Translate

giovedì 2 ottobre 2008

Una email di Marco

Carissimi,


in uno stato emozionale come da tempo non provavo, vi faccio partecipi del

mio profondo bisogno di esserci ora, di partecipare e di dar vita ad una

prassi più allargata di quella positività, creatività e speranza che il

cerchio della comunità ha tenute vive in me fino ad ora. La visione

mortifera del futuro sembra prevalere e sembra stravincere ma è solo un

illusione; quella visione, tremendamente efficace nell'avvelenare e

distruggere moralmente e fisicamente le esistenze, non è mai stata così

debole. Nel vacillare delle borse a New York, nelle contraddizioni ed

inefficacia dei governi della paura, si intravede un barlume di luce. è ora

il momento di fare. Nella mortifera pratica del solleticare gli istinti più

bassi di un umanità incerta e smarrita, il sistema cerca poche "ore" (non

importa se realmente saranno anni!) di sopravvivenza in più e lo fa qui da

noi indirizzando la frustrazione popolare contro i più deboli, gli immigrati

e tutti i marginalizzati della società, e ora, con gran sproloquio

compiaciuto di Brunetta, Tremonti, Gelmini (dietro la trionfante regia

dell'"Unto")  contro i fannulloni della cosa pubblica. Già, perche la cosa

pubblica è sicuramente spreco ed inefficienza ma è anche qualcosa di più

pericoloso per i mortiferi architetti del nostro futuro: è il Noi, è un

plurale, è quello spirito che chiamò negli anni '60 gli ultimi della

società, la gente dell'Isolotto, a lottare insieme per una scuola e per una

vita più dignitosa, è ciò che si contrappone fortemente all'Io che non

supera l'orizzonte dei propri bisogni più elementari, a quell'orizzonte

entro il quale l'umanità non ha futuro!


Queste cose ce le siamo dette tante volte in quel prezioso e faticoso

esercizio del mantenere in vita il meglio di noi. E' per questo che vi

invito con forza ad attivarvi perché in ciascun vostro ambito possiate

trasmettere la positività di quel NOI che si vuole distruggere con

finanziario e ideologico accanimento. Propongo fatti concreti in cui mettere

il nostro tempo e la nostra energia, perché il nostro punto di vista possa

confluire nel rivolo di speranze e colori che comincia a scorrere e che

potrebbe diventare un fiume.


Il primo è di partecipare alla manifestazione del 13 ottobre prossimo (vedi

volantino allegato) a difesa della scuola pubblica, nello spirito di

potenziare il meglio della scuola pubblica, di ridiscutere profondamente di

una sua riforma sulla base però di una sua funzione che deve rappresentare

degnamente il NOI. Propongo a tutti di organizzarci per esserci magari anche

informa creativa (chi ha idee?).


La seconda proposta è di un gesto simbolico, di quel simbolismo che, come

abbiamo espresso più volte, diviene gesto concreto e denso di contenuti. In

relazione alla scuola, le serate sul 68 con le foto e i ricordi, mi danno lo

spunto di proporre una provocativa tenda sulla Montagnola che congiunga la

storia di allora, la scuola non c'era e andava costruita, con quella di

oggi, la scuola c'è e và difesa. Secondo me è proprio nel luogo effimero e

temporaneo di quella tenda, per parafrasare Michelucci, che possiamo

ritrovare ancora una volta la forza e la speranza del fare.


 Provato dall'emozione ma felice, vi abbraccio


 Marco  (voce e chitarra nelle 3 serate sul 68 all'Isol8)

Una email di Marco

Carissimi,


in uno stato emozionale come da tempo non provavo, vi faccio partecipi del

mio profondo bisogno di esserci ora, di partecipare e di dar vita ad una

prassi più allargata di quella positività, creatività e speranza che il

cerchio della comunità ha tenute vive in me fino ad ora. La visione

mortifera del futuro sembra prevalere e sembra stravincere ma è solo un

illusione; quella visione, tremendamente efficace nell'avvelenare e

distruggere moralmente e fisicamente le esistenze, non è mai stata così

debole. Nel vacillare delle borse a New York, nelle contraddizioni ed

inefficacia dei governi della paura, si intravede un barlume di luce. è ora

il momento di fare. Nella mortifera pratica del solleticare gli istinti più

bassi di un umanità incerta e smarrita, il sistema cerca poche "ore" (non

importa se realmente saranno anni!) di sopravvivenza in più e lo fa qui da

noi indirizzando la frustrazione popolare contro i più deboli, gli immigrati

e tutti i marginalizzati della società, e ora, con gran sproloquio

compiaciuto di Brunetta, Tremonti, Gelmini (dietro la trionfante regia

dell'"Unto")  contro i fannulloni della cosa pubblica. Già, perche la cosa

pubblica è sicuramente spreco ed inefficienza ma è anche qualcosa di più

pericoloso per i mortiferi architetti del nostro futuro: è il Noi, è un

plurale, è quello spirito che chiamò negli anni '60 gli ultimi della

società, la gente dell'Isolotto, a lottare insieme per una scuola e per una

vita più dignitosa, è ciò che si contrappone fortemente all'Io che non

supera l'orizzonte dei propri bisogni più elementari, a quell'orizzonte

entro il quale l'umanità non ha futuro!


Queste cose ce le siamo dette tante volte in quel prezioso e faticoso

esercizio del mantenere in vita il meglio di noi. E' per questo che vi

invito con forza ad attivarvi perché in ciascun vostro ambito possiate

trasmettere la positività di quel NOI che si vuole distruggere con

finanziario e ideologico accanimento. Propongo fatti concreti in cui mettere

il nostro tempo e la nostra energia, perché il nostro punto di vista possa

confluire nel rivolo di speranze e colori che comincia a scorrere e che

potrebbe diventare un fiume.


Il primo è di partecipare alla manifestazione del 13 ottobre prossimo (vedi

volantino allegato) a difesa della scuola pubblica, nello spirito di

potenziare il meglio della scuola pubblica, di ridiscutere profondamente di

una sua riforma sulla base però di una sua funzione che deve rappresentare

degnamente il NOI. Propongo a tutti di organizzarci per esserci magari anche

informa creativa (chi ha idee?).


La seconda proposta è di un gesto simbolico, di quel simbolismo che, come

abbiamo espresso più volte, diviene gesto concreto e denso di contenuti. In

relazione alla scuola, le serate sul 68 con le foto e i ricordi, mi danno lo

spunto di proporre una provocativa tenda sulla Montagnola che congiunga la

storia di allora, la scuola non c'era e andava costruita, con quella di

oggi, la scuola c'è e và difesa. Secondo me è proprio nel luogo effimero e

temporaneo di quella tenda, per parafrasare Michelucci, che possiamo

ritrovare ancora una volta la forza e la speranza del fare.


 Provato dall'emozione ma felice, vi abbraccio


 Marco  (voce e chitarra nelle 3 serate sul 68 all'Isol8)

Dialogo tra un malato e il suo medico



 

Carissimi,

anni fa avevo scritto questo "pezzo", uscito sulla rivista di medical humanities "Janus" col titolo "Living Will, o Living Wish?". Ero certo che sarebbe finita così, ma sotto sotto conservavo ancora un pò di speranza, se non nei confronti dei massimi sistemi della politica, almeno nel buon senso e nell'interesse delle singole persone che vivono in questo sventurato paese. E invece mi sbagliavo: ormai l'Italia è patria di rassegnati e di drogati dai reality, inermi nei confronti di chiunque, incapaci di svegliarsi da questo letargo tossico nemmeno quando viene minacciato il proprio corpo e la propria anima.

Ve lo propongo come un divertissement  amaro.

L'unico consiglio nuovo che potrei dare al malato dell'articolo (cioè a tutti noi) è: "Scappa, emigra, se puoi.". 

Si salvi chi può.

Franco Toscani

Living will or living wish? Dialogo tra un malato e il suo medico

- Dottore, sono preoccupato. Ormai non sono più giovane, cominciano gli acciacchi e mi sto rendendo conto che prima o poi  anch’io mi ammalerò seriamente e morirò. Alla morte sono anche preparato, ma quello che temo è la sofferenza inutile. Sa, l’accanimento terapeutico eccetera…

- La legge le dà il diritto di rifiutare qualsiasi trattamento che lei non condivida. Basta dire di no, e i medici si fermano.

- Questo lo so, ma cosa succede se finisco per rimbambirmi, o andare in coma. Ha presente tutti quei vecchietti, più o meno svaniti, in ospizio o in ospedale…Mi vedo già in un letto con gli occhi persi, pieno di tubi, e tutti che tirano dritto. Se mi ritroverò paralizzato, o in coma irreversibile, o con l’Alzheimer, o con un cancro terminale, vorrei essere lasciato morire in pace. Se passa una legge sul Living Will, come in America, vorrei averne uno anch’io da tenere in tasca. Guardi, ne avrei fatto uno, mi dica se va bene.

- Non va bene

- Ma se non l’ha letto..!!

- E’ scritto su un modulo prestampato. Deve essere scritto tutto a mano.

- Ma chi l’ha detto?

- Il Comitato Nazionale per la Bioetica. E poi deve farsi assistere da un medico, che deve controfirmare.

- Va bene. Lo riscrivo a penna. E poi, già che sono qui, mi assista lei. Mi spieghi tutto, così potrò dire di essere stato ben informato, e me lo controfirmi.

- Lo posso fare per le cose che riguardano le malattie generiche. Per quelle specialistiche si deve rivolgere ad uno specialista.

- A chi, ad un oncologo?

- Se si aspetta che le venga un cancro, sì. Ma potrebbe prendere anche qualche altra malattia. Vediamo un po’.. Direi che dovrebbe anche consultare un neurologo per le malattie neurologiche, ma anche un cardiologo, sapesse quanti infarti ci sono ancora! Ma anche un ematologo. E un rianimatore. E un infettivologo per l’AIDS, e un geriatra, e un otorinolaringoiatra. Naturalmente anche pneumologo e nefrologo. E.…

- Ho capito, da ogni specialista possibile!

- No, direi che si potrebbero escludere il pediatra e il ginecologo.

- Ci perderò almeno un mese.

- Ogni anno. Non vorrà che un documento così grave non abbia una scadenza. Metta che dopo averlo scritto si scopre una nuova cura: si giocherebbe la possibilità di approfittarne.

- Ma io ho scritto “malattia terminale”, “condizioni irreversibili” ecc. Se non lo sono più e mi si può guarire e far vivere bene, è ovvio che…

- Non è ovvio un bel niente. La data di scadenza ce l’ha perfino l’acqua minerale! E poi, guardi che ha scritto delle cose che non stanno né in cielo né in terra: ad esempio che non vuole la nutrizione artificiale.

- E perché non dovrei? Non voglio tubi, non voglio essere nutrito a forza, non voglio gli antibiotici se mi viene una polmonite. Voglio solo che se ho dolore mi venga data della morfina e che mi si lasci morire in pace. E poi cosa c’entra: potrò ben fare come mi pare..?!

- No. Non può chiedere cose che contraddicono il diritto positivo, le regole di pratica medica, la deontologia medica.

- E come faccio a sapere se contraddicono o meno il diritto positivo?

- Basta chiederlo al medico. O al prete. Però cattolico, altrimenti non vale. Può rifiutare solo le terapie sproporzionate o straordinarie. Rifiutarne altre comporterebbe una finalità eutanasica.

- Ma sta scherzando? Che senso avrebbe nutrirmi per tenermi in una vita da vegetale!

- La nutrizione non è “terapia”, e quindi non può rifiutarla. E anche sull’antibiotico avrei da ridire. E’ chiaramente un mezzo tutt’altro che straordinario.

- E il sangue, allora? Non mi dirà che le trasfusioni non sono ordinarie! Mettiamo che diventi  Testimone di Geova.

- Sconsiglio vivamente. In Italia, per le minoranze non è aria. Raccomanderei piuttosto una iscrizione all’Opus Dei. Comunque, se vuole essere sicuro di venir preso sul serio deve scrivere che non vuole che le siano fatti interventi sproporzionati che palesemente costituiscano accanimento terapeutico.

- Cioè?

- Ad esempio, che se ha un cancro terminale e le viene un infartaccio, non la si sottoponga a by-pass, o che, con un Alzheimer avanzatissimo non le sia fatta una chemioterapia di terzo livello se le viene anche un cancro del pancreas.

- Ma io non voglio nemmeno che mi si facciano un sacco di altre cose..!!

- Si accontenti. Piuttosto che niente è meglio piuttosto.

- Mi accontenterò pensando che almeno le situazioni più demenziali mi saranno risparmiate.

- Dipende.

- Come “dipende”! Sono o non sono “direttive anticipate”? Una “direttiva” è una cosa che dirige, che obbliga a fare. Una specie di “ordine” che va eseguito. O no? Se i medici non ubbidiscono finiscono in galera!!

- No. Non sono “direttive anticipate” ma “Dichiarazioni anticipate di trattamento”. Il CNB dice che nella Convenzione di Oviedo, in inglese le hanno chiamate “whishes” cioè desideri. Un conto è ordinare, un’altro desiderare. Uno può desiderare ciò che vuole e dichiararlo quanto gli pare. Se vado in mezzo ad uno stadio e dichiaro che detesto il calcio dovrei aspettarmi che venga sospesa la partita? Con le direttive si “fa fare”, con le dichiarazioni si “fa conoscere”. Non crederà che si possa obbligare un medico ad accontentare qualsiasi desiderio, e di chiunque per giunta! E poi, chi è incapace di intendere e volere di solito non è in grado di pretendere né di obbligare nessuno.

- Immagino che la persona che ho nominato come fiduciario si premurerà di esigere che i miei desideri, oltretutto gli ultimi, siano esauditi.

- Sbagliato. I compiti del fiduciario - le leggo testualmente - “dovrebbero esclusivamente riassumersi nell’individuazione, in costante dialogo e confronto con i medici curanti, del miglior interesse del paziente divenuto incapace di intendere e di volere, a partire dalle indicazioni lasciate da costui nelle sue dichiarazioni anticipate.”

- Vede che è come dicevo io? Il fiduciario è quello che individua qual’è la cosa che va meglio per me!

- E allora? Quand’anche l’avesse individuata, il medico non lo può obbligare: deve semplicemente concordare con lui la via concreta da seguire. E per concordare si deve essere d’accordo in due. E se il medico non è d’accordo, farà quello che crede meglio fare.

- Devo quindi solo sperare di trovare un medico che la pensa come me?

- Esatto. Ma cosa credeva, che veramente il potere di decisione sarebbe stato lasciato a gente come lei? Inesperti e ignoranti, che solo perché hanno letto l’inserto Salute del giornale credono di sapere cosa sia meglio per loro? Ma mi faccia il piacere! Il documento del CNB indica chiaramente che i desideri devono essere tenuti in considerazione ma che questo non significa che debbano essere soddisfatti. Un medico non può essere costretto a fare cose che non condivide. I suoi desideri, li terrà in considerazione per quel tanto che meritano, e ,nel caso non li esaudisca,  ne scriverà in cartella le motivazioni. Certo che dipende da chi è il medico: la valutazione degli eventi di fine vita si basa sostanzialmente sul suo modo di pensare, sulla sua etica. Ma vada tranquillo, io la penso come lei, e le prometto di accontentarla.

- E se lei è in ferie, o ammalato, o muore prima di me..?

- Ahimè!

- Come sarebbe!!?? Mi sta dicendo che il mio Living Will è una lettera a Babbo Natale ma che chi decide quali regali comprare resta sempre il medico? Oltre tutto un medico che magari è lì solo per caso, o perché è di turno? Se non se la sente di accontentarmi, che giri il problema a qualcun altro meglio disposto!!

- Ma si rende conto di quello che dice? Secondo lei, se mi venisse a chiedere di ammazzare sua moglie, invece di cacciarla a pedate, dovrei dirle no grazie non me la sento e darle il numero di telefono del killer che abita al piano di sotto?

- Ma allora se questo documento non mi garantisce un bel niente, cosa devo fare per evitare una morte lenta e indegna? Suicidarmi?

- Potrebbe essere una soluzione. Ma chi è in stato terminale confuso o in coma, di solito non ci riesce. Le suggerirei di diventare terminale la settimana di Ferragosto. Sono via tutti, fa caldo e nessuno ha voglia di discutere. Non si fa ricoverare così chiameranno me, che sono qui perché vado in ferie in giugno. E’ molto probabile che non le farei l’antibiotico, non le metterei una sonda nasogastrica per nutrirla, non la risusciterei se andrà in arresto cardiaco, non le farei una trasfusione....

- Come sarebbe a dire “è molto probabile”...?

- Bè, da qui ad allora potrei cambiare opinione.



Franco Toscani è responsabile medico della sezione Terapia del dolore e Cure Palliative dell'ospedale di Cremona.

(Urbano, mailing listi di Libera Uscita)

Dialogo tra un malato e il suo medico



 

Carissimi,

anni fa avevo scritto questo "pezzo", uscito sulla rivista di medical humanities "Janus" col titolo "Living Will, o Living Wish?". Ero certo che sarebbe finita così, ma sotto sotto conservavo ancora un pò di speranza, se non nei confronti dei massimi sistemi della politica, almeno nel buon senso e nell'interesse delle singole persone che vivono in questo sventurato paese. E invece mi sbagliavo: ormai l'Italia è patria di rassegnati e di drogati dai reality, inermi nei confronti di chiunque, incapaci di svegliarsi da questo letargo tossico nemmeno quando viene minacciato il proprio corpo e la propria anima.

Ve lo propongo come un divertissement  amaro.

L'unico consiglio nuovo che potrei dare al malato dell'articolo (cioè a tutti noi) è: "Scappa, emigra, se puoi.". 

Si salvi chi può.

Franco Toscani

Living will or living wish? Dialogo tra un malato e il suo medico

- Dottore, sono preoccupato. Ormai non sono più giovane, cominciano gli acciacchi e mi sto rendendo conto che prima o poi  anch’io mi ammalerò seriamente e morirò. Alla morte sono anche preparato, ma quello che temo è la sofferenza inutile. Sa, l’accanimento terapeutico eccetera…

- La legge le dà il diritto di rifiutare qualsiasi trattamento che lei non condivida. Basta dire di no, e i medici si fermano.

- Questo lo so, ma cosa succede se finisco per rimbambirmi, o andare in coma. Ha presente tutti quei vecchietti, più o meno svaniti, in ospizio o in ospedale…Mi vedo già in un letto con gli occhi persi, pieno di tubi, e tutti che tirano dritto. Se mi ritroverò paralizzato, o in coma irreversibile, o con l’Alzheimer, o con un cancro terminale, vorrei essere lasciato morire in pace. Se passa una legge sul Living Will, come in America, vorrei averne uno anch’io da tenere in tasca. Guardi, ne avrei fatto uno, mi dica se va bene.

- Non va bene

- Ma se non l’ha letto..!!

- E’ scritto su un modulo prestampato. Deve essere scritto tutto a mano.

- Ma chi l’ha detto?

- Il Comitato Nazionale per la Bioetica. E poi deve farsi assistere da un medico, che deve controfirmare.

- Va bene. Lo riscrivo a penna. E poi, già che sono qui, mi assista lei. Mi spieghi tutto, così potrò dire di essere stato ben informato, e me lo controfirmi.

- Lo posso fare per le cose che riguardano le malattie generiche. Per quelle specialistiche si deve rivolgere ad uno specialista.

- A chi, ad un oncologo?

- Se si aspetta che le venga un cancro, sì. Ma potrebbe prendere anche qualche altra malattia. Vediamo un po’.. Direi che dovrebbe anche consultare un neurologo per le malattie neurologiche, ma anche un cardiologo, sapesse quanti infarti ci sono ancora! Ma anche un ematologo. E un rianimatore. E un infettivologo per l’AIDS, e un geriatra, e un otorinolaringoiatra. Naturalmente anche pneumologo e nefrologo. E.…

- Ho capito, da ogni specialista possibile!

- No, direi che si potrebbero escludere il pediatra e il ginecologo.

- Ci perderò almeno un mese.

- Ogni anno. Non vorrà che un documento così grave non abbia una scadenza. Metta che dopo averlo scritto si scopre una nuova cura: si giocherebbe la possibilità di approfittarne.

- Ma io ho scritto “malattia terminale”, “condizioni irreversibili” ecc. Se non lo sono più e mi si può guarire e far vivere bene, è ovvio che…

- Non è ovvio un bel niente. La data di scadenza ce l’ha perfino l’acqua minerale! E poi, guardi che ha scritto delle cose che non stanno né in cielo né in terra: ad esempio che non vuole la nutrizione artificiale.

- E perché non dovrei? Non voglio tubi, non voglio essere nutrito a forza, non voglio gli antibiotici se mi viene una polmonite. Voglio solo che se ho dolore mi venga data della morfina e che mi si lasci morire in pace. E poi cosa c’entra: potrò ben fare come mi pare..?!

- No. Non può chiedere cose che contraddicono il diritto positivo, le regole di pratica medica, la deontologia medica.

- E come faccio a sapere se contraddicono o meno il diritto positivo?

- Basta chiederlo al medico. O al prete. Però cattolico, altrimenti non vale. Può rifiutare solo le terapie sproporzionate o straordinarie. Rifiutarne altre comporterebbe una finalità eutanasica.

- Ma sta scherzando? Che senso avrebbe nutrirmi per tenermi in una vita da vegetale!

- La nutrizione non è “terapia”, e quindi non può rifiutarla. E anche sull’antibiotico avrei da ridire. E’ chiaramente un mezzo tutt’altro che straordinario.

- E il sangue, allora? Non mi dirà che le trasfusioni non sono ordinarie! Mettiamo che diventi  Testimone di Geova.

- Sconsiglio vivamente. In Italia, per le minoranze non è aria. Raccomanderei piuttosto una iscrizione all’Opus Dei. Comunque, se vuole essere sicuro di venir preso sul serio deve scrivere che non vuole che le siano fatti interventi sproporzionati che palesemente costituiscano accanimento terapeutico.

- Cioè?

- Ad esempio, che se ha un cancro terminale e le viene un infartaccio, non la si sottoponga a by-pass, o che, con un Alzheimer avanzatissimo non le sia fatta una chemioterapia di terzo livello se le viene anche un cancro del pancreas.

- Ma io non voglio nemmeno che mi si facciano un sacco di altre cose..!!

- Si accontenti. Piuttosto che niente è meglio piuttosto.

- Mi accontenterò pensando che almeno le situazioni più demenziali mi saranno risparmiate.

- Dipende.

- Come “dipende”! Sono o non sono “direttive anticipate”? Una “direttiva” è una cosa che dirige, che obbliga a fare. Una specie di “ordine” che va eseguito. O no? Se i medici non ubbidiscono finiscono in galera!!

- No. Non sono “direttive anticipate” ma “Dichiarazioni anticipate di trattamento”. Il CNB dice che nella Convenzione di Oviedo, in inglese le hanno chiamate “whishes” cioè desideri. Un conto è ordinare, un’altro desiderare. Uno può desiderare ciò che vuole e dichiararlo quanto gli pare. Se vado in mezzo ad uno stadio e dichiaro che detesto il calcio dovrei aspettarmi che venga sospesa la partita? Con le direttive si “fa fare”, con le dichiarazioni si “fa conoscere”. Non crederà che si possa obbligare un medico ad accontentare qualsiasi desiderio, e di chiunque per giunta! E poi, chi è incapace di intendere e volere di solito non è in grado di pretendere né di obbligare nessuno.

- Immagino che la persona che ho nominato come fiduciario si premurerà di esigere che i miei desideri, oltretutto gli ultimi, siano esauditi.

- Sbagliato. I compiti del fiduciario - le leggo testualmente - “dovrebbero esclusivamente riassumersi nell’individuazione, in costante dialogo e confronto con i medici curanti, del miglior interesse del paziente divenuto incapace di intendere e di volere, a partire dalle indicazioni lasciate da costui nelle sue dichiarazioni anticipate.”

- Vede che è come dicevo io? Il fiduciario è quello che individua qual’è la cosa che va meglio per me!

- E allora? Quand’anche l’avesse individuata, il medico non lo può obbligare: deve semplicemente concordare con lui la via concreta da seguire. E per concordare si deve essere d’accordo in due. E se il medico non è d’accordo, farà quello che crede meglio fare.

- Devo quindi solo sperare di trovare un medico che la pensa come me?

- Esatto. Ma cosa credeva, che veramente il potere di decisione sarebbe stato lasciato a gente come lei? Inesperti e ignoranti, che solo perché hanno letto l’inserto Salute del giornale credono di sapere cosa sia meglio per loro? Ma mi faccia il piacere! Il documento del CNB indica chiaramente che i desideri devono essere tenuti in considerazione ma che questo non significa che debbano essere soddisfatti. Un medico non può essere costretto a fare cose che non condivide. I suoi desideri, li terrà in considerazione per quel tanto che meritano, e ,nel caso non li esaudisca,  ne scriverà in cartella le motivazioni. Certo che dipende da chi è il medico: la valutazione degli eventi di fine vita si basa sostanzialmente sul suo modo di pensare, sulla sua etica. Ma vada tranquillo, io la penso come lei, e le prometto di accontentarla.

- E se lei è in ferie, o ammalato, o muore prima di me..?

- Ahimè!

- Come sarebbe!!?? Mi sta dicendo che il mio Living Will è una lettera a Babbo Natale ma che chi decide quali regali comprare resta sempre il medico? Oltre tutto un medico che magari è lì solo per caso, o perché è di turno? Se non se la sente di accontentarmi, che giri il problema a qualcun altro meglio disposto!!

- Ma si rende conto di quello che dice? Secondo lei, se mi venisse a chiedere di ammazzare sua moglie, invece di cacciarla a pedate, dovrei dirle no grazie non me la sento e darle il numero di telefono del killer che abita al piano di sotto?

- Ma allora se questo documento non mi garantisce un bel niente, cosa devo fare per evitare una morte lenta e indegna? Suicidarmi?

- Potrebbe essere una soluzione. Ma chi è in stato terminale confuso o in coma, di solito non ci riesce. Le suggerirei di diventare terminale la settimana di Ferragosto. Sono via tutti, fa caldo e nessuno ha voglia di discutere. Non si fa ricoverare così chiameranno me, che sono qui perché vado in ferie in giugno. E’ molto probabile che non le farei l’antibiotico, non le metterei una sonda nasogastrica per nutrirla, non la risusciterei se andrà in arresto cardiaco, non le farei una trasfusione....

- Come sarebbe a dire “è molto probabile”...?

- Bè, da qui ad allora potrei cambiare opinione.



Franco Toscani è responsabile medico della sezione Terapia del dolore e Cure Palliative dell'ospedale di Cremona.

(Urbano, mailing listi di Libera Uscita)

mercoledì 1 ottobre 2008

leggere il 68 con gli occhi di oggi

Canzoni del 68


cantate in piazza Isolotto, al circolo Arci di via Maccari, alle baracche verdi di via degli Aceri

 il 25,26,27 settembre.


http://it.youtube.com/watch?v=Lm924VE5Je8

Silvia: We shall overcome


http://it.youtube.com/watch?v=YbrSK-VKNaM

Giacomo, Marco, Michele: I tessitori di Lione, dio è morto.


http://it.youtube.com/watch?v=HjAbAZqJDGY

Il disertore, presentata da Giacomo


http://it.youtube.com/watch?v=5-vL7cBor-o

contessa: marco giacomo michele e compagnia


http://it.youtube.com/watch?v=o04sXafyHV4

Morti di Reggio Emilia:  Marco


http://it.youtube.com/watch?v=YB5IDVHmSfk

C'era un ragazzo che come me

Giacomo, Marco, Michele


(Urbano)

leggere il 68 con gli occhi di oggi

Canzoni del 68


cantate in piazza Isolotto, al circolo Arci di via Maccari, alle baracche verdi di via degli Aceri

 il 25,26,27 settembre.


http://it.youtube.com/watch?v=Lm924VE5Je8

Silvia: We shall overcome


http://it.youtube.com/watch?v=YbrSK-VKNaM

Giacomo, Marco, Michele: I tessitori di Lione, dio è morto.


http://it.youtube.com/watch?v=HjAbAZqJDGY

Il disertore, presentata da Giacomo


http://it.youtube.com/watch?v=5-vL7cBor-o

contessa: marco giacomo michele e compagnia


http://it.youtube.com/watch?v=o04sXafyHV4

Morti di Reggio Emilia:  Marco


http://it.youtube.com/watch?v=YB5IDVHmSfk

C'era un ragazzo che come me

Giacomo, Marco, Michele


(Urbano)

venerdì 26 settembre 2008

“Periferie del ’68: la chiesa del dissenso”

giovedì 25 settembre, ore 21, piazza dell'Isolotto


“Periferie del ’68: la chiesa del dissenso”





Video: clicca sulla foto


Silvia canta "we shall leave in peace"


testo:


We shall overcome,

we shall overcome,

we shall overcome some day.



Oh, deep in my heart, I do believe

we shall overcome some day.



We shall live in peace,

we shall live in peace,

we shall live in peace some day.



Oh, deep in my heart, I do believe

we shall overcome some day.



We'll walk hand in hand

we'll walk hand in hand

we'll walk hand in hand some day.



Oh, deep in my heart, I do believe

we shall overcome some day.



Black and White together,

black and white together.

black and white together some day.



Oh, deep in my heart, I do believe

we shall overcome some day.


NOI TRIONFEREMO



Noi trionferemo,

noi trionferemo,

noi trionferemo un giorno.



Oh, in fondo al cuore ci credo,

noi trionferemo un giorno.



Noi vivremo in pace,

noi vivremo in pace,

noi vivremo in pace un giorno.



Oh, in fondo al cuore ci credo,

noi trionferemo un giorno.



Noi cammineremo mano nella mano,

noi cammineremo mano nella mano,

noi cammineremo mano nella mano un giorno.



Oh, in fondo al cuore ci credo,

noi trionferemo un giorno.



Neri e bianchi insieme,

neri e bianchi insieme,

neri e bianchi insieme un giorno.



Oh, in fondo al cuore ci credo,

noi trionferemo un giorno.



 Secondo video: (clicca sull'immagine)






canzoni:

1 - Per cantare il Veni creator ci vogliono paramenti d'oro;

2 - Un dio che è morto.


Michele (basso), Marco (chitarra e voce), Giacomo (chitarra e voce)


Les Canuts, è una canzone che prende esplicitamente posizione contro il potere: forse oggi la più nota delle canzoni di Bruant, è un secco canto di rivolta dedicato ai lavoratori tessili in lotta contro rappresentanti del potere, preti e governanti: «...stiamo tessendo il sudario del vecchio mondo/perché già sentiamo la tempesta che si annuncia...».




I tessitori

[Traduzione di Le canuts ]


Per cantare il Veni Creator

bisogna portare mantelli d’oro.

Noi li tessiamo per i grandi della chiesa

però, poveri tessitori, non abbiamo una camicia.

 

  Noi siamo i tessitori

  noi siamo nudi


Per governare bisogna possedere

mantelli, ricami e nastri.

Noi li tessiamo per i grandi della terra

però, poveri tessitori, ci mettono nudi sotto terra.

  Noi siamo i tessitori

  noi siamo nudi


Ma il nostro regno arriverà

quando il vostro finirà.

Stiamo tessendo il sudario del vecchio mondo

perchè sentiamo già la tempesta che s’annuncia.


  Noi siamo i tessitori

  noi siamo nudi.


les canuts (tessitori di Lione)




Video: clicca sull'immagine.


Aug 12, 2007 "Pour chanter veni creator, il vous faut une chasuble d'or..." Par la chorale de l'échole Charenton


Pour chanter Veni Creator

Il faut une chasuble d'or

Pour chanter Veni Creator

Il faut une chasuble d'or

Nous en tissons pour vous, grands de l'église

Et nous, pauvres canuts, n'avons pas de  chemise


  C'est nous les canuts

  Nous sommes tout nus


Pour gouverner, il faut avoir

Manteaux ou rubans en sautoir

Pour gouverner, il faut avoir

Manteaux ou rubans en sautoir

Nous en tissons pour vous grands de la terre

Et nous, pauvres canuts, sans drap on nous enterre


  C'est nous les canuts

  Nous sommes tout nus


Mais notre règne arrivera

Quand votre règne finira :

Mais notre règne arrivera

Quand votre règne finira :

Nous tisserons le linceul du vieux monde.


Dio è morto, di Francesco Guccini


--------------------------------------------------------------------------------


Ho visto / la gente della mia età andare via / lungo le strade che non portano mai a niente / cercare il sogno che conduce alla pazzia / nella ricerca di qualcosa che non trovano nel mondo che hanno già / lungo le notti che dal vino son bagnate / dentro alle stanze da pastiglie trasformate / dentro alle nuvole di fumo, nel mondo fatto di città, / essere contro od ingoiare la nostra stanca civiltà / e un Dio che è morto / ai bordi delle strade Dio è morto / nelle auto prese a rate Dio è morto / nei miti dell'estate Dio è morto.

Mi han detto / che questa mia generazione ormai non crede / in ciò che spesso han mascherato con la fede, / nei miti eterni della patria o dell'eroe / perché è venuto ormai il momento di negare tutto ciò che è falsità / le fedi fatte di abitudini e paura / una politica che è solo far carriera / il perbenismo interessato, la dignità fatta di vuoto, / l'ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto / e un Dio che è morto / nei campi di sterminio Dio è morto / coi miti della razza Dio è morto / con gli odi di partito Dio è morto.


Io penso / che questa mia generazione è preparata / a un mondo nuovo e a una speranza appena nata / ad un futuro che ha già in mano, a una rivolta senza armi / perché noi tutti ormai sappiamo che se Dio muore è per tre giorni / e poi risorge. / In ciò che noi crediamo Dio è risorto / in ciò che noi vogliamo Dio è risorto / nel mondo che vogliamo / Dio è risorto / Dio è risorto.