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mercoledì 25 giugno 2014
Per una morte umana e dignitosa
venerdì 11 febbraio 2011
ILLEGALITÀ E BIOPOLITICA
ILLEGALITÀ E BIOPOLITICA NEL NOME DI ELUANA- DI STEFANO RODOTÀ
da: il Manifesto di giovedì 10 febbraio 2011 – Intervista di Eleonora Martini
Stefano Rodotà è stato fin dalle prime ore uno dei più lucidi testimoni della dolorosa vicenda di Eluana Englaro, e di come il governo Berlusconi due anni fa, all'epilogo della terribile storia; si «infognò sempre più nell'illegalità» — per usare le sue stesse parole — cercando di non rispettare nessuna delle sentenze emesse dalla Corte costituzionale, dalla Cassazione, dal Tar. E da quel corpo di donna, manipolato a piacimento del raìs, perfetto esempio della deriva bio-politica del centrodestra, ripercorriamo con lui il filo nero che ci porta fino ai giorni nostri.
Professor Rodotà, cosa pensa di questa prima "Giornata degli stati vegetativi" celebrata ieri, inventata dal governo per tornare a flagellare la memoria della povera Eluana?
È’ l'ennesima prova del pessimo gusto e della pessima cultura di questa maggioranza e della mancanza di rispetto delle persone. Basti ricordare quando il Presidente del consiglio arrivò a dire che Eluana poteva avere dei figlio quando nel primo anniversario della morte mandò una lettera all'istituto di suore dove la donna era stata ricoverata per anni dicendosi dispiaciuto per non aver potuto salvare la vita di Eluana. Qui c'è un'espressione proprietaria della vita delle persone: non è il re taumaturgo che si è visto negare il diritto di imporre le mani, ma l'autocrate che vuole avere il potere sulla vita. Questa è la vicenda. E questo è lo stile e la politica che ancora ci vengono riproposti: con una "Giornata" indetta quasi contro coloro che hanno voluto percorrere fino in fondo una strada di legalità per ottenere il rispetto massimo della dignità e della volontà di Eluana. E con un ddl sul testamento biologico che va su una via esattamente opposta, di totale mancanza di rispetto delle persone.
Non le sembra che la storia di Eluana sia emblematica almeno per due motivi: lo sdoganamento Istituzionale dell'illegalità diffusa e la biopolitica del centrodestra?
Certo, Beppino Englaro dovrebbe essere preso ad esempio di cittadino modello: si rifiutò di pubblicare una foto recente della figlia, cosa che avrebbe convinto l'opinione pubblica, e non ha mai voluto seguire i consigli dei tanti che, anche dalle colonne dei maggiori quotidiani, gli suggerivano di evitare la prova di forza e risolvere invece il problema come fanno tutti: senza clamore, di nascosto. E invece proprio di fronte allo scempio quotidiano di legalità lui ha voluto correre tutti i rischi della legalità, presentando anche ricorsi che potevano trasformarsi in un boomerang. Ha detto semplicemente: ci sono i giudici. Beppino Englaro non voleva a tutti i costi avere ragione, ma consacrare Il diritto. Dall'altra parte Invece c'era un governo che avrebbe fatto qualunque cosa pur di vincere.
È esattamente così. Governo e maggioranza si sono sempre più infognati nell'illegalità Faccio tre esempi quando sollevarono davanti alla Corte costituzionale il conflitto tra poteri dello Stato sostenendo che la Cassazione aveva invaso il potere del legislatore, e naturalmente ricevendo una fortissima bacchettata. E poi quando si cercò di forzare la mano con un decreto legge che non venne firmato da Napolitano, o quando Sacconi tentò di intimidire le cliniche con una direttiva. Per quanto riguarda la deriva biopolitica -che per fare un esempio sta nella lettera citata prima o nel ddl attualmente all'analisi della Camera- diciamo la verità, è però a un livello infimo.
In breve, cosa pensa del testo di legge sulle "Dichiarazioni anticipate di trattamento" nella versione in cui approderà In Aula alla Camera li 21 febbraio?
Lo definirei con cinque aggettivi: è un ddl ideologico, autoritario, menzognero, sgrammaticato e soprattutto incostituzionale. A questo punto si apre di nuovo un fronte di illegalità perché si entra di nuovo in rotta di collisione con sentenze recenti della Corte costituzionale, e si manifesta appunto la pura volontà di un governo che vuole espropriare i cittadini dal diritto di decidere liberamente della loro vita.
Entriamo nel merito.
La legge è ideologica perché nell'articolo t si dice che la vita è indisponibile, cosa che dal punto di vista giuridico è del tutto falsa, come dimostrano un'infinità di casi: da quello dei Testimoni di Geova a chi rifiuta le cure e si lascia morire. La vita dunque è disponibile e, partendo da questa falsa premessa, si vuole impone un puro punto di vista: la legge è perciò autoritaria. Poi è menzognera perché sbugiarda perfino il titolo: malgrado un delirio burocratico, queste "direttive anticipate" non valgono nulla. E scaricando le responsabilità sul medico, anziché evitare aprirà molti contenziosi giuridici. Avremo non uno, ma 100, 1000 casi Englaro. È sgrammaticata perché si contraddice in più punti, come quando dice che le direttive possono essere revocate in ogni momento e poi afferma che bisogna farlo in forma scritta e davanti a un medico generalista (che non si sa cosa sia). Ciò vuoi dire che se in televisione dichiaro di aver cambiato idea rispetto a quanto scritto nel testamento biologico, e subito dopo ho un incidente che mi riduce in stato vegetativo, quella mia dichiarazione davanti a milioni di persone non vale. Infine, è anticostituzionale perché, tra i tanti motivi, limita la libertà di cura e il diritto fondamentale all'autodeterminazione. Ed è perciò destinata a subire numerose sentenze di bocciatura da parte della Corte costituzionale.
Succederà come con la legge 40 sulla fecondazione artificiale, per la quale si evocava il rischio di eugenetica come ora si evoca l'eutanasia: sarà inapplicabile, verrà smontata pezzo per pezzo dalle sentenze, e farà vittime proprio nelle famiglie. Non crede?
Il parallelo è assolutamente azzeccato, e mostra appunto l'ideologia che c'è dietro questa maggioranza. E non parliamo solo di proibizionismo, ma del governo autoritario dei corpi delle persone. C'è una linea costante che accompagna la biopolitica in tutto l'arco dell'esistenza: non solo sul nascere e sul morire, ma anche sul vivere. Infatti si è riaperta in questi giorni, anche all'interno del Pd, la questione delle unioni di fatto. Anche in questo caso si cerca di impedire il libero governo della vita. E anche qui c'è una sentenza della Corte costituzionale che l'anno scorso ha riconosciuto il «diritto fondamentale» delle persone anche dello stesso sesso a scegliere le forme di convivenza, e ha intimato al legislatore di dare attuazione a questo diritto. Al momento, quindi, di nuovo, il rifiuto di dare seguito a una sentenza costituzionale mostra che il potere politico vuole mantenere il controllo sul. la vita delle persone, disconoscendo i loro diritti fondamentali.
Da Eluana al giorni nostri: non vede un filo che unisce quel corpo esanime di donna che nella realtà manipolata da Berlusconi »aveva le mestruazioni e poteva ancora procreare», con l'uso strumentale delle donne restituito dalle ultime cronache?
C'è una linea, è vero, non è una forzatura. Il fatto è che Berlusconi non è proprio capace di concepire le donne e il loro corpo se non come un oggetto di possesso. Sul corpo di Eluana c'era un'idea di possesso totale. «È tutto mio», diceva Benigni nella trasmissione di Saviano e Fato. È così: lui non è capace di concepire gli altri, e specificamente le donne e il loro corpo, come qualcosa che possa essere sottratto al suo dominio personale.
La "Giornata degli stati vegetativi", il testamento biologico, le imposte municipali cancellate per gli immobili della Chiesa: cosa cerca di ottenere Berlusconi?
In questo momento di forte difficoltà la maggioranza cerca di apparire di nuovo come la parte politica di riferimento per il Vaticano. Ma è un gioco strumentale così evidente che è stato svelato e contrastato anche da Famiglia Cristiano. E perfino Casini ha detto no, non si possono coinvolgere questioni così importanti nella miserabile faccenda della sopravvivenza del governo.
Commento. In verità, nell’incontro tenuto il 9 febbraio a Roma, presso l’Aula Magna della Facoltà Valdese, ove è stato uno dei relatori sul tema “Chi decide sul fine-vita?”, ai cinque aggettivi con i quali ha definito il ddl Calabrò nella suddetta intervista (ideologico, autoritario, menzognero, sgrammaticato e soprattutto incostituzionale) Stefano Rodotà ne aveva aggiunti altri due: truffaldino e contraddittorio, anch’essi adeguatamente motivati.
Gli altri relatori al convegno, coordinato da Paolo Flores d’Arcais, sono stati dom Giovanni Franzoni (altro socio onorario di LiberaUscita), il sen. Ignazio Marino, lo scienziato Giorgio Parisi ed il teologo valdese Daniele Garrone, il quale ha annunciato che tutti i mercoledì, dal 26 gennaio al 30 marzo, dalle ore 18:00 alle 19:30, presso i locali della Chiesa evangelica valdese di via Marianna Dionigi 59 (Piazza Cavour) sarà possibile avere informazioni e sottoscrivere il proprio testamento biologico. Il modello proposto dalla Chiesa valdese può essere scaricato da: www.chiesavaldese.org/romapiazzacavour/
Giampietro Sestini
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LiberaUscita
Associazione nazionale laica e apartitica
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martedì 15 giugno 2010
Testamento biologico
IV Assemblea Nazionale di Libera Uscita
Roma, 15 Maggio 2010
Documento finale
L’Assemblea nazionale di LiberaUscita, riunita a Roma il 15 Maggio 2010, prende atto che in ordine ai suoi fini istituzionali, vale a dire il diritto delle persone a decidere sulla propria vita mediante la legalizzazione del testamento biologico, la depenalizzazione dell’eutanasia e del suicidio medicalmente assistito, si assiste nel Paese ad un vero scollamento tra la volontà popolare (vedi sondaggio Eurispes del Gennaio 2010) e la volontà della politica..In particolare, si fa riferimento al ddl Calabrò “Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento”, licenziato dal Senato il 26 marzo 2009 ed ai successivi emendamenti approvati dalla Commissione Affari Sociali della Camera.
Tali emendamenti, anche se marginalmente migliorativi del testo in esame, non sono tali da modificarne la sostanziale incostituzionalità: permane infatti vietato l'esercizio del diritto all'autodeterminazione sulle cure in quanto le DAT (dichiarazioni anticipate di trattamento) non risultano vincolanti per il personale sanitario. Diritto all'autodeterminazione che la Corte Costituzionale stessa, nella sua sentenza 438 del dicembre 2008, ha riconosciuto come diritto fondamentale della persona costituzionalmente garantito dagli art. 2, 13, 32.
Inoltre alimentazione ed idratazione artificiali forzate non sono rinunciabili poiché non riconosciute come trattamenti sanitari ma definite impropriamente “sostegni vitali finalizzati a lenire le sofferenze”. Tali forzature sono la logica conseguenza di un principio antidemocratico: quello di dichiarare “indisponibile” il diritto alla vita anche al titolare della vita stessa. Se tale ddl dove essere approvato e diventare così legge dello Stato, esistono gli estremi, a giudizio di LiberaUscita, per un intervento sanzionatorio della Corte Costituzionale e/o per un referendum abrogativo.
Si segnala, come elemento positivo, che non sono mancate rilevanti dissociazioni, sia da parte della stessa maggioranza di Governo che dallo stesso mondo cattolico. Inoltre che l’Ordine dei medici (vedi Convegno della FNOMCEO del Giugno 2009 a Terni) si è espresso in difesa dell’autodeterminazione della persona.
LiberaUscita intende allacciare ed intensificare rapporti di assidua e fattiva collaborazione con le Associazioni che a livello nazionale operano per i suoi stessi fini, come ad esempio le Associazioni ”Luca Coscioni”,.Exit-Italia, “Per Eluana”, “Liberi di decidere”, ma è anche consapevole che la battaglia per il diritto di morire con dignità si vince o si perde a secondo se la laicità delle istituzioni si afferma oppure no.
LiberaUscita ribadisce perciò il suo pieno e totale sostegno a tutte le associazioni e le Consulte che operano nel Paese in difesa della laicità dello Stato ed auspica che si costituisca finalmente un Movimento nazionale apartitico in grado di far sentire la voce della maggioranza dei cittadini nei confronti dei politici e della loro elezione.
In questo quadro, LiberaUscita intende operare affinché tutte le realtà che si dichiarano laiche organizzino un grande meeting nazionale, in grado di rilanciare in termini unitari, chiari e nuovi il principio della laicità delle istituzioni, controbilanciando così il condizionamento esercitato dal potere religioso su ambedue gli schieramenti politici.
Nell’immediato ribadiamo il nostro fattivo impegno per contribuire alla diffusione dei registri comunali dei testamenti biologici, già istituiti in più di cento Comuni italiani sulla scia della nostra iniziativa realizzata dal Municipio X di Roma. Analogo impegno intendiamo portare avanti per la diffusione del fascicolo sanitario elettronico, nuovo e moderno ausilio che dovrà servire anche a registrare le disposizioni delle persone circa la fine della loro vita.
Testamento biologico
IV Assemblea Nazionale di Libera Uscita
Roma, 15 Maggio 2010
Documento finale
L’Assemblea nazionale di LiberaUscita, riunita a Roma il 15 Maggio 2010, prende atto che in ordine ai suoi fini istituzionali, vale a dire il diritto delle persone a decidere sulla propria vita mediante la legalizzazione del testamento biologico, la depenalizzazione dell’eutanasia e del suicidio medicalmente assistito, si assiste nel Paese ad un vero scollamento tra la volontà popolare (vedi sondaggio Eurispes del Gennaio 2010) e la volontà della politica..In particolare, si fa riferimento al ddl Calabrò “Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento”, licenziato dal Senato il 26 marzo 2009 ed ai successivi emendamenti approvati dalla Commissione Affari Sociali della Camera.
Tali emendamenti, anche se marginalmente migliorativi del testo in esame, non sono tali da modificarne la sostanziale incostituzionalità: permane infatti vietato l'esercizio del diritto all'autodeterminazione sulle cure in quanto le DAT (dichiarazioni anticipate di trattamento) non risultano vincolanti per il personale sanitario. Diritto all'autodeterminazione che la Corte Costituzionale stessa, nella sua sentenza 438 del dicembre 2008, ha riconosciuto come diritto fondamentale della persona costituzionalmente garantito dagli art. 2, 13, 32.
Inoltre alimentazione ed idratazione artificiali forzate non sono rinunciabili poiché non riconosciute come trattamenti sanitari ma definite impropriamente “sostegni vitali finalizzati a lenire le sofferenze”. Tali forzature sono la logica conseguenza di un principio antidemocratico: quello di dichiarare “indisponibile” il diritto alla vita anche al titolare della vita stessa. Se tale ddl dove essere approvato e diventare così legge dello Stato, esistono gli estremi, a giudizio di LiberaUscita, per un intervento sanzionatorio della Corte Costituzionale e/o per un referendum abrogativo.
Si segnala, come elemento positivo, che non sono mancate rilevanti dissociazioni, sia da parte della stessa maggioranza di Governo che dallo stesso mondo cattolico. Inoltre che l’Ordine dei medici (vedi Convegno della FNOMCEO del Giugno 2009 a Terni) si è espresso in difesa dell’autodeterminazione della persona.
LiberaUscita intende allacciare ed intensificare rapporti di assidua e fattiva collaborazione con le Associazioni che a livello nazionale operano per i suoi stessi fini, come ad esempio le Associazioni ”Luca Coscioni”,.Exit-Italia, “Per Eluana”, “Liberi di decidere”, ma è anche consapevole che la battaglia per il diritto di morire con dignità si vince o si perde a secondo se la laicità delle istituzioni si afferma oppure no.
LiberaUscita ribadisce perciò il suo pieno e totale sostegno a tutte le associazioni e le Consulte che operano nel Paese in difesa della laicità dello Stato ed auspica che si costituisca finalmente un Movimento nazionale apartitico in grado di far sentire la voce della maggioranza dei cittadini nei confronti dei politici e della loro elezione.
In questo quadro, LiberaUscita intende operare affinché tutte le realtà che si dichiarano laiche organizzino un grande meeting nazionale, in grado di rilanciare in termini unitari, chiari e nuovi il principio della laicità delle istituzioni, controbilanciando così il condizionamento esercitato dal potere religioso su ambedue gli schieramenti politici.
Nell’immediato ribadiamo il nostro fattivo impegno per contribuire alla diffusione dei registri comunali dei testamenti biologici, già istituiti in più di cento Comuni italiani sulla scia della nostra iniziativa realizzata dal Municipio X di Roma. Analogo impegno intendiamo portare avanti per la diffusione del fascicolo sanitario elettronico, nuovo e moderno ausilio che dovrà servire anche a registrare le disposizioni delle persone circa la fine della loro vita.
lunedì 22 marzo 2010
ANDALUSIA:Derecho a Morir Dignamente
ANDALUSIA: APPROVATA LA LEGGE PER IL DIRITTO DI MORIRE CON DIGNITA’
L'Andalusia ha avuto da sempre un peso rilevante in tutta la Spagna. Oggi è la più popolosa e la seconda più estesa delle diciassette comunità autonome (regioni) del Paese. É composta da 8 provincie con un totale di circa 8.200.000 abitanti.
A seguito della approvazione della legge sul diritto di morire con dignità, l’Asociación Federal Derecho a Morir Dignamente (AFDMD) ha diramato un comunicato-resocont
Giampietro Sestini
Madrid - 17 marzo 2010
Congratulazioni agli andalusi per essersi dotati di uno Statuto Autonomo che riconosce il diritto di ogni persona alla piena dignità nel processo della sua morte (art. 20); all’Assessorato alla sanità della Giunta dell’Andalusia per la sua iniziativa tendente a concretizzare in legge questo diritto e al Parlamento andaluso, in particolare alla Commissione sanità, per aver rispettato il pluralismo invitando al dibattito le organizzazioni sociali quali l’Asociación Federal Derecho a Morir Dignamente, i cui contributi sono stati accettati dalla maggioranza.
Dopo che nel 2005 la Regione di Madrid aveva citato l’ospedale Severo Ochoa de Leganés per la sedazione palliativa di malati terminali, creando un ingiustificabile allarme sociale e sfiducia dei cittadini, la legge della Regione autonoma dell’Andalusia rappresenta un cambiamento di grande importanza. La legge permette di chiarire e precisare i diritti dei cittadini alla fine della loro vita, i doveri del personale sanitario e le garanzie che devono fornire le istituzioni sanitarie. Questi diritti erano già riconosciuti in un certo modo nella legge dello Stato del 2002 sull’autonomia del paziente.
A giudizio dell’AFDMD gli aspetti più significativi della nuova legge sono i seguenti:
1. La legge chiarisce il diritto all’informazione clinica e al rifiuto del consenso ad ogni intervento (legge 41/2002) e stabilisce il dovere di rispettare la volontà del paziente. Quest’ultimo dovrà essere informato della trascendenza della sua decisione e gli verrà richiesto di nominare una persona che accetti di rappresentarlo, con capacità di ricevere informazioni e di prendere decisioni (art. 6). Attualmente, oltre la metà dei malati terminali non sono stati informati esplicitamente né sulla loro malattia né sulla relativa prognosi. Nella maggior parte dei casi, in effetti, non si è dedicato sufficiente tempo alla comunicazione con il paziente, sostituendola frequentemente con l’informazione a un familiare.
2. Le persone che si trovano nella fase terminale o che devono affrontare decisioni relative alla stessa hanno diritto a decidere sugli interventi sanitari che li riguardano. Ogni intervento richiede il consenso libero e volontario dei pazienti (art. 7). Il consenso informato non é una formalità burocratica o una firma su un pezzo di carta, ma rappresenta il diritto fondamentale di ogni individuo a decidere sulla sua integrità fisica e psichica.
3. Ogni persona ha il diritto a rifiutare un intervento (art.8), come l’alimentazione-
4. Il testamento biologico – in Andalusia documento di volontà di vita anticipata - è uno strumento al servizio dell’autonomia del paziente che deve far parte della storia clinica (art. 9). I professionisti sono obbligati a informare il paziente su questo diritto e a rispettare i valori e le istruzioni contenuti nel testamento (art. 19). La diffusione dei diritti dei pazienti (legge 41/2002) non è stata ancora realizzata nell’intero territorio nazionale. É fondamentale attuare un’efficace campagna informativa sul nuovo paradigma dell’autonomia del malato che ancora sono in molti ad ignorare.
5. Quando una persona non sia in grado di esprimersi, i diritti all’informazione, al consenso o al rifiuto di trattamento saranno esercitati da un suo rappresentante designato nel testamento biologico o, in mancanza di tale designazione, dal coniuge o da altri familiari (art.10). I familiari di malati di demenza, in stato vegetativo o qualsiasi altra situazione irreversibile che impedisca loro di esprimere la propria volontà, potranno decidere cosa riterranno meglio per il loro caro, senza ledere i dritti di quest’ultimo.
6. Diritto alle cure palliative (art.12). Una volta garantito questo diritto, diventa evidente la fallacia dell’”alibi palliativo” (“le cure palliative universali cancellano la domanda di eutanasia, rendendo inutile il dibattito sulla disponibilità della propria vita”). L’esperienza nei paesi con più risorse palliative, quali l’Olanda, il Belgio e il Lussemburgo, dimostra che voler disporre della propria vita è un diritto che va al di là della medicina, palliativa o non.
7. Diritto al trattamento del dolore (art.13). La Spagna è uno dei paesi d’Europa con il più basso consumo di analgesici oppiacei. Il dolore non si tratta adeguatamente.
8. I pazienti terminali o agonizzanti hanno il diritto alla sedazione palliativa (art.14). Per la maggior parte dei cittadini, una morte di qualità è una morte tranquilla, senza dolore, accompagnata; una morte dolce, un transito mentre il paziente dorme, cioè è sedato. La sedazione del paziente in agonia è un imperativo morale per il professionista della medicina. Nel caso del malato terminale in grave sofferenza alla quale non è possibile dare sollievo, si deve rispettare la sua volontà di essere sedato. Negare al malato tale trattamento può essere accanimento terapeutico, un atto inammissibile di fronte ad una sofferenza evitabile. Il professionista della sanità in questo caso è responsabile delle conseguenze di non aver rispettato, come è suo dovere, i valori, le credenze e le volontà del paziente (art.18).
9. Diritto all’intimità personale e familiare nonché alla confidenzialità (Art.15). Diritto all’accompagnamento dei familiari. Si dovrà garantire al malato terminale una stanza singola con il livello di conforto e di intimità che richiede il suo stato di salute (Art.26). Molti pazienti terminali muoiono in condizioni deplorevoli, in un luogo inadeguato, dividendo la stanza con sconosciuti, senza intimità né compagnia. L’AFDMD augura che questo impegno non sia un “brindisi al sole” e che si provveda alle risorse necessarie perché diventi realtà.
Le leggi non cambiano la società, ma aiutano la società. Con questa legge non sarà più possibile, senza incorrere in reato, denunciare un professionista per la sedazione palliativa consentita dal paziente e dalla sua famiglia, come è avvenuto nel 2005. L’obiettivo della legge non è tutelare i professionisti ma il diritto dei cittadini (anche i medici sono cittadini) a morire con dignità. Applaudiamo l’iniziativa del Parlamento dell’Andalusia di realizzare uno studio sul modo in cui muoiono gli andalusi, che permetterà di valutare l’impatto della nuova legge sulla qualità della morte in quella regione.
Diffondere la filosofia della legge sulla morte dignitosa promulgata nell’Andalusia è una sfida e l’AFDMD esigerà dall’amministrazione autonoma l’impegno nella sua applicazione, e vigilando affinché i diritti dei cittadini diventino reali.
Speriamo che il governo della Spagna prenda nota ed impari ad affrontare questioni fondamentali come la morte dignitosa, abbandonando pretesti quali “questo non si tocca” o “non esiste domanda sociale”. L’eutanasia e il suicidio assistito sono oramai parte di un dibattito che è nella gente. Secondo il CIS (studio 2440 del 2002) il 59,9% dei medici è favorevole all’eutanasia e al suicidio assistito e il 97% crede che i palliativi non riducano sostanzialmente la domanda di eutanasia. Al posto di dichiarazioni vuote chiediamo al Governo di assumere un atteggiamento serio: dovrebbe cominciare con uno studio sociologico per capire cosa pensano e sentono i cittadini (dal 1995, il CIS ignora questo tipo di indagine) e conoscere come si muore in Spagna. Esiste un’esigenza popolare perche si considerino i problemi che preoccupano la gente, perché con o senza crisi, la vita continua e oltre mille persone muoiono tutti i giorni in Spagna (5-6 per eutanasia clandestina)
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ANDALUSIA:Derecho a Morir Dignamente
ANDALUSIA: APPROVATA LA LEGGE PER IL DIRITTO DI MORIRE CON DIGNITA’
L'Andalusia ha avuto da sempre un peso rilevante in tutta la Spagna. Oggi è la più popolosa e la seconda più estesa delle diciassette comunità autonome (regioni) del Paese. É composta da 8 provincie con un totale di circa 8.200.000 abitanti.
A seguito della approvazione della legge sul diritto di morire con dignità, l’Asociación Federal Derecho a Morir Dignamente (AFDMD) ha diramato un comunicato-resocont
Giampietro Sestini
Madrid - 17 marzo 2010
Congratulazioni agli andalusi per essersi dotati di uno Statuto Autonomo che riconosce il diritto di ogni persona alla piena dignità nel processo della sua morte (art. 20); all’Assessorato alla sanità della Giunta dell’Andalusia per la sua iniziativa tendente a concretizzare in legge questo diritto e al Parlamento andaluso, in particolare alla Commissione sanità, per aver rispettato il pluralismo invitando al dibattito le organizzazioni sociali quali l’Asociación Federal Derecho a Morir Dignamente, i cui contributi sono stati accettati dalla maggioranza.
Dopo che nel 2005 la Regione di Madrid aveva citato l’ospedale Severo Ochoa de Leganés per la sedazione palliativa di malati terminali, creando un ingiustificabile allarme sociale e sfiducia dei cittadini, la legge della Regione autonoma dell’Andalusia rappresenta un cambiamento di grande importanza. La legge permette di chiarire e precisare i diritti dei cittadini alla fine della loro vita, i doveri del personale sanitario e le garanzie che devono fornire le istituzioni sanitarie. Questi diritti erano già riconosciuti in un certo modo nella legge dello Stato del 2002 sull’autonomia del paziente.
A giudizio dell’AFDMD gli aspetti più significativi della nuova legge sono i seguenti:
1. La legge chiarisce il diritto all’informazione clinica e al rifiuto del consenso ad ogni intervento (legge 41/2002) e stabilisce il dovere di rispettare la volontà del paziente. Quest’ultimo dovrà essere informato della trascendenza della sua decisione e gli verrà richiesto di nominare una persona che accetti di rappresentarlo, con capacità di ricevere informazioni e di prendere decisioni (art. 6). Attualmente, oltre la metà dei malati terminali non sono stati informati esplicitamente né sulla loro malattia né sulla relativa prognosi. Nella maggior parte dei casi, in effetti, non si è dedicato sufficiente tempo alla comunicazione con il paziente, sostituendola frequentemente con l’informazione a un familiare.
2. Le persone che si trovano nella fase terminale o che devono affrontare decisioni relative alla stessa hanno diritto a decidere sugli interventi sanitari che li riguardano. Ogni intervento richiede il consenso libero e volontario dei pazienti (art. 7). Il consenso informato non é una formalità burocratica o una firma su un pezzo di carta, ma rappresenta il diritto fondamentale di ogni individuo a decidere sulla sua integrità fisica e psichica.
3. Ogni persona ha il diritto a rifiutare un intervento (art.8), come l’alimentazione-
4. Il testamento biologico – in Andalusia documento di volontà di vita anticipata - è uno strumento al servizio dell’autonomia del paziente che deve far parte della storia clinica (art. 9). I professionisti sono obbligati a informare il paziente su questo diritto e a rispettare i valori e le istruzioni contenuti nel testamento (art. 19). La diffusione dei diritti dei pazienti (legge 41/2002) non è stata ancora realizzata nell’intero territorio nazionale. É fondamentale attuare un’efficace campagna informativa sul nuovo paradigma dell’autonomia del malato che ancora sono in molti ad ignorare.
5. Quando una persona non sia in grado di esprimersi, i diritti all’informazione, al consenso o al rifiuto di trattamento saranno esercitati da un suo rappresentante designato nel testamento biologico o, in mancanza di tale designazione, dal coniuge o da altri familiari (art.10). I familiari di malati di demenza, in stato vegetativo o qualsiasi altra situazione irreversibile che impedisca loro di esprimere la propria volontà, potranno decidere cosa riterranno meglio per il loro caro, senza ledere i dritti di quest’ultimo.
6. Diritto alle cure palliative (art.12). Una volta garantito questo diritto, diventa evidente la fallacia dell’”alibi palliativo” (“le cure palliative universali cancellano la domanda di eutanasia, rendendo inutile il dibattito sulla disponibilità della propria vita”). L’esperienza nei paesi con più risorse palliative, quali l’Olanda, il Belgio e il Lussemburgo, dimostra che voler disporre della propria vita è un diritto che va al di là della medicina, palliativa o non.
7. Diritto al trattamento del dolore (art.13). La Spagna è uno dei paesi d’Europa con il più basso consumo di analgesici oppiacei. Il dolore non si tratta adeguatamente.
8. I pazienti terminali o agonizzanti hanno il diritto alla sedazione palliativa (art.14). Per la maggior parte dei cittadini, una morte di qualità è una morte tranquilla, senza dolore, accompagnata; una morte dolce, un transito mentre il paziente dorme, cioè è sedato. La sedazione del paziente in agonia è un imperativo morale per il professionista della medicina. Nel caso del malato terminale in grave sofferenza alla quale non è possibile dare sollievo, si deve rispettare la sua volontà di essere sedato. Negare al malato tale trattamento può essere accanimento terapeutico, un atto inammissibile di fronte ad una sofferenza evitabile. Il professionista della sanità in questo caso è responsabile delle conseguenze di non aver rispettato, come è suo dovere, i valori, le credenze e le volontà del paziente (art.18).
9. Diritto all’intimità personale e familiare nonché alla confidenzialità (Art.15). Diritto all’accompagnamento dei familiari. Si dovrà garantire al malato terminale una stanza singola con il livello di conforto e di intimità che richiede il suo stato di salute (Art.26). Molti pazienti terminali muoiono in condizioni deplorevoli, in un luogo inadeguato, dividendo la stanza con sconosciuti, senza intimità né compagnia. L’AFDMD augura che questo impegno non sia un “brindisi al sole” e che si provveda alle risorse necessarie perché diventi realtà.
Le leggi non cambiano la società, ma aiutano la società. Con questa legge non sarà più possibile, senza incorrere in reato, denunciare un professionista per la sedazione palliativa consentita dal paziente e dalla sua famiglia, come è avvenuto nel 2005. L’obiettivo della legge non è tutelare i professionisti ma il diritto dei cittadini (anche i medici sono cittadini) a morire con dignità. Applaudiamo l’iniziativa del Parlamento dell’Andalusia di realizzare uno studio sul modo in cui muoiono gli andalusi, che permetterà di valutare l’impatto della nuova legge sulla qualità della morte in quella regione.
Diffondere la filosofia della legge sulla morte dignitosa promulgata nell’Andalusia è una sfida e l’AFDMD esigerà dall’amministrazione autonoma l’impegno nella sua applicazione, e vigilando affinché i diritti dei cittadini diventino reali.
Speriamo che il governo della Spagna prenda nota ed impari ad affrontare questioni fondamentali come la morte dignitosa, abbandonando pretesti quali “questo non si tocca” o “non esiste domanda sociale”. L’eutanasia e il suicidio assistito sono oramai parte di un dibattito che è nella gente. Secondo il CIS (studio 2440 del 2002) il 59,9% dei medici è favorevole all’eutanasia e al suicidio assistito e il 97% crede che i palliativi non riducano sostanzialmente la domanda di eutanasia. Al posto di dichiarazioni vuote chiediamo al Governo di assumere un atteggiamento serio: dovrebbe cominciare con uno studio sociologico per capire cosa pensano e sentono i cittadini (dal 1995, il CIS ignora questo tipo di indagine) e conoscere come si muore in Spagna. Esiste un’esigenza popolare perche si considerino i problemi che preoccupano la gente, perché con o senza crisi, la vita continua e oltre mille persone muoiono tutti i giorni in Spagna (5-6 per eutanasia clandestina)
************
LiberaUscita
Associazione nazionale laica e apartitica
per il diritto di morire con dignità
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venerdì 16 ottobre 2009
Testamento biologico - video
Testamento biologico - video
mercoledì 2 settembre 2009
Eutanasia
L’EUTANASIA É COMPATIBILE CON LA RELIGIONE - DI CRISTINA CASTRO
da: “El País” di giovedì 13 agosto 2009 – traduzione per LiberaUscita di Alberto Bonfiglioli
Il gesuita e professore di etica dell’Università gesuitica Sophia (di Tokio), Juan Masiá, ha affermato oggi che “la difesa dell’autonomia e il rispetto della dignità dell’individuo in una prospettiva religiosa è compatibile con la depenalizzazione dell’eutanasia"
Il gesuita, che ha criticato l’influenza delle “ideologie politiche e religiose” nel dibattito pubblico, ha rilasciato le sopracitate affermazioni all’Università Internazionale Menéndez y Pelayo di Santander (Spagna) dove si trova per il corso “Eutanasia e suicidio assistito. Un diritto del secolo XXI”, diretto dal dott. Luis Montes.
La docente di filosofia morale e politica, Margarita Boladeras e il presidente dell’Associazione Europa Laica, Francisco Delgado, hanno concordato sulla necessità di affrontare il dibattito sulla morte con dignità da tutti i punti di vista. Tutti e due hanno sottolineato la necessità di una regolamentazione che tenga conto anche delle "disuguaglianze territoriali"
Masiá, espulso dalla sua cattedra all’Università Pontificia di Comillas (Spagna) nel 2006 per le sue dichiarazioni in difesa dell’uso del preservativo, ha affermato che la Chiesa cattolica in Spagna è in una situazione "francamente anomala ed a marcia indietro rispetto al Concilio Vaticano II". A suo giudizio le imposizioni a politici e parlamentari credenti su ciò che devono votare non sono accettabili, perché "non é cristiano imporre ciò che si debba pensare”.
Sui simboli religiosi in luoghi pubblici, Masià ha detto che nell’Università gesuitica privata dove lavora in Giappone, "mai ci salterebbe in mente di mettere un crocefisso”.
Commento. Come afferma Masià, professore gesuita, la Chiesa cattolica pratica (da quando è morto Giovanni XXIII) "la marcia indietro rispetto al Concilio Vaticano II", ma non soltanto in Spagna. La differenza con l'Italia deriva soltanto dal fatto che la maggioranza dei nostri uomini politici, per ottenere l'appoggio delle 26.000 parrocchie, fanno a gara nell'obbedire alle "imposizioni" della Chiesa. Magari con la scusa della "obiezione di coscienza", come se ciò li giustificasse, moralmente ed eticamente, di privare gli altri della loro autonomia a decidere.
Cordiali saluti
Giampietro Sestini (Libera uscita)
Eutanasia
L’EUTANASIA É COMPATIBILE CON LA RELIGIONE - DI CRISTINA CASTRO
da: “El País” di giovedì 13 agosto 2009 – traduzione per LiberaUscita di Alberto Bonfiglioli
Il gesuita e professore di etica dell’Università gesuitica Sophia (di Tokio), Juan Masiá, ha affermato oggi che “la difesa dell’autonomia e il rispetto della dignità dell’individuo in una prospettiva religiosa è compatibile con la depenalizzazione dell’eutanasia"
Il gesuita, che ha criticato l’influenza delle “ideologie politiche e religiose” nel dibattito pubblico, ha rilasciato le sopracitate affermazioni all’Università Internazionale Menéndez y Pelayo di Santander (Spagna) dove si trova per il corso “Eutanasia e suicidio assistito. Un diritto del secolo XXI”, diretto dal dott. Luis Montes.
La docente di filosofia morale e politica, Margarita Boladeras e il presidente dell’Associazione Europa Laica, Francisco Delgado, hanno concordato sulla necessità di affrontare il dibattito sulla morte con dignità da tutti i punti di vista. Tutti e due hanno sottolineato la necessità di una regolamentazione che tenga conto anche delle "disuguaglianze territoriali"
Masiá, espulso dalla sua cattedra all’Università Pontificia di Comillas (Spagna) nel 2006 per le sue dichiarazioni in difesa dell’uso del preservativo, ha affermato che la Chiesa cattolica in Spagna è in una situazione "francamente anomala ed a marcia indietro rispetto al Concilio Vaticano II". A suo giudizio le imposizioni a politici e parlamentari credenti su ciò che devono votare non sono accettabili, perché "non é cristiano imporre ciò che si debba pensare”.
Sui simboli religiosi in luoghi pubblici, Masià ha detto che nell’Università gesuitica privata dove lavora in Giappone, "mai ci salterebbe in mente di mettere un crocefisso”.
Commento. Come afferma Masià, professore gesuita, la Chiesa cattolica pratica (da quando è morto Giovanni XXIII) "la marcia indietro rispetto al Concilio Vaticano II", ma non soltanto in Spagna. La differenza con l'Italia deriva soltanto dal fatto che la maggioranza dei nostri uomini politici, per ottenere l'appoggio delle 26.000 parrocchie, fanno a gara nell'obbedire alle "imposizioni" della Chiesa. Magari con la scusa della "obiezione di coscienza", come se ciò li giustificasse, moralmente ed eticamente, di privare gli altri della loro autonomia a decidere.
Cordiali saluti
Giampietro Sestini (Libera uscita)
martedì 1 settembre 2009
Micromega
Caso Englaro, testamento biologico e assalto alla Costituzione
A chi appartiene la tua vita, a te o a Ratzinger?
Don Gallo: no a crociate integraliste
L'appello di Marino: legge da rifare
Sondaggio: 3 su 4 per la libera scelta
Fine-vita, il coma dell'anima di Barbara Spinelli
L'arcivescovo Casale (agli antipodi del card. Bagnasco): Eluana ci parla ancora
Dalla parte di mons. Casale di Beppe Del Colle
Paolo Prodi: adesione completa alle parole di mons. Casale
don Enzo Mazzi a mons. Betori: Sì al dissenso, no al disprezzo
Appello ai parlamentari di 18 primari: obiezione di coscienza contro il ddl Calabrò
Veronesi: legge incostituzionale, legittima l'obiezione di coscienza
41 preti per la libertà sul fine-vita
L'errore di lasciare "libertà di coscienza" ai parlamentari di Roberta De Monticelli
La Conferenza Episcopale tedesca approva eutanasia passiva e eutanasia indiretta
La presentazione dell'Associazione "Per Eluana" (VIDEO)
La Chiesa cattolica si spacca sulla bioetica
Due paesi e due misure di M. Ingenmey
La Chiesa contraddice se stessa di don R. Garofalo
"Io, sacerdote, che da anni assisto mio padre, vi dico..."
Nè buona nè cattiva, la natura è indifferente di M. Mori
Due teologi ancora contro Englaro / Il cardinale Barragán non è un pedofilo di P. Flores d'Arcais
Piazza Farnese, i video degli interventi
21 febbraio: "Sì alla vita, no alla tortura di stato": l'appello e le adesioni
Bio-testamento: il caso Dorina Bianchi di Furio Colombo
Marino: Una legge che cancella la libertà di scelta
Come il fine vita è regolamentato nel mondo
Appello per la libertà di cura, 250 mila adesioni
Veronesi, Camilleri, Rodotà, Flores d'Arcais: Lettera aperta all'on. Franceschini
Englaro/Barragán/Marino/Rodotà: chi decide sulla propria vita?
La lettera di Welby a Napolitano
L’eutanasia di Papa Wojtyla che la Chiesa vuole nascondere di Lina Pavanelli
La dolce morte di Wojtyla di Lina Pavanelli
Bonino Sospendere dibattito, basta manipolazione
Comunità cristiane Appello ai senatori: rispettate libertà
Pellizzetti Berlusconi e il Vaticano, chi strumentalizza chi
La chiesa censura la chiesa
Englaro Questa legge è una barbarie
L'appello di 150 medici Legge antiscientifica e antideontologica
Federazione cure palliative Ddl aggraverebbe sofferenze dei malati
L'appello ai parlamentari di Luciano Orsi, esperto di cure palliative
I medici dei malati terminali Fermate la legge
Marinari, esperto di cure palliative Una legge contro i malati
I giuristi Legge del governo sul fine vita viola i diritti umani
Le Comunità cristiane contro Bagnasco
Marino Legge inutile e aberrante / Se passa sarà referendum
Rodotà Un ddl che cancella il testamento biologico
Il testo del disegno di legge
Le Comunità cristiane contro Bagnasco
COLOMBO Piazza Farnese, appello di libertà
MARINO Perchè è una legge inutile e aberrante
RODOTA' Un ddl che cancella il testamento biologico
CAMILLERI Verso una nuova legge porcata
FLORES D'ARCAIS L'Italia khomeinista di Berlusconi
DON GAROFALO La morte di Eluana tra retorica e speculazione
MARAINI I principi astratti nemici della verità
DON FARINELLA Eluana è morta, Eluana ora vive
LIBERA USCITA La volontà di Euana e il primato della legalità
GIULIETTI Perdonali perchè non sanno quello che dicono
DE MONTICELLI Lettera aperta ai parlamentari del Pd
PERAZZOLI La libertà di coscienza e il caso d’eccezione
TRAVAGLIO Adesso, per favore, basta dialogo
PARDI Cesarismo intollerabile
M. WELBY Il governo mina lo stato di diritto
BARBACETTO Prove tecniche di golpe
COMUNITA' CRISTIANE DI BASE Accanimento senza limiti
GIULIETTI Verso una repubblica presidenziale a reti unificate
D'ORSI Pietà l’è morta
FLORES D'ARCAIS Un golpe morale e istituzionale
DON FARINELLA Eluana, cavallo di Troia dell’osceno potere
PELLIZZETTI Berlusconi e clero, barbarie di dominio
GIULIETTI Fermare l'assalto alla Costituzione
CHIESA VALDESE Rispettare le sentenze
PARDI Il governo umilia il Parlamento
RODOTÀ Verso legge anticostituzionale
HACK Su Eluana accanimento fondamentalista
VATTIMO La pazzia finale della Chiesa
DOM FRANZONI Non più vita ma tortura
DON BARBERO Una Chiesa disumana
PELLIZZETTI Orrore e commozione
MARINO Fine vita, rispettare la Costituzione
DON MAZZI Gerarchie prigioniere del dominio del sacro
NOI SIAMO CHIESA Dov'è lo spirito evangelico?
SCIUTO Vorrei vivere in un paese civile
DON GAROFALO Il diritto alla vita e il diritto alla morte
FORUM Dì la tua
SONDAGGIO Chi ha il diritto di decidere sulla tua vita?
Silvio Berlusconi ha vissuto ieri una delle giornate più nere della sua vita politica (e non)... Leggi tutto
I blog di MicroMega
Il carceriere Alfano
Dai Silvio, vieni in tribunale
Rai, lottizzazioni asimmetriche
Honduras, la disinformacija del Tg3
Agosto, blog mio, non ti conosco!
Tocchiamoci tutti: le Dieci Tavole del Sultano
I re dei media nudi di fronte alle tecnologie
Travaglio - Passaparola
No alla legge bavaglio
SALVINI Così evapora la giustizia
CASELLI Una catastrofe per la giustizia
TRAVAGLIO Massima insicurezza
INGROIA Più arduo colpire i colletti bianchi
CAPACCHIONE Italia fuori dal mondo civile
BARBACETTO Faremo obiezione di coscienza
GIULIETTI Così si realizza il sultanato
SCARPINATO Il Paese messo a tacere
GIULIETTI La scure colpisce anche la rete
Fine-vita: lo speciale di Micromega
L'arcivesovo Casale: Eluana ci parla ancora
Dalla parte di mons. Casale di B. Del Colle
don Mazzi a mons. Betori: no al disprezzo
18 primari: obiezione coscienza a ddl Calabrò
Veronesi: legittima l'obiezione di coscienza
40 preti: appello per la libertà sul fine-vita
Chiesa tedesca: sì a eutanasia passiva
Valerio Magrelli: addio laico al Pd
Medici e scienziati laici: lettera a Franceschini
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