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sabato 24 novembre 2012

Il lavoro



Domenica prossima 25 novembre alle 10,30
nel corso dell'assemblea della Comunità dell'Isolotto
affronteremo il tema del lavoro, tessendo insieme
la parabola dei vignaioli, la memoria delle lotte passate,
la consapevolezza della necessità di partecipare
alle tante mobilitazioni in difesa dell'occupazione
e della dignità di tutti i lavoratori e le lavoratrici.
Approfondiremo la conoscenza dei due Referendum
sul Lavoro, per l’abrogazione dell’Articolo 8 della legge
finanziaria dell’agosto 2011 e delle modifiche all’Articolo
18 dello Statuto dei lavoratori.
Saranno con noi Moreno Biagioni e Andrea Bagni
e sarà possibile,per chi lo desidera,
firmare per i Referendum
(portando un documento valido di identità).

venerdì 23 novembre 2012

Se vuoi la pace prepara la pace, anno 2012



Dopo la grande partecipazione registrata ieri alle Oblate (al “dialogo fra un’atea e un prete”: Margherita Hack e Pierluigi Di Piazza), si apre oggi pomeriggio, a Firenze (Auditorium di S. Apollonia, Via S. Gallo 25/A, ore 16) il Convegno “Se vuoi la pace prepara la pace, anno 2012” di “Testimonianze”, con un intervento di chi scrive e di Lodovico Grassi ( fondatore della rivista insieme a Ernesto Balducci, cui l’incontro è dedicato).
La relazione introduttiva sul “Vangelo della pace” sarà tenuta da VITO MANCUSO.
Segue la Tavola Rotonda sul tema “Chi si ricorda il 1992? A 20 anni dalla guerra nella ex Jugoslavia”. Con: Lucio Caracciolo, Marcello Flores, Melita Richter, Maurizio Maggiani, Don Pierluigi Di Piazza. Coordina. Simone Siliani.
Domani mattina, 24 Novembre, il Convegno prosegue, a Palazzo Medici Riccardi (ore 9.30) con la sessione dedicata alle “rivoluzioni arabe” e domani pomeriggio a Palazzo Vecchio (ore 16) con la sessione su “La sfida delle città-mondo negli anni duemila”.
Domenica 25 Nov.(ore 21) Concerto  di Ginevra Di Marco (con la partecipazione di Paolo Hendel) alla Chiesa di S. Stefano al Ponte Vecchio
Il Convegno è promosso insieme a Regione Toscana, Provincia di Firenze, Comune di Firenze ed Enti Locali per la pace ed i diritti umani, con l’adesione della Fondazione “Balducci” e dell’ Associazione “Uomo Planetario”.
Qui sotto il bel disegno che alla memoria di Ernesto Balducci e al nostro Convegno ha dedicato Sergio Staino.
Vi aspettiamo. Passate voce. Grazie.

mercoledì 21 novembre 2012

Il futuro della chiesa

Nota: al termine dell'assemblea la Comunità ha dichiarato la sua partecipazione alla manifestazione pro Palestina indetta per martedi 20 in Piazza della Repubblica (v. in fondo al post il video)

Assemblea 18.11.2012 Maria, Elena, Giulia, Roberto, Gianpaolo, Sergio-
Tema: quale futuro della chiesa.

1 lettera di Paolo ai Corinti 1, 26-29
Considerate infatti la vostra chiamata, fratelli: in mezzo a voi non ci sono molti sapienti secondo la carn, né molti potenti,né molti nobili. Ma Dio ha scelto le cose stolte del mondo per confondere i sapienti, e Iddio ha scelto le cose deboli del mondo per confondere le forti; e Iddio ha scelto le cose ignobili e disprezzate del mondo e quelle che non sono per ridurre a nulla quelle che sono, perché nessun uomo possa vantarsi davanti a Dio.

Luca  4, 18-21
Lo Spirito del Signore è su di me. Per questo Egli mi ha scelto, per evangelizzare i poveri mi ha mandato, a guarire i contriti di cuore, ad annunziare ai prigionieri la libertà, a restituire ai ciechi la vista, a rendere liberi gli oppressi a proclamare l’anno di grazia del Signore.
……
Oggi si è compiuta questa scrittura che avete udito poco fa con i vostri orecchi-

Matteo, 25, 34-40
Venire benedetti dal Padre mio, prendete possesso del regno preparato per voi… perché ebbi fame e mi deste da mangiare, ebbi sete e mi deste da bere, fui pellegrino e mi alloggiaste, ero nudo e mi rivestiste, infermo e mi visitaste,carcerato e veniste a trovarmi…Tutte le volte che avete fatto questo ad uno dei più piccoli di questi miei fratelli l’avete fatto a me.

PAESE SERA  - giovedì 13 settembre 1984

Perché la teologia della liberazione è diventata bersaglio del Vaticano

La fede e la lotta
nell'America Latina

Come le Ceb, sorte in Brasile nel 1956,
cambiarono il volto e il modo di essere
della chiesa cattolica.

di Ramos  Regidor

A cinquant’anni dal Concilio Vaticano II, cosa resta di un’esperienza che sognava di costruire una Chiesa popolare al servizio dei poveri e leggere il Vangelo alla luce della realtà sociale.

Nell'assemblea episcopale di Medellin nel 1968, la chiesa cattolica fece tre opzioni fondamentali: per i poveri, per le comunità ecclesiale di base, per la liberazione integrale. Nacque così l'esperienza della chiesa dei poveri e della teologia della liberazione, intesa come riflessione critica sulla fede vissuta all'interno della prassi di liberazione. Anche se con molteplici ambiguità e con qualche freno, questo processo fu sostanzialmente ratificato dall'episcopato latinoamericano nell'assemblea di Puebla nel 1979.
Verso la fine di gli anni settanta le Ceb del Brasile raggiungevano tra 60.00 e 70.000 comunità, ognuna con una media di circa 15-20 persone.

Ma nella chiesa cattolica del Brasile, l'esperienza della chiesa di poveri e della teologia della liberazione è diventata egemone. Oltre le migliaia di Ceb, essa è rappresentata o appoggiata dalla maggior parte dell'episcopato. Infatti, pur riconoscendo che la realtà è piena di sfumature che i numeri rischiano di appiattire, i vescovi brasiliani sono circa 320 e nelle ultime elezioni (primavera del '79 e dell' '84 del direttivo della Cnbb )Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile) i vescovi rappresentanti della teologia della liberazione hanno raggiunto il 60-70 per cento dei voti. Tra ciò vuol dire che circa 200 vescovi appoggiano, in forme diverse, la chiesa dei poveri e la sua teologia della liberazione.


Due pennellate ancora per completare il quadro: 1) Fin dal 1955 fu creato nell'assemblea episcopale di Rio de Janeiro, il Celam (Consiglio episcopale latino-americano) con l'incarico di coordinare l'attività delle diverse Conferenze episcopali nazionali. A causa del suo sistema di nomina o di elezioni dei membri, non realmente proporzionale al numero dei vescovi di ogni paese, vi sono presenti pochi vescovi brasiliani. Fin dal 1972 quest'organismo è stato dominato dal colombiano mons. Alfonso Lòpez Trujillo, prima a segretario generale e poi presidente e attualmente cardinale di Medellin. Nel 1973 il Celam comincia ad organizzare la lotta contro la teologia della liberazione. Appoggiata a finanziamenti dalla destra religiosa politica degli Usa e dell' "Adveniat", organismo dei vescovi tedeschi per l'aiuto alla chiesa latino-americana. Dal punto di vista dottrinale essa è animata da un gruppo internazionale di studio chiamato "Chiesa e liberazione", sorto da un incontro a Bogotà nel febbraio dello stesso anno 1973, formato da vescovi e teologi latino-americani e europei (tedeschi, francesi, svizzeri, belgi, ecc.) e presieduto da da mons. A. Lèpez Truillo r da mons.  Franz Hengesbach, vescovo di Essen (Germania occidentale) e già presidente di "Adveniat". Dal punto di vista della politica ecclesiale  il Celam  è appoggiato in questa sua lotta da settori conservatori del Vaticano, tra cui il card. Baggio fini a poco fa prefetto della Congregazione dei vescovi.
Il processo di riforme della Chiesa cattolica, avviato dal Concilio Vaticano II, di cui è appena ricorso il cinquantesimo anniversario, subì battute di arresto a partire dagli anni Settanta. Diversamente accadde in Sud America, dove le aspettative che esso aveva generato suscitarono grandi entusiasmi e produssero cambiamenti radicali.
In quegli anni, infatti, mentre nei Paesi capitalistici più avanzati, si realizzò un miglioramento dello standard di vita anche per le classi lavoratrici, in America Latina le diseguaglianze sociali aumentarono e gli indici di povertà crebbero ulteriormente. Guidati dall’illusoria concezione dell’esistenza di un tempo storico unilineare, che avrebbe dovuto
riprodurre gli stessi stadi di avanzamento in tutte le società, esperti di vari organismi internazionali elaborarono piani di sviluppo per il Cono Sur. Nel 1961, ad esempio, l’amministrazione Kennedy avviò l’Alleanza per il progresso (Ap), progetto con il quale vennero stanziati 20 miliardi di dollari allo scopo di eliminare «le basi del comunismo», pericolo apparso ancora più concreto dopo la rivoluzione castristra a Cuba. Tuttavia, l’operazione si risolse in un clamoroso fallimento, osteggiata non solo dai latifondisti locali, ma anche dalle compagnie nordamericane, e il periodo di Ap si contraddistinse per i colpi di Stato, quasi tutti avallati dagli Usa, che fecero poi sprofondare l’intero continente in una spirale di violenza e morte.
In questo contesto, presero corpo, in forme differenti, alleanze tra i settori più progressisti del mondo cristiano e di quello marxista. Dall’esempio di Camilo Torres, il famoso sacerdote scomparso nel 1966 dopo aver aderito all’Esercito di liberazione nazionale colombiano; ai Cristiani per il socialismo, movimento nato in Cile nel 1972 durante il governo di Salvador Allende; dalla Patagonia al Messico sorsero gruppi di fedeli, spesso impegnati politicamente a sinistra, che reclamavano una Chiesa diversa, lontana dal potere e solidale con i più deboli.
Tali esigenze si manifestarono anche all’interno della Conferenza episcopale latino-americana (Celam), organismo sorto nel 1955 e che celebrò a Medellin, nel 1968, la sua seconda assise generale, per riorganizzarsi in base alle decisioni assunte al Concilio Vaticano II. Questo incontro rappresentò una vera svolta per la Chiesa del continente. Anche se il termine Teologia della liberazione (TdL) non venne mai utilizzato nei suoi documenti finali - era stato coniato solo poche settimane prima dal sacerdote peruviano Gustavo Gutiérrez -, a Medellin nacque un nuovo modo di fare teologia. Una chiesa popolare al servizio dei poveri e basata sul protagonismo delle Comunità ecclesiali di base, gruppi di persone che si incontravano regolarmente per leggere il vangelo alla luce della propria realtà sociale.
Gustavo Gutierrez


Quel  Cristo latino-americano
Le speranze, le lotte e le sconfitte della Teologia della liberazione

MARCELLO  MUSTO
l’Unità, lunedì 15 0tt0bre 2012 – pag. 19
. . . . .

L'OPZIONE PREFERENZIALE PER I POVERI
Negli anni successivi si susseguirono iniziative e incontri per meglio delineare il carattere di questa svolta. La principale opera, tradotta poi in 20 lingue e stampata in numerosissime edizioni, che mise a fuoco gli snodi centrali della Teologia della liberazione apparve nel 1971, ad opera dello stesso Gutiérrez: Teologia della liberazione. Prospettive. Secondo l’autore la scelta centrale stava nella «opzione preferenziale per i poveri». Essi facevano finalmente irruzione nella Chiesa, divenendone interlocutore privilegiato e soggetto protagonista di una possibile trasformazione sociale.

Al magistero tradizionale impartito nelle parrocchie, andò ad affiancarsi una diffusa catechesi popolare nelle aree urbane e rurali più marginali. L’ecclesio-centrismo tradizionale definito dalla formula «fuori dalla Chiesa non c’è salvezza» fu rovesciato in «fuori dal mondo (ossia lontano dai poveri) non c’è salvezza». Leonardo Boff parlò di una nuova ecclesiogenesi, una rinascita della Chiesa a partire dalla riappropriazione della Bibbia anche attraverso ministeri laici.
Le reazioni critiche non si fecero attendere. La terza riunione della Celam (Puebla, 1979), dalla quale vennero esclusi tutti i principali esponenti della TdL, sancì il mutamento dei tempi. Giovanni Paolo II, insediatosi nel 1978, introdusse l’evento esortando a vigilare sulla «purezza della dottrina» contro il rischio dell’eccessiva politicizzazione del vangelo e diversi esponenti delle gerarchie ecclesiastiche si scagliarono contro le comunità di base, considerate un intollerabile ministero parallelo.

LO SCONTRO CON ROMA
Al principio degli anni Ottanta le polarizzazioni all’interno della Chiesa si acuirono, ma la teologia della liberazione, grazie all'incessante lavoro di divulgazione di scritti e riflessioni, avviato nel decennio precedente, riuscì a conservare una presenza significativa in tutto il continente latinoamericano. L’assassinio di Oscar Romero, arcivescovo di San Salvador, e la partecipazione di alcuni sacerdoti al governo rivoluzionario sandinista in Nicaragua costituirono, inoltre, due episodi - di eclatante ferocia il primo e di enorme speranza il secondo - che diedero vita a manifestazioni di solidarietà in tutto il mondo.
Tuttavia, gli equilibri interni al Vaticano erano cambiati. Il clima mutò con l’elezione del conservatore Lopez Trujillo alla presidenza della Celam. Più in generale, Wojtyla favorì l’ascesa - anche in America Latina - dell’Opus Dei, organizzazione divenuta, nel 1982, prelatura personale, ovvero un’istituzione speciale che si sottrae all’autorità delle diocesi territoriali.
Inoltre, nel 1984 il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, l'allora cardinale Joseph Ratzinger, pubblicò la «Istruzione» sulla teologia della liberazione. In questo documento affermò che la TdL doveva «essere criticata - pena rischi di gravi deviazioni ideologiche - non per singole affermazioni, ma per il punto di vista di classe che adotta a priori e che funge in essa come principio ermeneutico determinante». La Congregazione invitò l'episcopato peruviano a isolare Gutiérrez, accusato di «ammettere la concezione marxista della storia», e spinse alla condanna di Boff a un anno di silenzio per le sue tesi ecclesiologiche dichiarate «insostenibili e pericolose per la fede».


la Repubblica  -  martedì 4 settembre 1984

La Chiesa e la lotta di classe  - di SAVERIO TUTINO

Saverio Tutino

Le quattro correnti delle forze ecclesiali che operano in 
Argentina, Guatemala, Salvador, Nicaragua, Cile.....


1. La Chiesa del popolo. Appoggiandosi sulle comunità di base, che sono nate in Brasile a partire dal 1956 - e che poi si sono sviluppate in Cile e soprattutto nel Centro America (Salvador, Nicaragua, Guatemala) - questa tendenza è arrivata ad abbracciare circa il 30% della Chiesa latino-americana. La Chiesa dei poveri - come è chiamata popolarmente - si rifà alla teologia della liberazione ed è appoggiata da circa il 70% dell'episcopato brasiliano e dalla metà dei vescovi di tutta l'America Latina.
Nel' apparato eletto dalla Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile, quasi tutti appartengono alla teologia della liberazione. Le comunità di base, dal 1956 ad oggi, sono andate politicizandosi: così ora sono poco meno di ottantamila, composti ognuna da una quindicina di persone in tutto il Brasile. Lucio Lombardo Radice fede ai fini come "i soviet prima che si rovinassero". Alla guida di questo grande movimento oltre a i Boff e Gutierrez, che oggi vengono a rispondere a Roma, ci sono il cardinale Arns Arcivescovo di San Paolo, monsignor Casaldaliga, il vescovo di Acre e Puru, monsignor  Alves Moacyr, e poi monsignor Balduino, Helder Camara, Antonio Fragoso, il cardinale Loscheider e molti altri che le cronache hanno reso famosi. E il loro martire è Oscar Arnulfo Romero, arcivescovo di San Salvador, assassinato nel 1980 dagli squadroni della morte.
2. La Chiesa democratica. Questo settore rappresenta un altro 30% della Chiesa latino-americana. Seriamente impegnato nella lotta per i diritti umani, ha contribuito, alleandosi tatticamente alla Chiesa dei poveri, alla adozione delle conclusioni progressiste di Medellin e di Puebla.
È quindi particolarmente impegnato nella difesa dei diritti dell'uomo e condanna i regimi che si ispirano alla dottrina della sicurezza nazionale, pur rifiutando mutamenti radicali nella società e nella chiesa. In questa delicata posizione parecchi esponenti della tendenza democratica, come il cileno Sila Enriquez e il salvadoregno Rivera y Damas, hanno più volte rischiato la vita.


La Repubblica  domenica 23/lunedì 24 settembre 1984 II parte
la prima parte in "la Repubblica del 22/9/'84

Intervista a padre Leonardo Boff.

La teologia della liberazione, i poteri del Vaticano, i vescovi, i poveri. 

"Ma un giorno il papa
ci chiederà perdono..."
In Europa la Chiesa è in via di disfacimento
il futuro dei cattolici è nel Terzo Mondo"

Secondo le nostre informazioni, il Papa si serve appunto di esponenti dell'episcopato tedesco per togliere vigore alla teologia della liberazione.
"Si, questo purtroppo è vero. Ratzinger è venuto a Bogotà all'inizio di quest'anno per farci stare buoni. E non si è mostrato molto disponibile ad ascoltarci. Dopo Ratzinger che è arrivato il cardinale Huffner, su incarico del Vaticano; è intervenuto presso il cardinale Arns. Aveva portato con sé un testo articolato in dodici punti, nei quali si metteva sotto accusa in particolare la facoltà di teologia dell'Università di San Paulo, l'unica ad aver abbracciato senza riserve la teologia della liberazione"
In caso di scontro sul frontale, lei abbandonerà la Chiesa di Roma?
"Io vorrei rimanere sempre nella Chiesa. Forse verrà anche il momento in cui Roma dovrà chiederci perdono".
Questo è improbabile.
"Sapete, Roma è qualcosa di molto complesso. A Roma abbiamo anche buoni amici. Ad esempio, ho avuto una conversazione telefonica con il cardinale della Curia Pironio di nazionalità Argentina. Mi ha detto: "Va' avanti Boff, io ti sostengo: quello che fai è giusto". Pironio è stato il primo teologo della liberazione - ovviamente moderato - a essere stato nominato cardinale. Anche il cardinale Martini, arcivescovo di Milano, si è pronunciato pubblicamente in termini critici sulla Instructio".
Ma proprio Lei ha definito Roma capitale dell'ambiguità.
"Naturalmente esiste anche l'ipocrisia. E tuttavia bisogna rendersi conto che nella Chiesa e esistono diversi orientamenti. In ciò sta la grandezza di questa Chiesa, nel cui seno possono convivere un vescovo con me Helder Camara (il vescovo brasiliano Helder Camara figura tra i più eminenti rappresentanti della teologia della liberazione n.d.r.) e un conservatore di ferro quale ad esempio il cardinale Sales di Rio de Janeiro".
"Convivere"? A suo fratello, docente di teologia a Rio, è stata ritirata l'autorizzazione all'insegnamento.
"Si, ma ha ricevuto immediatamente un altro incarico a San Paolo dal cardinale Arns. E' perfino venuto a Roma per fare alcune conferenze presso un istituto pontificio. Ovviamente a Roma gli hanno spiegato che avrebbe fatto meglio a rinunciarvi per non mancare di rispetto al cardinale Sales. Intanto però il tema delle conferenze di mio fratello era già stato preannunciato nel programma".
Tutto questo però può dipendere esclusivamente dall'insicurezza che si avverte in questo momento a Roma di fronte alla forza della Chiesa brasiliana. Già ora, il 43% di tutti i cattolici del mondo vivono in America latina, e nel 2000 saranno più della metà.
"Nel 2000, due terzi dei cattolici vivranno nel Terzo Mondo, dove la teologia della liberazione è  già oggi determinante. Il fatto che la maggioranza dei cattolici non si trovi più in Europa e nell'America del Nord non può non incidere sul ruolo e sull'importanza di Roma, che non sarà più preposta a orientare il pensiero e il magistero della Chiesa, o almeno non lo sarà automaticamente".
Non sarebbe questa la fine di Roma in quanto al centro della Chiesa cattolica romana?
"Roma resterebbe il centro amministrativo, ma non sarebbe più il centro vitale. L'egemonia della chiesa europea si sposterà sempre più verso la periferia, dove sorgono le grandi Chiese".
Quindi, per così dire, una moderna riforma?
"Si, e una riforma che ha un avvenire. Non si valuterà mai abbastanza la portata di quanto sta avvenendo oggi nella Chiesa"
Questo però non può non portare a grandi tensioni; e il modo in cui vengono gestite sembra dimostrare che a Roma non si interessa tanto alle questioni teologiche quanto invece a posizioni politiche di potere.
"Io non direi "politica di potere"; e d'altra parte, credo anch'io che Roma potrebbe avvertire il pluralismo una minaccia per l'unità della Chiesa. Noi però crediamo che il pluralismo sia in verità una ricchezza per la Chiesa, un rafforzamento del suo potere morale. E se Roma trova difficoltà a gestire il pluralismo, siamo ben disposti a dare un aiuto per risolvere queste difficoltà".
La Chiesa romana che esiste da quasi 2.000 anni. Perché non potrebbe poter sopravvivere senza danni anche alla teologia della liberazione?
"Per la Chiesa, l'attenzione nei confronti delle nuove, grandi Chiese alla periferia è una questione di vita o di morte. In Europa alla chiesa è palesemente in via di disfacimento. La speranza e il futuro della chiesa cattolica sono nel terzo mondo.

Firenze Piazza della Repubblica, Piazza Signoria, Piazza S.Giovanni: manifestazione dal titolo: Gaza è un genocidio - Palestina libera! 
Guarda il video: 



sabato 17 novembre 2012

Gaza e Palestina: passa parola


Mentre a Gaza piovono bombe Palestinesi e Israeliani sono sul'orlo di un'altra spirale di violenza e vendette. Ma, proprio ora, l'Autorità palestinese sta per chiedere il riconoscimento all'ONU e questa potrebbe essere un'opportunità incredibile per la pace. Aiutiamoli a farla diventare realtà.

Mentre nel sud di Israele la popolazione vive nella paura dei razzi, a Gaza i palestinesi vivono sotto assedio, imprigionati in una striscia di terreno strettissima. E in Cisgiordania la gente viene espropriata della terra occupata da insediamenti illegali, i malati sono bloccati per ore nel percorso verso gli ospedali dai posti di blocco israeliani e le famiglie sono divise da enormi muri che tagliano in due i loro campi. Ma se i Palestinesi vinceranno la loro scommessa all'ONU per uno stato subito, potremmo assistere all'inizio della fine di 40 anni di occupazione e fare strada a due stati, Palestina e Israele, che possano vivere fianco a fianco in pace e totale sicurezza.

Gli USA e Israele stanno cercando di far saltare il voto all'ONU e l'attacco contro Gaza potrebbe essere un tentativo di spostare l'attenzione e di far apparire inaffidabili i palestinesi. Ma l'Europa non ha ancora preso una decisione e i ministri degli esteri europei si incontreranno tra soli 4 giorni. Se ci faremo sentire ora potremo convincere l'Europa a votare "Sì" per la pace e la libertà. Clicca per inondare chi cerca di sabotare questa decisione con le nostre richieste piene di speranza riunite in un'enorme petizione e consegnate attraverso una bandiera alta cinque piani esposta fuori dall'incontro dei ministri (foto a destra):

http://www.avaaz.org/it/palestine_worlds_next_nation_a/?bcxldab&v=19269

Si tratta di una proposta legittima e nonviolenta che darebbe ai palestinesi un nuovo status legale. Ed è anche la miglior occasione di cambiare il corso degli eventi: ci consentirebbe di mettere fine a trattative senza fine portate avanti dagli USA che coprono la costante e illegale colonizzazione delle terre palestinesi da parte degli "insediamenti" israeliani. La risoluzione palestinese chiede la riattivazione e l'accelerazione dei negoziati. Un voto a favore salverebbe la strada a un processo di pace più bilanciato ed equo tra due stati legittimi.

Mentre il governo israeliano e quello USA definiscono la richiesta di riconoscimento "unilaterale" e pericolosa, al contrario l'ONU, la Banca Mondiale e FMI dicono che i palestinesi sarebbero pronti a governare un loro stato se solo l'occupazione finisse. Gran parte dei paesi nel mondo sostengono in modo schiacciante questa direzione diplomatica per portarci fuori dalla violenza. Ironicamente, gli sforzi di USA e Israele per far fallire questa richiesta e le loro minacce di tagliare i fondi ai palestinesi sono autodistruttive poiché alimentano chi vuole eliminare Israele in quanto stato ebraico.

L'anno scorso gli USA hanno bloccato il riconoscimento della Palestina al Consiglio di Sicurezza dell'ONU. Ma con il voto tra pochi giorni all'Assemblea generale dell'ONU, grazie ai voti di tutti i paesi e all'approvazione del riconoscimento, potremmo vedere la fine all'egemonia degli USA e di Israele sul conflitto. Il voto non potrà ammettere completamente la Palestina all'ONU, ma può dichiarare la Palestina uno stato permettendole di accedere a una serie di organizzazioni internazionali e dando maggiore legittimità internazionale agli sforzi nonviolenti dei palestinesi per fermare l'occupazione militare israeliana.

Le bombe e i missili stanno seminando vittime proprio in queste ore e l'Europa ha per le mani l'opportunità di promuovere pace e libertà: se riusciremo a convincere Francia, Spagna, Germania e Gran Bretagna a stare dalla parte giusta della storia sostenendo l'indipendenza della Palestina, dando loro supporto e aiuti finanziari, potremmo arrivare a un punto di svolta. Unisciti alla petizione e manda un messaggio per sostenere il riconoscimento:

http://www.avaaz.org/it/palestine_worlds_next_nation_a/?bcxldab&v=19269

Lo stato palestinese non porterà a una soluzione del conflitto nel giro di una notte, ma il riconoscimento dell'ONU cambierà le attuali dinamiche, sbloccando la possibilità di arrivare a pace e libertà. In tutta la Palestina, la gente si prepara, con la speranza e l'aspettativa di ottenere quella libertà che le attuali generazioni non hanno mai conosciuto. Stiamo al loro fianco.

Con speranza e determinazione,

Alice, Jeremy, Marie, Ricken, Aldine, Nick, Antonia, Pascal e il resto del team di Avaaz

lunedì 12 novembre 2012

DONNE NELLA SCIENZA

Frontespizio da “The Female Spectator”, 1744 
Donne che studiano sotto la guida di una “sapiente”, all’ombra dei busti di donne famose dell’antichità.



COMUNITA’ DELL’ISOLOTTO
Domenica 11 novembre 2012-11-08
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DONNE NELLA SCIENZA
Riflessioni di Vanna


LUCA 10,38
Mentre Gesù si trovava in cammino, entrò in un villaggio, e una donna di nome Marta, lo accolse in casa sua. Essa aveva una sorella, chiamata Maria, che si era seduta ai piedi del Signore e ascoltava la sua parola. Marta, occupata nelle varie faccende domestiche, si fece avanti e disse: “Signore, non ti importa che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire?  Dille dunque che mi aiuti”. Ma il Signore le rispose:
Marta, Marta, tu ti inquieti e ti affanni per molte cose; una sola è necessaria: Maria, invece, ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta.


Donne e uomini insieme
Lo sviluppo della civiltà, lento, complesso e mai completo, ha sempre avuto bisogno della collaborazione di molte persone; nessuna grande scoperta, invenzione, teoria filosofica o scientifica è nata per l’ingegno di un solo uomo o di una sola donna. Anche quando si associa un nome particolare ad un grande balzo nella storia umana, come Aristotele nell’antichità o Galileo e Einstein per la scienza, Dante per la lingua italiana o Beethoven per la musica; neanche in questi casi il merito può essere negato a molte altre persone che hanno preceduto, preparato la strada o in seguito divulgato e completato i risultati di questi grandi personaggi della cultura.
E’ in questo senso che la società riconosce a tutte le donne il merito di un contributo attivo all’evoluzione, anche se, per effetto di tanti pregiudizi e consuetudini, di origine religiosa o storica, rarissimo è conoscere i nomi di quelle che meriterebbero di stare accanto ai grandi uomini detti sopra.

A cosa può servire cercare di togliere dall’oblio questi nomi di donna? 
Oggi le nostre figlie si sentono libere di seguire le loro attitudini in qualunque campo, studiano con profitto e si laureano con buoni voti; eppure accade ancora che in certi ambiti, arrivate ad inserirsi nel lavoro, si sentano “ospiti in un territorio straniero”. Mettere in luce il contributo delle donne nei tempi passati può contribuire a renderle più sicure di sé, capaci di affermarsi e rompere quel “tetto di cristallo” che impedisce loro di arrivare a posizioni di prestigio. 
Ma prima di tutto è necessario capire quali sono state le ragioni e le condizioni che hanno portato a considerare le donne incapaci o non adatte a svolgere alcune professioni, fra cui la ricerca scientifica. Motivi religiosi? A volte può sembrare il contrario: nell’Italia cattolica le donne hanno partecipato alla vita accademica molto più che nel mondo islamico o anglosassone. Quale relazione fra il cattolicesimo, la ricerca scientifica e le donne?
Le domande non sono poche, né da poco; cominciamo intanto a porcene qualcuna.


IPAZIA D’ALESSANDRIA


Non sono poi tante le donne che hanno avuto la possibilità di distinguersi nella scienza (e purtroppo non solo nella scienza), considerata, fino a non molto tempo fa, appannaggio esclusivo del mondo maschile. Molte hanno dovuto pagare con la vita questa loro passione, quasi fosse una colpa della quale vergognarsi: una donna che con le sue ricerche potesse superare o peggio inficiare i risultati ottenuti dai colleghi maschi, era ritenuta una presuntuosa da relegare in un angolo. Fra queste non si può dimenticare IPAZIA , vissuta ad Alessandria d'Egitto fra la fine del IV e l'inizio del V secolo. 
Fu il padre Teone ad indirizzarla verso la  matematica, geometria e astronomia  " Ma Ipazia fu anche filosofa molto apprezzata: Socrate Scolastico parla di lei come della terza caposcuola del Platonismo, dopo Platone e Plotino.
  Gemma Beretta laureata in filosofia all’Università di Milano con la tesi su Ipazia dalla quale è nato poi il libro(Ipazia d'Alessandria, Editori Riuniti)   concentra così tutto il senso dell'attività di Ipazia: 
"Verso il cielo è rivolto ogni tuo atto", ad indicare da un lato l'amore per l'astronomia, dall'altro la tensione filosofica. 

"Quando tracciava una nuova mappa del cielo, Ipazia stava indicando una traiettoria nuova - e insieme antichissima - per mezzo della quale gli uomini e le donne del suo tempo potessero imparare ad orientarsi sulla terra e dalla terra al cielo e dal cielo alla terra senza soluzione di continuità e senza bisogno della mediazione del potere ecclesiastico [...]. Ipazia insegnava ad entrare dentro di sé (l'intelletto) guardando fuori (la volta stellata) e mostrava come procedere in questo cammino con il rigore proprio della geometria e dell'aritmetica che, tenute l'una insieme all'altra, costituivano l'inflessibile canone di verità"

Da Socrate Scolastico :...A causa della sua straordinaria saggezza tutti la rispettavano profondamente e provavano verso di lei un timore reverenziale"…."Poiché tale era la natura di Ipazia, era cioè pronta e dialettica nei discorsi, accorta e politica nelle azioni, il resto della città a buon diritto la amava e la ossequiava grandemente e i capi, ogni volta che si prendevano carico delle questioni pubbliche, erano soliti recarsi prima da lei". Non solo il popolo dunque la venerava, ma anche molte delle autorità della cittadine.
 "Ella giunse ad un tale grado di cultura, che superò di gran lunga tutti i filosofi suoi contemporanei. [...]. Per la magnifica libertà di parola ed azione, che le veniva dalla sua cultura, accedeva in modo assennato anche al cospetto dei capi della città e non era motivo di vergogna per lei lo stare in mezzo agli uomini. 
 Per questo motivo, allora, l'invidia si armò contro di lei
Fu assassinata da fanatici cristiani istigati da Cirillo vescovo di Alessandria (fatto poi Santo!!) 
Fu un truce omicidio in quanto il suo corpo fu fatto letteralmente a brandelli in maniera che tutto di lei fosse cancellato.


 The New York Times, 3 ottobre 2006
I numeri sono maschili, disse Pitagora, 
e l’idea persiste

di Margaret Wertheim

(nata a Melbourne nel 1958, si è laureata prima in matematica e poi in fisica applicata a Sydney. Ma in seguito si è dedicata totalmente alla divulgazione scientifica attraverso libri, documentari, programmi TV, musica, ecc. tanto da meritarsi l’appellativo di “scienziata pop”)

Quando ero una studentessa di fisica alla fine degli anni ’70 le mie pochissime compagne di studi ed io avevamo molte speranze sul fatto che le donne avrebbero raggiunto la parità con gli uomini nelle scienze. Ma i progressi sono stati molto più lenti di quanto immaginavamo. Lo scorso mese una ricerca dell’Accademia Nazionale di Scienze (degli Stati Uniti) ha documentato una diffusa contrarietà verso le donne nelle scienze e nell’ingegneria, raccomandando un’ampia revisione delle strutture istituzionali.
Gail G. Hanson, che ha scoperto i quark jets, dice che quando le donne vincono un premio sono trattate ancora peggio di prima. Se è vero che possono esserci sottili differenze biologiche che influiscono sulla scarsità di donne negli alti livelli delle professioni scientifiche, è vero anche che molte scienziate continuano a subire discriminazioni palesi o nascoste.
Il suggerimento dell’Accademia è una buona cosa, ma c’è ragione di credere che nel campo delle cosiddette scienze “dure” , come la matematica, la fisica e l’astronomia, non si tratti di una questione burocratica. Le fisiche, le astronome e le matematiche si trovano a combattere con 2000 anni di consuetudine che dice che questi campi sono tipicamente maschili. Sebbene le donne non siano più bandite dai laboratori universitari e dalle società scientifiche, l’idea che siano essenzialmente meno portate alle scienze è profondamente radicata nei nostri geni culturali.
Il problema risale agli antichi Greci e in particolare a Pitagora, il gigante della filosofia che sognò quel sogno diventato oggi la fisica moderna. Pitagora quasi certamente ricavò il suo famoso teorema sui triangoli rettangoli dai Babilonesi, ma dobbiamo a lui un’idea ancora più importante. Egli dichiarò: “tutto è numero”, diventando il primo a dire che il mondo fisico può essere descritto in linguaggio matematico. Pitagora ci ha dato anche l’idea della “musica delle sfere”, un’insieme di relazioni matematiche che dovrebbero descrivere la struttura di tutto l’universo. Fu la sua visione che probabilmente dette origine alla rivoluzione scientifica di Copernico, Keplero, Galileo e Newton. La ricerca di una “teoria del tutto” oggi è l’ultima versione del desiderio pitagorico di una divina “armonia cosmica”.
Sebbene ci siano state molte culture che hanno sviluppato tradizioni matematiche sofisticate, come quella cinese, degli Arabi, gli Indiani e i Maya, la cultura occidentale è la sola a considerare il mondo materiale come l’incarnazione di leggi matematiche; e fin dagli inizi la ricerca di tali leggi è stata vista come una
 innata attività maschile. La società pitagorica del quinto secolo a. C. fu la culla                                                       
della ricerca matematica, ma quella di Pitagora fu anche una religione, e come molti culti greci le sue basi erano dualistiche. Per i pitagorici la realtà aveva due aspetti: da una parte c’era la mente e lo spirito con il regno trascendente degli dei; dall’altra parte stava il corpo e la materia con il regno mondano della Terra. Come molti pensatori greci i pitagorici associavano l’aspetto mente/spirito al maschile e l’aspetto corpo/materia  al femminile.
Pitagora introdusse i numeri e li sistemò dalla parte del maschile. Nel sistema pitagorico pensare con i numeri, ovvero fare matematica, era essenzialmente maschile; la matematica era associata agli dei e alla trascendenza dal mondo materiale. Le donne, per loro natura, si supponeva che avessero forti radici mondo terreno.
Alla fine del medioevo l’interesse pitagorico in un approccio matematico alla scienza cominciò a guadagnare terreno ed è qui che si comincia a vedere il seme della fisica moderna. “La creazione del Numero fu la creazione delle cose” scrisse Thierry de Chartres nel XII sec, quando furono fondate le prime università e venne formalizzato l’insegnamento accademico. Le università vennero create per educare il clero, e visto che le donne non potevano essere preti, non potevano neanche esservi ammesse. Molti istituti superiori non hanno ammesso donne fino all’inizio del XX sec e gli istituti di fisica furono spesso fra gli ultimi ad accettare studenti e professori donne.
L’associazione pitagorica della matematica con la trascendenza fu trasportata facilmente nel contesto cristiano, dando luogo all’idea del dio giudaico-cristiano come di un creatore matematico. Quando Stephen Hawking oggi collega la teoria del tutto alla mente di dio, non fa altro che riprendere il punto di vista dei pitagorici; ma questo collegamento della matematica al divino lo si trova facilmente anche nella tradizione cattolica del sacerdozio esclusivamente maschile. Quindi, fino dall’inizio, le donne furono escluse dal campo accademico e dalle scienze ad esso correlate.
Quando si formarono le prime società scientifiche nel XVII e XVIII sec. la tendenza misogina continuò. Henry Oldenburg, un segretario originale della Royal Society inglese, scrisse che la missione dell’organizzazione era di “sostenere una Filosofia maschile”. Questo bastione della Scienza non ammise nessuna donna come membro a pieno titolo fino al 1945.
Le fisiche hanno continuato a misurarsi con profondi pregiudizi. Emmy Noether, che scoprì che tutte le leggi fisiche di conservazione erano associate con simmetrie matematiche, era contemporanea di Einstein e lavorò a risolvere alcuni problemi matematici della relatività generale. Lo fece senza avere una posizione accademica riconosciuta per lo più senza stipendi: Lise Meither, che sviluppò la                                                                     
teoria della fissione nucleare, non fu considerata quando questo lavoro vinse il Nobel nel 1944. Il dipartimento di fisica dell’università di Harvard non assunse donne fino al 1992.
Questa settimana l’Accademia di Svezia annuncerà il premio Nobel per la scienza (2006). Sarebbe veramente notevole se ci fosse qualche donna in lista (non ce ne sarà nessuna). Marie Curie vinse il Nobel nel 1903 e la sola altra donna (in fisica)                                          

è stata Maria Goeppert Mayer nel 1963, quando condivise il premio per la sua teoria sulla struttura del nucleo atomico (assieme a J. Hans D. Jensen). In matematica le donne se la passano ancora peggio; la medaglia Fields, l’equivalente matematico del premio Nobel, non è mai stato dato a una donna.
Molte donne che sono entrate in campo scientifico dagli anni ’70 in poi continuano a meravigliarsi di come i cambiamenti siano così lenti. Gail G. Hanson, emerita professora di fisica all’università della California a Riverside e unica donna ad aver ricevuto il premio W. K. H. Panofsky nella fisica sperimentale delle particelle, mi ha detto per telefono: “ A questo punto sembra che la presenza delle donne nella scineza sia accettata nei livelli più bassi; ma quando raggiungiamo livelli più alti si instaura subito un clima di antagonismo”. Come borsista post dottorato allo Stanford Linear Accelerator Center, la dott.ssa Hanson ha scoperto i quark jets, il lavoro per cui in seguito ha avuto il premio Panofsky. ma nonostante questo ha detto che durante tutta la sua carriera di ricercatrice ha continuato ad essere tratta come una collega principiante, non come responsabile della ricerca.
La dott.ssa Hanson è il soggetto di un capitolo in un nuovo libro che racconta le vite e il lavoro di 40 importanti donne fisiche del secolo passato. Si intitola “Fuori dall’ombra” (“Out of the Shadows”), realizzato da Nina Byers e Gary Williams, fisici all’università della California, Los Angeles. Il libro illustra gli ostacoli che queste donne hanno incontrato e continuano ad incontrare. Diverse giovani donne fisiche che ho contattato per questo articolo hanno confermato che gli ostacoli rimangono, ma non vogliono essere inserite nella lista.
Con evidente tristezza nella voce, la dott.ssa Hanson ha detto: “Pensavo che questo genere di cose accadesse solo negli anni ’50. E’ spaventoso che le donne debbano fronteggiare ancora queste difficoltà”. E aggiunge: “Quando ottieni un premio spesso sei trattata ancora peggio. Gli uomini riescono a tollerare una donna nella Fisica finché se ne sta in una posizione subordinata, ma non possono tollerare una donna al di sopra di loro”.
La ricerca della National Academy stabilisce che c’è ancora una lunga strada da fare. In confronto ai loro colleghi maschi in condizioni simili, le scienziate e le ingegnere  sono sottopagate, sottovalutate e sottorappresentate nei livelli più alti della scienza. Vista la lunga tradizione di antipatia verso le donne che si dedicano alla matematica, sarebbe ingenuo pensare di poter cambiare le nostre istituzioni in una sola generazione. Il cambiamento non può venire solo da qualche volontà burocratica; si tratta di cambiare il paradigma culturale.

Scienza e pregiudizio, come uscirne
di Francesca Molfino e Flavia Zucco - 20/03/2012
Donne e scienza, molto è cambiato. Ma permangono stereotipi di genere nella ricerca scientifica. Eliminarli però può essere molto difficile, perché i cliché funzionano come mappe mentali che ci aiutano a interpretare la realtà. Meglio sostituirli con modelli positivi, valorizzando le novità che le donne portano nei loro team
Si comincia ad assimilare gli stereotipi fin da piccoli: diversi studi hanno notato la presenza di preferenze per i componenti del proprio gruppo (ingroup biases) già all’età di 3 o 4 anni, e subito dopo l’emergere di stereotipi razziali e di genere. In molti casi l’effetto dell’attivazione di uno stereotipo scompare dopo pochi minuti, ma indipendentemente dalla durata, a lungo andare il modo di pensare per cliché si rafforza. Inoltre gli studi mostrano che, una volta creato, basta poco per riattivare lo stereotipo, ad esempio il semplice disaccordo con qualcuno del gruppo stereotipato, e se il cliché viene rievocato con sufficiente frequenza, diventa cronico. Perciò anche se singolarmente sembrano innocui, quando sono veicolati dai media il loro effetto cumulativo può essere notevole. Una volta interiorizzati, attraverso i media, membri della famiglia, per esperienza diretta o in qualsiasi altro modo, a volte gli stereotipi si animano di vita propria e diventano “auto-perpetuanti”. Gli stereotipi di genere non scaturiscono dai ruoli sociali, ma ne vengono rinforzati in una specie di circolo vizioso. Secondo Evelyn Fox Keller, nel settore scientifico ci sono stereotipi negativi di vecchia data:
1. La scienza è neutrale e si occupa di cose (oggettività), mentre le donne di persone (soggettività).
2. L’identità femminile è legata al mondo naturale; quella maschile è fondata sulla separazione e il controllo sulla natura.
3. Il sapere maschile è più scientifico, analitico e oggettivo; quello femminile è basato sull’intuizione di tipo materno.
4. La scienza è razionalità ed è completamente separata dai sentimenti: è concreta e rigorosa, mentre le donne sono irrazionali ed emotive.
5. La scienza è ricerca di potere, mentre le donne cercano l’armonia.
Per Keller gli unici stereotipi positivi nel mondo della scienza sono a favore dei maschi e identificano le donne scienziate con modelli maschili. È stato provato che sia per i maschi che per le femmine, l’identità ideale è relativamente più mascolina di quando non sia nella realtà. Inoltre sia gli uomini che le donne tendono a desiderare di essere più “maschili” di quello che sono.

Come cambiano i cliché nella scienza. Gli stereotipi nascono quando l’integrità del sé è minacciata, fanno parte del nostro modo di affrontare le instabilità della nostra percezione del mondo. Questo non significa che siano buoni, ma solo che sono necessari per lo sviluppo mentale. Le disparità di genere nell’accesso all’istruzione sono quasi scomparse nei paesi occidentali, come alcuni limiti culturali e sociali. Ma nell’epoca dell’information overload (il sovraccarico di informazioni disponibili), gli stereotipi sopravvivono perché diventano dei gusci che incapsulano l’informazione in modo compatto ed efficace, e in questo modo si auto-rinfonzano e si auto-avverano. Se un individuo appartenente a un gruppo stereotipato esce fuori dallo schema precostituito, minacciando l’identità di un altro gruppo o di un’altra persona, di solito questi conservano lo stereotipo dividendolo in due sotto-tipi. Per esempio di fronte a una “donna brava in matematica” le persone che hanno pregiudizi di genere possono distinguerla dal resto delle donne “sentimentali, irrazionali e fragili” creando il sotto-tipo di “donna competente e capace”. La creazione di sotto-tipi rende ancora più difficile riconoscere gli stereotipi. Serve chiedersi allora se i vecchi stereotipi di genere nella scienza sono superati. I pregiudizi tradizionali non sono scomparsi, piuttosto le loro forme contemporanee sono difficili da individuare e anche chi ne è portatore può non esserne consapevole. Ci sono diversi modi per portare allo scoperto gli stereotipi: check-list, open ended approach e indirect mesurement (priming).                                                                      6
Nuovi stereotipi positivi. La rappresentazione delle scienziate è cambiata nella realtà. I fattori che contribuiscono al cambiamento dei vecchi cliché sono:
• I recenti dati statistici sulla presenza e il successo delle donne nel settore scientifico.
• Le nuove caratteristiche richieste dalle scienze post-moderne. Tra questi, il lavoro in gruppo: le nuove arrivate all’interno di un team di ricerca hanno un ruolo notevole e positivo nell’integrare i componenti precedenti. E l'etica: le donne mostrano un alto grado di responsabilità non solo ai massimi livelli ma in tutte le attività di ricerca, con particolare attenzione anche alle implicazioni sociali
• Altre qualità sono necessarie, oltre alla preparazione scientifica. Per esempio, lasciare agli studenti la libertà di cui hanno bisogno: le donne riescono a garantire una maggiore la libertà ai ricercatori in formazione, che risultano così più maturi rispetto a quando vengono guidati passo dopo passo. Tenere sotto controllo il proprio Ego. Secondo Pierre-Gilles de Gennes (premio nobel per la fisica nel 1991) "I gruppi latini sono ossessionati dall’intelligenza….vogliono essere considerati come capaci e dotati di acume…..le donne sono meno propense a voler risplendere all’interno delle loro relazioni, a reclamare di sapere tutto, e questo dà loro autorevolezza. D’altro canto, insieme a una solida preparazione, hanno sensibilità e senso della realtà, qualità necessarie a qualsiasi team per conseguire buoni risultati".
Per superare gli stereotipi, bisogna rinforzare quelli positivi, oppure ricategorizzarli senza pregiudizio. Non potremmo funzionare senza ricorrere a degli stereotipi, i quali ci mettono al riparo dalle nostre paure più pressanti allontanandole e rendendoci possibile agire come se la loro causa fosse al di là del nostro controllo. Sono categorizzazioni usate per costruire “buon senso” o “saggezza”, ma poi diventano qualcosa di più perché di solito non siamo consapevoli di usarli, perciò non è possibile intervenire per correggerli. Comunemente il modo per cambiare i modelli sommari è fornire agli individui informazioni sulla loro infondatezza. Di conseguenza per innescare delle trasformazioni nello stereotipo basterebbe semplicemente assumere la prospettiva di persone che consideriamo diversi da noi, esterni al nostro gruppo, e guardare il mondo con i loro occhi. Un atteggiamento che può ridurre notevolmente la preferenza per i propri simili (ingroup bias) e il ricorso a stereotipi, e può persino portare a cambiare modelli sommari inpliciti. Secondo alcune ipotesi, per esempio, il contatto tra i gruppi che lavorano insieme aumenta le relazioni positive, a patto che il contatto stesso sia positivo. Il cambiamento avviene solo se si è motivati o se si ottengono dei vantaggi, e quando cambiare lo stereotipo non comporta minacce. Nelle questioni di genere questo significa che bisogna affrontare i problemi tra uomini e donne nelle organizzazioni. Si possono ottenere cambiamenti indiretti tramite azioni positive, come creare nuovi modelli di donne scienziate. Questi nuovi modelli devono essere esenti da generalizzazioni triviali o semplificazioni mediatiche, e non devono essere confusi con modelli di ruoli o con personificazioni di stereotipi. Per esempio il cliché positivo della donna che si occupa di allevare e curare può essere usato come giustificazione per confinare tutto il genere femminile nei settori dell’infanzia e dell’insegnamento.
Le donne stanno combattendo per cambiare il loro ruolo di genere, ma possono riuscirci solo in alcuni modi:
- Adottare tratti maschili (androginia). L’emancipazione femminile ha continuato a idealizzare i valori maschili, nonostante abbia rovesciato i ruoli sociali. Minimizzare le differenza di genere è una sconfitta per le donne, poiché svilisce o sottovaluta la loro capacità di essere madri.
- Integrare tratti maschili e femminili e fare in modo che anche gli uomini adottino caratteri e ruoli femminili. Sarebbe la soluzione definitiva per le donne, ma non si sa per quale ragione e per quali benefici gli uomini avrebbero rinunciando alla loro supremazia. Tutto sommato si trascura che sarà necessario un vero e proprio scontro fra i sessi. Bisognerebbe tener presente che nessuna ricerca sugli uomini è stata focalizzata sulla riduzione degli stereotipi automatici negli anni. 
-  Mettere le capacità individuali al di sopra del genere per infrangere la rappresentazione binaria di uomini e donne. Questa posizione sembra più congeniale ai ricercatori giovani che antepongono le competenze personali alle questione di genere.



Bibliografia Donne nella Scienza


Margaret  Alic, “L’eredità di Ipazia – Donne nella storia delle scienze dall’antichità all’Ottocento” Editori Riuniti, Roma 1989
Gemma Beretta, Ipazia d'Alessandria, Editori Riuniti, Roma 1993
Rosi Braidotti, “Madri, mostri e macchine”, Manifestolibri, Roma 1996
Rosi Braidotti, “Soggetto Nomade – Femminismo e crisi della modernità”, Donzelli Editore, Roma 1995
Rachel Carson, “Primavera silenziosa”, Feltrinelli 1999
Elisabetta Donini, “Conversazioni con Evelyn Fox Keller – una scienziata anomala”, Eleuthera 1991
Elisabetta Donini, “La nube e il limite. Donne, scienza, percorsi nel tempo”, Rosenberg & Sellier, Torino 1990.
Evelyn Fox Keller, “In sintonia con l’organismo – La vita e l’opera di Barbara McClintock”, La Salamandra, Milano 1987
Evelyn Fox Keller “Sul genere e la scienza” Garzanti Libri
Silvia Gherardi, “Il genere e le organizzazioni – Il simbolismo del femminile e del maschile nella vita organizzativa”, Raffaello Cortina Ed. Milano 1998
Silvia Gherardi – Barbara Poggio, “Donna per fortuna, uomo per destino – Il lavoro raccontato da lei e da lui”, ETAS 2003
Carol Gilligan, “Con voce di donna – Etica e formazione della personalità”, Feltrinelli, Milano 1987
Donna Haraway, “Manifesto Cyborg. Donne, tecnologie e biopolitiche del corpo”, a cura di L. Borghi, Milano, Feltrinelli 1995
Janna Levin, “Come all’universo sono venute le macchie. Diario di un tempo finito in uno spazio finito”, Il Saggiatore, Milano 2003
Carolyn Merchant, “La morte della Natura”, Garzanti 1988
Agnese Seranis, “Il filo di un discorso - Narrazione”, EURA PRESS – Ed Italiane, Milano 1997
Vandana Shiva,  “Terra madre - Sopravvivere allo Sviluppo”, ISEDI 1990
Margaret Wertheim, “I pantaloni di Pitagora – Dio le donne e la matematica”, Instar Libri, Torino 1996


Sitografia


 HYPERLINK "http://www.universitadelledonne.it" www.universitadelledonne.it
 HYPERLINK "http://www.wikipedia.it"  http://it.wikipedia.org
 HYPERLINK "http://www.itis-molinari.eu/studenti/progetti/profumo/framec0.htm" http://www.itis-molinari.eu/studenti/progetti/profumo/framec0.htm
HYPERLINK "http://oggiscienza.wordpress.com/tag/donne-e-scienza/"http://oggiscienza.wordpress.com/tag/donne-e-scienza/
 HYPERLINK "http://www.nobelprize.org/" http://www.nobelprize.org/
 HYPERLINK "http://www.unesco.org/new/en/natural-sciences/priority-areas/gender-and-science/for-women-in-science-programme/" http://www.unesco.org/new/en/natural-sciences/priority-areas/gender-and-science/for-women-in-science-programme/
 HYPERLINK "http://scienzaa2voci.unibo.it/" http://scienzaa2voci.unibo.it/
 HYPERLINK "http://www.futuroalfemminile.it/I_giardini_di_marzo/1568.kl" http://www.futuroalfemminile.it/I_giardini_di_marzo/1568.kl
 HYPERLINK "http://www.dols.net" www.dols.net


Nota.
vedi di Vanna:

Tecnologia è donna. Un'azione positiva della CGIL scuola di Firenze

Tecnologia è donna. Un'azione positiva della CGIL scuola di Firenze
(Varia)
Data di pubblicazione: 2000
Prezzo deastore.com (info) € 12.91

A nome di tutti i presenti grazie a Vanna per la lectio magistralis    

venerdì 9 novembre 2012

La Palestina al Forum di Firenze


Sabato 10 /11 alla sala 9 della Fortezza da basso, ore 14-18, nell'ambito del Social Forum 10+10, ci sarà un incontro dibattito sulla Palestina, organizzato da Assopace e altre associazioni. Questo il tema: la resistenza palestinese, popolare e non violenta e le campagne internazionali europee. La politica europea.

Il Programma


 "Resistenza popolare palestinese e campagne di solidarietà europee/ internazionali -  quale politica UE per la pace e la giustizia?"  
Firenze, Fortezza da basso, Sala Monumentale, 10 novembre, ore 14 - 18

Promuovono: ECCP (coordinamento europeo);  Associazione per la pace; Fiom-Cgil; IPAM; Rete romana di solidarietà con Palestina; Un ponte per; Action for Peace; Associazione di amicizia Italia-Palestina FI, Coordinamento italiano Flotilla libertà di Gaza

 Prima parte, ore 14 - 16
: Resistenza popolare nonviolenta contro l'occupazione israeliana
Giorgio Gallo: Palestina/Israele oggi, nel contesto mediterraneo
Mahmoud Zahware: resistenza popolare nonviolenta palestinese
Hasan Barghouti: la situazione sociale nei territori occupati e le lotte sindacali
Roni Ben Efrat: le lotte di Workers' Advisory Center per i diritti di lavoratori/trici palestinesi di Israele
Wassim Dahmash  Promuovere cultura e immagine palestinese
Luisa Morgantini: Forme di sostegno internazionale alla resistenza popolare e interventi civili di pace

Dibattito

Video: giovani a Hebron contro coloni israeliani

Seconda parte, ore 16 - 18: Le campagne europeee e internazionali. Quale politica UE?

Loretta Mussi e Florent Schaeffer: Campagna per il boicottaggio, disinvestimento, sanzioni, in Italia e in Europa
 Angelo Baracca: stop alla cooperazione militare con Israele
 Europarlamentare Niccolò Rinaldi (ALDE)
 Marco Ramazzotti Stockel e Patrizia Cecconi: la Flotilla per la libertà di Gaza
Gianni Tognoni: Il Tribunale Russell per la Palestina
Europarlamentare Gabi Zimmer (GUE/NGL)

Dibattito

Appello per il Forum sociale mondiale Palestina Libera (28/11 - 1/12 Porto Alegre, Brasile)

Presentazione del CD Il muro del suono con parole e immagini - I musicisti suoneranno nella manifestazione in piazza

Coordinamento: Alessandra Mecozzi e Florent Schaeffer


"Palestinian popular resistence and european/international solidarity campaigns -  which EU policy for peace and justice?"  

Firenze, Fortezza da basso, room Monumentale, November 10th,  14 - 18

 Proponents:
ECCP (european coordination for Palestine);  Associazione per la pace; Fiom-Cgil; IPAM (Fr.); Rete romana di solidarietà con Palestina; Un ponte per; Action for Peace; Associazione di amicizia Italia-Palestina FI; italian coordination Fredom Flotilla to Gaza

 First part,  14 - 16: Popular non violent resistance against Israeli occupation

Giorgio Gallo: Palestine/Israel societies to day, in the mediterranean context
Mahmoud Zahware: Palestinian popular non violent resistence
Hasan Barghouti: social situation in occupied territories and workers struggles
Roni Ben Efrat: Workers' Adviice Center  (WAAC/MAAN) struggles for palestinian/israeli workers' rights
Wassim Dahmash: promoting palestinian culture and image
Luisa Morgantini: International support to the popular resistence and civilian peace interventions

 Debate

Video Youth in Hebron against settlers

Second part,  16 - 18: European and international campaigns. What kind of EU policy for peace and justice?

Loretta Mussi and Florent Schaeffer: Boycott, disinvestment, sanctions on Israel, in Italy and Europe
 Angelo Baracca: stop military trade with Israel
MEP Niccolò Rinaldi (ALDE)
 Marco Ramazzotti Stockel and Patrizia Cecconi: the Freedom Flotilla for Gaza
Gianni Tognoni: Russell Tribunal on Palestine
MEP Gabi Zimmer (GUE/NGL)

Debate

Call for the WSF Free Palestine (28/11 - 1/12 in Porto Alegre, Brasil)

Images and words: Presentation of CD Il muro del suono - Music for Palestine

Afterwards, the musicians will play in the Square of the demonstration

Coordination: Alessandra Mecozzi and Florent Schaeffer