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sabato 18 maggio 2013

Padre Marcelo Barros


Carissimi tutti, questa iniziativa che abbiamo messo insieme ci sembra molto interessante e ci piacerebbe, nei limiti del possibile, che foste presenti e la condivideste con le comunità che l'hanno organizzata.

        Comunità dell’Isolotto
         Comunità della Resurrezione
Gruppo biblico di Rignalla


           promuovono un incontro con

Padre Marcelo Barros
teologo della liberazione e biblista brasiliano

sul tema

“Le nuove frontiere della liberazione
nelle esperienze ecclesiali di base
del Terzo Mondo”

venerdì 24 maggio 2013 ore 17.30
c/o la Comunità dell’Isolotto
ex Baracche Verdi ,via degli Aceri 1, Firenze

alle ore 20.00 è prevista una pausa-spuntino: condivideremo i “mangiari  creativi” che ciascuno vorrà portare.
Il dopo cena sarà dedicato a socializzare con Barros e tra noi riflessioni, interrogativi, esperienze

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Marcelo Barros è considerato uno dei maggiori biblisti e teologi dell’America Latina. È il priore benedettino del Monastero dell’Annunciazione di Goias, una cittadina rurale nel centro del Brasile, vicina al Mato Grosso. Marcelo ha lavorato a stretto contatto con Helder Camara per quattro anni soprattutto sulla pastorale indigena e sui temi dell’ecumenismo. È stato per otto anni referente della pastorale della terra dove ha potuto rendersi conto delle condizioni di estrema povertà ed emarginazione dei contadini rurali e ha sostenuto le battaglie del movimento “Sem terra”.

giovedì 14 marzo 2013

Habemus papam collusum?


Potrà dispiacere, ma sarà bene star sempre con gli occhi aperti.

Vi inoltro questa mail per cercare di capire...
Mauro Rubichi è un nostro amico di livorno,comunità Logopio,credibile ed impegnato su vari fronti compreso Nicaragua e America Latina
Luciana
----- Original Message -----
Sent: Thursday, March 14, 2013 2:32 AM
Subject: I: "Habemus Papam" - Bergoglio y la guerra sucia desde la sede central de los jesuitas durante la dictadura argentina

Bella roba! Abbiamo un papa colluso (a dir poco) con la dittatura argentina! Non posso tradurre tutto l’articolo per la sua ampiezza, ma sono certo che la traduzione in italiano verrà e ve la invierò. Ciao, mauro.

Da: Giorgio Trucchi [mailto:gtrucchi1963@gmail.com]
Inviato: mercoledì 13 marzo 2013 23.34
A: undisclosed-recipients:
Oggetto: "Habemus Papam" - Bergoglio y la guerra sucia desde la sede central de los jesuitas durante la dictadura argentina
"Habemus Papam"Bergoglio y la guerra sucia desde la sede central de los jesuitas durante la dictadura argentina

Por Horacio Verbitsky| Página 12
http://nicaraguaymasespanol.blogspot.com/2013/03/habemus-papam-bergoglio-y-la-guerra.html

Un laico católico y un ex jesuita revelan las relaciones de Bergoglio con Massera y la represión. Una patota operativa golpeó a la novia del primero dentro del Colegio Máximo para que revelara dónde encontrarlo.

El sacerdote manejaba el auto de Bergoglio, quien le contó sus encuentros con Massera y le habló del plan político del ex dictador. Una monja y una ex religiosa hablan del rol de Bergoglio en el secuestro de los jesuitas Yorio y Jalics.
LEA TODO
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Anche nel libro "Su la testa, Argentina! - Desaparecidos e recupero
della memoria storica -" di Orlando Baroncelli (della redazione di
"Testimonianze" e, fra l'altro, residente all'Isolotto) - Ed. Libri
Liberi 2008 (seconda edizione 2011) [il libro ha vinto nel 2009 il
premio "Firenze per le culture di pace" intitolato a Tiziano Terzani]
è contenuto il seguente pezzo:
" ... il 26 febbraio 2005 in Argentina esce il libro "Il silenzio" del
giornalista e scrittore Horacio Verbitsky [una delle personalità più
impegnate nella lotta contro l'impunità], che esamina il ruolo svolto
dalla Chiesa argentina a sostegno del regime [dei generali
criminali].Verbitsky accusa l'arcivescovo di Buenos Aires Jorge
Bergoglio di aver collaborato con i militari della dittatura per fare
sequestrare sacerdoti e catechisti dell'ordine dei gesuiti che
lavoravano nella comunità ecclesiastica di base situata a Bajo Flores,
nei quartieri poiveri della zona sud della capitale argentina. Nel
Libro Verbitsky accusa Bergoglio di essere stato al corrente che la
Marina stava preparando il sequestro di due missionari gesuiti,
Orlando Yorio e Francisco Jalics, e di non averli avvisati, restando
appunto in silenzio. I due gesuiti, che dipendevano proprio da
Bergoglio a quel tempo direttore della Compagnia di Gesù, furono
sequestrati dalla Marina a Bajo Flores il 23 maggio 1976 e portati
all'ESMA [noto centro di tortura] dove li interrogarono sulla loro
amica, la religiosa Monica Quinteiro, figlia del capitano di vascello
Oscar Quinteiro, poi sequestrata e desaparecida ...".
A presto!

Moreno

venerdì 31 agosto 2012

Rafael Correa


Nasce allora il Sudamerica moderno. E cresce e si diffonde il mito di Rafael Correa, presidente eletto dell’Ecuador. Non un contadino indio come Morales, un sindacalista come Lula, un operaio degli altiforni come Chavez. Tutt’altra pasta. Proveniente da una famiglia dell’alta borghesia caraibica, è un intellettuale cattolico. Laureato in economia e pianificazione economica a Harvard, cattolico credente e molto osservante, si auto-definisce “cristiano-socialista come Gesù Cristo, sempre schierato dalla parte di chi ha bisogno e soffre”. Il suo primo atto ufficiale consiste nel congelare tutti i conti correnti dello Ior nelle banche cattoliche di Quito e dirottarli in un programma di welfare sociale per i ceti più disagiati. Fa arrestare l’intera classe politica del precedente governo che viene sottoposta a regolare processo. Finiscono tutti in carcere, media di dieci anni a testa con il massimo rigore. Beni confiscati, proprietà nazionalizzate e ridistribuite in cooperative agricole ecologiche. Invia una lettera a papa Ratzinger dove si dichiara “sempre umile servo di Sua Illuminata Santità” dove chiede ufficialmente che il Vaticano invii in Ecuador soltanto “religiosi dotati di profonda spiritualità e desiderosi di confortare i bisognosi evitando gli affaristi che finirebbero sotto il rigore della Legge degli uomini”.

martedì 18 maggio 2010

Teologia della Liberazione al femminile


IL VOLTO MATERNO DI DIO





La Teologia della Liberazione al femminile
Martedì 18-5-10 ore 21 Circolo Vie Nuove Firenze - Mercoledì 19-5-10 ore 21 Palazzo comunale Pelago
Giovedì 20-5-10 ore17,30 Palazzo Ducale Lucca - Venerdì 21-5-10 ore 21 Casa Diocesana “ La Rocca“ Pietrasanta
Lunedì 24-5-10 ore 17 Centro Giovani Piombino - Martedì 25-5-10 ore 21 Parrocchia di San Benedetto Livorno
Mercoledì 26-5-10 ore 18 Auditorium S. Stefano alla Lizza Siena - Giovedì 27-5-10 ore 17 Giardino dei Ciliegi Firenze
Giovedì 27-5-10 ore 21 Comunità delle Piagge Firenze
PROMUOVONO L’INIZIATIVA A LIVELLO REGIONALE
Arci Firenze, Arci Toscana, Associazione Amici del Guatemala (Siena), La Bottega della Rocca (Pietrasanta),
Caritas Diocesana (Livorno), Centro missionario diocesano (Piombino), Centro Mondialità e Sviluppo Reciproco
(Livorno), Centro di Orientamento e Iniziative America Latina (Firenze), Chiesa valdese (Firenze), Circolo Vie
Nuove (Firenze), Decimo Circuito della Chiesa valdese (Toscana), Comunità delle Piagge (Firenze), Comune di
Pelago (Pelago), Giardino dei Ciliegi (Firenze), Parrocchia di Santa Maria a Ricorboli (Firenze), Parrocchia della
Madonna della Tosse (Firenze), Parrocchia di San Martino a Strada (Bagno a Ripoli-Firenze), Scuola per la Pace
della Provincia di Lucca (Lucca), Ufficio di Pastorale Missionaria (Livorno).
Aderiscono inoltre molteplici altre realtà del mondo associativo, culturale e religioso. Tali adesione vengono
segnalate a livello locale tramite stampa, radio, dèpliant informativi e per email.
A tutti gli incontri sarà presente
IVONE GEBARA, teologa brasiliana della liberazione
Laura



PROMUOVONO L’INIZIATIVA A LIVELLO REGIONALE
Arci Firenze, Arci Toscana, Associazione Amici del Guatemala (Siena), La Bottega della Rocca (Pietrasanta),
Caritas Diocesana (Livorno), Centro missionario diocesano (Piombino), Centro Mondialità e Sviluppo Reciproco
(Livorno), Centro di Orientamento e Iniziative America Latina (Firenze), Chiesa valdese (Firenze), Circolo Vie
Nuove (Firenze), Decimo Circuito della Chiesa valdese (Toscana), Comunità delle Piagge (Firenze), Comune di
Pelago (Pelago), Giardino dei Ciliegi (Firenze), Parrocchia di Santa Maria a Ricorboli (Firenze), Parrocchia della
Madonna della Tosse (Firenze), Parrocchia di San Martino a Strada (Bagno a Ripoli-Firenze), Scuola per la Pace
della Provincia di Lucca (Lucca), Ufficio di Pastorale Missionaria (Livorno).
Aderiscono inoltre molteplici altre realtà del mondo associativo, culturale e religioso. Tali adesione vengono
segnalate a livello locale tramite stampa, radio, dèpliant informativi e per email.


Teologia della Liberazione al femminile


IL VOLTO MATERNO DI DIO





La Teologia della Liberazione al femminile
Martedì 18-5-10 ore 21 Circolo Vie Nuove Firenze - Mercoledì 19-5-10 ore 21 Palazzo comunale Pelago
Giovedì 20-5-10 ore17,30 Palazzo Ducale Lucca - Venerdì 21-5-10 ore 21 Casa Diocesana “ La Rocca“ Pietrasanta
Lunedì 24-5-10 ore 17 Centro Giovani Piombino - Martedì 25-5-10 ore 21 Parrocchia di San Benedetto Livorno
Mercoledì 26-5-10 ore 18 Auditorium S. Stefano alla Lizza Siena - Giovedì 27-5-10 ore 17 Giardino dei Ciliegi Firenze
Giovedì 27-5-10 ore 21 Comunità delle Piagge Firenze
PROMUOVONO L’INIZIATIVA A LIVELLO REGIONALE
Arci Firenze, Arci Toscana, Associazione Amici del Guatemala (Siena), La Bottega della Rocca (Pietrasanta),
Caritas Diocesana (Livorno), Centro missionario diocesano (Piombino), Centro Mondialità e Sviluppo Reciproco
(Livorno), Centro di Orientamento e Iniziative America Latina (Firenze), Chiesa valdese (Firenze), Circolo Vie
Nuove (Firenze), Decimo Circuito della Chiesa valdese (Toscana), Comunità delle Piagge (Firenze), Comune di
Pelago (Pelago), Giardino dei Ciliegi (Firenze), Parrocchia di Santa Maria a Ricorboli (Firenze), Parrocchia della
Madonna della Tosse (Firenze), Parrocchia di San Martino a Strada (Bagno a Ripoli-Firenze), Scuola per la Pace
della Provincia di Lucca (Lucca), Ufficio di Pastorale Missionaria (Livorno).
Aderiscono inoltre molteplici altre realtà del mondo associativo, culturale e religioso. Tali adesione vengono
segnalate a livello locale tramite stampa, radio, dèpliant informativi e per email.
A tutti gli incontri sarà presente
IVONE GEBARA, teologa brasiliana della liberazione
Laura



PROMUOVONO L’INIZIATIVA A LIVELLO REGIONALE
Arci Firenze, Arci Toscana, Associazione Amici del Guatemala (Siena), La Bottega della Rocca (Pietrasanta),
Caritas Diocesana (Livorno), Centro missionario diocesano (Piombino), Centro Mondialità e Sviluppo Reciproco
(Livorno), Centro di Orientamento e Iniziative America Latina (Firenze), Chiesa valdese (Firenze), Circolo Vie
Nuove (Firenze), Decimo Circuito della Chiesa valdese (Toscana), Comunità delle Piagge (Firenze), Comune di
Pelago (Pelago), Giardino dei Ciliegi (Firenze), Parrocchia di Santa Maria a Ricorboli (Firenze), Parrocchia della
Madonna della Tosse (Firenze), Parrocchia di San Martino a Strada (Bagno a Ripoli-Firenze), Scuola per la Pace
della Provincia di Lucca (Lucca), Ufficio di Pastorale Missionaria (Livorno).
Aderiscono inoltre molteplici altre realtà del mondo associativo, culturale e religioso. Tali adesione vengono
segnalate a livello locale tramite stampa, radio, dèpliant informativi e per email.


venerdì 14 maggio 2010

Elvis Hernández, è stato assassinato


Care amiche e amici,



è con un profondo dolore che vi annuncio che il nostro compagno, amico e fratello, Elvis Hernández, è stato assassinato oggi alle 6 del mattino in Guatemala mentre stava seduto con un altro giovane in una caffetteria. Pare che questo giovane facesse parte delle bande giovanili dei "salvatruchas". Non si sa chi sono gli assassini se mebri degli squadroni della morte dei giustizieri o della banda nemica la M18. Elvis aveva solo 17 anni. Era il compagno di Diana, del comitato di gestione e in marzo scorso era nata la loro figlia. Diana aveva un altro figlio, Emilio, che Elvis considerava come suo figlio ed Emilio lo chiamava "papà". Non riusciamo a fermare la mano degli assassini e il martilorogio della strada conta una lista sempre più lunga. A quelli che conoscono Diana e le vogliono scrivere parole di conforto e di amicizia, ecco il suo indirizzo:



"DIANA PERNILLA" <dpernilla87@gmail.com>



Diana sta ancora per un mese in congedo di maternità ma poi riprenderà il suo lavoro di coordinatrice della scuola e delle borse di studio, compito che faceva con dedizione e competenza. Ha 22 anni. E' una donna forte che era riuscita ad uscire dalla strada per amore per il suo figlio. Vorrei parlarvi più a lungo ma è tanta la tristezza e la rabbia impotente che non riesco a farlo.



Un caro abbraccio. Continuate a sostenere il Mojoca che è l'unica speranza delle ragazze e dei ragazzi di strada. Un abbraccio, gerardo



 Gérard Lutte,   Cuarta Calle 8-34 Zona 1, Ciudad de Guatemala, Tel: (502) 22323613.
Piazza Certaldo 3 00146 Roma,
(39) 0655285543.
Per sostenere il MOVIMENTO AUTOGESTITO DELLE RAGAZZE E DEI RAGAZZI DI STRADA del Guatemala (www.amistrada.net), indica nei modelli per la Dichiarazione dei redditi  (CUD 2008, 730/1 bis ed UNICO) nello spazio riservato al 5 per  1000: 1. Firma nel riquadro dedicato alle Organizzazioni Non Lucrative (Onlus); 2. Inserisci il codice fiscale di AMISTRADA: 972 180 305 89
La Chiesa Valdese finanzia il mojoca con l'8x1000 dell'irpef. Se vuoi destinare questo contributo a questa istituzione, firma entro la casella "Chiesa Evangelica Valdese, Unione delle Chiese Valdesi e Metodiste".

Elvis Hernández, è stato assassinato


Care amiche e amici,



è con un profondo dolore che vi annuncio che il nostro compagno, amico e fratello, Elvis Hernández, è stato assassinato oggi alle 6 del mattino in Guatemala mentre stava seduto con un altro giovane in una caffetteria. Pare che questo giovane facesse parte delle bande giovanili dei "salvatruchas". Non si sa chi sono gli assassini se mebri degli squadroni della morte dei giustizieri o della banda nemica la M18. Elvis aveva solo 17 anni. Era il compagno di Diana, del comitato di gestione e in marzo scorso era nata la loro figlia. Diana aveva un altro figlio, Emilio, che Elvis considerava come suo figlio ed Emilio lo chiamava "papà". Non riusciamo a fermare la mano degli assassini e il martilorogio della strada conta una lista sempre più lunga. A quelli che conoscono Diana e le vogliono scrivere parole di conforto e di amicizia, ecco il suo indirizzo:



"DIANA PERNILLA" <dpernilla87@gmail.com>



Diana sta ancora per un mese in congedo di maternità ma poi riprenderà il suo lavoro di coordinatrice della scuola e delle borse di studio, compito che faceva con dedizione e competenza. Ha 22 anni. E' una donna forte che era riuscita ad uscire dalla strada per amore per il suo figlio. Vorrei parlarvi più a lungo ma è tanta la tristezza e la rabbia impotente che non riesco a farlo.



Un caro abbraccio. Continuate a sostenere il Mojoca che è l'unica speranza delle ragazze e dei ragazzi di strada. Un abbraccio, gerardo



 Gérard Lutte,   Cuarta Calle 8-34 Zona 1, Ciudad de Guatemala, Tel: (502) 22323613.
Piazza Certaldo 3 00146 Roma,
(39) 0655285543.
Per sostenere il MOVIMENTO AUTOGESTITO DELLE RAGAZZE E DEI RAGAZZI DI STRADA del Guatemala (www.amistrada.net), indica nei modelli per la Dichiarazione dei redditi  (CUD 2008, 730/1 bis ed UNICO) nello spazio riservato al 5 per  1000: 1. Firma nel riquadro dedicato alle Organizzazioni Non Lucrative (Onlus); 2. Inserisci il codice fiscale di AMISTRADA: 972 180 305 89
La Chiesa Valdese finanzia il mojoca con l'8x1000 dell'irpef. Se vuoi destinare questo contributo a questa istituzione, firma entro la casella "Chiesa Evangelica Valdese, Unione delle Chiese Valdesi e Metodiste".

lunedì 1 febbraio 2010

Oscar Romero santo

Don Franco Corbo ha scritto:

E' con immensa gioia che vi comunico questa notizia: i Vescovi di El Salvador sollecitano il Papa sulla causa di beatificazione di mons. Romero.


Caro don Franco,

ti ringrazio della notizia che tu definisci "bella". Io preferirei definirla "problematica".

E mi domando: santificare il vescovo di San Salvador mons. Orcar Romero, come chiede ora la Conferenza Episcopale di El Salvador e come ha annunciato lo stesso Vaticano nel XXVIII anniversario dell' assassinio, o santificare le donne e gli uomini, fra cui anche Oscar Romero, che si sono impegnati e s'impegnano per la liberazione del popolo? E che significa "santificare"?


Un'intera pagina dell'Osservatore Romano (28/3/2008) dedicata a mons. Oscar Romero e alle celebrazioni romane del XXVIII anniversario del suo martirio (assassinato il 24 marzo 1980), con un articolo di mons. Vincenzo Paglia, vescovo di Terni-Narni-Amelia, postulatore della causa di beatificazione dell'arcivescovo, e una riflessione del vicedirettore Carlo Di Cicco su "La vicinanza di Paolo VI e papa Woityla.

Fatto inedito e sorprendente. Per tutti questi anni il Vaticano ha ignorato e qualche volta denigrato la figura di mons. Romero. Inoltre il vescovo assassinato all'altare descritto negli articoli dell'Osservatore Romano ha ben poco a che vedere con quello che un altro vescovo, Pedro Casaldáliga, ribattezzò San Romero d'America: "Romero è santo in un modo del tutto particolare. È già stato canonizzato dal popolo. Non occorre altro. Nessuno deve canonizzare Romero, perché sarebbe come pensare che la prima canonizzazione non è servita". Il teologo della liberazione María López Vigil ha dichiarato (in un'intervista rilasciata ad Adista nel 2005, v. Adista n. 84/05) l: "Il Vaticano, non può aggiungere nulla. Semmai, può togliere. E cosa può togliere? La contraddizione, il conflitto, la vicinanza alla Teologia della Liberazione. D'altra parte, il popolo del Salvador proverà un grande orgoglio nazionale nel vedere il volto di mons. Romero in Vaticano, a Roma: Roma che è lontana, che è grande, che è la televisione. Ma questo non ha più a che fare con la santità, bensì con un problema di identità nazionale".

Per noi è scontato il senso critico verso questa decisione del Vaticano di santificare mons. Romero. Ma ci domandiamo se possiamo accogliere acriticamente, senza porsi interrogativi, la "canonizzazione dal popolo", la santificazione dal basso.


Caro don Franco, se hai ancora qualche minuto di tempo e un po' di pazienza, puoi leggere qualche riflessione che rispecchia la maturazione fatta in comunità ogni volta che si compie la memoria delle vittime della violenza antipopolare in El Salvador e altrove.

Possiamo partire dalla mitizzazione di Gesù avvenuta già a partire dal Nuovo Testamento cioè dal I° secolo. In pratica pochi anni dopo la morte di lui. La mitizzazione di Gesù avviene già all'interno della cerchia di persone che avevano vissuto con lui. Anche quella di Gesù è una specie di santificazione dal basso. Che poi viene assunta e sancita dal potere.

Si può ritenere che la mitizzazione di Gesù valga in modi diversi per tutti i grandi personaggi. Ad esempio quelli che vengono definiti fondatori di grandi religioni: Mosè, Buddha, Maometto. Anzi forse il sistema della mitizzazione costituisce ancora oggi il fulcro della organizzazione della società e della vita e il modo comune di vedere e insegnare la storia. La storia è per lo più storia della emersione di grandi personaggi compresi i santi, di grandi civiltà, di grandi opere. Il resto è appunto "resto", massa informe.

Se assunta come tappa provvisoria del processo evolutivo umano, può avere un grande e positivo significato personale e sociale la sacralizzazione-esaltazione-santificazione-divinizzazione di alcuni esseri umani e al limite di uno solo, per salvare l'umanità intera dall'angoscia esistenziale della morte, della solitudine e del nulla; la "sequela" spirituale del modello; l' immedesimazione simbolica nella vittima sacrificale che salva col suo sangue. Quante energie positive si sono sprigionate nella storia di questi due millenni dall'immedesimazione col mito Gesù e quante ne scaturiscono ancora. Quale immensa spinta hanno ricevuto valori essenziali per una pacifica e giusta convivenza umana. In primo luogo il valore della solidarietà con le vittime dell'ingiustizia o meglio ancora con le vittime senza aggettivi. Quanti esseri umani crocifissi si sono sentiti dire insieme al ladrone crocifisso con Gesù la frase del Vangelo: "Oggi sarai con me in paradiso".

Ma ha ragione chi, come la teologia della liberazione, vede anche il bicchiere mezzo vuoto. Se l'immedesimazione con la vittima sacrificale viene assunta non come una tappa ma come un assoluto, allora essa alla fine dei conti serve a stabilizzare per sempre il sistema del dominio, della ingiustizia, della violenza. Le mitizzazioni dei salvatori ci dicono, infatti, che l'umanità non è salvata dall'estinguersi della violenza ma soltanto dalla solidarietà con le vittime. Il riscatto storico può e deve essere affidato alla dimensione non della giustizia ma della carità come anticipazione di ciò che sarà reale e compiuto solo alla fine della storia, nell' "al di là". La croce deve sciogliere i cuori ma non deve intaccare i meccanismi del potere. E' stato facile per ogni potere oppressivo, fino dagli inizi del cristianesimo, fin da Costantino, strumentalizzare la croce come invito alla rassegnazione di fronte alla sofferenza e di fronte alla ingiustizia. Su tale strumentalizzazione è stata costruita la ideologia del dominio e, nell'orizzonte del dominio, la cultura della carità cristiana in questi due millenni.

La santificazione di Romero, martire, segue gli stessi meccanismi sacrali di mitizzazione che hanno portato alla mitizzazione e divinizzazione di Gesù.

Questo vale anche per la santificazione dal basso? Da parte del popolo?

Mons. Romero, quando fu eletto vescovo era piuttosto conservatore, staccato dal popolo e dalle su ansie e lotte di liberazione. Poi piano piano, a causa della feroce politica e della brutale repressione antipopolare, si convertì. Fu il popolo che lo convertì.

Fu la sua salvezza perché divenne un altro uomo: restò un contemplativo ma con gli occhi e la sensibilità della gente umile che contempla dal basso, laicamente, cioè con le mani, con i piedi, col sangue, con la collera, con la lotta, con la fede.

Si può parlare di Romero senza partire da tutta questa gente, senza vederlo interno al grembo vitale della massa povera della gente del Salvador, generato da lei? Certo che si può, ma facendo torto alla sua seconda nascita. Non ha vissuto per emergere ma per convergere, per dare forza e voce e potere ai senza potere. Pur senza saldare definitivamente, neppure lui, il debito incolmabile che ognuno di noi mantiene verso la coerenza.

Non fare santo lui, fare santa tutta questa gente. Questo potrebbe essere l'obiettivo delle comunità di base, delle organizzazioni popolari e della teologia della liberazione. Liberarsi e liberare da tutte le mitizzazioni e santificazioni.

E' quello che fa, ci sembra, Claudia Fanti, che ha scritto il libro "El Salvador: il Vangelo secondo gli insorti". Claudia da anni redattrice dell'agenzia di informazione Adista, è specialista dei movimenti ecclesiali e sociali dell'America Latina. Il suo non è uno dei tanti libri che esaltano il mito e il martire Romero. E' un racconto avvincente di tante storie di gente umile, quella che normalmente viene oscurata se non annullata dalla mitizzazione del santo. Romero c'è, ma dentro la rete della relazioni, non sull'altare o nel santino.

E' scritto nel retro di copertina del libro di Claudia:

"Se, come scrisse Ignacio Ellacuria, 'con mons. Romero Dio è passato per El Salvador', molte altre tracce ha lasciato questo passaggio. L'arcivescovo martire è stato il frutto pìù grande, ma non l'unico, di una terra fecondata con il sangue di tanti suoi figli. Figli poveri, indifesi ed oppressi, ma anche fieri ed eroici, pronti a combattere al prezzo della vita per un mondo altro, un Paese altro, un'esistenza altra. Questo libroro racconta la storia di alcuni di loro, uomini e donne, tutti pronti a dare la vita pur di spezzare le catene dell'oppressione. E si delinea così anche la storia di un'altra Chiesa, meno conosciuta, non quella della gerarchia, ma quella del popolo di Dio, fatta di persone prima che di sacerdoti che hanno sposato, in nome di Dio, la causa degli oppressi, lottando e morendo alloro fianco. Una storia di eroismo e di martirio, di dolore e di speranza per un Salvador libero".

I miei, i nostri, sono interrogativi. Non sono pensieri elitari. Sono scelte di vita concreta quotidiana in mezzo alla gente umile.

Mi scuso di aver abusato della tua pazienza e ti saluto con affetto e stima


                                            Enzo Mazzi


  ----- Original Message -----

  From:  , 2010 10:04 AM

  Subject: Romero




  E' con immensa gioia che vi comunico questa noizia. Don Franco

  El Salvador: i Vescovi sollecitano il Papa sulla causa di mons. Romero

  Celebrazioni per il 30° anniversario della sua morte

  SAN SALVADOR, giovedì, 28 gennaio 2010 (ZENIT.org).- La Conferenza Episcopale di El Salvador (CEDES) ha chiesto a Papa Benedetto XVI la "rapida conclusione" del processo di beatificazione dell'Arcivescovo Óscar Arnulfo Romero, di cui il 24 marzo ricorreranno i 30 anni dalla morte.


  Monsignor Romero, Arcivescovo di San Salvador, venne assassinato il 24 marzo 1980 da un cecchino mentre celebrava l'Eucaristia nell'ospedale per i malati di cancro della Divina Provvidenza.


  I Vescovi salvadoregni hanno adottato questa decisione nella loro prima riunione annuale, celebrata di recente, come ha reso noto il Vescovo ausiliare di San Salvador Gregorio Rosa Chávez attraverso una pubblicazione della sua parrocchia.


  "Una decisione importante (dell'incontro dei Vescovi) è stata quella di scrivere una lettera al Santo Padre per esprimere l'interesse dei nostri pastori per la rapida conclusione del processo di canonizzazione di monsignor (Romero)", afferma monsignor Rosa Chávez.


  Questa domenica, l'Arcivescovo di San Salvador José Luis Escobar ha annunciato che la Chiesa inizierà gli atti commemorativi del 30° anniversario dell'assassinio del presule con alcune giornate di riflessione.


  Ha anche raccomandato ai salvadoregni di pregare e promuovere il "culto privato" per favorire la beatificazione di monsignor Romero, chiedendo inoltre rispetto per la figura del presule assassinato per non ostacolare il processo.


  "Vorrei lanciare un appello alla preghiera", ha dichiarato. "Se qualcuno viene canonizzato, è perché Dio lo vuole".


  Nel corso di una conferenza stampa, ha ammesso che la causa "è in fase avanzata", ma ha detto di non sapere "quanto tempo manca" a che monsignor Romero sia dichiarato beato.


  "Avremmo desiderato che in una data come questa si fosse data la notizia gradita a tutti che monsignor Romero veniva dichiarato beato, ma non abbiamo alcuna notizia", ha affermato.


  In questo contesto, ha invitato i fedeli "a raccomandarsi a Dio per intercessione di monsignor Romero" e a far giungere testimonianze di grazie, favori e miracoli ricevuti.


  "Per la verità abbiamo visto poca devozione privata, e su questo punto è necessario un cambiamento. Non ci può essere un culto pubblico per una persona il cui caso è all'esame del Vaticano, ma ci può essere in forma privata e deve esserci sempre più", ha aggiunto.


  A suo avviso, è bene che il processo di canonizzazione si svolga in un ambiente "sereno", lontano da qualsiasi "manifestazione di carattere sociale e politico".


  "Abbiamo chiesto in molte occasioni un estremo rispetto per la causa di monsignor Romero", ha spiegato.


  La Commissione per la Verità, che ha indagato sui crimini commessi durante la guerra civile salvadoregna (1980-1992), ha stabilito in un rapporto divulgato nel marzo 1993 che l'assassinio di Romero è stato presumibilmente ordinato da Roberto D'Aubuisson, fondatore del partito Alianza Republicana Nacionalista (Arena).


  L'Arcivescovo, in cui onore si celebrerà quest'anno una giornata della gioventù organizzata dalla Chiesa, denunciava dal pulpito le ingiustizie contro la popolazione e gli omicidi perpetrati dagli "squadroni della morte".


  "L'obiettivo che ci spinge quest'anno, trentesimo anniversario (...), è favorire uno spazio di incontro, convivenza, riflessione, devozione e mistica del Servo di Dio monsignor Óscar Arnulfo Romero", ha dichiarato monsignor Escobar.


  Il presule ha invitato i giovani a partecipare alle giornate di riflessione che inizieranno nei prossimi giorni e culmineranno con una celebrazione eucaristica di fronte alla Cattedrale il 20 marzo.




Oscar Romero santo

Don Franco Corbo ha scritto:

E' con immensa gioia che vi comunico questa notizia: i Vescovi di El Salvador sollecitano il Papa sulla causa di beatificazione di mons. Romero.


Caro don Franco,

ti ringrazio della notizia che tu definisci "bella". Io preferirei definirla "problematica".

E mi domando: santificare il vescovo di San Salvador mons. Orcar Romero, come chiede ora la Conferenza Episcopale di El Salvador e come ha annunciato lo stesso Vaticano nel XXVIII anniversario dell' assassinio, o santificare le donne e gli uomini, fra cui anche Oscar Romero, che si sono impegnati e s'impegnano per la liberazione del popolo? E che significa "santificare"?


Un'intera pagina dell'Osservatore Romano (28/3/2008) dedicata a mons. Oscar Romero e alle celebrazioni romane del XXVIII anniversario del suo martirio (assassinato il 24 marzo 1980), con un articolo di mons. Vincenzo Paglia, vescovo di Terni-Narni-Amelia, postulatore della causa di beatificazione dell'arcivescovo, e una riflessione del vicedirettore Carlo Di Cicco su "La vicinanza di Paolo VI e papa Woityla.

Fatto inedito e sorprendente. Per tutti questi anni il Vaticano ha ignorato e qualche volta denigrato la figura di mons. Romero. Inoltre il vescovo assassinato all'altare descritto negli articoli dell'Osservatore Romano ha ben poco a che vedere con quello che un altro vescovo, Pedro Casaldáliga, ribattezzò San Romero d'America: "Romero è santo in un modo del tutto particolare. È già stato canonizzato dal popolo. Non occorre altro. Nessuno deve canonizzare Romero, perché sarebbe come pensare che la prima canonizzazione non è servita". Il teologo della liberazione María López Vigil ha dichiarato (in un'intervista rilasciata ad Adista nel 2005, v. Adista n. 84/05) l: "Il Vaticano, non può aggiungere nulla. Semmai, può togliere. E cosa può togliere? La contraddizione, il conflitto, la vicinanza alla Teologia della Liberazione. D'altra parte, il popolo del Salvador proverà un grande orgoglio nazionale nel vedere il volto di mons. Romero in Vaticano, a Roma: Roma che è lontana, che è grande, che è la televisione. Ma questo non ha più a che fare con la santità, bensì con un problema di identità nazionale".

Per noi è scontato il senso critico verso questa decisione del Vaticano di santificare mons. Romero. Ma ci domandiamo se possiamo accogliere acriticamente, senza porsi interrogativi, la "canonizzazione dal popolo", la santificazione dal basso.


Caro don Franco, se hai ancora qualche minuto di tempo e un po' di pazienza, puoi leggere qualche riflessione che rispecchia la maturazione fatta in comunità ogni volta che si compie la memoria delle vittime della violenza antipopolare in El Salvador e altrove.

Possiamo partire dalla mitizzazione di Gesù avvenuta già a partire dal Nuovo Testamento cioè dal I° secolo. In pratica pochi anni dopo la morte di lui. La mitizzazione di Gesù avviene già all'interno della cerchia di persone che avevano vissuto con lui. Anche quella di Gesù è una specie di santificazione dal basso. Che poi viene assunta e sancita dal potere.

Si può ritenere che la mitizzazione di Gesù valga in modi diversi per tutti i grandi personaggi. Ad esempio quelli che vengono definiti fondatori di grandi religioni: Mosè, Buddha, Maometto. Anzi forse il sistema della mitizzazione costituisce ancora oggi il fulcro della organizzazione della società e della vita e il modo comune di vedere e insegnare la storia. La storia è per lo più storia della emersione di grandi personaggi compresi i santi, di grandi civiltà, di grandi opere. Il resto è appunto "resto", massa informe.

Se assunta come tappa provvisoria del processo evolutivo umano, può avere un grande e positivo significato personale e sociale la sacralizzazione-esaltazione-santificazione-divinizzazione di alcuni esseri umani e al limite di uno solo, per salvare l'umanità intera dall'angoscia esistenziale della morte, della solitudine e del nulla; la "sequela" spirituale del modello; l' immedesimazione simbolica nella vittima sacrificale che salva col suo sangue. Quante energie positive si sono sprigionate nella storia di questi due millenni dall'immedesimazione col mito Gesù e quante ne scaturiscono ancora. Quale immensa spinta hanno ricevuto valori essenziali per una pacifica e giusta convivenza umana. In primo luogo il valore della solidarietà con le vittime dell'ingiustizia o meglio ancora con le vittime senza aggettivi. Quanti esseri umani crocifissi si sono sentiti dire insieme al ladrone crocifisso con Gesù la frase del Vangelo: "Oggi sarai con me in paradiso".

Ma ha ragione chi, come la teologia della liberazione, vede anche il bicchiere mezzo vuoto. Se l'immedesimazione con la vittima sacrificale viene assunta non come una tappa ma come un assoluto, allora essa alla fine dei conti serve a stabilizzare per sempre il sistema del dominio, della ingiustizia, della violenza. Le mitizzazioni dei salvatori ci dicono, infatti, che l'umanità non è salvata dall'estinguersi della violenza ma soltanto dalla solidarietà con le vittime. Il riscatto storico può e deve essere affidato alla dimensione non della giustizia ma della carità come anticipazione di ciò che sarà reale e compiuto solo alla fine della storia, nell' "al di là". La croce deve sciogliere i cuori ma non deve intaccare i meccanismi del potere. E' stato facile per ogni potere oppressivo, fino dagli inizi del cristianesimo, fin da Costantino, strumentalizzare la croce come invito alla rassegnazione di fronte alla sofferenza e di fronte alla ingiustizia. Su tale strumentalizzazione è stata costruita la ideologia del dominio e, nell'orizzonte del dominio, la cultura della carità cristiana in questi due millenni.

La santificazione di Romero, martire, segue gli stessi meccanismi sacrali di mitizzazione che hanno portato alla mitizzazione e divinizzazione di Gesù.

Questo vale anche per la santificazione dal basso? Da parte del popolo?

Mons. Romero, quando fu eletto vescovo era piuttosto conservatore, staccato dal popolo e dalle su ansie e lotte di liberazione. Poi piano piano, a causa della feroce politica e della brutale repressione antipopolare, si convertì. Fu il popolo che lo convertì.

Fu la sua salvezza perché divenne un altro uomo: restò un contemplativo ma con gli occhi e la sensibilità della gente umile che contempla dal basso, laicamente, cioè con le mani, con i piedi, col sangue, con la collera, con la lotta, con la fede.

Si può parlare di Romero senza partire da tutta questa gente, senza vederlo interno al grembo vitale della massa povera della gente del Salvador, generato da lei? Certo che si può, ma facendo torto alla sua seconda nascita. Non ha vissuto per emergere ma per convergere, per dare forza e voce e potere ai senza potere. Pur senza saldare definitivamente, neppure lui, il debito incolmabile che ognuno di noi mantiene verso la coerenza.

Non fare santo lui, fare santa tutta questa gente. Questo potrebbe essere l'obiettivo delle comunità di base, delle organizzazioni popolari e della teologia della liberazione. Liberarsi e liberare da tutte le mitizzazioni e santificazioni.

E' quello che fa, ci sembra, Claudia Fanti, che ha scritto il libro "El Salvador: il Vangelo secondo gli insorti". Claudia da anni redattrice dell'agenzia di informazione Adista, è specialista dei movimenti ecclesiali e sociali dell'America Latina. Il suo non è uno dei tanti libri che esaltano il mito e il martire Romero. E' un racconto avvincente di tante storie di gente umile, quella che normalmente viene oscurata se non annullata dalla mitizzazione del santo. Romero c'è, ma dentro la rete della relazioni, non sull'altare o nel santino.

E' scritto nel retro di copertina del libro di Claudia:

"Se, come scrisse Ignacio Ellacuria, 'con mons. Romero Dio è passato per El Salvador', molte altre tracce ha lasciato questo passaggio. L'arcivescovo martire è stato il frutto pìù grande, ma non l'unico, di una terra fecondata con il sangue di tanti suoi figli. Figli poveri, indifesi ed oppressi, ma anche fieri ed eroici, pronti a combattere al prezzo della vita per un mondo altro, un Paese altro, un'esistenza altra. Questo libroro racconta la storia di alcuni di loro, uomini e donne, tutti pronti a dare la vita pur di spezzare le catene dell'oppressione. E si delinea così anche la storia di un'altra Chiesa, meno conosciuta, non quella della gerarchia, ma quella del popolo di Dio, fatta di persone prima che di sacerdoti che hanno sposato, in nome di Dio, la causa degli oppressi, lottando e morendo alloro fianco. Una storia di eroismo e di martirio, di dolore e di speranza per un Salvador libero".

I miei, i nostri, sono interrogativi. Non sono pensieri elitari. Sono scelte di vita concreta quotidiana in mezzo alla gente umile.

Mi scuso di aver abusato della tua pazienza e ti saluto con affetto e stima


                                            Enzo Mazzi


  ----- Original Message -----

  From:  , 2010 10:04 AM

  Subject: Romero




  E' con immensa gioia che vi comunico questa noizia. Don Franco

  El Salvador: i Vescovi sollecitano il Papa sulla causa di mons. Romero

  Celebrazioni per il 30° anniversario della sua morte

  SAN SALVADOR, giovedì, 28 gennaio 2010 (ZENIT.org).- La Conferenza Episcopale di El Salvador (CEDES) ha chiesto a Papa Benedetto XVI la "rapida conclusione" del processo di beatificazione dell'Arcivescovo Óscar Arnulfo Romero, di cui il 24 marzo ricorreranno i 30 anni dalla morte.


  Monsignor Romero, Arcivescovo di San Salvador, venne assassinato il 24 marzo 1980 da un cecchino mentre celebrava l'Eucaristia nell'ospedale per i malati di cancro della Divina Provvidenza.


  I Vescovi salvadoregni hanno adottato questa decisione nella loro prima riunione annuale, celebrata di recente, come ha reso noto il Vescovo ausiliare di San Salvador Gregorio Rosa Chávez attraverso una pubblicazione della sua parrocchia.


  "Una decisione importante (dell'incontro dei Vescovi) è stata quella di scrivere una lettera al Santo Padre per esprimere l'interesse dei nostri pastori per la rapida conclusione del processo di canonizzazione di monsignor (Romero)", afferma monsignor Rosa Chávez.


  Questa domenica, l'Arcivescovo di San Salvador José Luis Escobar ha annunciato che la Chiesa inizierà gli atti commemorativi del 30° anniversario dell'assassinio del presule con alcune giornate di riflessione.


  Ha anche raccomandato ai salvadoregni di pregare e promuovere il "culto privato" per favorire la beatificazione di monsignor Romero, chiedendo inoltre rispetto per la figura del presule assassinato per non ostacolare il processo.


  "Vorrei lanciare un appello alla preghiera", ha dichiarato. "Se qualcuno viene canonizzato, è perché Dio lo vuole".


  Nel corso di una conferenza stampa, ha ammesso che la causa "è in fase avanzata", ma ha detto di non sapere "quanto tempo manca" a che monsignor Romero sia dichiarato beato.


  "Avremmo desiderato che in una data come questa si fosse data la notizia gradita a tutti che monsignor Romero veniva dichiarato beato, ma non abbiamo alcuna notizia", ha affermato.


  In questo contesto, ha invitato i fedeli "a raccomandarsi a Dio per intercessione di monsignor Romero" e a far giungere testimonianze di grazie, favori e miracoli ricevuti.


  "Per la verità abbiamo visto poca devozione privata, e su questo punto è necessario un cambiamento. Non ci può essere un culto pubblico per una persona il cui caso è all'esame del Vaticano, ma ci può essere in forma privata e deve esserci sempre più", ha aggiunto.


  A suo avviso, è bene che il processo di canonizzazione si svolga in un ambiente "sereno", lontano da qualsiasi "manifestazione di carattere sociale e politico".


  "Abbiamo chiesto in molte occasioni un estremo rispetto per la causa di monsignor Romero", ha spiegato.


  La Commissione per la Verità, che ha indagato sui crimini commessi durante la guerra civile salvadoregna (1980-1992), ha stabilito in un rapporto divulgato nel marzo 1993 che l'assassinio di Romero è stato presumibilmente ordinato da Roberto D'Aubuisson, fondatore del partito Alianza Republicana Nacionalista (Arena).


  L'Arcivescovo, in cui onore si celebrerà quest'anno una giornata della gioventù organizzata dalla Chiesa, denunciava dal pulpito le ingiustizie contro la popolazione e gli omicidi perpetrati dagli "squadroni della morte".


  "L'obiettivo che ci spinge quest'anno, trentesimo anniversario (...), è favorire uno spazio di incontro, convivenza, riflessione, devozione e mistica del Servo di Dio monsignor Óscar Arnulfo Romero", ha dichiarato monsignor Escobar.


  Il presule ha invitato i giovani a partecipare alle giornate di riflessione che inizieranno nei prossimi giorni e culmineranno con una celebrazione eucaristica di fronte alla Cattedrale il 20 marzo.




lunedì 18 gennaio 2010

Haiti: l'Arci Toscana sostiene i medici cubani










Haiti: l'Arci Toscana sostiene i medici cubani presenti sull'isola
Il grande terremoto di Haiti ha colpito il paese più povero dell'America Latina, uno dei più poveri del mondo, dove l'ottanta per cento della popolazione vive sotto la soglia di povertà. Attiviamo subito la nostra solidarietà, sostenendo il pregetto che vede impegnati decine di medici cubani presenti sull'isola sin dai tempi dell'Uragano George: Banca Popolare Etica, Conto intestato a Arci - Solidarietà internazionale. IBAN IT39 A050 1802 8000 0000 0557755



Firenze, 18/01/2010



Anche nel mondo dell’Arci, come in tutta la società civile, si moltiplica l’orrore per il dramma di Haiti e la voglia di mobilitarsi per aiutare la popolazione colpita.



Molti sono i progetti di solidarietà che si stanno utilmente avviando. Per quanto riguarda l’Arci Toscana facciamo una scelta che corrisponde alle nostre sensibilità e che ha al centro l’obiettivo di favorire un modello che sviluppi reciproca cooperazione tra soggetti che operano nel Sud del mondo.



E’ nostra abitudine collaborare con strutture che già operano in loco e hanno dimostrato di essere in grado di svolgere azioni efficaci. In questo caso abbiamo deciso di appoggiare il lavoro del personale medico e paramedico cubano presente ad Haiti.



I medici e paramedici cubani sono arrivati sull’isola nel 1998, in occasione dell’uragano George. Da allora si sono alternati più di 3000 operatori per curare la popolazione civile. Attualmente il personale ad Haiti è composto da 403 unità, di cui 344 medici, che hanno riattivato un ospedale sinistrato e aperto un ospedale da campo, un terzo è in procinto di apertura. In queste strutture sono state già curate più di 1000 persone, anche con interventi di chirurgia.



Il conto corrente per effettuare donazioni tramite bonifico è:



Banca Popolare Etica

Conto intestato a Arci - Solidarietà internazionale

IBAN IT39 A050 1802 8000 0000 0557755

Causale: Emergenza Haiti



----







Un immane numero di vittime, una città di due milioni e mezzo di persone distrutta, crollati gli ospedali, le scuole, i palazzi istituzionali e le case.



Haiti, sulla parte orientale dell'isola che vide il primo approdo di Cristoforo Colombo, fu uno dei crudeli luoghi del genocidio indigeno e della schiavitù africana, la patria di una grande rivolta schiava.



La prima colonia nera indipendente, che sostenne in tutto il mondo la causa abolizionista, al suo interno ha vissuto una dolorosa e lunghissima catena di guerre civili, colpi di stato, dittature, catastrofi naturali, epidemie.



Sotto le macerie di Port-au-Prince sono morti anche operatori umanitari internazionali, dipendenti civili e militari delle Nazioni Unite impegnati per la stabilità, la sicurezza, la vita e la salute della popolazione di Haiti.



Già dalle prime ore in tutto il mondo si è attivata la catena della solidarietà.



Attiviamo subito la nostra solidarietà.



I fondi per gli aiuti di emergenza possono convergere sul conto corrente bancario di Banca Popolare Etica di Attivarci intestato ad Arci Cultura e Sviluppo, Via dei Monti di Pietralata 16, 00157 Roma, con la causale "emergenza terremoto Haiti" ( Iban: IT96 N050 1803 2000 0000 0508 080).

Haiti: l'Arci Toscana sostiene i medici cubani










Haiti: l'Arci Toscana sostiene i medici cubani presenti sull'isola
Il grande terremoto di Haiti ha colpito il paese più povero dell'America Latina, uno dei più poveri del mondo, dove l'ottanta per cento della popolazione vive sotto la soglia di povertà. Attiviamo subito la nostra solidarietà, sostenendo il pregetto che vede impegnati decine di medici cubani presenti sull'isola sin dai tempi dell'Uragano George: Banca Popolare Etica, Conto intestato a Arci - Solidarietà internazionale. IBAN IT39 A050 1802 8000 0000 0557755



Firenze, 18/01/2010



Anche nel mondo dell’Arci, come in tutta la società civile, si moltiplica l’orrore per il dramma di Haiti e la voglia di mobilitarsi per aiutare la popolazione colpita.



Molti sono i progetti di solidarietà che si stanno utilmente avviando. Per quanto riguarda l’Arci Toscana facciamo una scelta che corrisponde alle nostre sensibilità e che ha al centro l’obiettivo di favorire un modello che sviluppi reciproca cooperazione tra soggetti che operano nel Sud del mondo.



E’ nostra abitudine collaborare con strutture che già operano in loco e hanno dimostrato di essere in grado di svolgere azioni efficaci. In questo caso abbiamo deciso di appoggiare il lavoro del personale medico e paramedico cubano presente ad Haiti.



I medici e paramedici cubani sono arrivati sull’isola nel 1998, in occasione dell’uragano George. Da allora si sono alternati più di 3000 operatori per curare la popolazione civile. Attualmente il personale ad Haiti è composto da 403 unità, di cui 344 medici, che hanno riattivato un ospedale sinistrato e aperto un ospedale da campo, un terzo è in procinto di apertura. In queste strutture sono state già curate più di 1000 persone, anche con interventi di chirurgia.



Il conto corrente per effettuare donazioni tramite bonifico è:



Banca Popolare Etica

Conto intestato a Arci - Solidarietà internazionale

IBAN IT39 A050 1802 8000 0000 0557755

Causale: Emergenza Haiti



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Un immane numero di vittime, una città di due milioni e mezzo di persone distrutta, crollati gli ospedali, le scuole, i palazzi istituzionali e le case.



Haiti, sulla parte orientale dell'isola che vide il primo approdo di Cristoforo Colombo, fu uno dei crudeli luoghi del genocidio indigeno e della schiavitù africana, la patria di una grande rivolta schiava.



La prima colonia nera indipendente, che sostenne in tutto il mondo la causa abolizionista, al suo interno ha vissuto una dolorosa e lunghissima catena di guerre civili, colpi di stato, dittature, catastrofi naturali, epidemie.



Sotto le macerie di Port-au-Prince sono morti anche operatori umanitari internazionali, dipendenti civili e militari delle Nazioni Unite impegnati per la stabilità, la sicurezza, la vita e la salute della popolazione di Haiti.



Già dalle prime ore in tutto il mondo si è attivata la catena della solidarietà.



Attiviamo subito la nostra solidarietà.



I fondi per gli aiuti di emergenza possono convergere sul conto corrente bancario di Banca Popolare Etica di Attivarci intestato ad Arci Cultura e Sviluppo, Via dei Monti di Pietralata 16, 00157 Roma, con la causale "emergenza terremoto Haiti" ( Iban: IT96 N050 1803 2000 0000 0508 080).

sabato 5 dicembre 2009

Le modificazioni climatiche.

Assemblea settimanale


Carissime/i,

l'incontro di domenica 6 sarà dedicato a riflettere sul tema delle modificazioni climatiche.

- Giuseppe leggerà un brano biblico con una riflessione

- Giuliano e Chaby leggeranno una bella lettera di padre Rutilio Sanchez dal Salvador che informa sull'alluvione che ha devastato quel paese già disastrato e denuncia le modificazioni climatiche generate soprattutto dal mondo cosiddetto sviluppato. La lettera, tradotta in italiano da Giuliano, è roportata qui sotto.

- Roberto prendendo spunto dalla lettera di Rutilio inizierà una socializzazione del tema delle modificazioni climatiche anche in vista del summit delle Nazioni Unite che si aprirà lunedì prossimo a Copenaghen.

- Noemi porta il pane.

Un caro saluto

                            Enzo

_______


Facciamo giungere a tutti voi questo messaggio inviato da parte di SERCOBA (Gruppi di Appoggio alle Comunità di Base).

I fenomeni atmosferici che si verificano nel globo terracqueo sono costanti e ogni volta più allarmanti. Lo stato di deterioramento dell'ambiente è galoppante e le grandi potenze economiche, nella loro smisurata ambizione, non si assumono le responsabilità dei molteplici disastri. E' noto che il cambiamento climatico, prodotto dall'avanzare dell'industrializzazione nei paesi del Nord, si accanisce sul Sud del mondo.

Senza dubbio alcuno si tratta di cosa nota che i paesi del Sud del mondo hanno sofferto per l'estrazione indiscriminata di ogni loro ricchezza e risorsa da parte del potere economico del Nord. La storia del colonialismo ci consente di riconoscere questa spoliazione e la situazione indifesa in cui si sono venute a trovare le aree di ciò che oggi è detto, chiamandolo con nomi diversi, il Terzo Mondo o il Mondo in via di sviluppo: si tratta dei medesimi paesi che nel corso dei secoli hanno sopportato lo sviluppo del cosiddetto Primo Mondo. Ogni Nord ha il suo proprio Sud, e ne ha creato i presupposti nella misura data dalla storia dello sviluppo della sua economia.

Indichiamo la "Economia" come il motore delle diseguaglianze esistenti, e tale Economia, con il proporre il proprio modello di sviluppo, produce nel corrispondente Sud di riferimento, le modalità di distruzione ecologica.

L'Oceania è stata depredata, con queste modalità, del suo mare e delle sue terre a favore del Giappone...Nello stesso modo, l'Africa è stata depredata rafforzando le economie dell'Europa, e l'America Latina (Sudamerica), nella forma di continente invaso, con la sua propria specificità ha un galoppante deterioramento ambientale.

Il cambiamento climatico è la sintesi di tutto ciò che produce: i modelli di "sviluppo".

La terra come hábitat ci fa sentire l'oppressione dell'umanità.

I tradizionali regni minerale, vegetale, animale, risentono di tali correlazioni così squilibrate: gli uomini sono da una parte i colpevoli e responsabili di ciò, dall'altra le vittime (hay diferencias entre víctimas y victimarios).

Tali indicazioni sono ogni volta di più ripetitive, ma proprio perché sono ripetitive saranno, appunto ogni volta di più, cariche di risonanza.

Oggi ci vogliamo riferire a quanto accaduto in Centro America (dintorni del Caribe e della costa meridionale degli Stati Uniti) e in particolare al paese più piccolo, sovrappopolato y disboscato dell'America Continentale.

Di anno in anno, si succedono nel sud del mondo le epoche degli uragani, è un fatto noto e tradizionale, come se fosse qualcosa senza via d'uscita: proprio così i grandi e potenti capitali del Nord continuano a non tutelare il nostro Sud, sia che ciò accada con le estrazioni minerarie, i consorzi turistici, l'attività edilizia e le grandi autostrade, o con la ricerca di risorse energetiche e la costruzione di impianti idroelettrici: un insieme ininterrotto di offerte che vanno sotto il nome di "sviluppo" ma che non portano progresso ai nostri popoli. Continuando con un sistema coloniale subdolo ma reale, coperto dietro una occulta DEMOCRAZIA, si dà appoggio a governanti che favoriscono i cosiddetti Trattati del Libero Commercio, per legalizzare questa continua spoliazione; non mi dilungo qui nell'esporre la situazione di presa di coscienza popolare che si sta verificando a questo proposito in Sudamerica.

Dall'America Centrale, e in particolar modo da "El Salvador" faccio giungere a tutti voi le spoglie risparmiate dall'Uragano "IDA" nel suo passaggio dal nostro paese.

Inoltre, dopo l'evento tragico viene ora la cosa più difficile: la ricostruzione.

Il nuovo governo ha ereditato profonde carenze strutturali e molte lacune quanto ai rischi e alla capacità di farvi fronte.

Ci troviamo sempre in mezzo all'emergenza per lo stato di abbandono strutturale.

Come contraddizione inevitabile, gli eventi tragici non hanno un calendario ma il succedersi del calendario porta con sé tragedie sempre più grandi.

In mezzo a tutto ciò che accade, siamo invasi in modo aggressivo dalla grande pubblicità consumistica tipica del periodo di fine anno.

Tali intonazioni propagandistiche sono offensive, non producono allegria, proprio per le esigenze che l'offerta commerciale ha, anche di fronte alla povertà.

Mostrare cibo e ostentare qualcosa di fronte a popoli disastrati rappresenta quindi una provocazione.

Da parte nostra, come SERCOBA, siamo giunti al tempo delle feste per i bambini, grazie all'appoggio morale, di amicizia, fraterno ed economico dei fratelli ed amici di SERCOBA. Abbiamo ottenuto un sorriso e l'allegria nel cuore di varie migliaia di bambini e dei genitori di queste famiglie.

Descrizione:

Bambini: 10,249

Piñatas (Giochi per bambini) 219

Dolci per piñatas 60,450

Bustine con 8 dolcetti 10,249

Biscotti 10,249

Vejigas 10,249

Estímulos 00 , 440


Cogliamo l'occasione di questa comunicazione per condividere con voi la benedizione di Dio e la gioia che nasce in mezzo al servizio e alla sofferenza.

Da alcuni decenni (secoli) il Terzo Mondo è un cammino per il quale Gesù transita portando una croce...e per questo risalta luminoso il ricordo della sua nascita, nel cuore dei poveri è sempre Natale quando si riceve un gesto di appoggio, di solidarietà e fratellanza.

Per tutti questi motivi, al termine dell'anno in corso, inizierà una fase di amore ed impegno per l'anno venturo.


Per tutti voi, tutto il Gruppo SER.CO.BA (Servizio Comunità di Base) con fratellanza, unione, speranza e amore

Le modificazioni climatiche.

Assemblea settimanale


Carissime/i,

l'incontro di domenica 6 sarà dedicato a riflettere sul tema delle modificazioni climatiche.

- Giuseppe leggerà un brano biblico con una riflessione

- Giuliano e Chaby leggeranno una bella lettera di padre Rutilio Sanchez dal Salvador che informa sull'alluvione che ha devastato quel paese già disastrato e denuncia le modificazioni climatiche generate soprattutto dal mondo cosiddetto sviluppato. La lettera, tradotta in italiano da Giuliano, è roportata qui sotto.

- Roberto prendendo spunto dalla lettera di Rutilio inizierà una socializzazione del tema delle modificazioni climatiche anche in vista del summit delle Nazioni Unite che si aprirà lunedì prossimo a Copenaghen.

- Noemi porta il pane.

Un caro saluto

                            Enzo

_______


Facciamo giungere a tutti voi questo messaggio inviato da parte di SERCOBA (Gruppi di Appoggio alle Comunità di Base).

I fenomeni atmosferici che si verificano nel globo terracqueo sono costanti e ogni volta più allarmanti. Lo stato di deterioramento dell'ambiente è galoppante e le grandi potenze economiche, nella loro smisurata ambizione, non si assumono le responsabilità dei molteplici disastri. E' noto che il cambiamento climatico, prodotto dall'avanzare dell'industrializzazione nei paesi del Nord, si accanisce sul Sud del mondo.

Senza dubbio alcuno si tratta di cosa nota che i paesi del Sud del mondo hanno sofferto per l'estrazione indiscriminata di ogni loro ricchezza e risorsa da parte del potere economico del Nord. La storia del colonialismo ci consente di riconoscere questa spoliazione e la situazione indifesa in cui si sono venute a trovare le aree di ciò che oggi è detto, chiamandolo con nomi diversi, il Terzo Mondo o il Mondo in via di sviluppo: si tratta dei medesimi paesi che nel corso dei secoli hanno sopportato lo sviluppo del cosiddetto Primo Mondo. Ogni Nord ha il suo proprio Sud, e ne ha creato i presupposti nella misura data dalla storia dello sviluppo della sua economia.

Indichiamo la "Economia" come il motore delle diseguaglianze esistenti, e tale Economia, con il proporre il proprio modello di sviluppo, produce nel corrispondente Sud di riferimento, le modalità di distruzione ecologica.

L'Oceania è stata depredata, con queste modalità, del suo mare e delle sue terre a favore del Giappone...Nello stesso modo, l'Africa è stata depredata rafforzando le economie dell'Europa, e l'America Latina (Sudamerica), nella forma di continente invaso, con la sua propria specificità ha un galoppante deterioramento ambientale.

Il cambiamento climatico è la sintesi di tutto ciò che produce: i modelli di "sviluppo".

La terra come hábitat ci fa sentire l'oppressione dell'umanità.

I tradizionali regni minerale, vegetale, animale, risentono di tali correlazioni così squilibrate: gli uomini sono da una parte i colpevoli e responsabili di ciò, dall'altra le vittime (hay diferencias entre víctimas y victimarios).

Tali indicazioni sono ogni volta di più ripetitive, ma proprio perché sono ripetitive saranno, appunto ogni volta di più, cariche di risonanza.

Oggi ci vogliamo riferire a quanto accaduto in Centro America (dintorni del Caribe e della costa meridionale degli Stati Uniti) e in particolare al paese più piccolo, sovrappopolato y disboscato dell'America Continentale.

Di anno in anno, si succedono nel sud del mondo le epoche degli uragani, è un fatto noto e tradizionale, come se fosse qualcosa senza via d'uscita: proprio così i grandi e potenti capitali del Nord continuano a non tutelare il nostro Sud, sia che ciò accada con le estrazioni minerarie, i consorzi turistici, l'attività edilizia e le grandi autostrade, o con la ricerca di risorse energetiche e la costruzione di impianti idroelettrici: un insieme ininterrotto di offerte che vanno sotto il nome di "sviluppo" ma che non portano progresso ai nostri popoli. Continuando con un sistema coloniale subdolo ma reale, coperto dietro una occulta DEMOCRAZIA, si dà appoggio a governanti che favoriscono i cosiddetti Trattati del Libero Commercio, per legalizzare questa continua spoliazione; non mi dilungo qui nell'esporre la situazione di presa di coscienza popolare che si sta verificando a questo proposito in Sudamerica.

Dall'America Centrale, e in particolar modo da "El Salvador" faccio giungere a tutti voi le spoglie risparmiate dall'Uragano "IDA" nel suo passaggio dal nostro paese.

Inoltre, dopo l'evento tragico viene ora la cosa più difficile: la ricostruzione.

Il nuovo governo ha ereditato profonde carenze strutturali e molte lacune quanto ai rischi e alla capacità di farvi fronte.

Ci troviamo sempre in mezzo all'emergenza per lo stato di abbandono strutturale.

Come contraddizione inevitabile, gli eventi tragici non hanno un calendario ma il succedersi del calendario porta con sé tragedie sempre più grandi.

In mezzo a tutto ciò che accade, siamo invasi in modo aggressivo dalla grande pubblicità consumistica tipica del periodo di fine anno.

Tali intonazioni propagandistiche sono offensive, non producono allegria, proprio per le esigenze che l'offerta commerciale ha, anche di fronte alla povertà.

Mostrare cibo e ostentare qualcosa di fronte a popoli disastrati rappresenta quindi una provocazione.

Da parte nostra, come SERCOBA, siamo giunti al tempo delle feste per i bambini, grazie all'appoggio morale, di amicizia, fraterno ed economico dei fratelli ed amici di SERCOBA. Abbiamo ottenuto un sorriso e l'allegria nel cuore di varie migliaia di bambini e dei genitori di queste famiglie.

Descrizione:

Bambini: 10,249

Piñatas (Giochi per bambini) 219

Dolci per piñatas 60,450

Bustine con 8 dolcetti 10,249

Biscotti 10,249

Vejigas 10,249

Estímulos 00 , 440


Cogliamo l'occasione di questa comunicazione per condividere con voi la benedizione di Dio e la gioia che nasce in mezzo al servizio e alla sofferenza.

Da alcuni decenni (secoli) il Terzo Mondo è un cammino per il quale Gesù transita portando una croce...e per questo risalta luminoso il ricordo della sua nascita, nel cuore dei poveri è sempre Natale quando si riceve un gesto di appoggio, di solidarietà e fratellanza.

Per tutti questi motivi, al termine dell'anno in corso, inizierà una fase di amore ed impegno per l'anno venturo.


Per tutti voi, tutto il Gruppo SER.CO.BA (Servizio Comunità di Base) con fratellanza, unione, speranza e amore

sabato 28 novembre 2009

Geografia della speranza in Colombia

Comunità dell’Isolotto

Incontro comunitario 29 novembre 2009

 

Geografia della speranza in Colombia

 

Letture corali

Il tempo messianico

 

Gesù si recò a Nazaret dove era stato allevato.

Come al solito entrò nella sinagoga

in giorno di sabato per la lettura.

Gli fu presentato il volume del profeta Isaia.

Aperto che l'ebbe, trovò questo brano:

"Lo spirito del Signore è su di me,

egli mi ha inviato ad annunciare il vangelo ai poveri.

Mi ha mandato a rinfrancare i cuori sfiduciati,

a proclamare la libertà ai prigionieri,

a restituire ai ciechi la vista,

a rendere liberi gli oppressi,

a proclamare il tempo della liberazione".

Richiuse il volume, lo restituì, poi si sedette.

Gli sguardi di tutti erano fissi sopra di lui.

Incominciò dunque a dir loro:

"Oggi si compie questa scrittura

che avete udito poco fa con i vostri orecchi".

All'udir queste parole,

tutti i presenti nella sinagoga

si sentirono pieni di sdegno

e, levatisi in piedi, lo cacciarono fuori dalla città.

(dal vangelo di Luca)

*****

 

Il lupo dimorerà presso l'agnello

e la tigre si accovaccierà accanto al capretto,

il vitello e il leone pascoleranno insieme

e un bimbo piccolo li condurrà per mano.

La mucca e l’orsa staranno insieme al pascolo

e i loro piccoli si sdraieranno insieme

e il leone come il bue mangerà l’erba.

Un bambino lattante giocherà sul covo dell'aspide

e un bambino appena svezzato

stenderà la sua mano nella tana della vipera...

Non si farà più del male né si compierà più strage.

                                               (dal profeta Isaia)






 

 

Preghiera della eucarestia

 

 

La memoria di Gesù

e del movimento di gente umile di cui egli faceva parte

c’induce a guardare la storia con occhi nuovi.

Educati dal Vangelo della tradizione cristiana

e insieme da tante altre tradizioni di sapienza umana,

il divenire storico ci appare come un incessante cammino.

Donne e uomini di tutti i tempi, luoghi e popoli

procedono verso la liberazione

spinti da una forza che si sprigiona dall’interno della vita

e dall’intimo delle relazioni.

Non più la storia come marcia trionfale del dominio,

segnata dalle gesta di eroi, di santi, di potenti,

negata alla gente comune chiamata “senza storia”,

ma la storia come immenso movimento dal basso

incerto, fluttuante, con alti e bassi,

conquiste e arretramenti, scoraggiamenti e speranze,

spinto da una forza che sembra sempre sopraffatta

e che invece non è mai distrutta.

E’ la storia di una perenne resurrezione.

Come ci ha testimoniato Gesù.

Prima di essere ucciso,

mentre sedeva a tavola con i suoi apostoli

prese del pane, lo spezzò, lo distribuì loro dicendo:

"prendete e mangiatene tutti, questo è il mio corpo".

Poi, preso un bicchiere, rese grazie,

lo diede loro e tutti ne bevvero.

E disse loro: "questo è il mio sangue

sparso per tutti i popoli".

Fate questo in memoria di me.

La condivisione del pane e del vino in memoria di Gesù

sia segno reale della condivisione della vita intera,

anima della trasformazione continua della storia,

spirito intimo della lotta inesausta per la giustizia.

 






Dal libro della Genesi

 

Abele era pastore di greggi e Caino lavoratore del suolo. …Caino disse al fratello Abele: “Andiamo in campagna!”. Mentre erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise. Allora il Signore disse a Caino: “Dov’è Abele, tuo fratello? ”. Egli rispose: “Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello? ”. Riprese: “Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo!

 

Spunti di riflessione

 

Il grido del sangue di Abele è immagine mitica del grido di tutte le vittime della violenza e di tutti gli oppressi della storia.

Ma ci sono due modi di spiegare il senso di quel grido. C’è anzitutto la spiegazione che viene data dalla teologia dominante. Che in sostanza è questa: il grido del sangue di Abele non avrà mai fine nella storia. Ci saranno per sempre carnefici e vittime, oppressori e oppressi. Perché questo? Perché il peccato originale ha reso impotenti gli sforzi umani per la giustizia. Per quante lotte per la giustizia si siano fatte e si possano fare la violenza avrà sempre la meglio.

Ma allora Dio che ci sta a fare? Dio si è incarnato. Il Padre ha mandato il suo figlio perché col suo sangue, col suo sacrificio, portasse la giustizia.

Ma di quale giustizia si tratta? Non di quella terrena ma di quella celeste nell’al di là. A noi in terra non resta che la carità, aiutar le vittime, far del bene. Per dirla con una immagine semplice: non possiamo eliminare la guerra ma possiamo e dobbiamo assistere i feriti. La croce rossa. Il grido del sangue di Abele può e deve sciogliere i cuori ma non può intaccare i meccanismi del potere che opprime. Questa si chiama teologia sacrificale.

La risposta della teologia sacrificale, sebbene da un certo punto in poi sia stata quella dominante, quella dei riti e dei catechismi, non è però l’unica. Nel profondo dell’anima cristiana si è da sempre sviluppata un’altra risposta: quella che il teologo della liberazione padre Ignacio Ellacuria ha chiamata con una parola difficile: soteriologia storica. Che tradotta vuol dire teologia della salvezza storica.

A differenza della teologia sacrificale, per la teologia della salvezza storica il grido del sangue di Abele non è solo lamento impotente che chiede carità senza riscatto storico. E’ anche grido di lotta per non dire di rivoluzione. Di conseguenza i “poveri” e gli “oppressi” non sono solo destinatari del vangelo della salvezza in cielo. Sono essi stessi soggetti storici del proprio riscatto e del riscatto universale che comprende anche la conversione e la fine di Caino, la fine del sistema della oppressione, la fine del sistema di guerra. E il “Regno di Dio” promesso ai poveri da Gesù non è il paradiso nell’al di là ma l’utopia di una società nuova dove sono “rovescitati i potenti ed elevati gli umili…saziati di beni gli affamati e rimandati a mani vuote i ricchi”.

 

In un libro intitolato: “Conversione della Chiesa al Regno di Dio per annunciarlo e realizzarlo nella storia”, padre Ellacuria descrive così la teologia della salvezza storica: “Noi teologi della soteriologia storica sottolineiamo il carattere storico della salvezza annunciata dal Vangelo”. Una simile visione della storia della salvezza però crea scandalo sia nel mondo religioso che in quello laico: “E’ scandaloso proporre i bisognosi e gli oppressi come salvezza storica del mondo. Risulta scandaloso a molti credenti. E risulta scandaloso anche per i rivoluzionari laici e per i politici. E’ facile vedere gli oppressi e i bisognosi come coloro che cercano di essere salvati, ma non lo è vederli come salvatori e liberatori. Ad esempio il marxismo ortodosso considera i dannati della terra, che chiama “proletariato straccione”, come freno alla rivoluzione. “Nel Vangelo il centro resta sempre il Regno, cioè la società nuova, e non la resurrezione personale di Gesù. La identificazione del Regno con la resurrezione di Gesù lascerebbe senza compimento il messaggio di Gesù stesso…egli fu ucciso per la vita storica che condusse …non è adatto lo schema espiatorio (peccato-offesa-vittima-espiazione-perdono)…il morto per i nostri peccati non può essere spacciato facilmente per la vittima espiatoria che lascia intatto il corso storico…è la sua vita che dà significato alla sua morte, perciò c’è da chiedersi chi continua a realizzare nella storia ciò che fu la sua vita e la sua morte…”.

Questo grande testimone dell’Esodo come liberazione nel nostro tempo ha pagato col sangue le sue scelte di vita ecclesiale e sociale. Fu ucciso il 16 novembre 1989 insieme a due donne inservienti e a cinque confratelli gesuiti nella Università Centroamericana a San Salvador. Erano sacerdoti di origine spagnola da molto tempo impegnati in un lavoro di coscientizzazione della gente. Con loro l’Università cattolica di San Salvador era diventata un centro di analisi, di ricerca e di orientamento pratico a cui si ispiravano le realtà sociali e politiche orientate alla giusitizia, al dialogo e alla pace e in particolare le comunità di base di tutto il Centroamerica. Puntavano però ben oltre l’orizzonte regionale. Il loro impegno era di spingere tutta la Compagnia di Gesù e tutta la Chiesa cattolica, a livello mondiale, a fare la scelta dei poveri. Nel luogo dove furono massacrati, ora c’è un giardino di rose rosse. Ma quella mattina di venti anni fa c’erano solo corpi straziati, deturpati, sfigurati e tanto sangue. In quello stesso periodo con l’esplosione di alcune bombe era stata fatta una strage di sindacalisti salvadoregni.






E’ con noi Peppino Coscione che ci darà testimonianza di comunità vive che portano avanti in pratica oggi quel messaggio di liberazione. Per dire che l’utopia non si uccide.

Peppino è socio, con la comunità di Oregina di Genova, della "Rete italiana di Solidarietà Colombia Vive" e ci parlerà della Geografia della speranza in Colombia testimoniata dalla vita di comunità di pace e nonviolenza ed in particolare della Comunità di San José de Apartadó nella regione di Urabá del Dipartimento di Antioquia.

In Colombia, un paese afflitto da un lungo conflitto armato, vi sono comunità che riescono a trasformare la geografia del terrore in geografia della speranza di pace e di giustizia. Sono comunità, senza ambizione di grandezza e di raffigurazione politica, che tessono la vita costruendo modelli alternativi di convivenza con la pratica di resistenza civile nonviolenta. Sono comunità che, pur avendo conosciuto e conoscendo ancora dolore e assassinio, non cessano di collocare quotidianamente tra gli interstizi della violenza bellica il cemento della pace con giustizia sociale e con la garanzia di non ripetizione della barbarie.