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lunedì 17 giugno 2013
L'economia della truffa
Il
capitalismo è colpito dalla contraddizione fra l’istanza accumulativa e
realizzativa.
venerdì 5 aprile 2013
Incontro di eletti ed elettori
martedì 5 marzo 2013
Insieme si può
Nota di aggiornamento sul dibattito che ha preceduto (e poi seguito) la stesura della lettera appello.
Trovo di notevole interesse gli appunti di Luciana, come anche il dibattito di ieri mattina.
Vorrei però sottolineare che il processo di cambiamento nel nostro Paese non è riducibile alle piazze del Movimento 5 stelle.
Vi sono più cose in giro, nelle esperienze delle varie realtà di base, di quante non risultino dalla filosofia e dalla pratica di Grillo e di quanti sono stati qualificati impropriamente come "grillini".
Riscontriamo, a guardarci intorno, una lunga serie di esperienze, realtà, movimenti, saperi, iniziative di resistenza e di lotta al dominio del mercato, e dei poteri finanziari, che hanno sì punti di contatto con il complesso, e per certi versi contraddittorio, arcipelago grillino, ma che non vi si ritrovano certo in toto. Penso che la ricostruzione di culture e pratiche partecipative per un processo profondo di cambiamento, che rigeneri un tessuto lacerato da vent'anni di berlusconismo e di subordinazione - sia a destra che nel centro/sinistra - della politica al mercato (con il trionfo del liberismo, che è la causa prima della tremenda crisi attuale e le cui ricette, però, vengono riproposte senza ripensamenti), possa avere una bella spinta dal successo elettorale del Movimento 5 stelle -, ma che ciò non sia sufficiente.
Ritengo che, finché esiste un mondo diviso in sfruttati e sfruttatori, oppressi e oppressori, "padroni del vapore" e persone senza potere - indubbiamente in forme diverse dal passato, ma pur sempre di sfruttamento, di oppressione, di assetto ingiusto della società continua a trattarsi -, vi sarà sempre il conflitto di classe e la sinistra, per come si è configurata storicamente, avrà un senso [il Movimento 5 stelle nega tutto ciò, affermando che i termini destra e sinistra non hanno più alcun significato]. E ritengo anche che una situazione del genere non sarà mai del tutto superata e che l'utopia di una società di liberi ed eguali continuerà a farci andare avanti per cambiare lo stato di cose esistenti.
Di conseguenza, a mio parere, rimane davanti a noi l'obiettivo di una ridefinizione della sinistra come soggetto nuovo, che sappia rapportarsi al cuore ed al cervello di chi vive nel ventunesimo secolo, senza rifarsi agli schemi, ormai del tutto superati, del passato, senza incrostazioni ideologiche non più aderenti alla realtà, senza leaderismi. Una sinistra che contribuisca a riqualificare la politica, mai caduta così in basso (anche da qui scaturisce il successo di Grillo), e che dia finalmente una rappresentanza forte a tutte quelle esperienze, attività di base, movimenti che lottano per l'ambiente, per i beni comuni, per i diritti, per lo stato sociale, per la democrazia di genere, per una nuova qualità del lavoro e della vita, tenendo ben saldi i valori così bene espressi dalla nostra Costituzione (a partire dall'antifascismo, dall'antirazzismo, dalla laicità, dalla pace, dalla nonviolenza). Riconnettendo il tutto in un progetto unitario che tenga conto delle diversità, dando spazio ad iniziative come quella della "Commissione Rodotà aperta" - che ha avviato da poco il suo percorso e intende riscrivere dal basso, con un ampio confronto fra giuristi/costituzionalisti ed esperienze di base, il senso dei beni comuni e le loro modalità di gestione -, sperimentando forme nuove di democrazia partecipativa, riscoprendo il senso del fare comunità. Solo in parte quanto ho sommariamente esposto trova spazio nel Movimento 5 stelle, anche se dal suo successo può venire un positivo rimescolamento di carte ed una spinta in direzione del rinnovamento (il lavoro, la democrazia nelle fabbriche, l'antirazzismo, l'antifascismo, ad esempio, hanno scarso peso nei suoi programmi e nella sua pratica). Un rinnovamento che potrebbe trovare una prima parziale risposta in un programma di governo centrato su pochi ma significativi punti (che potrebbero - dovrebbero - avere l'approvazione del centro-sinistra e del Movimento 5 stelle):
- una legge elettorale "decente",
- una legge sul conflitto d'interessi,
- un ridimensionamento drastico degli emolumenti ai parlamentari e dei rimborsi alle forze politiche,
- la cancellazione dell'acquisto degli F/35 e delle grandi opere tipo la TAV (inutili e dannose),
- provvedimenti urgenti a salvaguardia della sanità e della scuola pubblica, - l'avvio di un processo volto a mettere in sicurezza il territorio. L'esigenza di ridare voce e slancio ad una sinistra completamente rinnovata - nelle idee, nelle pratiche, nelle modalità d'intervento, nella capacità di relazioni, nella progettualità - continua ad esistere, anzi diviene ancora più pressante.
E non può essere sostituita dalla "carica dei 101" (o, meglio, degli oltre 150 parlamentari) del Movimento 5 stelle [che peraltro, lo ripeto, ha elementi positivi (specialmente se si liberano energie oggi compresse dal ruolo predominante del "capo")].
le distorsioni, l'"allegra" amministrazione della cosa pubblica, lo sfascio economico e soprattutto etico delle istituzioni sono avvenuti perchè gran parte dei cittadini l'hanno permesso se non addirittura approvato con il sostegno del loro voto. Certo bisogna riconoscere l'abilità di Grillo nell'avere bene interpretato la protesta, tout court, sia di persone oneste deluse dai partiti in cui credevano, sia dei qualunquisti, normalmente astensionisti, convinti che "i partiti e i politici sono tutti uguali" e pensano solo ai propri interessi. Quindi TUTTI A CASA. Qui, a nostro avviso, è chiaro il fallimento del messaggio politico della sinistra, che, impegnata a contrastare Berlusconi e a rincorrerlo sulle cose da fare, non ha capito o comunque non ha saputo reagire al fatto che il "berlusconismo" ha contaminato trasversalmente tutta questa nostra società dei consumi individualista e competitiva, spesso perfino gli stessi partiti di sinistra, perfino molti cittadini che avevano sempre votato a sinistra. Per contrastare questo fenomeno occorreva proporre un coraggioso progetto alternativo, un modello di sviluppo eco sostenibile, una diversa politica orientata a ridurre le diseguaglianze e a realizzare una maggiore giustizia sociale, un modello che riportasse al centro le persone e i loro bisogni al di sopra delle logiche di mercato, insomma una vera politica di sinistra. Occorreva interpretare e fare proprie le istanze che provenivano dai tanti movimenti nuovi che stavano nascendo, invece di prenderne le distanze. Nel movimento di Grillo è indubbio che ci sia tanta gente di sinistra delusa, ma dentro c'è di tutto, dall'imprenditore che si sente vessato all'operaio che si sente non tutelato, dai giovani dei centri sociali ai militanti di casa pound. Mi pare che sia questo il nuovo, un movimento senza steccati ideologici, con tutti i limiti che questo comporta, ma che punta sulla protesta contro il potere costituito per aprirsi alla speranza di un mondo diverso dove la politica riacquisti un significato di servizio ai cittadini, spazzando via i privilegi e le malversazioni della casta. Del resto ricordiamo che anche Forza Italia quando nacque sembrò a molti il nuovo.... Grillo ha avuto senza dubbio il merito di provocare uno "tsunami" nella palude della conservazione e del mantenimento dello status quo. E' riuscito laddove i vari movimenti e soggetti politici nuovi degli ultimi anni, portatori di specifiche proposte ma fra loro divisi e scoordinati e senza riferimenti istituzionali, i girotondi, il popolo viola, democrazia km 0, i movimenti per i beni comuni ecc, per finire ad Alba, abortita nel nascere, hanno fallito. In questa Italia tutto sommato nella sua maggioranza più pancia che testa e cuore, conservatrice e moderata, è compito ora della sinistra capire questo messaggio, far proprio ciò che di buono c'è in esso, e con umiltà e pazienza, ma con pari fermezza e senza autoreferenzialità, cercare di ricostruire un consenso basato non solo su sterili proteste a volte qualunquistiche ma su un serio
progetto di cambiamento su: Lavoro, ambiente, difesa e riordino del territorio, tutela dei diritti degli immigrati, tutela dei diritti civili delle minoranze, questioni etiche, lotta agli sprechi, trasparenza
delle decisioni ecc. insomma, come ho già detto, ciò che è nel DNA di una seria politica di
sinistra. Se non si farà questo, Grillo avrà ragione a urlare che il concetto di destra e di sinistra è morto e sepolto. E la sinistra, già oggi divisa e rissosa, avrà il suo colpo di grazia.
lunedì 31 ottobre 2011
Uscire dal ghetto rom
Uscire dal ghetto rom
Paola Galli e la propria esperienza con le donne della cultura romani
Costrette a sposarsi a 13 anni, magari con un uomo che nemmeno conoscono. L’orizzonte costretto nel misero interno di una bidonville. “Si parla spesso dell’importanza delle tradizioni, ma la maggior parte delle tradizioni è semplicemente arretrata, incorpora i vizi del passato”, questi i termini del confronto proposto venerdì sera al Cafè de la Paix da Paola Galli, insegnante e scrittrice, impegnata da anni in diversi ambiti del sociale. Tema dell’incontro l’attuale condizione delle donne rom in Italia, parte di un programma più vasto organizzato dalla cooperativa il Germoglio per favorire una maggiore comprensione della cultura romanì. Dopo il primo incontro dedicato alla lettura di brani del testo “Zingari, storia di un’emergenza annunciata”, Paola Galli ha presentato il libro di testimonianza “Storie di donne rom”, una raccolta di appunti biografici nata dall’esperienza del laboratorio Kimete a Firenze.
“Nel quartiere dell’Isolotto c’è sempre stata una grande accozzaglia di persone diverse. É una zona periferica, per molto tempo è stata una vera e propria bidonville – ha raccontato la scrittrice -. Molti rom hanno iniziato ad abitarci, soprattutto profughi dalla Macedonia e dal Kosovo. Con alcune donne il quartiere, supportato da una cooperativa sociale, ha iniziato un percorso di integrazione. Inizialmente sono stati organizzati dei corsi di alfabetizzazione, poi il corso di cucito che ha permesso di strutturare Kimete, il laboratorio sartoriale dove si effettuano piccole riparazioni e servizio di stireria”. La storia di questa attività è stata illustrata ai presenti attraverso la proiezione del documentario “Donne per le donne”, realizzato per il programma “Un mondo a colori” da RaiTv2.
Paola Galli ha poi approfondito la propria esperienza personale, esprimendo le proprie speranze e perplessità: “il libro è corale, raccoglie le vicende e i pensieri di due generazioni: le madri più anziane e le figlie più giovani. Non è sempre stato facile raccogliere le loro confidenze. La tradizione pesa molto sulle loro spalle: quelle considerate anziane hanno magari solo quarant’anni, ma possono ricordare un matrimonio imposto appena adolescenti, le botte della suocera, l’incapacità di gestire le prime gravidanze. Le figlie spesso accettano le stesse imposizioni, come il non poter scegliere il compagno della vita, reclutato dai genitori anche all’estero, ma lo fanno consapevoli della loro ingiustizia. Il desiderio di cambiamento è forte”.
Tanto che qualcuna osa ribellarsi. Come il caso di una delle testimoni cui il libro dà voce, “spedita” in Germania per un matrimonio combinato e tornata in Italia dopo un anno, fuggita da una casa che era diventata una prigione e da una relazione coniugale al’interno della quale il suo ruolo non andava oltre il sentirsi serva del marito.
Luciana Tufani, l’editrice che ha pubblicato il libro e ha introdotto la serata, ha considerato come “la situazione non è diversa da quella vissuta dalle donne italiane cinquanta anni fa. Si subivano grandi pressioni, ma si iniziava a essere coscienti della loro iniquità. Per iniziare a cambiare sul serio è servita l’indipendenza economica”.
Il ghetto è secondo Paola Galli l’ostacolo più difficile da superare: “bisogna che si abituino a vivere con il resto della città. Le più giovani hanno fatto la terza media, e almeno fino a quell’età – prima di andare spose – hanno potuto godere di una minima socializzazione con la realtà esterna. Per gli uomini è diverso, loro escono e hanno più coscienza di ciò che accade nel mondo, anche a livello economico e politico. Le donne è come se vivessero in una scatoletta, dove tutti si guardano e controllano. Le giovani generazioni a contatto con il mondo crescono, mutano, ma affinché questo percorso si realizzi è necessario un discorso serio sul valore della tradizione”.
Licia Vignotto
da Estense.com 22 ottobre 2011
sabato 15 ottobre 2011
Libero Stato in libera Chiesa
Riportiamo qui sotto la "lettera" di Federico Orlando, socio onorario di LiberaUscita, sull’importanza fondamentale di un rilancio della cultura laica nel nostro Paese mediante la costituzione di un "pre-partito". Forse, visto che in Italia vige il maggioritario e le elezioni si possono vincere anche con soli 24.000 voti di scarto, l’obiettivo può essere raggiunto non necessariamente attraverso un “partito” bensì mediante una forte "lobby" laica, che riesca a condizionare, al pari della Chiesa, i risultati elettorali.
Per fare ciò da tempo sosteniamo che occorre dare vita ad un COMITATO LAICO NAZIONALE, ossia un nuovo CLN guidato da personalità notoriamente laiche, stimate, credibili, conosciute non soltanto in Italia ma anche a livello internazionale e per questo in grado di “bucare” i mass-media.
I cittadini che si riconoscono nel principio della laicità dello Stato sono milioni: affinché le loro opinioni contino occorre una leadership autorevole che li rappresenti e sappia dare le indicazioni giuste, in particolare nei momenti elettorali. Alcune iniziative in tal senso già esistono e sono meritorie, ma anche del tutto insufficienti e inadatte a gestire un simile compito. Le varie “Consulte”, i vari “Comitati” e le tantissime associazioni laiche operanti su tutto il territorio potrebbero invece prendere l’iniziativa di pubblicare sulla stampa quotidiana un’intera pagina con un appello da loro firmato e rivolto alle tante personalità della società civile notoriamente laiche affinché si coordino fra loro e diano vita al CLN, sapendo di poter contare sull’appoggio della maggioranza degli italiani e dei non italiani.
Giampietro Sestini
AMATO, FOLLI, GALLI DELLA LOGGIA E IL RISORGIMENTO LAICO. IERI E OGGI
DI FEDERICO ORLANDO - da: Europa di mercoledì 12 ottobre 2011
Cara Europa, insegno, ho circa 50 anni, non appartengo alla mitica generazione dei quarantenni che dovrebbe rifare il mondo, e mi chiedo perché non lo rifaccia, né alla generazione degli anziani (non dico vecchi, anche perché oggi ci si chiama giovani o ragazzi a 40 anni, quando io avevo due figli). Con la dissoluzione della prima repubblica, che travolse anche il mio partito o partitino laico (ce n’erano quattro più o meno “moderati”, liberale, radicale, repubblicano, socialdemocratico, 3-4 milioni di voti a dir poco, sempre necessari prima al centrismo con la Dc poi al centrosinistra Dc-Psi).
Adesso mi limito a leggere i giornali, non ritrovandomi in alcuno dei grandi partiti di destra e di sinistra del pseudo-bipolarismo. Così leggo che mercoledì, a Roma, alla libreria Arion di via Milano (Traforo), l’editore Rubettino presenterà il libro di Massimo Teodori Risorgimento laico. Gli inganni clericali sull’unità d’Italia; con tre leader delle culture laiche cadute sotto le macerie della prima repubblica, il socialista Giuliano Amato, il repubblicano Stefano Folli e il liberaldemocratico Galli della Loggia. Cosa succede? Ci fossero fatti nuovi anche per noi italiani che non ci schiodiamo dalle origini liberali e dallo stato laico?
Miriam Massari, Milano
Risponde Federico Orlando
Cara signora, quel che sicuramente succede è che, dopo l’appello ai cattolici del cardinale Bagnasco (a torto o a ragione interpretato come la preparazione di una nuova balena bianca dopo il naufragio finale del berlusconismo), è che svariate formazioni del laicato cattolico si son date appuntamento a Todi per fine settimana. A fronte di questo fatto unificante, ci sono i fatti dissolventi nel Pdl, nel Pd e nella Lega.
Nel Pdl neocorrenti democristiane contro il governo Berlusconi-Scilipoti; nel Pd rottamatori quarantenni contro quarantenni non rottamatori, e Modem favorevoli al governo di transizione col centrodestra contro Dem favorevoli a una coalizione di centrosinistra; infine nella Lega dove si è ormai ai metodi stalinisti di Bossi. In questo caos, esce opportuno il libro di Massimo Teodori, di cui ho letto anche la recensione fattane ieri da Dino Messina sul Corriere della sera.
Si tratta di una veemente contestazione della tesi di Benedetto XVI, e cioè che «L’identità nazionale degli italiani, così fortemente radicata nelle tradizioni cattoliche, costruì in verità la base più solida della conquista dell’unità politica» (Lettera agli italiani, per il 150° dell’unità). Anche senza essere anticlericale nella misura di Teodori, mi sono laureato sul saggio Chiesa e Stato in Italia di Carlo Arturo Jemolo e non ho trovato quel “radicamento” così forte, men che meno nelle gerarchie vaticane e nelle promanazioni fino a Torino e alle altre capitali.
Ho trovato solo poche illusioni cattoliche, tutte variamente cadute con lo spegnersi della brevissima stagione liberale di Pio IX. Non mi sorprende che Teodori, del quale conosco l’amore per la cultura laica liberale, fondativa, essa sì, dell’unità e poi dello stato e della nazione italiana, abbia voluto accentuare il suo messaggio polemico arricchendo il titolo di questo pamphlet col disegno di un cappello frigio (simbolo giacobino e radicale) e con un sottotitolo preso da Risorgimento scomunicato del liberale Vittorio Gorresio, “Il dissidio che continuiamo a pagare”.
Perché l’abbia fatto glie lo chiederò andando anch’io stasera alla libreria di via Milano, alle 18,30. Posso immaginare che, nel rigettare la tesi del papa sul contributo fondamentale dei cattolici all’unità d’Italia, intenda soprattutto scongiurare ritorni di partiti clericali, che stavolta sarebbero guidati da baciapile e non da chi, come De Gasperi, sapeva distinguere tra chiesa e stato.
Preoccupazione legittima, anche se il libro è precedente al “partito di Bagnasco”, negato dal cardinale eponimo ma molto atteso dalle culture deritiane (nel senso di De Rita, il meglio del democristianismo perenne). La storia è la storia e dice che, per molti decenni dopo l’unità, la chiesa, fedele al Sillabo che aveva posto il liberalismo al numero uno fra gli «errori del tempo moderno», ha condannato non solo i radicali-repubblicani ma la cultura moderata (liberale-monarchica) da Amendola a Ruffini a Croce.
Il fatto che oggi pomeriggio tre esponenti delle culture postliberali si ritrovino intorno a questo saggio, può essere d’auspicio per l’avvento di un “prepartito” laico, che aiuti anche a far piazza pulita dei 200 (a dir poco) “partiti” liberali o socialisti ad personam, che ogni giorno un amante di pennacchi fonda per proclamarsene leader.
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giovedì 15 settembre 2011
Ci voleva una grande crisi
MANOVRA: APPROVATO ODG SU REVISIONE ESENZIONE ICI PER CHIESA E TRASPARENZA IOR Roma, 14 set. (Adnkronos) - La Camera con 254 voti a favore, 185 contrari e 137 astenuti, soprattutto nelle fila di Lega e PdL, ha approvato un ordine del giorno sulla manovra di finanza pubblica presentato dal deputato di Fli Enzo Raisi, per la revisione delle esenzioni fiscali di cui beneficia la Chiesa, con la richiesta di escludere le attivita' commerciali, anche se esercitate non in via esclusiva, facendo salve solo quelle accessorie fino ad un fatturato massimo di diecimila euro annui, e l'apertura di un tavolo di confronto con la Santa Sede per arrivare alla piena adesione dello Ior, la banca vaticana, alle norme in materia di evasione ed elusione fiscale, riciclaggio e frodi vigenti nell'Unione europea.
'A questo punto - ha commentato Enzo Raisi - mi pare chiaro quale sia l'indirizzo del Parlamento, anche con la 'non opposizione di vasti settori della maggioranza, su di un tema che tante polemiche ha suscitato. Non penso affatto che, per quanto inaspettato, sia un voto contro la Chiesa, ma per l'equita' fiscale, la concorrenza dei mercati e la trasparenza bancaria'.
domenica 28 agosto 2011
Chiesa e privilegi
La Chiesa e la sfida della rinuncia ai privilegi
Enzo Mazzi
Era inevitabile che la Chiesa cattolica fosse chiamata in causa di fronte al decreto emanato dal governo per avviare il risanamento della situazione economica.
Non era invece scontato che fosse il Presidente di una Regione come la Toscana, Enrico Rossi, a chiedere pubblicamente all'amministrazione ecclesiastica di "fare la sua parte" rinunciando a qualcosa, "decida lei cosa, se l'esenzione dall'Ici, l'8 per mille o altro ancora".
E’ stato un gesto di grande coraggio che va sostenuto, non solo dai laici ma dagli stessi cattolici.
Al fondo dell’appello c’è il valore della laicità positiva che non è affatto laicismo. “La Chiesa ha da essere dei poveri e non solo per i poveri” tuonò il card. Giacomo Lercaro nell’assise conciliare. La pagò cara perché fu costretto a dimettersi da arcivescovo di Bologna, ma il suo messaggio risuona ancora in molte coscienze di cattolici e non che restano sconvolti dai tanti scandali economici che coinvologono le opere cattoliche e lo stesso Vaticano.
Vorrei raccontare un aneddoto.
Durante un presidio per il diritto alla casa mi accompagno ad un clochard.
- Tu, prete/non-prete – mi dice – convinci il tuo Dio a fare il miracolo di dare una casa a tutti. Dio è "senza fissa dimora", la sua unica chiesa è il mondo, la sua religione è la giustizia e l'amore universale".
- Ma se sono almeno due millenni - gli obbietto provocatoriamente - che i senza fissa dimora, come Gesù di Nazareth, annunciano la distruzione del "Tempio" e sono sempre sconfitti.
- Hai torto anche tu - mi dice - perché pensi la vita come una guerra con vincitori e sconfitti. Questa è la logica del potere. Così ti porti il "Tempio" dentro. Prendi il tuo fagotto per le sole necessità giornaliere e vieni con me a dormire alla stazione. Ti sentirai liberato da ogni forma di Tempio e riconciliato col mondo. La stessa cosa succederebbe anche al papa di Roma e al pope di Mosca e agli altri capi religiosi. Se andassero poveri come li voleva Gesù, i loro conflitti svanirebbero d'incanto.
- Ma allora - gli domando - che ci fai qui a lottare per la casa?
- La casa diventa prigione e tempio perché è un privilegio - ribatte scaldandosi - un possesso esclusivo da difendere contro chi non ce l'ha. Io lotto perché sia un diritto di tutti, una specie di piazza sconfinata.
Non andai con lui a dormire alla stazione. Ma la sua provocazione mi è penetrata ed ha continuato a lavorare nel profondo. Potrei raccontarne mille altre di provocazioni simili. Ognuna di esse è stata per me una testimonianza di laicità in senso molto profondo, come esodo dalla dimensione del privilegio. Si fa strada ormai il senso della “Laicità” come caratteristica di uno stato che fonda la legittimazione propria e delle proprie istanze costitutive esclusivamente su se stesso senza dipendere da autorità esterne, in particolare da autorità religiose. Questo senso della laicità in Occidente è il frutto di conflitti durisssimi che hanno segnato per secoli la transizione dalla societas christiana del medioevo alla modernità e alla secolarizzazione. E di tale conflittualità conserva tutt’ora i segni e le ferite. E’ un po’ il nervo scoperto della politica in tutto l’Occidente e nel nostro paese in modo tutto speciale per la particolarità della storia che lo contraddistingue.
La rinuncia della Chiesa cattolica ad alcuni privilegi potrebbe costituire un passo avanti della laicità sia nella stessa Chiesa che si avvicinerebbe a quell’ideale di Chiesa dei poveri che tanti cattolici auspicano, sia dello stato che verrebbe spinto ad assumersi in proprio il compito della sicurezzasociale per tutti.
