La Repubblica; L'Unità 25 luglio 2008; con i rispettivi titoli:
Eluana. A chi spetta l'ultima parola
Padroni o no della propria vita?
Caro direttore, il cardinale Ersilio Tonini, riguardo al caso di Eluana Englaro, ha dichiarato: "Nessuno è padrone della propria vita e tanto meno di quella altrui"(Tv Sorrisi e Canzoni, N. 30). L'affermazione, ripetuta spesso da molti, è di effetto, ed appare incontestabile, soprattutto da un punto di vista religioso. In realtà è confutabile. Non è del tutto vero che non siamo padroni della nostra vita. Il Signore una sorta di limitata signoria su di essa ce l'ha concessa: possiamo, ad esempio, sacrificarla a favore del prossimo, possiamo "darla per gli amici" (cfr Gv 15, 13); inoltre abbiamo la possibilità di allungarla, ricorrendo anche a mezzi artificiali (medicine, operazioni chirurgiche, trapianti, ecc), e ciò fa supporre che, in casi particolarissimi, sia lecito anche abbreviarla. Per il Signore non sembra tanto importante quanto si vive, ma come si vive: se nel bene o nel male. La vita, quella terrena, possiamo anche perderla (cf Mt 10,39); necessario è non sprecarla. Per chi la possiede, la vita in questo mondo non ha valore assoluto (cf Gv 10,25). La seconda parte dell'affermazione, invece, è verissima. Però essa dà ragione ai giudici che hanno emesso la sentenza. Se non siamo padroni della vita altrui, infatti, come possiamo arrogarci il diritto di negare agli altri la signoria sulla propria vita? Chi vieta agli altri d'essere padrone della propria vita, si fa padrone della vita altrui.
Renato Pierri
Translate
domenica 26 ottobre 2008
Spigolature
Spigolature
La Repubblica; L'Unità 25 luglio 2008; con i rispettivi titoli:
Eluana. A chi spetta l'ultima parola
Padroni o no della propria vita?
Caro direttore, il cardinale Ersilio Tonini, riguardo al caso di Eluana Englaro, ha dichiarato: "Nessuno è padrone della propria vita e tanto meno di quella altrui"(Tv Sorrisi e Canzoni, N. 30). L'affermazione, ripetuta spesso da molti, è di effetto, ed appare incontestabile, soprattutto da un punto di vista religioso. In realtà è confutabile. Non è del tutto vero che non siamo padroni della nostra vita. Il Signore una sorta di limitata signoria su di essa ce l'ha concessa: possiamo, ad esempio, sacrificarla a favore del prossimo, possiamo "darla per gli amici" (cfr Gv 15, 13); inoltre abbiamo la possibilità di allungarla, ricorrendo anche a mezzi artificiali (medicine, operazioni chirurgiche, trapianti, ecc), e ciò fa supporre che, in casi particolarissimi, sia lecito anche abbreviarla. Per il Signore non sembra tanto importante quanto si vive, ma come si vive: se nel bene o nel male. La vita, quella terrena, possiamo anche perderla (cf Mt 10,39); necessario è non sprecarla. Per chi la possiede, la vita in questo mondo non ha valore assoluto (cf Gv 10,25). La seconda parte dell'affermazione, invece, è verissima. Però essa dà ragione ai giudici che hanno emesso la sentenza. Se non siamo padroni della vita altrui, infatti, come possiamo arrogarci il diritto di negare agli altri la signoria sulla propria vita? Chi vieta agli altri d'essere padrone della propria vita, si fa padrone della vita altrui.
Renato Pierri
Egoismo stupido
... "Egoismo stupido" ed "egoismo intelligente" si differenziano solo per l'aggettivo e possono coesistere in ciascuno di noi. Le centinaia di migliaia di studenti, genitori, professori, maestri, ricercatori, personale tecnico-amministrativo che si stanno mobilitando in questi giorni ed in queste ore nel paese esprimono . un naturale ed assolutamente non manovrato bisogno di "egoismo intelligente". Esprimono un consapevole ed autocritico progetto di costruzione di un nuovo mondo che nello specifico passa attraverso un elemento di vitale importanza quale l'educazione e la crescita culturale del paese. Il paventare arrogantemente l'intervento della polizia per poi fare subito dietrofront è un evidente sintomo di seria preoccupazione di chi detiene il primato archetipico dell'egoismo stupido. Anche in noi, in quelle centinaia di migliaia di persone che dissentono c'è "egoismo stupido" che però gestito ed elaborato diventa "egoismo intelligente".
. Temo, per i teorici dell' "egoismo stupido", che si stia lentamente mettendo in moto un processo di elaborazione di massa sull'egoismo intelligente che entro la dialettica parlamentare e nei megafoni dei media può essere denigrato e ridicolizzato ma che fuori, nel mondo reale, rappresenta un serio tentativo di darci un futuro.
Aprire un serio dibattito sul welfare in Italia significa prima di tutto fare i conti con il proprio "egoismo stupido" perché possa liberarsi finalmente quello intelligente. Senza perdersi nelle complesse ragioni che affondano le radici nella natura e lunga storia del nostro paese, è necessario cominciare ad assumersi ciascuno e ad ogni livello le proprie responsabilità.
Io sono un ricercatore dell'ateneo di Firenze, il quale in Italia è uno tra i più vicini al fallimento. Sono parte di questo ateneo da 9 anni con circa 10 anni di precariato nella ricerca post-laurea, la mia è una storia comune e sicuramente più fortunata rispetto a quella di tanti precari attuali. Le ragioni del fallimento economico dell'ateneo fiorentino sono probabilmente simili nei principi generali a quelle del Comune di Catania. Io potrei non sentirmi responsabile, dato il lungo percorso di gestione non oculata delle risorse che ha portato al dissesto dell'ateneo. Mi sento invece profondamente coinvolto perché questo è il luogo dove avrei voluto dare il mio piccolo contributo al futuro del mio paese ed in parte credo di aver fallito. Non ho fatto il possibile perché questo non avvenisse e le piccole forze di cui dispongo non possono essere un alibi autoassolutorio. Penso però che se l'ateneo fiorentino è in queste condizioni vi deve essere una compartecipazione responsabile al danno che va oltre i rettori, i direttori amministrativi, i professori, i ricercatori ed il personale tecnico amministrativo e che necessariamente chiama in causa la politica in scelte sull'Università di significato più ampio. Chi nella maggioranza, così come nell'opposizione parlamentare ritiene di non sentirsi responsabile perché comunque le scelte le ha fatte qualcun altro, magari della parte politica opposta, è un egoista stupido che deve riflettere e cercare una dimensione più intelligente del proprio agire. Che cos'è stata l'autonomia universitaria a prescindere da chi l'ha voluta, Berlinguer? Altri? Non è importante la paternità della riforma ma la logica, assolutamente bipartisan, che l'ha partorita. Che cosa sono state le riforme dei corsi di laurea entro un autonomia universitaria deresponsabilizzante? Che cosa hanno rappresentato i concorsi universitari degli ultimi 15 anni per la proliferazione dei corsi di laurea ed il dissesto finanziario del sistema? Sono stati provvedimenti legislativi partoriti dagli universitari? Suggeriti dagli universitari ai politici? Come possono concordare politica e mondo accademico e della ricerca i criteri per la valutazione obiettiva della produttività e del merito?
Si può tentare di trovare in risposte a queste domande l'orizzonte ideale da cui ripartire? Chi nella maggioranza politica che governa questo paese è disposto a costruire una discussione su questi aspetti bypassando le polemiche in linguaggio parlamentarese o gli slogan televisivi?
Finora ho ascoltato posizioni che demagogicamente titillano, con un lessico rodato, l' "egoismo stupido" dell'opinione pubblica: "stipendificio", "scuola come ammortizzatore sociale", "fannulloni", "baroni", "meritocrazia". A prescindere dalle rassicurazioni, i tagli previsti dal governo sembrano lasciare poco spazio alla fantasia su come alcuni di questi slogan possano trasformarsi in atti concreti di riforma. Ad esempio come si coniuga la "meritocrazia" con il blocco dei turn-over? Come si valutano e valorizzano coloro che comunque, pur nel generale sistema degli sprechi, hanno fatto e fanno il loro dovere? Si deve pensare ad un auto-delazione o alla raccolta firme per testimoniare la serietà, competenza ed abnegazione di singoli e strutture entro l'Università?
Ho il forte sospetto, scusate la malafede, che a domande di questo tipo ed a moltissime altre possibili sarà difficile dare risposta immediata fino a che chi teorizza e promuove l'egoismo stupido sarà convinto che questo è giusto. No! Ho sbagliato e continuo a sbagliare! Così come ha sbagliato chi, singoli, movimenti, partiti, ha creduto in questi venti anni che il problema fosse l'archetipo e non invece la naturale predisposizione all'egoismo stupido, naturalmente congenita in ognuno di noi. Mi voglio un po' dimenticare di chi detiene il primato archetipico dell' "egoismo stupido" e concentrarmi su di noi perché quella visione del nuovo mondo possibile possa emergere anche in coloro che continuano a sperare nel Superenalotto".
Marco Benvenuti
(Domenica 26 ottobre 2008, assemblea domenicale della Comunità)
Egoismo stupido
... "Egoismo stupido" ed "egoismo intelligente" si differenziano solo per l'aggettivo e possono coesistere in ciascuno di noi. Le centinaia di migliaia di studenti, genitori, professori, maestri, ricercatori, personale tecnico-amministrativo che si stanno mobilitando in questi giorni ed in queste ore nel paese esprimono . un naturale ed assolutamente non manovrato bisogno di "egoismo intelligente". Esprimono un consapevole ed autocritico progetto di costruzione di un nuovo mondo che nello specifico passa attraverso un elemento di vitale importanza quale l'educazione e la crescita culturale del paese. Il paventare arrogantemente l'intervento della polizia per poi fare subito dietrofront è un evidente sintomo di seria preoccupazione di chi detiene il primato archetipico dell'egoismo stupido. Anche in noi, in quelle centinaia di migliaia di persone che dissentono c'è "egoismo stupido" che però gestito ed elaborato diventa "egoismo intelligente".
. Temo, per i teorici dell' "egoismo stupido", che si stia lentamente mettendo in moto un processo di elaborazione di massa sull'egoismo intelligente che entro la dialettica parlamentare e nei megafoni dei media può essere denigrato e ridicolizzato ma che fuori, nel mondo reale, rappresenta un serio tentativo di darci un futuro.
Aprire un serio dibattito sul welfare in Italia significa prima di tutto fare i conti con il proprio "egoismo stupido" perché possa liberarsi finalmente quello intelligente. Senza perdersi nelle complesse ragioni che affondano le radici nella natura e lunga storia del nostro paese, è necessario cominciare ad assumersi ciascuno e ad ogni livello le proprie responsabilità.
Io sono un ricercatore dell'ateneo di Firenze, il quale in Italia è uno tra i più vicini al fallimento. Sono parte di questo ateneo da 9 anni con circa 10 anni di precariato nella ricerca post-laurea, la mia è una storia comune e sicuramente più fortunata rispetto a quella di tanti precari attuali. Le ragioni del fallimento economico dell'ateneo fiorentino sono probabilmente simili nei principi generali a quelle del Comune di Catania. Io potrei non sentirmi responsabile, dato il lungo percorso di gestione non oculata delle risorse che ha portato al dissesto dell'ateneo. Mi sento invece profondamente coinvolto perché questo è il luogo dove avrei voluto dare il mio piccolo contributo al futuro del mio paese ed in parte credo di aver fallito. Non ho fatto il possibile perché questo non avvenisse e le piccole forze di cui dispongo non possono essere un alibi autoassolutorio. Penso però che se l'ateneo fiorentino è in queste condizioni vi deve essere una compartecipazione responsabile al danno che va oltre i rettori, i direttori amministrativi, i professori, i ricercatori ed il personale tecnico amministrativo e che necessariamente chiama in causa la politica in scelte sull'Università di significato più ampio. Chi nella maggioranza, così come nell'opposizione parlamentare ritiene di non sentirsi responsabile perché comunque le scelte le ha fatte qualcun altro, magari della parte politica opposta, è un egoista stupido che deve riflettere e cercare una dimensione più intelligente del proprio agire. Che cos'è stata l'autonomia universitaria a prescindere da chi l'ha voluta, Berlinguer? Altri? Non è importante la paternità della riforma ma la logica, assolutamente bipartisan, che l'ha partorita. Che cosa sono state le riforme dei corsi di laurea entro un autonomia universitaria deresponsabilizzante? Che cosa hanno rappresentato i concorsi universitari degli ultimi 15 anni per la proliferazione dei corsi di laurea ed il dissesto finanziario del sistema? Sono stati provvedimenti legislativi partoriti dagli universitari? Suggeriti dagli universitari ai politici? Come possono concordare politica e mondo accademico e della ricerca i criteri per la valutazione obiettiva della produttività e del merito?
Si può tentare di trovare in risposte a queste domande l'orizzonte ideale da cui ripartire? Chi nella maggioranza politica che governa questo paese è disposto a costruire una discussione su questi aspetti bypassando le polemiche in linguaggio parlamentarese o gli slogan televisivi?
Finora ho ascoltato posizioni che demagogicamente titillano, con un lessico rodato, l' "egoismo stupido" dell'opinione pubblica: "stipendificio", "scuola come ammortizzatore sociale", "fannulloni", "baroni", "meritocrazia". A prescindere dalle rassicurazioni, i tagli previsti dal governo sembrano lasciare poco spazio alla fantasia su come alcuni di questi slogan possano trasformarsi in atti concreti di riforma. Ad esempio come si coniuga la "meritocrazia" con il blocco dei turn-over? Come si valutano e valorizzano coloro che comunque, pur nel generale sistema degli sprechi, hanno fatto e fanno il loro dovere? Si deve pensare ad un auto-delazione o alla raccolta firme per testimoniare la serietà, competenza ed abnegazione di singoli e strutture entro l'Università?
Ho il forte sospetto, scusate la malafede, che a domande di questo tipo ed a moltissime altre possibili sarà difficile dare risposta immediata fino a che chi teorizza e promuove l'egoismo stupido sarà convinto che questo è giusto. No! Ho sbagliato e continuo a sbagliare! Così come ha sbagliato chi, singoli, movimenti, partiti, ha creduto in questi venti anni che il problema fosse l'archetipo e non invece la naturale predisposizione all'egoismo stupido, naturalmente congenita in ognuno di noi. Mi voglio un po' dimenticare di chi detiene il primato archetipico dell' "egoismo stupido" e concentrarmi su di noi perché quella visione del nuovo mondo possibile possa emergere anche in coloro che continuano a sperare nel Superenalotto".
Marco Benvenuti
(Domenica 26 ottobre 2008, assemblea domenicale della Comunità)
martedì 21 ottobre 2008
Bambini e genitori
Bambini e genitori
giovedì 2 ottobre 2008
Una email di Marco
Carissimi,
in uno stato emozionale come da tempo non provavo, vi faccio partecipi del
mio profondo bisogno di esserci ora, di partecipare e di dar vita ad una
prassi più allargata di quella positività, creatività e speranza che il
cerchio della comunità ha tenute vive in me fino ad ora. La visione
mortifera del futuro sembra prevalere e sembra stravincere ma è solo un
illusione; quella visione, tremendamente efficace nell'avvelenare e
distruggere moralmente e fisicamente le esistenze, non è mai stata così
debole. Nel vacillare delle borse a New York, nelle contraddizioni ed
inefficacia dei governi della paura, si intravede un barlume di luce. è ora
il momento di fare. Nella mortifera pratica del solleticare gli istinti più
bassi di un umanità incerta e smarrita, il sistema cerca poche "ore" (non
importa se realmente saranno anni!) di sopravvivenza in più e lo fa qui da
noi indirizzando la frustrazione popolare contro i più deboli, gli immigrati
e tutti i marginalizzati della società, e ora, con gran sproloquio
compiaciuto di Brunetta, Tremonti, Gelmini (dietro la trionfante regia
dell'"Unto") contro i fannulloni della cosa pubblica. Già, perche la cosa
pubblica è sicuramente spreco ed inefficienza ma è anche qualcosa di più
pericoloso per i mortiferi architetti del nostro futuro: è il Noi, è un
plurale, è quello spirito che chiamò negli anni '60 gli ultimi della
società, la gente dell'Isolotto, a lottare insieme per una scuola e per una
vita più dignitosa, è ciò che si contrappone fortemente all'Io che non
supera l'orizzonte dei propri bisogni più elementari, a quell'orizzonte
entro il quale l'umanità non ha futuro!
Queste cose ce le siamo dette tante volte in quel prezioso e faticoso
esercizio del mantenere in vita il meglio di noi. E' per questo che vi
invito con forza ad attivarvi perché in ciascun vostro ambito possiate
trasmettere la positività di quel NOI che si vuole distruggere con
finanziario e ideologico accanimento. Propongo fatti concreti in cui mettere
il nostro tempo e la nostra energia, perché il nostro punto di vista possa
confluire nel rivolo di speranze e colori che comincia a scorrere e che
potrebbe diventare un fiume.
Il primo è di partecipare alla manifestazione del 13 ottobre prossimo (vedi
volantino allegato) a difesa della scuola pubblica, nello spirito di
potenziare il meglio della scuola pubblica, di ridiscutere profondamente di
una sua riforma sulla base però di una sua funzione che deve rappresentare
degnamente il NOI. Propongo a tutti di organizzarci per esserci magari anche
informa creativa (chi ha idee?).
La seconda proposta è di un gesto simbolico, di quel simbolismo che, come
abbiamo espresso più volte, diviene gesto concreto e denso di contenuti. In
relazione alla scuola, le serate sul 68 con le foto e i ricordi, mi danno lo
spunto di proporre una provocativa tenda sulla Montagnola che congiunga la
storia di allora, la scuola non c'era e andava costruita, con quella di
oggi, la scuola c'è e và difesa. Secondo me è proprio nel luogo effimero e
temporaneo di quella tenda, per parafrasare Michelucci, che possiamo
ritrovare ancora una volta la forza e la speranza del fare.
Provato dall'emozione ma felice, vi abbraccio
Marco (voce e chitarra nelle 3 serate sul 68 all'Isol8)