continueremo ad approfondire e riflettere su
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venerdì 30 gennaio 2015
Islam e Occidente: quali occasioni di incontro?
continueremo ad approfondire e riflettere su
martedì 27 gennaio 2015
Islam e Occidente
Islam e Occidente: quali occasioni di incontro per evitare la pericolosa
contrapposizione tra i fondamentalismi?
Ma Islam vuol dire pace
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Dopo l'ondata della conquista dei secoli VII-X
e quella della intermittente guerra turco-ottomana contro l'Europa,ecco
quella che qualcuno chiama la "terza ondata" dell' immaginario
assalto musulmano all'Europa. Quello degli extracomunitari e dei clandestini.
Quello ancora privo di armi nel senso vero del termine, ma tuttavia
"armato" di aggressività culturale e di vitalità demografica e
sostenuto dalla propaganda fondamentalista che mina con l'immigrazione
dall'interno quel "Satana occidentale" che vuol colpire con il
terrorismo all'esterno.
E' un'interpretazione folle: che tuttavia è
condivisa tanto da alcuni estremisti islamici ("islamisti",
appunto, come si dovrebbero più propriamente chiamare: e nelle ragioni dei
quali la religione ha ben poco posto) quanto da alcuni fanatici
occidentalisti che hanno bisogno d'identificare nell'Islam il nuovo
"nemico metafisico".
Diagnosi e possibili terapie
E' fondamentale gestire la sesta fase dei
rapporti tra Occidente e Islam, nella quale attualmente ci troviamo, con
saggezza e moderazione. Tagliando l'erba sotto i piedi alla velenosa campagna
demagogica dei fondamentalisti islamici: vale a dire distinguendo nettamente
gli ambienti, i filoni e i fini dei differenti ambienti musulmani; stringendo
sempre più i rapporti con la stragrande maggioranza islamica che desidera
articolare un rapporto di convivenza tra modernità e Islam; collaborando a
risolvere alcuni problemi cruciali - come quello israeliano-palestinese […]
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martedì 12 luglio 2011
Libero Islam in libero Stato
La Repubblica 06 luglio 2011 — pagina 1-29 sezione: PRIMA PAGINA
SIGNOR Presidente Bashar Al Assad, nessuno crede, non sarebbe realistico, che la democrazia possa realizzarsi in Siria immediatamente dopo la caduta dell' attuale regime. Ma al confronto, è incredibile e irrealistico che prosegua in Siria la violenza sistematica per ristabilire l' ordine, ed è questo il problema: da una parte, in Siria, la democrazia non potrà nascere se non nell' ambito di condizioni e principi inderogabili. Ma occorre gettarne le basi, fin dall' inizio, ora e non domani. D' altro canto, senza la democrazia ci sarà soltanto arretramento, fino a giungere al baratro. È superfluo dire che gli arabi, politicamente, nella loro storia recente come in quella antica, non hanno conosciuto la democrazia. Essa è estranea al loro patrimonio culturale. Questo non significa che sia impossibile lavorare per fondarla, tale lavoro coraggioso ha preso il via dagli albori dell' indipendenza. Significa, invece, che è un' opera che richiede condizioni politiche basilari. La prima di queste condizioni è il passaggio della società, politico e culturale, dal «tempo del cielo, collettivo e divino» al «tempo terreno, individuale e umano», altrimenti detto: una totale separazione tra ciò che è religioso, e ciò che è politico, sociale e culturale. Per questo hanno lottato, dai primi secoli della fondazione dello Stato arabo islamico fino a oggi, molti pensatori e poeti arabi che non soltanto hanno fallito, ma sono stati scherniti, uccisi e accusati di apostasia. La religione istituzionale è stata quella vincente, e tuttora continua a vincere. Mischiare il religioso al politico è ancora alle basi della concezione e della pratica nella vita arabo-islamica. È il principio con cui viene legalmente ucciso l' uomo: a volte come pensiero, a volte fisicamente, a causa dell' interpretazione del Testo. Come può nascere una democrazia in un clima che non tiene conto della libertà individuale, rifiutando l' altro, il diverso, uccidendolo o accusandolo di apostasia, e non vede la vita, la cultura e le civiltà dell' uomo se non attraverso lo specchio della sua lettura del Testo, che è, come sappiamo, varia? Fondamentalmente non vi è democrazia nella religione, nel senso comune come noto in ambito culturale grecooccidentale. La religione è per natura l' appartenenza al cielo, la terra è vincolata al cielo, come gli uomini ai Testi. Fondare la democrazia presuppone quindi la totale separazione di ciò che è religioso da una parte, e ciò che è politico, sociale e culturale dall' altra. Questo è quanto il partito arabo socialista Baath non ha fatto. Anzi al contrario, ha indossato i vecchi panni: ha dominato l' arena del vecchio «gioco» e governato con la vecchia mentalità. Così nella prassi si è trasformato in un partito semi «razzista» per tutto quello che riguarda le etnie non arabe, specialmente i curdi. Tutti gli esperti concordano nel dire che l' esperienza partitica ideologica nella vita araba ha fallito su tutti i fronti, e ha fallito anche il suo modello comunista. Il partito arabo socialista Baath è parte di questo fallimento. Non è riuscito a mantenere il controllo sulla Siria con la forza dell' ideologia bensì con il pugno di ferro. Ma l' esperienza storica conferma che il pugno, cheè stato saldo, non può assicurare il dominio se non per un breve periodo e non può offrire al popolo che lo smembramento e l' arretramento oltre all' umiliazione della dignità umana. Signor presidente, il partito non ha fondato nulla che si possa considerare nuovo e importante, in nessun settore, anzi, esso nella pratica e sul piano culturale è un partito tradizionale, reazionario e in molti casi religioso, specie nell' istruzione. Non ha dato alcuna importanza all' uomo in quanto tale, al di là delle sue appartenenze. Non ha costruito una sola istituzione modello del sapere.È stata una sorta di associazione «religiosa»: ha ostacolato lo sviluppo di una libera cultura urbana, minato la moralità degli uomini, valutando la cultura in base alla fedeltà e considerando nemici i suoi nemici. Il difetto delle autorità del partito consiste nell' aver fatto proprio un contesto vecchio confermandone logiche e metodi. Si sono inserite in un Testo politico e religioso che poteva solo fagocitare chi vi entra. Così si è prodotta la cultura dei favori, dell' esclusione, delle accuse, oltre alla cultura tribale, confessionale, di clan. Il partito ha fatto proprio tutto ciò per un solo obiettivo: detenere il potere. Era interessato più al potere che alla costruzione di una società nuova, una cultura nuova, un uomo nuovo. Così il suo potere si è trasformato in potere reazionario che non richiede una rivoluzione per abbatterlo perché esso porta in sé il seme della sua caduta. Nessuno mette in dubbio che rivendicare la democrazia non implica necessariamente che chi la rivendica sia veramente democratico. La democrazia si realizza soltanto con due fattori: appartenere in quanto cittadino alla società quale unità indivisibile, prima di appartenere a una religione o a un' etnia; riconoscere l' altro, il diverso in quanto, come me, membro di questa società, con gli stessi miei diritti. È corretto che il pensiero orienti, ma non governi. Per questo il pensiero dell' opposizione deve essere anch' esso chiaro. Nel momento in cui l' opposizione, o parte di essa, in Siria rivendica la caduta del regime, dovrà esplicitare i suoi obiettivi per il dopo regime. Ma qual è l' opposizione oggi? Ci sono «voci», pensatori, scrittori, artisti, intellettuali, giovani, che hanno punti di vista e aspirazioni nobili e giuste, ma non accomunati da un documento che chiariscai loro obiettivi. Una voce che non si concretizza rimane voce ma non entra necessariamente nel tessuto pratico della realtà, ne rimane al di sotto o al di sopra. Signor presidente, la sfida che ha di fronte è duplice. Primo, che lei svolga la sua attività oggi non in quanto presidente di un partito ma di un popolo. È necessario, in qualità di presidente eletto, preparare il terreno per l' alternanza di governo in base a elezioni libere. Secondo: osservare la situazione siriana con una prospettiva che vada oltre i limiti della sicurezza e che comprenda che la permanenza del partito come guida non convince più la maggioranza dei siriani. Così la questione non è più di salvaguardia del regime, la questione è salvare la Siria, popolo e terra. Diversamente, sarà il partito il primo a contribuire non solo alla propria distruzione ma anche a quella dell' intera Siria. Signor presidente, la Siria ha bisogno oggi più che mai di inventare per gli arabi un abbecedario politico per completare ciò che aveva inventato in passato in molti campi. Tale abbecedario si regge sul rifiuto dell' identificazione tra patria e partito, tra leader e popolo. Quest' identificazione è propria solo dei tiranni. Il califfo Omar non l' aveva praticata e nemmeno l' imam Ali. Lei ora è invitato a smantellare quest' identificazione tra Siria e partito arabo socialista al-Baath. La Siria è più vasta, più ricca, più grande per essere riassunta in questo o qualsiasi altro partito. Lei è invitato, quindi, umanamente e civilmente, a essere dalla parte della Siria, non dalla parte del partito. L' esperienza conferma il suo totale fallimento. È inutile l' arroganza. La forza o la violenza serviranno soloa confermare il contrario. Le prigioni possono contenere gli individui ma non possono contenere i popoli. Le prigioni politiche indicano soltanto il fallimento. Anzi il partito nella sua gestione del potere in tutto questo periodo ha molto danneggiato l' identità culturale siriana. Ha privilegiato l' appartenenza alla razza e alla religione anziché alla lingua e alla cultura, fondando così una culturaa una sola dimensione, prodotta da una società a una sola dimensione. Una cultura ristretta, nostalgica, basata sulla contrapposizione: accusare il diverso di tradimento e apostasia, rifiutarlo. Un panarabismo che ha preso il posto della teologia. Signor presidente, occorre una revisione radicale, anche se il partito riuscisse a fermare la rivoluzione. Senza questo, sarà esso stesso un elemento fondamentale nel crollo totale: spingere la Siria verso una lunga guerra civile che potrebbe essere più pericolosa di quanto successo in Iraq, perché porterebbe alla lacerazione di questa terra singolare chiamata Siria. Spingerà di conseguenza tutti i suoi abitanti, inventori dell' alfabeto,a vagare nelle latitudini di una terra che promette solo cavalli di angeli che volano con le ali dei sette cieli.
Adonis
giovedì 16 giugno 2011
Ma religion est liberté
Mohamed Talbi
Islam della nuova Tunisia
Voilà son credo : «L’Islam ne cible pas un pays, ni une région. Il s’adresse à tous les hommes, qu’ils soient chinois, australiens ou saoudiens. C’est une religion capable de s’adapter à tout lieu et à toute époque. D’où l’obligation d’actualiser le Balâgh (Message) coranique. La parole de Dieu n’est pas rigide parce que Dieu est vivant. Il dépasse de son éloquence tous les hommes, foukaha (jurisconsultes) et oulama, (savants) soient-ils. Il faut l’écouter Lui. La Charia, comme elle nous est parvenue, incarne une interprétation humaine de la parole divine. Elle peut convenir à une époque et pas à une autre. Il faut retourner à la lettre et à l’esprit du Coran. C’est là où tout musulman peut trouver la hidâya, une guidance spirituelle pour organiser sa vie au mieux. La Charia est un mot que l’on ne trouve nulle part dans le texte coranique, qui par contre cite 326 fois le terme hidâya sous ses diverses formes».
Ecco il suo credo: "L'Islam non circoscrive un paese, né una regione. Esso si rivolge a tutti gli uomini, siano essi cinesi, australiani o sauditi. E' una religione capace di adattarsi a ogni luogo e ad ogni epoca. Da cui l'obbligo di attualizzare il Balagh (Messaggio) coranico. La parola di Dio non è rigida perché Dio è vivente. Egli sopravanza con la sua eloquenza tutti gli uomini, siano essi foukaha (esperti di diritto) e ouléma (saggi). Bisogna ascoltare Lui. La Charia, come è arrivata a noi, incarna una interpretazione umana della parola divina. Può essere adatta ad un epoca e non ad un'altra. Bisogna ritornare alla lettera e allo spirito del Corano. E' lì che ogni mussulmano può trovare la Hidaya, una guida spirituale per organizzare al meglio la sua vita. Charia è una parola che non si trova in nessuna parte del testo coranico, che invece cita 328 volte il termine hidaya nelle sue diverse forme.
giovedì 4 novembre 2010
Nascita dell'Islam
Nella cartina n° 1 è messa in evidenza la Mecca. Questa città era crocevia, punto di passaggio delle vie di commercio da parte dei beduini del deserto. La Mecca ed era abitata particolarmente dalla Tribù dei Quaris . Sia alla Mecca che nella parte settentrionale dell’Arabia si erano stabiliti anche gruppi di ebrei e di ebreo-cristiani. Gli abitanti della Mecca e i beduini del deserto e i gruppi giudeo cristiani e cristiani monofisiti abitanti della Mecca ritenevano Abramo capostipite. In particolare alla Mecca si affermava che la KA-Ba era stata nei tempi antichi costruita da Abramo e da suo figlio Ismaele. La tribù dei Quaris era la custode della KA-ba e già da allora meta di pellegrinaggi.
La tribù dei Quaris ed altri gruppi abitanti della Mecca erano soprattutto commercianti.
Maometto nasce nella tribù dei Quaris. E al suo tempo la Ka-ba (che custodiva la pietra nera) era naturalmente piena di immagini e sculture di divinità. Si parlava anche di tre figlie di Allah: Lat, al’ Uzza e Manat.
Maometto nasce nel 570 e nel 610 riceve la prima rivelazione. Seguono altre rivelazioni e nel 613 dà inizio alla predicazione pubblica alla Mecca
Maometto si mette contro questi idoli conservati nella Ka-ba e quindi nel periodo meccano vi è una forte polemica contro il culto politeista: Allah è l’unico Dio e il Corano è il libro di Dio, parola di Dio, non accetta nessun altro Dio o figli di Dio.
Questo atteggiamento rompeva lo status quo della Mecca e quindi viene mal visto dai vari clan della tribù dei Quaris e quindi si incontra fuori della Mecca ad Agabe con dei pellegrini di Medina che lo invitano nella loro città, gli promettono di credere in un unico Dio, di astenersi dai furti, dalla calunnia, dall’adulterio, dall’infanticidio, di obbedire al profeta ed accordargli protezione.
Maometto Lascia segretamente la Mecca con piccoli gruppi di musulmani che abbandonano con lui la propria tribù per rifugiarsi a Medina dove arrivano il 24 settembre 622.
Questa emigrazione, questo espatrio va sotto il nome di Higra (Egira). Con questo fatto scompare la comunità tribale e sorge la comunità dei credenti, scompare il politeismo e nasce l’Islam. Continuano le rivelazioni da parte dell’arcangelo Gabriele. Con l’Egira inizia il calendario dell’Islam. La comunità islamica è detta “umma” e islamico significa “tutto dedito a Dio”.
ESPANSIONE DELL’ISLAM.
Dal 624 al 630 Maometto si dà a delle lotte contro la Mecca con varie interruzioni dopo vittorie e sconfitte. Nel 630 con 10.000 uomini entra alla Mecca con la distruzione delle immagini e degli idoli nella Ka-ba e viene indetta una amnistia generale a favore dei Quaris, quella che era la sua tribù e che l’aveva costretto a rifugiarsi a Medina. Qui vive altri due anni. Praticamente la parte centrale dell’Arabia è islamizzata con la sconfitta della città di Ta’if e delle sue tribù alleate.
In questi due anni Maometto si impegna ad estendere il suo dominio su tutta la penisola arabica. Molte tribù del sud fanno esplicita richiesta di inserirsi nella comunità islamica Si tratta di tribù
nomadi, seminomadi, sedentarie.
Quale è stata l’eredità di Maometto: unificazione del popolo arabo. L’Arabia è la patria dell’Islam, consolidamento della comunità islamica (la umma) e di ciò che è costitutivo di questa comunità
professione di fede nell’unico Dio e nel profeta Mohammad (sahada);
preghiera rituale (salat);
versamento annuale della tassa sociale;
ramadam, mese di digiuno;
pellegrinaggio (chi vuol partecipare deve dichiarare la propria fede nell’unico Dio (hagg)
Maometto muore dopo il pellegrinaggio alla Mecca del 632.
Secondo la tradizione: chiede il permesso di poter restare vicino alla preferita (A’isa) la figlia di Abu Bakr, con la testa reclinata nel suo grembo, la morte lo coglie nel decimo anno dell’Egira l’8 giugno 32. Non ha nominato né successori o sostituti.
DOPO MAOMETTO
Primo successore: fu scelto tra quelli che erano stati “i compagni” Abu Bakr, praticamente suo suocero, padre di A’isa. Per la scelta fu decisivo il fatto che lo stesso Maometto la aveva voluto come guida nel suo ultimo pellegrinaggio alla Mecca
Con Abu Bakr si conquista il centro della penisola arabica e poi si attaccarono i territori di Bisanzio e nel 634 sconfigge l’esercito bizantino e l’Islam si allarga ai territori controllati da Bisanzio.
Quindi dalle tribù del deserto l’Islam si allarga alla zone civilizzate.
Nel 634 Uman succede a Abu Bakr. E’ il secondo califfo.
Uman parte con una prima offensiva. Nel 635 cade Damasco, nel 638 viene conquistata Gerusalemme.
Con una seconda offensiva viene conquistato il regno Sassanide che ingloba la Mesopotamia e poi la Persia fino all’Azzerbagian. Con una terza offensiva, nel 641 viene conquistato l’Egitto e nel 643 cade Alessandria, capitale culturale del mondo di allora.
Perché l’impero mussulmano si è espanso in così poco tempo? Umar, secondo califfo stabilisce che solo nell’Arabia chi non è musulmano deve emigrare ma nel resto dei paesi conquistati non si è obbligati a diventare mussulmani, a convertirsi all’islamismo.
Per i territori conquistati:
-Si deve evitare che i beduini causino danni alla società agricola stanziale;
-I conquistatori arabi devono collaborare insieme ai capi, ai notabili e ai funzionari dei paesi conquistati;
-La penisola araba però deve essere abitata esclusivamente da mussulmani. Gli ebrei e i cristiani che non vogliono diventare mussulmani devono lasciare il paese
I non aderenti all’Islam devono pagare le tasse, tasse sempre inferiori, meno esose di quelle che venivano pagate dai precedenti padroni. Per molti popoli l’Islam appariva come un liberatore.
A Umar succede Utman come terzo califfo nel 644 e rimane fino al 656. Questo terzo califfo viene contestato perché si interessa particolarmente alla sua famiglia, gli Omayyadi.
Nel 656 viene ucciso da un gruppo proveniente dall’Egitto e gli succede Alì come quarto califfo. Alì è il califfo che viene dalla famiglia di Maometto. Gli altri califfi facevano parte dei “compagni di Maometto”. All’interno del mondo mussulmano avviene la scissone tra Sanniti e Sciiti.
I sunniti riconoscono i tre primi califfi perché “compagni” di Maometto.
Una parte dell’Islam, invece, pretendono che califfo venga eletto uno dei successori di Maometto, un successione di sangue. Questo avviene con il quarto califfo Alì, il quale continua con altre espansioni.
Così dalla penisola Arabica mussulmano si passa ad un impero mussulmano che da una parte , a oriente, raggiunge l’indo e ad occidente invade quasi completamente la Spagna con tutto il Nord-Africa. Come avviene lo smembramento dell’impero mussulmano con la costituzione di stati mussulmani, assoggettati in gran parte dalle potenze colonizzatrici europee io penso che qualcuno più bravo di me in storia ce lo possa una volta raccontare.
Sergio Gomiti
(Intervento all'assemblea domenicale della Comunità dell'Isolotto, domenica 31 ottobre 2010).