Translate

martedì 18 novembre 2008

Comunità e mondo

“Come i piccoli passi fanno la storia – Comunità e mondo”

 

Due lampi hanno squarciato il cielo pumbleo che toglieva luce, respiro e speranza. Sulla scena mondiale il movimento dal basso che ha portato all’elezione di Obama e a livello nazionale l’esplosione del movimento per la scuola di tutti per tutti.

Ma non basta l’enfasi. Occorre forse guardare più a fondo e interrogarsi sul significato storico dei due eventi. Acuire lo sguardo.

Il bombardamento mediatico è imponente. Vogliono impedirci di vedere l’onda lunga di un immenso movimento dal basso da cui vengono i due lampi che ci ridanno luce e forza.

Nella vittoria attuale di Obama c’è l’emersione e il riscatto di tutti i movimenti che nella storia di secoli hanno lottato per l’uguaglianza dei diritti, per la cittadinanza universale, per la giustizia e la pace, contro ogni discriminazione, contro ogni razzismo, contro la cultura di guerra. Obama-presidente potrà deluderci. Ma intanto con lui si è aperto uno squarcio dal quale emergere la fiumana di magma incandescente che muove la storia, che potrà ingrottarsi di nuovo ma non fermarsi.

Lo stesso si può dire del movimento per la scuola. Non è una increspatura di superficie. Con lo sguardo, affaticato ma non stanco, di chi ha partecipato con determinazione alla lotta per la trasformazione della società e della scuola fin dal secolo scorso, ritengo che siamo ancora una volta di fronte a un segno, sia pure contraddittorio, incerto e fluttuante, di un vero processo storico rivoluzionario, responsabile, lento e globale, che cioè investe tutti i campi del vivere e del convivere e che procede con emersioni e ingrottamenti.

Proprio in questi giorni cade il quarantesimo compleanno del parto da cui, nell’autunno del ’68, è nata la Comunità dell’Isolotto di Firenze. La festa di compleanno la stiamo celebrando con la nostra partecipazione al movimento in difesa della scuola di tutti e per tutti che abbiamo chiamato scuola/tenda in opposizione alla scuola/carcere. La scuola cioè che si modella sui bisogni di ragazze e ragazzi diversi, che respira col nostro respiro, che cresce perché noi cresciamo, che libera la nostra creatività e curiosità, che ci aiuta a porre domande più che insegnare risposte, la scuola di tutti per tutti aperta al respiro del quartiere e del mondo. La scuola/tenda ce la siamo conquistata con un forte movimento in cui l’esperienza educativa della Comunità dell’Isolotto è stata una notevole fonte di ispirazione che solo uno sguardo preconcetto e meschino può ignorare. E ora portiamo nel movimento attuale la testimonianza di questa continuità resistente.

Nel nostro piccolo pensiamo di contribuire insieme a tanti a costruire un senso della storia basato sull’asse dei grandi movimenti dal basso anziché sull’immobilità del dominio dall’alto.

 

                                               Enzo Mazzi

 

Firenze 12 novembre 2008

L'Unità, 18.11.2008, p.18.

 

Comunità e mondo

“Come i piccoli passi fanno la storia – Comunità e mondo”

 

Due lampi hanno squarciato il cielo pumbleo che toglieva luce, respiro e speranza. Sulla scena mondiale il movimento dal basso che ha portato all’elezione di Obama e a livello nazionale l’esplosione del movimento per la scuola di tutti per tutti.

Ma non basta l’enfasi. Occorre forse guardare più a fondo e interrogarsi sul significato storico dei due eventi. Acuire lo sguardo.

Il bombardamento mediatico è imponente. Vogliono impedirci di vedere l’onda lunga di un immenso movimento dal basso da cui vengono i due lampi che ci ridanno luce e forza.

Nella vittoria attuale di Obama c’è l’emersione e il riscatto di tutti i movimenti che nella storia di secoli hanno lottato per l’uguaglianza dei diritti, per la cittadinanza universale, per la giustizia e la pace, contro ogni discriminazione, contro ogni razzismo, contro la cultura di guerra. Obama-presidente potrà deluderci. Ma intanto con lui si è aperto uno squarcio dal quale emergere la fiumana di magma incandescente che muove la storia, che potrà ingrottarsi di nuovo ma non fermarsi.

Lo stesso si può dire del movimento per la scuola. Non è una increspatura di superficie. Con lo sguardo, affaticato ma non stanco, di chi ha partecipato con determinazione alla lotta per la trasformazione della società e della scuola fin dal secolo scorso, ritengo che siamo ancora una volta di fronte a un segno, sia pure contraddittorio, incerto e fluttuante, di un vero processo storico rivoluzionario, responsabile, lento e globale, che cioè investe tutti i campi del vivere e del convivere e che procede con emersioni e ingrottamenti.

Proprio in questi giorni cade il quarantesimo compleanno del parto da cui, nell’autunno del ’68, è nata la Comunità dell’Isolotto di Firenze. La festa di compleanno la stiamo celebrando con la nostra partecipazione al movimento in difesa della scuola di tutti e per tutti che abbiamo chiamato scuola/tenda in opposizione alla scuola/carcere. La scuola cioè che si modella sui bisogni di ragazze e ragazzi diversi, che respira col nostro respiro, che cresce perché noi cresciamo, che libera la nostra creatività e curiosità, che ci aiuta a porre domande più che insegnare risposte, la scuola di tutti per tutti aperta al respiro del quartiere e del mondo. La scuola/tenda ce la siamo conquistata con un forte movimento in cui l’esperienza educativa della Comunità dell’Isolotto è stata una notevole fonte di ispirazione che solo uno sguardo preconcetto e meschino può ignorare. E ora portiamo nel movimento attuale la testimonianza di questa continuità resistente.

Nel nostro piccolo pensiamo di contribuire insieme a tanti a costruire un senso della storia basato sull’asse dei grandi movimenti dal basso anziché sull’immobilità del dominio dall’alto.

 

                                               Enzo Mazzi

 

Firenze 12 novembre 2008

L'Unità, 18.11.2008, p.18.

 

lunedì 17 novembre 2008

Il processo economico capitalistico

Il processo economico capitalistico nella fase della “globalizzazione”:

breve riepilogo di una ipotesi di interpretazione

 

1 – La crisi della fase postbellica dell’economia capitalistica (1945-1971) dipende sostanzialmente dalla caduta dei profitti;

2 – nel decennio Settanta del Novecento parte l’attacco culturale alle politiche keynesiane del pieno impiego e dello stato sociale, che rilancia i principi liberistici, imperniati sul primato del mercato e quindi sul ritiro della politica dalla precedente funzione di regolazione sociale dell’economia;

3 – con i governi della Tatcher in Gran Bretagna e Reagan negli Stati Uniti cominciano le politiche di deregolamentazione e di liberalizzazione. Il primo settore interessato è quello del movimento dei capitali finanziari, seguito poi da quello del capitale produttivo e delle merci;

4 – la diffusione sempre più estesa di questa pratica politica consente alle imprese una profonda ristrutturazione produttiva, con l’introduzione di una nuova organizzazione, quella del toyotismo. Si procede al ridimensionamento delle grandi concentrazioni di fabbrica, con le esternalizzazioni, le terziarizzazioni e via dicendo. Soprattutto si comincia a spostare in misura sempre più ampia tutta o parte della produzione in paesi a basso costo del lavoro, in modo da tornare a massimizzare i profitti. La prima vittima sono le conquiste sociali della classe lavoratrice dei nostri paesi che vedono eroso il loro livello salariale e perdono, con la disoccupazione crescente, potere contrattuale;

5 – ma per poter realizzare i profitti occorre vendere le merci prodotte. Dove? Non certo nei paesi di nuova produzione – soprattutto asiatici – considerato che la loro domanda aggregata è molto limitata a causa dei bassi livelli salariali. Occorre vendere sui mercati mondiali. Da qui una competizione sempre più accentuata fra le imprese, che si scarica negativamente sulle condizioni di lavoro che continuano a peggiorare in funzione appunto del successo imprenditoriale in mercati sempre più competitivi. Ovviamente la liberalizzazione internazionale del commercio è passaggio necessario;

6 – la crescita della massa dei profitti in scala globale ripropone il problema del loro collocamento. Reinvestirli tutti nella produzione di beni e servizi? Ma la domanda aggregata a livello di sistema complessivo non è in grado di assorbire tutta la merce che sarebbe possibile produrre, perché il neoliberismo toglie agli stati la loro precedente funzione di sostegno con la spesa pubblica e dato che i salari reali sono tenuti bassi ed orientati anche verso la loro diminuzione in termini relativi;

7 – la soluzione del sistema globale passa per due strade. Da un lato investire profitti e quindi creare accumulazione nel settore finanziario, che diventa branca di investimento in proprio. Dall’altro, considerato che l’economia mondiale è polarizzata su tre grandi centri: Usa, Europa ed Asia, con Europa ed Asia in bilancia commerciale attiva, viene trovato nel consumo statunitense lo sbocco di tutto il surplus mondiale. Come dice l’economista Bellofiore, i consumatori americani consentono di realizzare il plusvalore globale. Ciò perché negli Usa si consuma più di quello che si produce all’interno e quindi si equilibra la domanda anche col passivo del commercio estero. Questo è possibile dato che la sovranità del dollaro come moneta internazionale non pone vincoli esteri;

8 – ma qual è la fonte che alimenta questo enorme consumo negli Usa? Non sono i salari, che anche in quel paese conoscono l’andamento negativo generale. Sono invece le rendite finanziarie create dalle varie bolle speculative. Ciò è possibile per due motivi. Da un lato perché i dollari che vanno all’estero per pagare le merci importate ritornano poi come finanziamenti negli investimenti interni. Questa massa di capitale spinge la bolla speculativa borsistica della New Economy (1996-2000) e finanzia, specialmente dopo il suo scoppio, l’enorme debito statunitense: quello estero, quello pubblico, nonché quello delle famiglie e delle imprese. Infatti, a partire dal 2003 riparte l’altra bolla, quella immobiliare, sorretta dal denaro facile, dal prestito concesso senza problemi, quindi anche con la creazione di moneta dal sistema bancario e col sostegno di ultima istanza della Federal Reserve. Oltre al credito immobiliare si sviluppa in misura notevole il credito al consumo, di cui la vendita a rate è manifestazione significativa;

9 – quello che deve essere rimarcato è il fatto che la politica delle banche centrali ha avuto un ruolo decisivo nella formazione di queste bolle e, quindi, nella crescita drogata dei valori finanziari e delle rendite che ne derivano. Mentre è avvenuto il divorzio fra banche centrali e governi, per cui queste ultime non finanziano più la spesa pubblica, la loro politica monetaria è stata ed è sistematicamente orientata a fornire liquidità ai mercati finanziari, quindi a difendere l’accumulazione capitalistica in forma di capitale finanziario. In breve la loro è stata ed è politica di inflazione finanziaria e di deflazione salariale, che determina pertanto la distribuzione del reddito fra le parti sociali;

10 – da alcuni anni ci si rendeva comunque conto che questo equilibrio globale, basato sulla iperfinanziarizzazione e sull’eroico consumatore americano, non poteva durare. E’ impossibile che a lunga scadenza i consumi interni statunitensi potessero crescere nella misura necessaria ad assorbire sempre e comunque un surplus mondiale di merci sempre più alto. La crisi in corso è stata scatenata dal mancato rimborso dei prestiti “subprime”, ma era scritta nella logica del processo economico, sorretto appunto da una domanda drogata dagli eccessi di liquidità monetaria immessa dalle banche centrali a sostegno degli attivi finanziari e della rendita che ne è derivata, per di più concentrata nella locomotiva statunitense;

11 – il ritorno massiccio dello stato per salvare il sistema, scaricando poi i danni della crisi su tutti i contribuenti, ci dice che l’epoca del neoliberismo selvaggio è finita (probabilmente questo indirizzo verrà mantenuto per quel che riguarda i rapporti di lavoro, se non ci sarà reazione da parte dei lavoratori che sembrano le vittime designate del sistema) e che quindi si aprono nuovi scenari, ancora peraltro da delineare in mondo completo, in tutti i loro aspetti.

 

 

Roberto Bartoli – settembre 2008

( breve e schematico riepilogo relativo all'incontro comunitario di domenica scorsa, 9 novembre, alle baracche di via degli Aceri).


 

Il processo economico capitalistico

Il processo economico capitalistico nella fase della “globalizzazione”:

breve riepilogo di una ipotesi di interpretazione

 

1 – La crisi della fase postbellica dell’economia capitalistica (1945-1971) dipende sostanzialmente dalla caduta dei profitti;

2 – nel decennio Settanta del Novecento parte l’attacco culturale alle politiche keynesiane del pieno impiego e dello stato sociale, che rilancia i principi liberistici, imperniati sul primato del mercato e quindi sul ritiro della politica dalla precedente funzione di regolazione sociale dell’economia;

3 – con i governi della Tatcher in Gran Bretagna e Reagan negli Stati Uniti cominciano le politiche di deregolamentazione e di liberalizzazione. Il primo settore interessato è quello del movimento dei capitali finanziari, seguito poi da quello del capitale produttivo e delle merci;

4 – la diffusione sempre più estesa di questa pratica politica consente alle imprese una profonda ristrutturazione produttiva, con l’introduzione di una nuova organizzazione, quella del toyotismo. Si procede al ridimensionamento delle grandi concentrazioni di fabbrica, con le esternalizzazioni, le terziarizzazioni e via dicendo. Soprattutto si comincia a spostare in misura sempre più ampia tutta o parte della produzione in paesi a basso costo del lavoro, in modo da tornare a massimizzare i profitti. La prima vittima sono le conquiste sociali della classe lavoratrice dei nostri paesi che vedono eroso il loro livello salariale e perdono, con la disoccupazione crescente, potere contrattuale;

5 – ma per poter realizzare i profitti occorre vendere le merci prodotte. Dove? Non certo nei paesi di nuova produzione – soprattutto asiatici – considerato che la loro domanda aggregata è molto limitata a causa dei bassi livelli salariali. Occorre vendere sui mercati mondiali. Da qui una competizione sempre più accentuata fra le imprese, che si scarica negativamente sulle condizioni di lavoro che continuano a peggiorare in funzione appunto del successo imprenditoriale in mercati sempre più competitivi. Ovviamente la liberalizzazione internazionale del commercio è passaggio necessario;

6 – la crescita della massa dei profitti in scala globale ripropone il problema del loro collocamento. Reinvestirli tutti nella produzione di beni e servizi? Ma la domanda aggregata a livello di sistema complessivo non è in grado di assorbire tutta la merce che sarebbe possibile produrre, perché il neoliberismo toglie agli stati la loro precedente funzione di sostegno con la spesa pubblica e dato che i salari reali sono tenuti bassi ed orientati anche verso la loro diminuzione in termini relativi;

7 – la soluzione del sistema globale passa per due strade. Da un lato investire profitti e quindi creare accumulazione nel settore finanziario, che diventa branca di investimento in proprio. Dall’altro, considerato che l’economia mondiale è polarizzata su tre grandi centri: Usa, Europa ed Asia, con Europa ed Asia in bilancia commerciale attiva, viene trovato nel consumo statunitense lo sbocco di tutto il surplus mondiale. Come dice l’economista Bellofiore, i consumatori americani consentono di realizzare il plusvalore globale. Ciò perché negli Usa si consuma più di quello che si produce all’interno e quindi si equilibra la domanda anche col passivo del commercio estero. Questo è possibile dato che la sovranità del dollaro come moneta internazionale non pone vincoli esteri;

8 – ma qual è la fonte che alimenta questo enorme consumo negli Usa? Non sono i salari, che anche in quel paese conoscono l’andamento negativo generale. Sono invece le rendite finanziarie create dalle varie bolle speculative. Ciò è possibile per due motivi. Da un lato perché i dollari che vanno all’estero per pagare le merci importate ritornano poi come finanziamenti negli investimenti interni. Questa massa di capitale spinge la bolla speculativa borsistica della New Economy (1996-2000) e finanzia, specialmente dopo il suo scoppio, l’enorme debito statunitense: quello estero, quello pubblico, nonché quello delle famiglie e delle imprese. Infatti, a partire dal 2003 riparte l’altra bolla, quella immobiliare, sorretta dal denaro facile, dal prestito concesso senza problemi, quindi anche con la creazione di moneta dal sistema bancario e col sostegno di ultima istanza della Federal Reserve. Oltre al credito immobiliare si sviluppa in misura notevole il credito al consumo, di cui la vendita a rate è manifestazione significativa;

9 – quello che deve essere rimarcato è il fatto che la politica delle banche centrali ha avuto un ruolo decisivo nella formazione di queste bolle e, quindi, nella crescita drogata dei valori finanziari e delle rendite che ne derivano. Mentre è avvenuto il divorzio fra banche centrali e governi, per cui queste ultime non finanziano più la spesa pubblica, la loro politica monetaria è stata ed è sistematicamente orientata a fornire liquidità ai mercati finanziari, quindi a difendere l’accumulazione capitalistica in forma di capitale finanziario. In breve la loro è stata ed è politica di inflazione finanziaria e di deflazione salariale, che determina pertanto la distribuzione del reddito fra le parti sociali;

10 – da alcuni anni ci si rendeva comunque conto che questo equilibrio globale, basato sulla iperfinanziarizzazione e sull’eroico consumatore americano, non poteva durare. E’ impossibile che a lunga scadenza i consumi interni statunitensi potessero crescere nella misura necessaria ad assorbire sempre e comunque un surplus mondiale di merci sempre più alto. La crisi in corso è stata scatenata dal mancato rimborso dei prestiti “subprime”, ma era scritta nella logica del processo economico, sorretto appunto da una domanda drogata dagli eccessi di liquidità monetaria immessa dalle banche centrali a sostegno degli attivi finanziari e della rendita che ne è derivata, per di più concentrata nella locomotiva statunitense;

11 – il ritorno massiccio dello stato per salvare il sistema, scaricando poi i danni della crisi su tutti i contribuenti, ci dice che l’epoca del neoliberismo selvaggio è finita (probabilmente questo indirizzo verrà mantenuto per quel che riguarda i rapporti di lavoro, se non ci sarà reazione da parte dei lavoratori che sembrano le vittime designate del sistema) e che quindi si aprono nuovi scenari, ancora peraltro da delineare in mondo completo, in tutti i loro aspetti.

 

 

Roberto Bartoli – settembre 2008

( breve e schematico riepilogo relativo all'incontro comunitario di domenica scorsa, 9 novembre, alle baracche di via degli Aceri).


 

CRISTIANESIMO RIBELLE

FOLLONICA, venerdì 21 novembre 2008, ore 17

Municipio, sala consiliare (largo Cavallotti)


il giardino della memoria:


1878-2008 centotrenta anni dall'assassinio di David Lazzaretti, il profeta dell'Amiata


1968-2008 i primi quarantanni della Comunità dell'Isolotto di Firenze


presentazione del libro:


IL CRISTIANESIMO RIBELLE (manifestolibri, 2008)


partecipano:




     Enzo MAZZI, l'Autore


     Enzo GRECO, parroco cattolico San Leopoldo, Follonica


     Elizabeth GREEN, teologa e pastora battista,  Grosseto


     Iolanda RASPOLLINI, insegnante


organizza:


Associazione LIBRANDO  (contatti: 3394695161)


 

CRISTIANESTIMO RIBELLE


di Iolanda Raspollini     

Gli organi di informazione italiani raramente danno conto di quei movimenti ecclesiali che esprimono, nei confronti della chiesa cattolica  istituzionale, quello che Padre Balducci definiva "Dissenso creativo".


Si dirà che la tv e i giornali si occupano ovviamente dei movimenti che contano in quanto seguiti da numerosi adepti e soprattutto ligi al potere delle gerarchie ecclesiastiche; non fanno notizia, invece, quei gruppi di cristiani che operano ai margini della cattolicità. Non molti conoscono, ad esempio, il movimento internazionale "Noi Siamo Chiesa" che rivendica il rinnovamento della chiesa cattolica definita "Popolo di Dio" dal Concilio Vaticano II° nella costituzione dogmatica  Lumen Gentium. dove i padri conciliari pongono questo tema al primo posto rispetto alla costituzione gerarchica dei Vescovi, determinando così, quella che il padre Dominique Chenu definisce: "Rivoluzione copernicana della Chiesa".Quanto sono note inoltre, le Comunità di base costituitesi sul modello della comunità dell'Isolotto sorta quarant'anni fa? Eppure questi gruppi di credenti sono sparsi un po' in tutto il mondo e, anche in Italia, benché ridotti di numero rispetto agli anni '70, organizzano affollati convegni in cui si parla dei più autentici valori cristiani in tempi nei quali si è più devoti a Mammona che al Dio di Gesù.


Fin dalla sua nascita il Cristianesimo ha conosciuto una dialettica costante tra idee e comportamenti definiti ortodossi e idee e comportamenti bollati come eretici.


Schiere di martiri, affrontando roghi e persecuzioni, hanno portato fino a noi lo spirito e i valori delle prime comunità. Un esempio degno di essere ricordato è quello di Davide Lazzaretti, il "Cristo dell'Amiata", portatore di ardite idee di rinnovamento ecclesiale, giustiziato dal braccio secolare nell'agosto del 1878 su richiesta dell'autorità ecclesiastica dell'epoca.


Ecco dunque la presentazione del libro di Enzo Mazzi, figura di spicco del caso Isolotto, intitolato "Il cristianesimo ribelle". Tale presentazione è organizzata da un gruppo di giovani che definiscono la loro associazione LIBRANDO "apartitica, antirazzista, ecologista, contraria alle discriminazioni di genere, internazionalista". Parteciperanno alla discussione persone variamente interessate al tema: appuntamento venerdì 21 novembre, alle 17 presso la sala consiliare, a Follonica.


 

CRISTIANESIMO RIBELLE

FOLLONICA, venerdì 21 novembre 2008, ore 17

Municipio, sala consiliare (largo Cavallotti)


il giardino della memoria:


1878-2008 centotrenta anni dall'assassinio di David Lazzaretti, il profeta dell'Amiata


1968-2008 i primi quarantanni della Comunità dell'Isolotto di Firenze


presentazione del libro:


IL CRISTIANESIMO RIBELLE (manifestolibri, 2008)


partecipano:




     Enzo MAZZI, l'Autore


     Enzo GRECO, parroco cattolico San Leopoldo, Follonica


     Elizabeth GREEN, teologa e pastora battista,  Grosseto


     Iolanda RASPOLLINI, insegnante


organizza:


Associazione LIBRANDO  (contatti: 3394695161)


 

CRISTIANESTIMO RIBELLE


di Iolanda Raspollini     

Gli organi di informazione italiani raramente danno conto di quei movimenti ecclesiali che esprimono, nei confronti della chiesa cattolica  istituzionale, quello che Padre Balducci definiva "Dissenso creativo".


Si dirà che la tv e i giornali si occupano ovviamente dei movimenti che contano in quanto seguiti da numerosi adepti e soprattutto ligi al potere delle gerarchie ecclesiastiche; non fanno notizia, invece, quei gruppi di cristiani che operano ai margini della cattolicità. Non molti conoscono, ad esempio, il movimento internazionale "Noi Siamo Chiesa" che rivendica il rinnovamento della chiesa cattolica definita "Popolo di Dio" dal Concilio Vaticano II° nella costituzione dogmatica  Lumen Gentium. dove i padri conciliari pongono questo tema al primo posto rispetto alla costituzione gerarchica dei Vescovi, determinando così, quella che il padre Dominique Chenu definisce: "Rivoluzione copernicana della Chiesa".Quanto sono note inoltre, le Comunità di base costituitesi sul modello della comunità dell'Isolotto sorta quarant'anni fa? Eppure questi gruppi di credenti sono sparsi un po' in tutto il mondo e, anche in Italia, benché ridotti di numero rispetto agli anni '70, organizzano affollati convegni in cui si parla dei più autentici valori cristiani in tempi nei quali si è più devoti a Mammona che al Dio di Gesù.


Fin dalla sua nascita il Cristianesimo ha conosciuto una dialettica costante tra idee e comportamenti definiti ortodossi e idee e comportamenti bollati come eretici.


Schiere di martiri, affrontando roghi e persecuzioni, hanno portato fino a noi lo spirito e i valori delle prime comunità. Un esempio degno di essere ricordato è quello di Davide Lazzaretti, il "Cristo dell'Amiata", portatore di ardite idee di rinnovamento ecclesiale, giustiziato dal braccio secolare nell'agosto del 1878 su richiesta dell'autorità ecclesiastica dell'epoca.


Ecco dunque la presentazione del libro di Enzo Mazzi, figura di spicco del caso Isolotto, intitolato "Il cristianesimo ribelle". Tale presentazione è organizzata da un gruppo di giovani che definiscono la loro associazione LIBRANDO "apartitica, antirazzista, ecologista, contraria alle discriminazioni di genere, internazionalista". Parteciperanno alla discussione persone variamente interessate al tema: appuntamento venerdì 21 novembre, alle 17 presso la sala consiliare, a Follonica.


 

venerdì 14 novembre 2008

Funerali laici, a Firenze è possibile.

 

VILLA VOGEL - Firenze Via Delle Torri 23 (50142).


 Quando il commiato è laico


A villa Vogel uno spazio per funerali non religiosi

Funerali laici, a Firenze è possibile.

Il Consiglio di Quartiere 4 ha infatti deliberato che alcuni ambienti di villa Vogel, in via Canova, possano essere usati per i cosiddetti “funerali laici”, vale a dire momenti di commiato e commemorazione per dare l’estremo saluto a chi, per scelta, ha deciso di non celebrare esequie religiose.

Un angolo di raccoglimento e meditazione, il primo a Firenze e a più ampio raggio una delle prime realtà in Toscana, destinato a chi non aderisce a nessuna fede e a chi ha dato disposizioni in vita di voler avere un funerale non a carattere religioso. Momenti di lettura e poesia sono alternati a orazioni di amici e parenti che ricordano così, laicamente appunto, il defunto.

La delibera approvata individua all’interno di Villa Vogel tre spazi (la sala consiliare Tosca Bucarelli, il chiostro interno e la Limonaia) utilizzabili esclusivamente per lo svolgimento delle funzioni e non per l’esposizione della salma, secondo una impostazione  logistica simile a quella delle funzioni religiose: la bara chiusa deve arrivare alla sede civica in tempo per la commemorazione e deve essere rimossa al termine dagli addetti alle onoranze, che devono rimanere sul posto per tutta la durata della cerimonia.

Se i familiari lo vogliono, possono portare nella sala fiori, cartelli e corone, mentre a procurare microfoni, leggii e sedie ci pensa il Quartiere.

Lo spazio deve essere prenotato ai numeri 0552767135/113/114 oppure 055/2767134/150.


Da Il Reporter     


 


http://www.aipcnet.it/Pagine/meeting_2007/vogel2.jpg