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venerdì 25 maggio 2012

Costruire solidarietà per una società a misura degli ultimi/e



Religione e politica -  costruire solidarietà per una società a misura degli ultimi/e
Claudia Dauru
Relazione sul laboratorio coordinato dalla Comunità dell’Isolotto al 33° Incontro nazionale delle Cdb

Religione e politica -  costruire solidarietà per una società a misura degli ultimi/e

Claudia Dauru
Relazione sul laboratorio coordinato dalla Comunità dell’Isolotto al 33° Incontro nazionale delle Cdb

Prime impressioni
Al nostro laboratorio  almeno inizialmente erano iscritte poche persone. La preferenza dei presenti è andata al laboratorio sul tema della paura: come non condividere tale scelta, anche noi  se non avessimo preso l’impegno di animare questo laboratorio, avremmo  forse scelto di confrontarci su questo tema. Così, lì per lì, abbiamo pensato “deve essere un segno dei tempi … la religione, la politica non animano più molto… il nuovo fronte della liberazione passa per la liberazione dalle paure”!
Poi comunque al nostro laboratorio hanno partecipato circa 20 persone, di molte diverse provenienze, sia geografiche che culturali: alcune delle quali venivano da esperienze parrocchiali di cui non  erano soddisfatte: la loro presenza, il loro punto di vista, le  domande, lo stupore sono stati a nostro avviso di grande stimolo. La discussione ha seguito tre filoni:
  1. religione/i e solidarietà
  2. politica e solidarietà
  3. una esperienza di solidarietà
La discussione è stata partecipata e vivace e ci ha portati/e su terreni inaspettati ed interessanti. Facciamo questo resoconto molto parziale seguendo la traccia lasciata da alcune parole che ci sono rimaste impresse.
Felicità, ricchezza e solidarietà
Il giovane ricco del Vangelo di Matteo è inquieto, cerca un senso alla propria vita ma non riesce a trovarlo. La via indicata nel Vangelo è “vendere quello che si ha e darlo ai poveri”: è capovolgere la mentalità dominante di quel tempo e di oggi, che mette al centro la ricchezza e chi la detiene, per mettere al centro i poveri, gli esclusi, gli ultimi, gli scartati, e tutto un nuovo modo di costruire le relazioni, la società, la politica. La via che propone il Vangelo per dare senso e pienezza alla vita è la condivisione, la solidarietà che supera tutti gli interessi personali e che guarda più al bene comune che al proprio beneficio; è liberarsi dall’imperio del possesso e della proprietà privata; è riconoscersi tutti uguali nei bisogni e nei diritti. Il giovane ricco non se la sente di capovolgere i valori a cui è stato abituato, di abbandonare la sicurezza del proprio stato economico, e si allontana tristemente. La ricchezza è un grande enorme ostacolo per raggiungere un vita più felice. La solidarietà è invece una buona strada.

Felicità, religione, solidarietà
Il giovane ricco è inquieto perché cerca ma non riesce a trovare un senso alla vita che gli dia pienezza e felicità. Segue già la religione, i comandamenti, tutte le leggi ma si sente ugualmente inappagato; il rispetto di tutte le regole religiose non gli riempie il cuore. Il vangelo di Matteo dunque dice che la religione non dà la felicità. La via per la felicità indicata nel Vangelo è la solidarietà, è “vendere quello che si ha e darlo ai poveri”; è condividere con gli altri i beni, il pane, il lavoro, il cammino, le preoccupazioni, le lotte, le gioie e la vita.

Felicità, libertà, esclusione e solidarietà
Il vescovo Jacques Gaillot diceva: “…Non è possibile essere liberi senza gli esclusi. Non ce la caviamo senza di loro. Se essi sono perdenti, noi saremo perdenti con loro. Non ce la caviamo se non insieme. La solidarietà è l’avvenire. La solidarietà non ha frontiere. E come potremmo essere felici senza gli altri, senza quelli che sono esclusi dalla felicità?..”Ma, attenzione, quale solidarietà? Gaillot nella riflessione sulla quale ci siamo soffermati a lungo dice: “Quando si aiutano gli esclusi tutti sono d’accordo, tutti trovano che sia giusto…Ma quando si fa in modo che gli esclusi diventino responsabili, che si mettano in piedi, che siano partecipi, che siano coscienti dei loro diritti, allora questo diventa pericoloso. E il potere è diffidente verso di loro. Quando gli esclusi prendono loro stessi la parola, senza bisogno di portavoce, siccome hanno questa libertà, diventano pericolosi…. Ugualmente si diventa liberi solo aiutando gli altri, gli esclusi, a diventarlo”.

Credenti
Questa parola la incontriamo nel titolo di questo  XXXIII convegno delle Cdb: “Donne e uomini credenti per una cittadinanza consapevole”. Abbiamo pensato fosse bene riflettere sulla parola “credente”, sul significato che viene attribuito da noi e dagli altri e sugli equivoci, sulle ambiguità che suscita.
Qualcuno ha fatto rilevare che per buona parte delle persone che si incontrano nel lavoro, nella strada, nella vita, la parola “credente” è sinonimo di “praticante” che segue in modo acritico le indicazioni e i dogmi della gerarchia ecclesiastica e del Vaticano. Ovviamente questa interpretazione della parola credente non solo non ci descrive ma la sentiamo, ed effettivamente è, un vero ostacolo, una forma violenta di separazione tra una persona e un’altra, una separazione che impedisce la costruzione di una società a misura degli ultimi, da realizzarsi con tutte le donne e gli uomini che la desiderano.
Ma la nostra posizione di donne e uomini delle CdB è una posizione scomoda. La parola “credente” , per il percorso di liberazione e di ricerca realizzato in tanti anni, ha per noi altri significati. Ci siamo liberati dall’immagine del dio giudice, autoritario, misogino ed anche della figura mitica di Gesù di Nazareth e questo ci ha permesso di sentirci ancor meglio ancorati al messaggio evangelico di ricerca e di annunzio della buona novella e di accogliere contenuti ed   ispirazioni da altre esperienze di partnership presenti in altre culture. Abbiamo sviluppato nella pratica una teologia e una liturgia  essenziale, leggera ma non meno profonda ed autentica, nella quale ognuno ha diritto di parola ed è la comunità che celebra l’eucarestia, la condivisione del pane, del vino, della vita. Tutto questo e molto altro è il significato che diamo, che possiamo dare alla parola “credente”, e che descrive la nostra identità di donne e uomini delle CdB.

Politica e solidarietà: da dove veniamo?
Le Comunità di Base vengono da una lunga esperienza in cui hanno potuto intrecciare il messaggio profondo di liberazione e di annuncio della buona novella del Vangelo, con la cultura, le istanze e le lotte del mondo operaio e della classe lavoratrice e con le esigenze di trasformazione della società del movimento studentesco che, negli anni sessanta, irrompeva per la prima volta nella sfera pubblica. Questa esperienza è stata particolarmente feconda e innovatrice, ha rinnovato profondamente la società e ha tentato di rinnovare anche la Chiesa; certamente ha rinnovato il nostro modo di essere persone “credenti”, e ha testimoniato l’esistenza di un altro modo di essere Chiesa; e ha dato concretezza e respiro al nostro modo di essere lavoratori a fianco delle lotte dei lavoratori.
E’ stata un’esperienza particolarmente felice anche perché è stata un percorso di liberazione dai miti della religione concepita come struttura di potere e fondata sui metodi dell’autoritarismo, ma anche perché è stata attenta a non sostituire alcuni miti con altri miti, né religiosi, né politici, né di nessun tipo.
Siamo stati solidali con i lavoratori nell’accezione dell’essere “compagni” (cum-panis), abbiamo mangiato insieme lo stesso pane, siamo stati lavoratori tra i lavoratori.

Politica e solidarietà: e oggi dove andiamo?
Nel corso della discussione, dopo la rilettura – ci sembra di poter dire condivisa – di questo nostro passato, ci siamo chiesti/e : e ora, e oggi dove andiamo?, con chi pensiamo si possa camminare?”.Sono emersi alcuni spunti.
  • Oggi il mondo ci appare minacciato da una crisi economica determinata da quei poteri forti e senza volto che vogliono cancellare il lavoro e i lavoratori, che spingono i lavoratori, siano essi i poveri del mondo che bussano alle nostre porte o i nostri giovani cui viene dato tutto ma non la possibilità di un lavoro che dia loro dignità e futuro, in condizione di sempre meno diritti e speranze. Oggi il mondo continua ad essere divorato da una avidità – intrinseca con questo modello economico – che  devasta la nostra madre natura e metterà sempre più i popoli gli uni contro gli altri per l’acqua, la terra coltivabile, le risorse.
  • Ma oggi dove vediamo soffiare il vento della buona novella del Vangelo? come e con chi vogliamo intrecciare la nostra cultura, la nostra esperienza, con chi vogliamo e possiamo camminare … per una cittadinanza consapevole e responsabile, che dia futuro e dignità ad ogni donna, uomo e creatura vivente a partire da quelle più minacciate?
  • La cultura della resistenza, della partecipazione, dell’assunzione di responsabilità, del rispetto della costituzione, della democrazia, per dove passano oggi? E’ possibile governare le trasformazioni coniugando le diversità individuali, sociali, politiche, culturali, economiche, ideali, emotive, di genere…? Come? Quali strade percorrere? Come coniugare identità , singole aree di libero impegno, e coordinamento di sintesi operative che permettano di gestire in modo equilibrato proposte e proteste e che evitino la deriva dei conflitti, delle repressioni, delle emarginazioni?
Non ci sembra di aver trovato risposte a queste molte domande, vi è stato almeno in me un velo di disappunto per non aver trovato risposte, ma abbiamo ragionato a lungo, con calma, con piacere. E questo è già un valore importante.

Un’esperienza di solidarietà: il fondo essere
Abbiamo infine socializzato l’esperienza del fondo essere nata nel  2002 nel Quartiere 4 a Firenze perché la condivisione delle esperienze è sempre molto significativa, ma anche perché quest’esperienza si pone l’obiettivo della concreta costruzione di una “comunità solidale”.
Il fondo essere svolge un’ attività di solidarietà finanziaria e di microcredito attraverso “prestiti” a favore di persone e famiglie con problemi economici contingenti che vivono o lavorano nel quartiere. La gestione del fondo è realizzata da 25 associazioni diverse per orientamento culturale, politico o religioso, che operano nel quartiere, e con alcuni volontari svolgono per il fondo varie attività. Il Fondo Essere inoltre ha l’appoggio del Consiglio di Quartiere e collabora con i Servizi Sociali Territoriali del Comune.
In 10 anni di attività sono stati erogati circa 350 “prestiti di solidarietà” per un totale di circa 495.000 euro, sostenendo così persone in difficoltà a pagare l’affitto, le bollette o a far fronte a spese condominiali impreviste, persone in difficoltà per ragioni di salute o disabilità, persone che volevano avviare qualche piccola attività lavorativa, persone che dovevano far fronte a debiti contratti per l’incapacità di gestire incauti “acquisti a rate”.  I “prestiti di solidarietà” sono dunque dati a persone che se sostenute, hanno le capacità di riprendersi e l’azione del fondo essere è dunque mirata ad impedire che queste persone scivolino nella povertà e nell’impossibilità di riemergere e superare le difficoltà.
Coloro che si rivolgono al fondo essere sono in genere persone cosiddette “non bancabili” cioè che non hanno la possibilità di accedere al credito bancario perché non possono offrire garanzie. Il fondo essere non richiede né garanzie né alcun tasso di interesse, chiede però l’impegno morale di restituire il prestito ricevuto, con modalità e tempi flessibili che possono essere concordati, perché la restituzione è la forma che la persona ha a disposizione per dare a sé stessa dignità, per sentirsi parte di una comunità solidale, per aiutare a sua volta altre persone in difficoltà. La scommessa del fondo essere è educare tutti alla solidarietà invitando chi ha qualcosa in più a metterlo a disposizione di chi oggi non ha il sufficiente e invitando chi oggi è aiutato, a restituire il prestito ricevuto per aiutare a propria volta altre persone e sentirsi così partecipe a tutti gli effetti alla costruzione di una comunità solidale.


1 commento

  • Beppe Pavan
    venerdì, 25 maggio 2012 a 10:20 (UTC 2)


    grazie. finalmente leggo anche del laboratorio vostro… mi sembra particolarmente stimolante la riflessione su cosa significa essere credenti. la nostra storia è contingente, come tutte le storie, e chi verrà dopo costruirà la propria. a noi spetta la responsabilità di vivere da credenti qui e ora, senza preoccuparci per il futuro, che collaboriamo a costruire seminando il nostro piccolo seme.
    Beppe Pavan – cdb Pinerolo


Comunità dell'Isolotto
una lettera indirizzata al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
per chiedere che non si festeggi la Festa della Repubblica del 2 giugno con parate militari, e sfilate di armi e simili: ma con i lavoratori, gli studenti, gli insegnanti, i pensionati, coloro che cercano lavoro, le madri e i padri delle nostre giovani generazioni, i ragazzi del servizio civile.

Chiunque voglia inviarne una uguale o simile, anche a titolo personale può farlo.
L'indirizzo è: presidenza.repubblica@quirinale.it
Nella mail deve essere indicato chiaramente il proprio nome, cognome oltre all'indirizzo postale tradizionale e deve essere inserito il testo della lettera (non è possibile inviare allegati). 
In alternativa: l'indirizzo postale tradizionale è:
Palazzo del Quirinale, 00187 Roma.

Al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano,
Palazzo del Quirinale, 00187 Roma.


La pace è l'unico valore veramente rivoluzionario, diceva Turoldo, perché costringe a ripensare tutte le categorie del vecchio mondo che è stato costruito sulle macerie delle guerre.
E Balducci, rivolgendosi ai cristiani, ricordava che una chiesa veramente evangelica deve essere come un'obiezione di coscienza piantata da Dio nella carne viva del mondo.


Essere costruttori di pace oggi significa obiettare al sistema di guerra e alle spese militari che la guerra rendono possibile. 
Noi vogliamo essere cittadini obbedienti alla Costituzione italiana, scritta subito dopo il flagello del secondo conflitto mondiale, e proprio per questo tesa al ripudio della guerra stessa. Lo dice l'articolo 11. E' la stessa Costituzione che ci indica come la nostra Repubblica sia fondata sulla forza del lavoro. Lo dice l'articolo 1. In mezzo, tra l'articolo 1 e l'articolo 11, ci sono 10 articoli fondamentali della nostra carta costituzionale, su altrettanti valori fondanti: la giustizia, la libertà, la salute, l'educazione, ecc. Questo significa che i lavoratori devono costruire le condizioni per la dignità della vita di tutti coloro che vivono nel nostro paese, e che la guerra (e la sua preparazione) è l'unico vero disvalore da espellere per sempre dal contesto sociale e civile.


Per tutto questo noi non comprendiamo perché la Festa della Repubblica, che ricorre il 2 giugno, venga celebrata con le parate militari, la sfilata della armi, la mostra degli ordigni bellici. E' una contraddizione divenuta ormai insopportabile. Questo è il ripudio della Costituzione,non della guerra. E' il rovesciamento della verità.


Il 2 giugno ad avere il diritto di sfilare sono le forze del lavoro, i sindacati, le categorie delle arti e dei mestieri, gli studenti, gli educatori, gli immigrati, i bambini con le madri e i padri, le ragazze e i ragazzi del servizio civile. Queste sono le forze vive della Repubblica; i militari hanno già la loro festa, il 4 novembre, che ricorda “l'inutile strage” della prima guerra mondiale, come disse il papa Benedetto XV.


A lei, Presidente della Repubblica chiediamo di abolire la parata militare del 2 giugno, anche per rispettare la necessità di risparmio economico (ci costerà dieci milioni di euro): inviti i giovani disoccupati e i pensionati come rappresentanti del popolo italiano in sofferenza. E' un vero e proprio scandalo che mentre si impongono pesanti sacrifici a tutti, il Parlamento ed il Governo abbiano confermato l'enorme spesa di oltre 10 miliardi di euro per l'acquisto dei cacciabombardieri F35.


Ci impegniamo ad interpellare le autorità civili delle nostre città, sindaci, prefetti, consiglieri comunali, deputati, affinché sostengano questa nostra proposta, scrivendo anche lettere ai giornali e diffondendole nei luoghi di lavoro. Il 2 giugno con le nostre associazioni vogliamo celebrare l'Italia che “ripudia la guerra”: dove possibile organizzeremo delle sfilate dove i cittadini disarmati innalzeranno i cartelli con l'articolo 11 della Costituzione.

CENTRO EDUCATIVO POPOLARE (C.E.P.)


CENTRO EDUCATIVO POPOLARE (C.E.P.)
Via degli Aceri 1
50142 -Firenze
Tel, con segreteria vocale e fax, 055711362



VERBALE ASSEMBLEA  ANNUALE  16 aprile 2012

Presenti i soci:
Angeloni Luciana, Aramini Lucia,  Aramini Noemi, Bencivenni Paolo, Benvenuti Marco, Cipriani Urbano, Consigli Carlo, Daurù Claudia, Federici Antonietta, Furlani Casimira, Galassi Vanna, Gomiti Sergio, Mazzi Macinai Adriana, Popovic Elena, Ricciardi Paola, Salimbeni Luisella, Savitteri Tina, Vinanti Francesco.
Soci Assenti giustificati:
Bettenzuoli Giuseppe, Caramelli Pierluigi, Confetto Carmen, Dolfi Maurizio, Filippi Gisella, Galli Paola, Giani Sandra, Giuntoli Fiorella, Guilleaume Luisa, Lazzari Elda, Lombardi Francesco,  Rufat Fatima,  Voliani Viero.

Assume la presidenza dell’assemblea il presidente Benvenuti Marco e viene chiamato a svolgere le funzioni di segretario dell’assemblea il socio Consigli Carlo.

Introduzione

Il presidente prende la parola esprimendo la volontà di voler affrontare l’assemblea annuale del CEP non come un atto formale ma un momento di riflessione sul lavoro dei soci e sul valore di questa realtà di impegno sociale che viene  portata avanti da circa quindici anni.
L’esperienza è nata come un progetto per favorire:
-        relazioni comunitarie condivise
-        disponibilità ad un impegno individuale socializzato e sostenuto dal gruppo
-        apertura alla collaborazione operativa con tutti coloro che sul territorio e oltre si impegnano a promuovere iniziative ed esperienze a sostegno dei valori di inclusione sociale, solidarietà, promozione umana, condivisione dei saperi.
-        valore della promozione di una comunità/quartiere e non autoreferenzialità
-        consapevolezza che solo coniugando insieme l’assunzione di responsabilità e la crescita culturale e umana  è possibile promuovere una società più attiva e responsabile.
-        la scelta di caratterizzarsi  con iniziative proprie, ma anche  con un impegno operativo su una pluralità di attività e di collaborazioni con altri soggetti sia a livello di territorio che a livello cittadino.
L’assemblea annuale ha dunque il valore di un momento di verifica dialettica e democratica della coerenza espressa e dell’impegno svolto dai soci.
Si affrontano,quindi, gli argomenti all’ordine del giorno.

Ordine del giorno:

1-     attività svolte nell’anno 2011, parleremo di:
a.     -Archivio storico comunità isolotto: attualità – pubblicazioni - eventi
b.     -Progetto Tavola Valdese Archivio Storico CdB italiane
c.      -Situazione laboratorio Kimeta
d.     -Il fondo essere oggi : contenuti e nuove progettualità
e.      -Percorsi educativi
f.       -CEP e gestione spazi comunitari
g.     -CEP e collaborazione con i gruppi che si occupano di carcere- pace – integrazione – diritti umani
h.     ecologia – progetti per un nuovo mondo possibile.

2-     Approvazione del bilancio 2011;
3-     Situazione 5 per mille anno;
4-     Previsione costi anno 2012;
5-     Programmazione delle attività future;
6-     Accettazione disposizioni testamentarie Enzo Mazzi
7-     Nomina componente Giunta
8-     Distribuzione dei relativi compiti;
9-     Varie ed eventuali.

                                                       *********

1-     Comunicazioni delle attività svolte nell’anno 2011

Archivio storico e sito internet

Tina Savitteri prende la parola ed illustra l’argomento: l’Archivio Storico della  Comunità dell’Isolotto, dichiarato di interesse storico particolare dalla Soprintendenza archivistica per la Toscana, è gestito da alcuni volontari soci del CEP che ne garantiscono l’apertura due volte a settimana (mercoledì ore 17-19, venerdì 10-12) o su richiesta di studenti e ricercatori.
Ricerche in corso sui materiali dell’archivio:
·       E’ stata realizzata  la raccolta dei materiali sul processo dell’Isolotto ed è stato pubblicato il libro“il processo dell’Isolotto” edito da Manifestolibri.
·       Continua l’ inventariazione di documenti ancora non catalogati e dei nuovi materiali prodotti durante gli incontri domenicali e la  manutenzione ed aggiornamento del sito web, sia per opera dei volontari sia per l’intervento di una archivista professionale che è stata finanziata dallo SDIAF.
·       L’archivio aderisce allo SDIAF, la rete documentaria dell’area fiorentina, ed è in programma il riversamento dell’intero inventario (realizzato con il programma Lotus notes), nell’applicativo distribuito gratuitamente dallo SDIAF ECAS, che consente di inventariare i documenti utilizzando i browser per immettere direttamente via INTERNET le schede nel catalogo.
Hanno richiesto di visitare e consultare l’archivio diverse persone anche per preparare tesi di studio.

Progetto Tavola Valdese Archivio Storico CdB italiane

Carlo Consigli comunica che la Tavola Valdese ha approvato il progetto presentato nel 2011 rivolto alla realizzazione di un archivio nazionale delle  Comunità di Base Italiane. L’attività è iniziata nel mese di Novembre 2011 avvalendosi anche della collaborazione di un’ archivista, attività  che è tuttora in corso.
L’anticipo del 30% del contributo è stato incassato nel mese di Febbraio 2012.


Situazione  laboratorio Kimeta

Antonietta Federici informa che il laboratorio Kimeta ha sospeso la sua attività perché la cooperativa sociale SAMARCANDA, che aveva l’impegno a gestire l’impresa, ha deliberato di chiudere la sua collaborazione e, pertanto, sono venuti meno i termini di legalità necessari per andare avanti. Attualmente le donne lavoratrici sono in cassa integrazione ed in attesa di essere inserite nella cooperativa sociale “L’ATELIER” che sta occupandosi di un corso di formazione mirato a migliorare la loro professionalità.  Il  CEP continua a seguire e a sostenere questa esperienza attraverso un  costante impegno di volontarie.


Il fondo essere oggi : contenuti e nuove progettualità

Claudia Dauru e Carlo Consigli fanno il punto sulla situazione: nel corso dell’anno passato sono state messe in ponte varie iniziative nel Fondo più che altro rivolte ad espandere la conoscenza delle attività dei prestiti di solidarietà e del microcredito.
Continua l’attività dei prestiti di solidarietà anche per le persone indirizzate dal SIAST, secondo quanto previsto dall’accordo con il Quartiere 4.
Il Fondo Essere si sta impegnando, per estendere il progetto di prestiti di solidarietà e di microcredito a tutti i Quartieri della città  mettendo a disposizione la specifica esperienza acquisita in 10 anni di funzionamento. Per questo è stato cambiato lo statuto superando la clausola del vincolo territoriale del Quartiere 4 per permettere di operare anche su territori limitrofi; infatti sono stati presi contatti con il Comune di Scandicci.
Il Fondo Essere continua l’attività di centro di ascolto per quanto riguarda i prestiti garantiti dalla Regione Toscana.
Il Fondo Essere ha richiesto, con un apposito progetto, sostegno alla Tavola Valdese.
Percorsi educativi

Claudia Dauru illustra l’esperienza di percorsi educativi con bambini e  genitori, compreso un percorso di educazione religiosa.
Il “gruppo bambini, ragazzi e genitori” della Comunità ha proseguito anche in quest’anno scolastico 2011/2012 il percorso di incontri che ha l’obiettivo di aiutare piccoli e grandi a crescere sotto il profilo culturale, esperienziale, spirituale, emotivo. Il gruppo costituito da una dozzina di ragazzi e da una dozzina di adulti ha programmato di incontrarsi  presso la sede della Comunità dell’Isolotto da settembre 2011 a Giugno 2012. Quest’anno per la prima volta, dopo i vari momenti di preparazione, gli incontri si sono svolti nel contesto dell’Assemblea domenicale della Comunità.
Il tema generale affrontato è stato quello delle paure e dei modi per affrontarle, gestirle, a volte superarle. Il titolo dato a tutti gli incontri è stato: “Hai paura? Ti racconto una storia”.
Abbiamo lavorato a partire dalle sollecitazioni che sono potute emergere dai ragazzi dopo la visione collettiva di un film; poi abbiamo intrecciato questi spunti con riflessioni, racconti mitici, brani tratti da Vangelo, fatti di attualità.
Incontro del 30 ottobre 2011–Festa di accoglienza e battesimo di Flavio: abbiamo festeggiato Flavio con un laboratorio di uccellini e di biscotti fatti dai bambini nel corso dell’ Assemblea e poi condivisi al momento dell’eucarestia insieme al pane e al vino. Abbiamo raccontato alcuni miti di creazione (il mito biblico, un mito atapasco e uno filippino) e abbiamo festeggiato i bambini osservando come Gesù nel Vangelo propone nei confronti dei bambini un modo di pensare radicalmente diverso da quello dominante, secondo cui i bambini non avevano valore ed per un uomo, specie un rabbino, abbracciare un bambino era svilire la propria dignità; Gesù invece prende in braccio dei bambini, probabilmente chiede notizie alle madri, si siede, parla e gioca con loro e augura loro di crescere bene (“li bene-diceva”).
Gli incontri sono proseguiti nei primi mesi del 2012 e continueranno fino a Giugno.

CEP e gestione spazi comunitari

Luciana Angeloni  illustra la genesi, la trasformazione e l’attuale uso delle Baracche Verdi.
In via delle Aceri n.° 1, nel vecchio Isolotto, piccole strutture in muratura con le pareti di mattoncino e i tetti rossi, adagiate in mezzo al verde, sembrano casine di bambola . Sono graziose, ridenti, con un bel cortile interno, all’ombra di due antichi platani che hanno visto giocare e socializzare adulti e bambini lungo i loro cinquant’anni di vita. Si chiamano “baracche verdi” perché verde era il colore che fu dato loro quando furono realizzate per ospitare la prima scuola elementare dell’Isolotto, ottenuta dagli abitanti attraverso una mobilitazione condivisa e partecipata. Furono costruite in legno dai “Cantieri per disoccupati” voluti dal sindaco Giorgio La Pira.
Da subito questo luogo si caratterizzò come uno spazio aperto alla vita del territorio. Gli insegnanti, gli alunni, i genitori, impostarono infatti una dimensione della scuola innovativa e socializzante.
Poi venne la prima scuola di muratura,” la Montagnola”, e le “baracche verdi” furono chiuse. In occasione dell’alluvione furono riaperte da un Consigliere comunale, delegato dal Sindaco, che le mise a disposizione dell’efficiente Centro di soccorso Fi-sudovest. Il quale ebbe anche la mansione di collegamento fra i vari Comitati cittadini che sono stati la germinazione della nascita del movimento dei Comitati di Quartiere, dei Comitati Genitori, del Decentramento amministrativo.
Da quegli anni e in particolare dal 1968 la Comunità dell’Isolotto ha continuato ad animare le baracche facendone uno spazio di elaborazione creativa di esperienze di base e di partecipazione popolare alla gestione dei problemi del territorio.
Qui nacque la “scuola popolare” per l’alfabetizzazione degli adulti e per il conseguimento della licenza media dei lavoratori e furono organizzate attività di doposcuola a sostegno dei figli di famiglie operaie, spesso numerose, quando non esistevano né il tempo pieno né i doposcuola comunali.
Negli anni ’70 le vicende dell’Isolotto ebbero risonanza mondiale e le baracche ospitarono centinaia di incontri e assemblee con la partecipazione di personalità, movimenti, delegazioni provenienti da molti paesi del mondo in lotta per la liberazione e per la pace: Vietnam, America Latina, Filippine, Spagna, Nord-Europa.
Lì è nata l’esperienza di socialità per anziani, sfociata nella creazione del Circolo dei pensionati e nel decentramento del Sindacato pensionati CGIL. Lì nacque il decentramento della Misericordia, fu ideata l’ Humanitas e sono fiorite cento altre iniziative di solidarietà.
Alcuni anni fa, il Quartiere 4 sotto la presidenza di Eros Cruccolini ristruttura le baracche di legno trasformandole in casette di muratura. Nelle due baracche sul fronte di via delle Mimose verso il viale dei Bambini trova ospitalità il Circolino degli anziani. Nella parte verso via Torcicoda, sul fronte di via delle Mimose trova ospitalità lo Spi-CGIL e altro associazionismo, mentre le due baracche sul fronte di via degli Aceri al n.° 1 mantengono la loro destinazione originale, dal tempo dell’alluvione, come sede della Comunità dell’Isolotto, del Centro Educativo Popolare e dell’Archivio storico della Comunità dell’Isolotto. Questa struttura culturale, l’Archivio storico, densa di preziosa memoria nasce praticamente insieme all’Isolotto. Fino dai primi passi di vita del nuovo quartiere mani solerti si premurano di raccogliere e conservare i documenti e i materiali che via via vengono prodotti. Nel 1995 vari fondi domestici vengono trasferiti nelle "Baracche verdi" ristrutturate, sono ordinati, catalogati e resi fruibili anche con le nuove tecnologie informatiche.
Nel 2004 la Soprintendenza Archivistica  della Toscana ha ufficialmente riconosciuto l’Archivio di interesse storico particolarmente importante con Notifica n. 800.
Le baracche di via Aceri non sono un luogo chiuso, una sede esclusiva. Restano uno spazio aperto di ampia partecipazione. Sono un servizio di socialità per tutto il Quartiere. Vi trovano ospitalità più o meno occasionale, secondo un opportuno regolamento curato dalla Comunità, molte associazioni e iniziative. Ma lo spirito di socialità e di comunitarietà senza confini accomuna e vivifica tutto ciò che vi accade.
Una conferma di tutto ciò è venuta ad esempio da tutti quelli che erano convenuti nella saletta delle baracche per l’iniziativa di partecipazione dei “Cento luoghi”. Le baracche sono state uno dei luoghi dove la partecipazione è stata più intensa per numero di presenze e per densità di socializzazione. “Qui si respira un clima tutto particolare di entusiasmo, di voglia di esserci, di socialità” dicevano molti. E ancora “Il lavoro continuo di crescita delle coscienze che qui si fa da tanti anni, di sviluppo del senso critico e creativo, continua a dare i suoi frutti e si vede e si sente”. E via di questo passo.
Ma cosa si fa oggi in queste mitiche baracche?
 Attività presenti nei locali “ baracche verdi”

-        sede Comunità dell’Isolotto
-        sede Centro Educativo Popolare
-        sede Archivio storico
-        sede di residenza anagrafica e postale per senza fissa dimora
-        autogestione per motivi di studio da parte di un gruppo di giovani universitari
-        attività settimanale di ginnastica Yoga per sostegno sociale
-        attività settimanale di teatro per anziani
-        Gruppo  “teatranti dei popoli”:incontro fra ragazzi di differenti nazionalità e culture intorno ad un progetto di animazione teatrale
-        Gruppo “Cori Ensemble” cantare per socializzare
-        Gruppo  azione non violenta ( GAN) per la formazione ed educazione alla non violenza
-        Gruppo “alcoolisti anonimi”
-        Gruppo danza latinoamericana.
-        assemblea settimanale della Comunità dell’Isolotto
-        esperienza di percorsi educativi con bambini e genitori, compreso un percorso di educazione religiosa.
-        sede occasionale per incontri ed assemblee promosse da gruppi ed associazioni culturali o di impegno sociale
-        sede occasionale di assemblee promosse dallo SPI Q 4
-        sede occasionale per assemblee di quartiere, e di condominio
-        Gruppo “alcoolisti anonimi”

CEP e collaborazione con i gruppi che si occupano di carcere- pace – integrazione – diritti umani
Paola Ricciardi riferisce su gli incontri periodici  del coordinamento cittadino sul carcere che riunisce varie associazioni e organizzazioni (Voci dal carcere), incontri che  hanno visto la nostra associazione partecipe. Abbiamo partecipato alla preparazione di materiali informativi da diffondere a livello cittadino, in un progetto di alfabetizzazione e di scrittura, e nella promozione del libro “ Alice nel paese delle domandine” scritto a più mani dalle detenute di Sollicciano.

Luciana Angeloni, per quanto riguarda l’integrazione riferisce che si è realizzata una collaborazione  con l’associazione  “teatranti dei popoli” tesa a promuovere l’incontro fra ragazzi di differenti nazionalità e culture intorno ad un progetto di animazione teatrale e alla realizzazione di un video .
Inoltre nel corso dell’anno è stata posta in essere la collaborazione con l’associazione GAN per la formazione ed educazione alla non violenza.

Ecologia – progetti per un nuovo mondo possibile.
Luciana Angeloni riferisce che nell’anno passato il CEP ha promosso incontri , dibattiti ed animazioni sui temi dell’ecologia, dell’ambiente, dello sviluppo sostenibile.

2-     Approvazione del bilancio 2011

Carlo Consigli prende la parola ed illustra le varie componenti del Bilancio economico (vedi allegato) rilevando che alla fine esiste una rimanenza di cassa di 12744,14  € considerando che non sono state pagate  tutte le spese di competenza dell’anno ed aver ricevuto nel mese di dicembre il contributo del 5 per mille relativo all’anno 2009.
L’Assemblea all’unanimità approva il Bilancio dell’anno 2011.


3-     Situazione 5 per mille

Carlo Consigli fornisce la seguente tabella dove sono evidenziati le cifre relative al 5 per mille nei vari anni

Anno
Approvazione
Importo €
Data incasso
2006
OK
2908,98
16-09-2008
2007
OK
3172,89
22-12-2009
2008
OK
5163,27
21-12-2010
2009
OK
6965,60
27-9-2011
2010
Inseriti nell’elenco ministeriale al n.° 15408


2011
Inseriti nell’elenco ministeriale al n.° 16356



Sulla base di notizie informali non si ha la previsione dell’erogazione del contributo 5 per mille e pertanto su proposta di Noemi Aramini viene deliberato all’unanimità di ripristinare il pagamento della quota associativa di 30 € l’anno per ciascun socio o gruppo familiare.

4-     Previsione costi anno 2012
Carlo Consigli informa che è sempre più indispensabile provvedere direttamente alla manutenzione delle Baracche in quanto gli interventi degli addetti del Consiglio di quartiere sono lenti o non ci sono e pertanto, tra l’altro, propone di ripristinare le docce, che sono state rubate, e risistemare tutte le calate dei tetti.
Carlo Consigli propone, inoltre, di attrezzare la sala grande  con apparati tecnici multimediali affinché ci possa essere un più facile e produttivo utilizzo dello stesso salone.
L’assemblea approva all’unanimità le due proposte.
L’assemblea su richiesta di Carlo Consigli  approva il preventivo di spese correnti per l’anno 2012 nella misura di 5000€; viene inoltre approvata l’adesione al Fondo Essere e allo SDIAF per l’anno 2012.


5-     Programmazione delle attività future:
Il CEP è impegnato, per l’anno 2012, a mantenere  attive tutte le iniziative sopra descritte ed a promuoverne la crescita e lo sviluppo attraverso iniziative proprie e/o in  collaborazione con altre associazioni e gruppi che operano sul territorio ed oltre.

6-     Accettazione disposizioni testamentarie Enzo Mazzi
L’assemblea delibera di rinviare questo punto all’ordine del giorno per assumere informazioni approfondite sulla specifica prassi da mettere in atto.


7-     Nomina componente Giunta
L’assemblea all’unanimità delibera di non sostituire Enzo Mazzi nella Giunta in quanto i membri della giunta sono da considerarsi sufficienti.
8-     Distribuzione dei relativi compiti
I volontari del Centro Educativo Popolare continueranno ad impegnarsi nelle varie attività:
·       L’esperienza di integrazione e lavoro del Laboratorio Kimeta continuerà ad essere seguita e sostenuta dal CEP.
·       Il C.E.P. si impegna a continuare la rete di  accompagnamento ed  interscambio fra soggetti in cerca di collaborazioni e servizi per la risoluzione socializzata di bisogni personali ed integrazione dei soggetti svantaggiati o di altre provenienze .
·       Il CEP continuerà ad impegnarsi su progetti ed esperienze educative per minori sia con obbiettivi di formazione ed elaborazione culturale sia di socializzazione ed integrazione multiculturale fra soggetti di provenienze diverse.
·       Per quanto riguarda l’ Archivio storico si pensa di acquisire nuovo software che comporterà per il CEP i costi di installazione e di trasferimento dei dati da Lotus Notes al nuovo sistema, da installare su server: per valutare le condizioni che verranno praticate dalla ditta che ha sviluppato il programma in accordo con SDIAF e si prenderanno gli opportuni accordi. Si continuerà a digitalizzare tutti i notiziari.
Inoltre si creerà una biblioteca con lo scopo di raccogliere tutti i libri che sono stati alla base degli approfondimenti dei membri della comunità
·       Il C.E.P. continuerà a seguire le attività del Fondo Essere che, pur senza rinunciare alle attività di reperimento fondi e di promozione collegate a manifestazioni culturali , sportive e sociali di rilievo, organizzate da Enti e/o Aziende e/o Associazioni, ha comunque necessità di attività di volontariato.

9-     Varie ed eventuali.
Al fine di dare maggiore visibilità alle attività del CEP e alla presenza di gruppi e associazioni che usano i locali delle baracche, viene proposto ed approvato all’unanimità di pubblicizzare il lavoro che viene svolto, attraverso la diffusione del bilancio sociale del CEP e una relazione sulle attività da inviare alle istituzioni di quartiere e alle agenzie di informazione  e l’installazione di una bacheca informativa all’esterno delle baracche.
L’assemblea viene sciolta alle ore 20.

   Il Presidente                                                                                    Il Segretario
   (Marco Benvenuti)                                                                            (Carlo Consigli)



domenica 20 maggio 2012

2 GIUGNO, RIPUDIAMO LA GUERRA


Comunità dell’Isolotto - Firenze, domenica 20 maggio 2012

Storie dell’altro mondo: la resistenza politico-culturale delle donne
dell’associazione “Il Giardino dei Ciliegi”
riflessioni di Carlo, Claudia, Gisella, Luisella, Maurizio
con l’intervento di Sandra Cammelli del Giardino dei Ciliegi

Gesù, il fariseo e la prostituta (dal Vangelo di Luca, 7, 36-50)
"Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco una donna, una prostituta di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato e fermatasi dietro si rannicchiò ai suoi piedi e cominciò a bagnarli di lacrime, li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato.
Nel vedere questo il fariseo che lo aveva invitato pensò tra sé. "Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei che lo tocca: è una peccatrice".
Gesù allora gli disse: "Simone, ho una cosa da dirti". Ed egli: "Maestro, dì pure".
"Un creditore aveva due debitori: l’uno gli doveva 500 denari, l’altro 50. Non avendo essi da restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi dunque di loro lo amerà di più?". Simone rispose: "Suppongo quello a cui ha condonato di più". Gli disse Gesù: "Hai giudicato bene".
E volgendosi verso la donna, disse a Simone: "Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e tu non m’hai dato l'acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli.
Tu non mi hai dato un bacio, lei invece da quando sono entrato non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non mi hai cosparso il capo di olio profumato, ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi.
Per questo ti dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama poco". Poi disse a lei: "Ti sono perdonati i tuoi peccati".
Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: "Chi è quest'uomo che perdona anche i peccati?". Ma egli disse alla donna: "La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!""

Una riflessione sul Vangelo di Luca[1]
Prima di fare alcune considerazioni su questo passo del Vangelo, volevamo ricordare qual’era il modo di concepire e di trattare le donne nella Bibbia, nel Talmud e in molti altri scritti.
Le donne erano considerate creature impure; solo fonte di guai. Nascere femmina era una sciagura. Avere un figlia femmina era una disgrazia.
Nel Siracide è scritto “dalla donna ha avuto inizio il peccato:  per causa sua tutti moriamo” e ancora “.. è meglio la cattiveria di un uomo che la bontà di una donna”.
Nel Levitico si legge “quando la donna partorirà una femmina sarà immonda ..”.
Nel Siracide si legge: “Una figlia per il padre è una preoccupazione che toglie il sonno: nella giovinezza perché non sfiorisca, quando è accasata perché non sia ripudiata. Finché è ragazza si teme che resti incinta, quando è accasata che cada in colpa o che sia sterile”.
Le famiglie temevano la nascita di una femmina e pregavano che Dio li preservasse da questa sciagura. I padri quando avevano già una figlia potevano non nutrire la neonata lasciandola morire di fame o abbandonarla fuori della città (morivano mangiate dagli animali o venivano allevate da mercanti che ne facevano prostitute) oppure potevano allevarla e poi venderla come schiava. Erano pratiche diffuse, consentite dalle leggi e dalla religione. Le bambine abbandonate se sopravvivevano non avevano altra possibilità che fare la prostituta. Le bambine anche quando allevate in famiglia erano comunque destinate ad essere serve, prima del padre e poi del marito. A loro non era riservata alcuna istruzione, nemmeno quella religiosa perché nel Deuteronomio è scritto “le parole del Signore le insegnerete ai vostri figli” (e non è scritto “e alle vostre figlie”).
Questa è la condizione femminile nel mondo ebraico al tempo di Gesù.
Nel Vangelo si scopre una visione diversa, ci sono passi che raccontano gesti e comportamenti di Gesù di attenzione, di inclusione, di gentilezza per le donne, gesti scandalosi e inconcepibili per quel tempo.
Ci sono diversi passi che mostrano questo stile – il brano di Gesù e l’adultera, quello della donna emorroissa ed altri. Quello che abbiamo letto è stato a lungo considerato il più sconvolgente di tutti, tanto che per moltissimo tempo non è stato inserito nelle liturgie, non era letto. Ecco allora qualche sottolineatura su questo brano del Vangelo:
·        un fariseo invita a pranzo Gesù; i farisei, gli uomini più pii osservanti della legge nel mondo più minuzioso, già avevano inquadrato Gesù, lo detestavano, lo avrebbero voluto morto. Quindi questo non è un invito di gentilezza, è un modo per tendergli un tranello, metterlo in difficoltà e poi denunciarlo alle autorità; Gesù comunque accetta l’invito. E’ un pranzo solenne, in cui ci si distende alla greco-romana, gli invitati si reggono su un gomito e con la mano libera prendono il cibo. Le donne non sono ammesse. 
·        “Ed ecco” che entra una donna, una prostituta, con in mano gli arnesi del suo mestiere.
·        E’ un fatto sconvolgente inimmaginabile per molte ragioni:
o   perché le donne non erano mai ammesse ai pranzi (stavano separate in cucina) perché erano impure per definizione e le prostitute erano le più impure.
o   questa donna entra in casa, prende l’iniziativa, si inginocchia, gli tocca, gli bacia, gli bagna i piedi, li asciuga con i capelli. Il farisei e gli uomini di quel tempo restano sconvolti, Gesù si lascia avvicinare (i rabbini dovevano stare lontani almeno 2 metri dalle prostitute) si lascia toccare e baciare da una donna impura come una prostituta, con i capelli sciolti (le donne portavano il velo dall’età di 12 anni).
o   è sconvolgente il fatto che Gesù non la rimprovera affatto, non la richiama alle regole della legge, lascia fare. 
o   e la cosa più sconvolgente di tutte è che non le dice affatto “non peccare più”; le dice “ti sono cancellati i tuoi peccati”, senza che lei abbia fatto alcuna richiesta di perdono, alcuna promessa di cambiamento di vita. Gesù non le chiede niente perché questa donna non ha alcuna possibilità di cambiamento: non ha famiglia, nessuno la vorrebbe sposare, non può sopravvivere che così.
·        secondo i farisei, gli uomini più religiosi, il Regno di Dio tardava ad arrivare per colpa degli impuri, i peccatori, le prostitute, i pubblicani. Nel Regno di Dio sarebbero entrati i pochi selezionati osservanti di tutte le leggi, per i loro meriti. Gesù descrive un Regno nel quale sono accolti gli esclusi, dove non conta il merito ma la capacità di amare e accogliere l’altro.
·        ultima considerazione: nel brano la prostituta è anonima, non si sa chi sia, non ha nome. Ma questo episodio era così scandaloso che il papa Gregorio Magno vissuto tra il 500 e il 600 ha promosso nel 591 un’operazione con la quale si è accostata questa prostituta a Maria Maddalena dandole una immagine di donna penitente. Questa identificazione è stata ufficialmente rigettata dalla Chiesa Cattolica nel 1961 ma l’immagine di “donna penitente” è rimasta nelle stratificazioni religiose e nelle molte immagini artistiche.
Perché parliamo del Giardino dei Ciliegi

Il filo conduttore del nostro gruppo quest’anno é stato “Storie dell’altro mondo” abbiamo, pertanto, pensato di condividere insieme l’esperienza delle donne del Giardino dei Ciliegi, quale forma di resistenza ed azione politico-culturale nella nostra città.

Resistenza ed azione politica e culturale non solo perché si tratta di un gruppo di donne che dal 1988 porta avanti le tematiche della differenza di genere, ma anche perché in un sistema neoliberista come quello in cui oggi viviamo – che tende sempre più ad emarginare ogni forma di diversità e ad omologare tutto in un unico pensiero – è significativo e forte il lavoro politico che le donne del Giardino dei Ciliegi oppongono a questo disegno.

L’associazione ha mantenuto i principi per i quali é nata. Si legge in un suo primo documento “Un luogo” e “Un progetto”: è, infatti, luogo aperto di relazione, luogo che appartiene a chi agisce il pensiero del suo progetto e lo condivide con il ‘fuori’, spazio per attività diverse, “per lo studio, per la lettura, per la documentazione”, per l’agire dei femminismi e il cogliere la ricchezza dei loro saperi, per costruire – nella consapevolezza delle differenze – un mondo ‘altro’ di donne e uomini insieme.

Le attività, oggi, del Giardino dei Ciliegi sono molteplici e vanno dai Laboratori di Scrittura, sia all’interno dell’associazione ma anche presso il carcere di Sollicciano, nella sezione femminile - in Comunità è stato di recente presentato il libro, curato da Monica Sarsini, “Alice nel paese delle domandine”, una raccolta di scritti delle detenute – ai Laboratori di Intercultura. L’intercultura attraverso la letteratura, con incontri di autrici di altri paesi che scrivono anche nella nostra lingua, ma anche l’intreccio con donne migranti che vivono le contraddizioni della società occidentale e raccontano le esperienze, amare, da loro vissute e le sofferenze patite nei paesi di origine.
Si promuove la conoscenza con la presentazione di libri e documenti sia di scrittrici dimenticate o non riconosciute dal “canone” letterario, ma anche con scrittrici famose, molte delle quali sono diventate amiche dell’associazione.

All’interno del Giardino dei Ciliegi esiste la Libera Università di donne e uomini IPAZIA: un gruppo di donne e uomini giovani e meno giovani riflettono sulle tematiche del vivere in una quotidianità urbana, dove spazi e tempi sono sempre più corrosi da uno spregiudicato consumo del territorio. Vengono costruiti insieme incontri e iniziative con il movimento dei precari.

E’ un luogo dove si fanno installazioni di mostre, performances, seminari intensivi sull’autobiografia e sulla maggior consapevolezza di sé. Ma anche incontri fra donne e uomini sulla violenza sessuale e sulla sessualità in genere.
Le donne del Giardino dei Ciliegi nel loro lavoro politico collaborano con la Società Italiana delle Letterate, la Libreria delle Donne, Libere Tutte, Artemisia.

Il progetto politico dell’associazione riconosce e promuove i valori propri di una democrazia compiuta, è aperto al confronto, anche conflittuale, con saperi ed esperienze complesse e variegate.


2 GIUGNO, RIPUDIAMO LA GUERRA

Dal 20 al 22 aprile scorso si è tenuto a Pietralba (Bolzano) il Convegno “La Pace: realismo di un'utopia. Ernesto Balducci e David Maria Turoldo vent'anni dopo 1992 – 2012”. Al termine del Convegno è stata inviata una lettera al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nella quale si chiede che la Festa della Repubblica non sia celebrata con parate militari e sfoggio di armi. Proponiamo di leggere la lettera (già firmata tra gli altri da Pax Christi, Movimento nonviolento, dal Cipax, dalla Tavola per Pace, dalla Fondazione Balducci, Testimonianze, Mosaico di Pace) e di sottoscriverla ed inviarla anche noi come Comunità.


Al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano,
Palazzo del Quirinale, 00187 Roma.

La pace è l'unico valore veramente rivoluzionario, diceva Turoldo, perché costringe a ripensare tutte le categorie del vecchio mondo che è stato costruito sulle macerie delle guerre.
E Balducci, rivolgendosi ai cristiani, ricordava che una chiesa veramente evangelica deve essere come un'obiezione di coscienza piantata da Dio nella carne viva del mondo.

Essere costruttori di pace oggi significa obiettare al sistema di guerra e alle spese militari che la guerra rendono possibile. 
Noi vogliamo essere cittadini obbedienti alla Costituzione italiana, scritta subito dopo il flagello del secondo conflitto mondiale, e proprio per questo tesa al ripudio della guerra stessa. Lo dice l'articolo 11. E' la stessa Costituzione che ci indica come la nostra Repubblica sia fondata sulla forza del lavoro. Lo dice l'articolo 1. In mezzo, tra l'articolo 1 e l'articolo 11, ci sono 10 articoli fondamentali della nostra carta costituzionale, su altrettanti valori fondanti: la giustizia, la libertà, la salute, l'educazione, ecc. Questo significa che i lavoratori devono costruire le condizioni per la dignità della vita di tutti coloro che vivono nel nostro paese, e che la guerra (e la sua preparazione) è l'unico vero disvalore da espellere per sempre dal contesto sociale e civile.

Per tutto questo noi non comprendiamo perché la Festa della Repubblica, che ricorre il 2 giugno, venga celebrata con le parate militari, la sfilata della armi, la mostra degli ordigni bellici. E' una contraddizione divenuta ormai insopportabile. Questo è il ripudio della Costituzione,non della guerra. E' il rovesciamento della verità.

Il 2 giugno ad avere il diritto di sfilare sono le forze del lavoro, i sindacati, le categorie delle arti e dei mestieri, gli studenti, gli educatori, gli immigrati, i bambini con le madri e i padri, le ragazze e i ragazzi del servizio civile. Queste sono le forze vive della Repubblica; i militari hanno già la loro festa, il 4 novembre, che ricorda “l'inutile strage” della prima guerra mondiale, come disse il papa Benedetto XV.

A lei, Presidente della Repubblica chiediamo di abolire la parata militare del 2 giugno, anche per rispettare la necessità di risparmio economico (ci costerà dieci milioni di euro): inviti i giovani disoccupati e i pensionati come rappresentanti del popolo italiano in sofferenza. E' un vero e proprio scandalo che mentre si impongono pesanti sacrifici a tutti, il Parlamento ed il Governo abbiano confermato l'enorme spesa di oltre 10 miliardi di euro per l'acquisto dei cacciabombardieri F35.

Ci impegniamo ad interpellare le autorità civili delle nostre città, sindaci, prefetti, consiglieri comunali, deputati, affinché sostengano questa nostra proposta, scrivendo anche lettere ai giornali e diffondendole nei luoghi di lavoro. Il 2 giugno con le nostre associazioni vogliamo celebrare l'Italia che “ripudia la guerra”: dove possibile organizzeremo delle sfilate dove i cittadini disarmati innalzeranno i cartelli con l'articolo 11 della Costituzione.

In ricordo di Benedetta Liberi, una delle fondatrici del Giardino dei Ciliegi e una cara amica della Comunità, leggiamo questa sua poesia


FEMMINILE
Con puntiglio tentiamo di ricomporre
il puzzle delle generazioni
con la luna e la terra il latte il sangue il vento
(ma la luna è di neon e ci inchioda
in pose da manichini
la terra avvelena i suoi frutti
il latte ci inacidisce nelle mammelle
il sangue ce lo levano sul tavolo di marmo
il vento vischioso atterra
il castello di carte della rivoluzione)
Non vogliamo che le figlie
abbiano pena di noi
come noi delle madri
non vogliamo che mangino frutti velenosi
e bevano latte inacidito
non vogliamo che la fucina della nostra ira
prepari altri coltelli spuntati
(con l’ago ci siamo cucite i sudari
di complice silenzio
con la scopa abbiamo spazzato via
gabbiani e stelle
e i sogni,ben ripiegati,sepolti
in cassetti odorosi di spigo)
Ed ora che ci strappiamo di dosso
 la pelle delle abitudini
e andiamo a riprenderci la luna e la terra
il latte il sangue il vento
il mondo che mettiamo al  mondo

ci spaventa il nostro coraggio
e oscilliamo smarrite in cima a una scala
di cui mancano gli ultimi pioli

E Dio mi fece donna

E Dio mi fece donna,
con lunghi capelli,
gli occhi, il naso e la bocca da donna
Con rotondità e peli e dolci cavità,
mi scavò dall'interno
e fece di me lo studio degli esseri umani.
Tessé delicatamente i miei nervi,
equilibrò con cura il numero dei miei ormoni,
Compose il mio sangue e me l'iniettò
perché irrigasse tutto il mio corpo.
Così nacquero le idee, i sogni e l'istinto.
Creò il tutto con grandi colpi di fiato
scolpendo con amore
le mille e una cosa
che mi fanno donna ogni giorno e
per le quali con orgoglio
mi alzo ogni mattina
e benedico il mio sesso.      
         

di Gioconda Belli



[1] queste considerazioni sono tratte dal Seminario “Tra fede e sacrilegio: le donne nel Vangelo”, tenuto dal biblista Alberto Maggi nel 2009.