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lunedì 28 maggio 2012

La protezione civile



Comunità dell’Isolotto – Firenze, Domenica 13 Maggio 2012
 (Elena, Gian Paolo, Giulia,  Maria,  Roberto, Sergio)
Letture bibliche:
 Isaia 1, 1-9; 3, 13-26; 5, 1-7; 24, 1-3.

La protezione civile 
Aspetti essenziali relativi all'organizzazione e alle capacità di intervento della protezione civile dal livello nazionale a quello fiorentino: presentazione da parte dei volontari Maria Letizia De Angelis e Guido Pazzi,     che hanno ruoli di responsabilità nelle associazioni ANPAS.

Sommario
Aspetti essenziali della Protezione Civile ................................................................................................................ 1
Finalità ................................................................................................................................................................. 1
Enti, Gruppi e Istituzioni che formano la Protezione Civile Nazionale in Italia ................................................... 1
La PC nella storia e nella Normativa (cenni) ........................................................................................................ 2
La Normativa Principale in tema di Protezione Civile ......................................................................................... 3
Dalla struttura della Protezione Civile Nazionale all’ A.N.P.AS ........................................................................... 4
Le Attività di Protezione Civile ............................................................................................................................. 5
Organizzazione delle Attività di Protezione Civile…………………………………………………………………………………………..5
L’organizzazione di ANPAS in Colonne ................................................................................................................ 6
Il Rischio ............................................................................................................................................................... 6
Le Aree nel Sistema di PC .................................................................................................................................... 7
Il servizio di Piena ................................................................................................................................................ 7
Fasi dell’emergenza ............................................................................................................................................. 8
Il nostro intervento a l’Aquila .............................................................................................................................. 8

Aspetti essenziali dellla Protezione Civile
Finalità
La Protezione Civile è un’organizzazione Nazionale che, a livello Nazionale ed Internazionale, si occupa di tutelare:
l’integrità della vita, i beni, gli insediamenti e l’ambiente

dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, da catastrofi e da altri eventi calamitosi:

Enti, Gruppi e Istituzioni che formano la Protezione Civile Nazionale in Italia


a. il corpo dei vigili del fuoco



b. le forze armate

c. le forze di polizia

d. il corpo forestale dello Stato

e. i servizi tecnici nazionali

f. i gruppi nazionali di ricerca scientifica

g. la Croce rossa italiana

h. le strutture del servizio sanitario nazionale

i. le oganizzazioni di volontariato

j. il corpo nazionale soccorso alpino


A.N.P.AS  (Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze)
Misericordie
Altri

La PC nella storia e nella Normativa (cenni)


1908. Terremoto di Messina

1926 Disposizioni di carattere generale 

Coordinamento affidato al Ministero dei Lavori Pubblici e al Prefetto


1961 Il coordinamento dei soccorsi passa al Ministro degli Interni



1968. Terremoto del Belice

1970 Legge n.996 “Norme sul soccorso e l’assistenza alle popolazioni colpite da calamità”. competenti per l’emergenza sono:

Ministero dell’Interno con il Direttore Generale della Protezione Civile

il Commissario Straordinario alla Protezione Civile

il Commissario del Governo nella Regione

il Prefetto

il Sindaco

1976. Terremoto del Friuli

1980. Terremoto in Irpinia

1981 D.P.R. 66/81 - regolamento di attuazione della sopracitata legge 996/70



1982 O.M. (2 ottobre)

istituzione presso i Provveditorati agli Studi dell’Ufficio per i problemi di Protezione Civile


1982 Legge 23 dicembre

affida istituzionalmente i poteri straordinari al Ministro per il coordinamento della Protezione Civile

1986 Legge n° 349 

Istituzione del Ministero dell’Ambiente


1988 Legge n° 400

Istituzione del Dipartimento della Protezione Civile presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri

1988 DPR n° 175 del 17 maggio 1988

“Attuazione della direttiva CEE n° 501 del 24 giugno 1982 - SEVESO - relativa ai rischi di incidenti rilevanti connessi con determinate attività industriali 

1990 Legge n° 142 -  nuovo ordinamento delle autonomie locali 



1992 Legge 225

“Istituzione del Servizio Nazionale della Protezione Civile”


1997 Legge n° 59 (Bassanini)

 “Istituzione del Servizio Nazionale della Protezione Civile”


2001 Legge n° 194 – Att.9 Art.10

“Regolamento volontariato di PC”
[…]

2002. Terremoto del Molise

2009. Terremoto a L’Aquila (2300  volontari ANPAS –  presenti fino al Dicembre 2009)

[…]

2010. Neve a Firenze

2011. Esondazioni Aulla e Genova

2012. Concordia


La Normativa Principale in tema di Protezione Civile

Legge 24 febbraio 1992, n. 225 

Istituisce e regolamenta il Servizio Nazionale della Protezione Civile (SNPC). Definisce (Art. 11 il volontariato elemento fondamentale della PC)


D.L. 31 marzo 1998, n. 112 – (Attuaz. L59/97 - Decreto Bassanini)

(estratto) Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capoverso I della legge 15 marzo 1997, n. 59


D.P.R. 8/2/2001, n.194

Regolamento recante nuova disciplina della partecipazione delle organizzazioni di volontariato alle attività di protezione civile.

Contiene gli Art. 9 e Art. 10



Ø Art. 9. Disciplina relativa all’impiego delle organizzazioni di volontariato nelle attività di pianificazione, soccorso, simulazione, emergenza e formazione teorico-pratica

a. il mantenimento del posto di lavoro pubblico o privato;

b. il mantenimento del trattamento economico e previdenziale da parte del datore di lavoro pubblico o privato;

c. la copertura assicurativa secondo le modalità previste dall’articolo 4 della legge 11 agosto 1991, n. 266, e successivi decreti ministeriali di attuazione.



Ø Art. 10. Rimborso alle organizzazioni di volontariato delle spese sostenute nelle attività di soccorso, simulazione, emergenza e formazione teorico-pratica

a. reintegro di attrezzature e mezzi perduti o danneggiati nello svolgimento di attività autorizzate con esclusione dei casi di dolo o colpa grave;

b. altre necessità che possono sopravvenire, comunque connesse alle attività e agli interventi autorizzati



DLgs 81 – 9 Aprile 2008

Derivato dalla legge 626, estende l’applicabilità della normativa sulla “sicurezza sul lavoro” anche al volontariato e ne inasprisce i termini. 



Il volontario, pur non percependo alcuna remunerazione per il servizio svolto, viene equiparato ad un lavoratore.

In tal senso a 12 Gennaio 2012 è stato emanato il decreto attuativo, pubblicato poi il 6 Aprile sulla GU. 

Da sempre il volontariato è attento alla sicurezza durante i servizi e all’utilizzo dei DPI; questo Decreto crea però una nuova prospettiva per che potrebbe portare anche a spese e responsabilità che difficilmente potranno essere sostenute in toto dalle associazioni.


Il Regolamento A.N.P.AS. Nazionale

Definisce gli organi di gestione ed operativi interni ad A.N.P.AS. e ne stabilisce ruoli e compiti

Regolamenta l’iscrizione e l’eventuale revoca/espulsione delle Associazioni alle attivita di PC nell’ambito di A.N.P.AS.

Determina i requisiti organizzativi: Criteri di allertamento, definizione delle figure di Comando, gestione documentazione


Dalla struttura della Protezione Civile Nazionale all’ A.N.P.AS






Le Attività di Protezione Civile


Organizzazione delle Attività di Protezione Civile
Con la nuova normativa i vari gruppi/enti non sono più chiamati a prestare la loro opera ovunque sul territorio nazionale/internazionale ma vengono attivati su base “locale” in funzione del tipo di evento.
Tipologie di Eventi
Eventi in ambito Comunale
Le attività sono gestite dal  Resp. di PC del Comune (Sindaco o suo delegato) , direttamente o attraverso il referente di articolazione.
Eventi in ambito Provinciale/Regionale
Le attività di PC sono gestite dal Comitato Operativo di PC della Provincia/Regione attraverso il referente di articolazione.
Eventi in ambito Nazionale/Internazionale
Le attività sono gestite dal Dipartimento Nazionale di PC attreverso il referente di articolazione.
L’organizzazione di ANPAS in Colonne
Per consentire una efficienza maggiore nella gestione degli Eventi Calamitosi, recentemente la PC si è riorganizzata secondo il concetto di Colonne di intervento.
Si definisce Colonna una struttura mobile composta da uomini e mezzi
Per interventi in ambito Comunale intervengono una o più squadre delle Associazioni operanti sul Comune.
Per interventi in ambito Provinciale intervengono una o più squadre delle Associazioni operanti sulla Provincia
Per interventi in ambito Regionale intervengono una o più squadre delle Associazioni operanti nella Regione e che appartengono alle zone limitrofe all’area di intervento (a meno di particolari esigenze). 
Per interventi in ambito Nazionale e Internazionale si attiva la Colonna Nazionale, costituita da aliquote delle Colonne Regionali.
Il Rischio
RISCHIO =  pericolosità x danno atteso

RISCHIO = rischio di un Evento
Pericolosità = probabilità di accadimento di un evento di piena di una certa entità
                       (es. quantità precipitazioni, manutenzione argini) 
Danno atteso = inteso come perdita di vite umane o di beni economici pubblici e   privati 
                         (es. densità popolazione)
Rischi sul comune di Firenze
Rischio Idraulico
Rischio Frana
Rischio Sismico

Le Aree nel Sistema di PC

aree di attesa:  luoghi  dove  sarà   garantita   la   prima assistenza alla popolazione nei primi istanti successivi all’ evento     calamitoso     oppure     successivi     alla segnalazione  della  fase  di  allertamento. 
aree di ammassamento:  aree dove far affluire i materiali, i  mezzi   e   le  persone  necessarie   alle   operazioni  di soccorso; 
aree di ricovero:  spazi in  grado  di  accogliere  strutture ricettive per garantire assistenza e ricovero a coloro che hanno dovuto abbandonare la propria abitazione;
 


Il servizio di Piena
IL SERVIZIO DI PIENA def.
Sono tutte quelle attività quotidiane di prevenzione, di controllo e di manutenzione delle Opere Idrauliche esistenti; nonché tutte quelle attività legate alla progettazione e alla esecuzione di nuove opere necessarie per la difesa idraulica, finalizzate alla salvaguardia della pubblica incolumità 
L’ORDINAMENTO DI PIENA def.
E’ il Piano di Difesa Fluviale per i Tronchi di Custodia e i Tronchi di Guardia 
IL SERVIZIO DI GUARDIA IN TEMPO DI PIENA def.
Sono tutte quelle attività di vigilanza e di guardia alle Opere Idrauliche finalizzate al contenimento delle acque di piena all’interno delle difese artificiali, con l’eventuale ausilio di lavori di pronto intervento finalizzati alla tutela ed integrità delle opere stesse; in caso di esondazione ci si prefigge il compito di ricondurre più velocemente possibile le acque all’interno dell’alveo e si concorre a dare soccorso alla popolazione 


Fasi dell’emergenza


Il nostro intervento a l’Aquila
 • Un PMA (Posto Medico Avanzato)
• 2 Tensostrutture, una per la mensa e una sala televisione/svago
• Struttura prima infanzia
• Tenda con aule per scuole primo e secondo grado
• Tenda per la chiesa (in seguito viene montata anche una tenda per la moschea)
• Servizio di supporto psicologico (APE – Associazione Psicologi dell’Emergenza)
• Studio Odontoiatrico all’interno di un container
• Tenda dell’associazione “Save the Children”
• Tenda con ufficio comunale
• Camper che funge da postazione mobile delle Poste (con due operatori)
• Container con sportello bancomat, più bancomat mobile all’esterno a giorni fissi
• Tensostruttura Biblioteca, sala lettura, sala computer, internet point
• Magazzino per la gestione del campo (tende, reti, coperte, lenzuola, ecc., materiale vario)
• Ambulatori medici di base e specialisti (all’esterno del campo)
• Magazzino di materiale di prima necessità, proveniente dalle donazioni (gestito da civili).
• Mensa 5,30-22, preparazione colazione, cestino per chi si reca al lavoro e non rientra a mezzogiorno, bimbi/ragazzi che escono per andare a scuola, preparazione pasti, lavaggio verdura, vassoi, pentole e quant’altro. I cibi distribuiti sono freschi, e gli ospiti vengono serviti ai tavoli dai volontari.
• Presidio dell’ingresso pedonale/carraio, turnazione di 7 ore
• Postazione P.M.A. coperta da turni, ma con volontari sempre reperibili per più ambulanze.
• Elettricista, idraulico dalle 8 alle 20 con reperibilità notturna
• Segreterie (popolazione, volontari, P.M.A) e magazziniere dalle 8 alle 20
• Pulizia bagni, pulizia campo, trasporto rifiuti (previsti 4 passaggi al giorno dalle 8 alle 22).
• Personale logistico per acquisto alimentari e materiali con orari apertura negozi.



venerdì 25 maggio 2012

Costruire solidarietà per una società a misura degli ultimi/e



Religione e politica -  costruire solidarietà per una società a misura degli ultimi/e
Claudia Dauru
Relazione sul laboratorio coordinato dalla Comunità dell’Isolotto al 33° Incontro nazionale delle Cdb

Religione e politica -  costruire solidarietà per una società a misura degli ultimi/e

Claudia Dauru
Relazione sul laboratorio coordinato dalla Comunità dell’Isolotto al 33° Incontro nazionale delle Cdb

Prime impressioni
Al nostro laboratorio  almeno inizialmente erano iscritte poche persone. La preferenza dei presenti è andata al laboratorio sul tema della paura: come non condividere tale scelta, anche noi  se non avessimo preso l’impegno di animare questo laboratorio, avremmo  forse scelto di confrontarci su questo tema. Così, lì per lì, abbiamo pensato “deve essere un segno dei tempi … la religione, la politica non animano più molto… il nuovo fronte della liberazione passa per la liberazione dalle paure”!
Poi comunque al nostro laboratorio hanno partecipato circa 20 persone, di molte diverse provenienze, sia geografiche che culturali: alcune delle quali venivano da esperienze parrocchiali di cui non  erano soddisfatte: la loro presenza, il loro punto di vista, le  domande, lo stupore sono stati a nostro avviso di grande stimolo. La discussione ha seguito tre filoni:
  1. religione/i e solidarietà
  2. politica e solidarietà
  3. una esperienza di solidarietà
La discussione è stata partecipata e vivace e ci ha portati/e su terreni inaspettati ed interessanti. Facciamo questo resoconto molto parziale seguendo la traccia lasciata da alcune parole che ci sono rimaste impresse.
Felicità, ricchezza e solidarietà
Il giovane ricco del Vangelo di Matteo è inquieto, cerca un senso alla propria vita ma non riesce a trovarlo. La via indicata nel Vangelo è “vendere quello che si ha e darlo ai poveri”: è capovolgere la mentalità dominante di quel tempo e di oggi, che mette al centro la ricchezza e chi la detiene, per mettere al centro i poveri, gli esclusi, gli ultimi, gli scartati, e tutto un nuovo modo di costruire le relazioni, la società, la politica. La via che propone il Vangelo per dare senso e pienezza alla vita è la condivisione, la solidarietà che supera tutti gli interessi personali e che guarda più al bene comune che al proprio beneficio; è liberarsi dall’imperio del possesso e della proprietà privata; è riconoscersi tutti uguali nei bisogni e nei diritti. Il giovane ricco non se la sente di capovolgere i valori a cui è stato abituato, di abbandonare la sicurezza del proprio stato economico, e si allontana tristemente. La ricchezza è un grande enorme ostacolo per raggiungere un vita più felice. La solidarietà è invece una buona strada.

Felicità, religione, solidarietà
Il giovane ricco è inquieto perché cerca ma non riesce a trovare un senso alla vita che gli dia pienezza e felicità. Segue già la religione, i comandamenti, tutte le leggi ma si sente ugualmente inappagato; il rispetto di tutte le regole religiose non gli riempie il cuore. Il vangelo di Matteo dunque dice che la religione non dà la felicità. La via per la felicità indicata nel Vangelo è la solidarietà, è “vendere quello che si ha e darlo ai poveri”; è condividere con gli altri i beni, il pane, il lavoro, il cammino, le preoccupazioni, le lotte, le gioie e la vita.

Felicità, libertà, esclusione e solidarietà
Il vescovo Jacques Gaillot diceva: “…Non è possibile essere liberi senza gli esclusi. Non ce la caviamo senza di loro. Se essi sono perdenti, noi saremo perdenti con loro. Non ce la caviamo se non insieme. La solidarietà è l’avvenire. La solidarietà non ha frontiere. E come potremmo essere felici senza gli altri, senza quelli che sono esclusi dalla felicità?..”Ma, attenzione, quale solidarietà? Gaillot nella riflessione sulla quale ci siamo soffermati a lungo dice: “Quando si aiutano gli esclusi tutti sono d’accordo, tutti trovano che sia giusto…Ma quando si fa in modo che gli esclusi diventino responsabili, che si mettano in piedi, che siano partecipi, che siano coscienti dei loro diritti, allora questo diventa pericoloso. E il potere è diffidente verso di loro. Quando gli esclusi prendono loro stessi la parola, senza bisogno di portavoce, siccome hanno questa libertà, diventano pericolosi…. Ugualmente si diventa liberi solo aiutando gli altri, gli esclusi, a diventarlo”.

Credenti
Questa parola la incontriamo nel titolo di questo  XXXIII convegno delle Cdb: “Donne e uomini credenti per una cittadinanza consapevole”. Abbiamo pensato fosse bene riflettere sulla parola “credente”, sul significato che viene attribuito da noi e dagli altri e sugli equivoci, sulle ambiguità che suscita.
Qualcuno ha fatto rilevare che per buona parte delle persone che si incontrano nel lavoro, nella strada, nella vita, la parola “credente” è sinonimo di “praticante” che segue in modo acritico le indicazioni e i dogmi della gerarchia ecclesiastica e del Vaticano. Ovviamente questa interpretazione della parola credente non solo non ci descrive ma la sentiamo, ed effettivamente è, un vero ostacolo, una forma violenta di separazione tra una persona e un’altra, una separazione che impedisce la costruzione di una società a misura degli ultimi, da realizzarsi con tutte le donne e gli uomini che la desiderano.
Ma la nostra posizione di donne e uomini delle CdB è una posizione scomoda. La parola “credente” , per il percorso di liberazione e di ricerca realizzato in tanti anni, ha per noi altri significati. Ci siamo liberati dall’immagine del dio giudice, autoritario, misogino ed anche della figura mitica di Gesù di Nazareth e questo ci ha permesso di sentirci ancor meglio ancorati al messaggio evangelico di ricerca e di annunzio della buona novella e di accogliere contenuti ed   ispirazioni da altre esperienze di partnership presenti in altre culture. Abbiamo sviluppato nella pratica una teologia e una liturgia  essenziale, leggera ma non meno profonda ed autentica, nella quale ognuno ha diritto di parola ed è la comunità che celebra l’eucarestia, la condivisione del pane, del vino, della vita. Tutto questo e molto altro è il significato che diamo, che possiamo dare alla parola “credente”, e che descrive la nostra identità di donne e uomini delle CdB.

Politica e solidarietà: da dove veniamo?
Le Comunità di Base vengono da una lunga esperienza in cui hanno potuto intrecciare il messaggio profondo di liberazione e di annuncio della buona novella del Vangelo, con la cultura, le istanze e le lotte del mondo operaio e della classe lavoratrice e con le esigenze di trasformazione della società del movimento studentesco che, negli anni sessanta, irrompeva per la prima volta nella sfera pubblica. Questa esperienza è stata particolarmente feconda e innovatrice, ha rinnovato profondamente la società e ha tentato di rinnovare anche la Chiesa; certamente ha rinnovato il nostro modo di essere persone “credenti”, e ha testimoniato l’esistenza di un altro modo di essere Chiesa; e ha dato concretezza e respiro al nostro modo di essere lavoratori a fianco delle lotte dei lavoratori.
E’ stata un’esperienza particolarmente felice anche perché è stata un percorso di liberazione dai miti della religione concepita come struttura di potere e fondata sui metodi dell’autoritarismo, ma anche perché è stata attenta a non sostituire alcuni miti con altri miti, né religiosi, né politici, né di nessun tipo.
Siamo stati solidali con i lavoratori nell’accezione dell’essere “compagni” (cum-panis), abbiamo mangiato insieme lo stesso pane, siamo stati lavoratori tra i lavoratori.

Politica e solidarietà: e oggi dove andiamo?
Nel corso della discussione, dopo la rilettura – ci sembra di poter dire condivisa – di questo nostro passato, ci siamo chiesti/e : e ora, e oggi dove andiamo?, con chi pensiamo si possa camminare?”.Sono emersi alcuni spunti.
  • Oggi il mondo ci appare minacciato da una crisi economica determinata da quei poteri forti e senza volto che vogliono cancellare il lavoro e i lavoratori, che spingono i lavoratori, siano essi i poveri del mondo che bussano alle nostre porte o i nostri giovani cui viene dato tutto ma non la possibilità di un lavoro che dia loro dignità e futuro, in condizione di sempre meno diritti e speranze. Oggi il mondo continua ad essere divorato da una avidità – intrinseca con questo modello economico – che  devasta la nostra madre natura e metterà sempre più i popoli gli uni contro gli altri per l’acqua, la terra coltivabile, le risorse.
  • Ma oggi dove vediamo soffiare il vento della buona novella del Vangelo? come e con chi vogliamo intrecciare la nostra cultura, la nostra esperienza, con chi vogliamo e possiamo camminare … per una cittadinanza consapevole e responsabile, che dia futuro e dignità ad ogni donna, uomo e creatura vivente a partire da quelle più minacciate?
  • La cultura della resistenza, della partecipazione, dell’assunzione di responsabilità, del rispetto della costituzione, della democrazia, per dove passano oggi? E’ possibile governare le trasformazioni coniugando le diversità individuali, sociali, politiche, culturali, economiche, ideali, emotive, di genere…? Come? Quali strade percorrere? Come coniugare identità , singole aree di libero impegno, e coordinamento di sintesi operative che permettano di gestire in modo equilibrato proposte e proteste e che evitino la deriva dei conflitti, delle repressioni, delle emarginazioni?
Non ci sembra di aver trovato risposte a queste molte domande, vi è stato almeno in me un velo di disappunto per non aver trovato risposte, ma abbiamo ragionato a lungo, con calma, con piacere. E questo è già un valore importante.

Un’esperienza di solidarietà: il fondo essere
Abbiamo infine socializzato l’esperienza del fondo essere nata nel  2002 nel Quartiere 4 a Firenze perché la condivisione delle esperienze è sempre molto significativa, ma anche perché quest’esperienza si pone l’obiettivo della concreta costruzione di una “comunità solidale”.
Il fondo essere svolge un’ attività di solidarietà finanziaria e di microcredito attraverso “prestiti” a favore di persone e famiglie con problemi economici contingenti che vivono o lavorano nel quartiere. La gestione del fondo è realizzata da 25 associazioni diverse per orientamento culturale, politico o religioso, che operano nel quartiere, e con alcuni volontari svolgono per il fondo varie attività. Il Fondo Essere inoltre ha l’appoggio del Consiglio di Quartiere e collabora con i Servizi Sociali Territoriali del Comune.
In 10 anni di attività sono stati erogati circa 350 “prestiti di solidarietà” per un totale di circa 495.000 euro, sostenendo così persone in difficoltà a pagare l’affitto, le bollette o a far fronte a spese condominiali impreviste, persone in difficoltà per ragioni di salute o disabilità, persone che volevano avviare qualche piccola attività lavorativa, persone che dovevano far fronte a debiti contratti per l’incapacità di gestire incauti “acquisti a rate”.  I “prestiti di solidarietà” sono dunque dati a persone che se sostenute, hanno le capacità di riprendersi e l’azione del fondo essere è dunque mirata ad impedire che queste persone scivolino nella povertà e nell’impossibilità di riemergere e superare le difficoltà.
Coloro che si rivolgono al fondo essere sono in genere persone cosiddette “non bancabili” cioè che non hanno la possibilità di accedere al credito bancario perché non possono offrire garanzie. Il fondo essere non richiede né garanzie né alcun tasso di interesse, chiede però l’impegno morale di restituire il prestito ricevuto, con modalità e tempi flessibili che possono essere concordati, perché la restituzione è la forma che la persona ha a disposizione per dare a sé stessa dignità, per sentirsi parte di una comunità solidale, per aiutare a sua volta altre persone in difficoltà. La scommessa del fondo essere è educare tutti alla solidarietà invitando chi ha qualcosa in più a metterlo a disposizione di chi oggi non ha il sufficiente e invitando chi oggi è aiutato, a restituire il prestito ricevuto per aiutare a propria volta altre persone e sentirsi così partecipe a tutti gli effetti alla costruzione di una comunità solidale.


1 commento

  • Beppe Pavan
    venerdì, 25 maggio 2012 a 10:20 (UTC 2)


    grazie. finalmente leggo anche del laboratorio vostro… mi sembra particolarmente stimolante la riflessione su cosa significa essere credenti. la nostra storia è contingente, come tutte le storie, e chi verrà dopo costruirà la propria. a noi spetta la responsabilità di vivere da credenti qui e ora, senza preoccuparci per il futuro, che collaboriamo a costruire seminando il nostro piccolo seme.
    Beppe Pavan – cdb Pinerolo


Comunità dell'Isolotto
una lettera indirizzata al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
per chiedere che non si festeggi la Festa della Repubblica del 2 giugno con parate militari, e sfilate di armi e simili: ma con i lavoratori, gli studenti, gli insegnanti, i pensionati, coloro che cercano lavoro, le madri e i padri delle nostre giovani generazioni, i ragazzi del servizio civile.

Chiunque voglia inviarne una uguale o simile, anche a titolo personale può farlo.
L'indirizzo è: presidenza.repubblica@quirinale.it
Nella mail deve essere indicato chiaramente il proprio nome, cognome oltre all'indirizzo postale tradizionale e deve essere inserito il testo della lettera (non è possibile inviare allegati). 
In alternativa: l'indirizzo postale tradizionale è:
Palazzo del Quirinale, 00187 Roma.

Al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano,
Palazzo del Quirinale, 00187 Roma.


La pace è l'unico valore veramente rivoluzionario, diceva Turoldo, perché costringe a ripensare tutte le categorie del vecchio mondo che è stato costruito sulle macerie delle guerre.
E Balducci, rivolgendosi ai cristiani, ricordava che una chiesa veramente evangelica deve essere come un'obiezione di coscienza piantata da Dio nella carne viva del mondo.


Essere costruttori di pace oggi significa obiettare al sistema di guerra e alle spese militari che la guerra rendono possibile. 
Noi vogliamo essere cittadini obbedienti alla Costituzione italiana, scritta subito dopo il flagello del secondo conflitto mondiale, e proprio per questo tesa al ripudio della guerra stessa. Lo dice l'articolo 11. E' la stessa Costituzione che ci indica come la nostra Repubblica sia fondata sulla forza del lavoro. Lo dice l'articolo 1. In mezzo, tra l'articolo 1 e l'articolo 11, ci sono 10 articoli fondamentali della nostra carta costituzionale, su altrettanti valori fondanti: la giustizia, la libertà, la salute, l'educazione, ecc. Questo significa che i lavoratori devono costruire le condizioni per la dignità della vita di tutti coloro che vivono nel nostro paese, e che la guerra (e la sua preparazione) è l'unico vero disvalore da espellere per sempre dal contesto sociale e civile.


Per tutto questo noi non comprendiamo perché la Festa della Repubblica, che ricorre il 2 giugno, venga celebrata con le parate militari, la sfilata della armi, la mostra degli ordigni bellici. E' una contraddizione divenuta ormai insopportabile. Questo è il ripudio della Costituzione,non della guerra. E' il rovesciamento della verità.


Il 2 giugno ad avere il diritto di sfilare sono le forze del lavoro, i sindacati, le categorie delle arti e dei mestieri, gli studenti, gli educatori, gli immigrati, i bambini con le madri e i padri, le ragazze e i ragazzi del servizio civile. Queste sono le forze vive della Repubblica; i militari hanno già la loro festa, il 4 novembre, che ricorda “l'inutile strage” della prima guerra mondiale, come disse il papa Benedetto XV.


A lei, Presidente della Repubblica chiediamo di abolire la parata militare del 2 giugno, anche per rispettare la necessità di risparmio economico (ci costerà dieci milioni di euro): inviti i giovani disoccupati e i pensionati come rappresentanti del popolo italiano in sofferenza. E' un vero e proprio scandalo che mentre si impongono pesanti sacrifici a tutti, il Parlamento ed il Governo abbiano confermato l'enorme spesa di oltre 10 miliardi di euro per l'acquisto dei cacciabombardieri F35.


Ci impegniamo ad interpellare le autorità civili delle nostre città, sindaci, prefetti, consiglieri comunali, deputati, affinché sostengano questa nostra proposta, scrivendo anche lettere ai giornali e diffondendole nei luoghi di lavoro. Il 2 giugno con le nostre associazioni vogliamo celebrare l'Italia che “ripudia la guerra”: dove possibile organizzeremo delle sfilate dove i cittadini disarmati innalzeranno i cartelli con l'articolo 11 della Costituzione.