto la bomba fatta esplodere da mano mafiosa nel freddo delle stradine e chiassi senza mai sole, fra piazza Signoria e l'Arno, a Firenze, in via Lambertesca, via dei Georgofili, chiasso Baroncelli, chiasso del Buco..., la notte fra il 26 il 27 maggio 1993.



“Da allora sono passati diciotto anni, i responsabili materiali sono stati consegnati alla giustizia, ma la volontà di fare luce sulle ombre che ancora permangono resta intatta”, è scritto nel depliant che annuncia le numerose iniziative per commemorare la strage di Firenze.



E’ carente però in queste commemorazioni il collegamento fra la strage fiorentina e le altre che hanno insanguinato l’Italia e il mondo. E soprattutto il legame fra lo stragismo e l’attuale baratro economico-politico in cui stiamo precipitando.



Il golpismo stragista italiano così come  il golpismo militare sanguinario latinoamericano sono parte di un'unica strategia: creare in tutto il mondo le migliori condizioni per la nuova affermazione del neoliberismo mercantile. Vita, libertà e mercato s'identificato per la cultura neoliberista. La cultura della solidarietà e dei diritti sociali, come diritti umani universali inalienabili, in quanto ostacola il libero svilupparsi del mercato è un gravissimo attentato alla vita e alla libertà. La centralità del lavoro è una bestemmia e lo stato sociale è la cura pietosa che può incancrenire la piaga. E' talmente decisiva l'affermazione del libero mercato a livello planetario che tutti i mezzi sono leciti per il nobile scopo.



Claudio Annunziata, pubblico ministero che ha istruito a Bologna la prima fase delle indagini di alcuni processi in materia di stragi, scrive nella Prefazione al libro "Il terrorismo e le sue maschere" curato dall'Associazione dei familiari delle vittime per stragi (Ed. Pentragon, Bologna 1996): "Chi ha organizzato ed eseguito le stragi ha nel proprio patrimonio ideologico un odio profondo verso il genere umano, verso i suoi sentimenti di solidarietà, verso la sua disponibilità a confrontarsi con qualsiasi libera espressione del pensiero e a pervenire a una scelta politica attraverso il ricorso agli istituti democratici".



Golpismo, violenza stragista, repressione istituzionale dei movimenti di socialità dal basso hanno insanguinato il mondo, incatenato la società intera costringendola in un clima oppressivo di paura, per consolidare e assicurare le scelte politiche moderate o involutive. Tale strategia ha raggiunto in gran parte il suo scopo ed è in agguato in ogni piega della società e della politica. Per riaccendere la speranza di un vero cambiamento politico, economico e culturale abbiamo bisogno di luce.



 



 



Per Repubblica Firenze



27 maggio 2011



Enzo Mazzi



domenica 9 gennaio 2011

L’Italia ripudia la guerra (ma investe in armi)

 Comunità dell’Isolotto - Firenze, domenica 9 gennaio 2011

L’Italia ripudia la guerra (ma investe in armi)

 

riflessioni di Carlo, Claudia, Gisella, Luisella, Maurizio con un contributo di Lisa Clark

 

 

 

Indice

 

1.     Letture dalla Bibbia e dal Vangelo. 1

2.     Premessa. 2

3.     La Costituzione italiana, la guerra e la difesa. 3

4.     Un nuovo Modello di Difesa. 4

5.     Le spese militari italiane. 8

6.     I sistemi d’arma. 10

7.     Le missioni internazionali11

8.     “Preghiera di guerra” di Mark Twain (estratto)14

 

 

 


1.Letture dalla Bibbia e dal Vangelo


 

Forgeranno le loro spade in vomeri,

      le loro lance in falci;

      un popolo non alzerà più la spada

      contro un altro popolo,

      non si eserciteranno più nell’arte della guerra.   Isaia 2, 4.

 

      Nel deserto prenderà dimora il diritto

      e la giustizia regnerà nel giardino.

      Effetto della giustizia sarà la pace,

      frutto del diritto una perenne sicurezza.      Isaia 32, 16-17

 

 

 

          Beati gli operatori di pace,

          perché saranno chiamati figli  di Dio           Matteo 5, 9

 

 

 

 

Le nostre informazioni sono tratte da:


 




2. Premessa


 

In un periodo di grave crisi economica, per affrontare la quale il governo e i politici richiedono ai cittadini sacrifici sia diretti che attraverso la riduzione dei servizi, in cui le imprese spesso usano l’arma ricattatoria del mantenimento dei posti di lavoro per estorcere ai lavoratori concessioni e rinunce, stupisce (ma forse neanche troppo) e sconcerta sapere quante risorse vengono assegnate al settore militare.

A questo proposito riportiamo uno stralcio dell’intervento di Umberto Veronesi su l’Espresso :”[…] Me lo dicono spesso che sono un utopista, un sognatore di mondi impossibili. Me l’hanno ripetuto anche l’anno scorso quando ho chiamato a raccolta scienziati e premi Nobel da tutto il mondo per fondare il movimento Science for Peace e per chiedere a tutti i governi di investire non nella politica degli armamenti ma in quella del progresso, che significa portare il benessere dove c’è la fame, la salute dove c’è la malattia. Non è forse assurdo che in piena crisi economica, che tocca tutte le nazioni, quando non riusciamo più a mantenere le nostre famiglie e gli ospedali non vengono ristrutturati, e l’accesso alle cure adeguate non è garantito a tutti, e la ricerca scientifica che potrebbe dare una nuova spinta al benessere langue nei laboratori deserti, è assurdo che si pensi ancora a fabbricare più armamenti e a comprare costosissimi aerei supersonici che non utilizzeremo mai ? […] Per la ricerca contro il cancro, che causa 150000 morti ogni anno, l’Italia spende annualmente circa 225 milioni di dollari, mentre ne destina 20 miliardi alle spese militari. Abbiamo allora più a cuore le armi che i malati? ”. 

 

Se non abbiamo la forza di dire

che le armi non solo non si devono vendere

ma neppure costruire...

Che la logica del disarmo unilaterale

non è poi così disomogenea

con quella del Vangelo...

Che la nonviolenza attiva

è criterio di prassi cristiana...

Se non abbiamo la forza di dire tutto questo,

rimarremo lucignoli fumiganti

invece di essere ceri pasquali.                                               Don Tonino Bello - Vescovo





Al testo di don Tonino Bello, che ci sembra un commento efficace alle letture tratte da Isaia e Matteo, aggiungiamo la poesia di Brecht che ugualmente sintetizza quello che gli uomini possono fare :

 

GENERALE IL TUO CARRO ARMATO E’ UNA MACCHINA POTENTE

spiana un bosco e sfracella cento uomini.

Ma ha un difetto:

ha bisogno di un carrista.

Generale, il tuo bombardiere è potente.

Vola più rapido di una tempesta e porta più di un elefante.

Ma ha un difetto:

ha bisogno di un meccanico.

Generale, l’uomo fa di tutto.

Può volare e può uccidere.

Ma ha un difetto:

può pensare.                                                                                      (Bertold Brecht)




3. La Costituzione italiana, la guerra e la difesa


 

Art. 11 - L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

 

Domanda[1] a Oscar Luigi Scalfaro (Presidente della Repubblica Italiana dal 1992 al 1999):L’articolo 11 …. Come nacque, che discussioni produsse all’epoca?”

Risposta: Questo articolo è di una chiarezza impressionante. Non ho mai saputo chi fu, tra i componenti la Commissione dei 75, colui che trovò questa parola: ‘ripudia’. Ripudia è un verbo che è una scultura, è formidabile, definitivo. Non c’è discorso, è il ‘no’ alla guerra senza appello. Noi alla Assemblea costituente facevamo discussioni a non finire. Ogni articolo impegnava ore e ore e centinaia di pagine di verbali. Sono andato a rivedere quello della seduta in cui si approvò questo articolo. Era il 27 febbraio del ’47. Non erano passati neanche due anni dalla fine della guerra con le sue distruzioni e con un numero enorme di morti (ancor oggi a testimoniare la vastità della tragedia è impossibile indicare con precisione il numero delle vittime). Nel controllare i verbali ho constatato che le pagine riservate alla discussione di questo articolo sono appena sei e mezza. E a cosa è dovuto questo? Al fatto che c’era una unanimità assoluta e indiscussa. Non c’è stato uno che non abbia detto ‘NO’ alla guerra.

 

 Note all’art 11

L’importanza dell’ articolo 11 della Costituzione Italiana è  confermata  non solo dal fatto che  venne approvato dall’ Assemblea Costituente con tempi brevissimi rispetto a quelli degli altri articoli, come ci dice Scalfaro,  ma anche dal fatto che passò  con due soli voti contrari su 556 Costituenti. La forza di questo articolo sta proprio in questo verbo “ripudia”che ha sostituito nel corso dei lavori in Assemblea Costituente la parola ‘rinuncia’  il verbo ripudia  esprime la ferma opposizione alla forza militare come strumento di conquista e di offesa alla libertà dei popoli. Nella semantica della parola ‘ripudia’ si concentra tutta la ripugnanza morale verso gli orrori della guerra e della violenza che costituivano ancora ferite aperte nella popolazione e con questo termine si  volle accentuare oltre al giudizio sull' immoralità della guerra  anche la necessità di "una politica di pace" quale aspirazione del popolo italiano.

 L’ articolo 11 contiene un altro concetto veramente innovativo per quei  tempi di recenti imperialismi “L’Italia ‘ […] consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”  in questa  seconda parte si esprime  la volontà di realizzare giustizia e solidarietà tra i popoli fondate sui valori internazionali della pace e del rispetto della dignità umana,  ma c’è qualcosa di ancora più forte ed incisivo:  è la clausola relativa alla possibilità di consentire alle limitazioni della sovranità, a condizioni di reciprocità ed uguaglianza con gli altri Stai e questo segna la preminenza dell’interesse per la pace e la giustizia tra i popoli rispetto alla sovranità stessa. Attraverso tale auto-limitazione lo stato italiano consente la cessione di ‘pezzi’ della propria sovranità in favore di istituzioni sovranazionali che si pongono lo scopo di creare un’integrazione sempre più stretta tra i popoli.

 

 

Art. 52 - La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino.

Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge. Il suo adempimento non pregiudica la posizione di lavoro del cittadino, né l'esercizio dei diritti politici. L'ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica.

 

 


Dalla Lettera ai Cappellani militari di Lorenzo Milani


….Non discuterò qui l’idea di Patria in sé. Non mi piacciono queste divisioni. Se voi però avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri.

E se voi avete il diritto, senza essere richiamati dalla Curia, di insegnare che italiani e stranieri possono lecitamente anzi eroicamente squartarsi a vicenda, allora io reclamo il diritto di dire che anche i poveri possono e debbono combattere i ricchi.

E almeno nella scelta dei mezzi sono migliore di voi: le armi che voi approvate sono orribili macchine per uccidere, mutilare, distruggere, far orfani e vedove. Le uniche armi che approvo io sono nobili e incruente: lo sciopero e il voto.

Abbiamo dunque idee molto diverse. Posso rispettare le vostre se le giustificherete alla luce del Vangelo o della Costituzione. Ma rispettate anche voi le idee degli altri. Soprattutto se sono uomini che per le loro idee pagano di persona.

Certo ammetterete che la parola Patria è stata usata male molte volte. Spesso essa non e che una scusa per credersi dispensati dal pensare, dallo studiare la storia, dallo scegliere, quando occorra, tra la Patria e valori ben più alti di lei. Non voglio in questa lettera riferirmi al Vangelo. È troppo facile dimostrare che Gesù era contrario alla violenza e che per se non accettò nemmeno la legittima difesa. Mi riferirò piuttosto alla Costituzione. …

 

 


4.Un nuovo Modello di Difesa


 

Il Nuovo Modello di Difesa: con la fine della guerra fredda (1989) il nostro Paese ha avviato un profondo processo di cambiamento della difesa, un processo di cui pochi sono consapevoli, che è bene conoscere e di cui è necessario chiedersi se possa essere considerato  costituzionale.

Si è passati da un tempo in cui l’adesione all’Alleanza Atlantica e la sudditanza agli Stati Uniti, in cambio di porzioni di territorio per la costruzione di basi militari, assicurava una sorta di “ombrello protettivo”, ad un tempo in cui anche il nostro Paese ha pensato di accreditarsi come nuovo protagonista sulla scena militare internazionale.

Per fare questo ha avuto però bisogno di definire, organizzare e finanziare un “nuovo modello di difesa”. Arrivare a questi “nuovo modello di difesa” è stato un percorso articolato e complesso, che è avvenuto per lo più senza che i cittadini si siano resi conto del suo vero significato: nel 1991 lo Stato Maggiore della Difesa italiana presentò in Parlamento una proposta di radicale riorganizzazione che però fu giudicata molto aggressiva e costosa e fu accantonata; la riforma però non fu abbandonata, fu solo cambiata la strategia per arrivarci: ciò che non si poté ottenere con un unico atto legislativo di riforma si ottenne con una serie di riforme:



  • la riforma dei vertici militari (Legge n.25/1997);


  • l’assegnazione all’Arma dei Carabinieri del rango di IV Forza Armata (accanto a Esercito, Marina ed Aeronautica) (Legge delega n.78/2000);


  • l’abolizione della leva obbligatoria e l’istituzione di un servizio militare volontario e professionale con l’accesso consentito anche alle donne (Legge n.380/1999).


  • La dimensione – in 190.000 soldati – delle Forze Armate[2].


  • La ri-definizione dei nuovi compiti della difesa (legge 331/2000).


 

I compiti della difesa nel “Nuovo Modello di Difesa”: la legge 331/2000 che ha definito il Nuovo Modello di Difesa ha indicato i compiti delle Forze Armate:



  • la difesa dello Stato,


  • operare al fine della realizzazione della pace e della sicurezza, in conformità alle regole del diritto internazionale ed alle determinazioni delle organizzazioni internazionali delle quali l’Italia fa parte,


  • concorrere alla salvaguardia delle libere istituzioni e svolgere compiti specifici in circostanze di pubblica calamità e in altri casi di straordinaria necessità ed urgenza.


 

Cosa in realtà questo significhi, come questi si concretizza è ben esplicitato nella Nota aggiuntiva allo stato di previsione per la difesa, presentata ogni anno dal Ministro della Difesa al Parlamento contestualmente, ma come documento a parte, alla legge Finanziaria. Nella Nota sono esplicitate le considerazioni sul quadro politico, gli obiettivi strategici e militari e le spese da sostenere.

Nella Nota presentata nell’ottobre 2008 come previsione del 2009 dal Ministro della Difesa La Russa è scritto: “… la fine della guerra fredda ha portato ad una sostanziale diminuzione della presenza di forze ostili in grado di minacciare l’Italia; tuttavia l’emergere di nuovi attori non statuali dotati di significative potenzialità offensive implica un’estensione del tradizionale concetto di difesa volta ora alla tutela e alla salvaguardia degli interessi nazionali laddove gli stessi si palesano e sostanziano non solo dal punti di vista militare, ma soprattutto economico, sociale, finanziario e, più in generale, geopolitico…”.

 


La difesa non è più dunque la difesa da soggetti che intervengano in armi sul suolo nazionale, ma è soprattutto “salvaguardia degli interessi nazionali”, interessi militari, economici e finanziari, ovunque si manifestino.

E’ questo uno scenario molto attuale, molto pericoloso e ambiguo!! Potrebbe comportare anche un intervento delle nostre Forze Armate in una nazione per es. nostra fornitrice di petrolio laddove si verifichi una qualche instabilità politica in quel territorio. 

 

Ancora nella Nota è scritto: “… è ineludibile per la Nazione la necessità di partecipare efficacemente agli sforzi che la comunità internazionale attua ed attuerà per operazioni di stabilizzazione anche in aree oggi imprevedibili…”

e ancora: “la difesa statica del territorio perde significato mentre le operazioni multinazionali di proiezione, presenza e sorveglianza assumono la caratteristica di compito istituzionale prioritario ed insostituibile sia ai fini della Difesa nazionale (i cui confini si sono “allargati”) sia di concreto sostegno alla politica estera del Paese”. E infatti il nostro Paese si ritrova particolarmente impegnato nelle missioni all’estero sotto l’egida dell’Onu (è al 9° posto tra i paesi che impegnano militari) o dell’Unione Europea (4° posto) e della Nato (4° posto dopo Usa, Regno Unito e Germania).

 

I compiti delle Forze Armate, secondo il Nuovo Modello di Difesa, possono anche essere letti in quest’ottica:



  1. il “compito classico” di difesa dello Stato, del suo territorio e delle sue istituzioni, etc..


  2. un “compito tecnico” di ammodernamento e acquisizione di tecnologie militari avanzate, di nuovi sistemi d’arma e di formazione che consentano di svolgere il ruolo internazionale cui l’Italia ambisce. Nella Nota Aggiuntiva del 2009 si dice: “Le Forze armate devono mantenere le capacità operative essenziali ed il dominio delle relative tecnologie e di quelle delle conoscenze risultate critiche in uno scenario di rinnovata contrapposizione militare..”;


  3. un “compito politico”: nella Nota Aggiuntiva del 2009 si dice: “Le Forze Armate devono contribuire a gestire le crisi esistenti mantenendo i conflitti ai più bassi livelli mediante un intervento tempestivo e un uso misurato della forza, da contemplare quale strumento di una articolata politica di sicurezza globale, secondo un approccio integrato che veda nell’impiego sincronizzato delle azioni diplomatiche militari, economiche ed informative la via per conseguire il successo anche nella gestione delle crisi.” Ma come si fa a chiedere tutto questo ad una istituzione militare? Non dovrebbe essere la politica a far questo?


 

E’ quindi facile capire da dati questi numeri e questi compiti, questo Nuovo Modello di Difesa richiede notevoli risorse economiche di cui parliamo più oltre.

 

Alcuni approfondimenti:

La struttura organizzativa delle Forze armate i vertici militari (Legge n.25/1997): a seguito della riforma dei vertici militari (L.n.25/1997) e dell’Arma dei Carabinieri cui è stato dato il rango di Forza Armata (Legge delega n.78/2000) la struttura organizzativa delle Forze armate oggi è questa:

 



Il personale impegnato nelle Forze Armate e nel Ministero della Difesa ammonta a 292.833 persone (Consistenza al 31.12.2008) secondo questa articolazione:

 

Tabella 1- Risorse umane del Comparto della Difesa (al 31.12.2008)



 

 

L’accesso delle donne alle Forze Armate (Legge n.380/1999):la legge ha sottolineato il principio di pari opportunità consentendo alle donne di partecipare al reclutamento del personale per ogni incarico compresi quelli prettamente operativi. Nel 2007 il personale femminile presente nelle Forze Armate era di circa 9.600 persone. 

 

Il servizio militare volontario: un servizio professionale, snello e poco costoso? Un’opportunità di lavoro?: (Legge n.331/2000):la legge si è posta l’obiettivo di passare da uno sistema basato sulla leva obbligatoria a uno di 190.000 uomini e donne volontari[3]; ed ha istituito 2 tipi di volontari: volontari in ferma prefissata di un anno e volontari in ferma prefissata di 4 anni.

Si è fatto credere al Paese che il passaggio ad un esercito di professionisti avrebbe determinato uno strumento militare efficace, snello e meno costoso, che avrebbe garantito a molti ragazzi un buon posto di lavoro, ma non è così!!

 

Per quel che riguarda la professionalitàdiversi Generali preferivano i militari di leva ai militari volontari; è illuminante l’intervento del Generale Carlo Jean all’epoca presidente del Centro Alti Studi per la Difesa del 23 gennaio 1997 alla Commissione della Camera, che diceva: “ sono anzi convinto che, tutto sommato, considerata la varietà di expertise e di professionalità che si riscontra nei militari di leva, il loro impiego garantisca maggiore flessibilità oltre che una maggiore capacità di adattarsi a tali situazioni (ndr: le missioni all’estero). Il vantaggio del ricorso ai volontari, da un punto di vista non tanto tecnico quanto politico, è rappresentato dal fatto che il volontario…. Essendo reclutato negli strati più bassi delle popolazione, è expendable. Se per esempio muore il figlio di un pastore calabrese non ci saranno movimenti di piazza: è sufficiente dare alla famiglia 100 milioni (di lire ndr) per chiudere l’incidente”.

 

Per quel che riguarda i costici si è presto resi conto che un esercito di volontari costa molto più di un esercito di leva, nelle note di corredo alle richieste di copertura finanziaria per le spese delle Forze Armate si legge: “  l’istituzione di un servizio professionale comporta una serie di spese per equipaggiamenti ed armi, nonché spese logistiche, di formazione e di funzionamento superiori per unità di personale a quelle necessarie ad un esercito di leva… Inoltre .. molti servizi garantiti dal personale di leva dovranno ora essere acquisiti attraverso il ricorso all’esterno”.

Oggi da più parti è evidente che Forze Armate di 190.000 unità hanno un costo spropositato e insostenibile; e si comincia a parlare di tagli.

Per quel che riguarda le prospettive di lavoro: quello che è generalmente considerata una buona prospettiva di lavoro stabile e sicuro si sta rivelando, nonostante gli incentivi messi in campo, un altro dei luogo di precariato. Il numero di volontari passati al servizio permanente non ha mai raggiunto il 10% e il blocco delle assunzioni nelle Pubbliche amministrazioni ha impedito anche l’ingresso nelle forze di Polizia e nel Ministero. Così dopo 4 anni passati nelle Forze Armate la maggior parte dei volontari torna a casa con niente in mano e lo Stato ha anche speso inutilmente per la sua formazione. Questa situazione è destinata a peggiorare, perché visti i tagli dei prossimi anni (e che in parte sono già iniziati) che colpiranno soprattutto, la truppa che avrà sempre meno possibilità di veder trasformato il suo servizio volontario in servizio permanente. In questa ottica il Progetto della Mini Naja - un corso di formazione atletico-militare di piccoli gruppi di giovani fortemente voluto dal Ministro La Russa  - oltre che costoso appare puramente demagogico.

 

Il servizio civile:nell’85 la Corte Costituzionale aveva sancito che il dovere costituzionale di difesa della Patria poteva essere assolto anche con un impegno sociale non armato dando così pieno riconoscimento agli obiettori di coscienza.

Però con l’abolizione/congelamento della leva militare è fatalmente venuto meno anche il servizio civile degli obiettori di coscienza e si allora istituito il Servizio Civile Nazionalesu base volontaria. Un istituto che fin da subito ha stentato a decollare anche perché al contrario di quanto è accaduto con la riforma del servizio militare in cui fin da subito si è stabilita la necessità di 190.000 persone e di risorse per l’organizzazione e gli armamenti, per il servizio civile volontario si è costituito un fondo da riempire di volta in volta con le risorse disponibili (risorse progressivamente in calo) e solo quando queste risorse ci sono si apre un bando di servizio civile volontario.

Il risultato è che per la difesa in armi si spende oltre 23 miliardi di euro l’anno e per la difesa in forma di servizio civile circa 171milioni.

 



 


5.Le spese militari italiane


 

Bilancio della Difesa per l’anno 2011

Per capire bene gli stanziamenti in bilancio nel 2011 occorre fare un piccolo passo indietro, in particolare esaminando agli effetti delle misure di contenimento della spesa pubblica contenute nelle D.L. n. 112/2008 (convertito con Legge 6 agosto 2008 n. 133) e nel D.L. n. 78/2010 (convertito con la Legge 30 luglio 2010 n. 122). Nel D.L. n. 112 del 25.6.2008, che abbiamo visto in maniera approfondita nel rapporto di due anni fa, sono stati apportati tagli al bilancio del Ministero della Difesa per 503,7 milioni di euro per l’anno 2009, 478,1 milioni di euro per il 2010 e 834,5 milioni di euro per il 2011. Nel D.L. n. 78 del 2010 dispone una riduzione lineare del 10% sulla dotazione delle spese rimodulabili che per il Ministero della Difesa prevedono una riduzione di 255.854.000 euro per l’anno 2011, 304.778.000 per l’anno 2012 e 104.786.000 a decorrere dall’anno 2013. Il risultato finale prevede uno stanziamento complessivo per il 2011 alla Difesa di 20.494,6 milioni di euro con un incremento rispetto al bilancio previsionale approvato dal Parlamento per il 2010 di 130,2 milioni di euro pari allo 0,6% ed un rapporto rispetto al P.I.L. dell’1,279%.

Dal 2008 il bilancio dello Stato è predisposto ed articolato per Missioni e Programmi ma noi lo analizzeremo con il sistema tradizionalmente usato internamente dalla Difesa, per Funzioni, così da garantire continuità con i precedenti rapporti. Il Bilancio della Difesa è suddiviso in Funzione Difesa che per il 2011 è cresciuta di 32,6 milioni di euro (+0,2%) per un totale di 14.327,6 milioni di euro; Funzione Sicurezza del territorio, che riguarda le spese per i carabinieri, quarta Forza Armata ma che in parte, per la sicurezza del territorio, dipendono dal Ministero dell’Interno, che ha avuto un incremento di 145,2 milioni di euro (+2,6%) per complessivi 5.740,3 milioni di euro; le Funzioni Esterne che riguardanocompiti affidati alla difesa ma non rientrano nei compiti strettamente istituzionali, voce diminuita di 49,8 milioni di euro (-33,1%) per complessivi 100,7 milioni di euro; il Trattamento di Ausiliaria, cresciuto di 2,3 milioni di euro (+0,7%) per una spesa complessiva di 326,1 milioni di euro, che corrisponde alla corresponsione del trattamento di quiescenza al personale nella posizione di ausiliari



La Funzione Difesa contempla le spese per il Personale, per l’Esercizio, dove troviamo le spese per la formazione del personale e la manutenzione di mezzi e strutture e l’Investimento riguardante l’acquisizione di nuovi sistemi d’arma. In merito alla ripartizione percentuale delle spese per la Funzione Difesa sarebbe ottimale un rapporto tra 50% destinato al Personale e l’altro 50% ripartito tra Esercizio ed Investimento; sono molti anni tuttavia che le cifre del bilancio non rientrano in questi parametri ed in particolare per il 2011 le spese per il Personale ammonteranno al 65,8% mentre la somma dell’Esercizio e dell’Investimento giungerà appena al 34,2%, 10,1% della quale destinata all’Esercizio e 24,1% all’investimento. Le previsioni di spesa per il Personale per l’anno 2011 ammontano a 9.433,9 milioni di euro con una crescita rispetto all’anno precedente di 86,8 milioni di euro (+0,9%); tale cifra permette di avere una consistenza di personale militare pari a 178.571 unità e civile pari a 31.459. La situazione del personale presenta molteplici criticità: innanzitutto dopo aver fallito l’allineamento numerico dei vari gradi previsto nel modello a 190.000 unità deciso con il congelamento della leva obbligatoria ed il passaggio a Forze Armate totalmente professionali, si sta andando verso una forzata riduzione del personale. Questa riduzione però anziché intaccare le fasce in soprannumero, come quella dei marescialli, riduce principalmente quella dei militari di truppa, in particolare quelli a ferma prefissata. Si sta andando così verso un rischio potenziale di blocco generalizzato dei reclutamenti, creando di fatto uno strumento sempre più anziano e meno disponibile all’operatività; infatti una forte anomalia del modello esistente è quella di avere un numero di graduati superiore ai militari di truppa, con la conseguenza di avere più comandanti che comandati!

Considerando infine che l’attività principale delle nostre Forze Armate è costituita dalle missioni all’estero, che impegnano circa 8.300 militari, (pari a circa 25.000 uomini e donne con le rotazioni), un apparato di 180.000 unità sembra ancora più spropositato. Per l’Esercizio durante il 2011 sono stati stanziati 1.440,0 milioni di euro, con un decremento rispetto all’anno precedente di 320,4 milioni di euro (-18,2%); questi tagli non fanno altro che rendere più difficile rispondere agli standard internazionali di formazione del personale e di sicurezza dei mezzi, lasciando lo strumento militare al livello minimo necessario per far fronte agli impegni internazionali. Gli stanziamenti previsionali per il 2011 per l’Investimento, ammontano invece a 3.453,7 milioni di euro con una crescita di 266,3 milioni di euro (+8,4%).

Nella tabella 10 abbiamo sintetizzato i principali programmi di ammodernamento, anche con la spesa prevista per il 2011.



Per confronto, il bilancio dell’Italia per la sanità nel 2010 è di circa 105 miliardi di euro, mentre quello per l’istruzione  nel 2009 è stato di circa 44 miliardi.



 


6.I sistemi d’arma


 

Per sistema d'arma si intende l'associazione tra l'arma vera e propria e un dispositivo ausiliario ad esempio, un veicolo (anche convenzionale), contenitore, apparecchiatura di osservazione (radar) o personale di servizio, adatti alle condizioni di battaglia, che permettono di aumentare le prestazioni dell'arma, rendendola ad esempio mobile o aumentando il numero di colpi. Ad esempio, un cavaliere con la corazza, il suo scudiero e rispettivi cavalli (che portano scudi, lance, vivande, ecc.), costituiscono un sistema d'arma. Altrettanto lo sono un cannone, il camion che lo rimorchia, altri camion con le munizioni, le munizioni stesse, gli inservienti al pezzo ed eventuali elicotteri o jeep di avvistamento nella prima linea, e le radio per comunicare. Un sommergibile nucleare, con i suoi missili sono un sistema d'arma. Lo sono anche missili come l'SS-26 Stone e il suo lanciatore, cosi come anche il laser Boeing YAL-1 e l'aereo che lo contiene, derivato dal convenzionale Boeing 747.

Nel nostro Paese i tagli alla Difesa sono stati pochi e sbagliati,  abbattendo la scure sulla formazione del personale e la manutenzione dei mezzi, senza intaccare minimamente inutili sistemi d’arma o rivedendo il numero dei militari da impiegare.

Questi piccoli tagli allarmano comunque la lobby dell’industria bellica, che fa affidamento per i suoi affari sulla certezza dei finanziamenti governativi al sistema difesa. Non è un caso che il Sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto, proprio a margine dell’apertura di “Euronaval” 2010, la più grande fiera navale della difesa del mondo che si svolge a Parigi, abbia assicurato l’assenza di tagli nel nostro settore militare, prospettando solo razionalizzazioni ed eventualmente uno slittamento dei tempi per la realizzazione di nuovi mezzi, in particolare quelli navali. Il riferimento è alle dichiarazioni fatte dal Ministro della Difesa Ignazio La Russa che prima dell’estate aveva annunciato il taglio di 25 caccia Eurofighter ed il rinvio dell’acquisto delle 4 Fregate FREMM mancanti per completare le 10 chieste dalla Marina, e che il Ministro ha ipotizzato di poter rivendere al Brasile.

Fra i sistemi d’arma più costosi che l’Italia dei quali l’Italia si è impegnata a dotarsi ci sono il bombardiere F35 e le navi FREMM;  il primo è prodotto dalla americana Lockeed-Martin, con la quale vari paesi NATO hanno firmato contratti di acquisto per un costo unitario stimato di 70/100 milioni di dollari (stimato perché al momento sono stati prodotti solo alcuni prototipi e il loro costo è già cresciuto del 50% rispetto a quello preventivato).  L’Italia si è impegnata ad acquistarne 131 con consegne fino al 2026. Al costo di acquisto si somma quello per la gestione e per la realizzazione in provincia di Novara di un impianto (dotato di aereoporto) per lo’assemblaggio degli aerei.

Per quanto riguarda le navi, si tratta di un programma congiunto fra Italia e Francia che prevede la costruzione rispettivamente di 10 e 17 fregate., il cui costo varia dai 280 ai 350 milioni di euro a seconda della dotazione di armamenti . Oltre a queste navi è stata completata la costruzione di una portaerei (per la quale sono stati impiegati 10 anni) il cui costo di progetto (dichiarato dal ministro della difesa del 200 Sergio Mattarella) era di 2200 miliardi di lire, mentre quello effettivo è stato di 1390 milioni di euro(circa il doppio).

Oltre ai due progetti appena descritti, l’Italia è impegnata in quello del caccia EFA, avviato nel 1986 in collaborazione con Germania, Spagna e Gran Bretagna e che prevede per l’Italia l’acquisto di 121 aerei per un costo unitario di circa 75 milioni di euro.

In tutti i casi sono più o meno coinvolte nella realizzazione dei sistemi d’arma varie aziende italiane (in primis quelle del gruppo Finmeccanica), tanto che uno dei paravento utilizzati dai vari politici, sia di destra che di sinistra, è quello dei posti di lavoro e della ricaduta economica verso le imprese italiane.

A questo si lega un progetto politico europeo che aspira a contrastare (a carissimo prezzo) il predominio statunitense nel settore delle tecnologie militari.



 


7.Le missioni internazionali


 

 Dal dopoguerra ad oggi l’Italia ha partecipato a 114 missioni internazionali, di cui 46 con lo scopo di mantenimento della pace, 37 di assistenza internazionale, 22 di impostazione della pace, 9 di  formazione della pace e prevenzione del conflitto. Di queste, 31 sono ancora in corso: 3027 unità di soldati sono a tutto oggi impiegate in Medio Oriente, 2858 nell’Europa non comunitaria, 2574 in Asia centrale e meridionale, 110 nel Nord Africa, 41 nell’Unione Europea, 5 in Africa subsahariana e 5 in America Latina.

Nel febbraio del 2009 il Parlamento ha approvato all’unanimità le modifiche alla legge 209 del 2008 riguardo alla partecipazione italiana delle missioni internazionali. Le principali novità “negative” sono state l’aumento dei costi delle missioni e il ritorno alla scadenza semestrale del Decreto. Decreto legge che ha suscitato molte critiche. Innanzi tutto non sono state analizzate specificatamente missione per missione rispetto agli obiettivi da conseguire e non è stata fatta una valutazione di quanto effettivamente è stato realizzato, ma sono state approvate in blocco. Poi i soldi  stanziati per due semestri (1526 milioni di euro con un incremento del 50% rispetto all’anno precedente) verranno spesi quasi totalmente per i costi dello “strumento militare” a danno dei fondi destinati agli aiuti diretti alla cooperazione che ammontano a meno del 6% .

Inoltre va sottolineatala trasformazione dei “caveat”, cioè delle limitazioni imposte dal Governo nazionale all’impiego delle truppe che operano in una missione internazionale. Prima la modificazione di tali limitazioni, per esempio rispetto alla decisione di spostare delle truppe o di aderire ad una richiesta d’intervento, doveva avvenire 72 ore prima dell’effettiva esecuzione, ora ne bastano 6, cioè il tempo tecnico per la decisione affidata al capo di Stato maggiore della Difesa, che dovrebbe essere sempre vincolata agli articoli della nostra Costituzione.

Negli ultimi anni la partecipazione dell’Italia alle missioni internazionali ha assunto una grande importanza; da uno studio della ONG Intersos, l’Italia è al 3° posto tra i Paesi dell’Unione Europea per il numero dei militari impegnati, mentre è al 15° per quanto riguarda gli stanziamenti nella lotta alla povertà del mondo.

Le due missioni più onerose economicamente sono quella in Libano (192 milioni di euro per semestre) e quella in Afghanistan che è passata, nel 2009, a 242 milioni per semestre, rispetto ai precedenti 169 milioni per semestre. Questi aumenti sono serviti per coprire l’invio di 4 cacciabombardieri Tornado (52 milioni di euro l’uno) e 600 militari. Inoltre, per questa decisione, sono stati modificati alcuni caveat in modo tale da poter preludere alla partecipazione attiva alla guerra contro i Talebani, in aperto contrasto con l’art. 11 della Costituzione.

Un discorso a parte merita il tema della “sicurezza”, che lo Stato deve garantire, del personale civile che rimane sul posto, la cosiddetta Unità di Sostegno alla Ricostruzione (USR), dopo che sono stati ritirati i soldati e che implica un impegno economico, difficilmente valutabile e verificabile e non regolamentato da leggi in vigore. Un esempio eclatante è stato il caso che si è verificato in Iraq. Accanto al ritiro dei soldati e all’impegno di spesa nella Unità di Sostegno alla Ricostruzione (anche se non si è mai capito il risultato dei programmi ed è apparsa, da subito, esagerata la somma per la presenza di esperti italiani), lo Stato ha stipulato un contratto con una società di sicurezza privata che già operava con gli Iracheni, la Aegis Defence System, agenzia molto chiacchierata di cui uno dei fondatori è un tale Tim Spencer, militare, mercenario, venditore di armi e protagonista di colpi di stato e loschi affari in Sierra Leone e a Papua Nuova Guinea, dove è stato anche arrestato e poi espulso. La spesa complessiva prevista per la Aegis Defence Ststem era di 3.498.000 euro, 10 volte superiore a quella stanziata per il funzionamento della USR. Dopo che una tale notizia, diffusa dall’”Unità”, è stata confermata e dopo la risposta del Vice Ministro degli Affari Esteri Ugo Intini del 2 luglio 2007, in cui giustificava tale scelta, di questo contratto non se ne è saputo più nulla.

Possiamo dire che, in questo campo, cioè rispetto alla cessione di responsabilità riguardo alla sicurezza militare ad agenzie private, non c’è nessun controllo ed è estremamente pericoloso avviarci ad “una privatizzazione della guerra”.

 

 

 

7.1  Militari in città (ovvero come si potrebbero risparmiare soldi ed evitare “pericolosi equivoci”)

 

Il decreto legge n. 92/08 sulla sicurezza (governo Berlusconi) prevede la presenza per 6 mesi, rinnovabili, di 3000 militari nelle principali città italiane per un costo di 31,2 milioni di euro annuali. Uno dei compiti delle Forze Armate è quello di intervenire in caso di straordinaria necessità e urgenza (vedi terremoto all’Aquila, ecc) e la domanda che nasce spontanea è se l’ordine pubblico possa essere considerata un’emergenza e se i militari abbiano le competenze adeguate a tale compito. Inoltre bisogna tener presente che, un base al rapporto Eurostat, in Italia ci sono 325.000 unità tra poliziotti, carabinieri, finanzieri, agenti penitenziari, guardie forestali, che diventano 415.000 se si aggiungono i Vigili Urbani, pari a 561 operatori ogni 100.000 abitanti, contro i 469 della Spagna e i 300 della Francia, quindi non poi così pochi! Forse sarebbe meglio ridisegnarne le mansioni, visto che molte persone sono utilizzate in lavori d’ufficio, o come scorte invece di utilizzare nuovo personale!

 

7.2  Servitù militari (ovvero come si potrebbero trovare entrate per gli Enti Locali, Servizi pubblici, ecc...)

 

Un altro problema è quello che riguarda le “servitù militari”, intendendo con questo termine la presenza di edifici o superfici territoriali appartenenti all’amministrazione della Difesa (caserme, depositi, arsenali, poligoni di tiro, ecc..) che, dopo l’eliminazione della leva militare, non sono più utilizzati. Queste strutture sono di proprietà statale, pertanto potrebbero essere riconvertite ad uso civile, industriale, turistico-alberghiero e portare nuove entrate che potrebbero, in parte, essere appannaggio dei Comuni. Essendo di proprietà statale non possono essere vendute dalla Difesa e perciò è stata incaricata un’Agenzia del Demanio alla valutazione delle vendite o degli affitti i cui introiti finirebbero al Tesoro che , a sua volta, li può destinare per finanziare iniziative della Difesa. Un serpente che si morde la coda!!!

Il 15 ottobre 2008 il Ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito ha fatto il punto della situazione: 399 immobili da dimettere, di cui già 354 consegnati all’Agenzia del Demanio. Il Ministro ha fatto presente che la legge 133/2008 è nata per attenuare l’effetto dei tagli subiti dal Ministero della Difesa quindi “non è compatibile con l’ipotesi di un’alienazione gratuita e diretta a favore degli Enti Locali”.

Altre entrate potrebbero pervenire dai 4000 alloggi della Difesa occupati abusivamente o da utenti che vanno in pensione ma mantengono l’edificio, o da alloggi dati in uso temporaneo per 7 anni, periodo che non viene rispettato, o da comandanti trasferiti che lasciano la famiglia nella città di provenienza creando problemi per il nuovo comandante che arriva, o da edifici occupati da figli, mogli separate ecc.. che non hanno nulla a che fare con la Difesa.

A questo proposito è stata presentata una proposta di legge dal Ministro della Difesa La Russa nel febbraio 2009, in accordo col Ministero dell’Economia e delle Finanze e il Ministero dello Sviluppo Economico e contenuta nel ddl 1373, che prevede la costituzione della società privata “Difesa Servizi spa”, il cui unico azionista è il Ministero della Difesa, con l’intento di trasferire le competenze del Ministero della Difesa ad una società privata. Questa gestirà l’immenso patrimonio del demanio militare (oltre 4 miliardi di euro), le forniture e gli acquisti della Difesa ed eventuali sponsorizzazioni di eventi. Tramite questa società, il ministero della Difesa potrà affittare o vendere i propri immobili a privati senza l’autorizzazione, finora vincolante, di altri ministeri, senza controllo del Parlamento e senza garanzie di trasparenza. Basterà una delibera del Consiglio di Amministrazione della società, per esempio, per costruire sui propri terreni, un termovalorizzatore o un deposito scorie nucleari, senza possibilità di controllo, perché nei siti militari è vietato l’accesso.

Una società privata, con un enorme “potere”, troppo ampio e discrezionale per essere concentrato nelle mani “private” di poche persone.

 

Tra le servitù militari che limitano la fruizione del territorio dobbiamo annoverare anche le basi NATO e USA: 12 strutture militari Usa per l’Esercito, 21 per la Marina, 16 per l’Aviazione e altre 40, definite “insediamenti minori” a cui aggiungere, parrebbe, 8 basi NATO.

Tale basi, per l’Italia, hanno un costo economico, circa 370 milioni di dollari, contributi, in parte, in denaro liquido, o come sgravi fiscali, o per forniture gratuite di servizi per i soldati e le loro famiglie.

A tale proposito ricordiamo il recente “caso Dal Molin”, cioè la cessione dell’ex aeroporto Dal Molin per ampliare la base americana ad Aviano (Vicenza) che diventerebbe così la base USA più grande d’Europa. Infatti gli Stati Uniti avrebbero deciso di trasferire ad Aviano la 173° Brigata aviotrasportata, mettendo l’Italia in prima linea rispetto alle attuali o future guerre.

 

 

 

 

 

 

 

 




8.“Preghiera di guerra” di Mark Twain (estratto)


 

Era un periodo di grande esultanza ed eccitamento. Il paese era in armi, c'era la guerra, in ogni petto ardeva il sacro fuoco del patriottismo; i tamburi rullavano, le bande suonavano, i fucili-giocattolo sbottavano, i pacchi di fuochi artificiali fischiavano e scoppiettavano…..Nelle chiese i pastori predicavano devozione alla bandiera e alla nazione, e invocavano il Dio delle battaglie, chiedendo il suo aiuto per la nostra buona causa con esplosioni di fervida eloquenza che commuovevano tutti quelli che le udivano. Era un momento davvero felice e fortunato, e quella mezza dozzina di spiriti avventati che avevano osato contestare la guerra e dubitare della sua legittimità, avevano incontrato una reazione così immediata, diretta e rabbiosa che per la propria incolumità erano rapidamente scomparsi di scena, smettendo in quel modo di dare fastidio. La funzione era in corso. Fu letto un capitolo di guerra dal Vecchio Testamento. La prima preghiera fu recitata, e fu seguita da una esplosione dell'organo che scosse le fondamenta. Come un sol uomo i presenti si alzarono, e con gli occhi lucidi e il cuore in gola lanciarono la terrificante invocazione: "O Dio più terribile, tu che stabilisci l'ordine delle cose, fai tuonare la tua tromba e fai lampeggiare la tua spada". Poi venne la preghiera "lunga". Nessuno ricordava un'invocazione così appassionata e commovente, con parole così belle. Il cuore della supplica era che il nostro Padre benigno e misericordioso proteggesse i nostri giovani e nobili soldati, e li aiutasse, confortasse e incoraggiasse nel loro compito patriottico. Che li benedicesse e proteggesse nel giorno della battaglia e nell'ora del pericolo, che li portasse nella sua mano poderosa, che li rendesse forti e sicuri di sé, invincibili al momento dello scontro sanguinoso. Che li aiutasse a schiacciare il nemico, concedendo a loro, alla loro bandiera e alla loro nazione onore e gloria imperituri.

Entrò un vecchio sconosciuto, è avanzò con passo lento e silenzioso lungo la navata centrale. Gli occhi fissi sul prete, il corpo oblungo ricoperto da una tunica che gli arrivava fino ai piedi, il capo scoperto, i capelli bianchi che gli scendevano come una spumosa cascata sulle spalle, il volto rugoso pallido oltre natura, più pallido ancora di uno spettro. Con le palpebre chiuse il prete, ignaro della sua presenza, continuava la sua commovente preghiera, che finalmente concluse con le parole, pronunciate in un fervido appello, "Benedici le nostre armi, concedici la vittoria, o Signore nostro Dio, padre e protettore della nostra terra e della nostra bandiera".

L'estraneo gli toccò il braccio, e gli fece cenno di farsi da parte - cosa che lo sconcertato prete fece - e si mise al suo posto. Con sguardo solenne, nel quale brillava una luce distante, studiò per alcuni istanti il pubblico esterrefatto, poi con voce profonda disse: "Provengo dal Trono, e porto un messaggio del Dio onnipotente." Le parole colpirono i presenti come un'onda violenta. Se l'estraneo se ne accorse, non vi fece caso. "Egli ha udito la preghiera del suo servo e vostro pastore, e l'accontenterà, se questo sarà il vostro desiderio dopo che io, suo messaggero, vi avrò spiegato ciò che essa comporta. Intendo dire, tutto ciò che comporta. Infatti capita spesso che le preghiere degli uomini chiedano più di quanto ne sia cosciente chi le recita, se non si ferma a rifletterci." Il servo di Dio e vostro ha recitato la sua preghiera. Ma si e fermato a riflettere? È soltanto una la preghiera? No, sono due: una è recitata, l'altra no. Ambedue sono giunte all'orecchio di Colui che ascolta tutte le suppliche, quelle parlate e quelle silenziose.. Voi avete udito la preghiera del vostro servo - la parte recitata. Io sono stato incaricato da Dio di mettere in parole l'altra parte - la parte che il pastore, e voi stessi nei vostri cuori, avete recitato in fervido silenzio, magari senza saperlo e senza pensarci. Che Dio voglia che sia così! Voi avete udito queste parole: "Dacci la vittoria o Signore nostro Dio". Questo è sufficiente. Tutta la parte recitata della preghiera si riduce a queste intense parole. Non c'era bisogno di andare oltre. Nel momento in cui avete pregato per la vittoria, voi avete pregato anche per molte conseguenze di cui nessuno parla, che seguono la vittoria - che devono seguirla, e che non possono non farlo. Allo spirito in ascolto del Dio Padre è giunta anche la parte silenziosa della preghiera, e mi ha ordinato di metterla in parole. Ascoltate: "Signore nostro Padre, i nostri giovani patrioti, idoli dei nostri cuori, procedono verso la battaglia - che tu sia vicino a loro. Insieme a loro, nello spirito, anche noi procediamo dalla dolce tranquillità dei nostri amati focolari verso l'abbattimento del nemico. O Signore nostro Dio, aiutaci a ridurre con le nostre bombe i loro soldati in brandelli insanguinati. Aiutaci a popolare le loro campagne sorridenti con i pallidi contorni dei loro patrioti morti.  Aiutaci a coprire il tuono dei cannoni con le urla dei loro feriti, che si contorcono nel dolore. Aiutaci a spazzar via le loro misere case con uragani di fuoco. Aiutaci ad affliggere i cuori delle loro innocue vedove con un inutile dolore. Aiutaci a farne delle senzatetto che vaghino con i loro figli fra le rovine inospitali, vestite di stracci, affamate e assetate, in balìa delle fiamme del sole d'estate e dei venti ghiacciati d'inverno, distrutte nell'animo, consumate dalla fatica, che ti implorano un rifugio nella tomba che verrà loro negato. Per noi che ti adoriamo, o Signore, distruggi le loro speranze, avvelena le loro esistenze, trascina il loro amaro pellegrinaggio, rendi pesanti i loro passi, bagna la loro strada di lacrime, macchia le bianche nevi con il sangue dei loro piedi feriti. Lo chiediamo, nello spirito dell'amore, a Colui che è la Fonte dell' Amore, rifugio sempre fedele ed amico di tutti coloro che soffrono, e cercano il Suo aiuto con cuore umile e contrito. Amen."

"Voi per questo avete pregato. Se è ancora ciò che desiderate, ditelo. Il messaggero dell'Altissimo attende."

In seguito si disse che quell'uomo era un folle, poiché aveva detto delle cose che non avevano alcun senso.

 



 



 







[1] Tratto da “La mia Costituzione”. Intervista di Guido Dell’Aquila a Oscar Luigi Scalfaro, Ed. Passigli, 2005


[2] i vertici militari a fronte dell’abolizione della leva obbligatoria hanno preteso di avere Forze Armate così numerose  per non dover mandare a casa molti comandanti e dall’altro per giustificare un elevato numero di armamenti con i quali equipaggiarli.


[3] In realtà la leva obbligatoria non è stata abolita ma semplicemente “congelata” e può essere riattivata in caso di particolari e gravi necessità (stato di guerra, grave crisi internazionale).