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giovedì 13 agosto 2009

Il Vaticano brucerà

Per autocombustione


Cari pastori e guide della Chiesa cattolica.

 

Vi risentite con parole e azioni forti per la sentenza del TAR del Lazio che nega sia l’attribuzione di un credito formativo ad una scelta di carattere religioso degli studenti e dei loro genitori, quale quella di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, sia l’adozione di una disciplina annuale delle modalità organizzative degli scrutini d’esame, che appare aver generato una violazione dei diritti di libertà religiosa e della libera espressione del pensiero; nonché di libera determinazione degli studenti relativamente all’insegnamento della religione cattolica”.

Avete tutto il diritto di protestare. Ma sbagliate. Dovreste essere grati al TAR che vi aiuta ad uscire da una situazione di necrosi del tessuto vitale della Chiesa, senza sbocchi. E vedere nel giudizio la mano provvidenziale di Dio.

Il novanta per cento degli italiani ha a che fare con il vostro insegnamento.

C'è un corso di religione o di catechesi per tutte le varie fasi della vita. E ai corsi c'è da aggiungere le prediche. Pur senza contare le prediche domenicali, tra celebrazioni ufficiali di ricorrenze varie, inaugurazioni e funerali pubblici e privati, nessuno si sottrae al vostro insegnamento religioso.

Chi vuol sposarsi in chiesa deve imparare il catechismo. Poi c'è il corso di preparazione al battesimo. I genitori che vogliono far battezzare il proprio figlio devono impegnarsi a dargli un'educazione cristiana. Niente impegno, niente battesimo. Il novanta per cento dei genitori accetta liberamente o più spesso subisce. Il battesimo non è solo un sacramento della fede. E' anche una condizione per il futuro inserimento del loro figlio nella società. Il bambino non battezzato è un diverso, in una società in cui la cultura della diversità è ancora molto osteggiata.

Quindi ci sono tre anni di sosta. Ma appena il bambino incomincia a frequentare la scuola materna è sottoposto per due ore la settimana al vostro insegnamento. Pochi genitori ne fanno a meno. Ci vuole eroismo per "non avvalersi". E' una tortura il cucciolo fuori dal branco. E così, con le buone o con le cattive, siamo di nuovo al novanta per cento.

Non cambia molto alle elementari: due ore settimanali di insegnamento della religione per la maggioranza degli alunni.

Alle medie e alle superiori le percentuali calano. Ma anche qui, tra interesse spirituale e interesse materiale, avvicinate col vostro insegnamento religioso la maggior parte degli studenti.

Sul lavoro, in politica e all'università l'insegnamento della religione sparisce. Marx, Freud e Croce vi hanno sbarrato l'accesso ai templi della produzione, della politica e della cultura.

Ma voi non vi scoraggiate. Cardinali, vescovi, preti o insegnanti laici, siete lì, a scuola, in chiesa o in caserma, in ogni spazio di vita e di morte, per render visibile, voi dite, la presenza di Dio attraverso la sua Chiesa.

Dovreste sentirvi realizzati. Invece vi lamentate: la società di oggi è scristianizzata. La Parola di Dio è ignorata e i valori cristiani disattesi. C'è bisogno di una nuova evangelizzazione. Più scuola cattolica, più spazi in televisione, più presenza nei luoghi della politica, ormai senza distinzione partitica, più vicinanza ai luoghi della sofferenza.

Non vi domandate se per caso questa scristianizzazione non è anche il frutto dei vostri dogmi imbalsamati, riti, catechismi, parole, presenze, scuole, insegnamenti necrofili. Voi credete di annunciare la Parola di Dio e invece annunciate il vostro potere. Siete voi una delle cause per cui il Vangelo non arriva alle donne e agli uomini di oggi. O meglio è il troppo potere di cui siete rivestiti che impedisce alle vostre parole di essere veicoli del Vangelo.

Invece di crescere, la vostra presenza e il vostro potere devono diminuire. Solo così il vostro servizio alla Parola di Dio cesserà di essere ostacolo alla evangelizzazione.

Il TAR ha fatto a voi e al Vangelo e a tutti noi un grande servizio.

 

                                       Enzo Mazzi

Il Vaticano brucerà

Per autocombustione


Cari pastori e guide della Chiesa cattolica.

 

Vi risentite con parole e azioni forti per la sentenza del TAR del Lazio che nega sia l’attribuzione di un credito formativo ad una scelta di carattere religioso degli studenti e dei loro genitori, quale quella di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, sia l’adozione di una disciplina annuale delle modalità organizzative degli scrutini d’esame, che appare aver generato una violazione dei diritti di libertà religiosa e della libera espressione del pensiero; nonché di libera determinazione degli studenti relativamente all’insegnamento della religione cattolica”.

Avete tutto il diritto di protestare. Ma sbagliate. Dovreste essere grati al TAR che vi aiuta ad uscire da una situazione di necrosi del tessuto vitale della Chiesa, senza sbocchi. E vedere nel giudizio la mano provvidenziale di Dio.

Il novanta per cento degli italiani ha a che fare con il vostro insegnamento.

C'è un corso di religione o di catechesi per tutte le varie fasi della vita. E ai corsi c'è da aggiungere le prediche. Pur senza contare le prediche domenicali, tra celebrazioni ufficiali di ricorrenze varie, inaugurazioni e funerali pubblici e privati, nessuno si sottrae al vostro insegnamento religioso.

Chi vuol sposarsi in chiesa deve imparare il catechismo. Poi c'è il corso di preparazione al battesimo. I genitori che vogliono far battezzare il proprio figlio devono impegnarsi a dargli un'educazione cristiana. Niente impegno, niente battesimo. Il novanta per cento dei genitori accetta liberamente o più spesso subisce. Il battesimo non è solo un sacramento della fede. E' anche una condizione per il futuro inserimento del loro figlio nella società. Il bambino non battezzato è un diverso, in una società in cui la cultura della diversità è ancora molto osteggiata.

Quindi ci sono tre anni di sosta. Ma appena il bambino incomincia a frequentare la scuola materna è sottoposto per due ore la settimana al vostro insegnamento. Pochi genitori ne fanno a meno. Ci vuole eroismo per "non avvalersi". E' una tortura il cucciolo fuori dal branco. E così, con le buone o con le cattive, siamo di nuovo al novanta per cento.

Non cambia molto alle elementari: due ore settimanali di insegnamento della religione per la maggioranza degli alunni.

Alle medie e alle superiori le percentuali calano. Ma anche qui, tra interesse spirituale e interesse materiale, avvicinate col vostro insegnamento religioso la maggior parte degli studenti.

Sul lavoro, in politica e all'università l'insegnamento della religione sparisce. Marx, Freud e Croce vi hanno sbarrato l'accesso ai templi della produzione, della politica e della cultura.

Ma voi non vi scoraggiate. Cardinali, vescovi, preti o insegnanti laici, siete lì, a scuola, in chiesa o in caserma, in ogni spazio di vita e di morte, per render visibile, voi dite, la presenza di Dio attraverso la sua Chiesa.

Dovreste sentirvi realizzati. Invece vi lamentate: la società di oggi è scristianizzata. La Parola di Dio è ignorata e i valori cristiani disattesi. C'è bisogno di una nuova evangelizzazione. Più scuola cattolica, più spazi in televisione, più presenza nei luoghi della politica, ormai senza distinzione partitica, più vicinanza ai luoghi della sofferenza.

Non vi domandate se per caso questa scristianizzazione non è anche il frutto dei vostri dogmi imbalsamati, riti, catechismi, parole, presenze, scuole, insegnamenti necrofili. Voi credete di annunciare la Parola di Dio e invece annunciate il vostro potere. Siete voi una delle cause per cui il Vangelo non arriva alle donne e agli uomini di oggi. O meglio è il troppo potere di cui siete rivestiti che impedisce alle vostre parole di essere veicoli del Vangelo.

Invece di crescere, la vostra presenza e il vostro potere devono diminuire. Solo così il vostro servizio alla Parola di Dio cesserà di essere ostacolo alla evangelizzazione.

Il TAR ha fatto a voi e al Vangelo e a tutti noi un grande servizio.

 

                                       Enzo Mazzi

mercoledì 5 agosto 2009

Ru486

Enzo Mazzi per il manifesto - 3 agosto 2009
Scomunica, censura, peccato mortale, inferno, dannazione eterna: parole di un altro tempo, anzi di un altro mondo, il tempo della teocrazia, il mondo del dominio del sacro.Quelle minacciose parole sono state usate di nuovo in questi giorni da cardinali e monsignori in relazione al via libera dell’Agenzia del farmaco per la pillola abortiva Ru486. Lo stesso cardinale Bagnasco in una intervista al quotidiano dei vescovi italiani di domenica scorsa ribadisce la scomunica, "come medicina in chiave pedagogica" (bontà sua!), per chi compie l’aborto o anche solo collabora ad esempio vendendo o somministrando la pillola abortiva.
Costa fare affermazioni drastiche e ripeterle ogni volta. Ma lo sgomento è troppo grande. Il potere ecclesiastico amministra le paure che l'uomo e la donna hanno di fronte alle pulsioni della vita e su tale paura e sui sensi di colpa edifica il proprio autoritario paternalismo. Tutti sanno bene quanto ciò sia vero. Manca a molti il coraggio di dirlo apertamente.
Cari "crociati della vita", laici, teologi, prelati e papi, pretendete di sedere in cattedra e di insegnare etica, ma forse è meglio che impariate prima il vocabolario essenziale dell'etica il quale per tanta parte è iscritto nella memoria e nella saggezza secolare delle donne.
La Chiesa, nata dal Vangelo, dovrebbe ispirarsi sempre alla “buona notizia” annunciata da testimoni senza potere e rivolta ai poveri. Purtroppo da Costantino in poi si è creata una rovinosa divaricazione. E’ nata la Chiesa del potere. Nell’epoca della secolarizzazione questa Chiesa, privata ormai degli strumenti politici e culturali che nel Medioevo le assicuravano il dominio globale sulla società, ha individuato una specie di vuoto di spiritualità e di valori etici e lì, in quello spazio non coperto dalla tecnologia, dal mercato e dalla democrazia, hanno costruito il proprio fortino. Quel vuoto lo sentiamo tutti. Ma sentiamo anche che ci sono nell’umanità e in ciascuno di noi le energie per colmarlo e c’è la memoria della saggezza che nei millenni ha accompagnato il cammino umano. Il Vangelo è parte di questa memoria di saggezza a cui è possibile ancora oggi alimentare la ricerca. Per questo molti cattolici critici verso la Chiesa del potere non rompono i legami per non lasciare che la ricchezza del Vangelo, e della tradizione che lo ha mantenuto vivo nei secoli, sia monopolizzata totalmente dalle gerarchie. E’ così, in particolare, per la comunità di base.
L’intervento delle gerarchie deprime le energie umane. Ci vogliono eterni bambini o meglio pecore belanti. L’elemento culturale su cui oggi si fonda il paternalismo ecclesiastico è la “verità perenne della natura” di cui la gerarchia avrebbe la chiave. Non c’è niente di tutto questo nel Vangelo. Anzi il Vangelo è un grande messaggio di valorizzazione della creatività dello Spirito che anima costantemente la ricerca umana e la conduce ben oltre la cosiddetta etica naturale codificata. Ed è anche una denuncia forte dei soprusi che provengono dalle cattedre di verità. Gli uomini che stavano lapidando una adultera erano molto religiosi, si appellavano a Dio creatore e rivelatore e alla sua legge, era Dio stesso che imponeva di considerare l’adulterio un atto contro la verità della natura, la loro mano era mossa dalle cattedre di verità di quel tempo. Gesù li freddò con una frase che dovrebbe freddare anche oggi le gerarchie ecclesiastiche: “chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra, nessuno ti ha condannata, nemmeno io ti condanno”.
Come il Sabba fu lo strumento inquisitorio della caccia alle streghe così oggi si usa l’aborto per accendere nuovamente i roghi delle donne. Un passo avanti si è fatto: è sparito il rogo fisico. Ci si contenta di riproporre la condanna penale dell’aborto. Ma il risultato culturale e politico è sempre lo stesso: l’annullamento della soggettività femminile come soluzione finale per il dominio moderno sulla natura e sulle coscienze. La donna che ha potere sulla vita è in sé una concorrente pericolosa di ogni sistema di dominio, non solo di quello religioso.
Quando il potere ecclesiastico arriverà a chiedere perdono alle donne di tutti i misfatti compiuti contro le loro coscienze fin dalla più tenera età, contro i loro corpi, i loro uteri, la loro capacità generativa e creativa, allora e solo allora sarà credibile nel suo parlare d'aborto e di difesa della vita. Quando il potere ecclesiastico avrà compiuto una riparazione storica facendo spazio alla visione femminile di Dio, della Bibbia, di Cristo, della fede e della vita della Chiesa, allora potrà intervenire credibilmente sull'etica della vita. Ma in quel momento si sarà dissolto come "potere". Credetemi, sarà un bel giorno. Merita lavorare perché si avvicini.

Ru486

Enzo Mazzi per il manifesto - 3 agosto 2009
Scomunica, censura, peccato mortale, inferno, dannazione eterna: parole di un altro tempo, anzi di un altro mondo, il tempo della teocrazia, il mondo del dominio del sacro.Quelle minacciose parole sono state usate di nuovo in questi giorni da cardinali e monsignori in relazione al via libera dell’Agenzia del farmaco per la pillola abortiva Ru486. Lo stesso cardinale Bagnasco in una intervista al quotidiano dei vescovi italiani di domenica scorsa ribadisce la scomunica, "come medicina in chiave pedagogica" (bontà sua!), per chi compie l’aborto o anche solo collabora ad esempio vendendo o somministrando la pillola abortiva.
Costa fare affermazioni drastiche e ripeterle ogni volta. Ma lo sgomento è troppo grande. Il potere ecclesiastico amministra le paure che l'uomo e la donna hanno di fronte alle pulsioni della vita e su tale paura e sui sensi di colpa edifica il proprio autoritario paternalismo. Tutti sanno bene quanto ciò sia vero. Manca a molti il coraggio di dirlo apertamente.
Cari "crociati della vita", laici, teologi, prelati e papi, pretendete di sedere in cattedra e di insegnare etica, ma forse è meglio che impariate prima il vocabolario essenziale dell'etica il quale per tanta parte è iscritto nella memoria e nella saggezza secolare delle donne.
La Chiesa, nata dal Vangelo, dovrebbe ispirarsi sempre alla “buona notizia” annunciata da testimoni senza potere e rivolta ai poveri. Purtroppo da Costantino in poi si è creata una rovinosa divaricazione. E’ nata la Chiesa del potere. Nell’epoca della secolarizzazione questa Chiesa, privata ormai degli strumenti politici e culturali che nel Medioevo le assicuravano il dominio globale sulla società, ha individuato una specie di vuoto di spiritualità e di valori etici e lì, in quello spazio non coperto dalla tecnologia, dal mercato e dalla democrazia, hanno costruito il proprio fortino. Quel vuoto lo sentiamo tutti. Ma sentiamo anche che ci sono nell’umanità e in ciascuno di noi le energie per colmarlo e c’è la memoria della saggezza che nei millenni ha accompagnato il cammino umano. Il Vangelo è parte di questa memoria di saggezza a cui è possibile ancora oggi alimentare la ricerca. Per questo molti cattolici critici verso la Chiesa del potere non rompono i legami per non lasciare che la ricchezza del Vangelo, e della tradizione che lo ha mantenuto vivo nei secoli, sia monopolizzata totalmente dalle gerarchie. E’ così, in particolare, per la comunità di base.
L’intervento delle gerarchie deprime le energie umane. Ci vogliono eterni bambini o meglio pecore belanti. L’elemento culturale su cui oggi si fonda il paternalismo ecclesiastico è la “verità perenne della natura” di cui la gerarchia avrebbe la chiave. Non c’è niente di tutto questo nel Vangelo. Anzi il Vangelo è un grande messaggio di valorizzazione della creatività dello Spirito che anima costantemente la ricerca umana e la conduce ben oltre la cosiddetta etica naturale codificata. Ed è anche una denuncia forte dei soprusi che provengono dalle cattedre di verità. Gli uomini che stavano lapidando una adultera erano molto religiosi, si appellavano a Dio creatore e rivelatore e alla sua legge, era Dio stesso che imponeva di considerare l’adulterio un atto contro la verità della natura, la loro mano era mossa dalle cattedre di verità di quel tempo. Gesù li freddò con una frase che dovrebbe freddare anche oggi le gerarchie ecclesiastiche: “chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra, nessuno ti ha condannata, nemmeno io ti condanno”.
Come il Sabba fu lo strumento inquisitorio della caccia alle streghe così oggi si usa l’aborto per accendere nuovamente i roghi delle donne. Un passo avanti si è fatto: è sparito il rogo fisico. Ci si contenta di riproporre la condanna penale dell’aborto. Ma il risultato culturale e politico è sempre lo stesso: l’annullamento della soggettività femminile come soluzione finale per il dominio moderno sulla natura e sulle coscienze. La donna che ha potere sulla vita è in sé una concorrente pericolosa di ogni sistema di dominio, non solo di quello religioso.
Quando il potere ecclesiastico arriverà a chiedere perdono alle donne di tutti i misfatti compiuti contro le loro coscienze fin dalla più tenera età, contro i loro corpi, i loro uteri, la loro capacità generativa e creativa, allora e solo allora sarà credibile nel suo parlare d'aborto e di difesa della vita. Quando il potere ecclesiastico avrà compiuto una riparazione storica facendo spazio alla visione femminile di Dio, della Bibbia, di Cristo, della fede e della vita della Chiesa, allora potrà intervenire credibilmente sull'etica della vita. Ma in quel momento si sarà dissolto come "potere". Credetemi, sarà un bel giorno. Merita lavorare perché si avvicini.

domenica 2 agosto 2009

Ru486

La Ru486, utilizzata in Francia dall’88 e in gran parte degli altri paesi europei dalla flne degli anni Novanta, è un farmaco abortivo che blocca l’azione dei progesterone, cioè l’ormone che sostiene l’evoluzione della gravidanza. In Italia si usa dal 2005, cioè da quando Viale, esponente dei Radicali, avviò una sperimentazione del farmaco al Sant’Anna di Torino. Altre regioni seguirono quell’esperienza, acquistando direttamente dalla casa produttrice il farmaco per il singolo caso.

In tarda serata, quando è arrivata la decisione, il deputato dell’unione di centro Luca Volonté ha commentato. «Con la commercializzazione della pillola assassina trionfa la cultura della morte. Altro che ‘estremamente sicura’: la RU486 non è un’aspirina per il mal di testa».




Commento.


Sicuramente l’on.le Luca Volontè è un esperto farmacologico di fama mondiale, che ne sa più dell’Agenzia nazionale incaricata di approvare l’efficacia e la innocuità dei farmaci distribuiti negli ospedali pubblici e nelle farmacie, più dell’Associazione italiana per l’educazione demografica, più dei medici che per anni hanno sperimentato negli ospedali la pillola RU486. Infatti l’on.le Volontè si è laureato in Scienze Politiche, facoltà che notoriamente studia medicina e farmacologia, ha lavorato nello showroom della “Filanto calzature spa”, ha diretto l’Istituto di studi “Giovanni Paolo II”, ha seguito un master di “Storia delle dottrine politiche” negli USA, è stato assistente parlamentare (alias “portaborse”) di Rocco Buttiglione nel PPI e quindi parlamentare prima della CDU poi dell’UDC. Se dall’alto della sua professionalità ed esperienza medica l’on.le Luca Volontè dichiara che la “pillola del giorno dopo è un’assassina”, le donne italiane debbono seriamente preoccuparsi, specie se sono cattoliche, in quanto se l’assumono moriranno e saranno anche scomunicate. Ma se non la prendono e poi abortiscono, saranno scomunicate ugualmente. Altrettanto fondamentale è l’altra dichiarazione dell’on.le Volontè: “la RU486 non è un’aspirina per il mal di testa”. Meno male che c’è l’on.le Volontè, altrimenti non l’avremmo mai saputo. (gps)  


(dalla news letter di Libera Uscita)

Segnalato da Urbano,

Ru486

La Ru486, utilizzata in Francia dall’88 e in gran parte degli altri paesi europei dalla flne degli anni Novanta, è un farmaco abortivo che blocca l’azione dei progesterone, cioè l’ormone che sostiene l’evoluzione della gravidanza. In Italia si usa dal 2005, cioè da quando Viale, esponente dei Radicali, avviò una sperimentazione del farmaco al Sant’Anna di Torino. Altre regioni seguirono quell’esperienza, acquistando direttamente dalla casa produttrice il farmaco per il singolo caso.

In tarda serata, quando è arrivata la decisione, il deputato dell’unione di centro Luca Volonté ha commentato. «Con la commercializzazione della pillola assassina trionfa la cultura della morte. Altro che ‘estremamente sicura’: la RU486 non è un’aspirina per il mal di testa».




Commento.


Sicuramente l’on.le Luca Volontè è un esperto farmacologico di fama mondiale, che ne sa più dell’Agenzia nazionale incaricata di approvare l’efficacia e la innocuità dei farmaci distribuiti negli ospedali pubblici e nelle farmacie, più dell’Associazione italiana per l’educazione demografica, più dei medici che per anni hanno sperimentato negli ospedali la pillola RU486. Infatti l’on.le Volontè si è laureato in Scienze Politiche, facoltà che notoriamente studia medicina e farmacologia, ha lavorato nello showroom della “Filanto calzature spa”, ha diretto l’Istituto di studi “Giovanni Paolo II”, ha seguito un master di “Storia delle dottrine politiche” negli USA, è stato assistente parlamentare (alias “portaborse”) di Rocco Buttiglione nel PPI e quindi parlamentare prima della CDU poi dell’UDC. Se dall’alto della sua professionalità ed esperienza medica l’on.le Luca Volontè dichiara che la “pillola del giorno dopo è un’assassina”, le donne italiane debbono seriamente preoccuparsi, specie se sono cattoliche, in quanto se l’assumono moriranno e saranno anche scomunicate. Ma se non la prendono e poi abortiscono, saranno scomunicate ugualmente. Altrettanto fondamentale è l’altra dichiarazione dell’on.le Volontè: “la RU486 non è un’aspirina per il mal di testa”. Meno male che c’è l’on.le Volontè, altrimenti non l’avremmo mai saputo. (gps)  


(dalla news letter di Libera Uscita)

Segnalato da Urbano,

venerdì 17 luglio 2009

Ansa ansiosa










L'Ansa da' lezione di vaticanismo alla stampa Usa: siete irriverenti, maleducati e perfidi su visita Obama-Ratzinger

di Pym

12 Luglio 2009



Qualunque cosa dica, faccia o pensi il Papa o i suoi gerarchi, la stampa italiana dedica sempre enorme spazio al capo dello Stato vaticano. La visita del presidente Usa Barack Obama in Vaticano ne e' l'esempio: per un giorno i maggiori quotidiani italiani hanno dato rilievo di primo piano all'incontro, e le agenzie di stampa italiane hanno mitragliato le redazioni con centinaia di lanci su ogni aspetto dell'incontro. Piuttosto strano se si pensa che l'Italia era estranea a tutto cio': infondo era un incontro fra due leader stranieri in terra straniera. Ma e' cosi' forte e profonda la riverenza dei media italiani nei confronti del Vaticano, che questi sembrano sorpresi e anche un po' offendersi per il trattamento che la stampa Usa ha dedicato all'evento. Un trattamento del tutto ordinario, non da primissimo piano, proprio come quello che i giornalisti italiani ad esempio dedicherebbero all'incontro fra Berlusconi e il Patriarca di Mosca a lato di un vertice ospitato in Russia. Eppure, leggete questo pezzo dell'Ansa, evidentemente scandalizzata dalla 'irriverente' e persino 'maleducata' e 'perfida' copertura dell'evento da parte di alcuni quotidiani e settimanali statunitensi.



Ansa:
Due tra i principali quotidiani newyorchesi, il New York Times e il tabloid New York Post, hanno dedicato una copertina piuttosto irriverente alla visita del presidente degli Stati Uniti Barack Obama in Vaticano.

Una visita che la stampa americana non ha coperto in modo particolare, dedicando al massimo un articolo, in genere fattuale, all'incontro tra il papa ed Obama.

Il Los Angeles Times, il piu' diffuso quotidiano della California, scrive che 'incontrandosi per la prima volta, il presidente Obama e papa Benedetto XVI hanno trovato terreno comune sulla pace in Medio Oriente, ma sono stati incapaci di ridurre le differenze sull'aborto e le staminali, temi che dividono e che vedono la Casa Bianca combattere con i conservatori e i cattolici americani in patria'.

Totalmente diverso, al limite della maleducazione sia per il papa sia per l'inquilino della Casa Bianca, il Nyp. 'Holy See, from peep show to pope show' cioe' dal peep show allo show papale, titola il Post, che appartiene a Rupert Murdoch, sotto una foto in cui si vede Benedetto XVI stringere la mano di Obama, con la moglie Michelle alla sinistra del pontefice.

Sotto alla prima c'e' una seconda foto, una immagine che ha fatto il giro del web: quella di Obama al G8 che sembra guardare il 'lato b' di una giovane delegata brasiliana. Scherzosamente il tabloid ipotizza che per Obama dal papa e' stato 'confession time', il momento della confessione.

Il New York Times e' forse ancora piu' perfido. Nella foto in prima pagina, dedicata all'incontro tra Obama e il papa, non si vede nessuno dei due protagonisti. In mezzo all'immagine, una guardia del corpo sta aprendo la porta della limousine blindata della Casa Bianca. Michelle e' gia' fuori ed e' di spalle, mentre all' interno si vedono i due piedi nudi di una delle figlie della coppia, presumibilmente Malia. La didascalia recita: 'Non era a piedi nudi quando ha incontrato il papa'.

Il piu' diffuso tabloid della Grande Mela, il Daily News, dedica anche lui la prima alla visita papale, ma e' decisamente piu' classico: 'The Prez & The Pope' e' il titolo. L'articolo, nelle pagine interne, inizia cosi': 'Nel loro primo incontro, il presidente Obama e papa Benedetto sono d'accordo sui loro disaccordi, l'aborto e la ricerca sulle staminali'. Foto dell'incontro anche sulla prima pagina del Washington Post. 'I viaggi presidenziali includono il Vaticano', ne e' il titolo. Newsweek, infine, spiega il perche' dell'interesse molto relativo della stampa Usa (e dei cattolici americani) alla visita papale di Obama. 'L'approccio pragmatico di Obama alle politiche che dividono e la sua agenda di giustizia sociale - scrive il settimanale - riflettono il pensiero dei cattolici laici americani molto meglio di questi schietti vescovi ed attivisti pro-life...Di fatto l'agenda di Obama e' piu' vicina al loro pensiero di quella del papa stesso'.