Translate

Visualizzazione post con etichetta concordato. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta concordato. Mostra tutti i post

giovedì 15 settembre 2011

Ci voleva una grande crisi


 



MANOVRA: APPROVATO ODG SU REVISIONE ESENZIONE ICI PER CHIESA E TRASPARENZA IOR Roma, 14 set. (Adnkronos) - La Camera con 254 voti a favore, 185 contrari e 137 astenuti, soprattutto nelle fila di Lega e PdL, ha approvato un ordine del giorno sulla manovra di finanza pubblica presentato dal deputato di Fli Enzo Raisi, per la revisione delle esenzioni fiscali di cui beneficia la Chiesa, con la richiesta di escludere le attivita' commerciali, anche se esercitate non in via esclusiva, facendo salve solo quelle accessorie fino ad un fatturato massimo di diecimila euro annui, e l'apertura di un tavolo di confronto con la Santa Sede per arrivare alla piena adesione dello Ior, la banca vaticana, alle norme in materia di evasione ed elusione  fiscale, riciclaggio e frodi vigenti nell'Unione europea.

'A questo punto - ha commentato Enzo Raisi - mi pare chiaro quale sia l'indirizzo del Parlamento, anche con la 'non opposizione di vasti settori della maggioranza, su di un tema che tante polemiche ha suscitato. Non penso affatto che, per quanto inaspettato, sia un voto contro la Chiesa, ma per l'equita' fiscale, la concorrenza dei mercati e la trasparenza bancaria'.


martedì 23 agosto 2011

La croce della crisi




La croce della crisi va portata anche dal Vaticano. O no?

  La rivista "Lucidamente", diretta dal ns. socio Rino Tripodi, ha pubblicato sull'ultimo numero un articolo del Segretario del Partito Socialista, Riccardo Nencini, dal titolo "
La croce della crisi va portata non solo dai cittadini, ma anche dalla Chiesa cattolica" (http://www.lucidamente.com/wordpress/interventi/riccardo-nencini-la-croce-della-crisi-va-portata-non-solo-dai-cittadini-ma-anche-dalla-chiesa-cattolica/).



 Qualche giorno prima la rivista online "Cronache Laiche" aveva pubblicato un articolo sullo stesso tema di Walter Peruzzi dal titolo "Il Governo del Vaticano" 



(http://www.cronachelaiche.it/2011/08/il-governo-del-vaticano/).







Nel riportare qui sotto ambedue gli articoli, pensiamo che sia giusto che anche la ChiesaCattolica, in quanto finanziata dai cittadini e dallo Stato italiano, contribuisca ad uscire dalla crisi, e non solo a parole.

 Giampietro Sestini



 LA CROCE DELLA CRISI VA PORTATA NON SOLO DAI CITTADINI MA ANCHE DALLA CHIESA CATTOLICA 




  da: www.lucidamente.it di sabato 20 agosto 2011



  Nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Reggio Calabria alla vigilia di Ferragosto, il segretario nazionale del Psi Riccardo Nencini, rispondendo a una domanda relativa ai costi della politica e alla manovra finanziaria presentata dal governo, ha osservato che «è giusto e necessario che tutti facciano la loro parte, cominciando a equiparare le indennità degli assessori e consiglieri regionali al livello più basso, tema, questo, non da oggi oggetto di una delle campagne del Psi».

  Per Nencini tuttavia occorre che: «Chi ha di più paghi di più. In questo contesto appare necessario che anche alla Chiesa cattolica sia chiesto di fare la sua parte, eliminando gli attuali privilegi fiscali e finanziari di cui continua a godere, cosa che non avviene con questa manovra del Governo nazionale».







La proposta del segretario ha subito ottenuto un ampio consenso nel partito.

  Roberto Biscardini si è detto pienamente d’accordo: «Non è giusto che sia concesso solo alla Chiesa di non fare sacrifici. Bisogna che il Parlamento faccia giustizia. Senza la quota non dovuta dell’8 per mille e introducendo l’obbligo anche per la Chiesa di pagare l’Ici sugli immobili commerciali si recupererebbero almeno 8 miliardi di euro all’anno. Non è poco».

  «Tra le tante iniquità di questa manovra spicca l’eliminazione delle feste laiche mentre vengono salvate quelle religiose. Pasquetta, per il governo italiano, vale dunque più della Festa dei lavoratori, onorata in tutte le democrazie occidentali, e della Festa della Liberazione. Così Marco Di Lello, coordinatore della segreteria nazionale del partito. «Evidentemente – ha concluso Di Lello – più ancora dei diktat della Bce in Italia valgono quelli del Vaticano: spero che il Parlamento in un sussulto di dignità corregga queste scelte nell’interesse di tutti gli italiani, e non solo di una parte di essi».







Per Bobo Craxi i privilegi fiscali a enti religiosi e affini, assegnati con la revisione concordataria, oggi, con la grave crisi in atto, non hanno più ragione di sussistere. Mi auguro – ha proseguito Craxi – che venga messa mano a questa materia con spirito costruttivo e per ragioni di equità, non per altro: si recupererebbero, in misura consistente, risorse sottratte allo Stato che, notoriamente, a sua volta ha sempre contribuito a sostenere e ad alimentare enti e istituti religiosi con finalità pubblica».

  Successivamente Nencini ha nuovamente ribadito che «la manovra economica è una croce addosso ai cristiani ma non addosso alla Chiesa. Tra mancato pagamento dell’Ici, finanziamenti tramite l’8 per mille e pagamento da parte dello Stato degli insegnanti di religione – osserva il leader socialista – la Chiesa italiana incamera ogni anno tra gli 8 e i 10 miliardi di euro. Un tesoretto imponente parte del quale dovrebbe essere a disposizione dello Stato per fronteggiare la crisi economica. La Chiesa, invece, risulta esente da ogni responsabilità. L’unico cenno della sua presenza in questi giorni difficili è stato la difesa della Festa di san Gennaro. I cristiani e non cristiani pagano un prezzo salato ma la Chiesa è l’unico soggetto esonerato».



  «Una prova magnifica di ingiustizia – ha concluso Nencini – soprattutto da parte del Governo».

 IL GOVERNO DEL VATICANO - DI WALTER PERUZZI 



  da: www,cronachelaiche.it di martedì 16 agosto 2011



  Pur preso dalle sue manovre di macelleria sociale, il governo Berlusconi-Bossi-Scilipoti ha trovato il tempo per respingere la legge contro l’omofobia, che dava l’orticaria a Giovanardi, e far approvare il ddl sul testamento biologico, in base a cui dovremo morire nei tempi e nei modi stabiliti daDio tramite il suo medico di fiducia, cioè la Chiesa. Il governo si è inoltre preoccupato di non mettere le mani nelle tasche di Ratzinger & soci; e distabilire che anche per saperequando lavorare o fare festa ci si deve regolare sul calendario del Vaticano, eliminando tutte le festività laiche e conservando solo quelle religiose (per quelle locali dei santi patroni si sta “trattando”…).

  Da una fiaba all’altra

 Sono le ultime elemosine fatte dal duo distonico Tremonti-Berlusconi con i nostri soldi. Piccole regalie, rispetto alla baraonda di sovvenzioni, contributi alle private, tagli dell’ICI, coinvolgimento in cricche affari appalti & altre ladronerie piovuti sulla Chiesa in diciassette anni di berlusconismo. Piccole cose, rispetto ai soldi dati ai docenti di religione nominati dalle curie per insegnare la loro religione sempre a spese nostre; o rispetto all’arrogante esposizione del crocifisso, privato amuleto cattolico, in ogni spazio pubblico. Briciole, che non bastano certo a saziare il Vaticano e la CEI, anche se ricche di valore simbolico, come la soppressione delle festività laiche: uno stimolo a dimenticare gli eventi reali della storia (la nascita della repubblica, la liberazione dal nazifascismo, le lotte dei lavoratori), da sempre sgraditi al Caimano e alla sua corte; e ad abbandonarsi alla dimensione fantastica e mitologica nutrita finora dal famigerato «meno tasse per tutti» e adesso – che questa favola è finita – da un vecchio libro di fiabe improbabili e feroci raccontate (si dice) da Jhavé in persona.







Il Bagnasco imbiancato







Ma ci vuol altro. Per questo gli alti prelati, dopo aver retto il sacco al mafioso di Arcore e al razzista di Gemonio, si stanno adesso affannando a trovare nuove sponde. Bertone sta tentando con ripetuti incontri bipartisan di dar vita a una replica fuori tempo della DC; la CEI vagheggia invece un forte gruppo di parlamentari cattolici sparpagliati in vari partiti ma uniti sui principi non negoziabili, cioè pronti a votare come un sol uomo leggi e privilegi richiesti dalla Chiesa. La formula poco conta. L’importante, come ha ripetuto il 10 agosto Bagnasco, è che i cristiani continuino a occupare la scena politica e sociale, perché «essi hanno l’onere e l’onore e di ricordare a tutti chi è l’uomo, quali sono i suoi principi costitutivi, la necessità dell’etica, il suo fondamento trascendente, la via aurea dell’autentica giustizia e del bene comune».







Testimonial cercasi







L’unica incertezza riguarda i testimonial, tipo «se non ci credi, chiedilo a loro», da far sfilare per documentare come i cristiani, nei secoli, abbiano perseguito «la via aurea» in questione. Si sta valutando se potrebbe essere più efficace qualche sopravissuto delle stragi ustascia benedette dal beato Stepinac; o i figli e i nipoti dei desaparecidos assassinati dai generali argentini, compagni di merende del nunzio apostolico Pio Laghi (nell’immagine a colloquio con Videla); o se è meglio qualche dvd, a piacere, sulla vera storia dell’Inquisizione, delle “giustizie” a Roma, dell’evangelizzazione delle Americhe, delle crociate contro infedeli e albigesi, della caccia papale alle streghe. Ma forse basta far parlare qualche rifugiato respinto in mare o rinchiuso nei CIE da Maroni, sulla cui «piena condivisione col pensiero della Chiesa» in materia etica, ha giurato Fisichella.



Inviata da  LiberaUscita



Associazione nazionale laica e apartitica



per il diritto di morire con dignità



via Edgardo Ferrati, 12 - 00154 Roma



tel: 366.4539907 ore 9/12 - 16/18



fax: 06.5127174 ore 0/24



email:
info@liberauscita.it





sito web: www.liberauscita.it



gruppo Facebook: LiberaUscita



(pubblicata da Urbano)







martedì 21 giugno 2011

Chiesa tiranna in libero Stato

LA CHIESA E L'ESTREMA UNZIONE DI CAVOUR - DI CORRADO AUGIAS

da: la Repubblica di domenica 19 giugno 2011

Signor Augias, un successo le celebrazioni dei 150 anni dell'unità d'Italia, segno di risveglio della coscienza identitaria. L'evento, fra l'altro, ha offerto l'occasione per riscoprire la storia del nostro Risorgimento. Che la Chiesa abbia osteggiato il processo è risaputo, ma che fosse arrivata adusare i sacramenti scomunicando i protagonisti del Risorgimento sfuggiva ai più. Pochi sapevano che si arrivò a negare l'estrema unzione a Cavour morente, reo di essere stato la mente politicamente più lucida di quel movimento. Eppure quel sacramento costituisce per tradizione, in un paese cattolico, un estremo atto di carità per i credenti e i non credenti. I sacerdoti, infatti, la somministrano senza indagare sulla fede del morente. Ma a Cavour, pur cattolico, fu ufficialmente negata.

Un pietoso frate, Padre Giacomo, ebbe il coraggio di violare il divieto. Ma la pagò cara, la sua vita ne fu sconvolta. L'ira del papa lo fulminò. Convocato a Roma dal sant'Uffizio, duramente biasimato da Pio IX in persona, fu punito con la sospensione "a divinis" e privato dei relativi emolumenti. Morì in estrema povertà.

Fa piacere constatare oggi che la Chiesa, da nemica, sia divenuta convinta sostenitrice e baluardo dell'Unità d'Italia.

Ezio Pelino - pelinoezio@tiscali.it

Risponde Corrado Augias

Baso la mia risposta sulle informazioni che gentilmente mi ha fornito il dottor Nerio Nesi che presiede Ia Fondazione Cavour. Il conte di Cavour alcuni mesi prima della sua precoce morte (nemmeno 51 anni!), chiamò il frate Giacomo Marocco, parroco della Madonna degli Angeli e suo amico, per chiedergli, quando fosse venuto il momento, di concedergli l'assoluzione senza richiesta di ritrattazione. Gli disse più o meno: frate, perché i miei bravi elettori non pensino di aver sostenuto un senza-dio, vi prego, quando sarà venuto il momento di darmi gli estremi sacramenti. Sia chiaro che nulla rinnego della mia politica ma vorrei morire in pace con Dio.

La nipote Giuseppina Alfieri di Sostegno quando fu chiaro che il povero conte era in agonia andò a chiamare il frate che mantenne il suo impegno. La leggenda vuole che Cavour prima di spirare abbia ripetuto le famose parole «Frate, Frate ricorda, libera Chiesa in libero Stato».

Qualche settimana dopo la morte di Cavour il generoso frate venne convocato a Roma dove, su ordine diretto di papa Pio IX, venne punito con la sospensione "a divinis", che nel linguaggio ecclesiastico significa non poter più amministrare i sacramenti né dire messa. Gli venne anche tolta la parrocchia compreso il beneficio economico che ne derivava.

Solo con la morte di Pio IX (1878) e I'ascesa al trono del successore Leone XIII, fra' Giacomo, colpevole di troppa generosità, riebbe il suo posto. Potendone godere poco poiché poco dopo il poveretto morì.



********

Commento.

Se fa piacere che la Chiesa, come afferma Ezio Pelino nella sua lettera ad Augias, “sia divenuta sostenitrice e baluardo dell’Unità d’Italia” (forse perché “il vento” sta cambiando?), non altrettanto si può dire per quanto concerne la sua mancanza di carità nei confronti di coloro, credenti o non credenti, che non si attengono alle sue “leggi”. Ieri Cavour, oggi Piergiorgio Welby. Prima ancora Giordano Bruno, Savonarola, Galileo Galilei, ecc. ecc. ecc. A dimostrazione riporto qui sotto un elenco di alcune sanzioni comminate dalla Chiesa ai cattolici che in politica hanno seguito la loro coscienza anziché gli ordini (o interessi?) della Chiesa.

Giampietro Sestini

1874 - NON EXPEDIT

Formula latina (non conviene) con cui la Santa Sede il 10 settembre 1874 fece espresso divieto ai cattolici italiani di partecipare alle elezioni per il primo Parlamento dell'Italia unita e in generale alla vita politica dello Stato.

1948 - SCOMUNICATO CHI VOTA "FRONTE POPOLARE"

Il decreto del Santo Uffizio

(dal manifesto pubblico della curia di Piacenza per le elezioni politiche del 18 aprile 1948)

E’ peccato grave

1 ° - Iscriversi al Partito Comunista.

2° - Favorirlo in qualsiasi modo, specie col voto.

3° - Leggere la stampa comunista.

4° - Propagare la stampa comunista.

Quindi non si può ricevere l'assoluzione se non si è pentiti e fermamente disposti a non commetterlo più.

Chi, iscritto o no al Partito Comunista, ne ammette la dottrina marxista, atea e anticristiana e ne fa propaganda, è APOSTATA DALLA FEDE E SCOMUNICATO e non può essere assolto che dalla Santa Sede.

Quanto si è detto per il Partito Comunista deve estendersi agli altri Partiti che fanno causa comune con esso.

Il Signore illumini e conceda ai colpevoli in materia tanto grave, il pieno ravvedimento, poiché è in pericolo la stessa salvezza dell'anima.

2005 – CHI VOTA AL REFERENDUM NON E' CATTOLICO

La Conferenza Episcopale Italiana si è pronunciata all'unanimità contro la partecipazione dei cattolici ai referendum del 12-13 giugno 2005 sulla fecondazione assistita. "L'unica scelta è astenersi. Chi PRETENDE di andare a votare non può dirsi cattolico maturo. Chi vuole essere coerente con la Chiesa NON DEVE partecipare al referendum”.



giovedì 3 marzo 2011

Simon mago - III









Inferno   



Canto XIX




































































































































































































































































































































































































































































































































































trans1x1.gif




 




 




 




 




  O Simon mago, o miseri seguaci




 




che le cose di Dio, che di bontate




 




deon essere spose, e voi rapaci




 




  per oro e per argento avolterate,




5




or convien che per voi suoni la tromba,




 




però che ne la terza bolgia state.




 




  Già eravamo, a la seguente tomba,




 




montati de lo scoglio in quella parte




 




ch'a punto sovra mezzo 'l fosso piomba.




10




  O somma sapienza, quanta è l'arte




 




che mostri in cielo, in terra e nel mal mondo,




 




e quanto giusto tua virtù comparte!




 




  Io vidi per le coste e per lo fondo




 




piena la pietra livida di fóri,




15




d'un largo tutti e ciascun era tondo.




 




  Non mi parean men ampi né maggiori




 




che que' che son nel mio bel San Giovanni,




 




fatti per loco d'i battezzatori;




 




  l'un de li quali, ancor non è molt'anni,




20




rupp'io per un che dentro v'annegava:




 




e questo sia suggel ch'ogn'omo sganni.




 




  Fuor de la bocca a ciascun soperchiava




 




d'un peccator li piedi e de le gambe




 




infino al grosso, e l'altro dentro stava.




25




  Le piante erano a tutti accese intrambe;




 




per che sì forte guizzavan le giunte,




 




che spezzate averien ritorte e strambe.




 




  Qual suole il fiammeggiar de le cose unte




 




muoversi pur su per la strema buccia,




30




tal era lì dai calcagni a le punte.




 




  «Chi è colui, maestro, che si cruccia




 




guizzando più che li altri suoi consorti»,




 




diss'io, «e cui più roggia fiamma succia?».




 




  Ed elli a me: «Se tu vuo' ch'i' ti porti




35




là giù per quella ripa che più giace,




 




da lui saprai di sé e de' suoi torti».




 




  E io: «Tanto m'è bel, quanto a te piace:




 




tu se' segnore, e sai ch'i' non mi parto




 




dal tuo volere, e sai quel che si tace».




40




  Allor venimmo in su l'argine quarto:




 




volgemmo e discendemmo a mano stanca




 




là giù nel fondo foracchiato e arto.




 




  Lo buon maestro ancor de la sua anca




 




non mi dipuose, sì mi giunse al rotto




45




di quel che si piangeva con la zanca.




 




  «O qual che se' che 'l di sù tien di sotto,




 




anima trista come pal commessa»,




 




comincia' io a dir, «se puoi, fa motto».




 




  Io stava come 'l frate che confessa




50




lo perfido assessin, che, poi ch'è fitto,




 




richiama lui, per che la morte cessa.




 




  Ed el gridò: «Se' tu già costì ritto,




 




se' tu già costì ritto, Bonifazio?




 




Di parecchi anni mi mentì lo scritto.




55




  Se' tu sì tosto di quell'aver sazio




 




per lo qual non temesti tòrre a 'nganno




 




la bella donna, e poi di farne strazio?».




 




  Tal mi fec'io, quai son color che stanno,




 




per non intender ciò ch'è lor risposto,




60




quasi scornati, e risponder non sanno.




 




  Allor Virgilio disse: «Dilli tosto:




 




"Non son colui, non son colui che credi"»;




 




e io rispuosi come a me fu imposto.




 




  Per che lo spirto tutti storse i piedi;




65




poi, sospirando e con voce di pianto,




 




mi disse: «Dunque che a me richiedi?




 




  Se di saper ch'i' sia ti cal cotanto,




 




che tu abbi però la ripa corsa,




 




sappi ch'i' fui vestito del gran manto;




70




  e veramente fui figliuol de l'orsa,




 




cupido sì per avanzar li orsatti,




 




che sù l'avere e qui me misi in borsa.




 




  Di sotto al capo mio son li altri tratti




 




che precedetter me simoneggiando,




75




per le fessure de la pietra piatti.




 




  Là giù cascherò io altresì quando




 




verrà colui ch'i' credea che tu fossi




 




allor ch'i' feci 'l sùbito dimando.




 




  Ma più è 'l tempo già che i piè mi cossi




80




e ch'i' son stato così sottosopra,




 




ch'el non starà piantato coi piè rossi:




 




  ché dopo lui verrà di più laida opra




 




di ver' ponente, un pastor sanza legge,




 




tal che convien che lui e me ricuopra.




85




  Novo Iasón sarà, di cui si legge




 




ne' Maccabei; e come a quel fu molle




 




suo re, così fia lui chi Francia regge».




 




  Io non so s'i' mi fui qui troppo folle,




 




ch'i' pur rispuosi lui a questo metro:




90




«Deh, or mi dì : quanto tesoro volle




 




  Nostro Segnore in prima da san Pietro




 




ch'ei ponesse le chiavi in sua balìa?




 




Certo non chiese se non "Viemmi retro".




 




  Né Pier né li altri tolsero a Matia




95




oro od argento, quando fu sortito




 




al loco che perdé l'anima ria.




 




  Però ti sta, ché tu se' ben punito;




 




e guarda ben la mal tolta moneta




 




ch'esser ti fece contra Carlo ardito.




100




  E se non fosse ch'ancor lo mi vieta




 




la reverenza delle somme chiavi




 




che tu tenesti ne la vita lieta,




 




  io userei parole ancor più gravi;




 




ché la vostra avarizia il mondo attrista,




105




calcando i buoni e sollevando i pravi.




 




  Di voi pastor s'accorse il Vangelista,




 




quando colei che siede sopra l'acque




 




puttaneggiar coi regi a lui fu vista;




 




  quella che con le sette teste nacque,




110




e da le diece corna ebbe argomento,




 




fin che virtute al suo marito piacque.




 




  Fatto v'avete Dio d'oro e d'argento;




 




e che altro è da voi a l'idolatre,




 




se non ch'elli uno, e voi ne orate cento?




115




  Ahi, Costantin, di quanto mal fu matre,




 




non la tua conversion, ma quella dote




 




che da te prese il primo ricco patre!».




 




  E mentr'io li cantava cotai note,




 




o ira o coscienza che 'l mordesse,




120




forte spingava con ambo le piote.




 




  I' credo ben ch'al mio duca piacesse,




 




con sì contenta labbia sempre attese




 




lo suon de le parole vere espresse.




 




  Però con ambo le braccia mi prese;




125




e poi che tutto su mi s'ebbe al petto,




 




rimontò per la via onde discese.




 




  Né si stancò d'avermi a sé distretto,




 




sì men portò sovra 'l colmo de l'arco




 




che dal quarto al quinto argine è tragetto.




130




  Quivi soavemente spuose il carco,




 




soave per lo scoglio sconcio ed erto




 




che sarebbe a le capre duro varco.




 




  Indi un altro vallon mi fu scoperto.




 



Simon mago - II


La Repubblica Firenze 3 marzo 2011 pag. 1



 



Aiutiamo chi combatte l’omologazione nella Chiesa



 



di Enzo Mazzi



 



Che sta succedendo nella Chiesa fiorentina? Il virus del dissenso creativo la sta contagiando? Non sarebbe la prima volta. Entro con una certa circospezione in un tema molto delicato. Sono consapevole dei rischi di prendere la parola in un mondo, quello ecclesiastico, dove la parola è prima di tutto rivelazione. Non credo però che la Parola di Dio annulli le parole umane. Ritengo anzi che le valorizzi e le ispiri. Anche quelle della denuncia profetica.



Penso che considerazioni come queste abbiano indotto alcuni parroci, don Silvano Nistri sul settimanale cattolico ADISTA, don Fabio Masi su questo giornale, a rompere il silenzio che nascondeva un grande disagio. Non vanno lasciati soli. Meritano rispetto e solidarietà. La scelta di parlare non deve essere stata facile. Se lo hanno fatto è perché hanno avvertito e sofferto il montare di un grande disagio fino al disgusto nelle comunità in mezzo a cui vivono e che animano. Non sono soli. Nella Chiesa italiana e mondiale si stanno moltiplicando i segni e i semi di una nuova stagione di profetismo rinnovatore. E si sta rompendo quella specie di omertà da paura di vescovi, teologi, preti e laici muti e immobili di fronte a un ciclone che scuote le fondamenta dell’istituzione ecclesiastica.



Qualcuno invoca un nuovo Concilio aperto a tutto il Popolo di Dio e non solo ai vescovi. Fermarsi tutti e discutere insieme dell’assetto istituzionale ecclesiastico che dimostra di non reggere più di fronte alle sfide della secolarizzazione.



La monarchia assoluta, questo è l’ordinamento gerarchico, residuo della teocrazia medioevale, non è più in grado di tenere di fronte ai nuovi poteri che s’impongo con una forza che annulla totalmente le armi dell’infallibilità, della scomunica e del giudizio divino con le quali finora la gerarchia ha gestito il suo potere. La scienza, il danaro, l’informazione, la democrazia hanno consentito al potere ecclesiastico di sopravvivere delegando al papa e ai preti la realtà considerata residuale dell’etica e dei valori. Ma è evidente che piano piano tale delega viene erosa e svuotata. Faccio solo un esempio. L’arroccamento disperato sulla difesa della vita dal suo concepimento alla morte naturale non regge più di fronte a una scienza che sposta e assottiglia continuamente il confine fra la morte e la vita, ponendo grandi interrogativi sul senso della naturalità. E l’anima immortale e il peccato originale e l’inferno e il paradiso e l’onnipotenza di dio e l’indissolubilità del matrimonio e l’alterità sacrale del sacerdozio esclusivamente maschile e i mille altri fondamenti dell’etica cattolica sono dogmi che mostrano tutte le loro contraddizioni insanabili di fronte alle consapevolezze nuove. Lo Spirito preme anche oggi per “fare nuove tutte le cose”.



Non che la secolarizzazione sia tutta rose e fiori, anzi. I nuovi poteri hanno aspetti positivi ma hanno in sé anche una potenza distruttiva pari a quelli antichi. Oggi attraverso una martellante insinuazione e propaganda masmediatica passa una cultura omologata ed omologante secondo la quale non è la disobbedienza civile, umana, religiosa a offrire spazi creativi per far crescere la coscienza collettiva ed operare per la fraternità e la giustizia ma è unicamente il piegare il capo che può limitare i conflitti e preservare una permanenza negli spazi del sacro e del potere dove poi ciascuno può portare avanti in forma coperta le proprie piccole particolari diversità e trasgressioni. Le donne che hanno invaso le piazze si sono fatte carico di aprire un varco per tutti noi nel monolite del cosiddetto “pensiero unico”. Ed ora i giovani del Nord Africa stanno scuotendo dalle fondamenta a prezzo di tanto sangue gli assetti dell’autoritarismo che sembravano eterni.



“L’obbedienza non è più una virtù” fu per noi e per molti, persone e movimenti, una conquista pagata di persona e a caro prezzo. Poi venne l’omologazione.



Ormai però questi scandali ecclesiastici, questa debolezza del potere gerarchico, queste immense contraddizioni che si aprono impongono forse di ripartire da quella scelta che fu sconsideratamente chiamata “dissenso” e che invece era e forse è ancora coerenza evangelica di una fede che finalmente si libera dai dogmatismi per radicarsi nell’intimo delle coscienze e nutrirsi di relazioni autentiche.



 



Enzo Mazzi



Simon mago - I


La Repubblica Firenze 26 febbraio 2011 - pagina 1



 



Se la Chiesa si appiattisce sull' opportunità politica



 




  • di don Fabio Masi


  • l' autore è parroco di Santo Stefano a Paterno a Bagno a Ripoli (Firenze)



 



 



Mi è stato chiesto di esprimere la mia opinione sulla situazione che sta vivendo la Chiesa oggi in Italia. Ebbene, debbo dire che questo è un momento di grande sofferenza per chi ama la chiesa e la società. Nel nostro paese succedono cose gravi che colpiscono la vita delle persone e ci si potrebbe aspettare che la Chiesa contribuisse ad aprire orizzonti di speranza; invece arrivano di continuo notizie di fronte alle quali si resta esterrefatti e avviliti. Faccio alcuni esempi. Nell' inverno dell'anno scorso, nella nostra Comunità parrocchiale, eravamo disperatamente in cerca di alloggi di fortuna per dei Rom che conoscevamo, a cui la ruspa aveva distrutto le baracche in cui abitavano da tempo. Dormivano sotto i ponti da diversi giorni con bambini piccoli e si presentarono a noi, con il volto viola dal freddo. Qualche tempo dopo, mentre si continuava a cercare di risolvere questi problemi senza riuscirci del tutto, giunse la notizia che a Bertolaso, indagato nell' ambito dell' inchiesta per "I grandi eventi", la Congregazione vaticana "Propaganda fide" aveva dato in uso gratuito un quartiere. Come non sentirsi avviliti di fronte a questi fatti? Ci sentimmo offesi e delusi. Nel dicembre scorso abbiamo letto che i nuovi Cardinali sono stati invitati a pranzo nell' Ambasciata italiana, insieme ad alcuni membri del governo per festeggiare la loro nomina. Per festeggiare cosa? La Chiesa ci insegna che il vestito dei cardinali è rosso per significare che devono essere pronti a versare il sangue per amore della Chiesa e dei poveri. Non sono più vere queste cose? In che mondo vivono queste persone? Eppure fra loro ci sono persone di valore! Se proprio intendono festeggiare ci sono le mense della Caritas. Ma non c' è nessuno che racconti loro come va il mondo? Durante il pranzo, il Presidente del Consiglio ha assicurato ai prelati presenti la massima collaborazione sui temi che stanno piùa cuore alla Chiesa e ha garantito che da parte sua non verrà mai nulla contro la Chiesa, mentre è sotto i nostri occhi lo scempio dei diritti della povera gente. Ma ci sono tanti altri avvenimenti che ci turbano e restano senza risposta. Abbiamo saputo che recentemente sono stati sequestrati milioni di euro allo IOR, la Banca vaticana, per violazione delle norme antiriciclaggio. Una questione gravissima. La gente domanda, ha diritto di sapere. E' vero? Siamo in attesa di una risposta. Se non è vero si smentisca con documenti chiari, altrimenti si chieda pubblicamente scusa alla Chiesa e alla società e si cambi impostazione. Ultimamente un Vescovo della Curia vaticana si è messo a cercare il pelo nell' uovo per giustificare la bestemmia del Presidente del Consiglioe dimostrare la liceità di partecipare alla Comunione, pur essendo divorziato. Ci ha riso dietro mezza Italia, molti si chiedevano quali interessi c' erano da difendere con questa dichiarazione. Questa è la situazione. Alcuni sostengono che ormai certi settori della Chiesa gerarchica hanno rinunciato alla dimensione profetica per appiattirsi su motivi di opportunità politica ed economica. Anch' io lo penso,è una vecchia tentazione. Ilario di Poitiers, uno scrittore cristiano morto nel 367, mette in guardia i cristiani in questo modo: " Ora combattiamo contro un nemico insidioso, un nemico che ci lusinga... non ci flagella la schiena, ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni ma ci arricchisce; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci percuote ai fianchi, ma prende possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l' anima con il denaro, l' onore, il potere ". Credo che la Chiesa, in Occidente, sia ancora in questa condizione e non da oggi. Io lo so che la Curia vaticana ha un forte impatto sull' opinione pubblica al punto che quando si dice "chiesa" spesso si pensa a loro e basta. Ma "chiesa" non è soltanto la Curia vaticana e nelle chiese locali ci sono tante persone, vescovi, laici e preti che testimoniano con passione la loro fede. Mi auguro che alzino la voce anche loro. 



giovedì 3 febbraio 2011

FEDE, AFFARI E POLITICA


LA LOBBY DI DIO: FEDE, AFFARI E POLITICA - DI GRAZIELLA STURARO (*)

Dopo l’enorme successo di “Vaticano S.p.A.” del giornalista Gianluigi Nuzzi sugli scandali finanziari e politici della Chiesa, sempre per l’edizione di Chiarelettere, recentemente è uscita in libreria un’altra interessante pubblicazione intitolata “La lobby di Dio” ossia la prima inchiesta su Comunione e Liberazione e La Compagnia delle Opere dell’autore Ferruccio Pinotti.

Una lucida analisi sul potere di questo movimento nell’economia e nella società italiana. Una potente lobby, per l’appunto, di politici, banchieri, imprenditori ma anche docenti e giornalisti, più potente dell’Opus Dei, più organizzata della massoneria e più “connessa” di Confindustria che sta vivendo la sua espansione in Italia e all’estero.

Per avere un’idea precisa di che cosa sia Comunione e Liberazione, sempre secondo Pinotti, è sufficiente recarsi nel mese di agosto al Meeting di Rimini in cui si incontrano migliaia di giovani fedeli ed entusiasti proprio come avviene in certi movimenti evangelici americani dove si può vivere un’atmosfera gioiosa e comunitaria tra canti, musiche e preghiere.

D’obbligo è la partecipazione dei grandi esponenti di questo mondo, titolari della sua offerta sociale, umana, politica, culturale, economica e finanziaria a tal punto che ci si chiede se prevalga il valore della fede o quello degli affari e della finanza.

Grandi leader ma anche molti indagati a livello giudiziario tanto che Eugenio Scalfari, alcuni anni fa, disse su Comunione e Liberazione in Lombardia : ”Un sistema di potere come quello di Comunione e Liberazione non esiste in alcun punto del paese, nemmeno la mafia a Palermo ha tanto potere. Negli ospedali, nell’assistenza, nell’università, tutto è diretto da quattro o cinque persone che hanno anche una specie di cenobio dove ogni tanto si ritirano, sotto voti di castità o qualcosa di simile”.

La sua è una lunga storia, legata alla realtà politica del nostro paese, a partire dalla battaglia promossa sul referendum per il divorzio del 1974 in cui il fronte cattolico si presentò già diviso in quanto le Acli erano favorevoli, altre formazioni ecclesiali non presero posizione mentre Comunione e Liberazione si dichiarò fermamente contraria mostrando come il “fare politica” non consisteva più nel confronto con l’esperienza cristiana ma nel consolidare ed espandere i propri interessi grazie al “trasversalismo politico” che permise alleanze sia a destra che a sinistra ed in particolare con la figura di Silvio Berlusconi il cui rapporto risale alla fine degli anni Settanta e alla nascita del settimanale “Il Sabato” da lui finanziato per iniziativa di un gruppo di giornalisti ciellini.

I rapporti continueranno anche dopo la scissione del Partito popolare italiano, quando Rocco Buttiglione fonderà i Cristiani democratici uniti alleandosi con il Polo e aprendo, in seguito, il dialogo con la Lega ma anche con il segretario del Pd Pierluigi Bersani per finire poi nell’uscita della componente laica dei seguaci di Gianfranco Fini.

Riguardo a questa superlobby, impressionanti sono i numeri riportati relativi  alla Compagnia delle Opere che, tra l’altro, svolge un ruolo determinante.

Secondo un’inchiesta effettuata nel 2009 da Filippo Astone su “Il Mondo”, le cifre sono le seguenti: 41 sedi in Italia, 17 all’estero, 34.000 imprese, 1000 associazioni “non-profit” per un fatturato di circa 70 miliardi di euro senza considerare le migliaia di società e di professionisti che rientrano in tale sfera di operato sia in forma diretta che indiretta.

Gli addetti sono solamente 300 ma si tratta di un network che sta crescendo a livello internazionale e si sta espandendo anche in America latina, nell’Europa dell’Est, in Spagna, in Portogallo, in Israele e nei territori palestinesi.

La Compagnia delle Opere nasce nel 1986 grazie al lavoro di don Giussani come applicazione del pensiero cattolico in rapporto alla società e all’economia, mantenendo le distanze tanto dal socialismo reale quanto dal liberismo, il cui manifesto verrà presentato da Roberto Formigoni al Meeting di Rimini del 1987 alla presenza di ospiti illustri come il Dalai Lama, Madre Teresa di Calcutta, Ronald Reagan, Silvio Berlusconi, Raul Gardini, Giulio Andreotti e molti altri.

Il caso eclatante rimane proprio quello della Lombardia.

Solo nella regione governata da Formigoni vi sono numerose società gestite da manager ciellini i cui affari ammontano a milioni di euro.

Infatti il loro potere si espande dal campo sanitario a quello assistenziale attraverso le case di riposo, gli hospice, le partecipazioni in strutture di vario genere, in particolare quelle geriatriche, le comunità per minori, i centri per malati di Aids, le onlus non-profit come il Banco alimentare o il Banco farmaceutico per finire gloriosamente con la presidenza e l’amministrazione della Fiera Internazionale di Milano.

E’ presente anche un’alleanza con i poteri della finanza e sono state stipulate convenzioni con numerose banche: da Unicredit Banca a Monte dei Paschi di Siena e Intesa Sanpaolo (per elencarne alcune) senza tralasciare le varie compagnie di assicurazione. Sicuramente il business più appetitoso è rappresentato dalla sanità.

Solo per la Lombardia viene descritto un giro di affari di oltre 16 miliardi di euro in cui si è ormai affermata una prerogativa a sostegno del settore privato rispetto a quello pubblico per cui la stessa Corte dei Conti ha manifestato più volte seri dubbi riguardo a tale equilibrio considerando insufficienti i controlli soprattutto dopo una serie di truffe nei confronti del servizio sanitario nazionale da cui sono emersi casi aberranti e deplorevoli di medici e personale paramedico senza scrupoli che lasciano pensare ad una “povera Italia” da Terzo Mondo.

E qui si giunge al nocciolo della questione.

La politica socio-sanitaria sostenuta da una realtà del genere, prodotto del cosiddetto “trinomio confessionalismo-politica-affari” come definito dallo stesso autore, in che modo va a gestire la sfera dei diritti individuali?

A tale proposito, la Cellula Coscioni di Milano ha raccolto una serie di testimonianze e di esperienze di alcune donne che si sono viste rifiutare la prescrizione della “pillola del giorno dopo” in diversi ospedali mentre risulta molto ridotto il numero delle strutture ospedaliere che hanno fatto richiesta per la fornitura della Ru486.

Ma non solo. Si è giunti addirittura al tentativo di interferire nella competenza legittima parlamentare in materia di interruzione di gravidanza con un “atto di indirizzo” emanato dalla Regione Lombardia in contrasto con la legge nazionale sul periodo limite previsto per l’aborto terapeutico.

Ancora più drammatica è la situazione dei numerosi medici obiettori.

In alcuni casi è presente un solo medico non obiettore che deve garantire il servizio di interruzione volontaria di gravidanza quando non si tratta di un esterno all’ospedale pagato per effettuarla periodicamente mentre sono tantissime le strutture ospedaliere che si rifiutano di fornire tale assistenza.

Anche riguardo alla delicata questione dei feti, sulla quale non intendo fare commenti lasciando ad ognuno di pensare secondo propria coscienza, la Regione Lombardia ha preso una posizione molto rigida attraverso una decisione in contrasto con la legge nazionale la quale prevede che solo dopo le venti settimane possano essere inviati al cimitero mentre nel 2008, sempre Formigoni, dichiarava che la sua regione non avrebbe rispettato le linee guida della legge 40 sulla procreazione assistita.

Tali orientamenti hanno influenzato notevolmente anche il dibattito sulla questione di fine vita. Esemplare è il caso di Eluana Englaro sul quale non mi soffermo ma sicuramente, come l’autore ha precisato, se le altre regioni avessero seguito l’esempio lombardo le conseguenze sarebbero state ben diverse.

Un altro business di grande interesse per Comunione e Liberazione, su cui vale la pena di soffermarsi, è quello dell’istruzione ed in particolare il mondo dell’università e tutto ciò che ruota intorno a livello affaristico come l’esempio dato dalla realtà bolognese ed il mercato degli affitti nonché quello dell’assistenza universitaria dei collegi e le varie attività formative, l’egemonia alla Cattolica di Milano, la rappresentanza universitaria di Student Office a Verona grazie alla cooperativa Cusl che offre tutta una serie di vantaggi agli studenti e l’Help Point come appoggio alle nuove matricole che svolge un’attività di apostolato vero e proprio per concludere con l’Udu al Politecnico di Torino in cui si fa Scuola di comunità e contemporaneamente tramite una fondazione, si portano avanti affari molto vantaggiosi nell’ambito del mercato immobiliare.

Uscendo dalla sfera universitaria è noto come l’attività di Comunione e Liberazione sia presente anche nelle scuole private cattoliche riproponendo la diatriba fra Stato e Chiesa sui finanziamenti pubblici alle scuole paritarie ed “infiltrandosi” subdolamente anche negli istituti pubblici, come è risultato il caso di Cesena e la dibattuta questione dell’ora alternativa all’insegnamento della religione cattolica oltre che segnalare come in questi ultimi anni si è potuto assistere alla proliferazione di numerosi centri di formazione professionale ad impronta tutt’altro che laica.

Una parte del volume è dedicata alle inchieste giudiziarie tra le quali spicca quella della Procura di Catanzaro denominata “Why Not” contro un sistema che ha commesso reali truffe ai danni della Comunità europea in materia di appalti e gare coinvolgendo tutta una serie di politici locali e loschi affaristi. Un vero impero economico nel quale il ruolo della Compagnia delle Opere si è rivelato determinante ed il suo nome è comparso ben 30 volte nel relativo decreto di perquisizione.

Un altro caso divenuto giallo internazionale è lo scandalo “Oil for Food” che ha visto il coinvolgimento dello stesso Roberto Formigoni insieme ad altri imprenditori e professionisti i quali avrebbero pagato a funzionari iracheni oltre un milione di dollari per ottenere la fornitura di petrolio violando le norme del programma che consentivano all’Iraq di venderlo in cambio di aiuti umanitari e forniture varie per la popolazione.

Altra inchiesta degna di nota dai risvolti raccapriccianti è quella relativa alla Cooperativa La Cascina (un’azienda che si occupa di ristorazione collettiva annoverando quasi 6000 dipendenti) con tanto di cibi scaduti, danneggiati, contenenti anche sostanze velenose, somministrati in una serie di mense, senza avere come ente i requisiti per la partecipazione ad una gara di appalti per finire con arresti e reazioni varie da parte della popolazione coinvolta ma pur continuando la propria scalata economica grazie ad importanti appoggi politici.

Significativo è come all’interno di questo movimento sia nata una serie di esperienze di vita religiosa consacrata ed in particolare va ricordato il gruppo dei Memores Domini, i guerrieri di Dio, l’élite per eccellenza dal vago aspetto settario e totalitario che intende vivere secondo i precetti dettati dal Vangelo osservando un rigidissimo codice morale nonché sostenendo l’idea di portare avanti una “missione purificatrice” della società e la “santificazione del lavoro” donando ovviamente tutto il proprio guadagno all’organizzazione.

Emerge spontanea una domanda: “Dove vanno a finire questi lauti guadagni?”.

Ed ecco il contrasto tra l’obbligo di castità, di povertà e di obbedienza e la gestione delle società pubblico-private da parte di ciellini che mettono in movimento affari da milioni di euro, tra l’esigenza dichiarata di vita monastica e la competizione fra i vari movimenti laicali con l’appoggio della gerarchia ecclesiastica.

Qual è il futuro per Comunione e Liberazione?

Indubbiamente sempre più partecipazione nei vari settori della società consentendo al Vaticano maggiore potere e controllo nonché la tenuta di un freno al processo di laicizzazione e di difesa delle istituzioni democratiche anche se la Chiesa, inserita sempre più nel mondo, è spesso esposta a scandali e procedimenti giudiziari dove sicuramente non troveremo mai i nomi di don Andrea Gallo o don Franco Barbero.

Una via molto più rischiosa che ha un suo prezzo ma sicuramente anche più redditizia.

Concludendo, Pinotti racconta come nel corso dell’inchiesta abbia tentato d’intervistare lo stesso Roberto Formigoni rivolgendogli una serie di domande riportate nelle ultime pagine del suo libro.

Purtroppo sono rimaste lì in attesa di risposte.

(*) Graziella Sturaro è la responsabile di LiberaUscita per il Piemonte



(Da IL PUNTO     Le notizie di LiberaUscita     Gennaio 2011 - n° 79)