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domenica 8 febbraio 2009

Peppino Englaro come Galileo

Eluana-Peppino Englaro. Grande storia! Stiamo vivendo un anno galileiano. Peppino sta sovvertendo il cielo che vive-viveva in noi, così come Galileo sovvertì l'universo che sta-stava al di fuori di noi. Come dice Kant: il cielo stellato sopra di noi, la legge morale in noi. Le cose più belle che abbiamo. Il nostro non voler accettare la finitezza della nostra esistenza ci porta a stratagemmi mentali prodotti da questi nostri incubi: se sono faraone mi fabbrico la tomba "immortale", una piramide sopra una stanza, sopra un sarcofago sopra un altro e un altro sarcofago sopra una mummia svuotata dai visceri, profumata, rivestita di bende, introdotta al di là del confine. Eluana "viva" dentro il sarcofago delle nostre apprensioni, paure, tormenti, angosce, incubi, viva per l'eternità, viva per noi che siamo morti, zombi. Eluana assorbe così bene la nostra zombità, ci conforta, come la  salma svuotata, ripulita, profumata del Santo, esposta per l'eternità

dentro la grande piramide di Renzo Piano costruita  a S.Giovanni Rotondo - per la gioia dei nostri occhi di divoratori antropofagi.

 Ed ecco che un Peppino piccino piccino ti viene ad abbattere le piramidi, i santuari, a bruciare i feticci, a toglierti le belle vesti che coprono la tua realtà di zombi.

Peppino ci costringe ad un balzo di civiltà antropologico, sulla scia di Darwin, Freud e di tutti gli etologi e psicanalisti... Peppino con i suoi 17 anni di forza, di costanza, di durata sta introducendo nel nostro cervello il Basic, il linguaggio che ha dato memoria e intelligenza anche alle macchine: un linguaggio capace di tirar fuori tutto l'inespresso del nostro cervello.  Peppino Englaro padrino dell'anno galileiano. A Roma Simplicio e Sagredo si sono ancora una volta ritrovati, perfettamente conservati, in stato vegetativo permanente. E, come allora,  stanno rimettendo in su lo spettacolo di sempre. Un grande dramma storico, con un cast che non bada a spese: un intero governo unanime, una scuola di doppiatori da primato mondiale (giornali e TV), una squadra di truccatori che nemmeno Sabina Guzzanti (atei devoti, infiltrati nei vari reparti della politica, "ruffian baratti e simile lordura"), l'Inquisizione romana, rinnovellata di novella fronda. Il mondo intero è un grande teatro, parola di William Shakespeare.

 

Controcanto

 

In questo spicchio di pianeta, un dramma sta arrivando alle ultime pagine; dovrebbe essere il momento del colpo-golpe; il capo del governo l'ha praticamente dichiarato, il Presidente del Senato si dichiara pronto, il Vaticano garantisce l'appoggio in nome della vita. Ma la finale di un giallo spesso riserva la sorpresa, come l'ultima mossa di una partita a poker. Grande è l'apprensione. Se l'Italia è come Eluana, dobbiamo tutti sentirci Peppino Englaro.


ITALIANI!!! (l'urlo di Beppe Grillo).


Urbano

Peppino Englaro come Galileo

Eluana-Peppino Englaro. Grande storia! Stiamo vivendo un anno galileiano. Peppino sta sovvertendo il cielo che vive-viveva in noi, così come Galileo sovvertì l'universo che sta-stava al di fuori di noi. Come dice Kant: il cielo stellato sopra di noi, la legge morale in noi. Le cose più belle che abbiamo. Il nostro non voler accettare la finitezza della nostra esistenza ci porta a stratagemmi mentali prodotti da questi nostri incubi: se sono faraone mi fabbrico la tomba "immortale", una piramide sopra una stanza, sopra un sarcofago sopra un altro e un altro sarcofago sopra una mummia svuotata dai visceri, profumata, rivestita di bende, introdotta al di là del confine. Eluana "viva" dentro il sarcofago delle nostre apprensioni, paure, tormenti, angosce, incubi, viva per l'eternità, viva per noi che siamo morti, zombi. Eluana assorbe così bene la nostra zombità, ci conforta, come la  salma svuotata, ripulita, profumata del Santo, esposta per l'eternità

dentro la grande piramide di Renzo Piano costruita  a S.Giovanni Rotondo - per la gioia dei nostri occhi di divoratori antropofagi.

 Ed ecco che un Peppino piccino piccino ti viene ad abbattere le piramidi, i santuari, a bruciare i feticci, a toglierti le belle vesti che coprono la tua realtà di zombi.

Peppino ci costringe ad un balzo di civiltà antropologico, sulla scia di Darwin, Freud e di tutti gli etologi e psicanalisti... Peppino con i suoi 17 anni di forza, di costanza, di durata sta introducendo nel nostro cervello il Basic, il linguaggio che ha dato memoria e intelligenza anche alle macchine: un linguaggio capace di tirar fuori tutto l'inespresso del nostro cervello.  Peppino Englaro padrino dell'anno galileiano. A Roma Simplicio e Sagredo si sono ancora una volta ritrovati, perfettamente conservati, in stato vegetativo permanente. E, come allora,  stanno rimettendo in su lo spettacolo di sempre. Un grande dramma storico, con un cast che non bada a spese: un intero governo unanime, una scuola di doppiatori da primato mondiale (giornali e TV), una squadra di truccatori che nemmeno Sabina Guzzanti (atei devoti, infiltrati nei vari reparti della politica, "ruffian baratti e simile lordura"), l'Inquisizione romana, rinnovellata di novella fronda. Il mondo intero è un grande teatro, parola di William Shakespeare.

 

Controcanto

 

In questo spicchio di pianeta, un dramma sta arrivando alle ultime pagine; dovrebbe essere il momento del colpo-golpe; il capo del governo l'ha praticamente dichiarato, il Presidente del Senato si dichiara pronto, il Vaticano garantisce l'appoggio in nome della vita. Ma la finale di un giallo spesso riserva la sorpresa, come l'ultima mossa di una partita a poker. Grande è l'apprensione. Se l'Italia è come Eluana, dobbiamo tutti sentirci Peppino Englaro.


ITALIANI!!! (l'urlo di Beppe Grillo).


Urbano

giovedì 5 febbraio 2009

LE CASE DELLA SETA

L'incontro comunitario di domenica 8 febbraio 2009 alle ore 10,30 alle "baracche" dell'Isolotto avrà come tema: INTRECCIO DI CULTURE, PERCORSI E PROSPETTIVE DELLA SOLIDARIETA' E DELLA PROGETTUALITA' ATTRAVERSO UNA ESPERIENZA, "LE CASE DELLA SETA", REALIZZATA IN LAOS. Sarà presente Valentina Sorbi che ne è stata una delle protagoniste.




Valentina Sorbi ha fatto una ricca esperienza in Laos con un progetto di assistenza-lavoro con e per le donne. Si tratta di un progetto, realizzato da due ONLUS e finanziato dalla Banca europea, che ha come obbiettivo l'accoglienza di donne incinte ed il sostegno alla maternità, nel contesto culturale e sociale del Laos.

Tale progetto prevede anche la formazione lavoro e la creazione di laboratori artigianali, "le case della seta", che diano alle donne la possibilità di sostenersi economicamente.

Domenica Valentina ci parlerà di quella realtà, ci mostrerà le immagini fotografiche ed insieme potremo conoscere ed approfondire i vari aspetti e i tanti interrogativi che ne scaturiranno.

                                               

                                                                                            La Comunità dell'Isolotto - Firenze

LE CASE DELLA SETA

L'incontro comunitario di domenica 8 febbraio 2009 alle ore 10,30 alle "baracche" dell'Isolotto avrà come tema: INTRECCIO DI CULTURE, PERCORSI E PROSPETTIVE DELLA SOLIDARIETA' E DELLA PROGETTUALITA' ATTRAVERSO UNA ESPERIENZA, "LE CASE DELLA SETA", REALIZZATA IN LAOS. Sarà presente Valentina Sorbi che ne è stata una delle protagoniste.




Valentina Sorbi ha fatto una ricca esperienza in Laos con un progetto di assistenza-lavoro con e per le donne. Si tratta di un progetto, realizzato da due ONLUS e finanziato dalla Banca europea, che ha come obbiettivo l'accoglienza di donne incinte ed il sostegno alla maternità, nel contesto culturale e sociale del Laos.

Tale progetto prevede anche la formazione lavoro e la creazione di laboratori artigianali, "le case della seta", che diano alle donne la possibilità di sostenersi economicamente.

Domenica Valentina ci parlerà di quella realtà, ci mostrerà le immagini fotografiche ed insieme potremo conoscere ed approfondire i vari aspetti e i tanti interrogativi che ne scaturiranno.

                                               

                                                                                            La Comunità dell'Isolotto - Firenze

Torquemada

Messico e fulmini


Su "la Repubblica" del 3 febbraio è stato pubblicata l'intervista sottoriportata di Orazio La Rocca al Cardinale messicano Javier Lozano Barragan, Presidente del Pontificio Consiglio degli operatori sanitari della Santa Sede, carica equivalente al ns. Ministro della salute.

L’esimio cardinale afferma che:

- “Non è certamente questo il momento di alzare il livello delle polemiche”. Benissimo. Poi dichiara che “interrompere alimentazione ed idratazione equivarrebbe ad un abominevole assassinio”. I casi sono due: o il Cardinale si riferisce solamente alle polemiche altrui (che comunque non raggiungono mai il suo livello), oppure ritiene che accusare di assassinio un padre che per amore della figlia vuole rispettarne le volontà, o i medici che ritengono loro dovere applicare le sentenze esecutive della Magistratura, non significhi alzare il livello delle polemiche. Sorge spontanea una domanda: quali altri abominevoli accuse ha in serbo il cardinale Barragan?

- “la posizione della Chiesa in difesa della vita è sempre la stessa”. Il cardinale ha la memoria corta oppure a senso unico. A parte la posizione assunta storicamente dalla Chiesa nei confronti della vita di milioni di persone che non condividevano o mettevano semplicemente in dubbio i comandamenti e i dogmi della Chiesa cattolica, come giustifica il clamore organizzato sulla vicenda di una persona in coma persistente e irreversibile da 17 anni  rispetto al silenzio – o quasi – su casi di torture e di omicidi di massa?

- “la vita è un bene inestimabile di Dio, dal concepimento alla morte naturale”. Ma l’ovulo e lo spermatozoo, prima del concepimento, non sono vita? E cosa si intende per “morte naturale”? E’ “morte naturale” mantenere artificialmente in vita una persona mediante macchinari inventati dall’uomo solo recentemente? E prima di tale invenzione, cosa  intendeva la Chiesa per “morte naturale”?

- “Per la dolorosissima vicenda Englaro non si tratta di accanimento terapeutico”. Ma il cardinale Barragan ha idea di come occorre nutrire Eluana? O crede forse che basti imboccarla quando ha fame e farla bere quando ha sete? E l’introduzione chirurgica di sondini, la somministrazione di preparati appositi confezionati in laboratorio e non in cucina, le terapie necessarie per evitare complicazioni e infezioni, il tutto mediante l’opera di medici ed infermieri, non sono forse “trattamenti sanitari”? E quindi non ricadono – se inutili e se rifiutati – nei casi di “accanimento terapeutico” vietati dalla Costituzione? 

- “La vita è un dono di Dio irrinunciabile”. Sia logico, cardinale Barragan: se è un dono, non solo può essere rifiutato, ma quando è accettato non rientra più nella disponibilità del donatore. A meno che non si tratti di un dono, ma di un "leasing", con patto di riservato dominio.

- “non posso che affidarmi alla misericordia divina, pensando in primo luogo alle persone che soffrono e che non possono difendersi. Come Eluana Englaro”. Non tiri in ballo la misericordia, cardinale Barragan: se davvero crede nella misericordia verso le persone che soffrono e che non possono difendersi, dovrebbe augurarsi che questa disumana, assurda, prolungata tortura di un essere umano, a ciò chiaramente contrario quando poteva intendere e volere, cessi al più presto.

- Infine, anche se il cardinal Barragan non l’ha citato – almeno nell’intervista da lui rilasciata – veniamo alla accusa di “eutanasia” che viene continuamente lanciata nel caso di Eluana Englaro, come se fosse una bestemmia. Premesso che “eutanasia” significa letteralmente “buona morte”, ne deriva che chi è contrario all’eutanasia è favorevole alla “cattiva morte”. Ed infatti, è proprio quello che sostengono i “fautori della vita ad ogni costo” per la povera Eluana e per quanti si trovino nelle sue tragiche condizioni.   

Cordiali saluti

Giampietro Sestini.

 

IL CARD.  BARRAGAN  FERMATE QUELLA MANO ASSASSINA - DI ORAZIO LA ROCCA

da: la Repubblica di martedì 3 febbraio 2009

CITTÀ DEL VATICANO — «Fermate quella mano assassina!». Anatema, misto a dolore e pietas cristiana, per la sorte di Eluana Englaro, da un cardinale di Santa Romana Chiesa. Lo lancia, con toni fermi e decisi, il messicano Javier Lozano Barragan, presidente del Pontificio consiglio per gli operatori sanitari, carica equivalente a ministro della Salute della Santa Sede. Appena - ieri sera - si è diffusa la notizia del trasferimento da Lecco a Udine della donna che da 17 anni vive in stato vegetativo permanente, il porporato è uscito allo scoperto con un vero e proprio altolà a chi, nella casa di riposo di Udine dove è stata portata Eluana, che «interromperle alimentazione ed idratazione equivarrebbe ad un abominevole assassinio e la Chiesa lo griderà sempre ad alta voce».

Cardinale Lozano Barragan, ma c’è una sentenza della Cassazione che autorizza i sanitari a bloccare l’alimentazione forzata alla ragazza.

«Con tutto il rispetto per le sentenze, la posizione della Chiesa in difesa della vita è sempre la stessa. E non può certamente cambiare in seguito ad un pronunciamento dei giudici. Non solo nei confronti di Eluana Englaro, ma in ogni caso in cui si tratta di salvaguardare quel bene inestimabile di Dio che è la vita, dal primo concepimento fino alla conclusione naturale».

Lei, quindi, esclude che si possa interrompere la somministrazione forzata di cibo e acqua per una persona da anni costretta a stare a letto in stato vegetativo permanente senza nessuna prospettiva di miglioramento?

«Per la dolorosissima vicenda Englaro non si tratta di accanimento terapeutico perché i sanitari non provvederanno ad interrompere le terapie. Ripeto, togliere ad una persona cibo ed acqua significa una cosa sola, ucciderla deliberatamente. E la Chiesa e tutte le persone di buona volontà non potranno mai accettarlo».

Comunque, alla casa di riposo di Udine il destino di Eluana potrebbe andare incontro a quella svolta per la quale si è tanto battuto il padre. In momenti così drammatici, lei come pastore della Chiesa cosa si sente di dire?

«Non è certamente questo il momento di alzare il livello delle polemiche. Ma, come uomo di Chiesa, mi sento solo di ricordare che c’è un preciso comandamento biblico, il quinto del Decalogo dettato da Dio, che dice “Non uccidere”. Per cui, se la sorte di Eluana sarà segnata tragicamente dal blocco dell’alimentazione, significa che si tratterà di un assassinio. Non vedo come si possa definire diversamente la decisione di non far mangiare più una persona».

Ma Beppino Englaro, il papà di Eluana, ha sempre detto che lui intende rispettare, in coscienza, la volontà della figlia che prima dell’incidente stradale di 17 anni fa più volte gli avrebbe confidato che non avrebbe voluto vivere attaccata alle macchine...

«No, non voglio assolutamente rispondere a questa domanda, perché il signor Englaro è già tanto arrabbiato con me. Lo ha detto tante volte in passato quando ho spiegato la posizione della Chiesa su queste problematiche, riferendomi, non solo al caso della signorina Eluana, ma a tutti i casi in cui occorre salvaguardare il rispetto della vita, anche quella delle persone più deboli ed indifese. Ma con dolore vedo che stiamo andando sempre più verso una cultura di morte».

Se Eluana si spegnerà per mancanza di cibo, la Chiesa si sentirà sconfitta?

«Saremmo sconfitti tutti se ad Udine si andrà verso questo tragico epilogo. Ma, prima di tutto, ad essere sconfitto sarebbe il rispetto della vita umana. La Chiesa, pur nel dolore, continuerà a pregare, a proclamare la difesa della vita perché dono di Dio irrinunciabile e a proporre - non a imporre - la sua dottrina di vita. I sanitari di Udine applicheranno la sentenza dei giudici di Milano? Fino all’ultimo momento mi augurerò che ciò non accada. Per il resto, come cristiano, non posso che affidarmi alla misericordia divina, pensando in primo luogo alle persone che soffrono e che non possono difendersi. Come Eluana Englaro».

 


***************************************************LiberaUscitaAssociazione nazionale laica e apartitica per la legalizzazione del testamento biologicoe la depenalizzazione dell'eutanasia Via Genova, 24 - 00184 Romaapertura sede: lun-merc-ven. ore 8:30 - 10:30tel e fax: 0647823807sito web: www.liberauscita.it email: info@liberauscita.it

Torquemada

Messico e fulmini


Su "la Repubblica" del 3 febbraio è stato pubblicata l'intervista sottoriportata di Orazio La Rocca al Cardinale messicano Javier Lozano Barragan, Presidente del Pontificio Consiglio degli operatori sanitari della Santa Sede, carica equivalente al ns. Ministro della salute.

L’esimio cardinale afferma che:

- “Non è certamente questo il momento di alzare il livello delle polemiche”. Benissimo. Poi dichiara che “interrompere alimentazione ed idratazione equivarrebbe ad un abominevole assassinio”. I casi sono due: o il Cardinale si riferisce solamente alle polemiche altrui (che comunque non raggiungono mai il suo livello), oppure ritiene che accusare di assassinio un padre che per amore della figlia vuole rispettarne le volontà, o i medici che ritengono loro dovere applicare le sentenze esecutive della Magistratura, non significhi alzare il livello delle polemiche. Sorge spontanea una domanda: quali altri abominevoli accuse ha in serbo il cardinale Barragan?

- “la posizione della Chiesa in difesa della vita è sempre la stessa”. Il cardinale ha la memoria corta oppure a senso unico. A parte la posizione assunta storicamente dalla Chiesa nei confronti della vita di milioni di persone che non condividevano o mettevano semplicemente in dubbio i comandamenti e i dogmi della Chiesa cattolica, come giustifica il clamore organizzato sulla vicenda di una persona in coma persistente e irreversibile da 17 anni  rispetto al silenzio – o quasi – su casi di torture e di omicidi di massa?

- “la vita è un bene inestimabile di Dio, dal concepimento alla morte naturale”. Ma l’ovulo e lo spermatozoo, prima del concepimento, non sono vita? E cosa si intende per “morte naturale”? E’ “morte naturale” mantenere artificialmente in vita una persona mediante macchinari inventati dall’uomo solo recentemente? E prima di tale invenzione, cosa  intendeva la Chiesa per “morte naturale”?

- “Per la dolorosissima vicenda Englaro non si tratta di accanimento terapeutico”. Ma il cardinale Barragan ha idea di come occorre nutrire Eluana? O crede forse che basti imboccarla quando ha fame e farla bere quando ha sete? E l’introduzione chirurgica di sondini, la somministrazione di preparati appositi confezionati in laboratorio e non in cucina, le terapie necessarie per evitare complicazioni e infezioni, il tutto mediante l’opera di medici ed infermieri, non sono forse “trattamenti sanitari”? E quindi non ricadono – se inutili e se rifiutati – nei casi di “accanimento terapeutico” vietati dalla Costituzione? 

- “La vita è un dono di Dio irrinunciabile”. Sia logico, cardinale Barragan: se è un dono, non solo può essere rifiutato, ma quando è accettato non rientra più nella disponibilità del donatore. A meno che non si tratti di un dono, ma di un "leasing", con patto di riservato dominio.

- “non posso che affidarmi alla misericordia divina, pensando in primo luogo alle persone che soffrono e che non possono difendersi. Come Eluana Englaro”. Non tiri in ballo la misericordia, cardinale Barragan: se davvero crede nella misericordia verso le persone che soffrono e che non possono difendersi, dovrebbe augurarsi che questa disumana, assurda, prolungata tortura di un essere umano, a ciò chiaramente contrario quando poteva intendere e volere, cessi al più presto.

- Infine, anche se il cardinal Barragan non l’ha citato – almeno nell’intervista da lui rilasciata – veniamo alla accusa di “eutanasia” che viene continuamente lanciata nel caso di Eluana Englaro, come se fosse una bestemmia. Premesso che “eutanasia” significa letteralmente “buona morte”, ne deriva che chi è contrario all’eutanasia è favorevole alla “cattiva morte”. Ed infatti, è proprio quello che sostengono i “fautori della vita ad ogni costo” per la povera Eluana e per quanti si trovino nelle sue tragiche condizioni.   

Cordiali saluti

Giampietro Sestini.

 

IL CARD.  BARRAGAN  FERMATE QUELLA MANO ASSASSINA - DI ORAZIO LA ROCCA

da: la Repubblica di martedì 3 febbraio 2009

CITTÀ DEL VATICANO — «Fermate quella mano assassina!». Anatema, misto a dolore e pietas cristiana, per la sorte di Eluana Englaro, da un cardinale di Santa Romana Chiesa. Lo lancia, con toni fermi e decisi, il messicano Javier Lozano Barragan, presidente del Pontificio consiglio per gli operatori sanitari, carica equivalente a ministro della Salute della Santa Sede. Appena - ieri sera - si è diffusa la notizia del trasferimento da Lecco a Udine della donna che da 17 anni vive in stato vegetativo permanente, il porporato è uscito allo scoperto con un vero e proprio altolà a chi, nella casa di riposo di Udine dove è stata portata Eluana, che «interromperle alimentazione ed idratazione equivarrebbe ad un abominevole assassinio e la Chiesa lo griderà sempre ad alta voce».

Cardinale Lozano Barragan, ma c’è una sentenza della Cassazione che autorizza i sanitari a bloccare l’alimentazione forzata alla ragazza.

«Con tutto il rispetto per le sentenze, la posizione della Chiesa in difesa della vita è sempre la stessa. E non può certamente cambiare in seguito ad un pronunciamento dei giudici. Non solo nei confronti di Eluana Englaro, ma in ogni caso in cui si tratta di salvaguardare quel bene inestimabile di Dio che è la vita, dal primo concepimento fino alla conclusione naturale».

Lei, quindi, esclude che si possa interrompere la somministrazione forzata di cibo e acqua per una persona da anni costretta a stare a letto in stato vegetativo permanente senza nessuna prospettiva di miglioramento?

«Per la dolorosissima vicenda Englaro non si tratta di accanimento terapeutico perché i sanitari non provvederanno ad interrompere le terapie. Ripeto, togliere ad una persona cibo ed acqua significa una cosa sola, ucciderla deliberatamente. E la Chiesa e tutte le persone di buona volontà non potranno mai accettarlo».

Comunque, alla casa di riposo di Udine il destino di Eluana potrebbe andare incontro a quella svolta per la quale si è tanto battuto il padre. In momenti così drammatici, lei come pastore della Chiesa cosa si sente di dire?

«Non è certamente questo il momento di alzare il livello delle polemiche. Ma, come uomo di Chiesa, mi sento solo di ricordare che c’è un preciso comandamento biblico, il quinto del Decalogo dettato da Dio, che dice “Non uccidere”. Per cui, se la sorte di Eluana sarà segnata tragicamente dal blocco dell’alimentazione, significa che si tratterà di un assassinio. Non vedo come si possa definire diversamente la decisione di non far mangiare più una persona».

Ma Beppino Englaro, il papà di Eluana, ha sempre detto che lui intende rispettare, in coscienza, la volontà della figlia che prima dell’incidente stradale di 17 anni fa più volte gli avrebbe confidato che non avrebbe voluto vivere attaccata alle macchine...

«No, non voglio assolutamente rispondere a questa domanda, perché il signor Englaro è già tanto arrabbiato con me. Lo ha detto tante volte in passato quando ho spiegato la posizione della Chiesa su queste problematiche, riferendomi, non solo al caso della signorina Eluana, ma a tutti i casi in cui occorre salvaguardare il rispetto della vita, anche quella delle persone più deboli ed indifese. Ma con dolore vedo che stiamo andando sempre più verso una cultura di morte».

Se Eluana si spegnerà per mancanza di cibo, la Chiesa si sentirà sconfitta?

«Saremmo sconfitti tutti se ad Udine si andrà verso questo tragico epilogo. Ma, prima di tutto, ad essere sconfitto sarebbe il rispetto della vita umana. La Chiesa, pur nel dolore, continuerà a pregare, a proclamare la difesa della vita perché dono di Dio irrinunciabile e a proporre - non a imporre - la sua dottrina di vita. I sanitari di Udine applicheranno la sentenza dei giudici di Milano? Fino all’ultimo momento mi augurerò che ciò non accada. Per il resto, come cristiano, non posso che affidarmi alla misericordia divina, pensando in primo luogo alle persone che soffrono e che non possono difendersi. Come Eluana Englaro».

 


***************************************************LiberaUscitaAssociazione nazionale laica e apartitica per la legalizzazione del testamento biologicoe la depenalizzazione dell'eutanasia Via Genova, 24 - 00184 Romaapertura sede: lun-merc-ven. ore 8:30 - 10:30tel e fax: 0647823807sito web: www.liberauscita.it email: info@liberauscita.it

venerdì 30 gennaio 2009

La religione civile che manca all’Italia

Il teologo Vito Mancuso


denuncia, a Le Storie - Diario Italiano, i mali che affliggono la società del nostro Paese.








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